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Le spallate mondiali di Hamilton e Marquez alla concorrenza

In Ungheria e in Repubblica Ceca due dimostrazioni di forza incontrovertibili che segnano il dominio di due fenomeni dei motori.

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Stavolta niente rivoluzioni. A distanza di un paio d’ore, in una domenica di inizio agosto, il dominio (sovietico) delle due e quattro ruote non è stato scalfito da nessun ribelle, anzi ha rinvigorito la strapotere di Marc Marquez e di Lewis Hamilton in MotoGP e Formula 1, che ormai si avviano entrambi alla conquista del loro sesto titolo mondiale.

Marquez e un dominio in tutte le condizioni atmosferiche

Iniziando in ordine temporale, a Brno è terminato un weekend per il motomondiale che ha visto un dominio netto e incontrastato, altro che Primavera di Praga. L’unica primavera è stata quella del meteo, che ha reso la qualifica e (in parte) la gara terreno di incertezza e di insidie per tutti tranne che per Marc Marquez. Il Cabroncito ha stravinto in ogni condizione meteorologica: sul bagnato delle libere, sull’umido delle qualifiche e sull’asciutto della gara.

Rimarrà memorabile soprattutto la pole position al sabato, che ha visto lo spagnolo girare con le gomme d’asciutto quando nell’ultimo settore della pista andava in scena un vero e proprio diluvio, e che nonostante ciò ha fatto segnare il miglior tempo con 2.5 secondi di vantaggio sul secondo, nell’occasione Jack Miller. In gara poi, era evidente come il “93” abbia gestito nella prima metà di gara in condizioni insidiose – visto che la pista presentava dei tratti umidi fuori traiettoria – per poi salutare la compagnia a 10 giri dalla fine ed andare a conquistare la sua 50° vittoria nella Top Class, il quarto nella storia a riuscirci e pareggiando uno come Mick Doohan in termini di pole, ma con sette anni d’anticipo rispetto all’australiano.

Se non bastassero questi numeri, possiamo parlare della sesta vittoria del 2019, il nono podio in 10 gare e, ad eccezione della caduta di Austin, quest’anno è arrivato sempre o primo o secondo. 63 punti di vantaggio su Dovizioso, secondo ieri, e l’ottavo mondiale – il sesto in MotoGP – messo virtualmente in bacheca. Un mostro. 

La zampata di Hamilton a Budapest che sa di iride

Discorso simile per Hamilton un paio d’ore più tardi. Un po’ più ad est, in Ungheria, per la verità c’è stato il tentativo di rivoluzione come nel ’56, ma le velleità di Verstappen si sono dovute arrendere ai giri da qualifica in successione con cui The Hammer ha recuperato 20 secondi in poco più di 10 giri. Dopo la battaglia di metà gara in cui l’olandese si è difeso strenuamente, a quattro giri dal termine Hamilton è passato definitivamente, archiviando il suo ottavo successo in 12 gare. È partito il countdown (-10) verso il record di Michael Schumacher. La classifica dice 62 punti di vantaggio su Bottas (in crisi nera ieri) e 69 su un Verstappen in crescita ma che ha tenuto a bada alla grande. Senza considerare lo sprofondo rosso-Ferrari, relegata a più di un minuto di distacco: nella F1 di oggi un abisso.

Per questo, in una domenica d’estate, i due dominatori del motorsport dell’era moderna hanno (se possibile) rinsaldato un inverno, freddissimo per i suoi avversari. Alla caccia di record per diventare i migliori di tutti i tempi.

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Vettel-Leclerc, storia di un crash inevitabile ma utile per il futuro della Ferrari

L’incidente di Interlagos è la punta di un iceberg composto da tante piccole frizioni tra i due, ma può essere l’occasione per fare chiarezza all’interno del box in prospettiva 2020

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Giro numero 66 del Gran Premio del Brasile. Quello che poi è stato giudicato dai commissari come “incidente di gara” si può definire il momento più basso di un rapporto, quello tra Sebastian Vettel e Charles Leclerc, che si è deteriorato negli ultimi mesi.

