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Economia

La legge155/2017 crisi d’impresa: esperti a confronto alla Camera dei Deputati

Domenico Di Catania

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Mercoledì 26 giugno, presso la Sala del refettorio della Camera dei Deputati si è tenuto il convegno promosso dalla ASSOCIAZIONE NAZIONALE ESPERTI PROCESSI GESTIONALI e dalla ECP sulla legge sulla Crisi d’impresa L. 155/2017.

Il moderatore dott. FEDERICO FOSCHINI (dirigente ECP-ANEPG) apre i lavori evidenziando che questa legge cambia il modo di fare impresa, gli imprenditori, infatti, sono chiamati allo sviluppo di una nuova cultura direzionale fondata sulla pianificazione e sul controllo cambiando, di conseguenza anche il ruolo dei consulenti aziendali.

Il primo relatore l’avv. RICCARDO GRAZIANO esperto di diritto societario e fallimentare del foro di Roma e Segretario Generale Ente Nazionale per il Mediocredito illustra l’importanza delle azione preventive al minimo campanello di allarme di insolvenza da parte dell’aziende e sottolinea importanza dell’opportuno utilizzo del micro credito.

L’ avv. DANIELA CAMPUS specialista del diritto fallimentare del foro di Roma evidenzia anche lei l’importanza delle azioni preventive attraverso gli strumenti di allerta introdotti dal nuovo Codice della crisi d’impresa che rappresentano senz’altro una delle novità di maggior rilievo dell’intera norma.

L’attivazione delle misure idonee e l’adozione delle necessarie iniziative consentono all’impresa di beneficiare delle misure premiali previste dall’art. 25 della norma, ed evitare che si realizzano quelle cause ostative ai benefici, previste dal precedente art. 24. Nel concordato liquidatorio, fermo restando l’obbligo del soddisfacimento del 20% dell’ammontare complessivo del credito chirografario, è ora ammissibile solo nel caso in cui ai creditori vengano messe a disposizione risorse ulteriori rispetto a quelle rappresentate dal patrimonio del debitore.

 

E’ ciò viene valutato, caso per caso, dal giudice attraverso una valutazione della fattibilità economica del piano rilevato dal commissario giudiziale.

Il successivo intervento dell’avv.  CLAUDIA ABATECOLA esperta in Diritto bancario e tributario sempre  del foro di Roma fa il punto ponendo l’attenzione a nuovi sistemi di allerta ma sottolinea che tale meccanismo di intervento deve essere assolutamente confidenziale al fine di non pregiudicare tutto l’assett soprattutto verso gli istituti di credito. Il presupposto oggettivo cioè lo stato di difficoltà economico/finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate deve far scattare la procedura di allerta e la composizione assistita della crisi.

L’avv FABIO SANTANIELLO esperto di DIRITTO PENALE E PENALE TRIBUTARIO DEL FORO DI ROMA traccia un quadro preoccupante per gli aspetti penali, pur ribadendo che per l’attuale normativa bisogna intervenire al primo campanello di allarme in realtà l’imprenditore è sottoposto a un “Grande Fratello . Infatti sul profilo penale la precedente norma del 42 entrava solo nel momento” patologico” dell’azienda, ma l’attuale norma, volendo prevenire, responsabilizza l’imprenditore aprioristicamente con i sistemi di allerta e se tali sistemi non sono stati applicati nella giusta maniera la bancarotta ha maggiore valenza sull’aspetto penale, diventando, quindi, tutto l’impianto legislativo, un inasprimento dell’applicazione della pena con risvolti altrettanto drammatici per i professionisti.

Il dott CLAUDIO ZAMBOTTO Presidente dei commercialisti di Roma fa il punto sulle verifiche da eseguire alla luce della nuove norme del Codice della crisi d’impresa; i punti da considerare sono innumerevoli dalla conformità dello statuto alla conformità dello bilancio e bisogna far adottare all’impresa un sistema di organizzazione interno, amministrativo e contabile idoneo a rilevare tempestivamente la crisi e inoltre l’ art. 13 cc. 2 e 3 enuncia che è compito del consiglio nazionale dei dottori commercialisti elaborare con cadenza almeno triennale gli indici della crisi che valutati unitariamente fanno presumere la sussistenza di uno stato di crisi.

Il dott. Zambotto continua evidenziando gli indici di carattere reddituale, finanziario e gestionale da monitorare per l’eventuale attivazione “obbligatoria” della procedura di allerta evidenziando che questa non costituisce causa di risoluzione dei contratti pendenti anche se stipulati con pubbliche amministrazioni, né revoca degli affidamenti bancari come evidenziava nel precedente intervento l’avv. Claudia Abatecola parlando di meccanismo confidenziale.

Dopo avere ascoltato i tecnici, che hanno illustrato egregiamente le nuovi norme il moderatore dott. FEDERICO FOSCHINI a questo punto, dà la parola alle aziende attraverso  il Segretario nazionale della CONFEPI, l’associazione di categoria che rappresenta  l’interfaccia tra professionisti  ed imprese nei confronti delle istituzioni pubbliche e private, il dott. FRANCESCO SPENA BARRETTA il quale saluta il Presidente CONFEPI dott. GIANFRANCO CANDELA e lo ringrazia per l’impegno profuso che ha permesso la crescita esponenziale e di qualità della stessa associazione.

