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Tre altalene sorgono nella recinzione sul confine tra Messico e USA

Nelle immagini e nei video che stanno circolando in questi giorni i bambini ridono e si divertono mentre rimbalzano su e giù su tre altalene rosa da entrambi i lati.

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Un’ attrezzatura da parco giochi è stato inserita nello steccato in una sezione del muro di confine a Sunland Park, New Mexico.

“Le azioni che hanno luogo in un lato hanno dirette conseguenze sull’altro lato” ha spiegato Ronald Real uno degli architetti che ha progettato l’altalena di confine, in un post instagram in cui ha descritto l’installazione.

Nelle immagini e nei video che stanno circolando in questi giorni i bambini ridono e si divertono mentre rimbalzano su e giù su tre altalene rosa da entrambi i lati, quello americano e quello messicano. Nell’installazione è insita la risposta di artisti e architetti nei confronti degli sforzi del presidente Donald Trump di costruire il muro lungo il confine. 

Il progetto è stato ispirato dal Secure Fence Act firmato dal presidente George W. Bush nel 2006, la legge che aveva autorizzato la costruzione di una recinzione di 1125 km sul confine messicano. Da allora i prototipi delle altalene di Real, professore all’Università della California Berkeley e Virginia San Fratello, professoressa associata alla San Jose State sono state esposte in diversi musei. 

L’installazione purtroppo è durata solo mezz’ora. “Tutto è stato progettato in anticipo per essere assemblato velocemente.” Ha detto San Fratello. “ Siamo stati entusiasta della partecipazione e emozionati nel vedere i bambini divertirsi così tanto sulle altalene”. 

Gli architetti hanno ideato anche altre invenzioni da porre sul confine come il Burrito Wall che dovrebbe permettere l’installazione di un cucina all’aperto posta contro la recinzione con banconi per i clienti in entrambi i lati.

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Il buco nero al centro della Via Lattea è stato fotografato per la prima volta!

La NASA annuncia che l’Event Horizon Telescope ha catturato la prima, storica immagine di Sagittarius A*: provando definitivamente che si tratta di un black hole, distante 27.000 anni luce e con una massa pari a 4 milioni di Soli

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La prima immagine del buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*
La prima immagine del buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*

Da www.romait.it

È stata catturata la prima, storica immagine di Sagittarius A*, il buco nero rintanato nel cuore della nostra galassia. Lo straordinario annuncio lo ha dato la NASA, e segna una nuova pietra miliare nel campo dell’astronomia. E un notevole contributo è arrivato anche dall’Italia, attraverso l’INAF, l’INFN, l’Università Federico II di Napoli e l’Università degli Studi di Cagliari.

La prima immagine del buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*
La prima immagine del buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*

La prima, storica foto del buco nero al centro della Via Lattea

“Seguimmo certe rotte in diagonale / dentro la Via Lattea” cantava il Maestro Franco Battiato. E forse ha fatto lo stesso l’Event Horizon Telescope, una rete di 11 radiotelescopi situati in ogni angolo del pianeta. Che nel 2019 aveva fotografato per la primissima volta un buco nero, quello situato al centro della lontanissima galassia M87. E ora ha finalmente dato un volto all’ospite oscuro e misterioso nascosto nel cuore pulsante della Via Lattea.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Astrophysical Journal Letters e, come sottolinea l’ANSA, provano definitivamente che Sagittarius A* è davvero un buco nero supermassiccio. Prima, infatti, avevamo solamente evidenze indirette, legate all’osservazione di stelle che orbitavano attorno a qualcosa di invisibile ed enorme nei pressi del Centro Galattico.

Un black hole, in effetti, non è direttamente visibile perché, come ricorda la Reuters, non emette luce. Ciò che si osserva invece è un anello di materia surriscaldata a temperature altissime dal rapidissimo vorticare attorno al cosiddetto orizzonte degli eventi. Il “confine” oltre il quale, per semplificare, nulla (o quasi) può sfuggire all’immensa forza gravitazionale del gigante cosmico.

Alla scoperta di Sagittarius A*

Sagittarius A*, scrive la NASA, si trova a circa 27.000 anni luce da noi, in direzione della costellazione del Sagittario, da cui prende il nome. Ha una massa pari a circa quattro milioni di volte quella del Sole e, se fosse posto al centro del Sistema Solare, lambirebbe l’orbita di Mercurio. Eppure, a livello astronomico è un peso piuma, specialmente se confrontato con il buco nero di M87. Che, coi suoi 6,5 miliardi di masse solari, ingloberebbe l’orbita di Plutone e persino la sonda Voyager 1, attualmente l’oggetto artificiale più distante dalla Terra.

Sagittarius A*
Sagittarius A*

Tuttavia, come rimarca l’astrofisica americana Sera Markoff, malgrado le differenze dimensionali (e anche tra le rispettive galassie) «questi buchi neri sono incredibilmente simili». Il che costituisce un’ulteriore conferma delle teorie di Albert Einstein. «La Relatività Generale governa questi oggetti da vicino», e «ogni ulteriore differenza che vediamo deve essere dovuta alle differenze del materiale che li circonda».

