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Nel Gran Premio d’Italia il definitivo passaggio di consegne in casa Ferrari

Nel tripudio dell’Autodromo di Monza la dimostrazione che Leclerc da “predestinato” è già diventato “caposquadra”

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Passato in archivio il Gran Premio di Monza, la Ferrari è tornata a festeggiare in casa propria dopo 9 anni, quando Fernando Alonso nel 2010 tenne la posizione in uscita dai box su Button e si involò per una festa sul podio a fare da cameraman alla marea rossa. E domenica quella stessa marea ha celebrato definitivamente Charles Leclerc, alla seconda vittoria in carriera, a soli 8 giorni dalla prima.

La festa sul podio di Monza (© F1 Pagina Ufficiale Facebook)

Ed una “celebrazione”, è probabile che possa avvenire anche dentro il box Ferrari, perché per il secondo anno di fila, il weekend brianzolo ha riservato sorprese all’interno delle gerarchie della Casa di Maranello.

Se l’anno scorso teneva banco l’addio di Raikkonen (e di conseguenza l’arrivo di Leclerc), con ordini di scuderia che in partenza non sarebbero stati rispettati in pieno da parte del finlandese (cosa mai completamente chiarita), quest’anno il misunderstanding è avvenuto al sabato.

In Q3, dopo che Vettel aveva dato la scia a Leclerc le parti si dovevano invertire nella fila (quasi da tangenziale) dell’ultimo tentativo. Il monegasco ha indugiato nel giro di lancio e così Seb non è riuscito a passare in tempo sotto la linea del traguardo per poter fare il giro veloce. Il tedesco non ha nascosto la sua contrarietà al termine delle qualifiche.

Ma questa rabbia non si è tramutata in una gara coraggiosa, anzi: dopo aver perso al via la posizione dalla Renault di Hulkenberg (poi riconquistata il giro successivo), il patatrac al sesto giro in mezzo alla variante Ascari, con il tentativo scellerato di rientrare in pista mentre passava Stroll. 

Dall’altra parte, in testa, Leclerc è stato autore della gara che tutti abbiamo visto: ha tenuto a bada le Mercedes per 53 giri di fila, con Hamilton in zona DRS per più di metà gara e con il tentativo di undercut fallito per poco (bravi nell’occasione anche il muretto e i meccanici in rosso). Una prova di piede (nel ruota a ruota con Hamilton), testa e soprattutto nervi. Una gara simile a quella di Vettel in Canada, senza la discussa sanzione finale. Una vittoria che avrebbe potuto sbloccare il 4 volte campione del mondo che da Hockenheim 2018 commette errori pesantissimi.

Nel trionfo di domenica (prima “vera” vittoria per Charles vista la dedica di Spa ad Antoine Hubert) c’è la sensazione che l’apprendistato in un Top Team sia agli sgoccioli, per un quasi 22enne che da “predestinato” è diventato primo pilota della Ferrari.