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Cronaca

Roma, il Raggi-ro: con i guai delle linee esistenti, il sindaco vuole la Metro D

L’annuncio “elettorale” dell’assessore ai Trasporti Calabrese: ma, secondo un sondaggio, per i Romani sarebbe meglio sistemare gli attuali disservizi di Atac

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virginia raggi shock
Virginia Raggi. Foto da Il Messaggero

Tenetevi forte e trattenete il respiro: Roma avrà la Metro D. L’annuncio, almeno a livello di intenzioni, è arrivato direttamente dall’assessore capitolino ai Trasporti Pietro Calabrese, secondo cui l’apposita delibera «passerà in giunta e poi al vaglio degli uffici».

Sembra uno scherzo o una battuta – e non si può escludere che in qualche misura lo sia per davvero: perché i disservizi attuali di Atac, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici della Città Eterna, sono sotto gli occhi di tutti, turisti e residenti che quotidianamente oppongono la tipica ironia romana ai disagi dell’Urbe.

Si è ormai fatta l’abitudine a ritardi cronici, guasti e perfino incendi di mezzi pubblici: nonché agli scioperi senza fine, come quello di 24 ore del prossimo lunedì 24 febbraio, indetto dal sindacato Fast Confsal col rispetto delle consuete fasce di garanzia (dall’inizio del servizio fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20).

E queste piccole disfunzioni si vanno ad aggiungere a problematiche inveterate quali, per restare soltanto alla metropolitana, le chiusure delle stazioni, che oltretutto fanno a turno garantendo ogni volta delle sorprese: al momento, per dire, tocca a Cornelia, sulla linea A, sbarrata per la revisione ventennale di scale mobili e ascensori – che speriamo venga effettuata con maggiore efficienza rispetto alla vicina Baldo degli Ubaldi, dove i vari elevatori continuano a bloccarsi più o meno con la stessa frequenza antecedente alla manutenzione.

La vera barzelletta della Città Eterna, però, resta Barberini, sempre sulla linea A: chiusa il 23 marzo 2019 a causa di un cedimento delle scale mobili che per puro caso non ha provocato feriti, è stata riaperta a inizio mese (ma solo in uscita) perché, come acutamente argomentato dal sindaco Virginia Raggi, «un anno di lavori per riaprire una fermata della metropolitana è davvero troppo». Non sia mai che il suo fulgente prestigio ne risulti offuscato.

Del resto, è possibile – se non probabile – che anche il proclama relativo alla Metro D, che dovrebbe andare dall’Eur a Montesacro, sia un tentativo di riguadagnare il consenso da tempo evaporato. Una mossa che però non tiene conto del fatto che i Romani, come da un recente sondaggio, preferirebbero piuttosto che funzionassero le linee attuali. Ma tanto si sa che Virgy andrebbe comunque per la sua strada (e senza prendere mezzi pubblici, lei), come per i risibili progetti della funivia e dei bus elettrici.

D’altronde, un autore come l’americano John Gray lo aveva intuito quasi tre decadi or sono. E a un sindaco marziano come Ignazio Marino non poteva che subentrare una prima cittadina venusiana.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

incidenti

Marmolada, gli ecocatastrofisti riescono a speculare perfino su un dramma

Lo scioglimento dei ghiacciai è ciclico, non dipende dall’uomo (come il clima in genere): ma per gli affermazionisti ogni pretesto è buono, e le istituzioni, colpevolmente, si accodano

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Valanga in Marmolada
Valanga in Marmolada

Da www.romait.it

La strage della Marmolada, con il crollo del seracco che ha causato (al momento) sette decessi, ha segnato l’Italia intera, cominciando dai vertici delle istituzioni. Eppure, nel coro di cordoglio sono spuntate pure delle note parecchio stonate. Quelle degli ecologisti (o meglio ecocatastrofisti), che stanno cercando di strumentalizzare la tragedia per i loro pretestuosi e infondati teoremi anti-umani.

Valanga in Marmolada
Valanga in Marmolada

La strage della Marmolada

«Bisogna prendere dei provvedimenti affinché quanto accaduto sulla Marmolada non accada più in Italia». Queste le parole pronunciate in loco, come riporta l’ANSA, dal Premier Mario Draghi. Il quale ha aggiunto che «gli Italiani si stringono con affetto» attorno alle vittime, agli otto feriti e ai cinque dispersi.

Il dramma è già passato alla storia come il più grave della montagna del Belpaese. E spiace molto dover constatare che gli affermazionisti del climate change vi stanno lucrando coi soliti fini propagandistici. Influenzando perfino le più alte cariche dello Stato, considerando che sia SuperMario che Sergio Mattarella hanno ripetuto a pappagallo la favoletta della responsabilità antropica del disastro.

Accuse pretestuose e infondate

Come però fa notare Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena, i ghiacciai avanzano e si ritirano ciclicamente. Il fisico Walter Kutschera, dell’Università di Vienna, ha ricostruito l’estensione di quelli alpini negli ultimi 10.000 anni. Evidenziando tra l’altro il minimo corrispondente al cosiddetto “Periodo caldo romano”. Quando, come spiegò il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia già nel 2014, le temperature erano più alte di adesso (nonostante la minor concentrazione di CO2).

