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Politica

Caos rifiuti, per decreto della Regione Roma è di nuovo pulita

Accordo con Di Maio, l’immondizia andrà all’estero e la Raggi avrà due anni per attivare la nuova discarica. Così il mago Zinga fa contenti tutti, tranne (come al solito) i cittadini della Capitale

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Rifiuti a Roma. Foto dall'Agenzia DIRE

Basta un poco di zucchero (tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio) e la pillola dell’emergenza rifiuti nella Capitale va giù. Chissà come abbiamo fatto a non pensarci prima? Eppure, era pacifico che una crisi legata all’immondizia andasse risolta con un colpo di spugna. Magari in senso letterale sarebbe stato più utile, ma non si può avere tutto…

E così, dal “salva Roma” dei giallo-verdi si è passati al “salva Raggi” dei rosso-gialli: l’importante è che alla fine i Conte tornino. Come? Con un incanto del mago Zinga, ovviamente! È bastato un colpo di bacchetta magica, anzi di ordinanza magica, et voilà, pericolo scampato, niente più pattume sui marciapiedi e per le strade della Città Eterna! A saperlo prima ci saremmo risparmiati settimane di apprensione.

Certo, la soluzione è soltanto sulla carta, o meglio sul carteggio con cui il Governatore del Lazio ha annullato la propria precedente ordinanza, quella del 29 novembre scorso che imponeva al Campidoglio la scelta di un nuovo impianto a Roma. Cosa che Virgy ha fatto, indicando com’è ormai arcinoto la cava di Monte Carnevale.

Discarica che però resta, anch’essa, solo sulla carta, visto che il Comune avrà due anni per allestirla e metterla in funzione – giusto il tempo di far terminare il mandato della giunta grillina. E così magari si placheranno anche gli animi di quei distretti a guida pentastellata – in particolare il Municipio XII – in rivolta contro la delibera di (quasi) Capodanno di Palazzo Senatorio. Il sindaco in realtà sembrava disposta a venire loro incontro, come dimostra il fatto che aveva suggerito di individuare degli elementi ostativi che bloccassero il suo stesso progetto. Sembrerebbe un atteggiamento ambivalente, ma siamo a gennaio, mese dedicato a Giano, quindi probabilmente è solo un omaggio al nume bifronte.

Ma il primo cittadino, naturalmente, non è l’unica che ci guadagna. Con lei c’è lo stesso Zingaretti, sciolto dall’onere di dover essere lui a scegliere la location per il nuovo impianto, essendosi limitato a ordinare il trasferimento dei rifiuti all’estero. C’è poi il M5S, e in particolare il capo politico Di Maio, che può respirare in un momento in cui la sua leadership è tanto traballante che si sta facendo prepotentemente largo l’idea di un suo passo indietro: soprattutto considerata la quasi certa débâcle alle prossime Regionali in Emilia-Romagna.

E c’è anche Ama (la municipalizzata di Roma Capitale che dovrebbe occuparsi della spazzatura), la quale potrà procedere alla manutenzione straordinaria del Tmb (trattamento meccanico-biologico) di Rocca Cencia a partire dal 31 gennaio – cioè con due mesi di anticipo sulla data prevista -, e per buona misura non avrà più neppure l’obbligo di approvare entro il 15 marzo il Bilancio 2017 (sì, avete letto bene: in fondo, cosa volete che siano due anni di ritardo?)

Certo, alla fine la montagna ha partorito il topolino. Meglio questo, però, di quello paventato da Carlo Calenda quando ha tuonato che «Roma va commissariata, se andiamo avanti così avremo i sorci a fare sci d’alpinismo sulle montagne d’immondizia».

Ma ormai è tutto passato, un tratto di penna e i sacchetti sono miracolosamente spariti, come i cassonetti strapieni nonostante Ama continui a vaneggiare che «il piano di Natale ha funzionato». È vero, le foto dicono altro: ma, essendoci di mezzo il mago Zinga, non vorrete mica credere ai vostri occhi, no?

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Nuovo Governo, quanto manca all’incoronazione della Meloni?

Sancita la vittoria del centrodestra a guida FdI, occorrerà aspettare la fine di ottobre per il varo del prossimo esecutivo: che è scontato verrà guidato dalla leader di Fratelli d’Italia

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Nuovo Governo, Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

Archiviati il voto per le Politiche 2022 e il relativo spoglio, si è aperto l’iter per la formazione del nuovo Governo. Che, alla luce dei risultati di queste elezioni, dovrebbe essere guidato da Giorgia Meloni, Presidente di FdI, che diventerà dunque il primo Premier donna d’Italia. Tuttavia, il rito laico dell’avvio della prossima legislatura (la XIX) segue una liturgia piuttosto rigida, che richiederà almeno un altro mese prima dell’effettivo varo dell’esecutivo.

Nuovo Governo, Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022
Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022

Tappe e tempi per la formazione del nuovo Governo

Che succede ora che è stata definitivamente sancita la vittoria del centrodestra a guida Fratelli d’Italia? I tempi per la costituzione del nuovo Governo non saranno immediati, perché dipendono da procedure di prammatica caratterizzate da scadenze ben precise.

La prima tappa, come scrive Sky TG24, è il 13 ottobre, quando si riunirà il nuovo Parlamento e verranno eletti i Presidenti delle due Camere. La seduta di Palazzo Madama, precisa il Corsera, verrà presieduta da Liliana Segre, membro più anziano dell’assemblea, quella di Montecitorio da Ettore Rosato, l’attuale vicepresidente più anziano.

