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Cronaca

Ostia, 141 indagati all’ospedale Grassi: analisi gratis a parenti e amici

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Ospedale Grassi, Ostia

Lo annuncia con un comunicato la GdF questa mattina, 21 febbraio: sono 141 – tra medici e paramedici – i dipendenti dell’ospedale “G.B. Grassi” di Lido di Ostia denunciati all’Autorità Giudiziaria dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma per aver permesso ad amici e parenti di eseguire accertamenti diagnostici completamente gratuiti senza seguire le ordinarie liste di attesa. L’attività investigativa delle Fiamme Gialle del 6° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma, diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, ha preso le mosse nel novembre 2017 da una denuncia presentata nei confronti di un’infermiera del reparto di chirurgia, estendendosi a “macchia d’olio” in tutto il nosocomio.

I militari hanno proceduto ad un meticoloso esame dei tabulati relativi alle prestazioni erogate e all’assunzione di testimonianze, individuando artefici e beneficiari della truffa che, oltre a danneggiare il Servizio Sanitario Nazionale, ha leso i diritti degli altri utenti i quali, prenotandosi regolarmente al C.U.P., dovevano attendere il proprio turno prima di sottoporsi a un esame diagnostico.

La pratica fraudolenta era piuttosto semplice quanto diffusa: la persona bisognosa di una prestazione si rivolgeva a uno dei sanitari compiacenti che, grazie alla password personale per l’accesso al sistema informativo dell’ospedale, avanzava richiesta all’articolazione competente. Eseguito l’esame diagnostico ovvero l’analisi chimico-clinica, gli stessi sanitari venivano in possesso del referto, che provvedevano a consegnare al beneficiario, evitando così il pagamento del ticket alla Regione Lazio. A usufruire della “corsia preferenziale” 523 tra parenti e amici dei medici ed infermieri, questi ultimi a loro volta beneficiari dell’illecito sistema.

Oltre a dover rispondere all’Autorità Giudiziaria ordinaria del reato di truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, gli indagati dovranno vedersela con la Corte dei Conti per il danno cagionato all’Erario.

Il contrasto alle frodi sanitarie garantisce il corretto impiego delle risorse pubbliche a favore di chi ne ha realmente bisogno.

Cronaca

Emergenza Covid-19, si ferma l’aumento dei contagi

L’annuncio del Presidente della Lombardia Fontana, anche se è presto per abbassare la guardia. E il Governatore del Veneto Zaia: “Guardiamo in fondo al tunnel”

Mirko Ciminiello

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Il Governatore della Lombardia Attilio Fontana. Foto dal sito de Il Messaggero

La buona notizia sui contagi da Covid-19 era stata anticipata dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro: «La curva iniziale ci mostra, sostanzialmente, che siamo al plateau», ovvero che «siamo arrivati al picco, ma il picco non è una punta bensì un pianoro da cui ora dobbiamo discendere».

Il trend è stato quindi confermato da Attilio Fontana, Governatore della Regione più colpita dall’emergenza coronavirus – la Lombardia: «non esiste più un incremento del numero dei contagiati da coronavirus», ha annunciato, aggiungendo che «stiamo proseguendo nello sviluppare quell’ipotesi di tanti statistici ed epidemiologi secondo cui è stato raggiunto il culmine, si procederà in piano e poi secondo loro dovrebbe iniziare la discesa».

I dati, sia locali che nazionali, in effetti parlano chiaro. Benché le cifre relative ai decessi restino terribilmente alte (e con tutta probabilità sono anche sottostimate), quelle sull’aumento delle infezioni sono costantemente in calo da giorni, almeno a livello percentuale; inoltre, con la fine di marzo si è avuto anche un decremento dei ricoverati in terapia intensiva, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia.

Brusaferro ha spiegato che l’indice delle nuove positività dovrebbe restare piatto per qualche tempo, per poi scendere «quando non solo non ci saranno nuove diagnosi ma diminuirà il numero totale dei malati complessivi e aumenteranno i guariti». Per l’azzeramento dei contagi, però, «ci vorranno mesi», ha spiegato l’esperto, forse pensando anche alle recenti proiezioni dell’Einaudi Institute for Economics and Finance secondo cui in Italia non dovrebbero più esserci nuovi casi al massimo a partire dal 16 maggio.

Senza contare il rischio che l’epidemia possa ripartire qualora si abbassasse la guardia: un concetto, questo, ribadito a gran voce sia dai medici che dai Presidenti di Regione, che hanno iniziato a mostrare un cauto ottimismo.

«Guardiamo in fondo al tunnel» ha affermato Luca Zaia, Governatore del Veneto, precisando che in questa e nella prossima settimana «ci giochiamo il futuro della nostra comunità». Il Governo condivide, tanto che, per bocca del Ministro della Salute Roberto Speranza, ha annunciato la proroga delle misure restrittive già in vigore almeno fino al 13 aprile.