Insomma, Black Holes & Revelations, per citare i Muse. E questa è la seconda eccezionale scoperta in pochissimo tempo dopo quella di cui avevamo dato conto il mese scorso. A ennesima conferma che la scienza in generale, e lo spazio in particolare non smettono mai di stupire.

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Ucraina, se il gas russo esce dalla porta e rientra dalla finestra…

L’Europa in generale, e l’Italia in particolare cercano alternative all’energia di Mosca, ma è una “perfetta illusione”. Il nostro Governo, per esempio, si sta rivolgendo a Stati come Algeria e Congo: che però…

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Gas russo, Ucraina
Gas russo

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sulla guerra in Ucraina e l’impegno del Vecchio Continente in generale, e dell’Italia nello specifico, per affrancarsi dall’energia della Russia. Il candidato consideri che:

Gas russo, Ucraina
Gas russo

a) Secondo China Dialogue, «l’Europa si sforza di far terminare la dipendenza dal gas russo» cercando di variare le fonti, con particolare riferimento al (costosissimo) GNL.

b) A tal proposito, Bloomberg ha svelato la bozza di un piano della Commissione Ue, da realizzare in otto anni al modico prezzo di 195 miliardi di euro.

c) Intervistata dal Corsera, Roberta Metsola, Presidente dell’Europarlamento, ha affermato che la crisi potrebbe essere sfruttata per «creare l’Unione dell’energia». Avvertendo che «ci vogliono leadership e decisioni difficili. Ma non ho dubbi che l’Italia possa essere il leader necessario per questo».

L’Italia, la guerra in Ucraina e l’autonomia dal gas russo

d) Frattanto, come riferisce l’ANSA, a Washington il Premier Mario Draghi è stato elogiato da Joe Biden per i tentativi di ottenere l’autonomia energetica da Mosca.

e) Lo stesso concetto, come riporta Dire, lo ha espresso Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica. Ricordando che «nelle ultime settimane abbiamo diversificato in modo sostanziale le forniture di gas e GNL su 7 Paesi che insistono prevalentemente sulla regione africana». Tra i quali, rileva Teleborsa, spiccano l’Algeria, per quanto concerne il metano, e il Congo, per quanto riguarda il gas naturale liquido.

f) In effetti, La Repubblica rimarca che, quando l’Ucraina ha ridotto i flussi dalla Russia, il Belpaese ha retto anche grazie al maggior contributo di Algeri.

g) Tuttavia, come evidenzia La Verità, il 25% dei profitti derivanti dall’estrazione del gas di Brazzaville sono garantiti a LUKoil, secondo colosso russo dopo Gazprom. E, come aggiunge France24, in settimana Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri di Mosca, è andato in Algeria per rafforzare la partnership tra i due Stati.

Ciò posto, il candidato ha cinque secondi per stabilire se quella dell’euro-emancipazione dal Presidente russo Vladimir Putin non sia che una “perfetta illusione”.

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Guerra, un monito per l’Occidente che ignora (colpevolmente) l’Africa

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha scatenato una crisi alimentare gravissima nel grande dimenticato, il Continente Nero: spingendolo sempre più tra le braccia di Mosca (e della Cina)

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La guerra in Ucraina aggrava la crisi alimentare in Africa
La guerra in Ucraina sta aggravando la crisi alimentare in Africa

Da www.romait.it

Diversi addetti ai lavori considerano la guerra ai confini dell’Europa orientale un conflitto tra Russia e Stati Uniti – che lo combattono per interposta Ucraina. Nessuno però tiene conto del fatto che il quadro geopolitico include un terzo, importantissimo attore. La cui esclusione dallo scacchiere internazionale potrebbe costituire un gravissimo problema.

La guerra in Ucraina aggrava la crisi alimentare in Africa
La guerra in Ucraina sta aggravando la crisi alimentare in Africa

La grande dimenticata della guerra

Nel contesto del conflitto russo-ucraino, che vari commentatori (come Avvenire) ritengono una guerra combattuta per procura da Washington contro Mosca, c’è una grande dimenticata. Si tratta dell’Africa che, come ricorda France24, sta affrontando una crisi alimentare gravissima.

Molti Paesi, infatti, importano dalle due Nazioni belligeranti fino al 50% del grano, il cui prezzo (come quello del carburante) ha subito una drammatica impennata. Tanto che il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato l’allarme sul rischio di esplosione delle tensioni sociali, soprattutto nelle Regioni subsahariane. Anche se, precisa Afd, i rincari stanno mettendo in ginocchio allo stesso modo Stati ricchi come l’Egitto e la Nigeria.

Uno scenario che, secondo il Time, deve costituire un monito per l’intero Occidente, perché sta spingendo sempre più il Continente Nero tra le braccia della Russia. Basti pensare che quando, tra marzo e aprile, l’Onu ha messo al voto due mozioni di condanna a Mosca, numerosi rappresentanti africani si sono opposti.

