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Sconfitte brucianti e caos negli spogliatoi

Bottino di 1 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitte

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Per le italiane il bottino finora peggiore: 1 vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte. Juventus qualificata agli ottavi, Napoli, quasi, Roma e Inter ancora in corsa, Lazio e Atalanta appese ad un filo. Ma oltre ai risultati ci sono dei periodi di alcune squadre che fanno discutere.

Juventus ancora in extremis, ma ancora vincente: è già agli ottavi

Il massimo risultato con il minimo sforzo, così si può riassumere la prestazione della Juventus a Mosca, nel risultato e nella prestazione. Sonnecchiando fino agli ultimi minuti, quando una vera e propria magia di Douglas Costa ha deciso la sfida, così come i 120 secondi di Dybala nella partita di due settimane fa. Nelle due partite sulla carta più agevoli del girone, la Vecchia Signora ha sofferto più del previsto e ne è venuta a capo prevalentemente con i colpi dei singoli: è già matematicamente agli ottavi di finale con buone probabilità di essere prima nel girone, vista l’inattesa sconfitta dell’Atletico a Leverkusen. Onore al merito a Sarri, che ha avuto il coraggio di sostituire Ronaldo (cosa che in Europa non accadeva dal 2016) e di vincere anche senza di lui. Servirà qualcosa in più da febbraio in avanti, intanto tra tre settimane c’è già un buon test, contro Simeone, per blindare il primo posto.

La dolorosa sconfitta dell’Inter a Dortmund, ma polemiche a parte nulla è perduto

Dopo la convincente prova di due settimane fa San Siro, l’Inter si giocava a Dortmund la possibilità di mettere in discesa il suo cammino verso gli ottavi di finale. E così è sembrato dopo un primo tempo fantastico per i nerazzurri con il gol (ancora una volta) di Lautaro e la splendida azione che ha portato in rete Vecino. Ma dopo l’intervallo la partita ha cambiato completamente spartito ed il Borussia ha potuto ribaltare la situazione grazie a Hakimi, autore di una doppietta in fotocopia. Un’Inter sulle gambe ed difensivamente in difficoltà ha fatto infuriare un Antonio Conte che, in conferenza stampa, si è rivolto senza mezzi termini verso la società lamentando la scarsa profondità della rosa. Un “lavare i panni sporchi” in pubblico che sa di piagnisteo: dalle parole del tecnico salentino è sembrato che i meriti del primo tempo fossero suoi, mentre le colpe del secondo della società.

Una sconfitta che fa male, ma il sorprendente pareggio a reti bianche al Camp Nou tra Barcellona e Slavia Praga lascia apertissimo un girone dove tutte possono ancora sperare nella qualificazione e la stessa Inter, a patto di un ricompattamento necessario, è artefice del proprio destino: facendo 6 punti si qualificherebbe matematicamente.

Il Napoli vicino alla qualificazione, nonostante l’ammutinamento

A proposito di ambiente da ricompattare. Il pareggio per 1-1 del San Paolo contro il Salisburgo ha solo rimandato la qualificazione del Napoli agli ottavi che, a meno di debacle clamorose, dovrebbe arrivare comunque (basta una vittoria o due pareggi nelle partite restanti).

Ma il problema vero è l’aria, pesantissima, che si respira dalle parti di Castel Volturno: squadra che non va in ritiro contro i voleri della società, Ancelotti ed il suo staff in ritiro ma in silenzio, De Laurentiis furioso e silenzio stampa fino a data da destinarsi,  tifosi che fischiano i giocatori all’allenamento del San Paolo. Una situazione tesissima che potrebbe tra non molto far entrare in gioco gli avvocati. Una partita che doveva stemperare gli animi ha fatto esplodere gli attriti creati. Contro il Genoa non sarà una semplice partita di campionato.

Il primo storico punto dell’Atalanta, che ha fatto sudare Pep Guardiola

Dopo tre sconfitte, di diversa fattura ma tutte pesanti, è arrivata la prima (mezza) gioia per la Dea in Champions League. Nel palcoscenico dei sogni (il Meazza), contro la squadra più quotata del girone (il Manchester City, tra le candidate alla vittoria finale), c’è anche un pizzico di rammarico per gli ultimi minuti. Un primo tempo ad incassare colpi, una ripresa a sferrare pugni: l’Atalanta non ha perso la sua identità ed è andata vicina al colpaccio, dopo l’espulsione di Bravo e con Walker improvvisato portiere. Il primo storico punto che potevano essere zero ma che alla fine, con un tiro in porta preciso, si potevano trasformare in tre: ma è la prova d’orgoglio ed il fatto di aver fermato la corazzata di Pep Guardiola hanno prevalso e adesso la rincorsa a (quantomeno) la qualificazione in Europa League non è più un’utopia.

Ultimo minuto amaro per Roma e Lazio in Europa League: la qualificazione si complica

Minuto 95 fatale per le romane in Europa League, uscite entrambe sconfitte con enorme rammarico. Ma se per la Roma non tutto è perduto, per la Lazio la corsa ai sedicesimi è pesantemente compromessa. Acerbi alla vigilia aveva detto “come una finale”, a rimarcare l’importanza di una partita da vincere. Purtroppo una Lazio sciupona e sciagurata, a 50 secondi dalla fine col gol di Ntcham ha perso non solo la partita ma anche un pezzo enorme di qualificazione. Sciupona, perché ha sprecato nel corso della partita davvero molte occasioni per raddoppiare dopo la rete del solito Immobile al 7′. Sciagurata, perché due topiche difensive (Milinkovic-Savic per il pareggio di Forrest, Berisha per il gol-vittoria) hanno regalato due occasioni che il Celtic ha sfruttato cinicamente. La squadra di Inzaghi ha ora un piede e mezzo fuori dall’Europa League: deve vincere le sfide con Rennes e Cluj e deve sperare in combinazioni favorevoli.

Come detto, la situazione per la Roma è migliore, ma la sconfitta rimediata in extremis al Borussia Park è ugualmente bruciante. Nel segno di Federico Fazio, che prima ha causato l’autogol poi si è riscattato siglando il pareggio, una Roma ingolfata nel primo tempo ma molto più convincente nella ripresa non meritava la sconfitta. Per gol subiti all’ultimo minuto i giallorossi nelle due partite con i tedeschi hanno raggranellato 1 punto anziché 4. Ora la Roma è seconda a pari punti proprio col Moechengladbach (ma terza per gli scontri diretti) e dovrà sudarsi la qualificazione più che con il Wolfsberger, in Turchia contro il Basaksehir: non sarà affatto una passeggiata di salute.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Twitter Page

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Le romane rallentano la corsa Scudetto di Inter e Juve, la Lazio sogna in grande: tutti i temi della 15° di Serie A

Prima sconfitta stagionale per Sarri, ma Conte non ne approfitta a dovere. Prosegue la crisi del Napoli e la risalita del Milan

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Giornata fondamentale per la corsa Scudetto con prima contro quarta e seconda contro terza. Risultati importanti anche per la zona retrocessione. 

Conte rallenta, Sarri frena: clamorosa corsa a tre?

Il pareggio a reti bianche di venerdì sera ha restituito la cartina tornasole del momento dei nerazzurri, che mantengono la testa (anzi, allungano di un punto) grazie alla sconfitta della Juve a Roma. L’Inter vista contro i giallorossi, nonostante le assenze che ne hanno falcidiato il centrocampo (con soli tre mediani di ruolo) deve fare mea culpa per non aver portato a casa i tre punti. Le ghiotte occasioni concesse da Veretout e Mirante non sono state sfruttate a dovere, e la sensazione delle passate giornate sembra essersi confermata: se Lukaku e Lautaro non colpiscono, le soluzioni offensive scarseggiano. Ma la testa è mantenuta e Conte deve caricare a dovere la squadra per il primo turning point della stagione: martedì sera arriva il Barcellona e la partita perfetta è condizione necessaria (ma non sufficiente) per il passaggio del turno.

La Juventus 24 ore dopo non approfitta del pareggio dell’Inter ed incappa a Roma nella prima sconfitta stagionale dopo 20 partite di imbattibilità. Non tutti i mali vengono per nuocere in casa bianconera: Ronaldo è tornato a segnare su azione dopo quasi 50 giorni ed il primo tempo visto all’Olimpico è stato di alto livello, con un Bentancur in palla. Una partita equilibrata decisa dall’episodio chiave dell’espulsione (vista con Var) di Cuadrado: da lì la Lazio ha poi vinto la partita. Per Sarri una sconfitta che paradossalmente potrebbe aiutare per il futuro. Ma c’è un però.

Il però è rappresentato proprio dalla Lazio, che classifica alla mano è a -3 proprio dalla Vecchia Signora e a -5 dalla capolista. Ad impressionare è la prestazione della squadra (e di alcuni singoli) di Inzaghi, squadra più in forma del momento già prima della sfida di sabato. Per una volta non va a segno Immobile, ipnotizzato dal dischetto da Szczesny? Non c’è problema. Ad illuminare ci sono Correa (terzo rigore procurato in due partite), Milinkovic-Savic (autore del gol-partita) ma soprattutto Luis Alberto, che con i due splendidi assist messi a segno è salito a quota 11 in campionato, leader assoluto in Europa. Settima vittoria consecutiva, Juve battuta a Roma dopo 16 anni e tanto entusiasmo nell’ambiente. L’Aquila vola davvero e le prime della classe adesso si guardano le spalle.