Certo, subito dopo il Ministro nomen omen ha candidamente ammesso che l’esecutivo rosso-giallo non ha idea di come potrà avvenire la ripresa, oltretutto nelle stesse ore in cui il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, comunicando che il sito dell’ente stava ricevendo 100 domande al secondo, si vantava che i sistemi informatici stessero reggendo: salvo vederli andare in tilt a mattinata non ancora conclusa, con i servizi inaccessibili e la clamorosa esposizione dei dati sensibili degli utenti – bazzecole di cui Tridico ha poi dato la colpa a un attacco hacker. Sutor, ne ultra crepidam! avrebbero detto gli antichi, magari con un occhio pure al Viminale, il cui documento chiarificatore sulle uscite da casa era talmente chiaro da aver richiesto un ulteriore chiarimento.

Ma anche queste inefficienze possono passare in secondo piano. Perché, forse per la prima volta dall’inizio della crisi, il futuro è tornato ad apparire un po’ più roseo. E non era un pesce d’aprile.

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Cronaca

Covid-19, l’ottimismo del Presidente Mattarella è più contagioso del virus

Continuano le polemiche sia social che politiche. Ma il Capo dello Stato infonde fiducia: “Insieme supereremo anche questa”

Mirko Ciminiello

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Foto dal sito del Quirinale

Test per l’esame di giornalismo. Sempre in relazione all’emergenza Covid-19, il candidato consideri che:

a) I principali partiti che compongono la maggioranza rosso-gialla – vale a dire M5S, Pd e Iv – hanno frignato contro il conferimento dei pieni poteri, da parte del Parlamento di Budapest, al Premier ungherese Viktor Orbán, una decisione bollata come antidemocratica. Meglio avocarli a sé nel chiuso delle stanze dei bottoni deliberando lo stato di emergenza nazionale per sei mesi.

b) Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, annunciando l’invio in Italia di materiale sanitario per un valore di 100 milioni di dollari, ha rivelato di aver dato lui stesso la notizia al bi-Premier Giuseppe Conte, aggiungendo che «Giuseppi was very very happy». E continuando a mostrare problemi con i plurali: che in inglese vogliono were, non was.

c) La sentina del web, per gli amici il popolo dei social, con il supporto dei soliti zerbini mediatici ha ragliato contro la preghiera dell’Eterno riposo recitata in diretta tv dal leader della Lega Matteo Salvini e dalla conduttrice Barbara D’Urso, vaneggiando di sciacallaggio, spettacolo indecoroso, oscenità televisiva e altre stucchevolmente giulive amenità. Mentre strimpellare a vanvera steccando a squarciagola sui balconi, quello che sì che è intelligente e utile.

d) Per il virologo Roberto Burioni «la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve». Per l’altro virologo Fabrizio Pregliasco «pensare di riaprire le scuole è prematuro». Per l’epidemiologo Pierluigi Lopalco «pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia». Per l’altro epidemiologo Gianni Rezza «non possiamo tenere l’Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. Poi si possono studiare provvedimenti».

Per l’evidentemente autodidatta leader di Italia Viva Matteo Renzi, che comunque a polemiche innescate ha rettificato il suo pensiero, «le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua» e «si torni a scuola il 4 maggio». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

Ciò posto, il candidato commenti l’ottimismo incrollabile (e più contagioso dello stesso coronavirus) del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, nonostante tutto, ha affermato: «Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente – insieme – anche questa volta».

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Cronaca

Coronavirus, il rugby è il primo sport a fermarsi: no a scudetto, promozioni e retrocessioni

Per il presidente del Coni Malagò lo faranno anche altre discipline. Ma il numero 1 del calcio Gravina intende assegnare lo scudetto, a costo di giocare in luglio e agosto

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito dell'ANSA

Alla fine, il primo sport a rompere gli indugi a causa dell’emergenza coronavirus è stato il rugby: la decisione, che era già nell’aria, è stata sancita dal Consiglio Federale, che ha deliberato la conclusione immediata della stagione 2019-2020 del Top12, che al momento vedeva in vetta i vicecampioni d’Italia di Rovigo. Lo scudetto non sarà quindi assegnato (evento accaduto nella storia solamente due volte, in periodo bellico), e in modo simile sono state bloccate le retrocessioni e le promozioni nella massima serie.

Una scelta che potrebbe essere presto seguita da molti altri sport, come ha sottolineato anche il Presidente del Coni Giovanni Malagò. Sotto i riflettori c’è, naturalmente, il calcio, per il quale tuttavia l’ipotesi di ripartire il 3 maggio appare oggi più lontana, come ammesso dal Ministro competente Vincenzo Spadafora.

Il Presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, però, continua a rigettare l’idea di uno stop definitivo. «Proveremo a fare il massimo per giocare» ha affermato, «anche a costo di chiedere il supporto di UEFA e FIFA e andare oltre il 30 giugno sfruttando anche luglio e agosto». E tenendo conto pure della parallela e altrettanto ferrea volontà del Presidente della UEFA Aleksander Čeferin di far terminare Champions League ed Europa League.

A domanda precisa, poi, il numero uno della Figc si è detto intenzionato ad assegnare il titolo di Campione d’Italia in ogni caso, mentre la possibilità di allargare il numero di team in serie A «non penso sia percorribile». Deo gratias, verrebbe da dire: il calendario, anche a causa delle Coppe europee, è già congestionato con un campionato a 20 squadre, figuriamoci a 22.

