Gela, “l’inferno dei pitbull”: combattimenti clandestini filmati e diffusi sui social, sei indagati, 13 cani sequestrati

In uno dei filmati acquisiti durante l’indagine, riferiscono gli investigatori, un animale sarebbe stato ripreso mentre moriva a causa delle lesioni riportate
Di Luigi Sette
Carabinieri, due cuccioli pitbull sequestrati
Carabinieri, due cuccioli pitbull sequestrati

Tredici pitbull sequestrati, quattro dei quali cuccioli e uno ancora in gestazione, sei persone indagate e una quantità di video e conversazioni social che, secondo gli investigatori, documenterebbero combattimenti clandestini organizzati fra cani, alcuni dei quali ridotti in condizioni gravissime. È il quadro emerso dall’operazione denominata “L’inferno dei pitbull”, condotta a Gela dai Carabinieri Forestali e dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.

In uno dei filmati acquisiti durante l’indagine, riferiscono gli investigatori, un animale sarebbe stato ripreso mentre moriva a causa delle lesioni riportate.

L’indagine partita da un pitbull trovato con lesioni sul muso e sul corpo

L’operazione è entrata nella fase esecutiva il 10 settembre 2026, quando il Raggruppamento Carabinieri CITES-Reparto Operativo-SOARDA, insieme ai reparti specializzati dell’Arma presenti in Sicilia e agli agenti del Commissariato di Gela, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo nell’ambito del procedimento penale coordinato dalla Procura di Gela.

L’inchiesta aveva preso avvio da informazioni investigative raccolte dal Raggruppamento Carabinieri CITES e da un controllo effettuato dagli agenti del Commissariato di Gela insieme a personale veterinario nell’abitazione di uno degli indagati.

All’interno era stato trovato un pitbull che presentava evidenti lesioni sul muso e sul corpo, considerate compatibili con precedenti scontri con altri cani. Da quel primo riscontro è partita un’attività investigativa più ampia, sviluppata attraverso l’analisi di materiale digitale, profili sui social network, conversazioni e filmati.

Gli accertamenti avrebbero progressivamente portato gli investigatori a ricostruire l’esistenza di un sistema di incontri clandestini nel quale persone residenti a Gela avrebbero mantenuto rapporti anche con soggetti presenti in altri comuni siciliani e fuori dalla Sicilia. La LAV, intervenuta dopo l’operazione, riferisce collegamenti investigativi con persone residenti anche a Palermo, Palma di Montechiaro e Agrigento e in altre regioni, fra cui la Campania.

I combattimenti ripresi con gli smartphone e pubblicati sui social

Uno degli aspetti più inquietanti dell’inchiesta riguarda proprio la documentazione dei combattimenti. Gli incontri non sarebbero rimasti confinati nei luoghi nei quali venivano organizzati: venivano anche filmati e le immagini successivamente condivise attraverso i social network.

Gli investigatori hanno visionato un numero considerevole di video, chat e profili che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero riconducibili all’organizzazione e alla diffusione degli incontri. Le immagini descritte negli atti restituiscono la dimensione della violenza esercitata sugli animali: alcuni cani appaiono gravemente feriti e incapaci di muoversi per le lesioni subite; in un filmato uno degli esemplari muore mentre la registrazione è ancora in corso.

La presenza delle riprese assume anche uno specifico rilievo giuridico. La disciplina italiana sui combattimenti fra animali è stata rafforzata nel 2025 e l’articolo 544-quinquies del Codice penale prevede oggi, per chi promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate capaci di mettere in pericolo l’integrità fisica degli animali, la reclusione da due a quattro anni e una multa da 50 mila a 160 mila euro. La legge contempla inoltre un aumento della pena quando l’attività viene promossa attraverso videoriproduzioni oppure quando vengono curate le riprese o le registrazioni dei combattimenti.

Tapis roulant, catene, pesi e anabolizzanti per preparare i cani

Il decreto ha interessato sei indagati, tutti residenti a Gela. Nel corso delle attività sono stati sequestrati tredici pitbull: quattro sono cuccioli e un esemplare è gravido. I cani sono stati rinvenuti in quattro delle sei abitazioni interessate dal provvedimento.

Insieme agli animali gli investigatori hanno trovato attrezzature considerate compatibili con un allenamento particolarmente intenso: tapis roulant, catene, guinzagli dotati di moschettoni e pesi. Secondo gli inquirenti, parte di questo materiale sarebbe stato utilizzato per sviluppare la muscolatura e la capacità fisica degli animali in vista dei combattimenti, compreso il potenziamento della presa delle mascelle.

Sono stati inoltre sequestrati farmaci, integratori e sostanze anabolizzanti, elementi che saranno esaminati nell’ambito degli accertamenti.

L’immagine che emerge dall’indagine non riguarda dunque cani aggressivi lasciati occasionalmente scontrare, ma, nell’ipotesi investigativa, animali sottoposti a un processo di preparazione finalizzato proprio alla loro utilizzazione negli incontri. La razza, in questo caso, non è la causa della violenza: al centro dell’inchiesta vi sono le condotte degli uomini che avrebbero addestrato e utilizzato i pitbull per combattere.

Trentadue operatori impegnati nell’operazione

Per dare esecuzione al provvedimento sono state impiegate 32 unità fra Carabinieri e Polizia di Stato, affiancate dal personale veterinario dell’Asp di Palermo.

All’attività hanno partecipato il Raggruppamento Carabinieri CITES-Reparto Operativo-SOARDA, il Centro Anticrimine Natura di Palermo-Nucleo CITES, i Distaccamenti CITES di Punta Raisi e Trapani, il NIPAAF di Palermo, il Centro Anticrimine Natura di Agrigento e gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Gela.

Un dispositivo articolato reso necessario anche dalla presenza degli animali e dalla necessità di garantire immediatamente assistenza e sistemazione ai cani sottratti ai luoghi nei quali erano custoditi.

L’amministrazione comunale di Gela ha collaborato mettendo a disposizione strutture convenzionate per l’accoglienza degli animali sequestrati, che hanno così potuto essere trasferiti sotto controllo veterinario.

La LAV ha annunciato la disponibilità a costituirsi parte civile e ha ricordato che il fenomeno dei combattimenti clandestini può intrecciarsi con allevamenti abusivi, somministrazione di sostanze dopanti, scommesse illegali e altre attività criminali. Secondo il Rapporto Zoomafia 2026 dell’associazione, dal 1998 al 2025 sono stati sequestrati in Italia circa 1.373 cani nell’ambito di indagini sui combattimenti, mentre le persone denunciate risultano 570.

L’indagine di Gela prosegue e le responsabilità dei sei indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza. Il dato già acquisito è invece quello degli animali sottratti a una situazione sulla quale investigatori e magistratura stanno cercando di ricostruire dimensioni, collegamenti e responsabilità.

 
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