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Vettel ed l’addio alla Ferrari: una storia d’amore che terminerà senza gloria

Il tedesco lascerà Maranello dopo 6 anni tra alti e bassi. Dopo Alonso, la seconda scommessa senza titolo degli anni Dieci. Il titolo manca ormai da 12 anni

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Tanto tuonò che Vettel andò via. Alla fine di questa stagione (ancora ferma ai nastri di partenza causa Coronavirus), il tedesco lascerà la Ferrari, dopo 6 stagioni intense tra trionfi, errori, team radio e polemiche. Questo il resoconto attuale dell’esperienza del quattro volte campione del mondo a bordo della Rossa.

Stagioni 5
Gare 101
Vittorie 14
Pole position 12
Podi 54
Giri più veloci 12
Punti 1369

I freddi numeri raccontano molto, ma non tutto e di sicuro non le motivazioni di un addio che fa male, nonostante le ultime difficoltà. Per questo è opportuno andare per gradi.

I punti più alti di Sebastian Vettel in Ferrari

Il debutto ufficiale è datato primo febbraio 2015, quando scende in pista per la prima volta con la SF15-T sul circuito di Jerez de la Frontera. Al secondo GP, a Sepang, Seb trionfa ed arriva il primo team radio che fa innamorare i tifosi in rosso: “Grazie ragazzi, forza Ferrari”. L’anno di esordio è uno dei migliori per un neoferrarista, con 3 vittorie (Malesia, Ungheria e Singapore) e 13 podi.

L’anno dopo, la vettura più lenta degli ultimi anni portano al tedesco 7 podi e nessuna vittoria, con una Mercedes che ha monopolizzato il campionato. Nel 2017 un’ottima stagione nella prima parte, con le vittorie in Australia, Bahrein, Monaco (dopo un digiuno della Rossa che durava da 16 anni) e Ungheria, prima che il crash con Raikkonen e Verstappen a Singapore compromise la corsa al titolo. Il 2018 è stato l’anno spartiacque con le vittorie più belle: Australia, Bahrein, Canada (dopo 14 anni) ma in particolare il trionfo di Silverstone, con il “A casa loro” esclamato in team radio che faceva sognare i tifosi con una macchina da titolo. Ultima vittoria, la numero 14 e unico urrà del 2019, ancora a Singapore, suo autentico feudo (5 vittorie in carriera).

Gli errori dell’ultimo anno e mezzo: una fiducia smarrita

Come detto, proprio quel 2018 fu spartiacque della storia in rosso di Sebastian Vettel. Il punto chiave è rappresentato dal Gran Premio di Germania, il 22 luglio: un Seb in forma e in testa alla gara, durante uno scroscio di pioggia perde il controllo della vettura e finisce nelle barriere di protezione. Ritiro sanguinosissimo e inizio della discesa, con altri 6 errori pesanti in poco più di un anno. Quella stagione finì con i testacoda a Monza, Suzuka e Austin. La successiva, i testacoda in Bahrein e ancora una volta a Monza, con il tamponamento di Max Verstappen a Silverstone. Seb perde l’opportunità di giocarsi fino in fondo il mondiale 2018 e nel 2019 arriverà quinto nel mondiale, con una fiducia nei propri mezzi smarrita anche per l’arrivo a Maranello di Charles Leclerc.

L’esplosione di Leclerc, la sfortuna e il non sentirsi più prima guida

Il monegasco, prodotto della Ferrari Driver Academy e arrivato dopo una prima stagione di F1 positiva a bordo dell’Alfa Romeo Sauber, aveva già fatto intravedere un grande talento. Ma la stagione 2019 lasciava presagire un’annata in cui il giovane rampante (10 anni in meno di Seb) doveva fare esperienza, col tedesco come prima guida a caccia del titolo iridato. Invece già il secondo GP dell’anno, in Bahrein, ha messo in discussione le gerarchie di Maranello. Charles in pole position, che in gara supera il compagno di squadra contro gli ordini di scuderia e non vince solo per colpa di un problema tecnico, mentre Seb finisce in testacoda in un duello con Hamilton. L’inizio di piccole tensioni tra due campioni, uno del presente in perdita di fiducia (con la sconfitta “a tavolino” del Canada che fa ancora male), l’altro del futuro in rapida ascesa.

Vettel che si traveste in gregario per far vincere Leclerc in Belgio, la polemica di Seb nelle qualifiche di Monza, in cui accusa il compagno di squadra di non aver restituito la scia nel giro lanciato, frizioni a Singapore, Russia e Giappone fino all’inevitabile e clamoroso incidente di Interlagos. La goccia che ha fatto traboccare il vaso tra i due, con Binotto costretto a dover gestire una situazione controversa.

Questioni di soldi, di contratti e di covid per la decisione di separarsi

Situazione controversa che in quest’ultimo periodo si è trasformata in una trattativa complicata. Vettel nel 2020 in scadenza di contratto mentre Leclerc forte di un legame con la Rossa subito prolungato fino al 2024. Il futuro in rosso tutto dalla parte di Charles che nel primo anno di Ferrari ha fatto capire una stoffa non normale, mettendo subito sotto pressione il compagno di scuderia.

Il periodo discendente a livello di prestazioni, unito ad un legame con la squadra non saldo come all’inizio: una perdita di forza contrattuale, con uno stipendio di circa 40 milioni dollari non più replicabile. Sebastian ha precisato che non è stata una questione di soldi, infatti probabilmente il nodo attorno al quale la trattativa non ha portato alla fumata bianca è stata la durata del prolungamento. Secondo le ricostruzioni, Ferrari offriva un annuale con opzione per il 2022 (anno del cambio di regolamento), mentre Vettel chiedeva almeno un biennale.

Indecisioni che in tempo di lockdown causa Coronavirus si sono acuite. In una stagione che, se non dovessero esserci ulteriori intoppi, partirebbe i primi di luglio, piloti e scuderie sono costretti a fare valutazioni “al buio”, senza riscontri in pista, per poter capire l’efficienza delle vetture e la validità dei progetti. Scogli che si sono rivelati insuperabili: l’addio comunicato ieri per la fine del 2020.

Una storia (ed un investimento) finiti male, ancora una volta

Terminerà così l’esperienza di Seb alla fine di una stagione monca, con mille incertezze ma con lo scetticismo attorno alla possibilità di conquistare il mondiale all’ultimo tentativo. Una storia anche d’amore, con un pilota tedesco ma molto mediterraneo in alcuni atteggiamenti, che da subito si è legato alla squadra, diventando oltre che lavoratore un vero e proprio tifoso della Rossa. Anche per questo il suo addio fa ancora più male, oltre ad un investimento che evidentemente non è andato a buon fine.

Dopo cinque anni di Fernando Alonso, cinque (più uno) di Sebastian Vettel: due cicli di pluricampioni del mondo portati a Maranello per vincere ma che, per diversi motivi, non ci sono riusciti. Il tassametro corre: l’ultimo titolo piloti (Raikkonen) è datato 2007, l’ultimo titolo costruttori 2008. Al sostituto di Vettel (sia esso Sainz o Ricciardo, i nomi più caldi al momento) ma soprattutto a Charles Leclerc il compito di riportare l’iride in rosso.

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In settimana la decisione definitiva sul campionato, ma ci sono ancora dei dubbi

Protocollo delle partite, data di ripartenza (con ipotesi playoff), diritti tv. Giovedì 28 l’incontro tra Spadafora e FIGC per la decisione definitiva, ma non tutti i calciatori sono pronti a giocare

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Non c’è altro tempo, non ci saranno più dei “vedremo”: la ripresa del campionato di Serie A (come anche B e Lega Pro) sarà decisa entro questa settimana. Dopo i passi in avanti degli ultimi giorni ed i toni più possibilisti di Spadafora, il traguardo sembra essere molto più vicino. Tuttavia mancano diversi step ed i diretti interessati, i calciatori, non sono tutti concordi sulla ripartenza.