Il dott. Francesco Spena Barretta con l’occhio attento di chi conosce il territorio e suoi protagonisti imprenditori, evidenzia i reali problemi che le aziende quotidianamente subiscono da tutti ma a maggior ragione lo stato che dovrebbe tutelare il patrimonio più importante che sono appunto le piccole e medie imprese con questo nuovo codice della crisi di impresa evidenzia il netto scollamento che esiste fra legislatore e l’impresa.

Il compito delle associazioni di categoria è quello di rendere consapevole l’imprenditore (consapevolezza che potrebbe mancare perché è giustamente impegnato negli obiettivi aziendali e a garantire lavoro ai propri dipendenti), dare supporto ponendosi con professionisti al fianco dell’imprenditore ma fare anche da centro di aggregazione superando insieme le ulteriori barriere poste da un legislatore diciamo “poco attento”.

Il dott. ROBERTO NARDELLA Presidente Confimea Confederazione datoriale di piccole e medie imprese che associa oltre 400.000 aziende in Italia esordisce con una bellissima provocazione “La legge entrerà complessivamente in vigore nell’agosto del 2020, ma ci saranno gli imprenditori?” effettivamente lo scenario prospettato dello stato di crisi, di insolvenza, di concordato, fallimento e di severe pene detentive dell’imprenditore è a dir poco catastrofico da abbandonare tutto e fuggire via!  

Ma cosa devono e possono fare gli imprenditori?

Purtroppo il legislatore, ribadisce il presidente dott. Nardella, non conosce la realtà delle aziende, l’economia reale, pratica, quella di tutti i giorni, non è conosciuta per cui gli imprenditori devono fare rete, c’è uno strumento che è appunto la rete di impresa che permette la condivisione di progetti e risorse fra le aziende presentandosi sul mercato come un soggetto unico e quindi più forte e con più opportunità. Bisogna seguire modelli come questi di aggregazione e perseverare.

Infine chiude il dott PIETRO ZAPPATERRENO CEO e Founder ECP – ANEPG associazione promotrice della convegno. Evidenzia che l’effetto di tale stravolgimento oltre a portare a una certificazione dei processi aziendale e gestionali deve portare a una ridefinizione del ruolo dell’imprenditore arrivando a una vera e propria “patente” dell’imprenditore a sua tutela e della sua impresa!

 

La mia conoscenza e consapevolezza in materia è stata rafforzata dall’esauriente e dall’altissima qualificazione di tutti i relatori tecnici e il mio pensiero coincide in maniera pedissequa a quello del Segretario nazionale della CONFEPI Francesco Spena Barretta e il presidente della CONFIMEA Roberto Nardella scevro da qualsivoglia condizionamento ritengo che lo scollamento che esiste fra il legislatore e gli imprenditori è padre di questo Codice della Crisi di impresa, e senza nessuna reticenza invito i politici a riflettere davvero sul fatto che il motore della nostra Italia sono le piccole e medie imprese e non si possono e non si devono utilizzare strumenti che sono in qualche modo coercitivi perché non sempre applicabili; anche io agli imprenditori consigli di aggregarsi, di fare rete, ritengo che lo strumento della Rete di Impresa possa essere uno strumento che permette di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, è comprovato che questo modello consente il miglioramento del fatturato e ottimizzazione dei costi, aumentando di conseguenza gli utili, scongiurando i pericoli di una “Crisi di Impresa”!

Economista, manager di aziende di importanza nazionale ed europee, da circa 25 anni è consulente di direzione e organizzazione aziendale e si occupa di contratti di rete aziendali. Da circa 10 anni si interessa di start up e consulenza globale per le aziende nel campo del food, in particolare della ristorazione. Ha frequentato prestigiosi corsi di cucina. Assaggiatore di formaggi ONAF. E' esperto di materie prime e scrive da 5 anni articoli di enogastronomia.

Economia

Fisco, indice Isa: Adc e Anc chiedono la disapplicazione e promuovono iniziativa

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ADC e ANC hanno promosso un’azione congiunta, su più fronti, per ottenere la disapplicazione degli indici Isa per l’anno 2018. Abbiamo chiesto formalmente al Ministro dell’Economia e al Direttore dell’Agenzia delle Entrate di adoperarsi fattivamente al fine dell’emanazione di un provvedimento di stop.

Inoltre, abbiamo sollecitato i Garanti del Contribuente di tutte le Regioni, sottolineando loro il perdurare della situazione di caos, aggravatasi con l’emanazione del Decreto, pubblicato il 17 agosto G.U. con cui sono state introdotte ulteriori modifiche al sistema di calcolo degli ISA, in plateale violazione del termine dei sessanta giorni che lo Statuto del Contribuente prevede per la comunicazione di siffatte misure, minando ancora un volta, se è possibile farlo in maggior misura, i principi che dovrebbero regolare i rapporti tra lo Stato e il Cittadino.