Per designare l’erede di Maria Elisabetta Alberti Casellati, i primi due scrutini saranno a maggioranza assoluta dei componenti, il terzo a maggioranza assoluta dei senatori presenti. In caso di ulteriore fumata nera, si procederà al ballottaggio fra gli sfidanti più votati e, se persisterà la parità, sarà eletto il candidato più anziano.

Alla Camera, invece, come spiega Rai News nella prima votazione servono i due terzi dei componenti, nelle due successive i due terzi dei votanti. Dalla quarta occorre la maggioranza assoluta dei suffragi e si procede a oltranza – e non è mai successo che sia stato superato il quinto scrutinio. Questa fase dovrebbe dunque concludersi al massimo il 15 ottobre.

I passaggi successivi

Una volta costituiti anche i gruppi parlamentari, partiranno le consultazioni quirinalizie, probabilmente intorno al 24 ottobre. Questo passaggio porterà Sergio Mattarella a conferire l’incarico di Primo Ministro, che normalmente viene accettato con riserva.

È scontato che, stavolta, l’onere e l’onore ricadranno sulla trionfatrice della tornata elettorale, Giorgia Meloni, che condurrà a sua volta dei colloqui con i partiti. Se avranno esito positivo, il Presidente del Consiglio incaricato scioglierà la riserva e presenterà al Capo dello Stato la lista dei Ministri. I quali, in base all’articolo 92 della Costituzione, sono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta dell’inquilino di Palazzo Chigi.

Si dovrebbe essere a quel punto intorno al 27 ottobre, e il nuovo Governo sarà pronto per prestare giuramento al Colle. Concluderà il percorso la suggestiva “Cerimonia della campanella”, che segnerà il passaggio di consegne tra l’attuale Premier Mario Draghi e il suo successore.

L’atto di investitura diventerà così (è il caso di dirlo) esecutivo. Il lungo conto alla rovescia, ormai, è iniziato.

Palazzo Chigi
Palazzo Chigi

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Politica

Politiche 2022, gli esiti del voto: trionfano il centrodestra e la Meloni

L’alleanza FdI-Lega-Forza Italia-Noi Moderati ha la maggioranza assoluta in Parlamento, Fratelli d’Italia è il primo partito e la Meloni ipoteca Palazzo Chigi: ecco tutti i risultati delle elezioni

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Giorgia Meloni festeggia il trionfo alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

Il Viminale ha concluso lo spoglio relativo alle Politiche 2022, confermando di fatto il trend che era già emerso alla chiusura delle urne. La tornata elettorale ha visto il trionfo del centrodestra a guida Fratelli d’Italia, il cui Presidente Giorgia Meloni ha praticamente ipotecato Palazzo Chigi. Tra numeri cristallizzati, reazioni di segno opposto ed esclusioni “eccellenti”, ecco tutti i risultati di queste elezioni.

Giorgia Meloni festeggia il trionfo alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Gli esiti definitivi delle Politiche 2022

E ora sulle Politiche 2022 è arrivato anche il “bollino blu” del Ministero dell’Interno. Che, certificando definitivamente le percentuali emerse nella lunga notte elettorale, le ha anche tradotte in seggi, dando così la misura esatta del successo del centrodestra.

L’alleanza FdI-Lega-Forza Italia-Noi Moderati, come sintetizza il Corsera, è volata al 44,02% a Palazzo Madama, ottenendo così 112 senatori. E ha raggiunto il 43,79% alla Camera, conquistando 235 deputati. La coalizione avrà così la maggioranza assoluta in entrambi i rami del nuovo Parlamento – ma non i due terzi necessari per poter cambiare da sola la Costituzione.

A farla da padrone è stato Fratelli d’Italia, inerpicatosi fino al 26,01% in Senato e al 25,99% a Montecitorio. E il cui leader Giorgia Meloni è il nuovo Premier in pectore – il primo Presidente del Consiglio donna nella storia d’Italia. Hanno invece a malapena superato l’8% sia il Carroccio che gli Azzurri, mentre non hanno raggiunto nemmeno l’1% i centristi.

Il grande sconfitto però è il Pd, fermatosi al 19,07% alla Camera e al 18,96% al Senato, sotto dunque la soglia psicologica del 20%. Non a caso, Enrico “stai sereno” Letta ha già anticipato l’intenzione di non ricandidarsi alla segreteria dem. Complessivamente, il blocco di centrosinistra non è andato oltre uno striminzito 26%, che corrisponde a 80 deputati e 39 senatori.

Deludente anche il traguardo conseguito dal Terzo Polo, che aveva ambizioni ben più alte del 7,7% a cui lo hanno invece relegato gli Italiani. Gongola invece il M5S che, a dispetto delle previsioni funeree dei sondaggi, si è accreditato come terza forza del Paese, oltrepassando l’asticella del 15%. Una percentuale dovuta in larghissima parte ai percettori del Reddito di cittadinanza.

Gli “altri” risultati

Poi, naturalmente, c’erano gli “scontri diretti”, andati in scena nei collegi uninominali, che in certi casi hanno riservato grosse sorprese. Tra i “grandi nomi” che non sono stati rieletti, soprattutto a sinistra (come riporta Il Riformista), figurano Emma Bonino, Monica Cirinnà, Carlo Cottarelli ed Emanuele Fiano. Ma l’estromissione più fragorosa è certamente quella dell’ex grillino Luigi Di Maio, capo politico di Impegno Civico, punito – come sottolinea TGCom24 – nella “sua” Napoli.