Roma, Cagliari e Atalanta: corsa al quarto posto altrettanto intensa

Se da oggi possiamo vedere la Lazio candidata a qualcosa in più rispetto ad un “semplice” posto Champions, la Roma da par suo non ha sfigurato a San Siro ma rispetto ai cugini sembra avere una marcia in meno. La mancanza di Dzeko dall’inizio si è rivelata sanguinosa per la produzione offensiva della squadra di Fonseca: con l’esperimento fallito di Zaniolo falso nueve, i giallorossi hanno fatto solo un tiro in porta, nonostante abbia avuto il pallino del gioco più degli avversari. Alcuni errori “di distrazione” in disimpegno, risolti da due miracoli di Mirante, hanno macchiato in parte la solidità difensiva garantita da Smalling e Mancini, che hanno neutralizzato la coppia gol più prolifica d’Europa. Il processo di maturazione continua, ma urge una soluzione in mancanza del bosniaco.

Così come l’Inter, la Roma mantiene il quarto posto per frenate altrui. Il Cagliari, che ha impattato a quota 29, continua ad essere imbattuta da agosto, anche se mostra qualche segno di cedimento: altra rimonta, stavolta contro il Sassuolo. Sempre sotto di due gol, sempre con un guizzo oltre il 90′, ma che stavolta vale un pari. Merito anche di un Joao Pedro in condizione smagliante, già in doppia cifra solo come Lukaku e Immobile. Graziato dal possibile 3-1 mancato da Berardi, il Cagliari mostra un grande carattere ma troppo spesso va sotto nel punteggio. Lunedì prossimo la sfida contro la Lazio si prospetta come il match più interessante della giornata. L’Atalanta si riavvicina e va a -1 con la rocambolesca vittoria sul Verona. Sotto 2-1 con doppietta di un Di Carmine on fire, prima un rigore di Muriel e poi il gol a tempo scaduto di Djimsiti regalano una vittoria che dà fiducia a Gasperini, anche in previsione della trasferta ucraina che deciderà le sorti della Dea in Champions League.

Il gol vittoria di Djimsiti. © Atalanta B.C. Official Twitter Page

Il Napoli non si sblocca, il Milan sì

Dei diversi rallentamenti nelle posizioni di vertice, non ne approfitta chi ha già tanti punti di ritardo. Il ritiro imposto da Ancelotti non sembra aver sortito grossi effetti per un Napoli che continua nel suo momento nero. 8 partite senza vittorie in campionato, gioco che non funziona, la bocciatura pesante di Insigne. A Udine il pareggio acciuffato da Zielinski a 20 minuti dalla fine non cambia nulla, anzi: il quarto posto dista sempre 8 punti, mentre da dietro arrivano Milan, Parma e Torino. Dalla partita di martedì contro il Genk passerà inevitabilmente il destino di buona parte della stagione azzurra e, di riflesso, il destino di Ancelotti. 

A Bologna vittoria convincente del Milan di Pioli, che vede la parte sinistra della classifica dopo tanto tempo. I rossoneri, anche se non chiudono la partita per la coriaceità bolognese, con il ritrovato Bonaventura ed un Suso ispirato trovano la seconda vittoria consecutiva. I problemi non sono del tutto risolti, perché Piatek ha gli stessi gol del terzino Theo Hernandez (4), di cui solo uno su azione. Ma l’obiettivo di ritrovare tranquillità per il normalizzatore Pioli pian piano sta prendendo forma, aspettando (chissà) Ibrahimovic.

Ci Piace e Non Ci Piace: Eugenio Corini e l’accoltellamento a Bologna

Premiamo il rientrante tecnico dei lombardi dopo la vittoria fondamentale di Ferrara, che cede l’ultimo posto in classifica proprio agli spallini. Alcuni uomini in campo sono stati decisivi: il gol ritrovato da Balotelli dopo la vergogna di Verona e le discussioni con Grosso ed il portiere Joronen, che ha parato il rigore a Petagna. La riflessione però è di natura decisionale: che senso aveva lasciare la panchina a Grosso, perdere altre 3 partite e far tornare Corini?

Il premio negativo lo avremmo voluto dare alla Fiorentina e alla quarta sconfitta consecutiva, ma visto che è stato dato la settimana scorsa andiamo a Bologna, per il grave accoltellamento avvenuto tra due milanisti nel deflusso dal Dall’Ara dopo Bologna-Milan. Prognosi e cause da definire con precisione, certo, ma non possiamo ancora assistere a scene del genere nel 2019.

Photo Credits: S. S. Lazio Official Twitter Page

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Il sorpasso dell’Inter sulla Juve, la Lazio mette la sesta: tutti temi della 14° di Serie A

In attesa di Cagliari-Sampdoria che può valere ai sardi il quarto posto, l’analisi di una classifica che vede adesso i nerazzurri in testa

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Giornata numero 14 con il cambio al vertice ma non solo: occorre analizzare anche il momento positivo di Lazio e Roma, la lenta ripresa del Milan e la crisi di risultati ufficialmente aperta a Napoli.

Ancora Lautaro e l’Inter supera la Juventus bloccata dal Sassuolo

Dopo 56 giorni, quando la Juventus ha sbancato San Siro, la Beneamata torna in testa alla classifica grazie alla vittoria contro la Spal. Non è stata una passeggiata per la squadra di Conte, che ha avuto il merito di incanalare subito il match con il solito Lautaro – killer nelle prime mezz’ore in campionato con 6 centri – ma che poi ha subito il ritorno di una Spal combattiva. Qualche tossina da smaltire dopo la trasferta di Praga, e i numerosi infortuni a centrocampo non aiuteranno, ma questa Inter è cattiva, compatta e cinica. Sempre più a immagine e somiglianza del suo condottiero in panchina. Venerdì sera il primo grande test da capolista: a San Siro arriva la Roma, quarta forza del campionato.

Inter in testa perché la Juventus è stata protagonista di un mezzo passo falso piuttosto inaspettato. Il Sassuolo di De Zerbi non ha rubato nulla, sia chiaro: è andata in vantaggio due volte, ha sbloccato la partita con una grande combinazione tra Caputo e Boga (ragazzo che sta esplodendo) ed ha sfruttato alla grande una topica collettiva della difesa bianconera tra De Ligt, Cuadrado e Buffon. La Juventus non ha fatto una pessima prestazione (a Bergamo, prima del super Higuain, ha giocato peggio per intenderci) ma ha sbattuto contro il baby-portiere Turati e non sempre i campioni riescono a risolverla. Il ritorno al gol di Ronaldo, seppur su rigore, può essere una nota positiva, ma non c’è troppo tempo per rilassarsi: a Roma, contro una Lazio lanciatissima, servirà qualcosa in più. 

Lazio schiacciasassi, la Roma insegue

Proprio la Lazio, prossima avversaria dei bianconeri, è la peggiore possibile in questo momento. Dopo nemmeno 72 ore dal match contro il Cluj i biancocelesti hanno risposto subito presente, chiudendo la pratica Udinese già nel primo tempo e archiviando la sesta vittoria consecutiva. Tre gol che mostrano tutte le armi a disposizione di Simone Inzaghi: la straordinaria vena realizzativa di Ciro Immobile, Luis Alberto e Milinkovic-Savic sono in crescita e soprattutto un Correa imprendibile che ha causato i due rigori. Più un Acerbi in stato di grazia, l’Aquila è la candidata più seria per il terzo posto finale e, se dovesse vincere sabato, andrebbe a -3 dalla Juventus: sognare non costa nulla.

Dall’altra sponda del Tevere, la Roma tiene botta nel posticipo serale. Nel diluvio di Verona la squadra di Fonseca soffre un grande Verona che, non a caso, ricopre il nono posto, ma ne viene a capo mostrando una capacità di sofferenza notevole. L’assenza di Zaniolo (squalificato) ha pesato ma fino ad un certo punto: Dzeko trascinatore e Pellegrini ispiratore regalano ai giallorossi il quarto posto solitario in attesa del Cagliari. Contro l’Inter un’ulteriore prova di maturità da superare.

Sprofondo Napoli, risveglio Milan

In Europa squadra vicinissima alle big, in Italia una crisi senza precedenti nella storia recente. Il Napoli incappa nell’ennesima sconfitta, la quarta in campionato, e non vince da 8 partite di fila. Onore alla partita del Bologna, uscito anch’esso da un momento nero, rinvigorito anche dal ritorno di Mihajlovic, però fa scalpore la fragilità mentale di una squadra che oggi sembra addirittura subire il fattore casa. Il momento è delicato e bisogna risolverlo in fretta perché le altre corrono: dopo sole 14 giornate è a -17 dalla testa e a -8 dal quarto posto. 

Chi invece sembra risalire la china è il Milan. La scorsa settimana, dopo la partita con gli azzurri, si vedeva una diversità di stati d’animo tra le due squadre, e i risultati di oggi lo hanno confermato. A Parma i rossoneri la risolvono negli ultimi minuti con un gol (anche piuttosto fortunoso) di Theo Hernandez, ma il Milan sembra più quadrato di fronte ad una squadra che tre settimane fa aveva messo sotto la Roma. La porta inviolata dà fiducia, ma l’astinenza prolungata di Piatek è un problema grosso da risolvere.

Ci Piace e Non Ci Piace: Stefano Turati e Firenze

Nello storico pareggio del Sassuolo all’Allianz Stadium è stata anche la giornata di Stefano Turati, che ha sfruttato al meglio l’occasione della vita capitatagli visti gli infortuni del primo portiere Consigli e del secondo Pegolo. All’esordio in Serie A a 18 anni e due mesi, 23 primavere in meno rispetto al suo omologo in campo, è stato autore di tante belle parate che hanno evitato la rimonta completa della Juventus. Dicasi Carpe Diem.