Abbiamo inoltre avviato una massiccia operazione di sensibilizzazione presso tutti i commercialisti e le aziende clienti, affinché, anche da parte loro arrivi al MEF la richiesta di disapplicazione degli Isa. È stata anche inviata una missiva ai Presidenti delle maggiori Associazioni rappresentative delle aziende e dei lavoratori autonomi sollecitando un incontro finalizzato a definire il possibile comune impegno, alla luce del fatto che sono le realtà economiche le prime vittime di questa perdurante incertezza normativa.

La Confederazione, in caso di un mancato ascolto, intraprenderà ulteriori e più incisive azioni a tutela della categoria e dei contribuenti. Le imprese e i lavoratori autonomi non sono sudditi, ma i principali motori del sistema paese. Tenerli in ostaggio con strumenti statistici di dubbio funzionamento e ancor più dubbio esito non significa aiutare l’Italia a crescere e riprendersi, ma solo costruirsi un alibi nella lotta all’evasione.

Siamo consapevoli che il momento politico troverà i nostri interlocutori più distratti di quanto accade solitamente, ma come associazioni di categoria abbiamo il dovere di mantenere tutti i nostri sforzi concentrati sulle difficoltà dei nostri colleghi e delle imprese; le scadenze mordono e il tempo per “attendere gli sviluppi della politica” non c’è.

 

Riceviamo e pubblichiamo da Ufficio Comunicazione ADC (Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) e ANC (Associazione Nazionale Commercialisti).

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Economia

Ocse: rallenta crescita pil, Italia all’ultimo posto con crescita zero

Tra le sette principali economie, gli Stati Uniti hanno messo a segno la crescita annuale più elevata (+2,3%), mentre l’Italia ha registrato la crescita annuale più bassa (0,0%).

Giulia Marilungo

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Nuovi dati sul nostro paese arrivano dall’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico (Ocse). L’Ocse (con sede a Parigi) conta 34 Paesi membri aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato. Nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nei paesi membri è aumentato.

L’andamento è positivo anche in Italia che si piazza però sotto la media dell’organizzazione parigina. La crescita nel nostro Paese è stata dello 0,5% rispetto al +0,6% dell’Ocse e il +0,7% di Eurolandia. Secondo i dati della stessa Ocse, in Germania l’aumento è stato dello 0,6%, in Francia dello 0,8%, negli Stati Uniti e in Canada dello 0,9%. Sotto di noi solo il Regno Unito (+0,3%)

Il pil dell’area Ocse rallenta nel secondo trimestre dell’anno con una crescita dello 0,5% rispetto allo 0,6% dei primi tre mesi del 2019.  Regno Unito (a -0,2% dal +0,5% nel trimestre precedente) e Germania (a -0,1% da +0,4%) registrano il più marcato rallentamento nella crescita del pil tra i Paesi del G7. Più moderato è il rallentamento in Stati Uniti e Giappone (rispettivamente al +0,5% e al +0,4%, dal +0,8% e dal +0,7% nel trimestre precedente) e solo marginale in Francia  (da +0,3% a +0,2%) e Italia (da +0,2% a zero).

Tra le sette principali economie, gli Stati Uniti hanno messo a segno la crescita annuale più elevata (+2,3%), mentre l’Italia ha registrato la crescita annuale più bassa (0,0%). Crescita zero quindi sia rispetto al primo trimestre 2019 che allo stesso periodo dell’anno scorso. La Germania è cresciuta dello 0,4% e la Francia dell’1,3%. Il Pil del Regno Unito è aumentato dell’1,2%. La media dell’Unione europea è stata di +1,3% e quella di Eurolandia di +1,1%.

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Economia

Fisco: “Le modifiche di ferragosto ai modelli ISA sono inaccettabili”

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Le Associazioni ADC e ANC prendono atto, con rammarico, che dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.192 del 17 agosto scorso del DM 9 agosto 2019, è stata di fatto sancita la violazione delle disposizioni che regolano i rapporti di lealtà e collaborazione che dovrebbero sussistere fra fisco e contribuenti. Le rilevanti modifiche apportate, tramite il suddetto decreto, ai dati dei modelli ISA precompilati violano infatti espressamente, fra le altre, le disposizioni contenute nell’articolo 6, comma 3, della legge n.212 del 2000 (cd Statuto del Contribuente) ai sensi delle quali non possono essere apportate modifiche ai modelli e ai software dichiarativi senza lasciare ai contribuenti un termine di almeno sessanta giorni rispetto al termine previsto per l’adempimento.

Queste modifiche, poiché sono state rese note soltanto il 17 agosto scorso, non concedono ai contribuenti il termine minimo previsto. Siamo dunque di fronte all’ennesimo strappo perpetrato ai principi di collaborazione e buona fede che dovrebbero governare, in ogni tempo, i rapporti fra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti. Per effetto delle novità introdotte sarà dunque necessario procedere ad una revisione generale dei calcoli effettuati e ciò non potrà avvenire prima delle opportune modifiche ai software dichiarativi e gestionali.

