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Nord Stream, gli Usa e quel “buco nell’acqua…”

Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico

Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico

Per Antony Blinken il sabotaggio del gasdotto è una “straordinaria opportunità” per l’Europa, di cui intanto gli Stati Uniti sono divenuti il primo fornitore di GNL: cui prodest?

Da www.romait.it

Si tinge sempre più di giallo l’affaire del danneggiamento dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 (che d’altronde aveva destato delle perplessità fin dall’inizio). Il “merito”, stavolta, è del Segretario di Stato americano Antony Blinken, e in particolare di alcune sottili allusioni “sfuggitegli” durante una conferenza stampa. E, come affermava il Divo Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico
Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico

Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream

Sul sabotaggio dei due metanodotti Nord Stream, la vera domanda che aleggia fin dallo scoppio del caso (e non solo) è: cui prodest? In merito, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, come riferisce l’Adnkronos, era stato chiaro fin da subito. «Le ipotesi che la Federazione russa sia coinvolta nell’incidente sono semplicemente stupide», perché i danni «rappresentano un problema anche per noi». Anzi, il funzionario moscovita aveva ribaltato le accuse (flebili, per la verità), dando a intendere che non fosse piuttosto da escludere un coinvolgimento degli Usa.

Un’idea che, per lo più, era stata liquidata come una provocazione o, al massimo, una boutade. Ma che appare clamorosamente più concreta se si legge attentamente tra le righe di un recente intervento riportato sul sito ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense.

Le allusioni di Blinken

Protagonista è il Ministro degli Esteri Blinken, che ha definito il disastro «una straordinaria opportunità [per l’Ue, N.d.R.] per sbarazzarsi una volta per tutte della dipendenza dall’energia russa». E ha aggiunto che «ora siamo il primo fornitore di GNL per l’Europa».

Questi dati fanno il paio con la strenua opposizione comunitaria al price cap generalizzato sul metano, che nuocerebbe proprio agli esportatori di gas naturale liquido. Che dunque verrebbe dirottato su altre rotte (letteralmente, visto che si trasporta via nave). Corollario finale sono le ripercussioni sull’industria della Germania, forse il Paese del Vecchio Continente meno allineato (perché più perplesso) sulle sanzioni atlantiste contro la Russia.

Ragionando a stelle e strisce, sarebbero almeno tre o quattro piccioni con una fava. Ma l’Occidente continui pure a dare la colpa a Vladimir Putin: anche a costo di fare nuovamente (è il caso di dirlo) un… buco nell’acqua.