Il protocollo FIGC per la ripresa del campionato di Serie A: i punti fondamentali

La FIGC ha approcciato al meglio questa settimana decisiva: infatti ha inviato al Governo, con un giorno di anticipo, il protocollo sulla ripresa delle partite. Ora gli esperti vaglieranno nel più breve tempo possibile un documento di 40 pagine con tutte le misure idonee ad evitare le occasioni di contagio tra tutte le categorie di lavoratori che gravitano attorno ad una partita di calcio. Queste le più importanti:

  • Suddivisione dello stadio in tre settori: interno stadio (rettangolo di gioco e spogliatoi per giocatori e staff tecnico, più i fotografi a bordo campo), tribune (per media e sale controllo) e esterno stadio (TV compound, e parcheggi per addetti ai lavori e pullman della squadra);
  • Limite massimo di 300 persone tra tutto il personale e suddivisione specifica delle attività da fare allo stadio, per evitare assembramenti tra gli addetti ai lavori;
  • Aree costantemente sanificate ed ingressi in campo separati per le squadre (percorsi diversi a scaglionati anche per riscaldamento e fine partita, nessuna cerimonia come lo scambio dei gagliardetti);
  • Ritiro per la squadra ospite con controlli rigorosi e staff limitato, in più l’obbligo di usare due pullman. Per i giocatori della squadra di casa l’obbligo di arrivare allo stadio con mezzi propri.
  • Distanziamento fisico rispetto all’arbitro: 1,5 metri;
  • Buona parte delle interviste effettuate da remoto.

Intanto domani il consiglio di Lega si riunirà per decidere la data di ripartenza che in precedenza è stata fissata per il 13 ma che ad ora, secondo DPCM, non è praticabile (deroghe permettendo). Altra questione all’ordine del giorno riguarderà il format: non è in discussione la volontà di terminare il campionato giocando le 124 partite ancora in programma. Il nodo principale riguarda il piano b in caso di nuovo stop, con l’ipotesi dei playoff a quel punto molto concreta ma che fa storcere il naso a molti.

Mercoledì 27 invece si parlerà di una questione irrisolta ma dall’importanza capitale: i diritti tv. Si è infatti discusso sull’ipotetico invio di una lettera di diffida ai broadcaster, che devono versare alla Lega l’ultima rata dei diritti tv (circa 230 mln di euro), fondamentali per i bilanci di molte società. Molto dipenderà ovviamente dalla ripresa o meno, ma tengono banco anche altri interessi.

Spadafora: “Ripartenza tra il 13 ed il 20. Disponibili alla diretta gol in chiaro”

E qui entra in gioco il ministro dello Sport Spadafora. Nelle ultime ore è tornato su una questione che lo ha visto protagonista anche prima del lockdown: le partite in chiaro. Ospite del Tg3, ha prima parlato delle questioni imminenti come protocollo delle partite e data per la ripresa del campionato di Serie A. “È molto simile nelle regole a quello per gli allenamenti. Le due date possibili per la ripresa della Serie A sono il 13 e il 20 giugno“, ha dichiarato. “Giovedì ho convocato il mondo del calcio per valutare insieme la data della possibile ripartenza e poter decidere insieme se e quando possa riprendere il campionato”.

Sulle partite in chiaro invece, il ministro dà la propria disponibilità all’applicazione del modello tedesco: “Molti in questi giorni mi hanno chiesto di fare riferimento al modello tedesco, in Germania Sky ha trovato l’accordo per trasmettere la diretta gol delle partite”, ha affermato. “Credo che dovremo assolutamente pensarci anche in Italia. Questo eviterà assembramenti in luoghi pubblici e bar qualora riprendesse il campionato. Io sono disponibile come Governo se serve a mettere nello stesso provvedimento anche le norme che serviranno per consentire anche all’Italia di trasmettere ‘diretta gol’“.

Gastaldello: “Riprendere sarebbe una forzatura, non è calcio”

Il quadro però non è ancora chiaro in quanto ci sono ancora delle categorie che non sono state coinvolte. Così come la settimana scorsa è successo per la categoria dei medici del calcio, gli stessi giocatori non sono stati interpellati in toto ed una parte di essi non sono convinti a riprendere a giocare. Daniele Gastaldello, difensore e capitano del Brescia, è tra questi. Intervenuto nel corso della mattinata ai microfoni di Radio anch’io sport, su Radio 1, è stato molto chiaro a riguardo: Non ci siamo potuti esprimere. Anche sul protocollo che la FIGC ha dato al Governo non ci hanno tirato in causa. Noi siamo i primi ad applicarlo e siamo i primi a poter dare dei suggerimenti, ma non ci hanno dato ascolto. Siamo parte fondamentale del mondo del calcio ed è giusto che diciamo anche noi la nostra”.

“Io credo che finire questo campionato sia una forzatura, perché si va incontro a dei rischi che non sono solo quelli per il contagio del virus, ma anche per l’incolumità dei giocatori. Andare a giocare 12 partite in un lasso di tempo così stretto si rischia molto, sopratutto in estate. Ho letto che vogliono farci giocare anche alle 16.30 (sono stati proposti tre slot di orari per le partite: 16.30, 18.45 e 21, ndr) e per me è una cosa scandalosa”.

Il difensore ex Sampdoria ha anche parlato della situazione che si vive in una delle zone più colpite, Brescia. “Magari nel resto d’italia non si percepisce quello che è successo in lombardia, a Brescia si è vissuto un dramma importante. Incontro molta gente al supermercato che mi chiede perché ricominciamo a giocare e le capisco. Tutto deve ricominciare, però questo campionato riparte in maniera molto forzata. Possiamo parlare di un altro campionato, non è lo stesso finito il 3 marzo. Le squadre hanno una diversa forma fisica, le partite saranno diverse senza pubblico, non ci si potrà abbracciare dopo un gol… non è calcio.

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Serie A ancora con allenamenti individuali. Nuova modifiche del protocollo

Protocollo pronto e poi smentito, l’aggiornamento ora al vaglio del Cts, la protesta dei medici delle società. Un quadro sempre più nebuloso

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18 maggio 2020: la fase 2 che per la stragrande maggioranza degli italiani è entrata nel vivo, ma non per il calcio italiano. Come nelle gare di atletica, quando allo sparo il velocista parte un decimo di secondo in anticipo. La cosiddetta “partenza falsa”: tutti tornano ai blocchi e si ripete la procedura. Con questa metafora si può capire cos’è successo nelle ultime ore tra i palazzi e i campi di allenamento.

Sembrava essere tutto pronto con le vicende della scorsa settimana: protocollo proposto dalla FIGC, modificato dal Cts con misure molto stringenti, accettazione a denti stretti di Gravina, con la Lega Serie A che propone il 13 giugno come data di ripresa del campionato. Invece la rivolta dei club di A e dei medici sociali ha spinto la Federcalcio a ritrattare gli accordi. Un protocollo giudicato (postumo) inapplicabile, motivo per il quale oggi si è proseguito con gli allenamenti individuali.

I nuovi termini del protocollo al vaglio del Cts

La FIGC quindi ha inoltrato al Ministero dello Sport le nuove modifiche al protocollo, sulla base delle problematiche emerse dall’incontro della Lega di A con i medici sociali. Queste modifiche si basano su tre capisaldi:

  1. Un tampone ogni 4 giorni e test sierologico ogni 2 settimane. Uno screening iniziale più rigido per poter ripartire con il minor rischio possibile. A questo screening verrà sottoposto il cosiddetto “Gruppo squadra”, individuato dalla società, cioè coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Test molecolare effettuato 3-4 giorni prima dell’inizio degli allenamenti di gruppo e poi ripetuto ogni 96 ore. Test sierologico, per l’individuazione dei possibili anticorpi al virus, ogni 14 giorni. Dopodiché avverrà la suddivisione della squadra in due gruppi (anziché 3): COVID+, accertati e guariti, e COVID- più soggetti asintomatici (non testati).
  2. Niente raduno blindato e responsabilità limitata dei medici sociali. La proposta non prevede più “clausura” nel centro di allenamento delle squadre, gli appartenenti al Gruppo Squadra far ritorno al domicilio al termine dell’allenamento con mezzi propri rispettando le misure anti contagio. Viene così ad alleggerirsi la “spada di Damocle” in capo ai medici sociali, responsabili degli atleti solo durante gli allenamenti e non 24 ore su 24.
  3. In caso di positività giocatore isolato e squadra in ritiro. Forse la proposta sulla quale si decideranno le sorti del campionato, o meglio sulla fine di esso. Qualora durante il periodo di ripresa degli allenamenti di gruppo ci sia un caso di accertata positività, si dovrà provvedere all’immediato isolamento del soggetto. Ma da quel momento, i club vogliono avere la possibilità che tutti gli altri componenti del gruppo vengano sottoposti ad isolamento fiduciario. Teoricamente nessun componente potrà avere contatti esterni, consentendo al gruppo isolato di proseguire gli allenamenti.