Ciò significa che per gli studi professionali il tempo effettivo a disposizione per ricalcolare tutte le posizioni ISA dei propri clienti sarà meno di un mese. Tenuto conto della pausa estiva, difficilmente le software house renderanno disponibili gli aggiornamenti ai programmi prima dell’inizio del mese di settembre. Quanto sta accadendo intorno ai nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale fa crescere ulteriormente le già forti perplessità che le Associazioni ADC e ANC hanno manifestato, fin da subito, in merito alle difficoltà applicative, al ritardo nel rilascio dei software e all’assenza di veri e propri chiarimenti di prassi amministrativa.

Le novità ferragostane rafforzano dunque il giudizio sull’illegittimità dell’intero strumento già espresso dai Presidenti ADC Enzo De Maggio e ANC Marco Cuchel ai Garanti dei Contribuenti di tutta Italia. Ma c’è di più. Le modifiche apportate con il decreto in commento, come si legge nel suo articolo 1, tengono infatti conto del parere reso dalla commissione degli esperti in data 14 febbraio 2019. Se ciò è vero resta da chiedersi per quale motivo si è atteso il 17 agosto per rendere pubbliche le modifiche e le novità apportate ai calcoli dei modelli ISA precompilati. 

A questo punto la soluzione più opportuna e sulla quale ADC e ANC si sono già espresse dovrebbe comportare la totale disapplicazione degli indici Isa per il periodo d’imposta 2018. In assenza di questa misura risolutiva, è necessario comunque che si prenda atto delle violazioni che le recenti modifiche determinano e sia disposto un congruo slittamento del termine del 30 settembre per i versamenti delle imposte dovute a saldo e in acconto da parte dei contribuenti soggetti ai nuovi modelli ISA.

L’applicazione dei nuovi indici ISA è questione ormai esasperante per la categoria e costituisce purtroppo l’ennesimo esempio di un agire della Pubblica Amministrazione che non è più tollerabile e rispetto al quale occorre sia intrapresa una sostanziale inversione di marcia. I commercialisti faranno sentire la loro voce, le Associazioni ADC e ANC sono infatti intenzionate, nel corso dell’autunno, a mettere in campo iniziative attraverso le quali esprimere in modo tangibile il profondo disagio dei professionisti e chiedere adeguate riforme fiscali.

(ADC – ANC Comunicazione)

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Cronaca

Malattia e infortunio del professionista: una proposta di legge per la tutela dei commercialisti

Mauro D'Ambrogio

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commercialista, fiscale

Mercoledì 7 agosto, presso la Sala dei Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, si è svolta la conferenza stampa organizzata dalla Consulta dei parlamentari commercialisti per illustrare il disegno di legge avente primo firmatario il Sen. Andrea De Bertoldi, per la sospensione della decorrenza dei termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio. A questa iniziativa non poteva mancare l’Associazione Nazionale Commerciali che da oltre due lustri chiede alla politica di sanare un vuoto normativo che lede gravemente il diritto dei
professionisti alla tutela della salute, con la compromissione della qualità della loro vita e della possibilità di svolgere il proprio lavoro con la dovuta tranquillità. “La storia dell’impegno dell’ANC su questo aspetto di fondamentale importanza per tutti i liberi professionisti – spiega il Presidente ANC Marco Cuchel, intervenuto alla conferenza insieme ai
consiglieri nazionali Miriam Dieghi e Luciano Olivieri – è lunga ed è segnata dalle numerose proposte di legge e risoluzioni che si sono susseguite nel corso delle legislature e che hanno fatto proprie quelle istanze che l’ANC ha ripetutamente rappresentato a tutte le principali
forze parlamentari, per sancire il riconoscimento di un diritto che dalla Costituzione è garantito a tutti i cittadini.”. Dalla proposta dell’On. Alberto Fluvi presentata alla Camera per la prima volta nel 2004, poi nel 2006 e nuovamente nel 2008, è seguita la proposta di legge a firma dell’On. Gioacchino Alfano nel 2010 e nel 2013, anno della presentazione anche di una ulteriore proposta sulla materia a firma dell’On. Marco Causi.

“Purtroppo – aggiunge il Presidente Cuchel – fino ad oggi, alla soddisfazione per aver visto accolte le nostre istanze è seguita sempre la delusione per la mancata approvazione di un testo normativo, nonostante il Jobs Act Autonomi (legge 81/2017) abbia modificato alcuni aspetti della disciplina della maternità, della malattia e dell’infortunio per i lavoratori autonomi, ampliando tutele di natura previdenziale, nessuna norma riconosce oggi al professionista che si ammala o che si infortuna gravemente la sospensione dei termini stabiliti a favore della Pubblica Amministrazione per gli adempimenti da espletare per conto dei propri clienti”. Appena lo scorso maggio, nell’ambito del convegno nazionale a Scicli, l’ANC era tornata nuovamente sul tema sollecitando l’approvazione di una legge e il Sen. De Bertoldi, presente ai lavori, aveva dato la sua disponibilità a farsi promotore di una nuova proposta, promessa che, con soddisfazione, rileviamo essere stata mantenuta.

L’ANC plaude alla presentazione del disegno di legge da parte dei Senatori firmatari De Bertoldi, Fenu, Romeo, Pichetto Fratin e Marino, la cui natura, per la prima volta bipartisan, fa ben sperare sull’esito dell’iter parlamentare che ci si augura abbia tempi ridotti e si concluda positivamente. Di certo la presenza alla conferenza di oggi anche del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti testimonia la condivisione dell’iniziativa da parte dell’intera categoria.

