Contattaci

Politica

Governo, dopo le Regionali ancora tensioni nella maggioranza

Il Pd vuole passare all’incasso sul M5S, attaccato anche da Iv. E il referendum sul taglio dei parlamentari fissato al 29 marzo è un segnale di paura e debolezza da parte del Premier Conte

Pubblicato

il

Foto dal sito di TPI

Diceva sardonicamente Giulio Andreotti che «il potere logora chi non ce l’ha». Erano altri tempi, i giorni della Prima Repubblica – e chissà se il Divo Giulio avrebbe mai immaginato che proprio gli eredi di quel Pci che aveva sempre combattuto erano destinati a correggerlo? Dimostrando che anche una vittoria – sia pure di Pirro – è perfettamente in grado di dare alla testa.

Si vedano le roboanti dichiarazioni che da giorni il Pd strombazza per celebrare lo scampato pericolo in Emilia-Romagna: fanfare che inneggiano al riscatto del centro-sinistra, alla disfatta del leader del Carroccio Matteo Salvini, alla necessità di «modificare l’asse politico del Governo», come rivendicato dal vicesegretario Andrea Orlando. A conferma che i dem vivono in un mondo onirico che si scontra costantemente con la realtà.

«Sembra che il Pd abbia vinto la guerra mondiale» ha ironizzato per esempio Vittorio Feltri, «mentre si è solo ripreso una regione da sempre rossa». Anzi, semmai l’unica novità rispetto al copione degli ultimi cinquant’anni è il fatto che, per la prima volta, il partito di via del Nazareno si è dovuto giocare la partita, rischiando anche di capitolare. E, oltretutto, non ha nemmeno capito chi deve ringraziare.

Se infatti il segretario Nicola Zingaretti si è prodigato in lodi ittiche, il riconfermato Governatore emiliano Stefano Bonaccini ha sottolineato l’importanza del voto disgiunto: fattori che hanno certamente avuto un peso (soprattutto il secondo), ma non così eccessivo, se si pensa che il risultato del candidato pentastellato Simone Benini è stato inferiore soltanto di un punto percentuale (e spicci) rispetto a quello complessivo del MoVimento. La realtà è che Bonaccini ha vinto non tanto perché gli elettori grillini hanno contemporaneamente messo la croce sul suo nome e sul simbolo del M5S, ma perché due su tre si sono espressi direttamente per lui.

Risibile è poi l’analisi che vedrebbe il Capitano come il grande sconfitto delle Regionali. Ha sicuramente fatto degli errori, come l’eccessiva personalizzazione delle elezioni, ma ha portato la Lega a meno di tre punti percentuali dal Partito Democratico in quella che da sempre è una roccaforte (post)comunista. E in Calabria ha dato un forte contributo al trionfo di Jole Santelli.

«Veniamo da nove sconfitte consecutive, delle batoste. Quindi nessuno si illuda di aver risolto i problemi perché abbiamo vinto l’Emilia-Romagna» ha commentato Bonaccini con onestà e lucidità. E infatti la situazione delle Regionali nell’ultimo biennio recita ora 8-1: averne, di queste sconfitte!

In realtà, la narrazione della débâcle di via Bellerio appartiene più che altro al bi-Premier Giuseppe Conte: il quale ha sempre più difficoltà a tenere a freno il rancore e ricordarsi che «deve lavorare per il bene degli Italiani», come gli ha rammentato l’ex Ministro dell’Interno, e non per contrastare le destre come affermato dallo stesso Capo del Governo (sia chiaro: sarebbe altrettanto grave se il complemento oggetto fosse “le sinistre”, visto che l’ex Avvocato del popolo si spaccia per una personalità super partes).

In realtà, il nervosismo del BisConte è comprensibile, come evidenziato anche dall’indicazione del 29 marzo come data per tenere il referendum sul taglio del parlamentari. Una fretta che indica, tra l’altro, come si ritenga che la minaccia più grave per la sopravvivenza dell’esecutivo rosso-giallo sia il leader di Iv Matteo Renzi.

Non che l’ex Rottamatore non abbia intenzione di creare difficoltà al Conte-bis, soprattutto su questioni care agli odiatissimi alleati Cinque Stelle come la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton e la riforma Bonafede sull’annullamento della prescrizione. Italia Viva ha già annunciato che non intende «inseguire il giustizialismo» del M5S, ma l’altro Matteo ha anche ribadito di non avere interesse a staccare la spina alla legislatura. Che – si badi – è ben diverso dall’assicurare lunga vita a Giuseppi.

A Renzi, in effetti, non conviene tornare alle urne troppo presto, col rischio di vedere decimata la propria pattuglia parlamentare. Rischio che, in ogni caso, si verificherebbe anche votando per eleggere quasi quattrocento onorevoli in meno di adesso. Un appello al popolo così precoce gli dovrebbe ragionevolmente impedire di radicare il suo partito alla profondità a cui vorrebbe – e allora ecco il piano B, espresso dal laconico: «È finita la ricreazione». Un sottile e velato eufemismo per avvertire di essere più che disposto a sbarazzarsi delle ingombranti presenze dei grillini e del Presidente del Consiglio onde dettare la propria agenda riformista.