Un concetto simile l’ha espresso anche Nicola Scafetta, docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università Federico II di Napoli. Che, intervistato dal Mattino, ha illustrato l’esistenza di cicli millenari che influenzano il clima e dipendono quasi esclusivamente dall’attività solare. Non a caso, come rileva La Verità, già nel 2018 il suo gruppo aveva previsto l’attuale crisi idrica.

Questi dati, d’altronde, sono in linea con quelli spesso sottolineati da un luminare come il professor Antonino Zichichi. Secondo cui «attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico». L’uomo incide al massimo «al livello del 5%: il 95% dipende da fenomeni naturali legati al Sole».

Sarebbe dunque bonum et iustum abbandonare approcci ideologici che, soprattutto in una catastrofe come quella della Marmolada, non ci si può proprio permettere. Con buona pace delle “iene climatiche”, se permettete.

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Cronaca

Covid, team italiano scopre un super-anticorpo che batte tutte le varianti

È una proteina derivata dal sangue di alcuni operatori sanitari di Bergamo e modificata tramite ingegneria genetica: riesce a impedire che il virus si leghi alle cellule, ed è stata sviluppata tra Roma e Pomezia

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Covid in trappola
Covid-19 in trappola

Da www.romait.it

È un (altro) piccolo passo per la ricerca scientifica, ma (potenzialmente) un grande balzo per la lotta al Covid. È stato infatti sviluppato un super-anticorpo che potrebbe proteggere contro tutte le varianti del SARS-CoV-2, e in più si somministrerebbe per via intranasale. Risultati che presto saranno sottoposti al vaglio della sperimentazione umana, ma intanto possono già renderci orgogliosi: perché sono a fortissime tinte azzurre.

Covid in trappola
Covid-19 in trappola

Un super-anticorpo contro il Covid

Un nuovo anticorpo “definitivo”, capace di rendere inoffensiva qualsiasi mutazione del Covid. È quello descritto in uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Therapy, che un po’ ricorda il supervaccino giapponese efficace contro tutti i coronavirus.

Anche in questo caso, viene presa di mira la cosiddetta proteina Spike, che il patogeno usa per legarsi alle cellule ospite. In particolare, l’obiettivo è un tratto «essenziale alla funzione di ingresso del virus nelle cellule», come ha spiegato al Giornale una delle ricercatrici, Maria Gabriella Santoro. Aggiungendo che la molecola riesce a «riconoscere e contrastare, anche a dosi molto basse, tutte le varianti della Spike note al momento dello studio».

Inoltre, questo anticorpo può essere inalato come se fosse aerosol, una metodologia certamente meno invasiva della tradizionale iniezione. È dotato di alta efficienza, notevole stabilità e basso costo di produzione. Neutralizza l’infezione sia in vitro che in vivo, su due modelli animali indipendenti – criceti e topi transgenici. E, come ciliegina sulla torta, ha il “marchio DOC” del Belpaese.

Orgoglio italiano (ancora una volta)

Innanzitutto, perché è un progetto congiunto del Laboratorio di Biotecnologia centro polifunzionale Labio 4.0 Marino Golinelli di Pomezia e del Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata di Roma. E poi perché i campioni ematici originari sono stati forniti da dieci operatori sanitari dell’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII, subito dopo essere guariti dal Covid.

Inizialmente il team ha identificato i donatori con la risposta immunitaria più valida. Poi, come hanno raccontato a La Repubblica le scienziate Rita De Santis e Olga Minenkova, «abbiamo individuato un panel di sei anticorpi». E da qui, tramite ingegneria genetica, ne è stato selezionato uno – il più forte – per avviare la fase sperimentale.

Nei prossimi mesi dovrebbero partire i test sull’uomo, l’ultimo passo prima della commercializzazione del farmaco. Che, una volta di più, può far sventolare alta e fiera la bandiera italiana.

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Cronaca

Bamba della settimana, l’Italia alla frutta, gaffe politiche e politically correct

La nuova edizione dell’anti-premio di Feltri è dominata dall’imbarazzante eliminazione dell’Italia dai Mondiali di calcio di Qatar 2022: ma c’è spazio anche per topiche pentastellate ed epic fail internazionali

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Torna ancora il “Bamba della settimana”, l’ironico omaggio al meglio del peggio del periodo ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri. Il quale tipicamente assegnava il surreale anti-premio in ambito sportivo. Il che significa che l’edizione odierna cade proprio a fagiolo.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

L’Italia alla frutta

Nuova puntata, quindi, del “Bamba della settimana”, che si apre (come spesso accade) con una vicenda hors catégorie. Non poteva infatti che essere contrassegnata così la clamorosa eliminazione della Nazionale di calcio da Qatar 2022 per piede della “piccola” Macedonia del Nord. Anche se, a ben vedere, nel caso specifico il vero epic fail lo ha fatto il C.T. azzurro Roberto Mancini. Il quale, appena tre giorni prima della disfatta, assicurava dalle colonne del Corsera che «l’obiettivo non è andare al Mondiale ma vincerlo». E ora, tra inevitabili meme e battute sulla Macedonia indigesta, siamo proprio alla frutta.