L’analisi dell’incidente nel dettaglio

Ma prima di fare il cosiddetto “processo alle intenzioni”, è opportuno analizzare l’incidente in sé e per sé. Il mondo ferrarista si è diviso sulle responsabilità tra i piloti, ma bisogna dire che il crash in sé ha una componente di sfortuna non irrilevante. I due si sono sfiorati sulla Reta Oposta, tra l’anteriore destra di Leclerc e la posteriore sinistra di Vettel, in quanto il tedesco era davanti per metà macchina. Il tocco, avvenuto ad almeno 260 km/h, ha causato la foratura della gomma di Vettel e la rottura della sospensione di Leclerc, mettendo fuori gara entrambi.

Bisogna sottolineare che il tedesco era all’esterno della curva 4, stava andando più veloce e per essere sicuro di entrare per primo ha leggermente portato il compagno di squadra verso sinistra, verso il centro della carreggiata. Il monegasco non ha assecondato la linea impostagli e i due sono venuti a contatto. Al netto della sfortuna, la responsabilità va attribuita ad entrambi i piloti, così come è stato affermato sia dai commissari di gara sia da Mattia Binotto nel post gara. Se si vuole fare il concorso di colpa, Seb ha qualche colpa in più di Charles, in quanto stava superando il compagno e probabilmente non aveva la necessità di andare leggermente verso sinistra. Tuttavia non si tratta di uno scarto netto: i due erano ancora in pieno rettilineo e nessuno dei due ha sterzato violentemente. Da par suo Charles, come detto, ha prima seguito il movimento del tedesco poi è rimasto completamente dritto, ed in quel momento è avvenuto il contatto. Insomma, se si vuole giocare con le percentuali, si può dire 55% Vettel – 45% Leclerc.

Problemi nel box o meno, è ora di assumersi le proprie responsabilità

Al netto di sfortuna, centimetri, tocchi e percentuali però, il risultato è netto: il ritiro di entrambi, con un doppio zero il quale ha favorito Max Verstappen che, vincendo, si è portato davanti nella corsa a tre per il terzo posto del mondiale.

Classifica prima di Interlagos

Charles Leclerc249
Max Verstappen235
Sebastian Vettel230

Classifica dopo Interlagos

Max Verstappen260
Charles Leclerc249
Sebastian Vettel230

Entrambi nel team radio live hanno detto “What the hell is doing?” (Cosa diavolo sta facendo), e nelle interviste post gara non si sono accusati apertamente a vicenda, ribadendo il dispiacere per la squadra. Queste invece le parole di Mattia Binotto, rilasciate a Sky Sport:

“I due piloti si devono rendere conto che oggi hanno danneggiato l’intera squadra. Sono piccoli contatti ma le conseguenze sono grandi. Analizzeremo tutto con calma e insieme. Oggi erano liberi di gareggiare tra di loro, ma sono piccoli errori che si pagano caro per l’immagine del team e della squadra, non va bene. (…) Devono capire che le cose succedono sempre in due, hanno entrambi una parte di colpa.

Questo è il momento in cui il team pricipal della Ferrari faccia sentire forte la propria voce ai due piloti, per chiarirsi e fare tabula rasa di tutte le piccole frizioni venute fuori negli ultimi Gran Premi: dalle qualifiche di Monza a Singapore. Charles Leclerc è cresciuto in maniera esponenziale questa stagione, è affamato di vittorie ed ha anche la malizia giusta che hanno i campioni. Sebastian Vettel dà la sensazione della prima guida spodestata, è tornato a vincere e non è assolutamente un pilota finito ma incappa ancora in qualche errore. Di certo non vorrà essere la seconda giuda per l’anno prossimo, come ovviamente il giovane rampante di Monaco. Quello di Interlagos è un incidente che compromette un terzo posto nel campionato piloti e niente più, un domani potrebbe compromettere la corsa ad un titolo mondiale dove le Mercedes sono solide con macchina e piloti, e la Red Bull sembra in forte crescita grazie ad un motore Honda sontuoso ieri.