Le partnership dell’Africa con Russia e Cina

A fine aprile, inoltre, come riferisce l’Agi il Camerun ha firmato un accordo di cooperazione militare col Cremlino. Il quale, soprattutto negli ultimi anni, ha dispiegato in almeno 19 Stati africani contractors privati, per garantire sicurezza in cambio di licenze di estrazione delle vastissime risorse naturali.

Paradossalmente, però, questo neo-colonialismo sembra essere molto più tollerato dell’originario, che ancora suscita forti sentimenti anti-occidentali (e segnatamente anti-francesi nella parte ovest del Continente Nero). Una situazione che avvantaggia anche la Cina, che ha a sua volta interessi economici in Africa, tanto da esserne diventata il maggior investitore dal 2010 a oggi.

D’altronde l’asse di ferro tra Pechino e Mosca è arcinoto, e non solo per gli stretti rapporti tra i Presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping. Probabilmente sono invece meno note le sue ramificazioni. A partire dal “Sistema di Trasmissione dei Messaggi Finanziari” (SPFS), un meccanismo per i pagamenti alternativo al circuito internazionale SWIFT – da cui Mosca rischia l’esclusione. Nonché dalla New Development Bank, l’istituto finanziario dei BRICS (l’associazione delle maggiori economie emergenti formata dai due giganti assieme a Brasile, India e Sudafrica).

Asse tra Vladimir Putin e Xi Jinping
Asse tra Vladimir Putin e Xi Jinping

Queste partnership si estendono, tra l’altro, fino ai mercati africani, in virtù dell’alleanza con l’African Continental Free Trade Area (AfCFTA). E sono le chiavi dello Zar per aggirare, o almeno attenuare l’impatto delle sanzioni imposte da Usa e Ue. Alla luce di tutte queste considerazioni, sicuri che continuare a ignorare il Continente Nero sia una buona idea?

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Bamba della settimana, arrivano dall’estero i tre “casi amari” del momento

Per la nuova puntata dell’anti-premio ideato da Vittorio Feltri sono state selezionate delle gaffe da oltreconfine: che non provengono solo dall’Europa, ma anche, anzi soprattutto dagli Usa

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Torna il “Bamba della settimana”, l’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del recente passato. Per l’occasione sono stati selezionati tre casi che arrivano tutti da oltreconfine, se non da oltreoceano. E che, curiosamente ma provvidenzialmente, non hanno pressoché nulla a che fare – se non, forse, in modo tangenziale – con la guerra in Ucraina.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Un caso hors catégorie

È dunque dominata dagli affari esteri la nuova edizione del “Bamba della settimana”. Che però, come da tradizione, si apre con una vicenda contrassegnata come hors catégorie per non falsare la surreale competizione. Ed è una vicenda “autoctona”, imbarazzante soprattutto per i (numerosissimi) organi di stampa che l’hanno rilanciata.

Ci riferiamo all’annuncio della morte del procuratore Mino Raiola, in realtà vivo e vegeto, ancorché ricoverato in gravi condizioni all’ospedale San Raffaele di Milano. Un episodio per commentare il quale è sufficiente il furibondo cinguettio del diretto interessato.

La nuova edizione del “Bamba della settimana”

A proposito di Twitter, ci informa l’Adnkronos che una vecchia conoscenza dell’Italia come Carola Rackete si è detta pronta a chiudere il proprio profilo. «Soprattutto» ha aggiunto l’ex capitano della Sea Watch 3, «ora che Elon Musk prenderà il controllo della piattaforma». Probabilmente perché non la può speronare.

Se comunque la boutade della “piratessa” si può derubricare a megalomania, più seria è la (ennesima) gaffe, stavolta doppia, di Joe Biden. Che, come riporta Fox News, nel chiedere al Congresso americano ulteriori finanziamenti per Kiev anzitutto ha fatto strame del termine “cleptocrazia”. E poi, come si vede nel sottostante video del Telegraph, ha parlato degli «sforzi per accogliere [accommodate] gli oligarchi russi». In realtà voleva dire “hold accountable” (considerare responsabili), come precisa il sito ufficiale della Casa Bianca, su cui è perfettamente visibile la cancellazione della parola incriminata. Peccato non si possa eliminare con un tratto di penna (virtuale o meno) anche la figuraccia.

Tuttavia, anche se sembra incredibile, non è questo il peggior epic fail degli ultimi sette giorni di Sleepy Joe. Il quale, come riferisce il New York Post, aveva chiamato Emmanuel Macron per congratularsi con lui per la rielezione a Presidente della Francia, ma era occupato. No, non il telefono, proprio Macron.

Uno schiaffo decisamente più doloroso anche di quello di Will Smith. E che vale tutto il “Bamba della settimana”.