Lo sport non è comunque l’unico settore in cui l’Italia non se la passa proprio benissimo, come dimostra il sottosegretario pentastellato all’Interno Carlo Sibilia. Il quale, lo scorso 17 marzo, ha voluto cinguettare i propri «auguri alla nostra Repubblica». Peccato che, come ricorda Il Giornale, quel giorno si celebri l’Unità d’Italia, laddove la Festa della Repubblica ricorre il 2 giugno. Che il Belpaese abbia qualche problema con le… parate?

Rimanendo in casa (ex) grillina, non poteva essere da meno il battitore libero Alessandro Di Battista. Il quale, intervenendo alla trasmissione DiMartedì su La7 a proposito della guerra in Ucraina, ha affermato che la Russia ha usato «missili supersonici». Che in realtà sono ipersonici, come il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, esponente di +Europa, gli ha spiegato subito – o meglio, a razzo.

Il “Bamba della settimana”

È però riuscita a fare anche peggio Ketanji Brown Jackson, giudice americano nominato dalla Casa Bianca alla Corte Suprema. Donna, progressista, di colore, sostenitrice dell’ideologia woke, della cancel culture, dell’aborto e del gender, è praticamente il prototipo del candidato politically correct. Lo è al punto da non riuscire a definire la parola “donna”, come le era stato chiesto durante un’audizione presso il Senato Usa. «Non sono una biologa» è stata la sconcertante risposta, come riferisce Fox News.

Un cortocircuito tanto assurdo e a livelli così alti non si era davvero mai visto. E si merita tutto il “Bamba della settimana”.

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Cronaca

Dopo il vaccino anti-Covid regredisce il tumore di una 61enne americana

L’annuncio di alcuni ricercatori di Houston, che ipotizzano che l’iniezione abbia stimolato la risposta del sistema immunitario: una nuova frontiera per l’immunoterapia?

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Regressione tumorale spontanea dopo il vaccino anti-Covid
Regressione tumorale spontanea dopo il vaccino anti-Covid

Da www.romait.it

Il tumore con metastasi di una donna di 61 anni ha iniziato a restringersi dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid. Lo ha riportato un team di ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center di Houston. Una scoperta eccezionale, che potrebbe aprire una nuova frontiera per il trattamento delle patologie oncologiche.

Vaccino anti-Covid e cancro

È stata dunque osservata negli Usa la regressione spontanea di un cancro in seguito alla profilassi con un vaccino anti-coronavirus. Lo riferisce uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of ImmunoTherapy of Cancer.

Lo studio è stato condotto su una donna di 61 anni affetta da un carcinoma della parotide sinistra che aveva dato metastasi polmonari bilaterali. Vista la rapida crescita dei noduli, a inizio 2021 i medici hanno optato per una terapia sistemica all’interno di un trial clinico. Nel frattempo, tra il gennaio e il febbraio 2021 la paziente ha ricevuto le due dosi di antidoto contro il SARS-CoV-2 di Moderna.

Poi, nel marzo 2021, una TAC ha incredibilmente mostrato la riduzione del 13% dei noduli polmonari. Che si sarebbero ulteriormente contratti del 50%, 67% e 73%, rispettivamente a 3, 6 e 9 mesi dopo il richiamo.

Naturalmente una relazione temporale non implica che ve ne sia per forza anche una causale. Tuttavia, l’ipotesi degli scienziati è che il siero a mRNA abbia stimolato la risposta del sistema immunitario. Questo perché il gruppo americano ha rilevato l’infiltrazione nei tessuti metastatici di varie tipologie di cellule immunitarie. Tra le quali spiccano i linfociti T, che hanno un ruolo centrale sia contro la sindrome respiratoria grave da coronavirus che nella risposta anti-tumorale.

In effetti, il potenziamento della loro attività è una delle principali strategie nell’immunoterapia. Per la quale, come suggerisce Il Messaggero, la sinergia col vaccino contro il Covid-19 potrebbe ora aprire nuove frontiere. A quanto pare, non tutti gli effetti collaterali vengono per nuocere!

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Cronaca

De Zerbi racconta la guerra in Ucraina: “Siamo stati svegliati dalle bombe”

L’allenatore dello Shakhtar Donetsk è rimasto bloccato in un hotel di Kiev col suo staff di otto connazionali. “L’Ambasciata ci aveva detto di andarcene ma non potevo girare le spalle al club e ai tifosi”

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Bombardamenti in Ucraina, De Zerbi
Bombardamenti in Ucraina

Da www.romait.it

L’angoscia per lo scoppio della guerra in Ucraina è palpabile nelle parole di chi si trova in loco, come Roberto De Zerbi. L’allenatore bresciano del team locale dello Shakhtar Donetsk era rientrato domenica scorsa nel Paese ex sovietico dopo un lungo ritiro in Turchia. E ora non può più lasciare l’albergo di Kiev dove si trova insieme al suo staff composto da otto connazionali.