Un progetto a cui, quasi inconsapevolmente, potrebbe in realtà dar manforte la casa madre tirando troppo la corda – come ha già iniziato a fare. Passata la paura, per esempio, i dem ringalluzziti hanno come detto rivendicato uno spostamento del baricentro interno all’esecutivo: in questa direzione, ad esempio, andavano le rinnovate farneticazioni sui porti aperti, lo smantellamento dei Decreti sicurezza e lo ius soli.

Ora, non ci vuole un genio per capire che i rapporti di forza non possono variare finché non cambia la composizione del Parlamento – infatti lo ha fatto notare il neo-capo politico pentastellato Vito Crimi. Ma il Pd dovrebbe evitare a monte di fare questo giochino, perché sarebbe fin troppo facile allargarlo all’intera Nazione e sottolineare che è il Governo stesso a non rispecchiare neanche lontanamente l’attuale sentimento degli Italiani.

Ecco perché, in fin dei conti, non è necessario stare all’opposizione per essere logorati. Basta anche l’ebbrezza di un insuccesso. Per conferma, citofonare Partito Democratico.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Bamba della settimana, il surreale anti-premio feltriano da presa per il Colle

Per l’occasione sono stati selezionati tre casi tutti dal sapore “presidenziale”. E anche stavolta ce n’è un quarto hors catégorie, che arriva invece dagli Stati Uniti

Pubblicato

il

bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Con l’approssimarsi del weekend torna il “Bamba della settimana”, l’anti-premio che l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri assegnava al meglio del peggio del periodo. E, visto che siamo in periodo “presidenziale”, abbiamo selezionato tre casi che ruotano attorno alla corsa per la successione al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Più un quarto classificato da tradizione come hors catégorie per non falsare la kafkiana “competizione”.

Il “Bamba della settimana”

Per questa nuova edizione del “Bamba della settimana” cominciamo proprio dalla vicenda extra, che arriva direttamente dagli Stati Uniti. Dove Sleepy Joe Biden, come riferisce il Corsera, “dimenticandosi” del microfono acceso ha insultato un giornalista di Fox News “colpevole” di avergli rivolto una domanda scomoda. A conferma che il Partito Democratico ha un concetto di democrazia piuttosto singolare.

Romanzo Quirinale

Qualcosa di simile, d’altronde, è avvenuto anche da noi, con protagonista l’ex bi-Premier Giuseppe Conte, attuale numero uno del M5S. «Non abbiamo mai cambiato posizione, non dica fesserie!» ha inveito Giuseppi, come riporta Il Secolo d’Italia, contro un cronista che gli chiedeva delle continue giravolte dei pentastellati. Tipo quella che li ha portati a promuovere un secondo mandato per Mattarella, di cui solo nel 2018 invocavano l’impeachment. Ma forse la posizione a cui accennava il fu Avvocato del popolo era quella sulla poltrona.

Restando in tema “romanzo Quirinale”, si registra anche la gaffe dell’ex Ministro italovivo dell’Agricoltura Teresa Bellanova. La quale, all’apertura dei lavori parlamentari, ha cinguettato giuliva che «parte oggi dal Senato la prima votazione per il Presidente della Repubblica». Che però, com’è arcinoto, si tiene alla Camera in seduta comune.

Niente però batte l’epic fail della deputata ex grillina no-tutto Sara Cunial. La quale, come scrive Il Riformista, pretendeva di esprimere la propria preferenza quirinalizia al seggio speciale Covid. Dal quale è stata ignominiosamente respinta dai commessi perché non è né positiva al SARS-CoV-2 né in quarantena o isolamento.

Un’umiliazione che le vale tutto il “Bamba della settimana”. Un alloro surreale che, per l’occasione, è letteralmente da presa per il Colle.

Continua a leggere

Politica

Green pass, il Governo stabilisce che dopo il booster avrà durata illimitata

E le Regioni invocano una strategia di normalizzazione che includa la revisione della strategia anti-Covid e lo stop al sistema dei colori

Pubblicato

il

green pass
Green pass

Da www.romait.it

Il Governo ha deciso di rimuovere la deadline semestrale del Mega Green pass, quello per intenderci associato a guarigione o inoculazione della terza dose. E questa potrebbe non essere l’unica novità di rilievo in campo sanitario, alla luce dell’insistente pressing delle Regioni. Che continuano a chiedere la semplificazione delle regole anti-Covid, cominciando col mandare in soffitta l’avversatissimo criterio della divisione clinico-cromatica dell’Italia.

Durata illimitata per il Mega Green pass

L’esecutivo del Premier Mario Draghi ha stabilito che il Mega Green pass, che dal 1° febbraio dovrebbe essere valido 6 mesi, avrà invece durata illimitata. Lo scrive il Corriere della Sera, precisando che il provvedimento eviterà che quanti hanno ricevuto il booster a settembre si ritrovino a breve senza certificato verde.

Da via Solferino informano anche che SuperMario e Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Salute, valutano la possibilità di riconoscere il Green pass ai turisti stranieri. È una delle sette richieste che, come riporta Il Giorno, gli enti locali hanno rivolto a Palazzo Chigi nell’ambito di una strategia di normalizzazione.

Le richieste delle Regioni

Tra le altre istanze dei territori, come riferisce l’ANSA, il Presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ne ha sottolineate due in particolare. La prima, che poi è una vexata quaestio, consiste nel «superare definitivamente il sistema a colori delle zone di rischio», eventualmente mantenendo solo le fasce rosse. Il secondo obiettivo è riservare «la sorveglianza sanitaria» unicamente «ai soggetti sintomatici».