“Ciò che invochiamo da anni – conclude Cuchel – è una legge di buon senso, che riconosca il diritto costituzionalmente garantito alla salute, un segno di civiltà per affermare la dignità dei professionisti e del loro lavoro.”.

(ANC Comunicazione)

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Cronaca

Autostrade, possibili disagi nel weekend per lo sciopero dei casellanti

Agitazione domenica 4 agosto dalle ore 10 alle 14 e dalle ore 18 alle 2 di lunedì mattina

Andrea Pranovi

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Il weekend del primo esodo di agosto sarà caratterizzato dallo sciopero proclamato dai lavoratori dei trafori. Possibili disagi alle barriere, con il rischio che si formino lunghe code. La protesta è prevista dalle 10 alle 14 di domenica 4 agosto e dalle 18 di domenica 4 agosto alle 2 di mattina di lunedì 5 agosto.

L’agitazione è stata indetta dalle sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Trasporti. Incroceranno le braccia sia gli addetti all’esazione ai caselli sia il personale turnista non sottoposto alla regolamentazione dello sciopero. Possibile stop anche per quanto riguarda il personale impiegato con turni sfalsati e spezzati nelle ultime 4 ore della prestazione. Il personale tecnico e amministrativo, invece, si fermerà le prime 4 ore del proprio turno di lunedì 5 agosto.

Autostrade per l’Italia, come spiega attraverso una nota, “ha attivato una serie di misure per assistere gli automobilisti e favorire gli spostamenti degli italiani in una domenica di forte esodo“. Si prevede il potenziamento dei presidi di pronto intervento e di assistenza per chi sarà in viaggio.

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Economia

Fisco: Indici Isa avanti tutta, per il Ministro Tria non esiste alcun problema…

Con la pausa agostana e la scadenza del 30 settembre alle porte, il funzionamento degli indici ISA è ancora costellato di interrogativi

Mauro D'Ambrogio

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Per imprese e professionisti, da mesi alle prese con il rompicapo ISA, sono state sicuramente una doccia fredda le parole del Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha sostenuto che con gli Isa si va avanti senza ripensamenti, che gli stessi sono stati definiti con la collaborazione delle categorie economiche e che una loro applicazione depotenziata significherebbe, di fatto, penalizzare i contribuenti virtuosi e favorire i soggetti fiscalmente meno affidabili. Da tempo i commercialisti denunciano una condizione di indeterminatezza che diventa ogni giorno più ingestibile.

Il susseguirsi infatti delle nuove versioni del software rilasciate dall’Agenzia delle Entrate, l’ennesimo aggiornamento è la versione 1.0.5 del 31 luglio scorso, non permette di avere certezza dei punteggi elaborati, con calcoli da rifare da capo ogni volta e risultati che si modificano. Il Ministro non ha semplicemente deciso di ignorare gli allarmi lanciati dalla categoria, ha ignorato, ed è cosa ben più grave, quanto espresso da alcuni dei Garanti dei Contribuenti, i quali hanno rappresentato al Ministero le stesse preoccupazioni manifestate dalle Associazioni rispetto alla difficile applicazione degli ISA.

Per il Ministro tornare ai vecchi studi di settore sarebbe un passo indietro. E’ appena però il caso di far presente -tengono a precisare i Presidenti ADC (Associazione Dottori Commercialisti) e ANC (Associazione Nazionale Commercialisti), Enzo De Maggio e Marco Cuchel, – che non abbiamo mai chiesto di tornare agli studi di settore mentre è stata chiesta semplicemente la disapplicazione per il 2018 vista l’inadeguatezza di questo strumento, le cui conseguenze non si possono far pagare alle imprese e ai professionisti intermediari. Il richiamo fatto dal Ministro alle semplificazioni contenute nel Decreto Crescita è privo di fondamento e se vogliamo anche poco rispettoso della professionalità degli addetti ai lavori.

A dispetto del quadro delineato dal Ministro, è di estrema gravità dover prendere atto che, considerata la scadenza del 30 settembre, purtroppo quando si materializzeranno sia le circolari esplicative sia i nuovi aggiornamenti si dovrà registrare l’ennesima violazione dello Statuto del Contribuente, con il mancato rispetto del termine previsto dei 60 giorni.
La straordinarietà della proroga dal 30 giugno al 30 settembre 2019 per il versamento delle imposte dovute dai contribuenti soggetti agli ISA, con le conseguenti ripercussioni sul gettito fiscale, è sufficiente di per sé a dare la misura della gravità della condizione attuale.

Con la pausa agostana e la scadenza del 30 settembre alle porte, nonostante l’inspiegabile ottimismo del Ministro dell’Economia, per imprese e professionisti il funzionamento degli indici ISA continua ad essere costellato di interrogativi, nell’attesa che il Governo decida prima o poi di prendere coscienza del problema e di intervenire per risolverlo.