Castellacci: “Ripartenza del calcio solo con linee guida condivise. I protocolli proposti finora sono inapplicabili”

Molte delle problematiche sono poste da coloro che avrebbero sulle loro spalle una responsabilità (anche penale) notevole. Enrico Castellacci, presidente dell’Associazione Italiana Medici del calcio, questa mattina è intervenuto a Radio anch’io sport su Radio 1, palesando le criticità istituzionali di questo momento.

“Si potrà giocare in sicurezza? Parlare di sicurezza in momenti di eccezionalità come questa è difficile, si potrà giocare cercando di rischiare il meno possibile“, ha dichiarato. “Per poterlo fare, bisogna che finalmente vengano proposte quelle linee guida di cui si parla da un mese e che non escono mai in versione definitiva. Linee guida applicabili, perché altrimenti sono solo carta straccia: finora sono stati fatti protocolli non applicabili. Sarebbe stato auspicabile un tavolo unico, con membri del governo, della FIGC e della federazione dei medici dello sport (e del calcio): un unico tavolo senza burocratizzare il tutto”.

Capitolo responsabilità in capo ai medici: “È inconcepibile e paradossale che la responsabilità sia data esclusivamente al medico. Esso è già carico di suo di responsabilità civili e penali e poi ci sono tantissimi soggetti che gravitano nel mondo del calcio. Gli stessi giocatori dovrebbero essere d’accordo su queste misure. Stamattina abbiamo mandato una lettera al ministro Spadafora e al presidente Gravina e per conoscenza a Giovanni Malagò: una lettera dei nostri legali per far chiarezza su questo punto. Il medico sociale non può essere l’unico responsabile. La circolare dell’Inail riguarda la responsabilità del datore di lavoro e non dei medici sociali e tale estensione del tutto illegittima e fuorviante.

Proprio Castellacci lamenta il fatto che la propria categoria non abbia avuto voce in capitolo: “Il paradosso è quello di aver sentito l’obbligo, prima da parte del ministro Spadafora poi dal presidente federale che in 24 ore ha accettato quell’input, di dare questa responsabilità al medico. Il medico sociale è l’anello debole del calcio, è l’unica non istituzionalizzata: i medici non hanno i contratti depositati in Lega e la propria associazione sindacale non è stata invitata al tavolo della trattativa”.

Occorre un tavolo unico con tutte la parti: così non si riparte

Le modifiche sostanzialmente vanno verso la strada tedesca. Le partite di Bundesliga del weekend appena terminato hanno visto stadi vuoti, giocatori in panchina distanziati, esultanze fatte con il gomito ma anche caos (inevitabili) in area di rigore: qualche incoerenza c’è, lo spettacolo non è il solito, ma in questo momento sembra essere l’unica strada per andare avanti.

Concludendo, si è capito che la questione è molto complessa, visti anche i pressanti economici. La complessità è data anche dalla moltitudine di categorie in ballo, come le televisioni e la categoria dei medici capitanata da Castellacci. Ed è proprio l’ex medico della nazionale italiana che ha dato l’interpretazione migliore della situazione. Per sciogliere tutti questi nodi urge un incontro con i rappresentanti di tutte le parti chiamate in causa. Il tempo stringe, gli altri campionati hanno un futuro molto più delineato e se si continua di questo passo verrebbe compromessa anche la stagione 2020/2021, che ha gli Europei come culmine a giugno. Altri errori potrebbero avere ricadute economiche non solo nel presente, ma anche nell’immediato futuro.

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Calcio e fase 2, la rivolta dei club contro un Cts nel pallone

La serie A chiede modifiche urgenti al Protocollo per la ripresa stilato dai tecnici del Governo. L’Inter guida la fronda, e intanto la Procura Federale indaga sulla Lazio

Mirko Ciminiello

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Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora

Quello tra calcio e fase 2 è uno di quei rapporti che nascono logori, in cui la scintilla non scocca mai fin dal principio. Ultimo casus belli è il protocollo stilato dal Comitato tecnico scientifico e approvato dalla Federcalcio, con indicazioni «da considerarsi stringenti e vincolanti». Un documento pensato per favorire la ripresa degli allenamenti collettivi e poi del campionato, ma che al momento sta creando solo perplessità ed esasperazione.

Calcio e fase 2, la rivolta dei presidenti

«Il campionato di Serie A ripartirà il 13 giugno al 99,9%» ha affermato con ottimismo Giovanni Malagò. Aggiungendo però che «una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro». Dichiarazione che, al netto della prudenza del Presidente del Coni, indica piuttosto lo scetticismo di chi non sa se l’annata si potrà concludere.

La Lega Serie A, infatti, è in rivolta contro il Governo e il Cts, le cui regole giudica come minimo di difficile applicazione. Tanto che, nella riunione con Figc e medici del calcio, è stato chiesto esplicitamente di modificare almeno tre punti. Si tratta del ritiro in “clausura”, della quarantena di squadra in caso di positività di un tesserato e della responsabilità penale dei medici sociali.

Questi i nodi che il Presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha ricevuto il mandato di sottoporre al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Il quale però, nel frattempo, ha ribadito che «i calciatori non sono come le commesse di un supermercato, lì è possibile distanziamento sociale, mascherine, guanti in caso di un positivo. Nel calcio no, è uno sport di contatto».

È fin troppo ovvio che la priorità sia rappresentata dalla salute, e su questo aspetto non c’è naturalmente da discutere. La diatriba, in effetti, riguarda le soluzioni individuate dagli esperti governativi.

Conte contro Conte

Per esempio, il ritiro precampionato che dovrebbe portare all’ormai celebre bolla protettiva viene ritenuto impraticabile per motivi puramente logistici. Sarebbe infatti troppo complicato trovare un albergo a uso esclusivo per due settimane – eccezion fatta per la Juventus che ha a disposizione il J-Hotel. Tanto che società come Inter, Milan, Roma e Napoli hanno già annunciato l’intenzione di non riprendere neppure gli allenamenti di squadra.

La Beneamata è la società che guida la fronda contraria alle scelte dell’esecutivo rosso-giallo. Il che suona vagamente ironico, considerato che entrambi hanno per condottiero un Conte – il bi-Premier Giuseppe e il tecnico nerazzurro Antonio.

C’è poi la questione dell’isolamento di due settimane dell’intero collettivo nel caso di positività di un singolo giocatore. Se ciò accadesse, il campionato verrebbe nuovamente bloccato, e diventerebbe impossibile portarlo a termine. «Anche perché con 124 partite, spostamenti continui, in 40 giorni è quasi impossibile che non salti fuori un positivo» ha spiegato più di un patron.

Infine, c’è la protesta dei medici sociali, che non hanno alcuna intenzione di farsi trattare da capri espiatori. Soprattutto se si pensa che gli esperti governativi in genere finora non hanno esattamente offerto prove memorabili. Per dire, le perle dei tecnici includono i 5 metri tra due ombrelloni e i 4 metri tra i tavoli dei ristoranti – quando negli autobus si sta distanti un metro.

La Serie A vorrebbe piuttosto un protocollo maggiormente ispirato alle linee guida della tedesca Bundesliga, che risolverebbero tutti i problemi. Ma, evidentemente, c’è momento e momento per seguire la Germania.

Calcio e fase 2, il tackle della politica

Dal momento che il calcio è un’industria molto importante del Paese, con un indotto assai significativo, era inevitabile che la ripresa coinvolgesse anche la politica. Tra tutti i partiti, quello che forse si sta spendendo maggiormente per la ripresa è Italia Viva.

Neanche il Pd, però, sta con le mani in mano, e per bocca della deputata Patrizia Prestipino ha lanciato un appello al Governo. «La politica si assuma le sue responsabilità, il Ministro ci dica se si riapre o non si riapre».

In effetti, un intervento dell’esecutivo sarebbe opportuno anche per fornire gli strumenti legali contro eventuali, assurdi ricorsi. Così come sarebbe auspicabile stabilire anticipatamente il da farsi in caso di fine prematura e definitiva della stagione.

L’opzione migliore sarebbe probabilmente quella di non assegnare il tricolore, limitandosi a fissare i piazzamenti necessari alla Uefa per delineare le prossime Coppe europee. Al contempo, si dovrebbero bloccare retrocessioni e promozioni, anche se sarebbe ingiusto verso il Benevento che sta dominando la Serie B. Potrebbe però prendere il posto del Brescia, visto che il presidente Massimo Cellino ci tiene tanto a finire tra i cadetti.