Diversa è la situazione di altre discipline cosiddette minori, come il ciclismo o il tennis, che si sviluppano nel corso di un’intera annata: così come per la Formula 1, si potrebbe assistere al rinvio di alcune gare e all’annullamento di altre, nella speranza di portare comunque a termine una stagione “monca” come quella degli sport invernali.

Bisognerà vedere, naturalmente, cosa ne pensa il virus. Il quale ha già causato lo slittamento di un anno di Europei e Olimpiadi (curiosamente, nel caso dei Giochi uno dei tre precedenti riguardava un’altra edizione che si sarebbe dovuta tenere a Tokyo, nel 1940, poi annullata a causa della Seconda Guerra Mondiale).

È quindi prematuro azzardare possibili scenari, anche perché ora l’unica cosa che conta è la salute, come dichiarato da vari atleti e addetti ai lavori, compresi alcuni che hanno dovuto battagliare personalmente con il Covid-19.

La palla ovale ha tracciato il percorso, poi sta alle singole Federazioni e ai singoli organismi. Dai quali ci si aspetta sensibilità e, per ricorrere a una parola ormai impiegata ai limiti dell’abuso, responsabilità.

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Cronaca

Coronavirus, le ragioni (anche un po’ sgrammaticate) dell’ottimismo

Il nuovo Decreto del Premier Conte blinda i confini della Nazione e porta all’ennesimo modulo di autocertificazione. Ce la faremo (nonostante chi scrive “c’è la faremo”)

Mirko Ciminiello

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Il Premier Conte. Foto dal sito del Governo

Test per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri, a proposito dell’emergenza coronavirus, che:

a) Con il suo ultimo Decreto, il bi-Premier Giuseppe Conte ha decretato la chiusura dei confini nazionali. Ecco perché il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha dichiarato che l’ente non avrà problemi di liquidità fino a maggio: con il blocco dei remunerativissimi traffici delle Ong, come faranno i clandestini a pagare le pensioni agli Italiani?

b) Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli è negativo. Fortunatamente, il riferimento è al suo tampone, e non al quotidiano bollettino sull’andamento dell’epidemia.

c) Il capo della Polizia Franco Gabrielli ha annunciato la nuova versione del modulo di autocertificazione per poter uscire di casa. I venditori di inchiostro per stampanti ringraziano sentitamente.

d) Il Cio (il Comitato Olimpico Internazionale) ha rinviato le Olimpiadi. Non era riuscito a convincere il virus a sospendere il contagio per la durata dei Giochi.

e) Si sono rincorse voci (poi smentite) secondo cui il Principe Filippo di Edimburgo era passato a miglior vita, mentre è certo che suo figlio Carlo d’Inghilterra, l’erede al trono, sia stato contagiato dal Covid-19. «E anche io non mi sento molto bene».

Ciò posto, il candidato commenti l’ottimismo di quanti, nonostante tutto, restano convinti che ce la faremo anche se scrivono “c’è la faremo”.

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Cronaca

Emergenza coronavirus, la “non smentita” del Premier Conte sulla proroga delle misure

Per il Capo del Governo non è detto che le restrizioni saranno prolungate fino al 31 luglio: di fatto, però, questo scenario non viene neppure escluso categoricamente

Mirko Ciminiello

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Il Premier Conte. Foto dal sito del Governo

Il popolo dei social ha accolto l’ultimo (in ordine cronologico) Decreto del bi-Premier Giuseppe Conte, quello emanato il 24 marzo, con la consueta ironia: tra chi ipotizzava un nuovo album della Panini per collezionare tutti i moduli di autocertificazione del Viminale e chi faceva presente alle autorità che, se si continua di questo passo, a breve il “valido motivo” per uscire di casa sarà la necessità di cambiare la cartuccia della stampante.

Sarcasmo a parte, i nuovi provvedimenti governativi riguardavano soprattutto, com’è ormai arcinoto, l’inasprimento delle sanzioni per chi viola le norme anti-contagio: ai trasgressori verrà comminata una multa da 400 a 3.000 euro – con aumento di un terzo se l’infrazione viene commessa con un veicolo -, mentre un soggetto positivo al coronavirus che non rispettasse l’obbligo di quarantena sarà punito col carcere da uno a cinque anni.

Tipo la donna che, pur avendo già i sintomi del Covid-19, ha avuto l’intelligentissima pensata di lasciare la propria abitazione di Pavia e prendere due aerei e un taxi per tornare nel suo paese di origine – Modica, nel Ragusano: e che per questo è stata denunciata per attentato alla salute pubblica.

Magari, comunque, l’appesantimento delle ammende contribuirà a rimpolpare le casse dell’Inps, il che dovrebbe ripercuotersi positivamente anche sul suo presidente Pasquale Tridico, che qualche giorno fa vaneggiava di un click day per autonomi e partite Iva mentre nelle scorse ore ha garantito che «fino a maggio non c’è problema di liquidità», aggiungendo che in ogni caso si aspetta un nuovo Decreto ad aprile.