(ADC – ANC Comunicazione)

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Economia

Lavoro: disoccupati in calo a giugno 2019, sono scesi di 29 mila unità nel primo semestre

Lo rileva l’Istat, specificando che si tratta del tasso più basso da gennaio 2012

Andrea Pranovi

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Quarta flessione consecutiva per la disoccupazione, che a giugno ha fatto segnare il 9,7%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente. Lo rileva l’Istat, specificando che si tratta del tasso più basso da gennaio 2012.

I disoccupati sono scesi di 29 mila unità a giugno. In calo anche il tasso dei senza lavoro nella fascia di età 15-24 anni, in cui la disoccupazione è scesa di 1,5 punti percentuali, portandosi così 28,1%.

Gli occupati sono scesi di 6 mila unità, in crescita tra le donne (+15 mila) e in diminuzione tra gli uomini (-21 mila). In crescita gli occupati nelel fasce 15-24 anni (+10 mila) e 35-49 anno (+5 mila), mentre si registra un calo nella fascia 25-34 anni (-4 mila) e tra gli ultracinquantenni (-18 mila).

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Cronaca

Trasporti, sciopero nazionale mercoledì 24 e venerdì 26 luglio

Agitazione divisa in due giornate proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti

Andrea Pranovi

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Possibili disagi per il trasporto pubblico locale, ferroviario e aereo mercoledì 24 e venerdì 26 luglio per uno sciopero nazionale dei trasporti diviso in due giornate. Mercoledì 24 ad incrociare le braccia saranno i lavoratori dei settori settori del trasporto pubblico locale, ferroviario, merci e logistica, marittimo e porti, autostrade, taxi e autonoleggio; due giorni dopo, invece, sarà la volta del trasporto aereo.

Il 24 l’agitazione nel trasporto pubblico locale sarà di quattro ore secondo modalità locali, mentre nel settore ferroviario la protesta sarà per 8 ore, dalle 9 alle 17. Venerdì invece lo sciopero interesserà il trasporto aereo, ad eccezione dei controllori di volo di Enav, per quattro ore, dalle 10 alle 14.

La protesta è stata proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. “Scioperiamo – ha dichiarato Stefano Malorgio, segretario generale della Filt Cgil – perché siamo di fronte a un governo che ad oggi non ha adottato alcun tipo di strategia complessiva sui trasporti, mettendo a serio rischio il settore e il Paese”.

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Economia

Huawei: investimenti in Italia per 3,1 mld di dollari

Inoltre, Huawei creerà 1.000 posti di lavoro diretti più 2.000 di indotto.

Giulia Marilungo

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Huawei investirà in Italia 3,1 miliardi di dollari (2,75 miliardi di euro) nei prossimi tre anni e creerà 1.000 posti di lavoro diretti più 2.000 di indotto. Il Ceo di Huawei Italia, Thomas Miao, lo ha comunicato oggi durante un incontro con la stampa in occasione della sponsorizzazione della mostra ‘Leonardo mai visto’, percorso dedicato all’artista-ingegnere tra affreschi restaurati, mostre, installazioni multimediali e percorsi virtuali Al Castello Sforzesco. Nel dettaglio, il colosso cinese investirà “1,9 miliardi di dollari in acquisto di forniture, 1,2 miliardi in marketing e operations e 52 milioni in ricerca e sviluppo”.

“Voglio chiedere regole trasparenti, efficienti e giuste” ha specificato Miao, in merito all’applicazione del golden power (l’azione speciale che offre al governo strumenti in caso di rischio concreto che consentono di intervenire, conferendo allo Stato maggiori poteri rispetto agli altri azionisti) sul 5g in Italia. “Al momento si applica solo ai fornitori non europei, invece, dovrebbe essere rivolto a tutti, perché la tecnologia è neutrale e non è legata a questioni geopolitiche”.

In questi 15 anni di presenza in Lombardia , Huawei ha sempre attribuito grande valore alla ricerca e all’innovazione, contribuendo allo sviluppo con l’apertura a Milano di un centro globale di Ricerca e Sviluppo dedicato alle tecnologie microwave e alle alte frequenze al quale si aggiungerà, nel corso del 2019, un secondo centro globale di Ricerca e Sviluppo dedicato al design. 

Inoltre l’azienda ha costruito in quest’area collaborazioni con importanti aziende e università insieme alle quali lavora a importanti progetti di ricerca e partecipa ai trial 5G di Milano e area metropolitana, delle sperimentazioni pratiche che hanno già portato alla realizzazione di casi d’uso di 5G in ambito Smart City, ovvero il luogo dove le infrastrutture e i servizi tradizionali diventano più efficienti tramite l’impiego delle tecnologie di informazione e comunicazione digitale.

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Economia

Chi tutela le “maltrattate” aziende italiane? Un intervista per orientarci!

Domenico Di Catania

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Dopo la personale esperienza dell’incontro tenutosi presso la camera dei deputati sulla crisi d’azienda, la mia anima di curioso, e di chi non si ferma a un singolo avvenimento, vuole approfondire e trasmettere ai propri lettori la propria conoscenza alla ricerca della verità.