È una provocazione, sia chiaro. Che però mette un luce un ulteriore discorso, quello degli egoismi e dei personalismi.

Tra salute ed egoismo

«Se facciamo 2-3 partite e poi chiudiamo, abbiamo fatto un doppio danno», è stato il j’accuse del patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo. «Ripartire è l’interesse forse di 2-3, qualcuno vuole vincere lo scudetto al posto di un altro, altri vogliono entrare nelle coppe».

Bersaglio privilegiato e innominato del numero uno friulano era il suo omologo laziale Claudio Lotito. Il presidente della Lazio sta spingendo più di tutti per la ripartenza, il che è comprensibile, considerata la quasi irripetibilità delle attuali condizioni di classifica.

In effetti, i biancocelesti potrebbero anche essere già usciti dal seminato, se è vero che hanno organizzato partitelle “tre contro tre”. In barba alle regole sul distanziamento sociale e al fatto che erano stati autorizzati solo gli allenamenti individuali.

La Procura Federale ha avviato le indagini e potrebbe aprire presto un fascicolo. Intanto ha attivato un pool ispettivo col compito di verificare «che gli allenamenti dei club professionistici» si svolgano «secondo quanto previsto dai Protocolli».

Insomma, tra calcio e fase 2 continua a non correre buon sangue. E, visto il periodo – e la persistenza di certi bislacchi comportamenti -, non sarebbe male avere, accanto ai test sierologici, anche dei test seriologici.

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Via libera agli allenamenti in Serie A dal 18 maggio, anche se con diverse modifiche al protocollo Figc

Ripresa sì, ma con grande prudenza. Spadafora al TG1: “In caso di giocatore positivo, squadra e staff tecnico in quarantena”

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Via libera sì, seppur con alcuni “se”, agli allenamenti di gruppo per le squadre di Serie A e non solo. Questo il verdetto finale del Comitato tecnico-scientifico che da un lato permette gli allenamenti dal 18 maggio, ma che da un altro chiede un ulteriore compromesso alla FIGC.

La nota congiunta di Speranza e Spadafora sul via libera agli allenamenti di gruppo

Nel pomeriggio di ieri è arrivato il (tirato) via libera degli esperti con l’annuncio in una nota congiunta del Ministero della Salute e dello Sport. “Il parere richiesto dal Governo sul protocollo presentato dalla FIGC è stato espresso oggi dal Comitato Tecnico Scientifico e conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti”, si legge. “Le indicazioni del Comitato, che sono da considerarsi stringenti e vincolanti, saranno trasmesse alla Federazione per i doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio”.

Spadafora: “In caso di positività, squadra e staff tecnico in quarantena”

In serata, in un’intervista al TG1, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha spiegato ancor più nel dettaglio i termini di questo via libera e i relativi punti sui quali la FIGC dovrà adeguarsi. “Il Comitato tecnico-scientifico chiede delle modifiche vincolanti al protocollo della FIGC. Per esempio garantire che se durante gli allenamenti dovesse emergere un positivo, che la squadra e tutto lo staff tecnico restino in quarantena senza nessun contatto esterno. Che siano i medici delle società ad assumersi tutte le responsabilità dell’attuazione del protocollo oppure che i numerosi test molecolari previsti per i calciatori non vengano fatti a discapito di tutti gli altri cittadini. Se la FIGC accetterà tutte queste indicazioni, gli allenamenti potranno riprendere sicuramente il prossimo 18 maggio”.

In più, alla domanda sulla ripresa del campionato, il ministro prende tempo, perseverando sull’idea di massima prudenza: “Dalle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico emerge che la linea di prudenza che abbiamo avuto fino ad oggi sia quella giusta. Credo che avremo bisogno di almeno un’altra settimana per vedere la curva dei contagi e poter decidere sul campionato”.

Ora tocca alla FIGC, ma per le partite la strada è ancora ardua

Alla fine della giornata di ieri, la sensazione è di quelle agrodolci. Dopo l’incontro della scorsa settimana il Cts non ha fatto grandi passi in avanti verso la riapertura, ed il Governo ha avvallato questa linea. Delle due strade percorribili non si è scelta la strada tedesca, in cui si isolano solo i contagiati e si prova ad andare avanti, ma la linea più dura, con l’equilibrio molto precario che un solo positivo può ribloccare tutto, e stavolta definitivamente. Con in più la “spada di Damocle” sui medici delle società. Ora si attendono risposte sia dalla categoria in questione che dalla FIGC. Ma la speranza di terminare la stagione 2019/2020 è più che mai appesa ad un filo sottilissimo.

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Ok della Merkel, il calcio tedesco ripartirà a maggio. Domani incontro FIGC-Governo

La cancelliera tedesca dà l’ok per la ripresa di prima e seconda divisione tedesca. Uno spiraglio anche per la Serie A, in attesa dell’incontro sul protocollo sanitario

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Una prima buona notizia per la ripartenza dello sport e del calcio in particolare: la Bundesliga verrà portata a termine. Dopo l’incontro con i rappresentanti dei 16 Länder tedeschi, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dato il suo benestare alla ripartenza del massimo campionato e della Zweite Liga (la Serie B tedesca). La data non è ancora certa e sarà comunicata a breve, ma sarà entro la fine del mese: difficile la prossima settimana, più presumibile il weekend tra venerdì 22 e domenica 24.

Christian Seifert, amministratore delegato della Federcalcio tedesca (DFL, Deutsche Fußball Liga), ha dichiarato: “La decisione di oggi è una buona notizia per la Bundesliga e la Zweite Liga. È collegata ad una grande responsabilità da parte dei club e i loro dipendenti nell’applicazione dei requisiti medici e organizzativi in ​​modo disciplinato. Le partite senza spettatori allo stadio non sono la soluzione ideale per nessuno. Tuttavia, in una crisi che minaccia l’esistenza stessa di alcuni club, è l’unico modo per mantenere le leghe nella loro forma attuale. In questo giorno vorrei ringraziare i decisori politici dei governi federali e statali per la loro fiducia”.

Sono 82 le partite la partite da completare, nove turni interi più Werder Brema – Eintracht Francoforte della 24° giornata. Un mini-campionato con il Bayern Monaco in testa, che dovrà difenderà 4 punti di vantaggio dal Borussia Dortmund, e 5 dal Lipsia.

Serie A: domani incontro FIGC-Governo per l’intesa sul protocollo sanitario

La decisione del governo tedesco può aprire uno spiraglio anche per gli altri Paesi che stanno discutendo sulla possibile riapertura delle competizioni. In Italia con molta probabilità domani, nell’incontro tra FIGC e Governo, si giocherà una partita fondamentale: l’intesa tra le parti per un protocollo sanitario condiviso sugli allenamenti di gruppo, in programma dal 18 maggio. Il Ministro dello Sport e delle Politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, intervenuto questo pomeriggio in Parlamento ad un Question Time, ha ribadito: “Auspico la ripresa dei campionati ma allo stesso tempo ad oggi è impossibile definire una data certa perché dobbiamo verificare come reagirà la curva dei contagi nelle prossime due settimane. Dovremo ricevere anche le valutazioni del comitato tecnico-scientifico e solo allora il Governo potrà decidere”.

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Le prime date degli allenamenti (individuali) in Serie A

Da ieri in campo Lecce e Sassuolo, in settimana certa la ripartenza di 11 squadre tra cui Roma, Lazio e Milan. Inter, Juve e Napoli in attesa di date certe e del ritorno degli stranieri. Cagliari, Brescia e Spal non ripartiranno senza protocollo

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Dopo le prime aperture regionali, ed il conseguente ok del Viminale dato domenica, tutte le squadre di Serie A dal 4 maggio possono autorizzare ai propri tesserati la ripresa degli allenamenti in forma individuale. Così si stanno riaprendo le porte dei centri sportivi delle società, seppur con forti limitazioni di strutture e di personale, in attesa del via agli allenamenti di gruppo, previsto teoricamente per il 18 maggio. Tuttavia la situazione di stallo attorno alle decisioni politiche ha fatto sì che, nonostante questa apertura, le società abbiano avuto un approccio molto diversificato. L’ago della bilancia in questo senso riguarda il protocollo sanitario, vero e proprio oggetto di trattativa tra FIGC e Governo. A cascata dipenderanno i vari DPI, distanziamenti, tamponi e test sierologici. Anche qui nell’attesa ognuno ha previsto un proprio iter.