Quest’ultimo punto porta con sé alcuni corollari, in primis nel settore della scuola. Per cui i Governatori, come spiega Sky TG24, chiedono che la Didattica a distanza sia applicata solo agli alunni sintomatici e (forse) ai non vaccinati. Inoltre, come rileva ancora il principale quotidiano italiano, si punta a ridurre l’isolamento dei lavoratori dei servizi essenziali a tre giorni, seguiti da altri tre giorni con obbligo di mascherina Ffp2.

Si invoca inoltre la riclassificazione «dei ricoveri Covid evitando di includere i pazienti positivi ricoverati per altre patologie», come da prassi attuale. Infine, si sollecita la «sospensione del contact tracing» per «concentrare energie e risorse per un più efficace contrasto al virus».

Un virus che d’altra parte, come abbiamo visto con le varianti, si aggiorna. E sarebbe davvero il colmo se le relative misure di contenimento non si aggiornassero di pari… pass.

Continua a leggere

Politica

Omicron può segnare la fine della pandemia per l’Oms, non per il Governo

Secondo il rappresentante per l’Europa Hans Kluge la variante sudafricana ha avviato una nuova fase nel Vecchio Continente. Perché allora in Italia si insiste con le limitazioni?

Pubblicato

il

variante omicron
Variante Omicron

Da www.romait.it

La variante Omicron potrebbe davvero far segnare (e sognare) l’archiviazione del lungo biennio di crisi sanitaria nel Vecchio Continente. L’ipotesi, che non è certamente una novità, ha ora infatti ricevuto il bollino del braccio comunitario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una presa di posizione senza dubbio autorevole, che porta a chiedersi una volta di più: e il nostro Governo che fa?

La variante Omicron può far finire la pandemia?

«È plausibile che» con la variante Omicron l’Europa «si stia avviando verso la fine della pandemia» da SARS-CoV-2. Questo, come riferisce France24, è lo scenario delineato da Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa stessa.

Una previsione, di cui anche RomaIT aveva dato conto, che in realtà la comunità scientifica aveva formulato subito dopo la scoperta della mutazione sudafricana. Le cui caratteristiche di alta trasmissibilità e (relativa) bassa aggressività la rendevano già allora la candidata ideale per raggiungere l’auspicata convivenza tra uomo e virus.

Circa due mesi dopo, l’auspicio è stato corroborato dai dati ormai consolidati sul quadro epidemiologico 2.0. Sulla base dei quali, en passant, diversi Stati comunitari hanno stabilito di allentare, se non addirittura rimuovere le restrizioni anti-contagio.

Eppur (qualcosa) si muove

Tra questi Paesi non figura però l’Italia, che persiste con una linea dura che risulta piuttosto incomprensibile. Anche perché le disposizioni dell’esecutivo per lo più sono posposte rispetto alla loro approvazione, come sta accadendo col Dl Covid del 7 gennaio. E pertanto finiscono per entrare in vigore quando la situazione sanitaria si è radicalmente trasformata, risultando quindi di dubbia utilità, per usare un eufemismo.

Tuttavia, forse anche a livello istituzionale l’aria sta iniziando a cambiare. Come infatti rileva TGCom24, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha affermato la necessità di «passare dall’emergenza a un trattamento ordinario» della patologia. Che poi significherebbe considerarla alla stregua della comune influenza, proprio come ha deciso di fare la Spagna.

Non ha escluso un’imminente fase endemica neppure il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Secondo cui, come riporta sempre TGCom24, «sembra che siamo arrivati al plateau della curva per ciò che riguarda l’Omicron e si sta andando in discesa».

Dichiarazioni confortanti, anche se dovranno essere seguite dai fatti. Eppur (qualcosa), finalmente, si muove, avrebbe detto Galileo. Potius sero quam numquam.

Continua a leggere

Politica

Dl Sostegni bis: ai lavoratori stagionali di turismo, spettacolo e sport indennità di 1.600 euro

Il pacchetto lavoro include anche misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti

Pubblicato

il

Dl sostegni, mario draghi

Per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport sarà riconosciuta un’indennità una tantum di 1.600 euro. E’ quanto emerge dalla bozza del dl Sostegni bis. Il pacchetto lavoro include anche una serie di misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti. Si cercherà di tutelare l’occupazione concedendo l’esonero contributivo al 100% per le aziende con il contratto di rioccupazione e incentivi nel settore del turismo e del commercio in favore dei dipendenti in uscita dalla cig Covid.

Inoltre viene ridotta la soglia del contratto di espansione ai 100 dipendenti. Vengono rifinanziati con un totale di 1,6 miliardi gli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. Nel provvedimento in uscita dal Cdm dovrebbe entrare una norma anti licenziamenti voluta dal ministro Andrea Orlando. Per le aziende che chiedono la cig Covid entro fine giugno il blocco dei licenziamenti è prorogato al 28 agosto. Dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali a condizioni che non licenzino. (Lum/ Dire)

Continua a leggere

Politica

Commissione d’inchiesta, la mossa bipartisan che spaventa Speranza

Il centrodestra e Italia Viva chiedono di indagare su gestione della crisi, piano pandemico e report dell’Oms, in parallelo con la Procura di Bergamo: mettendo nel mirino soprattutto l’operato del Ministro della Sanità

Pubblicato

il

commissione d’inchiesta: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Superato lo scoglio della mozione di sfiducia individuale, appare già all’orizzonte l’iceberg della commissione d’inchiesta sulla pandemia da Covid-19. Spauracchio che si fa sempre più concreto, vista la duplice mossa di Italia Viva e di pressoché tutte le forze del centrodestra. Insomma, il Ministro nomen omen della Sanità Roberto Speranza può stare sereno. Nel senso renziano dell’espressione, ça va sans dire.