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Gas, la mossa della Russia e l’incubo dello… zero in condotta

Gazprom interrompe le forniture a Polonia e Bulgaria per non aver pagato il metano in rubli. Intanto l’Europarlamento invoca un embargo sull’energia di Mosca, ma l’Ue è ancora spaccata

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Gas, Gasdotto di Gazprom
Gasdotto di Gazprom

Da www.romait.it

Da ieri, mercoledì 27 aprile, la Russia ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria, “colpevoli” di non aver saldato i conti in rubli. Ennesimo “effetto collaterale” della guerra in Ucraina, che le istituzioni comunitarie non hanno minimamente gradito. Solo che, as usual, tra il dire e il fare c’è di mezzo il proverbiale mare.

Gas, Gasdotto di Gazprom
Gasdotto di Gazprom

La guerra del gas

Mosca ha dunque aperto un nuovo fronte del conflitto con Kiev – e non poteva essere che sul metano. Come infatti riporta l’ANSA, Gazprom ha annunciato di aver completamente sospeso le forniture a Polonia e Bulgaria, finché non saranno effettuati i versamenti in moneta locale. Inoltre, in caso di prelievo non autorizzato di gas destinato a Paesi terzi, il gigante pietroburghese ha avvisato che i flussi di transito verranno ridotti di un ammontare analogo.

Un’iniziativa che, come riferisce Il Fatto Quotidiano, Varsavia e Sofia hanno bollato come «ricatto», seguite a ruota da Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Mentre Roberta Metsola, numero uno dell’Europarlamento, ha invocato «l’immediato embargo paneuropeo sulle forniture energetiche controllate dal Cremlino».

Peccato che, come al solito, l’Europa frigni ma non abbia delle soluzioni che non corrispondano a un libro dei sogni. Basti pensare che la Germania da quest’orecchio sanzionatorio non ci sente, ma anche che, come scrivevamo, l’alternativa al metano russo, il gnl, è poco e costosissimo.

La Russia ha il coltello dalla parte del manico

Il problema di fondo, però, è che Bruxelles (per usare un gioco di parole) non ha ben chiaro nemmeno quale sia il problema. Perché probabilmente è vero, come ha affermato il Premier bulgaro Kiril Petkov, che modificare unilateralmente «le modalità di pagamento rappresenta una grave violazione del contratto». Ma resta il fatto che è la Russia che ha il coltello dalla parte del manico, o meglio il gas dalla parte dei giacimenti.

Non a caso Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che «se qualcuno rifiuta di pagare con il nuovo sistema, sarà attuato il Decreto» del Presidente Vladimir Putin. E, aggiunge TGCom24, il Presidente della Duma Vjačeslav Volodin ha ipotizzato di estendere il blocco «ai Paesi ostili che si rifiutano di pagare il carburante in rubli». E tra le Nazioni considerate ostili, come ricorda Il Messaggero, figura anche l’Italia.

Inoltre, a ulteriore conferma delle ataviche divisioni nell’Ue, una fonte vicina a Gazprom ha confidato a Bloomberg che quattro acquirenti hanno già saldato il conto in rubli. E altri dieci Stati hanno aperto conti correnti presso Gazprombank, l’istituto intermediario che converte le valute estere per soddisfare le condizioni imposte dallo Zar.

Alla fine, insomma, al netto di alcune smentite sembrerebbe essere sempre un discorso di realpolitik. A cui le questioni di principio, a quanto pare, cedono puntualmente il passo, soprattutto di fronte all’incubo di uno… zero in condotta.

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Guerra e propaganda, la clamorosa smentita del Ministro ucraino Kuleba

Il titolare degli Esteri di Kiev non conferma la versione americana sull’inabissamento dell’incrociatore russo Moskva. E non è l’unico caso di “propaganda bifronte”, come denuncia da tempo Toni Capuozzo

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Dmytro Kuleba, guerra ucarina
Il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba

Da www.romait.it

La guerra in Ucraina, tra le altre cose, ha creato due tifoserie contrapposte, ognuna manicheamente convinta che il Male alberghi presso la controparte. Eppure, in un contesto militare le zone grigie sono infinitamente più numerose di quelle bianche e nere. Come dimostra anche il clamoroso sviluppo sull’incrociatore russo Moskva, recentemente colato a picco nel Mar Nero.

Dmytro Kuleba, guerra ucarina
Dmytro Kuleba

Kuleba smentisce il Pentagono

Ha destato molto scalpore, nei giorni scorsi, l’affondamento della nave ammiraglia della flotta della Russia, sulle cui cause c’è stata fin dall’inizio una forte incertezza. Come infatti riportava il Corsera, il Cremlino aveva attribuito a un incidente l’esplosione fatale, e a una tempesta il successivo inabissamento dell’unità al largo di Odessa. Per contro, come scriveva Sky TG24, il colonnello Maksym Marchenko, Governatore della Regione, aveva sostenuto la tesi di un attacco di Kiev con missili Neptune. Tesi poi avallata e rilanciata ufficialmente dal Pentagono, oltre che – ça va sans dire – dalla (quasi) totalità dei media mainstream.