Probabilmente questa ostentazione di sicurezza avrebbe dovuto rassicurare, ma la vicinanza della scadenza evocata da Tridico e la vaghezza delle sue aspettative hanno piuttosto ottenuto l’effetto contrario: soprattutto perché si sta parlando dei soldi, veri, che devono e dovranno entrare nelle tasche degli Italiani.

Così come rassicuranti non lo sono minimamente, malgrado l’interpretazione della maggior parte dei media, le parole dell’ex Avvocato del popolo riguardo alla possibilità di prolungare le misure attualmente in vigore fino all’estate: ipotesi che dal diretto interessato non è stata affatto categoricamente smentita come molti, troppi stanno lasciando intendere.

«Si è diffusa la notizia che le misure saranno prorogate al 31 luglio» ha infatti dichiarato il Presidente del Consiglio. «Quando abbiamo adottato il primo provvedimento a fine gennaio abbiamo deliberato lo stato di emergenza nazionale per sei mesi, fino al 31 luglio 2020. Ma questo non significa che le misure restrittive saranno prorogate fino a quella data. Siamo pronti in qualsiasi momento ad allentare la morsa, superare quelle misure, e fiduciosi che ben prima di quella scadenza si possa tornare a un migliore stile di vita».

Il punto focale della dichiarazione sta in quella frase («non significa che le misure restrittive saranno prorogate fino a quella data») che molti commentatori hanno, come minimo, caricato di un senso molto più granitico di quello espresso da Giuseppi: il quale voleva certamente lasciar trasparire una fiducia che è l’equivalente chigiano degli auspici di Tridico, ma di fatto non ha escluso nessuno scenario.

Leggendo tra le righe, cioè, è facile notare che il Capo del Governo si è certamente detto ottimista, ha certamente affermato di non avere intenzione di estendere le attuali disposizioni per altri quattro mesi: ma ha anche lasciato intendere di poterlo fare – e di essere disposto a farlo – se necessario, in virtù di quello stato di emergenza da lui stesso proclamato il 31 gennaio. Quando, giova ricordarlo, in Italia gli unici casi di coronavirus registrati erano quelli della coppia cinese ricoverata allo Spallanzani, dal momento che il focolaio di Codogno sarebbe esploso solo oltre la metà di febbraio.

In ogni caso, tra il “poter fare” e il “dover fare” corre un abisso la cui profondità non può che confortare. Così come il fatto che, anche in mezzo a questa tempesta, nell’esecutivo rosso-giallo, e segnatamente al Ministero della Salute, continua a esserci Speranza.

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Cronaca

Coronavirus, dal sindaco di Cerveteri appello al Governo: “Troppe difficoltà a gestire la crisi”

Pascucci lancia l’allarme: “Inaccettabile non essere informati su chi è in quarantena: in molti rischiano, se viene contagiato un poliziotto siamo paralizzati”

Mirko Ciminiello

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Il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci. Foto dal sito de Il Faro Online

Un accorato appello «al coinvolgimento attivo dei Sindaci che, in questa fase, possono contribuire attivamente nei loro territori all’attuazione delle disposizioni, nonché al monitoraggio e al supporto delle persone contagiate e in quarantena». Lo ha lanciato, lo scorso 20 marzo, il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci in una lunga lettera indirizzata al bi-Premier Giuseppe Conte, che aveva per oggetto l’emergenza coronavirus.

Una missiva in cui il primo cittadino della città laziale ha denunciato le gravi difficoltà che i Comuni stanno incontrando nella gestione della crisi da Covid-19. A partire dal numero di agenti di Polizia: a Cerveteri ve ne sono 18, insufficienti a coprire un territorio di oltre 134 km2.

«Immagini cosa accadrebbe qualora uno di loro dovesse contrarre il virus: i nostri Comandi si paralizzerebbero all’istante» è stato il monito di Pascucci al Presidente del Consiglio. E la cosa ancora più grave è che si tratta di un rischio fin troppo concreto.

«A molti Sindaci» ha denunciato Pascucci, «non vengono fornite le generalità e neanche gli indirizzi delle persone che contraggono il virus Covid-19 o che vengono messe in quarantena preventiva. E questo nonostante il nostro ordinamento individui nel Sindaco l’autorità sanitaria locale. È una cosa inaudita. Così come è inaccettabile che, come i Sindaci, non ne abbiano contezza gli agenti delle Forze dell’Ordine che si trovano sui nostri territori».

Che si tratti o meno di una questione di privacy è irrilevante, visto che in gioco c’è la sicurezza. Come ha spiegato il primo cittadino di Cerveteri, se un soggetto contagiato decidesse inopinatamente di infrangere l’isolamento, nessuno sarebbe in grado di verificare la violazione, che metterebbe a repentaglio la salute pubblica.

E suona come una beffa, ha aggiunto Pascucci, il fatto che una propaggine dello Stato quale l’Istituto Superiore di Sanità abbia raccomandato «di adottare misure differenti nei confronti delle persone in quarantena o positive al Covid-19, quali ad esempio una diversa modalità nella raccolta dei rifiuti».