Il racconto di De Zerbi

«Me ne sto in camera, è una brutta giornata» ha confidato ai microfoni di Sportitalial’italiano d’Ucraina” Roberto De Zerbi. Aggiungendo che «stanotte ci hanno svegliato le esplosioni».

L’ex tecnico del Sassuolo avrebbe dovuto guidare la sua squadra, lo Shakhtar Donetsk, nella trasferta in casa del Metalist Kharkiv sabato, alla ripresa del campionato. Col precipitare della crisi con la Russia, però, la Federcalcio ucraina ha sospeso il torneo, come riferisce l’Adnkronos. E ora De Zerbi è rimasto bloccato in hotel perché l’aeroporto della Capitale è chiuso e le vie di fuga sono impercorribili, scrive la Gazzetta dello Sport.

«L’Ambasciata italiana ci aveva sollecitato ad andare via ma non potevo, io uomo di sport, girare le spalle al club» e ai tifosi. «Non potevo scappare» ha insistito il manager, affermando comunque di confidare «che l’Ambasciata e il Governo ci aiutino a tornare».

«Tornassi indietro rifarei la stessa scelta» la chiosa finale. Forza mister, vi aspettiamo tutti in Italia al più presto!

Roberto De Zerbi
Roberto De Zerbi

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Cronaca

Giustizia, dai casi Ong, Renzi e Djokovic una lezione “anti-orwelliana”

La legge è davvero uguale per tutti? Un monito da tre vicende di attualità, dal Senato che dà ragione a Renzi sul caso Open alla polemica “romana” su Djokovic. all’avvocato della Corte Ue che giudica leciti i blocchi alle navi delle Ong

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La giustizia con la bilancia e la spada
La giustizia con la bilancia e la spada

Da www.romait.it

I tradizionali simboli della giustizia, com’è noto, sono la bilancia e la spada. E non a caso, perché i due strumenti indicano che la legge è uguale per tutti, anche se può essere dura. Come in parecchi dovrebbero ricordare, magari imparando da tre episodi (tra loro diversissimi) avvenuti proprio negli ultimi giorni.

La bilancia e la spada della giustizia

Alcune lezioni sembrano particolarmente difficili da apprendere. Per esempio, il rinvio a giudizio dell’ex magistrato Piercamillo Davigo avrebbe dovuto smentire l’aforisma orwelliano che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Nell’eventualità che non fosse sufficiente, però, l’attualità è tornata alla carica attraverso la cronaca, la politica e lo sport.

La prima notizia arriva dal Lussemburgo, dove la Corte di Giustizia dell’Unione Europea sta giudicando il ricorso dell’Ong Sea Watch contro il fermo italiano di due navi. Per ora si è espresso l’avvocato generale del tribunale, il greco Athanasios Rantos (le cui conclusioni non sono vincolanti ma generalmente indirizzano il verdetto). Il quale, come riferisce Il Giornale, ritiene legittime le ispezioni a bordo delle navi “buoniste”, cui è richiesta la stessa «conformità alle norme internazionali» delle altre. Taxi del mare colpiti e affondati.

Le regole devono essere uguali per tutti

Poi c’è l’indagine della Procura di Firenze contro Matteo Renzi, leader di Italia Viva, accusato di finanziamento illecito in relazione all’ormai celeberrima Fondazione Open. Pittibimbo ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Consulta contro i magistrati gigliati che lo hanno intercettato da parlamentare, senza chiedere l’autorizzazione al Senato.

«Che i Pm non abbiano seguito le regole lo ha stabilito la Cassazione, con cinque decisioni» ha tuonato in Aula, come riporta l’ANSA, l’ex Rottamatore. A cui Palazzo Madama ha dato ragione perché, checché ne pensi Il Fatto Quotidiano, le regole devono rispettarle pure le toghe.

L’ultima vicenda ha per protagonista (sempre suo malgrado) il tennista Novak Djokovic e la sua possibile partecipazione agli Internazionali di Roma. Che ha scatenato la polemica tra Valentina Vezzali, sottosegretario allo Sport, e Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, spalleggiato dal presidente del CONI Giovanni Malagò.

Questi ultimi, come scrive la Gazzetta dello Sport, sostengono in pratica che ammettere Nole al torneo capitolino equivarrebbe a lanciare un messaggio sbagliato. Ma l’ex schermitrice ha replicato che il tennis «è uno sport all’aperto e non di contatto e da noi non è previsto il Green pass rafforzato».

Come a dire che è una pura questione di princìpi. Che vanno socraticamente rispettati, anche quando non piacciono agli stessi che li hanno emanati.

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Cronaca

Davigo rinviato a giudizio, la legge (del contrappasso) è uguale per tutti

Il campione del giustizialismo rinviato a giudizio per rivelazione di segreto d’ufficio, proprio nell’anniversario di Mani Pulite. Lui si professa innocente, ma dice(va) anche che gli innocenti sono colpevoli non ancora scoperti

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Piercamillo Davigo
Piercamillo Davigo

Da www.romait.it

Piercamillo Davigo, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, andrà a processo per rivelazione di segreto d’ufficio. Una vera e propria nemesi per un conclamato campione del giustizialismo. Soprattutto perché, tanto per girare il coltello nella piaga, la notizia è arrivata nell’anniversario di Tangentopoli, di cui il Nostro fu notoriamente uno dei protagonisti.