Per il capitolo “non ci siamo” non può che entrare la Fiorentina di Vincenzo Montella. La sanguinosa sconfitta del Franchi contro il Lecce è l’emblema di una situazione complicata quasi come quella di Napoli. Con un Chiesa malconcio ma in conflitto con l’ambiente (e la Juventus in agguato), piove sul bagnato con l’infortunio alla caviglia di Ribery. Dopo l’entusiasmo di agosto, sta tornando la depressione dello scorso maggio, e stavolta la piazza viola potrebbe averne abbastanza.

Photo Credits: Inter Facebook Official Page

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Turno trionfale per le italiane in Europa: sono ancora tutte in corsa

Dai nuovi gemelli del gol Lukaku-Lautaro alla magia di Dybala, passando per la storica Atalanta. Juve prima, Napoli e Roma quasi dentro, più difficile per entrambe le nerazzurre

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Arrivano le partite decisive in Europa e le italiane rispondono presente: il bottino – 5 vittorie, 1 pareggio e 0 sconfitte – è il migliore di queste 5 giornate. Per alcune il cammino verso la qualificazione si è messo in discesa, per altre è ancora possibile.

Con Lukaku e Lautaro stellari l’Inter espugna Praga e spera

Punto di non ritorno per l’Inter in Repubblica Ceca, costretta a vincere per tenere vive le speranze di qualificazione. E mai risposta è stata più netta, al termine di una partita inestricabile per più di un’ora. Ma rispetto al pareggio di San Siro di metà settembre, la Beneamata è cresciuta sotto tutti i profili, dal carattere e dalla personalità fino ai singoli.

Conte lo ha ammesso: Lautaro Martinez e Lukaku sono migliorati esponenzialmente dal ritiro estivo ad oggi e lo si è visto. Sono la miglior coppia gol in Europa e i 5 gol fatti dall’Inter (di cui 2 annullati a Lukaku) sono tutti merito loro, con un’intesa straordinaria evidenziata dal gol che ha chiuso la partita: il belga che in pressing recupera il pallone e che serve l’assist d’esterno sinistro per l’argentino che, al volo, fa 3-1. Ma relegare questa vittoria solo ai due centravanti è sbagliato: tutta la squadra ha mostrato maturazione sotto il punto di vista mentale, perché passare in un amen da 0-2 a 1-1 causa Var poteva essere destabilizzante. Ora serve il miracolo: sperare che il Borussia Dortmund non batta lo Slavia e battere il Barcellona a San Siro, in un’atmosfera che sarà caldissima per un’impresa difficile ma non impossibile.

Primo posto garantito per la Juve, che in Europa si esprime meglio che in Italia

Il momento in cui Dybala infila Oblak da posizione impossibile
© JuventusFC Official Twitter Page

Il suo dovere l’ha fatto anche la Juve all’Allianz che, contro l’Atletico, ha chiuso i conti per il primo posto nel gironeLa magia di Paulo Dybala pochi minuti prima dell’intervallo mette in ombra il periodo grigio di Ronaldo, perché in questo momento della stagione il leader della Juventus è l’argentino. Il portoghese e Sarri possono stare tranquilli: i bianconeri continuano ad essere imbattuti in questa stagione e le belle notizie arrivano anche dietro: Matthijs De Ligt sta prendendo le misure del calcio italiano e migliora partita dopo partita.

Il pareggio del Napoli ad Anfield: oro colato in tutti i sensi

L’unica non vittoria delle italiane in questo turno non dev’essere vista come una delusione, anzi: gli azzurri possono considerare l’1-1 di Liverpool più di un semplice pareggio. Ma al netto dei discorsi del girone, questo risultato ha un peso specifico enorme. In un momento di mare non ancora calmo, con le famose multe di ADL arrivate poco prima del match, abbiamo assistito ad una prova di carattere da parte di alcuni giocatori sottotono fino ad ora come Koulibaly, tornato un gigante, e Mertens, autore di un gol non banale. La prestazione in casa dei campioni in carica è emblematica sulla potenzialità di una squadra unita attorno al proprio allenatore. A proposito, anche Carlo Ancelotti ha vinto la sua partita, mettendo Di Lorenzo a centrocampo per avere più copertura rispetto a Callejon. Ora servirà un pareggio nella sfida interna contro un Genk fuori da tutto: un piccolo passo per archiviare la prima vera gioia stagionale.

La prima storica vittoria dell’Atalanta, che ha il destino nelle proprie mani

L’esultanza dei nerazzurri al gol del Papu Gomez
© Atalanta B. C. Official Twitter Page

Dopo averla inseguita per 5 partite, arriva la prima vittoria in Champions League per la Dea, al termine di una partita, quella contro la Dinamo Zagabria, dominata dalla squadra di Gasperini. Così come l’Inter, la differenza rispetto alla prima partita di metà settembre è enorme. Nessuna paura ma tanto gioco e ritmo, anche senza giocatori di peso. Il 2-0 finale è addirittura bugiardo, e l’unica pecca è nell’imprecisione sottoporta che non consente ai nerazzurri di ribaltare gli scontri diretti. Poco male, perché a 90 minuti dal termine dei girone, la qualificazione è ancora tutta nelle mani di Papu Gomez e compagni: occorre andare a Kharkiv e battere a domicilio lo Shakhtar Donetsk. Difficilissimo, ma se gioca come sa l’Atalanta può sperare nel colpaccio.

In Europa League vincono le romane: Roma vicina alla qualificazione, Lazio aggrappata ad una speranza

Il quadro trionfale delle italiane in Europa è completato dalle vittorie di Lazio e Roma nel giovedì di Europa League. I giallorossi erano chiamati a rimettere in piedi un girone complicato dalle due partite con il Borussia Monchengladbach: la calda trasferta turca non era il più facile palcoscenico per una partita che poteva significare anche l’eliminazione. Ma la banda Fonseca ha messo sul campo una prova di forza e di maturità, facendo prevalere la superiorità tecnica e chiudendo la pratica Basaksehir già nel primo tempo. Dopo l’infortunio è tornato a pieno regime Lorenzo Pellegrini, autore di due assist fantastici che mandano in porta Kluivert e Dzeko. Ora basta un punto all’Olimpico contro il Wolfsberger già eliminato per artigliare i sedicesimi: così come il Napoli, anche la Roma vede il traguardo ad un passo.

La qualificazione della Lazio invece, già appesa ad un filo, rimane tale con la vittoria per 1-0 contro il Cluj. Per la prima volta in Europa, Inzaghi segna per primo e non si fa rimontare, ma il secondo tempo da parte dei romeni ha fatto vedere i sorci verdi ai biancocelesti, che continuano ad essere la controfigura che si vede in campionato. Massimo risultato con il minimo sforzo, scontro diretto e ribaltato e tutto rinviato all’ultima giornata. Servirà una combinazione non facile per sperare nel miracolo: oltre alla vittoria sul campo del Rennes, occorre la sconfitta dei rumeni in casa contro il Celtic già certo del primo posto. 

Photo Credits: Inter Official Twitter Page

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I campioni della Juve, l’avanzata delle romane, le crisi di Napoli e Milan: i temi della 13° di Serie A

In attesa di Lecce-Cagliari (meteo permettendo) e di Spal-Genoa, tutto quello che è successo in questo fine settimana calcistico

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Riprende il campionato con vista Champions League e non mancano grandi giocate e solite polemiche, con il Var protagonista nonostante l’incontro fatto in settimana con gli allenatori. Tutto è cominciato in quel di Bergamo…

Tra critiche e polemiche Higuain e Dybala salvano la Juventus, ma l’Inter tiene botta

La partita più interessante, la prima del weekend, non ha tradito le attese. Purtroppo il rischio più grande è quello che una gara bellissima dal punto di vista prettamente calcistico passi alla storia per le mille polemiche sul Var. Ma rimanendo sul campo, una Juventus in bambola per buona parte del match al cospetto di un’Atalanta indemoniata, è riuscita a vincere recuperando e superando la Dea nell’ultimo quarto d’ora.

Meriti ma anche qualche rammarico per i bergamaschi, perché al netto degli episodi arbitrali, il rigore tirato sulla traversa da Barrow nel primo tempo avrebbe indirizzato prima un partita sbloccata solo all’inizio della ripresa da Gosense. Per il resto la squadra di Gasperini ha fatto una prestazione da grande squadra qual è. Il problema è che con la Juventus, in Italia, non puoi sbagliare nulla: appena può, anche se sembra sul punto di affondare, risorge e vince. Da punto di vista della prestazione e del gioco, il pomeriggio del Gewiss Stadium non può essere confortante per Sarri, ma le partite, queste partite, si vincono con i campioni. Che non si chiamano necessariamente Cristiano Ronaldo, lasciato addirittura a Torino. Sono stati infatti Higuain (doppietta) e Dybala a risolverla, come la Juventus di Allegri. E dietro De Ligt ha giocato la sua migliore partita da quando è in bianconero. Insomma, con molte difficoltà, ma la Vecchia Signora tiene la testa della classifica.