Sky TG24 riferisce invece che l’elenco dei “Vip” premiati dagli elettori include Rita Dalla Chiesa, Claudio Lotito, Ilaria Cucchi e Marta Fascina, compagna di Silvio Berlusconi. Che a sua volta rientra in Senato, grazie al seggio maggioritario conseguito a Monza.

Questi, dunque, i dati del nuovo Parlamento, la cui maggioranza indicherà a Sergio Mattarella il nome di Giorgia Meloni come prossimo Primo Ministro. Perché, con buona pace di Bruxelles e dintorni, il popolo (italiano) ha parlato.

Elezioni Politiche 2022
Elezioni Politiche

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Politica

Politiche, chiude la campagna elettorale, vincerà l’astensione?

I partiti e le coalizioni che si contendono Palazzo Chigi sparano le ultime cartucce prima del silenzio pre-voto: ora la palla passa agli Italiani, che però secondo i sondaggi diserteranno in massa le urne

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Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sulla chiusura della campagna elettorale per le Politiche del 25 settembre. Il candidato consideri che:

Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

a) Giorgia Meloni, presidente di FdI e grande favorita di queste elezioni, ha affermato, come riporta Il Messaggero, che «costruiremo una Nazione fondata sul merito». Dopotutto, dalla Lega ai Lego è un attimo.

b) Ci informa il Corsera che il segretario dem Enrico «Letta punta sulla spinta dei sindaci del Pd». Perché è l’unico modo per far muovere il suo pulmino elettrico.

c) Carlo Calenda, leader di Azione e del Terzo Polo, come rileva Sky TG24 ha assicurato che «supereremo anche la Lega». E le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

d) Scrive Il Giornale che a Giuseppe Conte, presidente del M5S, è stato chiesto: «Rigassificatori a Piombino: sì o no?» Al che l’ex Avvocato del popolo ha risposto: «No, preferiamo quelli temporanei galleggianti». Proprio come il rigassificatore di Piombino.

Gli altri protagonisti della campagna elettorale per le Politiche

e) A proposito di Giuseppi, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha rivelato al Giornale che «averlo mandato a casa resterà per sempre uno dei più alti servizi che ho reso al mio Paese». Il che è tutto dire.

f) Il segretario del Carroccio Matteo Salvini, come riferisce l’ANSA, ha dichiarato che nell’eventuale futuro Governo di centrodestra «non vedo ruoli per Draghi». A parte come cavalcature in House of the Dragon.

g) Luigi Di Maio, numero uno di Impegno Civico, è tornato a spingere via social sul Salario Equo, «una misura da fare affinché ognuno venga pagato per quanto vale davvero». Bisogna riconoscere che è encomiabile la sua voglia di lavorare gratis.

Ciò posto, il candidato ha cinque secondi per spiegare come mai, secondo i sondaggi, alle Politiche 2022 il “primo partito” sarà l’astensionismo.

Elezioni Politiche
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Politica

Campagna elettorale, ultimo atto: chiusura con le “altre riforme”

Giustizia, Pubblica Amministrazione, digitalizzazione, infrastrutture: su queste tematiche, le proposte dei contendenti alle Politiche 2022 sono le più disparate

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Campagna elettorale, Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione
Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione

Da www.romait.it

Ultimo appuntamento con la nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche 2022. In questa puntata finale vengono esaminate le proposte riguardanti le “altre riforme”: ovvero, quelle che non avevano trovato spazio nelle edizioni precedenti.

Campagna elettorale, Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione
Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione

Le “altre riforme” della campagna elettorale

Il fatto che in questa campagna elettorale il dibattito sia stato pressoché monopolizzato dalle riforme istituzionali non significa che fossero le uniche. Non foss’altro perché – per dire – i restyling della giustizia, della Pubblica Amministrazione e delle infrastrutture sono previsti dal PNRR, proprio come la svolta digitale.

In merito, il centrodestra intende semplificare il Codice degli Appalti, ammodernare e digitalizzare la Pubblica Amministrazione al fine di razionalizzarne il funzionamento. Oltre a potenziare l’alta velocità, realizzare grandi opere quali il ponte sullo Stretto, e sviluppare le infrastrutture digitali estendendo la banda larga in tutta Italia.

A livello di giustizia, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia punta su stop ai processi mediatici, diritto alla buona fama, razionalizzazione delle pene ed efficientamento su precetti e sanzioni penali. Ma, soprattutto, su un processo giusto e dalla ragionevole durata, la riforma del CSM e la separazione delle carriere.

Quest’ultimo è anche un obiettivo del Terzo Polo, come il contrasto alla «spettacolarizzazione mediatica» e il limite all’appellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado. Altre misure riguarderebbero poi il definitivo superamento delle correnti in magistratura, un sistema di valutazione delle toghe, riforme della custodia cautelare e del sistema penitenziario.

Carlo Calenda e Matteo Renzi mirano pure a completare l’Alta Velocità e migliorare la sicurezza della Rete Ferroviaria. Cuore del loro programma è però la digitalizzazione, da applicare anche alla PA per efficientarne i processi. Provvedimento che va di pari passo con l’eliminazione dei «tetti al salario accessorio per premiare la produttività» e l’azzeramento della burocrazia per anziani e disabili. Il tandem Azione-Italia Viva ha però in mente, in modo particolare, gli investimenti nella fibra e nel 5G. Accanto al supporto alle aziende innovative nascenti e alla «transizione digitale» delle imprese esistenti.