In un secondo momento, però, il Ministro degli Esteri dell’Ucraina Dmytro Kuleba ha rilasciato un’intervista esclusiva a France24. Durante la quale, a domanda diretta dei cronisti transalpini, il diplomatico si è rifiutato di confermare formalmente la versione made in Usa. Limitandosi a dichiarare che «la verità è che la nave ammiraglia si trova in fondo al Mar Nero».

Dal momento che per il Governo di Volodymyr Zelensky non avrebbe senso non rivendicare un simile successo, l’ipotesi più verosimile è che fosse un caso di “propaganda buona”. E potrebbe non essere affatto l’unico.

La guerra in Ucraina e la propaganda bifronte

«La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo». Così parlò Toni Capuozzo a La Nuova Bussola Quotidiana, aggiungendo che «in guerra la prima cosa per chi fa informazione è quella di coltivare dubbi». E che «in un conflitto non ci si può permettere il lusso del tifo».

Il decano degli inviati di guerra, co-firmatario di un appello a rifuggire la semplicistica narrazione dominante, ha ricordato che la manipolazione bellica è bifronte. «Anche chi è aggredito ha bisogno della sua propaganda per convincere la comunità internazionale a sostenerlo».

Il popolare ex volto del TG5 ha citato tra l’altro la nota tragedia di Bucha, in cui non tutto sembra tornare. Per esempio, «in quella sfilata di corpi non c’è sangue», il che potrebbe significare che «hanno sparato a quei corpi quando erano già morti». Inoltre, alla liberazione della città il sindaco ha esultato senza fare alcun riferimento alla strage, di cui si è iniziato a parlare solo quattro giorni dopo.

«In guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte» ha ribadito al Fatto Quotidiano il giornalista, le cui perplessità gli sono costate il marchio di filo-putiniano. Un’associazione aveva addirittura chiesto, forse in analogia con la censura della RAI contro Alessandro Orsini, che gli venisse revocato il “Premio Ischia Internazionale di Giornalismo”. L’istanza è stata cestinata dalla Fondazione che assegna il riconoscimento, non prima però di suscitare la replica, tra il serio e il faceto, del diretto interessato. Che ci aveva tenuto a precisare che «non erano frasi pro Putin. Pro ricerca della verità, piuttosto».

Verità che, già secondo Tito Livio, “soffre spesso”, soprattutto – aggiungiamo – quando c’è chi ne rivendica il monopolio. Verità che però, concludevano gli antichi Romani, alla fine “non muore mai”.

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Ucraina, se oltre al conflitto “vero” c’è anche la guerra delle parole…

Per il Ministro degli Esteri Di Maio, il Presidente russo Putin non sta dimostrando di volere la pace. Ma non aiutano nemmeno le provocazioni di Kiev e dei leader euro-americani…

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Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sulla guerra in Ucraina e gli sforzi per allentare le tensioni tra Mosca e Kiev. Il candidato consideri che, solo nell’ultima decina di giorni:

Guerra in Ucraina
Bombardamenti in Ucraina

a) Il Ministro degli Esteri grillino Luigi Di Maio, come informa l’ANSA, ha annunciato di aver «espulso 30 diplomatici russi per motivi di sicurezza nazionale».

b) Sanna Marin, Primo Ministro della Finlandia, come scrive Open ha anticipato l’intenzione del proprio Paese di aderire alla NATO «nelle prossime settimane».

c) Magdalena Andersson, Premier della Svezia, secondo media locali citati da Newsweek ha affermato che anche Stoccolma si appresta a presentare domanda per entrare nell’Alleanza Atlantica.

d) Alla Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, durante la XIII stazione la Croce verrà portata insieme da una donna ucraina e una russa. Ma, come riferisce il Corsera, l’ambasciatore dell’Ucraina presso il Vaticano e la Chiesa greco-cattolica ucraina considerano l’idea «inopportuna e ambigua perché non tiene conto del contesto» bellico.

e) Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, come rileva Il Fatto Quotidiano, ha rifiutato di incontrare il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier. Il quale “paga” politiche passate considerate di apertura verso la Russia, quali il sostegno al gasdotto Nord Stream 2. E pazienza se ora ha apertamente condannato il leader del Cremlino Vladimir Putin.

f) Joe Biden, come riporta la CNBC, ha definito lo Zar un «dittatore» che sta commettendo un «genocidio».

La guerra in Ucraina e l’allentamento delle tensioni

Ora il candidato consideri anche la seguente dichiarazione di Giggino, di cui ha dato conto l’Adnkronos:

g) «Per volere la pace bisogna essere in due: Putin non sta dimostrando di volere la pace».

Ciò posto, il candidato ha trenta secondi per individuare anche solo una parvenza di logica tra quest’ultima asserzione e le sei precedenti.

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Gas, quel paradosso bellico degli affari tra l’Ucraina e la Russia…

Kiev compra (attraverso i suoi vicini europei) il metano di Mosca, che a sua volta paga il transito nei gasdotti “nemici”. Però Zelensky chiede alla Ue di rinunciare all’energia di Putin…

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Bolletta del gas
Bolletta del gas

Da www.romait.it

C’è un particolare che dimostra come la partita sul gas sia infinitamente più complicata di come media e politica ne stanno parlando. Ed è forse il più grande paradosso di quest’assurdo periodo di guerra. Perché riguarda gli interscambi finanziari, tuttora in corso e mai interrotti, proprio tra le due Nazioni belligeranti.