L’inter, da par suo, non ne vuole sapere di mollare, e nella serata di sabato risponde presente, battendo abbastanza nettamente un Torino che continua un periodo piuttosto negativo. Se poc’anzi abbiamo celebrato Higuain e Dybala, non si può fare diversamente con Lautaro Martinez e Lukaku arrivati rispettivamente a 6 e 10 gol in 13 partite. Tuttavia non va tutto per il meglio a Conte, visto anche l’infortunio di Barella che rivedrà il campo solo nel 2020. Ora la delicatissima trasferta di Praga, decisiva per le ambizioni di qualificazione agli ottavi di Champions League della Beneamata.

Roma e Lazio virtualmente in Champions, aspettando il Cagliari

Nel pomeriggio di domenica, nei vari acquazzoni che stanno affliggendo tutta Italia, le romane continuano la loro corsa con il ruolo di inseguitrici di Juve e Inter. La Lazio è la squadra più in forma del campionato, l’unica ad aver conquistato tutte vittorie nelle ultime 5 partite, l’ultima giunta nel recupero a Reggio Emilia, con un guizzo di Felipe Caicedo, dopo che l’Aquila aveva messo il naso avanti con il solito Ciro Immobile. Una vittoria preziosa che porta Inzaghi al terzo posto solitario, aspettando il Cagliari che causa maltempo forse giocherà alle 15 a Lecce per impattare.

La festa della Lazio dopo il gol all’ultimo respiro di Caicedo (© S. S. Lazio Official Facebook Page)

Insegue da vicino la Roma, che riparte dopo lo scivolone di Parma. Per Fonseca una vittoria arrivata dopo qualche patema, perché nel primo tempo un Brescia ordinato ha tenuto testa ai giallorossi, ingolfati e senza nessun tiro in porta. Ma dopo aver sbloccato il match, anche con un pizzico di fortuna (colpo di testa di Smalling deviato da Cistana su calcio d’angolo), la Roma ha dilagato con l’altro centrale Mancini (primo gol con la nuova maglia in girata) e Dzeko. Solo Joronen, due volte sul bosniaco, ha evitato per i lombardi un passivo più pesante. Adesso per le romane sfide delicatissime in Europa League per il passaggio del turno.

Milan e Napoli, un pareggio che non risolve i problemi di nessuno

Al Meazza rossoneri e azzurri non si fanno del male, o meglio non ci riescono. Nella sfida tra le due nobili decadute di questo periodo della stagione, nessuna delle due ha sfruttato l’occasione per riprendersi. A conti fatti tuttavia, un pareggio che va bene più al Milan, che nonostante qualche assenza ha ritrovato Jack Bonaventura in gol dopo oltre un anno. Una pedina che sarà utilissima per Pioli nella risalita di una classifica che vede il Milan ancora dal lato destro.

Il Napoli invece è ancora convalescente, e non basta essere passati in vantaggio con Lozano e l’aver cercato con più insistenza degli avversari la vittoria. Alcuni giocatori chiave come Mertens e Callejon sono ancora sotto la lente d’ingrandimento dell’ambiente e la tenuta difensiva latita. Adesso arriva la Champions ed una partita da non sbagliare per assicurarsi gli ottavi, sperando che i problemi di campionato non vengano trasportati anche in Europa.

© SSC Napoli Official Facebook Page

La risalita di Samp e Verona, la discesa del Brescia di Grosso

Nei bassifondi della classifica, assume un grande valore la vittoria della Samp sull’Udinese, e per la prima volta quest’anno, i blucerchiati sono fuori dalla zona retrocessione. Pian piano il lavoro di Ranieri comincia a dare i suoi frutti: è imbattuto da 4 turni con 8 punti all’attivo e sta recuperando un giocatore che può essere utilissimo alla causa come Gabbiadini, autore di una punizione capolavoro. Se Quagliarella ritroverà la vena realizzativa dello scorso anno la Samp può definitivamente staccarsi dalla zona calda.

Brilla anche il successo di misura dell’Hellas ai danni della Fiorentina, con la squadra di Juric che supera la Viola ed è nona in classifica, guadagnandosi la palma di miglior neopromossa di questo primo terzo di campionato. A proposito di neopromosse, il Brescia di Fabio Grosso, alla quinta sconfitta di fila e con il caso Balotelli che tiene banco, comincia a scricchiolare pesantemente e sembra essere la prima seria candidata alla Serie B. A dicembre sapremo molto di più sul destino delle rondinelle, attese da 4 sfide fondamentali (nell’ordine Spal, Lecce, Sassuolo e Parma).

Ci Piace e Non Ci Piace: i tifosi del Lecce e il Var

In un’Italia così flagellata dal maltempo, spicca il gesto di solidarietà dei tifosi del Lecce che, nella speranza si giochi definitivamente la sfida al Via del Mare contro il Cagliari, hanno ospitato i tifosi sardi per la notte.

Problema annoso che non sembra finire invece è quello con il Var. L’incontro, svolto durante la sosta delle nazionali, tra l’AIA e gli allenatori, con l’obiettivo di mettere i puntini sulle i e di spegnere le polemiche delle ultime settimane, non è andato a buon fine. Prima partita alla ripresa a subito l’episodio del tocco di mano di Cuadrado nell’azione del gol del 2-1 della Juventus. Nella circostanza occorre dire che il sistema elettronico non poteva intervenire, in quanto il contrasto successivo con Pasalic di fatto fa terminare l’azione e ne fa iniziare un’altra nuova. Tuttavia serve ancora più chiarezza, per far sì che bellissime partite come quella di Bergamo siano condizionate di cavilli del genere, che creano solo un polverone di polemiche. Bravo Gasperini in conferenza stampa a non ingigantire la questione. Per Rizzoli ancora tanto lavoro da fare.

Photo Credits: Juventus Official Twitter Page

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Tennis, Tsitsipas vince il Masters 2019 nell’indifferenza dei media italiani

Il greco sconfigge Thiem al termine di un torneo spettacolare, purtroppo ignorato dai nostri organi di informazione: per cui le Finals si sono concluse con l’eliminazione del pur bravissimo Berrettini

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito di Eurosport

A Londra è calato il sipario sulle ATP Finals 2019, il torneo tennistico più importante dell’anno dopo le quattro prove del Grande Slam. Se in Italia la notizia è per lo più arrivata alle orecchie dei soli appassionati è perché i media nostrani, come accade fin troppo spesso, hanno pensato bene di spegnere i riflettori anticipatamente, in coincidenza con la (fin troppo prevedibile) eliminazione di un comunque straordinario Matteo Berrettini.

Peccato, perché si sono persi – e hanno fatto perdere ai potenziali spettatori – un’edizione davvero spettacolare del Masters, che potrebbe segnare l’inizio di quel cambiamento generazionale di cui si parla tanto, spesso con timore, ormai da anni. Vero è che si tratta di un evento molto particolare, non foss’altro perché arriva a fine stagione, quando i tradizionali Grandi, di norma meno supportati dalla condizione fisica, tendono un po’ a tirare i remi in barca. Non a caso, questo è praticamente l’unico torneo importante che Rafa Nadal non ha mai vinto.

In questa edizione l’iberico è tornato a vincere un match dopo quattro anni di digiuno, senza però riuscire ad accedere alle semifinali a causa del quoziente set, dopo aver chiuso il round robin con lo stesso record (due vittorie e una sconfitta) del futuro vincitore Stefanos Tsitsipas, debuttante assoluto alle Finals, e del campione uscente Alexander Zverev. Stessa sorte è capitata, nell’altro girone, a Novak Djokovic che, dopo aver liquidato il nostro Berrettini e aver sbattuto su Dominic Thiem, ha capitolato anche di fronte a Roger Federer in quella che era una gara da dentro o fuori, avendo l’elvetico ugualmente sconfitto l’azzurro e perso contro la quinta testa di serie.

King Roger ha poi pagato dazio contro il greco, mentre l’austriaco eliminava senza troppi patemi il tedesco di origini russe in una sorta di derby mitteleuropeo. Bellissimo infine l’atto conclusivo tra due specialisti del rovescio a una mano (una goduria per i puristi), che ha visto il 21enne ateniese, vincitore delle Next Gen Finals 2018, prevalere sul 26enne di Wiener Neustadt 6-7 (6) 6-2 7-6 (4).

Quest’ultima parte, come detto, è stata pressoché ignorata dai nostri mezzi di comunicazione, il cui campanilistico interesse è scemato con il termine della prima fase del Masters: che peraltro ha visto Berrettini prendersi lo scalpo del futuro finalista (comunque già sicuro del primo posto nel girone), in quella che è stata la prima, storica vittoria di un italiano alle ATP Finals – nessun successo, infatti, era stato conseguito da Adriano Panatta, nel 1975, né da Corrado Barazzutti, nel 1978.

«Sto già pensando alla preparazione in vista del prossimo anno, voglio sentirmi più forte» ha dichiarato il 23enne romano dopo il suo ultimo match, confermando di considerare questo importante traguardo un punto di partenza. «Voglio arrivare ancora qui ed essere ancora più competitivo».

La speranza è che le sue orme possano ben presto essere seguite da altri giovani. A partire da Jannik Sinner che, dopo aver trionfato nell’equivalente under 21 del Masters, ha dominato anche il torneo di casa, il Challenger di Ortisei, innalzandosi al numero 78 al mondo, suo best ranking, dopo aver guadagnato quasi 500 posizioni in una sola annata.

Il prossimo banco di prova, per la linea verde del tennis mondiale, saranno gli Australian Open nel prossimo gennaio. La speranza è che, tra i Maestri di questo sport, possano fare capolino, sempre più prepotentemente, anche alcuni dei nostri alfieri.