“C’è sempre un puro più puro che ti epura”

Diceva Pietro Nenni, storico leader del Psi, che «a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». Un monito che il giornalista Piero Sansonetti ha perfidamente citato in occasione del rinvio a giudizio dell’ex giudice di Cassazione Piercamillo Davigo. Noto per ritenere che «non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti» o, in versione alternativa, «non esistono innocenti ma colpevoli che l’hanno fatta franca».

È quantomeno curioso, dunque, che il diretto interessato si professi innocente ora che Federica Brugnara, Gup di Brescia, ha deciso di mandare lui alla sbarra. Ed è un’ulteriore ironia della sorte il fatto che, nel trentennale di Mani Pulite, nel tritacarne giudiziario sia finito proprio un ex membro del pool.

Il procedimento, che scatterà il prossimo 20 aprile, ruota attorno alle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara, già legale esterno di Eni. Il quale ha rivelato l’esistenza di una presunta associazione massonica, la Loggia Ungheria, capace di condizionare la magistratura e altri apparati dello Stato.

Il Dottor Sottile ricevette il dossier dal Pm milanese Paolo Storari, preoccupato di quello che gli pareva un eccessivo immobilismo da parte della “sua” Procura. E, come ricorda Il Foglio, ne parlò (almeno) con David Ermini, vicepresidente del Csm, Giovanni Salvi, Pg della Cassazione, e Nicola Morra, presidente pentastellato della Commissione antimafia.

Il piccolo particolare è che i verbali del faccendiere di Trinacria erano secretati, da cui l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. D’altronde, da caso Amara a casi amari è un attimo.

Le accuse contro Davigo

Storari ha scelto il rito abbreviato, e i Pubblici Ministeri bresciani hanno chiesto per lui sei mesi di condanna. L’idolo dei manettari, invece, è più che intenzionato a dare battaglia, anche perché la sua posizione è piuttosto controversa.

Per esempio perché un altro consigliere di Palazzo dei Marescialli (e suo ex amico), Sebastiano Ardita, si ritiene «danneggiato» dalla divulgazione dell’interrogatorio del leguleio siciliano. Il quale lo aveva tirato in ballo con delle illazioni già da tempo smentite attraverso prove concrete. Ardita, come riferisce Il Tempo, sospetta che Davigo abbia diffuso i documenti per «screditarlo» agli occhi dei colleghi. Tanto da essersi costituito, non sorprendentemente, parte civile contro entrambi i “loquaci” colleghi.

Come detto, però, la principale ipotesi di reato è un’altra. Nel capo d’imputazione si legge che Davigo rassicurò Storari «di essere autorizzato a ricevere copia degli atti». Come infatti ha sempre sostenuto, il segreto investigativo non è opponibile ai togati dell’organo di autogoverno dei giudici – come lui all’epoca – «per espressa circolare del Csm».

Davigo si riferisce alla Circolare n. 510 del 15 gennaio 1994. Che però, come aveva puntualizzato Italia Oggi, si applica ai procedimenti penali contro i magistrati – e non è questo il caso. Inoltre, è difficile pensare che possa aver luogo «fuori da ogni procedura formale», come ha scritto il Giudice dell’udienza preliminare.

Naturalmente, spetterà al Tribunale della Leonessa d’Italia stabilire la verità dei fatti. Intanto però è un sollievo sapere che la legge è davvero uguale per tutti. Anche quella del contrappasso.

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Cronaca

Giustizia, via libera alla riforma mentre esplodono i casi Conte-Renzi-Pittelli

Il testo del Ministro Cartabia prevede tra l’altro restyling del Csm e stop alle “porte girevoli”. Intanto continua lo scontro politica-magistratura, che dimostra che il rinnovamento è ormai indifferibile

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Bilancia della giustizia
Bilancia della giustizia

Da www.romait.it

Via libera all’attesa riforma della giustizia che include tra l’altro il restyling del Csm. Dopo un dibattito serrato, infatti, è stata raggiunta in CdM (e all’unanimità) la sospirata intesa tra le forze di maggioranza. Che era ormai assolutamente indifferibile, considerando anche che lo scontro tra politica e magistratura ha decisamente superato (di nuovo) il livello di guardia.

La riforma della giustizia

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio Superiore della Magistratura approntata dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia. Dopo quella che il Premier Mario Draghi ha definito «una discussione ricchissima» e «molto condivisa», sono state infatti superate le perplessità espresse da alcuni partiti.

I dubbi, come sottolineato da Il Giornale, riguardavano soprattutto la stretta sulla possibilità di tornare a vestire la toga dopo aver assunto un incarico elettivo. Si tratta delle cosiddette “porte girevoli”, che però, come aveva fatto notare Enrico Costa, deputato di Azione, di fatto erano «ancora in movimento». La misura iniziale, infatti, non si applicava ai magistrati che entrano in Governi e giunte in seguito a una nomina (anziché a un voto). Ostacolo ora rimosso, come hanno confermato all’ANSA fonti pentastellate.

