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Il Derby dei pali, Juve-Napoli da “montagne russe”: la Serie A d’agosto regala gol e spettacolo

Il timido risveglio del Milan, la conferma dell'Inter a Cagliari. Ma la seconda giornata ci ha raccontato ribaltoni e partite mozzafiato dappertutto.

Nel recap della prima giornata avevamo parlato di campionato “alla inglese”. Se possibile, la seconda giornata di Serie A è stata ancora più somigliante alla Premier League, tra attacchi atomici, difese ballerine, tanta corsa e pochi calcoli. Probabilmente non è il sintomo di un cambiamento del nostro campionato, è accaduto solo perché molte squadre sono ancora in fase di rodaggio, ma questi due turni d’agosto non sono affatto dispiaciuti. Andiamo a vedere nel dettaglio cos’è successo.

Juventus-Napoli, le montagne russe decise (suo malgrado) da Koulibaly

L’esempio più evidente? La partita di sabato sera all’Allianz Stadium, in un 4-3 pirotecnico che in pochi si aspettavano. Così come l’ha definita Gonzalo Higuain a caldo, “una montagna russa”.

Anche perché la partita si era messa su un binario unico: il contropiede di Douglas Costa finalizzato da Danilo, la giocata da campione assoluto del Pipita (male nella circostanza Koulibaly) e la concretezza di Cristiano Ronaldo al minuto 62 sembravano aver messo la parola fine al primo scontro-scudetto della stagione, a tal punto che i tifosi bianconeri avevano cominciato ad intonare ironicamente ‘O surdato ‘nnammurato. 

Ma la tenacia del Napoli, combinata con una retroguardia bianconera deficitaria – con un De Ligt che non è ancora pronto per sostituire Chiellini – ha riaperto la partita: troppo gravi i due gol presi da palla inattiva e uno su una ripartenza, chiusa splendidamente dal neoacquisto Lozano. Così, in una partita dov’è successo tutto ed il contrario di tutto, è arrivato l’imprevisto ancora più clamoroso, la doccia fredda per i partenopei, con Koulibaly che ha coronato una partita da incubo con un rocambolesco autogol ad un minuto dal fischio finale. Dopo poco più di un anno, il senegalese è stato ancora decisivo a Torino, ma in senso opposto.

Più Lazio che Roma nel Derby dei pali 

Meno gol, certo, ma spettacolo ed emozioni non sono mancati nel derby della capitale, mai così in anticipo nel calendario nei precedenti 150 in Serie A. In un match iniziato a ritmi elevatissimi, solo nei primi 25 minuti sono stati colpiti ben 5 pali, nell’ordine Leiva-Zaniolo-Immobile-Correa-Zaniolo, prima del vantaggio romanista, firmato su rigore dall’ex Kolarov (in foto).

Il momento in cui Kolarov sblocca il match

Ma una Lazio decisamente più rodata e propositiva, ha preso il sopravvento nella ripresa fino al pari, siglato da Luis Alberto, in un’azione iniziata dall’errore proprio di Kolarov. Nel finale, come prevedibile, la partita è scesa di ritmo ma i biancocelesti hanno sfiorato due volte il gol vittoria, prima con la traversa di Parolo (sesto legno del match) e poi con il gol di Lazzari annullato per fuorigioco. Buon pari per la squadra di Fonseca, alla ricerca dei migliori meccanismi ma che in difesa non ha ballato come la settimana scorsa, due punti persi per Inzaghi, che nel computo complessivo avrebbe meritato la vittoria.

Il pareggio di Luis Alberto

Il risveglio del Milan, la conferma dell’Inter: le milanesi sorridono

Tornando al sabato, vince il Milan contro il Brescia, grazie all’incornata (10 gol di testa in questa giornata) di Calhanoglu. Un 1-0 che poteva essere più largo, per una vittoria che dopo il disastro tattico di Udine dà un po’ di serenità al lavoro di ricostruzione di Giampaolo. A proposito di cantieri, sembra esseremolto ben avviato è quello di Antonio Conte, perché confermarsi a Cagliari, in casa dell’ex Nainggolan, non era affatto facile. Ma alla fine l’Inter l’ha spuntata grazie a due gioielli del mercato estivo: Sensi, che con un gioco di prestigio ha conquistato il rigore decisivo e Lukaku che l’ha trasformato, per il secondo gol in due partite. La Beneamata vince anche soffrendo.

Le conferme di Torino e Genoa, le mini crisi di Sampdoria e Fiorentina

Altri spunti sono arrivati dagli altri match: uno su tutti il Torino, in testa alla – più che mai provvisoria – classifica con Inter e Juve. La banda Mazzarri sta sfruttando quel picco di condizione in più derivato dalla preparazione anticipata dei preliminari di Europa League (culminata con l’eliminazione bruciante all’ultimo turno) ma battere l’Atalanta di uno straripante Duvan Zapata non è mai facile: con i colpi di testa di Bonifazi e Izzo, il tecnico livornese sublima il concetto di palla inattiva ed il Toro può momentaneamente guardare tutti dall’alto in basso. Molto positivo anche il Genoa di Aurelio Andreazzoli, che dopo il pareggio all’Olimpico, batte nettamente nel gioco più che nel risultato la Fiorentina, con Ghiglione e Kouame (2 gol in due partite) splendidi protagonisti. Proprio la squadra di Montella, insieme alla Sampdoria di Di Francesco, rappresentano il peggior inizio di campionato possibile, con i doriani che hanno fatto 1 gol e subito 7 in due partite. Condividono la coda della classifica a zero punti con Spal e Lecce.

Ci piace e non ci piace: Berardi, Chiellini ed il razzismo (ancora una volta)

I punti più alti questa settimana sono stati toccati da due giocatori, uno dentro e uno fuori dal campo. Domenico Berardi è tornato definitivamente dopo due stagioni ombrose? È presto per dirlo, ma la tripletta che ha condannato la Samp è stata d’autore: tocco sotto misura, colpo di testa e sinistro a giro per un repertorio che il ragazzo ha, sperando che lo metta in pratica più spesso. Fuori dal campo, invece, Giorgio Chiellini ha dato una dimostrazione di classe: a pochi secondi dal triplice fischio, con la stampella ed il legamenti del crociato ancora da operare, è entrato in campo per consolare Koulibaly, distrutto dopo l’autogol che ha deciso il match. Un gesto che vale piùù di tante parole.

Note dolenti, ancora una volta, a Cagliari: perché dopo gli episodi di Matuidi e Kean, stavolta è stato Lukaku bersaglio di cori razzisti. Urge fare qualcosa, vista soprattutto la recidività.