Qui Italia

Il meglio del made in Italy

Politically correct, quella sinistra lezione americana sulla violenza “buona”

Politically correct, Proteste abortiste negli Stati Uniti

Proteste abortiste negli Stati Uniti

Chiese vandalizzate, molotov contro i pro-life, giudici intimiditi: così gli abortisti stanno devastando gli Usa (in senso letterale) dopo l’indiscrezione sulla possibile cancellazione, da parte della Corte Suprema, della sentenza Roe v. Wade

Da www.romait.it

In tempi che ricordano molto le distopie di George Orwell, può capitare che le proteste politically correct siano “più uguali” delle altre. O, almeno, che tali vengano considerate da certa stampa (il che è piuttosto inquietante) e anche da certa politica (il che invece è gravissimo). Come dimostra quanto sta accadendo da una settimana Oltreoceano.

Politically correct, Proteste abortiste negli Stati Uniti
Proteste abortiste negli Stati Uniti

Le violenze degli abortisti

Breve riassunto delle puntate precedenti. Lo scorso 2 maggio, il quotidiano americano Politico ha pubblicato una bozza riguardante la sentenza Roe v. Wade, che nel 1973 legalizzò l’aborto negli Usa. Si tratta delle intenzioni di voto (solo ufficiose) dei nove giudici della Corte Suprema, da cui emerge la volontà di rovesciare la vecchia decisione. In realtà, finché il verdetto non sarà ufficiale i magistrati possono sempre cambiare idea. Ma tanto è bastato perché gli Stati Uniti si ritrovassero devastati da qualcosa di perfino peggiore di un’ideologia già devastante di suo.

Tanto per cominciare, come sottolinea il Daily Mail sono stati diffusi gli indirizzi privati degli ermellini. Almeno tre dei quali (Samuel Alito, Brett Kavanaugh e John Roberts) sono stati intimiditi, scrive la BBC, da attivisti pro-choice.

Ma l’aspetto più sinistro (in tutti i sensi) è che Jen Psaki, portavoce dimissionaria della Casa Bianca, all’inizio non ha voluto stigmatizzare esplicitamente questi atti sovversivi e anti-democratici. Affermando, come riferisce Fox News, che il punto fondamentale è che «le donne in tutto il Paese sono preoccupate per i loro diritti». Solamente dopo qualche giorno ha cinguettato una generica condanna di «violenza, minacce e vandalismo» da parte di Joe Biden, che non ha minimamente soddisfatto i Repubblicani.

I paraocchi del politically correct

In effetti, tale presa di posizione era divenuta pressoché inevitabile dopo l’escalation dell’ultimo fine settimana. Quando, come riporta Catholic News Agency, sono state imbrattate chiese, vandalizzate cliniche di maternità, e in un ufficio pro-life è stata lanciata una molotov.

Il tutto nel silenzio assordante dei media liberal, che del resto erano stati colti da mutismo anche davanti al teppismo targato BLM. D’altronde, uno dei tratti distintivi del politicamente corretto sono i paraocchi a targhe alterne. Per cui, per dire, “le sentenze si rispettano” (come da atavico mantra), ma solo finché sono in accordo col pensiero unico. Ma, tanto per sgombrare il campo da equivoci, nessuna violenza è mai “buona”: neanche se ha il marchio “politically correct”.