La norma modifica inoltre il sistema elettorale di Palazzo dei Marescialli, che diventerà maggioritario binominale (cioè con due eletti a collegio) con una correzione proporzionale. Quest’ultima dovrebbe garantire seggi a candidati esterni alle correnti, come spiega Il Riformista, aggiungendo che occorrerà valutare la reale efficacia del provvedimento.

Non ci vorrà molto, visto che l’organo di autogoverno dei giudici dovrà essere rinnovato a luglio. Che, en passant, è una delle due ragioni che hanno spinto il Guardasigilli a dichiarare la riforma della giustizia «ineludibile». L’altra è la profonda crisi di credibilità in cui versano le toghe in seguito al Palamaragate. E su questo fronte c’è ancora parecchio da lavorare.

L’ennesimo scontro politica-giustizia

Pochi giorni fa è stato scarcerato, dopo 15 mesi in attesa di giudizio, l’ex parlamentare azzurro Giancarlo Pittelli, imputato (tra l’altro) per partecipazione ad associazione mafiosa. Un’accusa che però, come ha illustrato il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, si basa anche (se non soprattutto) su intercettazioni manipolate. Tipo una in cui la moglie di un presunto appartenente a una cosca chiede se l’ex onorevole sia mafioso. Dagli atti però sono stati omessi sia il tono interrogativo della donna, sia la smentita del marito (“No, è avvocato”).

E questo è solo uno dei conflitti intercorsi nel recentissimo passato tra due dei principali poteri dello Stato. Conflitti che annoverano anche l’ordinanza del Tribunale di Napoli che azzera le cariche del M5S, cominciando da quella del presidente (ed ex bi-Premier) Giuseppe Conte.

Le accuse incrociate tra Renzi e la Procura di Firenze

Tuttavia, a finire sotto i riflettori è stato in modo particolare il rinvio a giudizio dell’altro ex Premier e senatore Matteo Renzi. Indagato, assieme a mezza Italia Viva, per finanziamento illecito ai partiti in relazione all’inchiesta sulla “sua” Fondazione Open. Che i Pm fiorentini considerano un po’ un mini-partito, un po’ una “cassaforte” per scalare il Pd (come se Pittibimbo non avesse ottenuto milioni di voti alle primarie).

«Sono cascati male» ha tuonato il leader italovivo, che ha reagito denunciando a sua volta il Procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e due suoi collaboratori. Gli inquirenti, infatti, avevano intercettato il fu Rottamatore senza chiedere l’autorizzazione di Palazzo Madama, violando così l’articolo 68 della Costituzione e la legge 140/2003. E l’altro Matteo contesta loro anche l’abuso d’ufficio in base all’articolo 323 del Codice Penale.

A monte di tutto, comunque, c’è lo strapotere di una parte delle toghe. Giunte ormai a sindacare perfino sulla natura di un ente o sui ruoli apicali di formazioni politiche. Un vulnus all’ordinamento costituzionale che dovrebbe portare a chiedersi: in base a cosa questi giudici si arrogano una tale onnipotenza? Chi ha dato loro questa autorità? O (è il caso di dirlo) chi gliene dà il diritto?

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Cronaca

Benedetto XVI si scusa per gli abusi, i media continuano a gettare fango

Non è certo la prima volta, ma il cosiddetto quarto potere accosta vigliaccamente la richiesta di perdono all’errore nella memoria difensiva relativa al vergognoso report tedesco. Mons. Gänswein: “Vogliono distruggerlo”

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Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

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Papa Benedetto XVI ha chiesto scusa alle vittime di abusi da parte di pedofili preti in seguito al rapporto relativo all’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Non è certo la prima volta, visto che, per esempio, lo aveva già fatto nel 2010 mediante una lettera pastorale indirizzata ai cattolici dell’Irlanda.

Non si capisce dunque dove starebbe esattamente la notizia, perlomeno a voler seguire i voli pindarici dei media mainstream. I quali, come spiega il collega Andrea Cionci su Libero, hanno “dimenticato” che Papa Ratzinger è il Pontefice che ha maggiormente combattuto gli abusi nella Chiesa. Preferendo piuttosto, come riflette il sociologo Giuliano Guzzo, accostare vigliaccamente la sua richiesta di perdono a una svista nel memoriale di difesa approntato dai suoi legali. Una vicenda oltretutto già abbondantemente chiarita da anni, come noi stessi spiegavamo all’indomani della presentazione del vergognoso dossier teutonico.

La macchina del fango contro Benedetto XVI

La macchina del fango contro Benedetto XVI però non si ferma, come ha confermato anche il Prefetto della Casa Pontificia, Monsignor Georg Gänswein. Il quale, come riferisce TGCom24, ha tuonato contro «una corrente» che vuole distruggere «la persona e l’operato» di Sua Santità attraverso attacchi ignobili e pretestuosi.

