I condomini di lusso per anziani: il nuovo modello abitativo che riscrive la vecchiaia

Da Torino a Bari, i condomini di lusso per anziani autosufficienti ridefiniscono il concetto di terza età: indipendenza, relazioni e nuovi modelli sociali
Di Lina Gelsi
Anziani seduti in panchina, pexels, thomas balabaud
Anziani seduti in panchina, pexels, thomas balabaud

In Italia la vecchiaia non è più quella di una volta. Non lo è nei numeri, che raccontano un Paese sempre più longevo, e non lo è nei desideri, che disegnano un modo diverso di vivere gli anni che seguono il lavoro. È in questo scenario che nascono i cosiddetti “condomini di lusso per anziani”, complessi residenziali pensati per persone autosufficienti che scelgono di vivere la terza età in autonomia, ma in contesti protetti, moderni e socialmente attivi.

Un Paese che invecchia, ma non si arrende

Secondo i dati Istat, gli over 65 rappresentano oggi il 25% della popolazione italiana. Entro il 2040, la quota potrebbe salire a un terzo del totale. È una trasformazione demografica che interroga il Paese a più livelli: economico, sanitario, urbano, sociale. E che mette in crisi i modelli tradizionali di cura e convivenza.

“Il 25% degli anziani ospitati in RSA è perfettamente autosufficiente, ma non ha alternative abitative adatte”, spiega al Corsera Luca Landini, amministratore delegato di Specht Group Italia, azienda leader nel settore del senior living. “I nostri condomini rispondono a quel bisogno: un luogo dove vivere in autonomia, ma con servizi di supporto e spazi comuni per evitare l’isolamento”.

A gennaio 2024, l’Inps ha rilevato che oltre 1,2 milioni di pensionati percepiscono redditi mensili superiori ai 3.000 euro: un target economico che, pur minoritario, rappresenta la base potenziale di questo mercato. È un segmento che non chiede assistenza, ma libertà: desidera scegliere come vivere, dove abitare, con chi condividere il tempo.

Dall’America all’Italia: la nascita del senior living “made in Italy”

Il modello arriva dagli Stati Uniti, dove il senior living è realtà da decenni, e si è affermato anche in Germania e nei Paesi Bassi. L’Italia lo sta ora reinterpretando alla luce della propria cultura abitativa, più legata al concetto di casa come spazio intimo, personale, familiare.

“Le nostre strutture sono pensate per coniugare il comfort con l’identità culturale italiana”, racconta al Corriere della Sera Maria Rosa Musto, ceo di Guild Living Italy. “Chi entra non viene assistito, ma accompagnato in una nuova fase della vita. Sono luoghi dove il benessere emotivo viene considerato tanto importante quanto quello fisico”.

Il primo elemento distintivo è la libertà: gli ospiti possono arredare da sé i propri appartamenti, ricevere amici e parenti, cucinare in casa o pranzare al ristorante interno. A questo si aggiungono servizi accessori – dalla palestra alla piscina, dalla fisioterapia alla telemedicina – e un ricco calendario di attività culturali e sociali.

L’economia dell’argento e la sfida del welfare

L’Italia è al centro di quella che gli economisti chiamano silver economy, un mercato in crescita che vale già oltre 300 miliardi di euro e che coinvolge sanità, turismo, immobiliare, tecnologia e servizi. I condomini di lusso per anziani si collocano in questa galassia, come risposta concreta a un bisogno nuovo ma sempre più diffuso: vivere a lungo, ma bene.

Il costo medio di questi complessi varia tra 2.000 e 3.500 euro al mese, a seconda del livello di servizi scelto. Ma sono in programma anche progetti con canoni più accessibili. “Alcuni immobili pubblici dismessi potranno essere riconvertiti in residenze senior a costi calmierati, tra 1.500 e 1.800 euro mensili”, anticipa Landini. “L’obiettivo è creare un’offerta ampia, che includa anche il ceto medio”.

Per lo Stato e le amministrazioni locali, il fenomeno rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una sfida. Da un lato, consente di alleggerire la pressione sul sistema sanitario e sulle RSA, offrendo alternative dignitose a chi non necessita di assistenza medica costante. Dall’altro, impone di ripensare la pianificazione urbana e i modelli di welfare.

Le città cambiano volto: nuove comunità urbane

Le residenze senior non sono solo un progetto immobiliare, ma una nuova forma di comunità. “Non vogliamo creare isole dorate, ma microcosmi aperti e partecipativi”, precisa Musto. In molte strutture, infatti, alcune attività sono accessibili anche ai residenti del quartiere: cineforum, laboratori culturali, orti condivisi, eventi di quartiere.

Si tratta di un cambio di paradigma nella relazione tra età e spazio urbano. Gli anziani diventano cittadini attivi, non più soggetti fragili ma protagonisti di una nuova socialità. E le città, sempre più multicentriche e interconnesse, possono trarne beneficio in termini di vitalità e coesione.

“Il senior living può diventare una leva di rigenerazione urbana”, spiega un urbanista del Politecnico di Milano. “Rivaluta aree periferiche, ridà senso a edifici inutilizzati, e soprattutto porta vita dove prima c’era silenzio. È un modo per rendere le città più inclusive e sostenibili”.

Storie di vita che cambiano la narrazione dell’età

Dietro i numeri ci sono storie. Come quella di Laura, 79 anni, ex psicologa di Torino, che scrive frasi motivazionali sul muro del suo appartamento: “NOI non IO”, “Il tetto si è bruciato: finalmente posso vedere il cielo”. Oppure quella di Franco e Teresa, coppia di pensionati di Latina trasferitasi a Siena, che raccontano di aver “ritrovato la leggerezza dei vent’anni”.

Non sono eccezioni, ma esempi di una nuova mentalità: vivere la vecchiaia non come declino, ma come trasformazione. “Il nostro compito è favorire la rinascita emotiva”, ribadisce Musto. “L’autonomia, la curiosità, il desiderio di imparare sono risorse preziose anche a ottant’anni”.

In un’Italia che invecchia ma non smette di cambiare, i condomini di lusso per anziani non sono solo un prodotto immobiliare, ma un segnale culturale. Raccontano un Paese che, tra timori e desideri, sta riscrivendo il significato stesso della parola “vecchiaia”.

 
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