Il calendario delle date certe sulla ripresa degli allenamenti in Serie A

DataSquadra
lunedì 4 maggioSassuolo, Lecce
martedì 5 maggioAtalanta, Bologna, Udinese
mercoledì 6 maggioLazio, Sampdoria
giovedì 7 maggioRoma, Milan
venerdì 8 maggioFiorentina, Torino

Da ieri sono rientrate in campo Sassuolo e Lecce. I neroverdi, che possono usufruire in maniera volontaria del Mapei Football Center, si sono allenati a due a due su 4 campi, a rotazione per tutta la giornata. Non è presente alcun membro dello staff tecnico ed i giocatori si allenano in completa autonomia: arrivati al centro sportivo già pronti per allenarsi, con le borracce d’acqua e integratori personali, finita la seduta risalgono nella propria auto per fare la doccia a casa propria. Discorso simile per i giallorossi che, sempre individualmente e facoltativamente, utilizzano esclusivamente il manto erboso del Via del Mare e la pista di atletica, nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Da oggi hanno ripreso ad allenarsi individualmente l’Atalanta a Zingonia, il Bologna a Casteldebole e l’Udinese al Centro sportivo “Dino Bruseschi”. In più a sorpresa, anche alcuni giocatori della Juventus (Ramsey e Bonucci) hanno avuto in giornata la possibilità di accedere ai campi della Continassa.

Domani sarà la volta della Sampdoria a Bogliasco e della Lazio a Formello, mentre giovedì toccherà rispettivamente a Roma e Milan, con quest’ultima impegnata in questi giorni a fare visite mediche molto approfondite (al momento però senza tamponi). Date certe anche per Fiorentina e Torino, che riprenderanno venerdì.

Rebus su Napoli, Inter e stranieri della Juventus

Per alcune big ci sono nodi e vuoti di comunicazione che rendono incerta la ripresa degli allenamenti individuali. Per l’Inter di Antonio Conte la prima data fissata era quella odierna, ma successivamente si è deciso di effettuare prima i test fisici. Probabile che le prime sedute di allenamento vengano effettuate verso il fine settimana, così come i giocatori del Napoli, i quali in queste ore si stanno sottoponendo a test sierologici per tutti e due tamponi a testa nello spazio di 72 ore. Per la Juventus come detto le porte del centro sportivo sono state teoricamente riaperte. Alla spicciolata nei prossimi giorni si alleneranno anche gli italiani e coloro rimasti in Italia a passare la quarantena. Tuttavia sono ben dieci gli stranieri tornati a casa e, dal loro rientro, dovranno osservare 14 giorni di isolamento. Tornato in queste ore Cristiano Ronaldo, mancano all’appello Higuain, Rabiot, Matuidi, De Ligt, Szczesny, Alex Sandro, Douglas Costa, Khedira e Danilo.

L’opposizione di Brescia, Cagliari e Spal senza un protocollo condiviso

Mentre non ci sono date certe per Genoa e Verona, c’è chi non è convinto di questa ripartenza. È il caso di Spal, Brescia e Cagliari, che tengono chiusi i rispettivi centri sportivi fino a che non ci saranno regole certe e condivise sugli allenamenti. Il riferimento è al protocollo sanitario già citato, oggetto di trattativa tra Governo (con il Comitato tecnico-scientifico) e FIGC (con la propria Commissione tecnico-scientifica, di cui fa parte anche Walter Ricciardi), che aveva già presentato un progetto 10 giorni fa sia bocciato dal Cts che da 17 medici su 20 di Serie A.

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Sport

Ripresa degli allenamenti anticipata per le squadre di Lazio e Sardegna

Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è la ripresa degli allenamenti anche per le squadre laziali. Anche la Sardegna dà l’ok, ma il Cagliari non intende tornare in campo. Ora Spadafora medita sulla riapertura anticipata

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Altre aperture regionali per lo sport che anticipa il Governo. Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è l’ok alla ripresa degli allenamenti per altre due regioni.

Ripresa degli allenamenti per le squadre laziali a partire dal 6 maggio

Nella serata di ieri, il governatore Nicola Zingaretti ha firmato l’ordinanza che dà il via libera a Roma e Lazio per tornare in campo, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Si legge nell’ordinanza (punto 1.4): “Con riferimento alle attività sportive, sono consentite a decorrere dal 6 maggio 2020” le attività di allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali.

Quindi a partire da mercoledì, seppur in modalità limitate, Lazio e Roma potranno tornare a Formello e a Trigoria, ascoltando l’appello pervenuto nei giorni scorsi da parte delle società e di giocatori come Immobile, Acerbi e Dzeko.

Anche la Sardegna dà il via libera, ma il Cagliari non intende riprendere

Nella serata di ieri è arrivato l’ok alla ripresa degli allenamenti anche nella Regione Sardegna. Da domani possono rientrare in campo sia il Cagliari Calcio che la Dinamo Sassari di basket. Il governatore sardo Christian Solinas, ha spiegato che “potranno riprendere individualmente gli allenamenti all’interno di centri sportivi e strutture a porte chiuse ma all’aria aperta per quanto riguarda gli sport di gruppo riconosciuti dal CONI. Questo significa che il Cagliari potrà riprendere gli allenamenti ad Asseminello, prima in maniera individuale e poi collettiva”.

Nonostante ciò però la società rossoblu ha deciso di posticipare ancora il rientro in campo, nell’attesa di avere maggior chiarezza sul protocollo sanitario da mettere in atto.

La “palla bollente” passa a Spadafora, che scrive al Cts

Con 8 squadre su 20 che, sulla carta durante la prossima settimana potranno tornare ad allenarsi, il messaggio sembra essere chiaro. “Si riparte, a prescindere dal Governo o meno” per quanto riguarda gli allenamenti. Così queste quattro ordinanze regionali (di cui tre di matrice PD) fanno vacillare il ministro Spadafora che, come riporta l’ANSA, pare aver chiesto al comitato tecnico-scientifico di “tornare a valutare la possibilità che le linee guida sullo svolgimento da lunedì degli allenamenti per gli atleti di interesse nazionale dei soli sport individuali vengano applicate anche a quelle degli atleti degli sport di squadra, anticipando così la data del 18 maggio.

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Sport

Covid-19, il calcio in ostaggio delle liti tra Spadafora e Lotito

La Lega serie A furiosa per il Dpcm che autorizza solo gli allenamenti per gli sport individuali. La Lazio cavalca, come sempre, la polemica, ma il Governo deve anzitutto tutelare la salute

Mirko Ciminiello

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Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora

Nell’ambito del binomio sport e coronavirus, il calcio italiano è su tutte le furie. O meglio, lo è la sua componente principale, quella Lega Serie A che muove i maggiori interessi (anche) economici. Oggetto dell’ira funesta è il Governo, e in specie il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: con cui lo scontro si è ormai fatto incandescente.

Il campionato ripartirà?

Illustrando l’ultimo Dpcm, il bi-Premier Giuseppe Conte ha fatto riferimento al 18 maggio come data per la ripresa degli allenamenti per gli sport di squadra. Nessun accenno, però, alla possibilità di tornare ad allenarsi in gruppo. E, soprattutto, nessuna indicazione sull’eventuale ripartenza dei campionati, anzi del campionato per eccellenza – quello di calcio.

In effetti, «rugby, basket e volley hanno già chiuso la stagione» ha ricordato pochi giorni fa il presidente del CONI Giovanni Malagò. E non si tratta affatto dei figli di un dio minore come si vorrebbe far credere, né le loro decisioni sono state meno sofferte.

Il football, però, sembra temere più di tutti gli eventuali ricorsi, che francamente si fa fatica a capire su quali basi potrebbero essere accolti. Il prolungato stop e la possibile chiusura sono e sarebbero infatti determinati dall’emergenza coronavirus, non certo da un capriccio governativo.

Il calcio in ostaggio

Qualora però il campionato dovesse riprendere, il motivo primario del contendere diventa il tempo. Secondo la Figc, infatti, se si dovesse tornare in campo oltre 14 giugno diventerebbe impossibile concludere la stagione entro il termine tassativo del 3 agosto.

Ecco il motivo dell’irritazione dei club calcistici, che insistono sulla necessità che i tesserati si allenino per almeno un mese. Fonti vicine ai team hanno fatto capire che vi era anche un accordo politico già raggiunto, che l’esecutivo rosso-giallo avrebbe disatteso.