E proprio per questo motivo che cerco di capire quali sono gli attori che quotidianamente si “avventurano” fra legislatori, aziende, professionisti nuotando in un mare magum fatto di complicati sistemi burocratici e legislativi, ed essenzialmente di numeri che non tornano per il nostro ormai povero sistema economico.

Ed è così che avvicino, intervistandolo, il Segretario Generale nazionale della CONFEPI, la confederazione di categoria, il dott. FRANCESCO SPENA BARRETTA anche perché mi aveva incuriosito molto il suo intervento, e per la sua conoscenza del territorio delle problematiche degli imprenditori e dei professionisti che sono accanto agli stessi.

Lo stesso, precisa subito che la CONF.E.P.I. Confederazione Europea professionisti e imprese, si propone di rappresentare i professionisti e le imprese nei confronti delle istituzioni Pubbliche e Private, e, oltre ad offrire la rappresentanza sindacale ai propri associati, si crea una vera è propria rete tra gli aderenti che consente di  condividere informazioni, dati ed esperienze,  mettendo in comune le conoscenze e le informazioni  a disposizione di ciascuno, migliorando così l’efficacia e l’efficienza delle proprie attività e la competitività sul mercato.

Ma concretamente la CONFEPI cosa propone ai propri associati?

Partendo dai servizi classici, risponde il dott. Franceso Spena Barretta, come il CAF (Centri di Assistenza Fiscale) la Confepi è anche ente bilaterale ed Organismo paritetico promuovendo e intervenendo sulla formazione professionale sia di apprendistato che continua e specialistica come, ad esempio, la sicurezza sul lavoro. Tutti i servizi di supporto che vanno dalla consulenza professionale alla tutela legale, all’ accesso a finanziamenti e/o ad altre forme di agevolazione in materia finanziaria rese disponibili da norme nazionali ovvero finanziamenti comunitari.

Poi essendo la CONFEPI, continua il Segretario, una confederazione che mette insieme aziende e professionisti, e non lo fa certamente a caso, ma dalla problematiche relative alla certificazione aziendale e di prodotto ai modelli di organizzazione, gestione e controllo (ex d.lgs.231/2001) condivide i propri professionisti associati con le aziende attraverso una regia, da parte della confederazione, che razionalizza e ottimizza i contatti a seconda delle esigenze aziendali e relative competenze professionali dei consulenti.

I vantaggi per le aziende sono chiari ma per i professionisti, oltre all’incontro con l’aziende, cosa proponete?

E a questa mia domanda noto che gli occhi del segretario nazionale si illuminano preannunciandomi che mi sta per comunicare qualcosa di davvero rilevante e importante.

Infatti, mi dice che di singoli professionisti che hanno sposato le idee della Confepi sono tanti ma la vera forza a cui tiene in particolare è associare e incentivare fra gli stessi le associazioni fra professionisti con il cappello della Confepi che ne diventa vero e proprio garante rientrando nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle associazioni delle professioni non organizzate in ordini e collegi, che potrà rilasciare da parte della Confepi l’attestato di qualità del professionista aderente all’associazione , secondo le previsioni della legge 4/2013.

Un’Associazione è una comunità di professionisti auto-organizzata (non è un Ordine Professionale costituito dallo Stato) che vuole rompere la tradizionale solitudine ed il forte individualismo che spesso caratterizza il consulente (di management e/o d’impresa o di prodotto/servizio). I professionisti solitari che considerano inutile e superfluo conoscere e intervenire sulle dinamiche specifiche del settore di riferimento e sulle dinamiche macroeconomiche che caratterizzano la vita delle imprese e delle organizzazioni “clienti” e preferiscono restare concentrati sul proprio fare, sui propri clienti, sul proprio fatturato hanno una visione miope, limitata e rischiosa nel medio/lungo periodo.

Mentre, ribadisce con impeto il Segretario Generale, l’associazione aiuta i professionisti che fanno parte della comunità attraverso l’apprendimento e la formazione permanente, l’influenza e la rappresentanza sociale, il networking, il collegamento internazionale, lo studio e la riflessione costante sulla professione e sulla sua evoluzione.

Una comunità infatti, si alimenta delle relazioni, delle informazioni, delle competenze, della capacità/reattività al cambiamento dei propri associati.

Far parte di una comunità significa potersi sperimentare e confrontare quotidianamente, all’interno di un’efficace rete/sistema professionale (“di protezione”, senza essere corporativo), sulle proprie competenze, sui nuovi contenuti/strumenti della professione, sui propri skill relazionali, sulle modalità di erogazione della consulenza.

Le aziende , sono oggi più competenti, più informati, più esigenti. Per vincere la sfida posta da clienti sempre più attenti e in modo quasi maniacale, al valore aggiunto realmente creato (risultati tangibili; misurazione e valutazione dei risultati), i consulenti devono “crescere”, sviluppare la propria rete, migliorare l’offerta, fare marketing per sviluppare la cultura della comunicazione e della relazione, nelle organizzazioni e nella società.

La Confepi con le associazioni aderenti hanno lo scopo di non lasciare soli i professionisti ad affrontare un mercato sempre più competitivo ed esigente, ma si impegna ed opera:

per la crescita professionale dei suoi associati attraverso continui processi di formazione;

per favorire lo scambio di esperienze;

per promuovere un confronto costante con le tendenze/esigenze del mercato;

per la costruzione di comunità professionale, omogenea e coesa;

per aiutare i soci a rapportarsi in modo sempre più qualificato con il mercato.