“Se hai salute hai speranza”

Dice un proverbio arabo che “se hai salute hai speranza”, un adagio che il Premier Mario Draghi deve aver preso fin troppo alla lettera. E questo nonostante un anno di chiusurismo anti-scientifico che non ha affatto bloccato il virus, mentre ha causato danni enormi al tessuto economico e sociale.

Dobbiamo però dare al Ministro libero e uguale quel che è del Ministro libero e uguale, plaudendo alla tempestiva decisione di vietare gli ingressi dal subcontinente indiano. Una misura certamente condivisibile, anche se l’operato del “rosso di sera” resta largamente insufficiente.

Il Nostro ha comunque superato indenne le mozioni di sfiducia presentate in Senato da FdI, ItalexitAlternativa C’è. Il che non è una sorpresa, considerando la composizione dell’attuale maggioranza ecumenica. Neppure la Lega, per dire, ha votato con il partito di Giorgia Meloni, ritenendo più produttiva l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. E questo nonostante il segretario di Articolo Uno avesse frignato che «non si fa politica su un’epidemia», perché anche le strumentalizzazioni sono a senso unico alternato. Non solo, però, gli aperturisti non hanno lasciato, ma anzi hanno raddoppiato.

La spada di Damocle della commissione d’inchiesta

Sono due, infatti, i ddl depositati allo scopo di formare altrettante bicamerali – e in maniera bipartisan. La prima richiesta è arrivata da Italia Viva, che ha messo nel mirino «la gestione dell’emergenza pandemica» e le conseguenti misure anti-Covid.

Più specifica la proposta del centrodestra, che vorrebbe concentrarsi sul piano pandemico non aggiornato dal 2006, e sul dossier scomodo dell’Oms scomparso ventiquattr’ore dopo la pubblicazione. Che, en passant, sono anche l’oggetto dell’indagine della Procura di Bergamo – una sorta di spada di Damocle che pende da mesi sulla testa dell’esponente di LeU. D’altronde, perfino Pierpaolo Sileri, sottosegretario pentastellato alla Salute, ha rivelato che il “suo” Dicastero gli aveva garantito che il dossier fosse stato revisionato.

La stessa rassicurazione era arrivata da Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed ex collaboratore del Ministro più nefasto dell’esecutivo. Nonché l’uomo al centro dell’affaire internazionale sul rapporto della World Health Organization che denunciava «la famosa risposta improvvisata, caotica e creativa» degli ospedali italiani. Come ha ricordato, con un filo di ironia, Robert Lingard, consulente dei legali dei familiari delle vittime orobiche. Ma, soprattutto, colui che ha ripescato il documento rimosso e che da Lungotevere Ripa spergiuravano di non conoscere. Salvo essere smentiti dalle e-mail divulgate dal programma Report.

Anche su questi aspetti l’eventuale commissione d’inchiesta – oltre alla magistratura – dovrà far luce. Intanto però si può già affermare, senza tema di smentita, che ora può davvero esserci Speranza per tutti. Finalmente.

Continua a leggere

Politica

Lega slegata, le incognite del Salvini “di lotta e di Governo”

Il Capitano disinnesca le “provocazioni” dell’alleata di opposizione Meloni e degli alleati di maggioranza Pd-M5S su coprifuoco e sfiducia al Ministro Speranza. Prima o poi, però, dovrà decidere cosa vuol fare da grande

Pubblicato

il

lega slegata: matteo salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini

Pare proprio che vi sia una Lega slegata dal resto della maggioranza (fin troppo) eterogenea che sostiene il Premier Mario Draghi. Il che non è una sorpresa, considerando l’abissale divario ideologico tra il partito di via Bellerio e il resto dei frenemies governativi.

«Il centrodestra di Governo» ha tuonato il segretario Matteo Salvini, «non cederà alle provocazioni di chi sogna un esecutivo tutto tasse e sbarchi a trazione Pd-5S». I bersagli dell’ex Ministro dell’Interno erano il fu bi-Premier Giuseppe Conte, leader grillino in pectore, e il segretario dem Enrico “stai sereno” Letta. I quali lo hanno più volte esortato a «scegliere da che parte stare», probabilmente memori delle trame dell’altro Matteo, il leader italovivo Renzi.

«Non si può stare allo stesso tempo al Governo e all’opposizione» ha incalzato per esempio il Nipote-di in riferimento alla vexata quaestio del coprifuoco. La cui conferma alle 22 ha indotto il Carroccio ad astenersi in Cdm e poi a lanciare una petizione per abolire il provvedimento.

Allo stesso tempo, però, il Capitano ha rifiutato di votare l’odg di Giorgia Meloni, leader di FdI, che prevedeva proprio la cancellazione dei divieti serali. Impegnando piuttosto Palazzo Chigi a rivalutare la misura intorno a metà maggio, sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico.