Il dicastero dello Sport ha però smentito categoricamente. «La data della ripartenza del campionato è stata espressamente esclusa dalla discussione intercorsa nella riunione con FIGC, Leghe e tutte le componenti del mondo calcistico tenuta la settimana scorsa. Su questo il Ministro si aspetta il chiarimento del presidente della Figc Gravina».

Non solo. «Il protocollo presentato e oggetto di approfondimento in questi giorni infatti riguarda esclusivamente la ripresa degli allenamenti. Nessun impegno è stato assunto dal Governo per un arco temporale così lungo, non potendo fare previsioni» sull’andamento della pandemia.

Sembra una posizione di buon senso. Eppure, la polemica non accenna a diminuire, col risultato che il calcio nostrano si ritrova ostaggio di due opposte fazioni.

Sport e coronavirus

«Sono ridicole le affermazioni di chi sostiene che ci sia un complotto contro la serie A ed è ridicolo chi lo sostiene». Così Spadafora via social, aggiungendo che il riavvio deve anzitutto scongiurare la possibilità di nuovi contagi.

Pur non facendo nomi, era pacifico che l’esponente pentastellato avesse un bersaglio a forte tinte biancocelesti. È infatti la Lazio la società che più sta spingendo per tornare in campo, tanto che da alcuni tesserati sono arrivate dichiarazioni oggettivamente fuori luogo.

Secondo il centrocampista Marco Parolo, per esempio, «la categoria dei calciatori è stata penalizzata». Mentre per il Ds Igli Tare, qualunque sia lo scopo del Ministro, «non è quello di aiutare il calcio».

È certamente comprensibile l’insistenza del club di Claudio Lotito, data la sua storica scarsa propensione a lottare per lo scudetto. Anzi, secondo il sarcasmo social sarebbe il momento migliore per completare anche la patetica rivendicazione del titolo del 1915: onde risparmiare sulle marche da bollo.

Decisamente più sconcertante è l’evocazione del solito gomblotto, soprattutto in un periodo contrassegnato da una crisi sanitaria senza eguali – almeno in epoca contemporanea. A meno che non si voglia accusare la Cina di aver diffuso il Covid-19 per una pur giustificabile antipatia verso Lotito.

«Perché dal 4 maggio via libera solo agli sport individuali e non a tutti? A me sembra anche assurdo chiederlo» ha ironizzato Spadafora. «Dovevamo consentire una riapertura graduale e mi pare evidente, anche a chi vuole fare finta di non sentire, che gli sport individuali impegnano un numero minore di persone».

E sono anche caratterizzati da minori contatti, il che rende più difficile la trasmissione dell’infezione. E, con buona pace di qualche improvvisato virologo autodidatta, la precedenza adesso ce l’ha la salute.

Non è la fine del mondo

Pochi giorni fa, l’ala brasiliana del Chelsea Willian ha espresso le proprie riserve circa la volontà della Federcalcio inglese di ultimare la Premier League. «Se ricominciassimo a giocare senza tifosi, ma ci fosse un contatto in campo, forse potremmo trasmetterci il virus. Prendo il virus, poi torno a casa dopo la partita per stare in famiglia e lo passo a mia moglie o alle mie figlie. Perciò dobbiamo stare attenti».

Tanto più che il Comitato tecnico-scientifico del Governo pare abbia fatto trapelare che, alla prima nuova positività, seguirebbe un ulteriore stop immediato. Uno scenario, solo ipotetico, cui però si accompagna già una certezza: la penuria di tamponi – anche per i medici in prima linea nell’emergenza. Va da sé che, a meno di esuberi improvvisi, gli atleti non rappresentano una priorità.

Dopodiché, è certamente possibile studiare una diversa forma per concludere l’annata, come i playoff scudetto e i playout retrocessione. Ma sempre senza certezze, perché il virus potrebbe avere altri progetti.

In fondo, «tutti gli sport hanno preso decisioni diverse dal mondo del calcio», come da frecciata di Malagò. Non solo: anche gli Europei del football sono stati differiti di un anno, e perfino le Olimpiadi.

Non sarebbe quindi la fine del mondo se il campionato 2019-2020 si fermasse definitivamente. Né se ci si esimesse dall’assegnare il tricolore, o se si bloccassero promozioni e retrocessioni.

Al massimo, sarebbe il triplice fischio per una stagione già fin troppo travagliata. Ma il bello dello sport è anche questo: c’è sempre un’altra partita, c’è sempre un’altra gara.

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Sport

Lo sport ai tempi della quarantena: l’esplosione definitiva degli eSports

Rulli, console e simulatori: le competizioni si fanno virtuali con finalità benefiche e interessanti “crossover” tra gli sportivi reali

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Lo sport, come molti altri settori, è fermo da mesi causando rinvii e cancellazioni che non avvenivano da tempo, in alcuni casi dai tempi della seconda Guerra Mondiale. Il Gran Premio di Monaco, classico appuntamento della Formula 1 tra le stradine del Principato, sempre presente in calendario dal 1955, è stato cancellato per quest’anno. Le grandi classiche di primavera del ciclismo, più il Giro d’Italia, sono al momento rinviate verso la seconda metà dell’anno, nella speranza che si possa tornare la normalità, mentre il Tour de France partirà sostanzialmente con due mesi di ritardo, a fine agosto anziché a fine giugno. L’ultimo anno in cui non venne disputato il Giro fu il 1945 (così come la Milano-Sanremo), la Parigi-Roubaix il 1942 ed il Giro delle Fiandre addirittura il 1918, quando per tre anni fu bloccato dalla guerra di trincea della Grande Guerra. Lo storico slam tennistico su erba, Wimbledon, ha già dato appuntamento al 2021: l’ultimo stop è datato 1945.

Questi i più importanti, che fanno capire come il Coronavirus abbia colpito pesantemente anche il mondo dello sport. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché in un momento in cui la maggioranza degli atleti professionistici è costretta a stare a casa, è avvenuta la crescita (o meglio, la consacrazione definitiva) di un fenomeno di tendenza negli ultimi anni. I cosiddetti eSports (in italiano “sport elettronici”) negli anni dieci, con lo sviluppo vertiginoso della tecnologia, hanno preso sempre più piede, interessando aziende, sponsor e ultimamente anche squadre e scuderie. Con un futuro che, con l’avvento di dinamiche sempre più professionistiche, potrebbe strizzare l’occhio ad una credibilità olimpica.

I rulli per i ciclisti, tra corse simulate e pazzie ad alta quota

Tra le categorie di sportivi che soffrono di più possiamo annoverare i ciclisti che sono soliti uscire di casa per ore e ore di allenamento sui pedali sulle salite di tutta Italia (con il rischio sempre dietro l’angolo di qualche automobilista distratto). Con con lo stop alle corse datato 14 marzo (ultima tappa della Parigi-Nizza) dopo un periodo iniziale in cui gli atleti professionisti potevano uscire (con qualche polemica), il lockdown ha costretto anche i corridori a rimanere a casa. Una stagione fermatasi sulla rampa di lancio, un vero peccato per chi stava aspettando l’inizio delle classiche di primavera con ambizioni di vittoria.

Ma il mondo del ciclismo non è rimasto con le mani in mano. I rulli per i corridori non sono di certo una novità, ma le implementazioni tecnologiche ad opera di grandi aziende hanno consentito da subito lo svolgimento di alcune corse annullate, pedalando comodamente da casa. I rulli, insieme a smart trainer al posto della ruota posteriore, con pc e sensori collegati alla propria bici riescono a simulare le pendenze e le difficoltà del reale percorso di gara, caricato preventivamente con programmi oppure applicazioni.

Ma il mondo del ciclismo non è rimasto con le mani in mano. I rulli per i corridori non sono di certo una novità, ma le implementazioni tecnologiche ad opera di grandi aziende hanno consentito da subito lo svolgimento di alcune corse annullate, pedalando comodamente da casa. I rulli, insieme a smart trainer al posto della ruota posteriore, con pc e sensori collegati alla propria bici riescono a simulare le pendenze e le difficoltà del reale percorso di gara, caricato preventivamente con programmi oppure applicazioni.