L’augurio per la Rossa di Maranello è che questo passo falso possa essere il modo migliore per partire l’anno prossimo con le idee chiare, senza gerarchie a priori (quasi impossibili da definire ora) ma con il rispetto tra due grandi piloti, che probabilmente compongono la migliore coppia al mondo.

Credits Photo: formula1.com 

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Nell’harakiri Ferrari la certificazione del dominio Mercedes

A Suzuka il simbolo degli ultimi sei anni in Formula 1: la Rossa che per vari motivi (da favorita) non vince, le solide Frecce d’Argento che ne approfittano e festeggiano meritatamente

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Altro giro altro trionfo Mercedes. A Suzuka, passato il tifone Hagibis, sembrava abbattersi il tifone rosso, con la prima fila Ferrari che mancava dal 2006. Invece nel giro di 4 ore scarse dal sogno all’amaro risveglio, quello delle 7.12 in Italia: la partenza sbagliata di Vettel, Leclerc tratto in inganno dal compagno di squadra, Bottas che li passa all’esterno a doppia velocità, il monegasco che in curva 2 sperona Verstappen danneggiando l’ala anteriore e compromettendo la sua gara.

Nei primi 15 secondi di gara c’è in un certo senso il riassunto del dominio Mercedes di questi sei anni. Ma attenzione a delegittimare i successi della casa anglo-tedesca, con base a Stoccarda ma che lavora alla F1 a Brackley, in Inghilterra.

La celebrazione degli infallibili uomini in grigio

Nella gara di ieri è stata scritta una pagina di storia: con il titolo costruttori matematicamente conquistato e la certezza che il titolo piloti è diventato affare esclusivo di Hamilton e Bottas, Le Frecce d’Argento hanno archiviato sei doppi titoli iridati consecutivi: è la più lunga striscia vincente, battuta anche la Ferrari di Schumacher, Barrichello, Brawn, Todt e Luca Cordero Di Montezemolo, che dal 1999 al 2004 si fermò a “solo” 6 titoli costruttori e 5 titoli piloti di fila.

I motivi di questa striscia sono molteplici, ma alcuni sono proprio riassumibili nella gara del Giappone. Una Mercedes che nei primi anni era distruttiva in qualifica, nel corso dell’ultimo periodo ha dimostrato di fare un passo decisivo in avanti sul ritmo in gara. Se negli anni della lotta esclusivamente intestina per il mondiale tra Hamilton e Rosberg la power unit era troppo potente per la concorrenza, quando dal 2018 la Ferrari si è avvicinata in questo fattore, l’aerodinamica e la gestione delle gomme hanno fatto la differenza. Un vero e proprio dominio nell’epoca del turbo-ibrido, inaugurata nel 2014 e che ha visto solo trionfi in grigio.

Tutti i numeri del dominio Mercedes

ANNOVITTORIEPOLE POSITIONGIRI VELOCI
2014161812
2015161813
201619209
201712159
2018111210
2019*1287
Totale (117 GP)869160

 

Ma la sensazione che rimane aldilà dei numeri imponenti è la capacità del Team a tre punte di mantenere la calma (salvo rarissime eccezioni), di fare le scelte strategiche al meglio e avere un’affidabilità estrema da parte di tutti i componenti tecnici. In questo, oltre ai meriti evidenti di Lewis Hamilton, Nico Rosberg e Valtteri Bottas in pista, è fondamentale rimarcare il lavoro dietro le quinte e al muretto del Team Principal, Toto Wolff, e del direttore tecnico, James Allison. Da non dimenticare infine il ruolo di consulente fatto da Niki Lauda, a cui Wolff ha dedicato la vittoria di ieri.