Le proposte di centrosinistra e M5S

Questi ultimi punti sono condivisi col centrosinistra, che in più chiede l’etichettatura digitale dei prodotti e il pieno controllo economico dei dati personali acquisiti dalle piattaforme online. Nonché un «Fondo nazionale per il diritto alla connessione digitale» che permetta tra l’altro l’acquisto di un computer a tutti gli studenti con reddito medio-basso. E, dulcis in fundo, la digitalizzazione della giustizia, per cui si auspica la «piena attuazione della Riforma Cartabia», finalizzata a una minor durata dei processi.

Il blocco a guida Pd pensa poi a istituire uno “Sportello virtuale della PA”, per la quale è previsto anche un «grande piano di assunzione». A rendere il trasporto pubblico gratuito per giovani e anziani, sostituendo anche i mezzi con analoghi a zero emissioni. E a completare le tratte ferroviarie ad alta velocità, stimolando al contempo lo sviluppo della mobilità ciclabile e pedonale in città.

Il M5S, invece, ritiene prioritari il contrasto alle mafie (tra l’altro completando la riforma dell’ergastolo ostativo) e la lotta alla corruzione. Ma anche il riconoscimento dell’accesso alla rete quale diritto costituzionale, la copertura nazionale con banda ultralarga e la creazione di una «banca dati digitale nazionale». E, infine, l’uso agevolato delle macchine elettriche, la «riconversione del parco auto privato circolante» e il biglietto unico integrato.

Termina dunque questo ciclo di analisi dei progetti degli aspiranti chigiani, a cui passa ora la palla (oltre che, naturalmente, agli elettori). Che vinca dunque il migliore! Per quanto, citando Nereo Rocco, potremmo aggiungere: speriamo proprio di no!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, le ricette su famiglia, natalità, giovani e sport

Dall’orizzonte del futuro all’arte dell’hic et nunc nei programmi dei principali partiti e coalizioni che si sfidano in queste Politiche 2022: (non) è un Paese per giovani?

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Campagna elettorale, Famiglia e natalità
Famiglia e natalità

Da www.romait.it

Per la nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi dei principali protagonisti della campagna elettorale, tocca ora alle proposte riguardanti famiglia, natalità e sport. Argomenti che hanno come comun denominatore l’orizzonte del futuro. E troppo spesso si scontrano con l’evidenza che l’Italia non è un Paese per giovani.

Campagna elettorale, Famiglia e natalità
Famiglia e natalità

Famiglia, natalità e sport in campagna elettorale

Se capita di frequente che la politica sia caratterizzata da eccessiva brevimiranza, in periodo di campagna elettorale diventa quasi inevitabilmente l’arte dell’hic et nunc. Col risultato che certi scenari, per loro natura disancorati dal tempo presente, rischiano di essere inadeguati, quando non del tutto utopistici.

In queste dinamiche rientrano sovente i progetti che riguardano i giovani, la famiglia, la natalità e anche lo sport. A questo proposito, il centrodestra chiede supporto alle associazioni sportive dilettantistiche e il potenziamento dell’impiantistica sportiva (anche scolastica e universitaria). E, sulla base di quanto avviene nei college americani, l’introduzione di borse di studio universitarie per meriti sportivi.

Inoltre, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia punta su asili nido gratuiti, riduzione dell’IVA su prodotti e servizi per l’infanzia, agevolazioni per le giovani coppie sul mutuo di acquisto per la prima casa. Nonché su sostegno alle famiglie con disabili e ai genitori separati o divorziati, finanziamenti per la formazione, il lavoro e l’imprenditoria giovanile, reintroduzione del “prestito d’onore” per gli universitari. Ma, soprattutto, sulla progressiva introduzione del quoziente familiare e sull’aumento dell’assegno unico e universale.

Le proposte degli altri poli

Quest’ultimo è anche un obiettivo del centrosinistra. Che in più intende erogare 10.000 euro ai 18enni per le spese per casa, istruzione e avvio di un’attività lavorativa, e 2.000 euro di contributo affitti agli under 35. Oltre a introdurre la retribuzione obbligatoria per stage curriculari, abolire gli stage extra-curriculari, azzerare i contributi per le assunzioni a tempo indeterminato fino a 35 anni.

Sul piano sportivo, il blocco a guida Pd pensa a istituire un diritto allo sport in Costituzione e un Ministero dello Sport. Ma anche far ripartire i “Giochi della Gioventù”, sburocratizzare interventi sulla modernizzazione degli stadi, abbattere barriere architettoniche e sensoriali in scuole e impianti sportivi.

Queste ultime due ricette sono condivise dal tandem Azione-Italia Viva, come l’incentivazione dell’imprenditorialità giovanile e il potenziamento dell’Assegno Unico e Universale. Inoltre, il Terzo Polo vuole potenziare il Bonus Asilo Nido e rimborsare spese educative e per servizi di baby-sitting, cura di genitori anziani o persone con disabilità. E propone di rendere più efficace il programma “Garanzia Giovani”, regolare i tirocini curriculari, semplificare l’accesso alle professioni, investire nelle competenze digitali.

