A San Luca, nel cuore dell’Aspromonte, è stata individuata una base clandestina destinata alla lavorazione della cocaina. Il ritrovamento è avvenuto all’alba durante un servizio di controllo del territorio che ha permesso di localizzare un rudere isolato trasformato in un laboratorio operativo. All’interno della struttura sono emersi strumenti utilizzati per preparare lo stupefacente prima della distribuzione, un particolare che evidenzia come il casolare fosse destinato a un’attività ben definita e non soltanto al deposito della droga.
Un laboratorio nascosto sulle montagne dell’Aspromonte destinato alla preparazione della cocaina
L’edificio sorge in una zona particolarmente impervia del territorio di San Luca, una posizione scelta per ridurre il rischio di essere individuati durante le attività di controllo. L’ispezione ha consentito di accertare la presenza di forni a microonde ritenuti idonei all’essiccazione della sostanza e di presse idrauliche sulle quali sono state rilevate tracce di cocaina. Si tratta di apparecchiature compatibili con le operazioni che precedono la commercializzazione dello stupefacente e che consentono di preparare il prodotto nelle condizioni richieste dal mercato illecito.
Il quadro ricostruito durante la perquisizione indica che il rudere era stato adattato per svolgere diverse fasi della lavorazione. Accanto ai macchinari sono state trovate bilance di precisione, una consistente quantità di sostanza da taglio e materiale destinato al confezionamento. Ogni elemento rinvenuto contribuisce a delineare un’organizzazione in grado di gestire il prodotto prima della sua successiva distribuzione, con strumenti specifici e un’impostazione che lascia intuire un utilizzo continuativo della struttura.
Sequestri e accertamenti tecnici sul materiale rinvenuto
Dopo il ritrovamento sono stati avviati gli accertamenti tecnici necessari per analizzare le tracce presenti sulle attrezzature sequestrate. Le verifiche riguardano in particolare le presse e gli altri strumenti utilizzati all’interno del casolare, con l’obiettivo di ricostruire le modalità operative e raccogliere elementi utili per le indagini. Il repertamento del materiale rappresenta una fase importante per individuare eventuali collegamenti con altri episodi legati al traffico di sostanze stupefacenti.
L’attenzione degli investigatori si concentra anche sull’origine della sostanza da taglio e sulle modalità con cui il laboratorio veniva rifornito. La presenza di strumenti differenti, destinati a funzioni specifiche, suggerisce infatti una pianificazione accurata delle attività. L’insieme dei reperti offre un quadro che va oltre il semplice utilizzo occasionale di un edificio abbandonato, delineando una struttura organizzata per trasformare e preparare la cocaina prima della successiva immissione nei canali di spaccio.
San Luca e il contrasto al traffico di droga nell’area della Locride
Il ritrovamento assume particolare rilievo anche per il contesto territoriale nel quale è avvenuto. Le aree montane dell’Aspromonte, caratterizzate da una fitta vegetazione e da numerosi casolari isolati, vengono spesso considerate luoghi favorevoli per occultare attività illecite grazie alla loro conformazione. Individuare un laboratorio di questo tipo significa interrompere una fase importante della filiera del traffico di droga, impedendo che il prodotto venga preparato e confezionato prima della distribuzione.
L’operazione conferma quanto il controllo costante del territorio rappresenti uno strumento essenziale per individuare infrastrutture clandestine nascoste in zone difficilmente raggiungibili. L’attività svolta nelle aree interne consente di intercettare non soltanto depositi o rifugi temporanei, ma anche siti destinati alla trasformazione delle sostanze stupefacenti, riducendo la capacità operativa delle organizzazioni coinvolte in questo tipo di traffici.
Le indagini proseguiranno per accertare chi avesse la disponibilità del casolare e ricostruire la rete logistica che rendeva possibile il funzionamento della base clandestina. Ogni elemento raccolto all’interno della struttura potrà contribuire a individuare responsabilità, percorsi di approvvigionamento e destinazione della droga lavorata.
Il laboratorio scoperto a San Luca rappresenta uno dei ritrovamenti più significativi degli ultimi mesi nell’entroterra reggino perché documenta l’esistenza di un centro dedicato alla preparazione della cocaina, nascosto in un’area montana e dotato delle attrezzature necessarie per svolgere le diverse fasi operative prima dell’immissione dello stupefacente sul mercato illecito.