E viene da chiedersi: cui prodest? E perché proprio ora? Non ci sarà mica un collegamento, come già sosteneva RomaIT, con la Magna Quaestio relativa alle non-dimissioni di Papa Benedetto? Ovvero alla possibilità concreta che Joseph Ratzinger resti tuttora il Pontefice regnante, avendo attestato con la celeberrima Declaratio solamente la (Santa) Sede impedita?

A questo punto, tutto può essere. Però si sa già (e con assoluta certezza) che, parafrasando un noto proverbio arabo, gli agnelli rimangono agnelli e i lupi rimangono lupi.

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Cronaca

Priorità vaccinale, se anche i magistrati si atteggiano a furbetti del siero…

L’Anm chiede una corsia preferenziale per l’antidoto, “minacciando” in caso contrario il blocco dell’attività giudiziaria: segno che il Sistema è vivissimo, e non è un caso che il leader della Lega Salvini evochi il “modello Palamara”

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priorità vaccinale
Vaccinazione

Si è consumato sulla priorità vaccinale il primo, grande scontro tra il Governo Draghi e i magistrati. Il cui sindacato ha sommessamente fatto sapere di essere pronto a bloccare i processi in assenza di un accesso privilegiato ai sieri. A ennesima conferma di quella che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ebbe a definire, citando il giurista Vladimiro Zagrebelsky, «modestia etica» della categoria.

Priorità vaccinale, le pretese dell’Anm

«L’esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell’emergenza pandemica, imporrà fin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie». Così l’Anm che, in una nota, ha esortato gli uffici a «rallentare immediatamente tutte le attività», senza escludere «la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente».

Nel mirino dell’Associazione Nazionale Magistrati il nuovo Piano vaccini predisposto dal Generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Che ha stabilito come unico criterio per la somministrazione dell’antidoto quello delle fasce d’età, senza riferimenti a categorie professionali “protette”.

Scelta che, peraltro, il Ministro della Giustizia Marta Cartabia aveva già comunicato alle toghe, che sembravano averla compresa. Questo, almeno, hanno precisato fonti di via Arenula, menzionando un colloquio con il Guardasigilli del 18 marzo scorso.

La richiesta di una corsia preferenziale per l’immunizzazione ha comunque scatenato un’immediata polemica politica. Con il senatore azzurro Maurizio Gasparri che ha parlato di «casta delle caste», e il segretario leghista Matteo Salvini che ha evocato il «modello Palamara».

Il riferimento era al tonno espiatorio Luca, l’ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura che, espulso dal “Sistema”, ne ha denunciato le degenerazioni. Anche di fronte allo stesso Csm, in una recente audizione che è stata secretata. Tanto per dire che lo scandalo Magistratopoli non ha insegnato niente, nemmeno in termini di opportunità.

Come i furbetti dei vaccini?

In effetti, si fa fatica a capire in cosa, nel merito, la pretesa di una priorità vaccinale sarebbe diversa dagli intrallazzi dei furbetti dell’antidoto. Per quanto questo arroccamento corporativistico possa anche risultare, in qualche misura, comprensibile.

Passi ancora, infatti, che “saltino la fila” rappresentanti delle istituzioni come il Governatore della Campania Vincenzo De Luca. Che però lo faccia Andrea Scanzi, firma de Il Fatto Quotidiano, obiettivamente metterebbe a dura prova la pazienza di chiunque. A maggior ragione dopo la pubblica reprimenda da parte del dottor Evaristo Giglio, direttore dell’Asl di Arezzo, secondo cui l’iniezione del giornalista poteva anche attendere.

Questo, naturalmente, non significa che la “minaccia” dei togati sia giustificata: però – per usare un’espressione giuridica – si potrebbe forse concedere loro delle attenuanti. Visto (o meglio, udito) il tintinnar di manettaro, ne varrebbe certamente… la pena.

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Cronaca

Farmaci anti Covid-19, oltre il vaccino c’è di più (e parla anche italiano)

Uno studio internazionale a forti tinte tricolori individua un composto in grado di “intrappolare” il virus nelle cellule malate. E in America il colosso farmaceutico Pfizer avvia la sperimentazione su un antivirale da assumere per via orale

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farmaci anti covid-19: laboratorio di analisi
Laboratorio di analisi

Due farmaci anti Covid-19 potrebbero arrivare ad arricchire l’arsenale a nostra disposizione nella battaglia clinica che combattiamo ormai da più di un anno. Il colosso farmaceutico americano Pfizer ha infatti comunicato l’avvio dei test clinici su una nuova pillola antivirale. E una ricerca internazionale a forti tinte tricolori ha individuato un composto naturale in grado di intrappolare il virus, fermandone la diffusione nell’organismo.

Due nuovi farmaci anti Covid-19?

Pfizer ha appena iniziato il trial clinico di Fase 1 per una possibile cura contro il coronavirus da assumere per via orale. È stata la stessa Big Pharma, attraverso una nota ufficiale, a dare l’annuncio, subito rilanciato dal presidente Albert Bourla.