Infine, il M5S mira a introdurre una pensione di garanzia per i giovani, il riscatto gratuito della laurea e incentivi all’imprenditoria giovanile. E a riproporre sgravi per l’assunzione di under 36 e per l’acquisto della prima casa per gli stessi under 36.

Diceva d’altronde James Freeman Clarke che «un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione». Alle Politiche 2022 l’ardua sentenza.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
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Politica

Campagna elettorale, il confronto tra i poli su cultura e turismo

Tutti i principali partiti e coalizioni del Belpaese puntano a promuovere e valorizzare il made in Italy: anche se le proposte assomigliano molto a un libro dei sogni

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Campagna elettorale, Turismo
Turismo

Da www.romait.it

Quali sono le proposte dei protagonisti dell’attuale campagna elettorale su cultura, turismo e più in generale il made in Italy? La risposta è nella nuova puntata della nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi degli sfidanti alle Politiche del prossimo 25 settembre. Programmi che in effetti, sulle questioni sopracitate, assomigliano molto a libri dei sogni.

Campagna elettorale, Turismo
Turismo

Cultura e turismo nella campagna elettorale

Sull’importanza della cultura – in generale – e del turismo – soprattutto in un Paese come l’Italia – nessuno può avere neanche il minimo dubbio. Più difficile, invece è la valorizzazione di tali attività, e non da oggi. Già gli antichi Romani, infatti, deploravano che litterae non dant panem (“la letteratura non dà pane”, nel senso che è difficile guadagnare dalle professioni intellettuali).

Questa premessa serve a illustrare la cautela con cui i principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale devono “maneggiare” queste materie. Col risultato, però, che, anche in questa circostanza, tra il dire e il fare rischia di esserci di mezzo (e non poteva essere altrimenti) il mare.

Le ricette “made in Italy

Così, il centrosinistra punta su tre piani nazionali per l’arte contemporanea, l’architettura contemporanea e il recupero e rilancio dei Borghi italiani. Inoltre, vuole potenziare l’offerta culturale nelle periferie, promuovere la completa digitalizzazione del patrimonio culturale e «un “Erasmus nazionale” legato ai temi culturali».

Il Terzo Polo, dal canto suo, mira a riattribuire allo Stato la competenza sul turismo, abbassare le tasse alle imprese del settore e potenziare la formazione negli istituti professionali. Nonché a istituire un carnet di 10 ingressi gratuiti per i luoghi della cultura, raddoppiare le donazioni private con fondi pubblici, finanziare librerie, stampa, cinema e settore audiovisivo.

Il M5S privilegia invece l’istituzione di una «piattaforma per l’incontro tra i bisogni dei turisti e l’offerta del territorio italiano». Ma anche un piano pubblico di assunzioni presso il Ministero dei Beni Culturali e una generica protezione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Infine, il centrodestra progetta di valorizzare la bellezza e le eccellenze dell’Italia, incluse le professionalità culturali e un’offerta turistica diversificata. Oltre ad auspicare la costituzione di reti di impresa del comparto turistico e il sostegno alla presenza del Belpaese nei grandi eventi internazionali.

Si tratta, come si vede, di ricette piuttosto fumose: ma almeno sono “made in Italy” – e scusate se è poco!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, le “armi di istruzione di massa” degli sfidanti

Assunzione dei docenti, sostegno agli studenti incapienti, libertà di scelta educativa, edilizia: le ricette dei principali partiti e coalizioni su scuola, università e ricerca sono curiosamente simili

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Scuola, Campagna elettorale
Scuola

Da www.romait.it

Continuano i nostri approfondimenti sui grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. In questa circostanza vengono messe a confronto le proposte dei duellanti su istruzione e formazione. Questioni scottanti su cui però – incredibile dictu – si registra un’insolita (e probabilmente unica) identità di vedute.

Scuola, Campagna elettorale
Scuola

Scuola e università in campagna elettorale

A un argomento massimamente divisivo come l’immigrazione era giusto farne seguire uno che unisse trasversalmente gli schieramenti. E, benché sembrasse un’impresa, lo abbiamo trovato nel trittico scuola, università e ricerca.

Su queste materie, infatti, obiettivi e ricette dei principali partiti e coalizioni impegnati nell’attuale campagna elettorale appaiono curiosamente simili. Dall’assunzione e stabilizzazione dei docenti all’adeguamento dei loro stipendi, dal supporto agli studenti incapienti alla formazione professionale, dall’ammodernamento dell’edilizia alla libertà di scelta educativa.

Armi di istruzione di massa

In più, il centrodestra punta a estendere il Buono Scuola (il contributo di alcune Regioni per l’iscrizione a istituti paritari o pubblici con una retta). Nonché a «favorire il rientro degli italiani altamente specializzati attualmente all’estero».

Il centrosinistra intende garantire l’accesso universale gratuito alle mense scolastiche, la gratuità dei libri di testo e del trasporto pubblico locale per gli alunni con reddito medio-basso. Oltre a istituire un Fondo nazionale per viaggi-studio, gite e doposcuola, estendere il tempo pieno e rendere «gratuita e obbligatoria la scuola dell’infanzia».

Queste ultime sono priorità pure del Terzo Polo, accanto all’ampliamento dell’obbligo scolastico a 18 anni e al potenziamento dell’educazione civica. Ma anche al «sostegno alla residenzialità» per gli studenti universitari fuori-sede e alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato a capitale interamente pubblico.