La Lega slegata sia dalla maggioranza che dall’opposizione

In effetti, l’ex titolare del Viminale sta rivendicando uno spazio di indipendenza anche dagli altri alleati di centrodestra, in primis proprio da Fratelli d’Italia. Prova ne è la decisione di non votarne la mozione di sfiducia contro Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Sanità. Non tanto per un improvviso ripensamento sulle politiche chiusuriste dell’inquilino di Lungotevere Ripa, quanto per divergenze strategiche. Viene infatti ritenuta più produttiva «una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia da parte del Ministero della Salute», su cui può convergere anche Iv.

Sarebbe tuttavia riduttivo parlare di un Salvini di lotta e di Governo. Come ha fatto Enrico Mentana, direttore del Tg La7, azzardando un paragone col Pci di Enrico Berlinguer.

Quella attuale, in effetti, è una Lega slegata sia dalla maggioranza che dall’opposizione, il che per il momento può anche essere una tattica redditizia. Alla lunga, però, l’ex vicepremier dovrà capire cosa vuol fare da grande, pena il rischio di diluire la propria identità in un processo alla Zygmunt Bauman. Sempre che, naturalmente, il popolo verde sia disposto a “morire liquido”!

Continua a leggere

Economia

PNRR, il disco verde delle Camere e la lezione di Spider-Man

Il Parlamento approva il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che verterà soprattutto su giovani, donne e sud: ma “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, che nel caso specifico riguardano la crescita economica…

Pubblicato

il

draghi presenta il pnrr
Il Premier Mario Draghi

Senza alcuna sorpresa, il Parlamento ha approvato in maniera plebiscitaria il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza noto ai meno anche come Recovery Plan. L’elenco dei progetti italiani che verranno finanziati con il tesoretto stanziato da Bruxelles attraverso il Recovery Fund. Che certamente rappresenta una straordinaria opportunità, ma al contempo rischia di risultare – nel lungo periodo – un’arma a doppio taglio.

Le misure del PNRR

«Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi». Così aveva esordito il Premier Mario Draghi a Montecitorio, aggiungendo che «nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese».

Guardava e guarda al futuro, l’ex Governatore della Banca Centrale Europea: alla prospettiva di un Paese più moderno da «consegnare alle nuove generazioni». Non a caso, d’altronde, l’euro-programma si chiama Next Generation Eu.

«Nel complesso potremo disporre di circa 248 miliardi di euro» ha dichiarato SuperMario, precisando che a queste risorse si sommeranno «fondi per ulteriori 13 miliardi». Che serviranno tra l’altro ad attuare le quattro grandi riforme del fisco, della giustizia, della Pubblica amministrazione e della concorrenza.

Il 40% del totale sarà «destinato agli enti locali», con un occhio di riguardo per il Sud, che riceverà 82 miliardi. Ammonta invece a quasi 70 miliardi la tassa da pagare, da eco-diktat della Commissione europea, alle farneticazioni ambientaliste – pardon, alla “rivoluzione verde”. Cifra assurda in termini assoluti, ma che oltrepassa il ridicolo se confrontata con i soli 18,5 miliardi assegnati alla sanità.

Altri capitoli di spesa riguardano poi infrastrutture e alta velocità, digitalizzazione e cultura, reti ultraveloci e banda larga, e il welfare per le famiglie. Con un’attenzione particolare alle donne e ai giovani, che «hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media».

Il rovescio della medaglia

Il PNRR, però, presenta anche il rovescio della medaglia, grossolanamente riassumibile nel fatto che il Fondo per la Ripresa consiste per quasi 2/3 di prestiti. Che, sebbene andranno restituiti in tempi lunghi e con tassi agevolati, vengono guardati con sospetto anche da economisti filo-europeisti quali Tito Boeri e Luigi Zingales. La questione fondamentale, sottolineata anche dal Presidente del Consiglio, è la crescita: «se l’economia cresce il debito si ridurrà».

Non a caso, l’ex numero uno della Bce ha voluto lanciare un monito dai connotati escatologici. «Nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio».

Come sostiene il fumetto di Spider-Man, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e stavolta è tutto nelle nostre mani. Non è dunque sbagliato affermare che le Camere, dando il via libera al PNRR, hanno voluto fare un atto di fiducia. In tutti i sensi.

Continua a leggere

Politica

Trasporti pandemici, gli assembramenti e gli orari delle città “da ripensare”

Mentre c’è chi organizza gite online col pranzo al sacco, “boutade” del Ministro Giovannini che rallenta ulteriormente il PNRR con una “Consulta” per le opere: non è un caso che i piani vadano piano…

Pubblicato

il

trasporti pandemici: autobus affollati
Autobus affollato

Test per l’esame di giornalismo su quelli che si potrebbero definire “trasporti pandemici”. Il candidato consideri che:

a) Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue, dopo una telefonata con il Premier Mario Draghi ha dato il via libera al Recovery Plan italiano. Inaugurando così il fantomatico certificato verde di Bruxelles.

b) Il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza ha vietato l’ingresso in Italia a quanti provengano o siano stati in India negli ultimi 14 giorni. E, per buona misura, anche a chi fa l’indiano.

trasporti pandemici: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

c) Il titolare delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini ha istituito una Consulta sulle opere del PNRR. Non a caso si chiama “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

d) Il suo (non immediato) predecessore, l’ex titolare grillino del Mit Danilo Toninelli, ha annunciato di aver quasi ultimato la stesura di un libro. Suscita già grande curiosità il capitolo sul tunnel del Brennero.

e) L’istituto comprensivo di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, ha organizzato una gita online con pranzo al sacco «per rendere l’esperienza più verosimile». E, come bonus, c’è pure lo spostamento gratuito.