Così, forse, neppure gli organi di informazione locali potranno far finta di niente. Perché il futuro potrebbe essere già ora. E sarebbe bello che ci fosse qualcuno a cantarlo.

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Politica

Razzismo, il caso Bernardo Silva è l’emblema dei rischi della Commissione Segre

Il calciatore del Manchester City sanzionato per un tweet scherzoso sul compagno e amico Mendy, che i più realisti del re hanno giudicato razzista. In barba a tutte le libertà fondamentali

Mirko Ciminiello

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Il tweet incriminato, dal sito di FP-News

Il binomio calcio-razzismo è sempre stato un filone molto florido per i media, soprattutto per quelli che hanno bisogno di creare – o enfatizzare – dei casi che possano distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà (eufemismo) governative. Involontariamente aiutati, in questo disegno, da quel pugno di ignoranti artatamente moltiplicati per giustificare allarmismi che non hanno in realtà alcuna ragion d’essere se non quella – appunto – di essere funzionali a certe strategie sinistre: come quella che ha partorito la “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, per gli amici Commissione Segre.

Questa lunga premessa serve a inquadrare un caso che a un primo sguardo può sembrare completamente alieno da questo discorso (e nei fatti lo è) ma che, in realtà, è figlio della stessa mentalità distorta: che a sua volta affonda le proprie radici ideologiche nell’unione tra libido censoria e politicamente corretto d’assalto.

Il caso in questione arriva dall’Inghilterra, e ha per protagonista Bernardo Silva, talentuoso centrocampista del Manchester City, che per i profani è fondamentalmente la squadra più importante del calcio britannico contemporaneo. Un paio di mesi fa, il giocatore portoghese aveva pubblicato un tweet scherzoso che accostava alla mascotte di un noto snack iberico (consistente in arachidi ricoperte di cioccolata) una foto da bambino dell’amico e compagno di squadra Benjamin Mendy, francese di origini senegalesi.

Il cinguettio aveva subito scatenato polemiche, tanto che il calciatore lo aveva rimosso dopo neanche un’ora, lamentando che al giorno d’oggi non si può più nemmeno scherzare con un amico. Il buonsenso avrebbe voluto che la questione si chiudesse qui, ma non aveva fatto i conti con i più realisti del re che avevano già segnalato la goliardata alla Football Association (la Federcalcio inglese). La quale ha ora deciso di comminare a Bernardo Silva un turno di squalifica (e ne rischiava sei), una multa da 50.000 sterline e l’obbligo di svolgere alcune ore di lavori socialmente utili. Il tutto malgrado il nazionale lusitano fosse stato scagionato dallo stesso Mendy attraverso una lettera assolutoria indirizzata alla FA.

Niente da fare: la Commissione disciplinare della Federazione, che anche il tecnico dei Citizens Pep Guardiola aveva esortato a occuparsi di problemi più seri, ha sentenziato che, non trattandosi di una conversazione privata, il post avrebbe potuto offendere qualcuno. E sulla base di questa pura e semplice congettura sono scattati gogna, sanzione e rieducazione.

Ora, qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entra in tutto ciò la Commissione Segre: c’entra, perché segue la stessa (il)logica che sta dietro a questo esempio di follia albionica. Per cui una commissione autoproclamatasi depositaria della verità può imporre bavagli che, essendo dettati da mera appartenenza ideologica, scatteranno puntualmente e indubitabilmente in maniera unidirezionale: facendo oltretutto strame delle fondamentali libertà di pensiero, parola ed espressione ancora tutelate (almeno per il momento) dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

Di fatto, i fenomeni che la Commissione Segre intende combattere sono già perseguibili penalmente nel malaugurato caso che si traducano in atti concreti: il che rende questo istituto, come minimo, superfluo, a meno che non lo si consideri alla luce della tattica sopracitata e dello scopo non dichiarato di silenziare le opinioni non allineate.

Perché, altrimenti, escludere dal testo di una mozione sull’antisemitismo la parola “Israele”, si è ad esempio chiesta la leader di FdI Giorgia Meloni? Perché cassare qualsiasi riferimento all’integralismo islamico, che è il vero e principale veicolo dell’odio anti-ebraico anche nella vecchia Europa?

E perché fondare la necessità di una simile commissione sui 200 messaggi d’odio vomitati ogni giorno via social contro Liliana Segre, salvo poi scoprire che la senatrice non ha alcun account social, e che i messaggi (197 in tutto, per la precisione) erano stati rilevati dall’Osservatorio antisemitismo nell’intero anno 2018 (non nell’arco di 24 ore) ed erano riferiti solo in minima parte all’ex bambina sopravvissuta agli orrori di Auschwitz? Ancora, perché questi ultimi dati non hanno meritato gli stessi titoli a nove colonne che erano stati riservati alle fake news che andavano a smentire?

La risposta a tutte queste domande l’ha data, senza nemmeno rendersene conto, Giovanni Floris, affermando in diretta tv, di fronte al leader della Lega Matteo Salvini, che c’è differenza tra le minacce ricevute dal Capitano e quelle rivolte alla stessa senatrice Segre. Farneticazione che fa capire benissimo il rischio che correrebbe il libero pensiero nel caso fosse sottoposto al vaglio e alla censura di un nuovo Minculpop rosso-giallo. Anche se istituito in buona fede.

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Sport

Cagliari-mania e non solo: tutto sulla 13° di serie A

Immobile e la sua Lazio che corrono, ma anche Juve e Inter che non si fermano e la tensione di Napoli.

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Arriva la terza sosta per le nazionali con la conclusione del primo terzo di campionato, momento di qualche piccolo bilancio. In testa due non sorprese, in terza posizione un sorpresone, ma anche dietro c’è molto di cui discutere.

Il magico momento del Cagliari, mai così bene dai tempi di Gigi Riva

Entusiasmo alle stelle in Sardegna, dove la squadra rossoblu è terza insieme alla Lazio al termine di una manita, quella contro la Fiorentina, che sembrava firmata dal Barcellona. Gol di pregevole fattura (primo gol dopo 3 tocchi di prima centrali), un Nainggolan monumentale che detta legge (un gol e tre assist), ma nel complesso una squadra che gira a pieno regime e che solo nel finale ha lasciato campo alla Viola (in gol due volte nell’ultimo quarto d’ora con il giovane Vlahovic). I numeri parlano chiaro: terza vittoria di fila e 10° risultato utile consecutivo. È dal 1969/1970, anno dello scudetto con Gigi Riva trascinatore, che i sardi non partivano così bene in Serie A. Lo stesso epilogo ora è quasi impossibile, ma un posto in Europa non sembra essere così utopistico.

Juve e Inter alla sosta col fiatone ma sempre con la vittoria

Davanti al super Cagliari di Maran, Juventus ed Inter continuano la loro marcia in coppia verso la fuga scudetto. Come spesso è successo nelle ultime settimane, l’Inter si porta virtualmente in testa e la Juventus poche ore dopo replica e risupera i nerazzurri. Conte ha dovuto ancora una volta sudare le sette camicie per battere a San Siro un Verona che in questo inizio di stagione ha creato grattacapi a molte big. Stavolta è stato Nicolò Barella a togliere le castagne dal fuoco alla beneamata, con un bolide da lontano al minuto 83, dopo che per quasi tutta la partita l’Inter ha bersagliato la porta gialloblu.

La Juventus, nella serata di domenica, ha battuto un Milan determinato e volitivo, ma che si è arreso alle parate di Szczesny e ad un dato di fatto: ai rossoneri mancano i campioni. Sarri ha vinto la partita anche stavolta con un cambio: dopo Douglas Costa a Mosca è toccato a Dybala, subentrato a CR7, a decidere. Non brillano i bianconeri, ma l’Allianz Stadium si mostra un fortino e ad oggi, la Juventus non ha ancora perso in una gara ufficiale. Estetica ancora da aggiustare, ma l’efficacia è quella di sempre. 

Continua a correre la Lazio, continua a frenare il Napoli. Stop Roma

Anche la Lazio di Simone Inzaghi arriva alla sosta da terza in classifica, in coabitazione con il Cagliari. Problemi europei a parte, i biancocelesti sono alla quarta vittoria consecutiva, mostrando tutto l’arsenale offensivo a disposizione contro il Lecce che, mai domo, si dimostra squadra da trasferta. Con Correa imprendibile, Milinkovic di nuovo brillante, ma soprattutto Immobile infallibile (il pallottoliere del capocannoniere continua a correre), la Lazio copre anche qualche problemino difensivo e si candida fortemente al quarto posto.

Ciò anche in virtù degli stop di Napoli, Roma e Atalanta, ma si tratta di situazioni diverse. Per il Napoli c’è aria di depressione, in un ambiente nebuloso e teso che ora più che mai si riverbera nelle prestazioni della squadra. I fischi al termine del pareggio a reti bianche contro il Genoa la dicono tutta sull’atmosfera che si respira dalle parti di Castel Volturno. La sosta arriva nel momento giusto, per fare chiarezza nello spogliatoio e ai tavoli della società. 

Così come al momento giusto arriva la sosta per la Roma, reduce da due sconfitte in 72 ore. La squadra di Fonseca non ha difeso il terzo posto a Parma, al cospetto dei crociati determinati, compatti e ben messi in campo da D’Aversa. Demerito del tecnico portoghese non aver fatto riposare qualche titolarissimo (fa discutere la sesta panchina consecutiva di Florenzi), ma così come a Gladbach i giallorossi si sono svegliati solo nella ripresa: il palo di Kolarov e le belle parate di Sepe non sono tuttavia sufficienti per una prova che nel complesso è stata sottotono, con la speranza di recuperare energie e uomini in queste due settimane.