Infine, il M5S chiede la riduzione del numero chiuso nelle università e l’accesso aperto ai risultati delle ricerche accademiche. E vuole più psicologi e pedagogisti «per fornire un sostegno ai nostri ragazzi e a tutta la comunità scolastica».

Il sano sviluppo intellettuale e psico-fisico degli studenti, dopotutto, deve necessariamente essere la bussola di ogni politica pedagogica. Ed è giusto perseguirlo anche con delle… armi di istruzione di massa!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
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Politica

Campagna elettorale, poli a confronto su sicurezza e immigrazione

In vista delle Politiche del 25 settembre, il centrodestra punta sui Decreti Sicurezza, gli altri sfidanti sullo Ius Scholae: e tutti concordano su lotta alla mafia e riqualificazione urbanistica

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Immigrazione, Campagna elettorale
Immigrazione

Da www.romait.it

Proseguono ulteriormente i nostri approfondimenti sui grandi argomenti della campagna elettorale per le Politiche 2022. In quest’occasione vengono messi a confronto i programmi dei principali partiti e coalizioni sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Due questioni da sempre estremamente divisive, che in queste settimane che precedono il 25 settembre non potevano che confermarsi tali.

Immigrazione, Campagna elettorale
Immigrazione

Sicurezza e immigrazione in campagna elettorale

Sulle tematiche della sicurezza e dell’immigrazione si registrano da sempre forti tensioni tra le forze politiche nostrane (e non solo). Con una netta separazione, in particolare, tra le posizioni del centrodestra e quelle degli altri tre poli, tra loro molto più affini.

La ricetta principale dell’alleanza Fdi-Lega-Forza Italia è il contrasto all’immigrazione irregolare, favorendo al contempo «l’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati regolari». Obiettivi da perseguire tramite controllo delle frontiere, blocco degli sbarchi, creazione di hotspot extra-europei (ma gestiti dalla Ue) per valutare le richieste di asilo.

A tal fine dovrebbero essere ripristinati i Decreti sicurezza di stampo salviniano e il poliziotto di quartiere, e rafforzati l’operazione strade sicure e la videosorveglianza. Nel programma c’è spazio pure per la lotta alle mafie, al terrorismo, allo spaccio e alla diffusione delle droghe, nonché per la riqualificazione urbanistica.

Le ricette degli altri poli

Gli altri contendenti di questa campagna elettorale puntano tutti sullo Ius Scholae (la cittadinanza per gli stranieri che abbiano completato almeno un ciclo di studi). In più, il blocco di centrosinistra vuole abolire la legge Bossi-Fini e allargare i corridoi umanitari, rigettando contestualmente la politica dei respingimenti. Chiede inoltre un «piano nazionale contro le mafie», investimenti «sulla professionalità delle forze di polizia» e interventi di riqualificazione urbanistica e sociale.

Il M5S ritiene invece prioritaria la lotta alla corruzione, in riferimento anche al controllo dei fondi del PNRR. E, di nuovo, il contrasto alle mafie, mediante il completamento della riforma dell’ergastolo ostativo e le misure di prevenzione personali e patrimoniali.

Infine, il Terzo Polo pensa a creare un Ministero per l’Immigrazione e un «Sistema europeo comune di asilo», e a potenziare la Procura nazionale europea in funzione anti-mafia. Oltre a distinguere tra profughi umanitari e migranti economici, istituire corsi intensivi obbligatori di lingua e cultura italiana per i migranti, e inasprire le leggi sulle armi.

Diritto e diritti, insomma, vicini e lontani come sovente accade ai punti di vista. Che non di rado, quasi ineffabilmente, diventano “punti di vita”.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, l’ambiente nei programmi dei quattro poli

Le ricette dei principali partiti e coalizioni vanno dalla gestione del dissesto idrogeologico alla lotta al climate change: affrontato però da tutti col solito approccio ideologico, affermazionista e politically correct

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Clima e ambiente, Campagna elettorale
Clima e ambiente

Da www.romait.it

Per la nostra rubrica di approfondimento dei grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre, è oggi il turno dell’ambiente. Un argomento che in queste settimane è stato declinato in modi diversi, ma su cui tra i poli si registrano più affinità che disparità. A partire da un approccio che segue pedissequamente – e, verrebbe da dire, ineluttabilmente – i dettami del politically correct.

Clima e ambiente, Campagna elettorale
Clima e ambiente

L’ambiente in campagna elettorale

Nei programmi di tutti i principali partiti e coalizioni impegnati nell’attuale campagna elettorale, un occhio di riguardo è stato riservato alla questione climatica. Su cui d’altronde, fin dallo scioglimento delle Camere, è stato un susseguirsi di proposte, alcune anche piuttosto estemporanee.

Per esempio, scrive Il Fatto Quotidiano, il leader azzurro Silvio Berlusconi ha assicurato l’impegno «a piantare ogni anno almeno un milione di alberi» in tutta Italia. In generale, il centrodestra mira poi a «contrastare i cambiamenti climatici», ridurre il consumo delle risorse naturali, promuovere l’educazione ambientale e la salvaguardia della biodiversità. Nonché a realizzare termovalorizzatori innovativi e sostenibili, intervenire sulle «aree a rischio dissesto idrogeologico» e incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico.

Questi ultimi due punti, così come la manutenzione delle foreste, sono obiettivi dichiarati anche del Terzo Polo. Che in più punta a ridurre i consumi energetici nell’edilizia, migliorando l’efficienza energetica degli edifici e aumentando il calore generato da fonti rinnovabili.