Oltre i trasporti pandemici

f) Franco Locatelli, coordinatore del Cts e numero uno del CSS, ha affermato che «nessuno ha il gusto sadico di restringere i movimenti». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

g) Aleksander Čeferin, Presidente della UEFA, ha tuonato ancora contro i secessionisti della Superlega, in particolare contro i co-fondatori Real Madrid e Juventus (oltre al Barcellona). Parafrasando Woody Allen, Uefa e Agnelli dormiranno insieme, ma l’Agnelli dormirà ben poco.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da termini quali “ospedalizzazione”, l’amenità del Ministro Giovannini secondo cui, per evitare assembramenti sui mezzi pubblici, «occorre ripensare gli orari delle città».

Il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini

Continua a leggere

Politica

Pacta sunt servanda, ripete la politica: ma quali patti, esattamente?

Scambi di accuse reciproche sul coprifuoco tra Lega e Pd, e tra Regioni e Governo: così, come ha ammonito l’azzurro Tajani, si creano difficoltà all’esecutivo, a esclusivo detrimento del benessere degli Italiani

Pubblicato

il

metodo draghi
Il Premier Mario Draghi

Dicevano gli antichi Romani che pacta sunt servanda, ovvero i patti devono essere rispettati. Un adagio che l’agone politico sta oggi rispolverando in varie declinazioni, a conferma dell’infinito valore della saggezza popolare. A cui forse sarebbe opportuno che molti protagonisti delle cronache odierne tornassero a fare riferimento.

Pacta sunt servanda

Pacta sunt servanda, dunque: ma quali patti, esattamente? Per esempio, Enrico “stai sereno” Letta, segretario del Pd, ha evocato un “Patto per la Ricostruzione” che dovrebbe coinvolgere l’intera maggioranza che sostiene l’esecutivo Draghi. Sul modello di quanto fece l’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi nel luglio 1993.

Nell’avanzare la sua proposta, il Nipote-di non ha mancato di lanciare frecciate al leader del Carroccio Matteo Salvini. Accusato di dover decidere «se sta al Governo o se sta all’opposizione», in riferimento alle polemiche sulla conferma del coprifuoco nel recente Dl Covid. Con la conseguente astensione della Lega in CdM al momento del voto sul provvedimento.

La diatriba, però, ha i connotati di un Giano bifronte – e quindi, potenzialmente, di un boomerang. Almeno stando a Massimiliano Fedriga, Presidente della Conferenza delle Regioni, che proprio sul rientro serale ha lanciato un j’accuse durissimo contro il Premier Mario Draghi.

«In Consiglio dei Ministri è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave», ha attaccato il Governatore del Friuli-Venezia Giulia. Aggiungendo che «l’aver cambiato un accordo siglato con Regioni, Comuni e Province incrina la leale collaborazione tra Stato e Regioni».

La malattia infantile del Governo ecumenico

Il problema di fondo però, è la “malattia infantile” dell’esecutivo ecumenico, ovvero l’estrema eterogeneità della sua maggioranza. Ai cahiers de doléances del Nazareno, per esempio, il Capitano ha replicato che la fiducia è stata accordata «al Governo Draghi, non al Governo Speranza o dei chiusuristi».

In modo simile, il coordinatore azzurro Antonio Tajani ha fatto appello alla concordia discors. «Sollevare questioni etiche divisive, come legge Zan e ius soli, non serve a rafforzare questo patto fra Italiani di buona volontà che non è una maggioranza politica». Ma solo a «mettere in difficoltà l’esecutivo e minarne la ragion d’essere», facendo esplodere tutte le contraddizioni insite in questo fragile accordo.

Pacta sunt servanda, dunque – nessuno escluso, però. Per il bene degli Italiani, s’il vous plaît.

Continua a leggere

Politica

Sfiducia e commissione d’inchiesta, il Ministro Speranza sotto assedio

Il 28 aprile il voto sulla mozione di FdI, che però non dovrebbe creare problemi: il vero spauracchio sarebbe l’indagine sullo scoppio della pandemia, condivisa con la Procura di Bergamo al pari del caso sul report Oms scomparso

Pubblicato

il

commissione d’inchiesta: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Sono mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta a turbare il sonno del Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza. La seconda più della prima, che pure è decisamente più concreta. Ma potrebbe rivelarsi un boomerang che si ritorcerebbe contro i suoi promotori, finendo paradossalmente per rinsaldare la posizione dell’esponente di LeU.

Tra mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta

È stato calendarizzato per mercoledì 28 aprile il voto in Senato sulle tre mozioni di sfiducia contro l’inquilino di Lungotevere Ripa. Una presentata da Fratelli d’Italia, le altre da Italexit (la formazione di Gianluigi Paragone) e Alternativa C’è (il gruppo dei dissidenti pentastellati).