Un’esortazione che, intendiamoci, è assolutamente di buon senso, e non solo in riferimento «agli operatori della raccolta differenziata che devono ritirare quotidianamente i mastelli», ma in generale a tutti coloro che ogni giorno entrano in contatto con chi si trova all’interno delle abitazioni: dal personale medico e paramedico ai volontari della Protezione Civile che consegnano generi alimentari a domicilio, dai postini ai dipendenti della locale municipalizzata che portano i farmaci a chi ne ha bisogno.

«Non è accettabile esporre queste persone a un rischio» è stato il grido d’allarme di Pascucci. «Rischio che sarebbe del tutto evitabile se si conoscessero i dati dei contagiati e delle persone in quarantena».

Per questo, nella consapevolezza dell’incredibile sforzo profuso a ogni livello istituzionale, il sindaco di Cerveteri ha invocato un rapido intervento che consenta agli amministratori locali di continuare a essere in prima linea, al servizio della Nazione e delle comunità di cui rappresentano il primo – e spesso unico – punto di riferimento.

«Sono certo che tutti insieme ce la faremo» ha concluso Pascucci, augurando buon lavoro al Capo del Governo. Insieme, appunto.

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Cronaca

Coronavirus, il Governo si vanta di un “modello italiano” che non funziona

La Protezione Civile dà dati imprecisi, il Parlamento è bloccato e Conte si appella all’Europa: che, anzi, per il Premier dovrebbe prendere esempio da noi

Mirko Ciminiello

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Il Premier Conte. Foto dal sito del Governo

Test per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri, a proposito dell’emergenza coronavirus, che:

a) Il bi-Premier Giuseppe Conte, nell’ultima puntata del suo one-man show, ha comunicato la chiusura di tutti i servizi non essenziali. Come il Parlamento.

b) Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha dichiarato: «Conteggiamo tutti i deceduti, non facciamo distinzione fra con e per coronavirus». Quindi le cifre che da un mese terrorizzano l’Italia e il mondo, le cifre che hanno indotto l’esecutivo rosso-giallo a prendere misure sempre più restrittive, le cifre che hanno spinto più di un’autorità a fare paragoni con scenari di guerra – queste cifre non si sa se siano davvero ascrivibili al COVID-19: a conferma che l’incarico di Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus consiste nel dare i numeri.

c) L’ex Avvocato del popolo ha proposto di attivare il Fondo salva-Stati della Ue «senza alcuna condizionalità presente o futura», ipotesi che l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha liquidato come «una partita di raggiro». Ma almeno i posteri si potranno domandare se l’Italia sarà morta per il Mes o con il Mes.

d) Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha affermato: «Senza Europa non ce l’avremmo mai fatta». #AbbracciaunaUrsulavonderLeyen.

e) Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha stigmatizzato l’atteggiamento del Governo (di cui fa sempre parte): «Si facciano conferenze stampa, non show su Facebook» si è sfogato. Con un post su Twitter.

f) Qualche giorno fa il Comune di Mamoiada, nel nuorese, ha chiarito che è possibile portare fuori il cane per fargli espletare le proprie funzioni fisiologiche, ma «l’animale deve essere necessariamente in vita». Il sindaco si chiama Monsieur de La Palice.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da pur comprensibili sfoghi ingiuriosi, la seguente rodomontata di Giuseppi: «Possiamo parlare di modello italiano» e «vogliamo che l’Europa ci segua».

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Cronaca

COVID-19, la “stupefacente” preoccupazione dell’assessore romano Raimo

Il titolare della Cultura nel Municipio III preoccupato per tossicodipendenti e spacciatori. Peggio della Raggi, che almeno tentò di rimediare alla gaffe sul lavoro nero

Mirko Ciminiello

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Christian Raimo. Foto dal sito de Il Primato Nazionale

In un periodo del tutto fuori dell’ordinario come quello che stiamo vivendo da qualche settimana, il pensiero generale è rivolto alle vittime del coronavirus, agli operatori sanitari che mettono a rischio le proprie vite per salvare i propri pazienti, a chi sta attraversando delle difficoltà dal punto di vista lavorativo. Poi però c’è anche chi, forse nell’ansia di guadagnarsi il proverbiale quarto d’ora di celebrità, fra queste “quisquilie e pinzillacchere” ci ricorda le cose davvero importanti.

È il caso di Christian Raimo, assessore alla Cultura in quota sinistra del Municipio III della Capitale, che via Facebook ha esternato a proposito di un paio di categorie che evidentemente trova vilipese: «In questi giorni non si trova roba. Gli spacciatori sono chiaramente scomparsi. I rifornimenti sono chiaramente bloccati. Zero fumo, erba, coca, eroina. I tossicodipendenti ma anche chi ne fa un uso non abituale, anche solo ludico, stanno subendo contraccolpi fisici e psichici notevoli».