Così, dopo la Milano-Sanremo Virtual Experience che ha dato la possibilità ai tifosi di ripercorrere i punti più importanti della Classicissima di primavera (come i Capi, la Cipressa ed il Poggio), gli organizzatori del Giro delle Fiandre sono riusciti ad organizzare una gara vera e propria, con partenza in linea ognuno da casa propria. La “Ronde Van Vlaanderen 2020: Lockdown Edition” ha visto sfidarsi contemporaneamente 13 corridori professionisti di alto livello sugli ultimi 32 km di gara, affrontando i muri che hanno fatto la storia della corsa: Kruisberg, Oude Kwaremont e Paterberg. Il campione dell’edizione “reale” 2019, il nostro Alberto Bettiol, intenzionato a difendere il titolo anche in versione virtuale da Remco Evenepoel, Michael Matthews e tanti altri. A vincere è stato il belga Greg Van Avermaet, campione olimpico a Rio 2016.

Anche il Giro d’Italia, vista l’impraticabilità di gareggiare in strada, ha organizzato il “Giro d’Italia Virtual by Enel”, che da sabato scorso fino a domenica 10 maggio prevede lo svolgimento di 7 tappe del Giro 103 da parte di amatori, pro e leggende del ciclismo, con classifiche e maglie come nella realtà, senza dimenticare la solidarietà: tutti i partecipanti potranno donare fino al 10 maggio con l’intero ricavato che verrà devoluto alla Croce Rossa Italiana, in prima linea contro il Covid-19. Ma c’è chi, sfruttando tecnologie e periodo di “riposo”, sfida se stesso per imprese titaniche. È il caso di Giulio Ciccone, maglia azzurra nell’ultimo Giro e maglia gialla per due giorni al Tour 2019, che nella giornata di domenica, in poco meno di 11 ore sui rulli, grazie alla piattaforma Zwift, è riuscito a scalare 10mila metri di dislivello. Il corridore abruzzese ha documentato la scalata senza soste con dirette Instagram e Facebook, ricevendo tifo sia da tifosi che pedalavano a fianco a lui (sempre in maniera virtuale) che da colleghi (come Vincenzo Nibali) tramite dirette condivise. Una vera pazzia ad alta quota

Tra FIFA e PES, il mondo del calcio continua a giocare (e a donare)

Non sono certo nuove le console per tentare virtualmente la carriera da calciatore professionista. Anche molti campioni reali sono fanatici delle piattaforme di gaming e negli ultimi anni, i due giochi di calcio più famosi, FIFA e PES, hanno istituito competizioni a risonanza globale per determinare i campioni del mondo della disciplina. Con la quarantena in atto, anche i calciatori meno avvezzi si sono avvicinati a questo mondo virtuale e, con una giornata meno intensa, anche i professionisti possono fare dei tornei.

Per questo FIFA ha istituito la “Stay and Play Cup”, torneo di calcio virtuale nel quale si sono affrontate 20 squadre europee rappresentate da 20 giocatori reali. Tra i giocatori più conosciuti Azpilicueta (Chelsea), Alexander Arnold (Liverpool) e Joao Felix (Atletico Madrid), mentre per la Serie A è scesa in campo la Roma, rappresentata da Justin Kluivert. Un tabellone a scontri diretti, con la vittoria andata ad appannaggio dei danesi del Copenhagen grazie a Mo Daramy. Vittoria “sul campo”, ma sopratutto una vittoria della solidarietà: la raccolta fondi promossa da Electronic Arts ha permesso la donazione di un milione di euro per l’emergenza Coronavirus.

Il mondo dei motori con i simulatori: divertimento e passione, anche dei non piloti

Anche MotoGP e Formula 1, visti gli esordi mondiali rimandati sul più bello (con la speranza di iniziare la stagione tra giugno e luglio), si sono attrezzati con i mondiali virtuali. Per quanto riguarda il Motomondiale, il primo “#StayathomeGP, andato in scena al Mugello con 10 campioni su due ruote, ha visto la vittoria di Alex Marquez su Bagnaia e Vinales, mentre la seconda gara andata in scena la domenica di Pasqua sul circuito austriaco di Spielberg, che ha visto anche la partecipazione di Valentino Rossi, ha visto lo stesso podio a posizioni invertite: primo Francesco Bagnaia, davanti a Vinales e Alex Marquez, con il fratello maggiore Marc 4° seguito da Quartararo, Petrucci e Rossi, settimo.

La Formula 1 è stata tra le prime a sviluppare piattaforme e campionati virtuali. La F1 Esports Series è stata creata nel 2017 sulla base del videogioco ufficiale della categoria per coinvolgere al massimo la sua community di giocatori/appassionati. Il campionato del mondo si svolge proprio come se fosse una gara, con due piloti per le 10 scuderie iscritte al mondiale: nel dicembre 2019 il titolo piloti è stato vinto da David Tonizza sulla Ferrari, mentre il campionato costruttori dalla Red Bull. Inoltre i simulatori in dotazione tra le squadre sono sempre più utilizzati dai piloti come forma di allenamento. Tuttavia, con il mondiale vero lontano dalle piste, la competizione si è accesa sulla piattaforma, che cerca di seguire il calendario ufficiale con la partecipazione di molti piloti ufficiali più qualche sorpresa. Nelle prime tre gare della “Race of The World” due sono state vinte dal ferrarista Charles Leclerc, mentre nell’ultimo appuntamento in Cina, al via erano presenti anche i calciatori Thibaut Courtois e Ciro Immobile, arrivato 17° al traguardo. Gli eSports dunque si sono rivelati anche come frontiera che abbatte i limiti degli sport di appartenenza.

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Sport

Fermezza e protocollo: la ricetta di Gravina per far ripartire il calcio

Il presidente della FIGC non fa passi indietro: tenere la barra dritta per salvare il movimento e non diventare il “becchino del calcio italiano”

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Irremovibile. Questo può essere il riassunto del pensiero del presidente della FIGC Gabriele Gravina, ospite ieri sera della trasmissione “Che Tempo che fa”, sulla ripartenza del calcio italiano finita l’emergenza da Coronavirus.

Gravina ha spiegato come in questo momento ci siano due diverse fazioni, quella del “chiudere tutto” e quella del “continuare”, specificando da subito che lui fa parte della seconda basandosi su due elementi: l’opportunità e la speranza. “L’opportunità si riferisce a fattori oggettivi, come il tempo. Spero che a giugno l’Italia possa avere la possibilità di vivere un momento di sollievo”, ha dichiarato.

Incalzato da Fazio sulla disparità del calcio rispetto agli altri sport, il capo della FIGC non vuole entrare nel merito delle altre federazioni sportive ma chiede di essere considerato come movimento d’impatto socio-economico per il Paese alla pari di ogni altro settore”, in considerazione dell’enorme somma di denaro che l’industria-calcio muove nel nostro Paese. “Il calcio muove 5 miliardi di euro: siamo preoccupati perché se il calcio non riparte ha un grande impatto negativo per il suo futuro”.

Come ripartire? Protocolli e rigore

Gravina ha sottolineato come la Federazione si stia muovendo attivamente per mettersi in condizione di ripartire in sicurezza: una proposta concreta rappresentata da un protocollo sanitario. “La FIGC, grazie anche ai professori Ricciardi, Vaia, Cauda e alla commissione tecnico-scientifica, ha previsto un protocollo che garantisce la negatività di un gruppo chiuso”. Questo protocollo, afferma Gravina, è stato già inviato ai ministri Spadafora e Speranza: “C’è un comitato tecnico-scientifico e ne aspettiamo la validazione. Per quanto riguarda i test ci sono cliniche a disposizione e non può essere questo l’ostacolo per non far ripartire un movimento come il nostro.

Sul finire dell’intervista emerge l’irremovibilità del capo della FIGC. Dopo aver ammesso di “accogliere con sollievo la decisione del Governo di dare uno stop”, sulla domanda “L’ipotesi di chiudere l’ha presa in considerazione?” Gravina è nettissimo.

“No, non posso. Una scelta di questo tipo comporterebbe una responsabilità in capo a chi l’assume di una gravità inaudita: non posso essere il becchino del calcio italiano. Ho la responsabilità di difendere il movimento calcistico, ma in generale quello sportivo. Non capisco questa resistenza nell’avviarne con tutte le garanzie possibili una valorizzazione di tutto il movimento sportivo”.

Il messaggio lanciato è chiaro: il calcio italiano non si vuole fermare. A questo punto la palla passa al Governo, per una partita dal valore economico enorme che, dopo le polemiche sorte al momento dello scoppio della pandemia, rischia di essere lunga non 90 minuti, ma 90 giorni.