Sono a conoscenza che le confederazioni si dedicano anche al sociale, voi come Confepi cosa fate in tal senso?

Due associazioni nel sociale aderiscono alla nostra confederazione, con orgoglio precisa il dott. Francesco Spena Barretta, la prima “CAD” Centri di  Ascolto e Prevenzione del Disagio di respiro internazionale sono libere associazioni di cittadini tesi a favorire lo sviluppo sociale della collettività e del territorio in cui operano, mettendo a disposizione le proprie abilità e competenze professionali al fine di prevenire e/o superare le condizioni di disagio culturale, economico politico, religioso, sociale, a vantaggio alle esigenze degli individui, delle famiglie, delle imprese e delle categorie più svantaggiate che necessitano di inclusione sociale.

La seconda associazione “FIABA” é un’organizzazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo quello di promuovere l’eliminazione di tutte le barriere fisiche, culturali, psicologiche e sensoriali per la diffusione della cultura delle pari opportunità e promuovere presso le istituzioni pubbliche e private e nell’opinione pubblica l’idea della Total Quality, la qualità totale che, se applicata all’intera società, permette di arrivare ad una vivibilità dell’ambiente ottimale per tutti.   Nel 2008, con un provvedimento del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, l’attività di FIABA viene riconosciuta di “evidente funzione sociale”

Infine, il Segretario Generale, ci tiene a dire che tutti i soggetti azienda e consulenti, rimangono soggetti indipendenti ma insieme hanno più forza per affrontare mercati, situazioni legislative complicate e qualsiasi avversità presente e futura voglia presentarsi. Tante anime. Una sola sigla!

Personalmente non posso fare altro che complimentarmi con chi mette a disposizione le proprie competenze per il miglioramento di chi vuole aderire e di chi, soprattutto, azienda o libero professionista ha capito che guardare al proprio futuro significa aggregarsi, fare corpo unico, perché rimanere da solo significa non essere rappresentati e oggi chi non è rappresentato non ha voce per poter far valere i propri diritti!

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Economia

Fincantieri, Bono: “Sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare”

“Sento parlare tanto di lavoro, crescita, infrastrutture, porti, autostrade e aeroporti… e penso che noi fra un pò di tempo avremo più università che laureati, più porti che navi, più aeroporti che passeggeri”

Andrea Pranovi

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“Nei prossimi due o tre anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori ma non so dove andarli a trovare…Carpentieri, saldatori…”. Lo ha dichiarato, nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla Cisl, Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri.

“Abbiamo lavoro per 10 anni e cresciamo ad un ritmo del 10% – ha sottolineato Bono – ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare”. “D’altra parte – ha proseguito -, se uno si accontenta di fare il rider a 500/600 euro… Da noi un lavoratore medio prende 1600 euro: purtroppo mi sembra che abbiamo su questo cambiato cultura”.

“Sento parlare tanto di lavoro, crescita, infrastrutture, porti, autostrade e aeroporti… e penso che noi fra un po’ di tempo – ha aggiunto l’ad di Fincantieri – avremo più università che laureati, più porti che navi, più aeroporti che passeggeri”. “Questi – ha concluso Bono – sono gli sprechi del paese: vogliamo tutto ma vogliamo che lo facciano gli altri”.

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Economia

Crescita, confermata dalla Commissione europea la stima per l’Italia: +0,1%

Ma il premier Conte rassicura: “I nostri conti pubblici sono solidi e in ordine e la significativa riduzione dello spread ne è la prova”

Andrea Pranovi

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Per il 2019, secondo le previsioni intermedie di estate la Commissione europea, la crescita ipotizzata dell’Italia sarà dello 0,1%. Secondo Bruxelles, in Italia “non ci si attende che l’attività economica rimbalzi significativamente prima della fine dell’anno” e “i rischi alla crescita restano pronunciati, specialmente nel 2020, quando le politiche di bilancio affrontano particolari sfide”.

Nelle nuove previsioni economiche della Commissione europea l’Italia è all’ultimo posto dell’Ue per quanto riguarda la crescita. La Commissione spiega che “le tensioni sui mercati sono recentemente scemate, prima a causa delle aspettative di allentamento della politica monetaria e poi ulteriormente aiutate dalla correzione dei conti adottata dal Governo con l’assestamento di bilancio. La correlata compressione dei tassi sul debito, se sostenuta, potrebbe alleggerire i costi di funding delle banche e sostenere il credito alle imprese”.

“La strategia di politica economica del governo – ha detto il presidente Giuseppe Conte – mira senz’altro alla progressiva riduzione del debito pubblico, condizione necessaria, imprescindibile per ogni prospettiva di crescita”. “La scelta della Commissione europea di non richiedere al Consiglio l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo – ha sottolineato il premier – conferisce fiducia al nostro sistema paese”. “I nostri conti pubblici sono solidi e in ordine e la significativa riduzione dello spread ne è la prova”, ha rassicurato il capo del governo.

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