Magari positivi, nel senso che l’astinenza forzata da auto-isolamento potrebbe anche indurre qualcuno a uscire dal tunnel della droga (che, per inciso, non è mai ludica ed è sempre deleteria), ma questa semplice prospettiva al Nostro pare proprio non sovvenire. In ogni caso, l’aspetto ancora più surreale è che la succitata argomentazione (si fa per dire) è la parte intelligente del suo post.

«Tra le tante cose che questa pandemia ci fa capire è il valore dell’antiproibizionismo, e che il proibizionismo ha anche degli effetti sociali devastanti» ha infatti concluso Raimo. Mostrando serie lacune sia nella sostanza, visto che il proibizionismo in questo contesto c’entra come i cavoli a merenda; sia nella forma – ma questo, dal momento che l’assessore per caso si pregia anche di essere uno scrittore, sarà al massimo un problema dei suoi correttori di bozze.

È invece un problema collettivo – e ben più serio – il fatto che un esponente delle istituzioni non riesca a capire che non può avallare comportamenti che, come minimo, sconfinano nell’illegalità. Oltretutto, a Roma non è neppure un caso isolato, se si pensa che qualche giorno fa il sindaco dell’Urbe Virginia Raggi si era detta «vicina anche a chi – sembra brutto dirlo – stava facendo un lavoro in nero e ora lo ha perso».

Virgy, però, si era almeno resa conto in fretta della propria gaffe (eufemismo), a cui aveva cercato goffamente di porre rimedio precisando che non era sua intenzione legittimare l’evasione. Raimo, invece, ha pensato male di rincarare la dose (è il caso di dirlo): «Ma riesco a capire» ha ragliato nel suo incerto italiano da letterato, «che non trattare in modo laico (sic!) la questione delle sostanze non è solo un po’ da scemi, ma in alcuni casi ha un effetto sociale dannoso per tutti».

Il popolo social – che difficilmente perdona le affermazioni intelligenti, figuriamoci le farneticazioni – lo ha fulminato chiedendogli tra l’altro perché non pensi anche ai topi d’appartamento, i cui profitti rischiano di essere azzerati dalla quarantena. Ma in fondo Raimo è lo stesso che, in occasione dell’arresto del pluriomicida Cesare Battisti, dichiarò candidamente di auspicare «l’abolizione di tutte le galere».

Solo per dire che il Nostro ha uno stile e una forma mentis, per così dire, molto peculiari. E, senza ombra di dubbio, stupefacenti.

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Cronaca

Salute, oltre agli applausi arriva per i medici il supporto delle istituzioni

Il Ministro Manfredi annuncia 10mila nuovi ingressi nel SSN, Lazio e Lombardia alle prese con nuovi hub, il Veneto lancia la strategia dei “tamponi a tappeto”. Meglio tardi che mai

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito de "Il Corriere dell'Umbria"

Non v’è dubbio alcuno che la categoria maggiormente sollecitata dall’emergenza coronavirus sia quella degli operatori sanitari. Gli eroi che stanno anteponendo le vite dei propri pazienti a tutto – perfino alla propria sopravvivenza in certi, drammatici casi: spesso lavorando in condizioni insostenibili, fra turni massacranti e la carenza di dispositivi di protezione quali le mascherine – come da allarme lanciato di recente dai sindacati.

Gli Italiani hanno capito perfettamente il senso e la portata dei sacrifici di medici e infermieri, come hanno dimostrato dapprima gli striscioni di incoraggiamento, poi gli applausi e i cori da stadio elevati durante uno dei tanti flash mob del periodo. E anche le istituzioni, dopo una fase fin troppo lunga di sottovalutazione dell’epidemia (spacciata per “poco più di un’influenza” mentre si farneticava che il vero virus fosse il razzismo e non, banalmente, il virus), stanno finalmente remando tutte nella stessa direzione.

Il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi, per esempio, ha comunicato tra l’altro che, per fronteggiare la penuria di camici bianchi, la Laurea in Medicina diventa immediatamente e definitivamente abilitante alla professione. «I diecimila laureati in Medicina che hanno fatto domanda per l’Esame di Stato, fino a ieri necessario per l’abilitazione al mestiere», potranno «essere impiegati subito nei servizi territoriali, nelle sostituzioni della Medicina generale, nelle case di riposo. Libereranno diecimila medici che, loro sì, saranno trasferiti nei reparti di corsa».

La Regione Lazio, intanto, ha disposto l’apertura di altri quattro Covid Hospital oltre all’ormai celeberrimo Spallanzani. E se il Covid 2 Hospital Columbus è già stato attivato al Gemelli, presto saranno pronti tre nuovi hub specializzati a Casal Palocco, a Tor Vergata e presso il Policlinico Umberto I.