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Politica

Covid-19, il Premier Conte di nuovo all’attacco (anche se predica unità)

Il Presidente del Consiglio rivendica di aver smentito fake news – ma dicendone altre. E, nel calcio, una battuta dell’epidemiologo Rezza scatena l’ira della Lazio

Mirko Ciminiello

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Il Premier Conte. Foto dal sito del Governo

Test per l’esame di giornalismo. Ancora e sempre in relazione all’emergenza coronavirus, il candidato consideri che:

a) Il bi-Premier Giuseppe Conte, tornando sulla filippica – o meglio la matteica – del Venerdì Santo, ha precisato che sul Mes ha «smentito vere e proprie fake news», ça va sans dire «veicolate dall’opposizione», e che «non c’è stata alcuna Conferenza Stampa a reti unificate. Palazzo Chigi non ha mai chiesto che la conferenza stampa venisse trasmessa a reti unificate». Però ha a sua volta diffuso bufale sui leader della Lega Matteo Salvini e di FdI Giorgia Meloni, imputando loro l’approvazione del Fondo salva-Stati nel 2012 (falsamente, visto che la Meloni non era presente in Aula, Salvini non era neppure parlamentare e comunque il Carroccio votò contro il provvedimento), e lo ha fatto in una diretta trasmessa, se non da tutte, da buona parte delle reti tv. A conferma che il nomignolo Giuseppi gli calza a pennello.

b) Il professor Giovanni Rezza, epidemiologo e Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato che non autorizzerebbe la ripresa del campionato di calcio. Insomma, oltre alle porte chiuse, le telecamere spente.

c) Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che il Covid-19 «è 10 volte più mortale del virus responsabile dell’influenza del 2009», la suina del tipo A H1N1 che provocò oltre 18.000 decessi in tutto il mondo. E ora chi lo dice ai fanatici delle apericene e dell’abbraccia un Cinese?

d) Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato le perdite economiche dovute alla pandemia, ipotizzando per il Pil italiano un catastrofico -9,1%. Così l’Europa ci accuserà anche di non aver rispettato il limite del 3%.

e) Di nuovo il professor Rezza, cercando di sdrammatizzare, ha scherzato sulla propria fede calcistica dicendo: «Da romanista manderei tutto a monte». L’innocente battuta ha scatenato le ire dei tifosi della Lazio e del responsabile della comunicazione dei biancocelesti Arturo Diaconale, che si è sfogato con le agenzie: gli scienziati «sarebbero molto più utili se invece di occuparsi di queste cose trovassero un modo per fronteggiare efficacemente il virus. Gli scienziati facciano gli scienziati e non i tifosi». E niente, anche considerando che, a quanto pare, il suo presidente Claudio Lotito si sta auto-specializzando in virologia, questa fa già abbastanza ridere di suo.

Ciò posto, il candidato commenti la pittoresca espressione del presidente del Brescia Massimo Cellino, che ha liquidato quanti premono per riprendere il campionato (in particolare, il suo omologo laziale Lotito) con un tranchant: «Raglio d’asino non giunge in paradiso».

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Sport

Il calcio in stand-by tra stipendi, ripresa ed evitabili polemiche

Ripresa degli allenamenti il 4 maggio permettendo, tengono banco ancora troppe questioni per un mondo che forse non sa che sta perdendo tantissimo

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Così come il mondo politico ed economico, anche quello sportivo (in questo caso del calcio, dello sportivo lo approfondiremo più avanti), vive un momento caotico, con lati positivi e negativi. Quest’ultimo mondo certamente ha meno importanza rispetto ai due sopracitati, ma una volta usciti da questo tunnel (o quanto meno dalla cosiddetta “Fase 1”) lo sport, ed in particolar modo il calcio per noi italiani, rappresenta un aspetto non secondario del ritorno alla normalità. Si potrà così dare un senso diverso ai weekend che in questo tempo di quarantena assomigliano così tanto a giorni uguali agli altri.

Ministero, Coni, Uefa, Lega, AIC: le loro posizioni

Senza voler tornare troppo indietro con le ricostruzioni, lo stato attuale delle cose è questo: con il DPCM firmato nella serata di ieri, il Presidente del Consiglio Conte ha prorogato le misure restrittive fino a domenica 3 maggio e, di conseguenza, il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, ha chiarito che il lockdown riguarda anche tutto il mondo dello sport, inclusi gli allenamenti. “È un’ulteriore difficoltà che ci apprestiamo a vivere ma estremamente necessaria”, ha aggiunto il Ministro, invitando poi tutte le federazioni sportive ad attivarsi immediatamente per formulare protocolli sanitari che consentano di poter fare in sicurezza gli allenamenti ad atleti e tecnici presumibilmente il 4 maggio.

Aggiornamenti sul mondo dello Sport dopo l'ultimo DPCM

Ecco alcuni aggiornamenti relativi al mondo dello Sport

Pubblicato da Vincenzo Spadafora su Venerdì 10 aprile 2020

Date per assodate le chiusure dei campionati di rugby, pallacanestro e pallavolo (con relativi scudetti non assegnati), l’unico grande sport di squadra a rimanere in ballo è il calcio, che fin da quando ha bloccato le attività (Sassuolo-Brescia del 9 marzo) ha creato opinioni, affermazioni e polemiche di qualsivoglia tipo. A questo punto, nella speranza che la curva epidemiologica continui a scendere (ed acceleri la sua discesa), la ripresa degli allenamenti è al momento fissata per il 4 maggio.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò ai microfoni di Radio Radio ha riconosciuto la situazione di diversità del mondo pallonaro, lasciando trasparire una posizione di scetticismo a riguardo: “Il mondo dello sport mi sembra evidente che oggi, abbastanza alla spicciolata ma in modo quasi unanime, con tutte le Federazioni, o quasi tutte, sta andando alla chiusura, neanche alla sospensione ma alla cancellazione della stagione agonistica. È un dato di fatto, è sotto gli occhi di tutti, negarlo sarebbe ridicolo e ipocrita: il calcio vuole andare avanti e quindi si mette in una situazione diversa rispetto alle altre discipline, questo è sicuramente un fatto ormai acclarato”.

La Lega Calcio è stata da sempre ferma nella volontà di finire il campionato, appoggiata dalla Uefa (che non ha preso affatto bene la decisione della Federcalcio belga di chiudere anticipatamente il campionato) e da tutte le parti in causa, con qualche riserva per l’Associazione Italiana Calciatori (AIC). Qualora il 4 maggio si potesse riprendere con gli allenamenti, le partite potrebbero riprendere il weekend del 23-24 o 30-31, con la prospettiva di completare le 124 gare rimanenti (10 turni completi più 4 partite della 25° giornata) a porte chiuse entro i primi di luglio, con prolungamento dei contratti in scadenza il 30 giugno garantito dalle istituzioni.

Il danno economico ed il taglio degli stipendi

Ma la ripresa, come detto, presuppone un calo dei contagi che finora non è stato così netto, motivo per il quale si è dovuto prorogare il blocco (ad eccezione di alcune piccole riaperture) fino al primo weekend del mese prossimo. Per questo, vista la concreta possibilità di non riprendere più, c’è chi (come Deloitte) ha stimato la perdita economica attorno al miliardo di euro tra mancati diritti televisivi e danni indiretti, che scenderebbe a circa 170 milioni in caso di campionato portato a termine. Vista l’atavica dipendenza delle società dagli introiti dei diritti tv, che pesano oltremodo nel bilanci delle società, dopo l’accordo in seno alla Juventus, le leghe di A e B hanno proposto la riduzione di un terzo della retribuzione totale annua lorda se non si riprenderà l’attività, e di un sesto se nei prossimi mesi si completerà la stagione. Qui l’avversità dell’Assocalciatori, che reputa irricevibile la proposta accusando la volontà sottostante della Lega di “voler riversare sui calciatori, mettendoli in cattiva luce, l’intero eventuale danno economico derivante dalla situazione di crisi”.

Visione d’insieme e sacrifici da parte di tutti per ripartire

Insomma, il quadro finale della situazione attuale torna ad assomigliare a quella politico-economica, sia nazionale sia europea: manca una visione d’insieme, con la presunzione di poter tirare acqua al proprio mulino per non avere ripercussioni a livello economico. Prima si capirà che i danni e i sacrifici ci saranno per tutti, prima si potrà pensare seriamente come ripartire tutti assieme e meglio sarà per tutti affinché le perdite siano le minori possibili.

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