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Kosovo-Serbia, nei Balcani tornano a spirare venti di guerra

Proteste e barricate della minoranza serba, Belgrado allerta l’esercito e Pristina chiude i confini. All’origine dello scontro le mai sopite ostilità etniche nella Regione a due passi da noi

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Barricate in Kosovo
Barricate in Kosovo

Da www.romait.it

Ormai la tensione tra Serbia e Kosovo, già altissima da (almeno) un mese, sta raggiungendo il livello di guardia. In meno di ventiquattr’ore, l’esecutivo di Belgrado ha messo i propri soldati in stato di massima allerta, quello di Pristina ha blindato il confine. E subito sono tornati a spirare (dopo oltre vent’anni) venti di guerra: stavolta, a due passi da noi.

Barricate in Kosovo
Barricate in Kosovo

Tensione altissima tra Serbia e Kosovo

Immaginate una Nazione che ottiene l’indipendenza, e una madrepatria che non ne accetta il nuovo status. Anzi, la accusa di discriminare la minoranza costituita dai “suoi” cittadini, per difendere i quali si dice pronta a intervenire anche militarmente. Sembra lo scenario che ha portato alla guerra tra Russia e Ucraina: ma è quello che da settimane alimenta una pericolosissima escalation tra Serbia e Kosovo.

Il casus belli, come ricorda Open, è un provvedimento del Governo di Pristina che ha imposto la reimmatricolazione delle automobili con targa della Serbia. Una decisione (ora sospesa) che a inizio novembre ha portato alle dimissioni di massa di vari funzionari pubblici kosovari di origine serba, inclusi magistrati e poliziotti.

Proprio un ex agente, Dejan Pantić, lo scorso 10 dicembre è stato arrestato con l’accusa di aver assaltato degli uffici elettorali e attaccato funzionari delle forze dell’ordine. Imputazioni che Belgrado ha respinto come pretestuose e infondate, e che hanno scatenato le vibranti proteste della minoranza serba del Kosovo. Concretizzatesi, sintetizza La Repubblica, in numerose barricate erette nel nord del Paese, in particolare nella città di Mitrovica.

Il Premier kosovaro Albin Kurti si è quindi rivolto alla Kfor, la forza d’interposizione della NATO, pretendendo la rimozione dei blocchi stradali. Per tutta risposta, come riporta l’Agenzia Nova, il Presidente serbo Aleksandar Vučić ha disposto che l’esercito sia «al massimo livello di prontezza al combattimento». Dulcis in fundo, come riferisce France 24, Pristina ha ordinato la chiusura del principale valico di frontiera tra i due riottosi vicini.

Le vere radici della crisi

Com’è facile intuire, le vere radici della crisi vanno ricercate ben più in profondità rispetto agli eventi contingenti. Non bisogna infatti dimenticare, scrive Il Riformista, che Belgrado non ha mai riconosciuto l’autonomia della sua ex provincia, proclamata unilateralmente nel 2008. Inoltre, attualmente in Kosovo vivono circa 100mila Serbi su 1,8 milioni di abitanti, che in stragrande maggioranza sono Albanesi.

Sono dunque conflitti etnici mai realmente sopiti che rischiano sempre più di sfociare in un nuovo conflitto armato. Auguriamoci che anche alla pace, come cantava John Lennon, venga data una possibilità.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.