Ci Piace e Non Ci Piace: Giovanni Simeone e Cristiano Ronaldo

Abbiamo parlato del Cagliari, ma il match contro la Fiorentina verrà ricordato anche per il commovente ricordo di Davide Astori, giocatore di entrambe le squadre. Al minuto 13 (suo numero di maglia) l’intera Sardegna Arena si è fermata ad applaudire per una scomparsa che ancora oggi si fa fatica a credere. Per questo, abbiamo voluto premiare Giovanni Simeone, che dopo aver segnato, anziché esultare ha alzato le mani al cielo con le lacrime agli occhi per il suo amico e compagno di squadra che non c’è più.

Invece nota negativa per Cristiano Ronaldo, e non perché è a secco da tre partite. Il portoghese non sta attraversando il miglior momento, sia dal punto di vista realizzativo, sia soprattutto da quello fisico, e le due sostituzioni di Mosca mercoledì e di ieri sera ne sono una prova: l’anno scorso è stato sostituito due volte nell’intera stagione. Ma ciò per cui lo si inserisce qui è l’atteggiamento al momento della sua uscita, quando non solo è andato direttamente negli spogliatoi, ma pare sia uscito dallo stadio già prima del triplice fischio finale. Rabbia con se stesso? Con Sarri? I motivi non sono certi, ma ciò che è sicuro è che un campione come CR7 non dà il buon esempio di leadership e di rispetto verso i propri compagni con atteggiamenti del genere. Che la sosta riporti un po’ di sereno anche a lui.

Photo Credits: ACF Fiorentina Official Facebook Page

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Sport

Siamo tutti con Jannik Sinner, il giovane tennista azzurro che vince e conforta

Mirko Ciminiello

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Jannik Sinner, Tennis

Come i meno sapranno, si è appena conclusa la terza edizione delle Next Gen ATP Finals, il torneo tennistico che mette di fronte i migliori otto under 21 della stagione. La formula è la stessa del Masters dei “grandi” che si tiene a Londra, di cui improvvisamente si sono accorti anche i media perché, dopo oltre quattro decadi, vedrà di nuovo la partecipazione di un italiano – Matteo Berrettini. Il che, senza voler minimamente sminuire la bravura del 23enne romano, qualifica subito il panorama giornalistico nostrano che, salvo campanilismi, ignora bellamente il più importante evento tennistico mondiale dopo i quattro tornei dello Slam.

Tennis, fenomenologia di Berrettini, potenziale campione da non rovinare

Le Next Gen Finals si tengono a Milano, motivo per cui – a proposito di campanilismi – una wild card deve necessariamente andare a un azzurro. Nei due anni precedenti il fortunato è stato deciso attraverso un pre-torneo di qualificazione: per questa edizione la scelta è stata invece imposta dall’alto, ed è ricaduta su Jannik Sinner.

Grazie al cielo, potremmo aggiungere, perché il neo 18enne altoatesino, nell’ordine, è stato il primo atleta di casa a vincere un match alle Next Gen Finals; ha dominato un girone che vedeva la presenza del numero 2 del seeding, l’americano Frances Tiafoe; si è inerpicato fino alla finale dopo aver rimontato in semi il serbo Miomir Kecmanovic; e per buona misura ha alzato il trofeo della vittoria dopo aver schiantato la prima testa di serie e numero 18 al mondo, l’australiano Alex De Minaur (che già nell’annata scorsa aveva ceduto all’atto conclusivo, contro il greco Stefanos Tsitsipas), diventando così il più giovane vincitore nella – pur breve – storia delle Next Gen Finals e il più giovane italiano a vincere un torneo del circuito maggiore.

4-2 4-1 4-2 alla fine il punteggio a favore del ragazzo di San Candido – numeri decisamente insoliti per un incontro di tennis. In effetti, non è l’unica peculiarità delle Next Gen Finals che, oltre ai set da quattro games (con tie-break sul 3-3), prevede tra l’altro l’assenza dei giudici di linea (sostituiti da occhio di falco), la possibilità di comunicare col proprio allenatore (coaching), e il killer point sul 40-40 (anziché andare ai vantaggi, chi vince il punto successivo conquista anche il gioco).

Tecnicismi a parte, comunque, si può esultare per il trionfo del nostro alfiere anche perché segna un punto di partenza e riflette anche una grande, grandissima speranza. Sinner, infatti, è il talento più puro che l’Italtennis abbia prodotto da decenni, perla di un movimento in grande salute che può contare anche su giovani in rampa di lancio come Giulio Zeppieri (riserva delle Next Gen Finals dopo aver vinto il pre-torneo di qualificazione) e Lorenzo Musetti (campione degli Australian Open junior a soli 16 anni).

Il futuro, insomma, potrebbe essere roseo – e anche il presente non è poi così male. Berrettini sta infatti per esordire alle ATP Finals e, chiuso il sipario sulla competizione under 21, è a lui che spettano le luci della ribalta – e tutto il tifo di cui siamo capaci. Sapendo che, così come sarebbe stato per Jannik, anche per Matteo non conta il risultato, ma le emozioni che ci vengono regalate. E che rendono quelle di questi atleti, comunque vadano a finire, delle imprese da applausi.

*Foto dal profilo Instagram di Jannik Sinner

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Sport

Le candidature di Roma e Cagliari, la vergogna di Verona: l’analisi dell’11° di Serie A

In una giornata piena di scontri diretti, tanti responsi per la parte alta della classifica: sale la Lazio, scendono Napoli e Atalanta.

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Giornata fondamentale per le ambizioni di molte squadre di Serie A, ed alcuni risultati sono stati molto indicativi, con candidature a sorpresa e crisi che sono ufficialmente avviate.

La settimana da incorniciare di Roma, Cagliari e Lazio

9 punti in 7 giorni per le romane, 7 per il Cagliari che però ha vinto lo “scontro diretto per i sogni” di Bergamo. Squadre che sulla carta dovevano essere dietro alle favorite si ritrovano a lottare per la Champions (Roma terza a 22, Lazio e Cagliari quarte a 21 con l’Atalanta). Se la Roma e la Lazio possono sorprendere fino ad un certo punto, per il Cagliari di Maran si tratta di un vero e proprio exploit.

La vittoria di sabato della Roma contro il Napoli è frutto di un gruppo che ha saputo far fronte alle molteplici assenze, di un allenatore che sta conquistando l’Italia e di giocatori trovati e ritrovati, come Mancini mediano, Pastore e Zaniolo. Per la Lazio di Inzaghi una vittoria storica (non vinceva in trasferta contro il Milan in Serie A dal 1989) sintomo di una crescita in alcuni uomini chiave. Se Ciro Immobile, al suo 100° gol con la maglia biancoceleste, è l’uomo più in forma del campionato, le prestazioni di Luis Alberto, Lazzari e del match winner di San Siro Correa sono la marcia in più per una squadra che senza cali di tensione mostra un livello di gioco altissimo.

Discorso a parte merita il Cagliari. Visto il calciomercato (e l’arrivo di Olsen, Rog, Nainggolan e Simeone su tutti) si pensava ai sardi come una squadra che potesse salvarsi agevolmente guardando con interesse alla parte sinistra della classifica. Ma la squadra di Maran sta andando oltre ogni aspettativa, con 9 risultati utili consecutivi (dopo le prime due partite non ha più perso) e prestazioni di grande livello con big come Roma e Inter più la vittoria al San Paolo. Ma con la vittoria al Gewiss Stadium contro l’Atalanta i sardi possono spiccare il volo ed essere in zona Champions dopo quasi un terzo di campionato. Dove arriveranno i rossoblu?

Inter e Juve faticano ma non sbagliano: sono già in mini-fuga

Il +6 sulla Roma terza non è ancora un margine netto, ma i rallentamenti recenti di Napoli e Atalanta hanno permesso a Inter e Juventus di prendere il largo in classifica. Il motivo è semplice: le grandissime squadre sanno soffrire e alla fine, quasi sempre, vincono. L’Inter incerottata di Bologna ne è un esempio: sotto nel punteggio fino ad un quarto d’ora dalla fine non ha perso la calma, e grazie ancora una volta alla coppia gol Lautaro-Lukaku è riuscita a spuntarla: il primo come lottatore ed ispiratore del primo gol, il secondo come infallibile goleador (lo straniero con l’impatto più forte nel campionato italiano nel terzo millennio). Una vittoria in stile Conte, ma con qualcosa in più che al momento può sopperire ad alcune assenze pesanti.

Anche la Juventus fatica oltremodo nel Derby della Mole, contro un Torino in crisi di risultati che ha fatto una partita coraggiosa fino al gol di De Ligt. La rete in girata su assist di Higuain può essere l’episodio della svolta per la prima stagione italiana dell’olandese, ancora troppo incerto nella sua area (soprattutto con il vizietto di allargare le braccia). Dopo la vittoria all’ultimo respiro contro il Genoa, ancora tre punti sofferti per Sarri, che sembra far salire l’intensità della sua squadra solo contro avversari di rango.