Questo non cambia il fatto che la mossa più logica sarebbe stata sanificare e riaprire il più in fretta possibile il Forlanini: ma visto che, a quanto pare, il Governatore Nicola Zingaretti, dalla giulività della sua persistente quarantena, ha pensato male di regalarlo alle Ong, non si può chiedere di più…

Si può invece solo immaginare come possa aver preso una tale genialata il Presidente della Lombardia Attilio Fontana, che deve costantemente fare i conti col serio rischio di collasso del sistema sanitario lombardo. Al punto che, quando la Fondazione Fiera ha generosamente messo a disposizione della Regione due padiglioni per allestire (in dieci giorni) un ospedale temporaneo, sono stati i privati ad assicurare i finanziamenti necessari all’opera: in cui, forse anche per garantire il rapido completamento della struttura, è stato coinvolto anche l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, che alcuni leader politici nazionali avevano proposto come super-commissario al coronavirus ma che probabilmente era troppo competente per rivestire un ruolo simile.

Lo scopo finale, in ogni caso, resta quello di arginare la diffusione del coronavirus, che potrebbe essere perfino più pervasiva di quanto documentato. In effetti, secondo una ricerca pubblicata da Science che ha analizzato, sulla base di un modello matematico, i casi di COVID-19 in Cina, per ogni caso rilevato ce ne sarebbero 5-10 mai individuati: più precisamente, lo studio stima che l’86% di tutti i positivi non sia mai stato tracciato, e che questi casi asintomatici siano responsabili del 79% dei successivi contagi.

Gli autori hanno sottolineato l’importanza di effettuare test diffusi per rintracciare e isolare anche, anzi soprattutto chi ha contratto l’infezione senza saperlo: una strategia che sembra aver funzionato molto bene in Corea del Sud, ma che in Italia si scontra con la difficoltà di reperire i tamponi, come ci ha spiegato il professor Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

«Le aziende li distribuiscono con il contagocce» ha confermato il Governatore del Veneto Luca Zaia, annunciando l’avvio, a spese della Regione, della strategia dei “tamponi a tappeto”, che non risparmieranno i passanti. «Anche se trovo un solo positivo» ha spiegato, «significa che avrò 10 contagiati in meno».

Cosa che potrà spezzare la catena del contagio, a incontestabile beneficio dell’intera collettività. A partire dagli eroi in camice che si stanno instancabilmente prodigando per la nostra salute, facendoci fremere di un insopprimibile orgoglio.

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Cronaca

Emergenza coronavirus, per chi sono le mascherine…

I sindacati le invocano per gli operatori sanitari, Di Maio le ricompra dalla Cina a cui le aveva regalate. Ma altri pensano a carcerati, migranti e Ong

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito de Il Giorno

Test per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri i seguenti titoli e le seguenti dichiarazioni inerenti l’emergenza COVID-19 e, nello specifico, la diffusa penuria di dispositivi di protezione quali le mascherine:

a) «Coronavirus: Bonafede, 100 mila mascherine in distribuzione nelle carceri”» (Agenzia Nova. Esclusi i condannati per corruzione, salvo che non ottengano, pur con grande Travaglio, la grazia).

b) «Ci sono poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, militari e finanzieri che stanno facendo i controlli per il coronavirus senza mascherine e guanti» (il leader della Lega Matteo Salvini. Se li becca Giuseppi…).

c) «Ho ritenuto necessario rivolgermi al ministro Luciana Lamorgese per chiederle se fossero state prese misure adeguate a garantire la salute dei richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza e delle persone trattenute all’interno dei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) in tutta Italia» (la madre nobile di +Europa Emma Bonino. Però è encomiabile la costanza dei Radicali nello scegliere sempre battaglie sbagliate).

d) «L’ultima di Zingaretti. Il Forlanini alle Ong invece che ai nostri malati» (Il Tempo. Mettete che il segretario del Pd bramasse di affidarsi alle sapienti cure e alle mani esperte di Carola Rackete?)

e) Luigi Di Maio ha annunciato «l’imminente invio dalla Cina di aerei cargo con mascherine, mille respiratori polmonari e medici specializzati. Nella fase più critica noi abbiamo dimostrato vicinanza alla Cina e ora loro ricambiano con la stessa solidarietà» (Il Giornale. Il capo politico del M5S si è però scordato di precisare che l’Italia sta comprando lo stesso materiale che proprio Giggino aveva regalato a Pechino appena prima che il contagio esplodesse anche da noi. Almeno si è capito come mai nel Paese del Dragone sono entusiasti degli interscambi con i grillini).

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo per quanto possibile da epiteti vernacolari, il seguente titolo del sito Imprese lavoro: «Coronavirus, Cgil, Cisl, Uil: lettera a Conte, troppo poche le mascherine».

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Cronaca

COVID-19, Roma in ginocchio, ma la Raggi pensa a chi lavora in nero

Gaffe epocale del sindaco, che si dice sì preoccupata per la crisi che affligge soprattutto gli alberghi: ma anche per gli irregolari

Mirko Ciminiello

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Virginia Raggi. Foto dal sito glistatigenerali.com

Test per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri i seguenti titoli e le seguenti dichiarazioni inerenti le (accresciute) tribolazioni di Roma in epoca di coronavirus:

a) «Raggi: “Roma in ginocchio, crisi arrivata prima del coronavirus”» (Adnkronos. Probabilmente perché, a differenza del patogeno, non doveva passare per il Raccordo).