Sulla carta è uno scoglio, soprattutto alla luce dei frequenti attacchi rivolti al Ministro libero e uguale dal “centrodestra di Governo”, in modo particolare dalla Lega. Tuttavia, lo stesso Carroccio, per bocca del capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo, ha già dichiarato di non voler mettere in difficoltà l’esecutivo. Ribadendo però al contempo che la linea rigorista del campione delle chiusure «deve cambiare», come d’altronde aveva affermato lo stesso segretario Matteo Salvini.

«Non mi interessa se cambia o no Speranza, mi interessa di più se cambiano le politiche di Speranza» le parole del Capitano. Che, in una diversa occasione, aveva anche sottolineato che «le mozioni di sfiducia rafforzano chi le subisce». Specialmente quando vengono respinte, potremmo aggiungere. E il pallottoliere parlamentare garantisce che per il titolare della Sanità sarà una… passeggiata di salute.

L’ex Ministro dell’Interno ha piuttosto esortato «le altre forze di centrodestra a chiedere, d’intesa con Renzi, la commissione d’inchiesta sulla pandemia». Che «aiuterà a far luce sulle responsabilità, comprese quelle di Speranza», e sulla quale «i numeri ci sono». E che, en passant, potrebbe saldarsi con le indagini faticosamente condotte dalla Procura di Bergamo.

Le indagini della Procura di Bergamo

Da mesi, come abbiamo già raccontato, il Procuratore aggiunto orobico Maria Cristina Rota sta cercando di vederci chiaro sullo scoppio dell’emergenza coronavirus. Nel mirino, in particolare, il piano pandemico mai aggiornato dal 2006 e il conseguente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità scomparso a ventiquattr’ore dalla pubblicazione.

Un affaire in cui, come ha svelato il programma Report, sarebbe coinvolto lo stesso Ministro più nefasto del Governo. Che venne avvertito da Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms e suo ex consulente, della divulgazione del rapporto incriminato poche ore prima del ritiro dello stesso.

Non è naturalmente scontato che ci sia un nesso causale tra gli eventi, anche perché il segretario di Articolo Uno è titolare del Dicastero dal settembre 2019. Difficile, dunque, potergli addebitare qualche responsabilità per il dossier obsoleto.

Comunque le prospettive giudiziarie fanno capire benissimo perché, tra reale mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta potenziale, per il Nostro è quest’ultima il vero spauracchio. Che peraltro fa tornare alla mente il vaso di Pandora, la mitologica donna che scoperchiò lo scrigno di tutti i mali facendoli riversare nel mondo. Sul fondo del contenitore rimase solamente la speranza. Vi ricorda qualcosa?

Continua a leggere

Politica

Semi-aperture, ecco tutte le luci e le ombre del nuovo Decreto anti-Covid

Tornano le zone gialle, e con esse ripartono scuola, sport, spettacolo, spostamenti tra Regioni e ristorazione (anche di sera nei dehors), ma resta il coprifuoco alle 22. Un grande balzo per l’esecutivo, un piccolo passo per i cittadini

Pubblicato

il

semi-aperture: ristoranti chiusi
Ristoranti chiusi

Non una ripartenza vera e propria, ma delle semi-aperture. È questa la ratio del nuovo Dl Covid appena approvato dal Consiglio dei Ministri, che sarà valido a partire dal prossimo 26 aprile. Frutto, come sempre, di un faticoso compromesso tra le diverse anime (e istanze) della maggioranza ecumenica che sostiene il Premier Mario Draghi. E che ha generato delle disposizioni che, se ancora non sono sufficienti, perlomeno vanno nella giusta direzione.

Il nuovo Dl Covid e le semi-aperture

Da aprìle ad àprile, in fondo, cambia solo la posizione dell’accento. Forse anche per questo si potrà presto iniziare ad assaporare quel «gusto del futuro» che il Presidente del Consiglio aveva evocato poco prima di Pasqua. Come ampiamente anticipato, infatti, il miglioramento del quadro epidemiologico e il lento avanzamento della campagna vaccinale consentiranno un primo allentamento delle restrizioni.

La prima conseguenza sarà il ritorno delle zone gialle (sia pure in tinta “rafforzata”), fin qui ostracizzate a tavolino. In questa fascia cromatica si potrà tornare al cinema e in teatro e sarà possibile ricominciare a fare sport all’aperto. Gli studenti potranno inoltre tornare a seguire le lezioni in presenza, e ripartiranno gli spostamenti tra Regioni con il “certificato verde”. Che indicherà l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid-19 o un test antigenico rapido o molecolare con esito negativo.

Potranno riprendere anche le attività di ristorazione, inclusi i consumi serali limitatamente ai dehors – ed è qui che iniziano le dolenti note. Come infatti ha denunciato Lino Stoppani, presidente della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, «il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non è dotato di spazi all’aperto». Ma, soprattutto, a penalizzare gli esercenti c’è il coprifuoco alle 22, confermato malgrado il pressing degli enti locali.