Bolletta del gas
Bolletta del gas

La partita sul gas

Da tempo, com’è noto, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky esorta la Ue a rinunciare all’acquisto di energia dalla Russia, affinché quest’ultima «non abbia più soldi per questa guerra». Una tesi rilanciata, tra l’altro, anche dal Premier Mario Draghi con l’ormai celeberrimo dilemma: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»

Solo che quest’antinomia non solo è tanto semplicistica quanto improvvida, ma oltretutto si scontra pure con la realtà, o meglio con la realpolitik. Da un lato, infatti, come abbiamo spiegato un blocco del genere rischia di avere ripercussioni più negative sul Vecchio Continente che su Mosca. Non foss’altro perché, come ricorda l’Huffington Post, il gnl con cui si vorrebbe sostituire il gas russo è poco e costosissimo.

Ma soprattutto, come sottolinea Avvenire, anche Kiev compra il metano di Vladimir Putin, sia pure importandolo dai propri “vicini di casa” – Slovacchia, Ungheria e Polonia. E in più – controsenso nel controsenso -, come evidenzia Il Fatto Quotidiano pure l’Ucraina ne ha un ritorno economico. Incassa infatti dall’azienda pietroburghese Gazprom 1,4 miliardi l’anno per il transito del prezioso prodotto sul proprio territorio.

Ecco perché, rilevava il Washington Post, «anche se la Russia fa piovere missili sull’Ucraina, sta ancora inviando circa il 30% del gas che vende in Europa attraverso il Paese invaso. E sebbene i leader ucraini abbiano chiesto al continente di fermare immediatamente le importazioni di gas russo, non stanno facendo nulla per interferire con il flusso di gas che scorre attraverso i» propri condotti.

Forse, in fin dei conti, neanche il gas è così brutto come lo si dipinge.

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La Francia al voto, domenica il primo turno delle Presidenziali 2022

Per l’Eliseo si sfidano 12 candidati, e i sondaggi, molto incerti, danno in testa il Presidente uscente Emmanuel Macron: che però deve guardarsi soprattutto da Marine Le Pen

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I candidati alle Presidenziali del 2022 in Francia
I candidati alle Presidenziali del 2022 in Francia

Da www.romait.it

È tutto pronto in Francia per il primo turno delle Presidenziali 2022. Domani, domenica 10 aprile, gli elettori d’Oltralpe saranno chiamati a designare il successore del Presidente della Repubblica uscente Emmanuel Macron. Che però, stando ai sondaggi, è in pole position per la riconferma all’Eliseo.

I candidati alle Presidenziali del 2022 in Francia
I candidati alle Presidenziali del 2022 in Francia

La Francia al voto

Alla vigilia della Présidentielle 2022, le rilevazioni statistiche continuano a fotografare una situazione di grande incertezza e grande frammentazione dell’elettorato. Il che non è esattamente una novità, considerando che nel 2017, alla tornata iniziale, Emmanuel Macron era stato votato appena dal 24,01% degli aventi diritto. Cinque anni dopo, con una campagna elettorale largamente (e inevitabilmente) condizionata dalla guerra in Ucraina, la Storia potrebbe vichianamente ripetersi.

Monsieur le Président è infatti in testa a tutte le intenzioni di voto, anche se stavolta è tallonato da Marine Le Pen. Come infatti spiega La Repubblica, il leader de La République En Marche è accreditato di una forbice compresa tra il 25 e il 30%. L’omologa del Rassemblement National, però, dopo una grande rimonta è indietro solo di un paio di punti.

Appaiono invece più staccati gli altri candidati – 12 in tutto, come ricorda France24. Solamente Jean-Luc Mélenchon, fondatore del partito della sinistra radicale La France Insoumise, dovrebbe superare il 10% (attualmente è dato poco sopra il 15%).

L’incertezza sulle Presidenziali 2022

Quest’aleatorietà, poi, si riflette anche sulle previsioni riguardanti l’eventuale ballottaggio del 24 aprile, che l’ex Ministro dell’Economia dovrebbe vincere di strettissima misura. Tuttavia, come riferisce l’Huffington Post, c’è anche chi, come l’istituto di analisi Atlas Politico, registra il clamoroso sorpasso della rivale di estrema destra.

Sulle preferenze per l’attuale Capo dello Stato gravano poi altri imprevisti, in primis il reale peso elettorale del movimento dei gilet gialli. E non potrà essere sottovalutato neppure il fatto che, come riporta Il Tempo, solo il 62% degli iscritti alle liste elettorali è certo di recarsi alle urne.