La multinazionale ha aggiunto che il candidato, chiamato PF-07321332, «ha dimostrato una potente attività antivirale in vitro contro SARS-CoV-2, nonché attività contro altri coronavirus». Il trattamento «potrebbe essere prescritto al primo segno di infezione, senza richiedere che i pazienti siano ospedalizzati o in terapia intensiva». I dati preclinici saranno comunque presentati durante un meeting il prossimo 6 aprile.

Questo potenziale agente terapeutico è «un inibitore della proteasi Sars-Cov2-3CL», un tipo di enzima che serve al patogeno per replicarsi, ovvero per creare copie di se stesso. Questi “cloni” vengono poi rilasciati nel corpo dell’ospite, infettandone le cellule e scatenando la malattia.

Gli inibitori delle proteasi interrompono questo meccanismo, impedendo così al parassita di riprodursi e, quindi, di esercitare il suo effetto nocivo. E, generalmente, risultano ben tollerati dall’uomo, non essendo associati a tossicità.

La scoperta italiana

Un altro enzima, di nome E3 ubiquitina ligasi, è stato invece oggetto di uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease. Si tratta di una proteina che il microrganismo usa per uscire dalle cellule infettate, come una sorta di “ponte” verso l’esterno.

Il team coordinato dai genetisti italiani Giuseppe Novelli e Pier Paolo Pandolfi ha però scoperto che può essere bloccata (in vitro) da una sostanza di nome indolo-3-carbinolo. Un composto naturale presente in broccoli, cavoli e cavolfiori che, reprimendo l’attività enzimatica, “intrappola” il virus nella cellula malata. E che, essendo già utilizzato per altri trattamenti, potrebbe essere approvato rapidamente una volta dimostrata la sua efficacia contro il SARS-CoV-2.

La luce in fondo al tunnel appare quindi sempre più luminosa, anche grazie a questi due farmaci anti Covid-19. Parafrasando una nota canzone, si può tranquillamente affermare che oltre il vaccino c’è di più.

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Cronaca

Furbetti del vaccino, così i “Vip” aggirano le liste delle categorie prioritarie

Dopo il Governatore campano De Luca e l’ormai ex sindaco di Corleone, ora sono nella bufera il giornalista Scanzi e il presidente della Commissione Antimafia Morra: e il paradosso è che questi casi coesistono con le istanze no vax…

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priorità vaccinale
Vaccinazione

Dopo quelli del cartellino e quelli del quartierino, non potevano certo mancare i furbetti del vaccino. Una schiera – per ora non particolarmente folta – di personalità anche istituzionali sospettate di aver piegato regole ed elenchi ai propri desiderata. Gli ultimi a finire nel tritacarne social-mediatico sono stati Nicola Morra, presidente grillino della Commissione Antimafia, e Andrea Scanzi, firma de Il Fatto Quotidiano. I quali sono, comunque, in buonissima compagnia.

Gli antesignani dei furbetti del vaccino

In principio fu Vincenzo De Luca, Governatore della Campania, che si era fatto inoculare il siero anti-Covid in occasione del V-Day del 27 dicembre scorso. Quando le fiale erano riservate agli operatori sanitari, circostanza che aveva spinto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, a tacciare lo Sceriffo di «abuso di potere».

Un altro primo cittadino, quello di Corleone Nicolò Nicolosi, era invece finito nella bufera in prima persona. “Colpa” della scelta di immunizzarsi assieme agli assessori della sua giunta, pur non rientrando tra le categorie prioritarie stabilite dalla normativa. Scelta rivendicata in base alla considerazione che «il sindaco è l’autorità sanitaria del territorio», ma che alla fine lo ha comunque portato alle dimissioni.

I casi Morra e Scanzi

Più di recente, ha scatenato un vespaio il caso di Andrea Scanzi, su cui la Procura di Arezzo ha anche aperto un fascicolo conoscitivo. Il giornalista ha affermato di aver ricevuto l’antidoto da “riservista”, in quanto caregiver degli anziani e fragili genitori.

Spiegazione che però non ha convinto Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia Viva, da cui è arrivato un durissimo j’accuse. «Ha detto che doveva fare il caregiver dei suoi genitori e vorrei capire quando, visto che è sempre in giro. Peraltro i suoi genitori fortunatamente stanno bene. Ha detto che si è iscritto a una lista “di riserva” e si è scoperto che la lista semplicemente non esisteva. Ha detto di aver rispettato le regole quando invece le ha violate in modo squallido, mentendo a tutti».

Infine, ultimo venne Morra, su cui i riflettori si sono accesi per via di un blitz alla centrale operativa vaccinale di Cosenza. Durante il quale, secondo quanto denunciato da un dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale, avrebbe lamentato che gli anziani zii della moglie non avessero ancora ricevuto l’antidoto. Versione contestata dal senatore del M5S, che ha parlato di un’ispezione «per verificare l’efficacia della campagna vaccinale» ma senza richieste di favoritismi.

Punti di vista, insomma, diametralmente opposti, che in qualche modo riecheggiano le contraddizioni insite nel Belpaese. Dove, per dire, i furbetti del vaccino (veri o presunti) coesistono in parallelo con scettici e no vax. Un ennesimo paradosso, oseremmo dire, tipicamente italiano.

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