Le crisi diverse di Napoli, Milan e Torino

È l’argomento più caldo: il Napoli, autore della partenza di campionato peggiore degli ultimi anni, non riesce (quanto meno in Italia) ad innestare le marce che già conosce bene. Per Ancelotti, che ha ottenuto due punti nelle ultime tre partite, un enigma da risolvere al più presto: la zona scudetto è già lontana 10 punti, la zona Champions 4. E non è il più facile dei rebus, visto che il problema non sembra essere la sterilità offensiva. La coppia Manolas-Koulibaly sta deludendo le attese ed il centrocampo azzurro, senza Allan, perde di mordente.

Per il Milan di Pioli ancora una battuta d’arresto, ed il calendario parla chiaro, con Napoli e Juventus all’orizzonte che potrebbero far scivolare ancora più indietro in classifica il Diavolo. Crisi di risultati alternata ad un gioco che giustamente non può arrivare da un giorno all’altro col nuovo allenatore. Mentre per il Torino si tratta di un Mazzarri in bilico: anche qui, visto il Derby coraggioso dei granata, si tratta di una questione di risultati – 2 punti nelle ultime 5 giornate – ma dopo il gol di De Ligt la squadra ha mostrato tutte le sue debolezze mentali. Urge un cambio di rotta: la 14° posizione in classifica non lascia tranquilli, viste anche le ambizioni di fine agosto.

Ci piace e Non Ci Piace: Luca Gotti e tutto l’Hellas Verona

Dopo 11 gol presi in due partite, l’esonero di Tudor e la difficile trasferta a Genova contro una rivale diretta, l’Udinese sbanca Marassi e ritrova tranquillità. Grazie a Luca Gotti, il “mister per un giorno” vincitore del premio umiltà di questa giornata: 

“Io resto e rimango un collaboratore. Sono contento della vittoria, ma è tutto merito dei ragazzi e del gruppo. Spero di essere utile al club come vice”

Luca Gotti dopo Genoa-Udinese

Invece per quanto riguarda gli aspetti negativi si potrebbe fare un articolo a parte. A metà dei secondi tempi di Roma-Napoli e Verona-Brescia l’arbitro è stato costretto a fermare la partita per cori di discriminazione territoriale da un lato e ululati razzisti dall’altro. La prima sensazione è quella che una festa, come dev’essere una partita di calcio, non può essere fermata per dei “tifosi” che vanno oltre il semplice sfottò andando a calpestare la dignità di persone che non sono colpevoli di essere meridionali o di colore. 

Ma ancora più grave è stato il post partita del Bentegodi, con l’allenatore ed il presidente dell’Hellas che hanno smentito l’esistenza di cori razzisti verso Balotelli, mentre un video amatoriale ripreso proprio dalla curva gialloblu mostra il contrario. 

Gli insulti razzisti mi fanno schifo, prendo continuamente dello zingaro di m***a. Ma oggi non c’era nulla di nulla. Non pochi, neanche uno. Dire che Balotelli ha ricevuto  insulti razzisti è una bugia. Il clima in Italia va verso quello, dai colpa allo straniero che è più semplice.

Ivan Juric dopo Verona-Brescia

Ci sono stati esempi recenti di società, intransigenti quando si parla di razzismo, che in prima persona vanno contro alcuni propri sostenitori. Così facendo, tifosi e società dell’Hellas Verona hanno toccato un punto davvero basso.

Photo Credits: Cagliari Calcio Official Facebook Page

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Sport

Tennis, Berrettini al Masters, ora allontanate le telecamere

Troppi potenziali campioni sono stati rovinati da distrazioni mediatiche. Ma la speranza è che l’impresa del 23enne romano non sia che un punto di partenza

Mirko Ciminiello

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Photo credit: https://www.ubitennis.com/blog/2019/11/01/speedy-berrettini-irrompe-nella-storia-del-tennis-italiano/

Passata la sbornia dei media che si accorgono di certi sport solo se emergono motivi campanilistici, è venuto il momento di decantare le lodi di Matteo Berrettini. Un nome che fino a qualche settimana fa poteva infiammare al massimo i cuori degli addetti ai lavori e degli appassionati, ma che si è prepotentemente preso le luci della ribalta nel momento in cui ha ottenuto un risultato che finora era stato conseguito solo da altri due tennisti italiani – anche se sarebbe più corretto parlare di mostri sacri: Adriano Panatta, nel 1975, e Corrado Barazzutti, nel 1978.

Si tratta della partecipazione al Masters di fine anno – o, per essere più precisi, alle ATP Finals -, il torneo più importante della stagione dopo le quattro prove del Grande Slam, che attualmente si disputa a Londra (ma dal 2021 si giocherà a Torino) ed è riservato ai primi otto atleti delle classifiche mondiali. Quest’anno, degli otto Maestri farà parte anche il 23enne romano, che in stagione vanta tra l’altro la semifinale agli U.S. Open: il che, en passant, la dice lunga sulla competenza di certuni, visto che il risultato di Flushing Meadows è decisamente più prestigioso del pur importante traguardo appena raggiunto.

Traguardo che, si badi, non è un exploit isolato (tipo, per capirci, la semifinale di Marco Cecchinato al Roland Garros 2018), bensì il culmine di un percorso di crescita che – si spera – potrà regalare altre soddisfazioni all’Italia intera: che peraltro può contare, per il futuro, su un vivaio tennistico che forse non è mai stato così florido.

Se infatti in rampa di lancio ci sono Giulio Zeppieri e Lorenzo Musetti (quest’anno campione agli Australian Open Juniores a soli 16 anni), il grande salto lo sta già compiendo Jannik Sinner, il più giovane italiano della storia a essere entrato in Top 100 e ad aver vinto un torneo Challenger, e uno degli undici tennisti al mondo ad averne vinti almeno due prima di compiere i 18 anni: come un certo Rafael Nadal e più del GOAT (Greatest Of All Time) Roger Federer, mentre a quota tre ci sono Novak Djokovic, Juan Martín Del Potro e l’altro giovanissimo Félix Auger-Aliassime – cinque titoli li ha invece in bacheca il recordman Richard Gasquet.

Il nostro movimento tennistico scoppia quindi di salute (finalmente), e la speranza è che non sia l’improvvisa attenzione mediatica a rovinare le carriere dei potenziali campioni sopracitati. Abbiamo infatti fin troppi esempi di atleti che hanno gettato alle ortiche il proprio talento, sacrificandolo sull’altare della televisione e della facile – ma effimera – popolarità: tipo, nella scherma, Aldo Montano che, pur essendo stato Campione olimpico, mondiale ed europeo nella sciabola, avrebbe potuto vincere molto di più senza le distrazioni del piccolo schermo.

Guarda caso, proprio Berrettini, il giorno dopo la matematica qualificazione al Masters (arrivata grazie alla sconfitta del rivale Gaël Monfils nei quarti di finale a Parigi-Bercy), è stato puntualmente raggiunto dalle telecamere di RaiSport.

«Non potevo mai immaginare di arrivare a Londra» ha confessato l’azzurro, «poi sono successe un po’ di cose pazzesche e mi sono catapultato in questa situazione. Ho provato con tutte le mie forze a raggiungere l’obiettivo delle Finals e ora sono qui a vivere il mio sogno».

Realismo, quindi, ma anche consapevolezza dei propri mezzi e tanta voglia di non recitare un ruolo di semplice comparsa. Difficile, perché probabilmente è ancora troppo eccessivo il divario con dei grandissimi come l’attuale numero uno al mondo Nadal, il suo immediato predecessore Djokovic, e Sua Maestà Federer; ma anche con il campione uscente Alexander Zverev, con Daniil Medvedev (il giocatore che vanta più vittorie nel 2019), con Stefanos Tsitsipas (il più giovane tra i primi dieci al mondo) e con Dominic Thiem, che poco più di una settimana fa ha battuto proprio l’azzurro nel torneo casalingo di Vienna.

In ogni caso, a prescindere dall’esito del Masters quella di Berrettini resta senza dubbio un’impresa, e forse non è un caso che Panatta (ultimo tennista italico a vincere un Major, nel 1976 a Parigi) lo abbia indicato come proprio erede. «Se recupera energie prima di Londra, stacca con il tennis per un paio di giorni e si presenta a Londra senza nulla pretendere, farà bella figura» ha profetizzato il mitico Adriano.

Intanto Berrettini ha già raggiunto l’ottava posizione in classifica, suo best ranking, nell’anno in cui anche Fabio Fognini, grazie soprattutto al trionfo nel Master 1000 di Montecarlo, ha sfondato il muro della Top 10. Sono il terzo e il quarto italiano della storia a riuscirci, e quella di Berrettini è la terza miglior posizione per un tennista italiano (sempre dietro Panatta e Barazzutti) da quando, nel 1973, venne introdotto l’attuale sistema computerizzato.

La speranza è che si tratti di un punto di partenza, e non di arrivo. E allora ci sarà da divertirsi. Per il momento, semplicemente, forza Matteo!

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Sport

Spettacolo all’Olimpico, la Roma batte il Napoli 2-1

Bellissimo il Derby del Sud, che regala anche due rigori, tre legni e un espulso. Zaniolo e Veretout decisivi, al Napoli non basta Milik

Mirko Ciminiello

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Foto presa dal sito dell'AS Roma

Dopo oltre tre anni e mezzo, la Roma è tornata a espugnare l’Olimpico contro il Napoli. Può sembrare paradossale, ma i partenopei venivano da tre vittorie consecutive in casa dei giallorossi, il cui ruolino di marcia nei Derby del Sud è nettamente migliore al San Paolo. Le statistiche, che comunque contano fino a un certo punto, sono state ribaltate al termine di un match spettacolare, che i capitolini hanno dominato per larghi tratti ma che per ben due volte hanno rischiato di vedersi sfuggire di mano.