Le dolenti note

I Governatori chiedevano almeno uno slittamento di un’ora, spalleggiati da Matteo Salvini, leader della Lega che sul provvedimento ha deciso di astenersi. Per contro, Ministri come il pentastellato Stefano Patuanelli (Politiche agricole) e l’azzurra Mariastella Gelmini (Affari regionali) insistevano sul mantenimento dello status quo, avendo «ascoltato il Cts». Che però ha fatto sapere di non essere mai stato consultato su questo specifico aspetto, che è di natura squisitamente politica. Non a caso è stato appena ripristinato il giallo…

Alla fine, comunque, ha vinto ancora la linea chiusurista impersonata dal Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza, nonché da esperti come l’infettivologo Massimo Galli. Personaggi i cui pareri di solito sono utili per fare il contrario di quanto suggeriscono. Basti pensare che perfino Michele Emiliano, Presidente della Puglia ideologicamente affine all’inquilino di Lungotevere Ripa, ha voluto avvertire sui rischi di esplosione delle tensioni sociali.

Nel caso specifico, però, il giudizio era condiviso da quello che forse è il membro più equilibrato del Governo, il sottosegretario alla Sanità Pierpaolo Sileri. Uno che si destreggia tra gli opposti estremismi, senza farsi problemi nel dire le cose come stanno. Per esempio, affermando che «le riaperture sono irreversibili», ma anche – appunto – che per ritardare il coprifuoco «aspetterei le prossime due settimane».

La perfetta sintesi di un Decreto anti-coronavirus che presenta dunque, come sempre, luci e ombre. Perché le semi-aperture saranno anche un grande balzo per l’esecutivo, ma sono ancora un piccolo passo per molti cittadini.

Continua a leggere

Politica

Open Arms, il rinvio a giudizio di Salvini segna la fine dello stato di diritto

Col processo all’ex Ministro dell’Interno si certifica che la magistratura può decidere sull’azione politica di un Governo (alla faccia della separazione dei poteri). Ma i giustizialisti esultano…

Pubblicato

il

open arms
La nave Open Arms

Il segretario del Carroccio Matteo Salvini andrà alla sbarra per il caso Open Arms. Il Tribunale di Palermo, infatti, accogliendo la richiesta della Procura ha deciso di rinviare a giudizio l’ex Ministro dell’Interno. Facendo così strame di un principio cardine della democrazia liberale che risale a Montesquieu, e producendo al contempo un vulnus gravissimo nell’intera architettura costituzionale.

Salvini a processo per il caso Open Arms

Inizierà il 15 settembre prossimo il processo a carico del leader della Lega per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. Per il Gup del capoluogo siciliano Lorenzo Jannelli, l’allora titolare del Viminale trattenne in mare, «per sei giorni, 147 migranti salvati dall’Ong Open Arms, nell’agosto 2019». La vicenda sarebbe stata successivamente sbloccata da Luigi Patronaggio, Procuratore di Agrigento, che sequestrò l’imbarcazione permettendo lo sbarco di quanti si trovavano a bordo.

L’affaire si sarebbe poi legato anche allo scandalo Magistratopoli, come emerso dalle intercettazioni a carico di Luca Palamara, ex presidente dell’Anm. Che, oltre a esprimere vicinanza alla toga girgentina, affermò che l’allora vicepremier aveva ragione, ma bisognava comunque attaccarlo.

Proprio il tonno espiatorio potrebbe essere chiamato come testimone, assieme all’ex bi-Premier Giuseppe Conte e all’allora Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dalla difesa del Capitano. Secondo cui «non c’è alcun reato. Ma, se lo si ravvisa, va addebitato a tutti quelli che hanno contribuito ad adottare una certa strategia», ovvero l’intero esecutivo giallo-verde.

Diversa la visione del Procuratore palermitano Francesco Lo Voi (che peraltro l’ex Pm romano ha dichiarato di aver “piazzato” anche se non aveva i titoli). Per cui la concessione del porto sicuro alla nave spagnola era un atto amministrativo che competeva al Ministro dell’Interno.

Un precedente pericolosissimo

Il pre-verdetto giunto dalla Trinacria ha suscitato, prevedibilmente, reazioni di segno contrario. Partendo proprio da quella di Open Arms, entusiasta al pari di partiti come LeU e Verdi. I delicati equilibri di Governo hanno invece suggerito il silenzio ai frenemies di Pd, M5S e Italia Viva.

Diametralmente opposto il commento del diretto interessato, secondo cui c’è chi «usa il tribunale per fare politica», bypassando così le sconfitte elettorali. Argomentazioni simili sono arrivate pressoché da tutto il centrodestra, che ha evocato la giustizia a orologeria e il “metodo Berlusconi”.

Il punto focale della questione, però, lo ha evidenziato Maurizio Lupi, leader di Noi con l’Italia. «È incredibile che si usino i tribunali per contestare scelte politiche, oltretutto creando un precedente gravissimo e pericolosissimo che deve preoccupare tutti», le sue parole.

In effetti, a prescindere dall’opinione sul caso in sé, resta che ora la magistratura ha facoltà di sindacare e sentenziare sull’azione politica di un Governo. Alla faccia della separazione e dell’indipendenza tra poteri costituzionali.

Per questo, al massimo possono esultare i giustizialisti, la cui colpevole brevimiranza ormai è talmente proverbiale da non far più neppure notizia. Non foss’altro perché la ruota può sempre girare, e con essa il «tintinnar di manette» di scalfariana memoria.

Un tempo vigeva lo stato di diritto. Oggi tocca solo sperare che vi sia ancora il diritto nello Stato.

Continua a leggere

Primo Piano