Una ricetta condivisa dal M5S, come l’idea di «prevenire i dissesti idrogeologici». In più, i grillini auspicano una “Società a 2000 Watt” (un modello secondo cui questo dovrebbe arrivare a essere il fabbisogno energetico pro capite). E tornano a chiedere lo «stop a nuove trivellazioni e nuovi inceneritori».

Infine, cuore del programma di centrosinistra è un «piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico», con interventi finalizzati ad aumentare la quota di rinnovabili. Ma, soprattutto, una «riforma fiscale verde», con premi per le imprese eco-friendly, riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente e compensazioni per famiglie e aziende vulnerabili.

Una premessa errata

Tutte queste ricette si basano sulla premessa che il climate change sia il risultato dell’attività antropica, che però è «una congettura non dimostrata». Come hanno dimostrato, dati alla mano, gli scienziati firmatari del documento “Clima, una petizione controcorrente”, che comprendono luminari del calibro di Antonino Zichichi.

Da ingredienti errati non possono che derivare ricette inadeguate, come ha potuto verificare a sue spese Enrico Letta, segretario del Pd. Il quale sta facendo il tour del Belpaese a bordo di un pulmino elettrico che però, come riferisce La Repubblica, lo ha clamorosamente lasciato a piedi.

Perché l’ideologia può anche assumere le sembianze della verità, e perfino conquistarsi il consenso del mainstream. Ma prima o poi verrà inevitabilmente smascherata, proprio come l’asino travestito da leone della fiaba di Jean de La Fontaine. Colpa o merito di una cosetta bizzarra e un po’ capricciosa chiamata realtà: contro la quale, con buona pace dell’affermazionismo, non c’è greenwashing che tenga.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, ecco i programmi sulle riforme istituzionali

In vista delle Politiche 2022, centrodestra e Terzo Polo invocano (in modi diversi) il Presidenzialismo: mentre centrosinistra e M5S puntano su sfiducia costruttiva e voto ai 16enni

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Parlamento e riforme istituzionali, Campagna elettorale
Riforme istituzionali

Da www.romait.it

Nuova puntata dei nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Quest’appuntamento verte sulle riforme istituzionali. Sulle quali si sono formati due assi, come minimo, inaspettati.

Parlamento e riforme istituzionali, Campagna elettorale
Riforme istituzionali

Il dibattito sulle riforme istituzionali

Benché di norma la questione delle riforme istituzionali non sia esattamente popolarissima, in questa campagna elettorale viene dibattuta con toni talvolta anche molto aspri. Basti pensare all’allarme lanciato, come riporta l’ANSA, da Enrico Letta, segretario del Pd, sugli “effetti collaterali” del combinato Rosatellum-taglio dei parlamentari. «È possibile che il 43% dei consensi dati al centrodestra si trasformi in un 70% dei seggi».

Al leader dem, come riferisce Libero, ha prontamente risposto via Twitter Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d’Italia e grande favorita delle Politiche 2022. La quale ha ricordato che la legge elettorale «è stata scritta e imposta dal PD», tant’è che prende il nome dall’ex deputato democratico Ettore Rosato (ora in Iv).

Il confronto tra i programmi nella campagna elettorale

La vera partita, però, riguarda due particolari istanze, attorno alle quali si sono registrate delle singolari affinità (è il caso di dirlo) elettive. La prima è il Presidenzialismo, obiettivo dichiarato tanto del trio FdI-Lega-Forza Italia che del tandem Azione- Italia Viva – sia pure con diverse declinazioni. L’alleanza di centrodestra, infatti, auspica l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, oltre al riconoscimento delle Autonomie e all’attuazione «della legge sul federalismo fiscale e Roma Capitale».

Il Terzo Polo, invece, propone l’elezione diretta del Presidente del Consiglio secondo il modello del «Sindaco d’Italia». Insieme al superamento del bicameralismo paritario, l’eliminazione definitiva delle Province e la ridefinizione delle competenze e dei rapporti tra Comuni, Regioni e Stato.

Da parte loro, il blocco di centrosinistra e il M5S puntano piuttosto sull’introduzione di uno strumento presente, tra l’altro, in Spagna e Germania. Si tratta della sfiducia costruttiva, che prevede che un Governo non possa essere sfiduciato senza votare contestualmente la fiducia a un altro esecutivo. Non è, peraltro, l’unica convergenza tra i due sfidanti, che chiedono anche lo stop al trasformismo parlamentare e il voto ai sedicenni.

In più, dal Nazareno ribadiscono l’intenzione di difendere la Costituzione, proporre una nuova legge elettorale e «normare i meccanismi di democrazia interna e trasparenza dei partiti». Laddove i grillini chiedono l’estensione del limite dei due mandati a tutti i partiti, un argine alla Decretazione d’urgenza e il conferimento al Premier del potere di revocare i Ministri.

Insomma, pare proprio che con la prossima legislatura in Aula si ballerà parecchio. Su musica… da Camera, of course.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, ecco tutte le “ricette” sanitarie dei contendenti

Il contrasto alla pandemia da Covid-19 domina ancora i progetti dei principali partiti e coalizioni: che in vista delle Politiche propongono varie ricette per rafforzare il SSN

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Campagna elettorale, Sanità in Italia
Sanità in Italia

Da www.romait.it

Proseguono i nostri approfondimenti sui grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Questo quinto appuntamento ha in oggetto la sanità. Su cui, come da nostro modus operandi, vengono messe a confronto le ricette (è il caso di dirlo) dei principali aspiranti chigiani.

