Il Disegno di Legge (DDL) 1552 sulla caccia apre un nuovo fronte nel rapporto fra Italia e Unione Europea. Il DDL, in discussione al Senato, punta a modificare la normativa sul prelievo venatorio, ma incontra la contrarietà di Bruxelles e l’opposizione delle associazioni ambientaliste. EARTH ODV annuncia azioni legali fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, qualora il testo fosse approvato senza correzioni sostanziali.
EARTH ODV è un’associazione nazionale di protezione ambientale e animale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente. ODV sta per Organizzazione di Volontariato.
Caccia e diritto europeo, il vero nodo del DDL 1552
La caccia è una competenza regolata dagli Stati, ma non vive fuori dal diritto europeo. Le direttive sulla tutela degli uccelli, degli habitat e della biodiversità impongono limiti, criteri e cautele. Per questo ogni modifica nazionale che amplia periodi, specie o modalità di prelievo deve misurarsi con un quadro giuridico superiore, pensato per impedire che la fauna selvatica venga gestita solo in base a interessi settoriali.
Il DDL 1552 si inserisce in questa cornice con una proposta che, nella valutazione di EARTH ODV, sposta l’equilibrio a favore del mondo venatorio. Gli ambientalisti parlano di provvedimento antiscientifico e irrazionale, perché il testo accoglierebbe richieste dei cacciatori senza attribuire adeguato peso a tecnici, biologi, esperti ambientali e principi di precauzione. Il punto centrale non riguarda l’esistenza della caccia, ma l’estensione del suo raggio d’azione in una fase storica segnata dal calo di molte popolazioni selvatiche.
Bruxelles contraria: il rischio delle sanzioni non è marginale
La contrarietà dell’Unione Europea, comunicata al Governo italiano già dallo scorso dicembre, rappresenta il passaggio più delicato dell’intera vicenda. Bruxelles avrebbe manifestato perplessità sulle concessioni previste dal disegno di legge, ritenendole incompatibili con la normativa comunitaria. La mancata pubblicità di quella comunicazione aggiunge un elemento politico al caso, perché il Parlamento discute un testo su cui l’Europa avrebbe già espresso rilievi pesanti.
Il rischio sanzioni non va letto come un dettaglio procedurale. In materia ambientale l’Italia ha già conosciuto contenziosi europei lunghi e costosi. Quando un provvedimento nazionale viola obblighi comunitari, il costo finale può ricadere sul bilancio pubblico. Valentina Coppola, presidente di EARTH ODV, richiama proprio questo aspetto: le eventuali sanzioni sarebbero pagate da tutti i cittadini, compresa la larga parte della popolazione che, secondo l’associazione, si dichiara nettamente contraria alla caccia.
Biodiversità sotto pressione: specie, periodi e orari di caccia
Il disegno di legge viene contestato anche per i suoi possibili effetti biologici. EARTH ODV segnala un incremento della pressione su specie come tordi, merli, allodole, diverse anatre e beccacce. A questo si aggiunge la possibilità di ampliare l’elenco degli animali cacciabili, con riferimenti allo stambecco e alle oche selvatiche. In termini di politica ambientale, non si tratta di una modifica tecnica: significa ridefinire il confine fra tutela e prelievo.
L’estensione dei periodi di caccia e la possibilità di sparare fino a dopo il tramonto aprono un ulteriore problema. La fauna selvatica non segue il calendario amministrativo, ma cicli riproduttivi, migrazioni, fasi di alimentazione e movimenti quotidiani. Intervenire su questi momenti può provocare effetti a catena sugli ecosistemi, soprattutto quando le popolazioni interessate sono già esposte a perdita di habitat, disturbo antropico e cambiamento climatico.
Richiami vivi, una pratica in rotta con la sensibilità contemporanea
Il rafforzamento dei richiami vivi è uno dei punti più contestati. Uccelli detenuti in gabbia per attirare altri individui della stessa specie rappresentano, per il mondo animalista, una pratica incompatibile con la tutela del benessere animale. Non riguarda solo l’abbattimento, ma la condizione permanente degli animali usati come strumenti venatori.
La questione è destinata a pesare anche sul piano culturale. Negli ultimi anni il rapporto della società italiana con gli animali è cambiato: maggiore attenzione al benessere, più sensibilità verso la sofferenza, crescita della domanda di politiche pubbliche fondate su dati scientifici. Un provvedimento percepito come ritorno a pratiche superate rischia di produrre una frattura con una parte vasta dell’opinione pubblica.
Lo scenario: Parlamento, Governo e possibile ricorso europeo
Se il DDL 1552 venisse approvato, EARTH ODV si dice pronta a impugnarlo fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. In quel caso la riforma italiana non sarebbe giudicata solo nel dibattito politico nazionale, ma alla luce degli obblighi europei in materia di protezione della fauna e biodiversità.
Per il Governo e per la maggioranza parlamentare il tema diventa quindi strategico: portare avanti il testo così com’è può soddisfare una parte del mondo venatorio, ma espone l’Italia a un contenzioso e a un danno reputazionale.
Correggerlo, invece, significherebbe riconoscere che la fauna selvatica non è una risorsa da consumare, ma un bene pubblico da gestire con rigore scientifico, responsabilità istituzionale e rispetto degli impegni europei.