Fonseca, anche a causa dell’emergenza infortuni, sceglie ancora Mancini centrale di centrocampo e Pastore trequartista, mentre il posto dello squalificato Fazio viene preso dal giovane Çetin. Azzurri con Ancelotti in panchina – non però Carlo, la cui squalifica era stata confermata dalla Corte d’Appello Federale, bensì il figlio e vice-allenatore Davide, che ripropone l’ex Manolas a fianco dell’intoccabile Koulibaly e sostituisce l’infortunato Allan con Zielinski.

I partenopei, troppo timidi in avvio, vengono puniti al 19’ da un sempre più decisivo Nicolò Zaniolo, al quarto gol consecutivo (Europa League compresa), a segno stavolta con un missile mancino sotto la traversa. Il Napoli accusa il colpo, e i padroni di casa rischiano di dilagare con una rasoiata di Kolarov deviata in angolo da Meret e, soprattutto, grazie a un rigore concesso con l’ausilio del Var per un fallo di mano di Callejon: dal dischetto va lo stesso terzino serbo, ma il portiere ex Spal si supera ipnotizzandolo al 26’.

Potrebbe essere uno sliding door, con la Roma che subisce il contraccolpo psicologico e gli Azzurri che prendono coraggio: Di Lorenzo vede il suo colpo di testa a botta sicura salvato sulla linea da Smalling, mentre Milik e Zielinski colpiscono traversa e palo nella stessa azione al 41’. La Maggica però tiene botta, e arriva in vantaggio a un intervallo che serve soprattutto a resettare la seconda parte della prima frazione di gioco.

Nel secondo tempo è tutta un’altra musica, o meglio l’orchestra riprende a suonare come a inizio partita. Al 55’ l’arbitro Rocchi assegna un secondo rigore ai giallorossi per un fallo di mano nettissimo di Mario Rui su cross di un rinato Pastore: stavolta dagli undici metri si presenta Jordan Veretout che non sbaglia – anche se Meret aveva intuito nuovamente.

Il raddoppio mette le ali ai piedi dei capitolini, che al 59’ colpiscono una clamorosa traversa con Kluivert al termine di un’azione da manuale del calcio, molto simile a quella che a Udine aveva portato al gol lo stesso olandese.

I partenopei non riescono a scuotersi, ma al 68’ Rocchi diventa protagonista inventandosi la sospensione dell’incontro per presunti cori di discriminazione territoriale. La pausa, di circa due minuti, spezza il ritmo ai giallorossi e, al 72’, Arkadiusz Milik approfitta di un bello spunto del neo-entrato Lozano e di una fatale indecisione di Çetin per battere Pau Lopez e riaprire la partita.

Diventa quindi più questione di nervi, anche se non mancano le occasioni. Džeko segna su azione d’angolo, ma la rete viene annullata per un fuorigioco evidente. Dall’altra parte, è Zielinski a spaventare il pubblico di casa con un destro largo di un soffio.

Per le emozioni più forti, però, bisogna aspettare la fine dei 6 minuti di recupero. Çetin commette un’altra grave ingenuità, atterrando Llorente al limite dell’area di rigore: rosso diretto per il turco e occasione d’oro per Milik, il cui calcio di punizione viene però deviato dalla foltissima barriera.

È l’ultimo brivido, il triplice fischio di Rocchi fa esplodere l’Olimpico e dà il via alla festa della Roma, provvisoriamente terza in attesa che scenda in campo l’Atalanta. Per il Napoli un altro passo falso che dovrà essere assorbito in fretta: martedì c’è infatti il Salisburgo in Champions League, e una vittoria potrebbe risultare decisiva per il passaggio del turno.

I giallorossi sono invece attesi dalla trasferta tedesca di EL contro il Borussia Mönchengladbach, con l’obiettivo riscatto dopo la beffa dell’andata, in cui i teutonici hanno pareggiato grazie a un rigore inesistente. La classifica europea è meno brillante, ma l’umore dei capitolini è altissimo dopo la terza vittoria consecutiva in campionato.

A tutte le nostre portacolori, un sincero in bocca al lupo per la tre-giorni continentale!

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Mentre le big rallentano, l’Atalanta fa la voce grossa: tutti i temi della nona di Serie A

Le vittorie delle romane, la Samp sempre più giù, il Genoa che risale: emozioni e sorprese in questo turno

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Con la Lazio corsara a Firenze in serata, si chiude questo nono turno (per fortuna, senza monday night). Dopo aver corso in tutta questa prima parte di stagione, le grandi rallentano per la gioia delle piccole, e nel frattempo una piccola ormai è diventata una grande a tutti gli effetti, che mentre gioca in Champions è terza in campionato. Andiamo a vedere tutto nel dettaglio.

Pari per Juve, Inter e Napoli: la Champions lascia scorie?

Merito di Lecce, Parma e Spal certo, ma le tre big di questo campionato hanno faticato più del previsto. La Juventus in Salento non ha mostrato lo smalto dei giorni migliori, ma deve questo pareggio agli errori sotto porta (come quello clamoroso di Bernardeschi a porta spalancata), considerando anche statistiche come 71% di possesso palla, 25 tiri e 14 corner. Oltre al cinismo ci sono alcuni dettagli da aggiustare per Sarri,  come per esempio l’ennesimo mani di De Ligt in area.

Tre ore dopo l’1-1 di Lecce, l’Inter non ne approfitta per tornare in testa alla classifica. Un po’ a corto di uomini e di fiato, i nerazzurri si fanno rimontare dal Parma con degli errori difensivi e di disimpegno mai visti quest’anno, e trovano il pareggio solo con il gol di Lukaku, oggetto di contestazione per il presunto fuorigioco dell’assistman Candreva. Conte a fine partita ha chiesto rinforzi: forse le energie spese per la Champions cominciano a farsi sentire.

Sensazione simile anche per il pari del Napoli, domenica pomeriggio a Ferrara, al cospetto di una coriacea Spal. Anche qui qualche occasione di troppo sciupata, come le conclusioni di Fabian Ruiz: per Ancelotti sono due punti che potevano essere recuperati alla coppia di testa.

La devastante Dea del Gasp, in Italia oramai una big

Sembrava un pomeriggio difficile, con il gol di Okaka al 12′ su errore da circoletto rosso di Kjaer, ma per l’Atalanta è stata una passeggiata di salute. Da 0-1 a 7-1, con prestazioni stellari su tutti i fronti: la quantità di Castagne in mezzo al campo, Gomez tornato a fare il rifinitore eccellente, Ilicic e Muriel letali sotto porta; il tutto senza Zapata davanti. La Dea diverte e fa divertire la nuova curva nord del Gewiss Stadium, dimenticando il pokerissimo rimediato all’Etihad di Manchester. Se in Europa stenta ancora, in Italia l’Atalanta fa il bello e il cattivo tempo, e approfittando del rallentamento generale e si porta a sole tre lunghezze dalla Juventus capolista. Provinciale a chi?

La risposta delle romane, il rammarico di Milan e Fiorentina

I posticipi domenicali restituiscono il contraccolpo opposto tra Europa e Italia per le romane, che così come l’Atalanta, in campionato rispondono presente. Per la Roma, nella sfida tra chi doveva entrare ufficialmente in crisi, è stata una vittoria a fatica, che toglie i 4 pareggi di fila ma che lascia ancora qualche ombra. Contro un Milan troppo disattento, in fase d’impostazione così come sulle palle inattive, la squadra di Fonseca è ancora ad ampi tratti lenta e imprecisa, ma ci sono giocatori che fanno la differenza, come Dzeko e Zaniolo, che i rossoneri non hanno. Per Pioli un passo indietro rispetto alla sfida con il Lecce ed un calendario prossimo che in questo senso non aiuta.

Vittoria preziosa anche per la Lazio, dopo il ko di Glasgow. Stavolta, passata in vantaggio con Correa, non si è fatta ribaltare, e dopo il pareggio di Chiesa ha cercato con più insistenza la vittoria, arrivata all’89’ ancora con Ciro Immobile (10° gol nelle prime 9 di campionato). Stavolta Inzaghi ha azzeccato la mossa di inserire Lukaku, che non giocava da gennaio, autore dell’assist vincente. La Viola recrimina per il fallo di quest’ultimo ad inizio azione, ma deve fermarsi dopo 6 risultati utili consecutivi.

Ci Piace e Non Ci Piace: Thiago Motta e Franck Ribéry

Esordio da sogno per il neoallenatore del Genoa Thiago Motta. Al netto della vittoria scacciacrisi contro il Brescia con una prestazione positiva, chi non vorrebbe inserire tre giocatori dalla panchina e vederli segnare tutti e tre? Adesso il Grifone ha messo nella provvisoria zona retrocessione il Brescia, e potrebbe essere proprio Corini il prossimo allenatore a rischio esonero.

Passando alla nota dolente, evitiamo di parlare dell’Udinese (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa) e della Sampdoria (sempre più ultima), ma ci concentriamo su uno degli uomini copertina di questo campionato, Franck Ribéry. Incensato per le sue prestazioni (tanto da essere stato nominato dalla Lega “giocatore del mese” di settembre), ieri al fischio finale di Fiorentina-Lazio è andato a muso duro contro l’assistente di Guida, il signor Passeri, spintonandolo due volte. Parola al Giudice Sportivo per una probabile squalifica, ma gesti così sono inqualificabili, soprattutto per un campione come lui.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Facebook Page

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