Campagna elettorale, Sanità in Italia
Sanità in Italia

La sanità in campagna elettorale

Quella della salute è una questione che, di norma, viene lasciata piuttosto in secondo piano in campagna elettorale. Ma che, inevitabilmente, stavolta è stata catapultata sotto i riflettori a causa della pandemia contro cui combattiamo ormai da quasi tre anni. Non a caso, il Covid-19 campeggia nei programmi di tutti i principali partiti e coalizioni, cui ha ispirato anzitutto l’idea di un rafforzamento del SSN.

Per lo più c’è continuità con le politiche del Governo Draghi, col solo centrodestra che invoca un cambio di passo. Puntando sulla «promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali – come la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti – senza compressione delle libertà individuali». In più, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia auspica l’aggiornamento dei Piani pandemici, del Piano Sanitario Nazionale e del Piano oncologico nazionale. Nonché l’estensione delle prestazioni esenti da ticket, il ripristino delle prestazioni ordinarie e delle procedure di screening e l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa. Un punto, quest’ultimo, comune a tutti gli schieramenti, senza eccezioni.

Le ricette degli altri poli

Il blocco di centrosinistra chiede poi di investire nella medicina territoriale e nell’assistenza psicologica, e soprattutto nelle cosiddette Case della Comunità. Strutture mediche previste dal PNRR che dovrebbero arrivare a costituire un punto di riferimento territoriale e di prossimità.

Concorda anche il Terzo Polo, che inoltre propone un sistema integrato pubblico/privato, campagne di prevenzione dalle dipendenze e una riforma dei percorsi di formazione. Accanto a delle modifiche al Titolo V della Costituzione, finalizzate a ridefinire i rapporti tra Stato e Regioni in senso centralista.

Quest’ultimo è anche un obiettivo del M5S, che vuole «riportare la salute alla gestione diretta dello Stato». Oltre allo stop alle interferenze della politica nelle nomine dei dirigenti sanitari, agli incentivi per i pronto soccorso e all’aumento delle retribuzioni per il personale sanitario.

D’altronde, si tratta pur sempre del settore della speranza. Con la “S” rigorosamente minuscola, s’il vous plaît.

Campagna elettorale, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, il tema “lavoro” nei programmi degli sfidanti

Sulla questione occupazionale le ricette dei poli sono piuttosto varie: e c’è anche la partita sul Reddito di cittadinanza, su cui chiedono tutti modifiche, con la sola (comprensibile) eccezione del M5S

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Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato, Campagna elettorale
Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato

Da www.romait.it

Continuano i nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. In questa occasione, sotto la lente di ingrandimento finiscono le proposte degli aspiranti chigiani su lavoro e Reddito di cittadinanza. Che, in alcuni casi, sono pressoché sovrapponibili.

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato, Campagna elettorale
Giuseppe Pellizza da Volpedo – Il quarto stato (Milano, Galleria d’Arte Moderna, 1898-1901)

La questione occupazionale in campagna elettorale

La questione occupazionale è uno dei must di ogni campagna elettorale che si rispetti, e quella corrente non fa eccezione. In più, in questa circostanza la partita si incrocia con quella sul RdC, che ormai da tempo ha mostrato i suoi limiti. E che tutte le forze politiche sono intenzionate, come minimo, a modificare, con la sola – comprensibile – esclusione del suo sponsor principale, il M5S.

I grillini chiedono anzi di rafforzare lo strumento, in aggiunta allo «stop a stage e tirocini gratuiti» e all’introduzione di un salario minimo. Ma il clou, come l’ex Premier Giuseppe Conte ha illustrato a La Stampa, è la «riduzione dell’orario di lavoro [a 36 ore settimanali, N.d.R.] a parità di salario».

Lavoro “in corso”

Su tutte queste ricette si registra una convergenza assoluta con il blocco di centrosinistra guidato dal Pd. Che inoltre intende combattere lavoro nero e sommerso, precariato e caporalato, promuovere lo smart-working e la «clausola di premialità per l’occupazione giovanile e femminile» nei pubblici appalti. Sul RdC, infine, l’ipotesi è ricalibrarlo «a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori» e completarlo con «l’integrazione pubblica alla retribuzione» per i redditi bassi.

Più distante la posizione del tandem Azione-Italia Viva, che auspica l’eliminazione del sussidio dopo il primo rifiuto, e la riduzione dell’importo dopo due anni. Il Terzo Polo punta poi a detassare i premi di produttività, supportare le imprese che investono in riqualificazione degli occupati e promuovere la flessibilità regolare.

Gli stessi obiettivi li ha anche il centrodestra, che però non si ferma qui. Invocando l’estensione dei voucher lavoro, la «defiscalizzazione dei costi della sicurezza sul lavoro» e incentivi all’assunzione e all’imprenditoria femminile e giovanile. Nonché, genericamente, il «rafforzamento delle politiche attive per il lavoro» e la sostituzione del RdC con «misure più efficaci di inclusione sociale», formazione e inserimento nel mondo del lavoro.

Provvedimenti, questi ultimi, che al momento l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia lascia piuttosto nel vago – ma lo stesso vale anche per alcune idee dei competitor. Come a dire che questa campagna elettorale è caratterizzata (e non poteva essere altrimenti) da un… “lavoro” in corso.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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