Infine, ci sono dei nodi atavici che stanno venendo al pettine. Dall’altissima tensione in Corsica dopo l’assassinio del leader indipendentista Yvan Colonna, aggredito in carcere a inizio marzo. Al ritiro delle truppe transalpine dal Mali, retto da un anno da una giunta militare che considera la Francia alla stregua di un Paese occupante.

È un grande “fattore X”, nel senso dell’incognita. O, visto il periodo, la variante O-Macron. Se non tra un paio di giorni, tra un paio di settimane sapremo.

Emmanuel Macron
Emmanuel Macron

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Ucraina, quegli strani legami d’affari di Hunter Biden, figlio di Sleepy Joe…

Sono autentiche le e-mail sui traffici “opachi” che farebbero pensare a una Biden connection (che media e social hanno denigrato per un anno e mezzo): e altre, secondo la Difesa russa, lo collegano a bio-laboratori sul territorio di Kiev

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Hunter Biden, Ucraina
Hunter Biden (foto tratta dal suo laptop)

Da www.romait.it

Potrebbe esserci una clamorosa quanto inquietante “Biden connection” tra gli Stati Uniti e la guerra in Ucraina. Questo, almeno, racconta un’inchiesta giornalistica che, per un anno e mezzo, è stata irrisa e denigrata da social network e stampa liberal. Che però ora ha dovuto ammettere, come accade nemmeno così di rado, che tutto era fuorché una fake news.

Hunter Biden, Ucraina
Hunter Biden

Una “Biden connection” con la guerra tra Mosca e Kiev?

I legami della dinastia Biden con Kiev potrebbero essere più stretti di quanto si pensasse, e di parecchio antecedenti rispetto al conflitto russo-ucraino. Il New York Post lo aveva raccontato già nell’ottobre 2020, scoperchiando il vaso di Pandora dei traffici “opachi” di Hunter Biden, figlio di Sleepy Joe.

Il caso era stato innescato dalle e-mail di quest’ultimo, ripescate (come ricorda Il Timone) in un laptop abbandonato in un’officina di riparazione nel Delaware nell’aprile 2019. Messaggi che coprono un intero decennio e gettano luce – ma sarebbe meglio dire ombre – su certi “affari di famiglia”. Alcuni dei quali, remunerati con compensi milionari, avevano come controparte due aziende energetiche, la cinese CEFC China Energy (ora fallita) e la cipriota Burisma Holdings. Che però opera prevalentemente in Ucraina – un particolare che, naturalmente, adesso assume una rilevanza del tutto diversa.

Eppure, fin dall’inizio lo scoop è stato censurato da Big Tech come Facebook e Twitter, e ridicolizzato dai media mainstream. I quali però ora, dopo appena 17 mesi, hanno ammesso che le comunicazioni erano autentiche. Lo ha fatto per primo il New York Times, seguito a ruota dal Washington Post.

Beninteso, lo scopo dei due giornaloni era negare il coinvolgimento dell’idolo Joe Biden. Anche se quest’ultimo, da vicepresidente di Barack Obama, incontrò un alto dirigente di Burisma e supervisionò i rapporti con alcuni Stati a caso – Cina e Ucraina.

Hunter Biden e i bio-laboratori in Ucraina

Nel frattempo il Ministero della Difesa russo, nella persona di Igor Kirillov, capo della Forza di protezione dalle radiazioni, ha ulteriormente inguaiato Biden Jr. Affermando, come riporta TGCom24, di essere in possesso della sua corrispondenza con la Defense Threat Reduction Agency (l’Agenzia della Difesa americana per la Riduzione delle Minacce). Corrispondenza che dimostrerebbe come il Nostro avesse finanziato i bio-laboratori di due società Usa, Black and Veatch e Metabiota. Le quali lavorano al trattamento di agenti patogeni, ovvero alla creazione di componenti di armi biologiche – indovinate dove? In Ucraina, ça va sans dire.

Bisogna però precisare che la Casa Bianca ha già smentito la notizia, che presenta in ogni caso più punti oscuri della vicenda precedente. Proprio per vederci chiaro, alcuni parlamentari repubblicani hanno chiesto «le registrazioni di qualsiasi comunicazione tra Hunter Biden e la Casa Bianca durante i due mandati dell’amministrazione Obama». E comunque, se alle elezioni di mid-term di fine anno il GOP riprenderà il controllo del Congresso, l’erede potrebbe essere convocato in un’audizione pubblica.

Occhio, quindi, a insistere con la tesi della «disinformazione russa». I precedenti, ormai, depongono sempre meno a favore del complottismo degli anti-complottisti.

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Mondo

La Russia può mettere fuori uso il Web? L’ipotesi (improbabile) degli Usa

Mosca ha nel mirino infrastrutture come i cavi sottomarini da cui dipende Internet? Se anche fosse, potrebbe non essere per forza un male, considerando anche che l’uomo ne ha fatto a meno per migliaia di anni…

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Internet fuori uso, Russia
Internet fuori uso

Da www.romait.it

E ora c’è anche il timore che la Russia possa privare il mondo intero di Internet. Uno spettro agitato dagli Stati Uniti, secondo cui questa potrebbe essere la vendetta di Mosca per le sanzioni internazionali legate alla guerra in Ucraina. Uno scenario in realtà poco probabile, e che in fondo potrebbe non essere nemmeno così catastrofico.