b) «“Chiudo il negozio e non so quando riaprirò”: il malinconico ritorno a casa, in una Roma bellissima ma deserta per colpa del virus» (La Repubblica. «Solo va un uomo in frack»).

c) «Roma in “lockdown” per coronavirus: la città è deserta» (TgCom24. Tanto per mettere in difficoltà anche la lingua italiana).

d) «Durante i momenti di difficoltà il pubblico deve mettere mano al portafoglio» (il sindaco della Capitale Virginia Raggi. Potrebbe farlo affiggere come slogan nei locali della Città Eterna).

e) «Abbiamo alberghi che hanno visto cancellare le prenotazioni dal giorno alla notte fino a questa estate» (di nuovo il primo cittadino dell’Urbe. Che non si capisce se la ritenga una cosa positiva in quanto, per una volta, non è colpa sua).

f) «Roma, foto del giorno: “Ma andare a prostitute conta come spostamento urgente?”» (Il Corriere della Città. Purché si rispetti la distanza di un metro o si indossi la mascherina, senza scordare, dopo, di lavarsi le mani).

Ciò posto, il candidato commenti, esimendosi per quanto possibile dal prendere a testate la prima parete del circondario, la seguente dichiarazione rilasciata in diretta tv sempre da Virgy, che oltretutto, come aggravante, è pure avvocato: «Sono vicina anche a chi – sembra brutto dirlo – stava facendo un lavoro in nero e ora lo ha perso».

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Cronaca

COVID-19, testato a Napoli un farmaco che blocca gli effetti del virus

Il tocilizumab, un anti-artrite, era già risultato efficace in Cina. E gli ospedali partenopei chiedono un protocollo urgente per estenderne l’uso

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito de Il Secolo XIX

In tempo di coronavirus, epoca di profondo cambiamento delle abitudini, capita che perfino gli aforismi vadano aggiornati – fortunatamente, in meglio. Se infatti Goethe affermava che «vedi Napoli e poi muori», oggi è proprio dal capoluogo partenopeo che arriva una ventata di ottimismo contro il microscopico esserino che sta mettendo sotto scacco il mondo intero. Per la precisione, dall’ospedale “Domenico Cotugno” dove, grazie anche alla partnership con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale”, due pazienti gravi, sottoposti a una terapia sperimentale, hanno mostrato sensibili miglioramenti in un giorno appena.

Il farmaco della speranza si chiama tocilizumab, e normalmente viene impiegato per curare l’artrite reumatoide: tuttavia, si era dimostrato efficace contro la polmonite causata dal COVID-19 già in Cina dove, in 24-48 ore, aveva dato esiti incoraggianti su 20 dei 21 pazienti a cui era stato somministrato. Si tratta del cosiddetto uso “off label”, ovvero al di fuori delle indicazioni per cui un medicinale è stato registrato.

Ora, però, «è molto importante che il suo utilizzo venga esteso quanto prima, così potremo salvare più vite», come ha evidenziato il professor Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Medica Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del “Pascale”. Per questo «serve subito un protocollo nazionale», e anche uno studio clinico multicentrico che consenta di validare i risultati preliminari.

Il dottor Ascierto ha comunque precisato che il tocilizumab non è un farmaco specifico per il coronavirus: ne combatte però gli effetti, producendo un miglioramento delle capacità respiratorie che consente di avviare il percorso di guarigione e di conseguente uscita dalla terapia intensiva.

L’intuizione degli specialisti è stata quella di concentrarsi sull’infiammazione polmonare associata alla patologia, in cui sembra giocare un ruolo importante una proteina chiamata interleuchina 6. Si tratta di una molecola prodotta da determinate cellule per stimolare la risposta immunitaria – un po’ come un sistema d’allarme biologico. A volte, però, questo guardiano naturale “impazzisce”, e, anziché dirigere l’artiglieria pesante contro il nemico, fa sì che il sistema immunitario attacchi l’organismo stesso, causando quelle che vengono definite “malattie autoimmuni” – come, appunto, l’artrite reumatoide.

Per capire la dinamica, è come se il nostro corpo avesse a disposizione una squadra di cecchini in attesa che degli informatori indichino loro gli obiettivi: solo che gli informatori, di punto in bianco, iniziano a piazzare i bersagli davanti alle postazioni alleate, scatenando il più letale dei fuochi amici. Il tocilizumab riesce a neutralizzare proprio gli informatori – cioè l’interleuchina 6 -, impedendo le false segnalazioni alla base del masochistico bombardamento. E oltretutto, rispetto ad altri medicinali usati – sempre in via sperimentale – per trattare il contagio da COVID-19, ha il pregio di essere somministrato in un’unica soluzione e di non interferire con il protocollo terapeutico a base di antivirali.

Naturalmente è ancora troppo presto per esultare, ma forse si può guardare all’immediato futuro con maggiore fiducia. E, in un momento in cui l’Italia è sotto i riflettori dell’intero orbe terracqueo esclusivamente per le drammatiche notizie relative all’epidemia, questo successo, benché ancora parziale, ha un gusto tutto particolare: probabilmente perché, proprio come il celeberrimo «napalm al mattino» di Apocalypse now, profuma di vittoria.

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