Internet nel mirino della Russia?

Qualche giorno fa, la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione sulla cybersicurezza in cui, tra l’altro, evocava possibili «attacchi informatici contro infrastrutture critiche». Attacchi che, manco a dirlo, proverrebbero dalla Russia, come risposta alle misure punitive adottate dalla comunità internazionale dopo lo scoppio del conflitto con l’Ucraina. Accuse già smentite categoricamente dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov che, come riporta la Reuters, ha affermato che Mosca «non si dedica al banditismo di Stato».

Allarmi(smo) a parte, stavolta accanto all’ancestrale spauracchio degli hacker ci sarebbe anche, come riferisce France24, una minaccia diretta alla connettività globale. Nel mirino sarebbero infatti finiti gli oltre 430 cavi sottomarini da cui dipende Internet che, come accadde col telegrafo nella Seconda Guerra Mondiale, potrebbero diventare obiettivi prioritari.

Uno scenario poco probabile

In realtà, vari esperti hanno spiegato alla stessa emittente transalpina che la prospettiva di uno spegnimento planetario della Rete non è molto realistica. Sia perché bisognerebbe conoscere esattamente il posizionamento di ogni singolo cavo, sia perché andrebbe impiegato simultaneamente un grande numero di navi e sommergibili. Senza contare che, verosimilmente, un’azione di questo tipo danneggerebbe molto più la popolazione civile che le comunicazioni militari o istituzionali, che potrebbero essere dirottate sui satelliti.

Ma se anche questa operazione andasse in porto, sarebbe per forza un male? In fondo il Web è un’invenzione estremamente recente, essendo nato solamente il 6 agosto del 1991. Vale a dire che, generazioni digitali a parte, l’uomo ha fatto a meno della Grande Ragnatela intorno al Mondo per centinaia di migliaia di anni.

Per non parlare del fatto che, con Internet fuori uso, ci verrebbero risparmiati i tuttologi da social (e non solo). Il diavolo, in fondo, potrebbe davvero non essere così brutto come lo si dipinge.

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Mondo

Bamba della settimana, dalle follie della guerra ucraina alle follie della pace

Dalle gaffes “classiche” alle amenità politically correct, torniamo a selezionare tre casi surreali per l’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di “Libero” Vittorio Feltri

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Visto il periodo, non poteva che essere incentrato sul conflitto in Ucraina la nuova edizione del “Bamba della settimana”. L’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri per “omaggiare” ironicamente il meglio del peggio del recente passato. Che, per l’occasione, evidenzia come passare dalle follie della guerra alle follie della pace sia un attimo.

Un episodio hors catégorie

Come spesso capita, apriamo il “Bamba della settimana” con un episodio contrassegnato come hors catégorie per non falsare la surreale competizione. Ci riferiamo all’imbarazzante pantomima inscenata dall’Università meneghina Bicocca in relazione al corso su un gigante della letteratura come Fëdor Dostoevskij, che avrebbe dovuto tenere Paolo Nori.

Il prorettore, come rivela La Repubblica, ha affermato che intendeva solamente «ristrutturare il corso» affiancando «a Dostoevskij alcuni autori ucraini». E lo scrittore ha prontamente replicato che terrà le lezioni altrove. Va comunque lodato l’impegno dell’ateneo: non era facile mettere una pezza che fosse perfino peggiore di un buco del genere.

Il “Bamba della settimana”

L’avvio delle operazioni militari, comunque, ha scatenato il delirio (in tutti i sensi). Basti pensare alla gaffe di Sleepy Joe Biden che, come riporta Rai News, ha clamorosamente confuso Ucraina e Iran. Sostenendo che il Presidente russo Vladimir «Putin può circondare Kiev con i carri armati, ma non conquisterà mai il cuore e l’anima del popolo iraniano». Immaginiamo il sollievo della Casbah Bianca.

In una cantonata concettualmente analoga è incappato, nel suo piccolissimo, l’ex Ministro delle Infrastrutture pentastellato Danilo Toninelli. Che, come riferisce Libero, ha dichiarato che «l’Ucraina, facendo parte dell’Unione Europea, capite bene come poteva ambire a entrare nella Nato». Dimostrando di aver capito tutto, visto che uno dei nodi del contendere è proprio la richiesta di Kiev di entrare a far parte della Ue. Troppi… grillini per la testa, probabilmente.

L’epic fail di oggi, però, lo ha messo a segno la Fédération Internationale Féline (FIFe). Che, come scrive il Washington Post, sulla scorta delle altre “amenità” politically correct del momento ha annunciato l’esclusione dei gatti russi dalle proprie competizioni.

Se è già sconcertante che esista una Federazione Internazionale Felina, un bando simile è semplicemente ridicolo: e merita d’imperio questo “Bamba della settimana” bellico.

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