I rimpianti Ferrari

E proprio negli ultimi punti di forza descritti che si possono insinuare i rimpianti della Ferrari, maggiore competitor della Mercedes in questi anni. Perché se la superiorità tecnica è stata per larghi tratti schiacciante (come dal 2014 al 2016), nei momenti in cui c’è stato più equilibrio a livello prestazionale la differenza è stata fatta dagli uomini, al volante della vettura e nel “tavolino” delle strategie. È superfluo ricordare gli errori di questi anni, basta dare un’occhiata alla gara di ieri, con Vettel che nell’ultimo anno e mezzo è stato autore di errori pesanti e Charles Leclerc che, al suo primo anno di Ferrari, ha fatto vedere un talento fuori dal comune ma che ha ancora margini di miglioramento.

Completano il quadro gli errori di strategia (le qualifiche di Monaco sono l’esempio più emblematico in questo senso) ed una leadership che, complice l’improvvisa scomparsa di Sergio Marchionne, stenta a formarsi. 

Dall’anno prossimo, ma soprattutto dal 2021 – anno di profondi cambiamenti a livello tecnico – la missione è chiara: compattarsi come squadra e prepararsi meticolosamente, in fabbrica come in pista. Sono aspetti che esistono da sempre in Formula 1, ma la Mercedes in quest’ultimo periodo storico ha alzato notevolmente l’asticella.

Photo Credits: F1 Official Facebook Page

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L’ottava meraviglia di Marc Marquez, il cannibale del motomondiale

Con il titolo mondiale numero 8, il sesto in MotoGP, il Cabroncito è sempre più lanciato a riscrivere per intero il libro dei record.

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Ci perdonerà il lettore, ma in questo articolo ci saranno dei numeri, per antonomasia freddi e forse noiosi, ma pur sempre indicativi. Perché i numeri di Marc Marquez sono una delle cose più sbalorditive di questo campionissimo, destinato a diventare leggenda.

Sia i numeri della stagione che quelli all time sono incredibili. Nel 2019 lo spagnolo ha fatto un solo errore da matita blu, quando ha buttato alle ortiche la vittoria ad Austin, ad aprile. Nelle restanti 14 gare ha totalizzato la bellezza di 325 punti, 9 vittorie, 9 pole e 10 giri più veloci, ma soprattutto il dato che se non ha vinto, ha fatto al massimo secondo. Insomma, ha lasciato le briciole agli avversari. Ed è questo fattore che ha reso la vittoria di oggi ancora più inquietante per gli avversari.

Infatti lo spagnolo proveniva probabilmente dal weekend più difficile della stagione in Thailandia, con il brutto highside nelle FP1 che l’hanno costretto ad un accertamento in clinica mobile. Con la scivolata in qualifica, si pensava che potesse gestire con un po’ più di giudizio il primo match point a disposizione. Invece l’idea di gestire una gara che poteva anche non vincere per Marquez probabilmente non gli è passata per la testa: voleva celebrare l’ottavo titolo con una vittoria e così ha fatto, rischiando il tutto per tutto all’inseguimento di Fabio Quartararo per poi superarlo nell’ultimo giro. Un vero e proprio “cannibale”, soprannome cucito dalla storia per Eddy Merckx.

E davvero il fenomeno di Cervera potrebbe diventare il Merckx del motociclismo, vista l’età ed i numeri che ha in MotoGP. A 26 anni e 231 giorni ha conquistato nel Motomondiale 79 vittorie, 130 podi e 89 pole. È stato il più giovane ad ottenere otto titoli mondiali – il precedente record apperteneva a Giacomo Agostini, 29 anni e 25 giorni – e soprattutto in classe regina ha vinto il 17% dei Gran Premi disputatisi dalla nascita della categoria (2002).

Un dominio in tutto e per tutto: destinato a superare a breve la leggenda del presente (Valentino Rossi) con la pazza idea di avvicinare proprio quella del passato, Agostini, a quota 15 mondiali. Non è scontato, non sarà facile, anzi. Probabilmente non è un reale obiettivo, vista la grande distanza temporale tra i due, ma di certo non perderà la motivazione: dietro di lui sta emergendo a grandissimi passi Fabio Quartararo, forse l’unico che sembra avere il “manico” giusto per poterlo combattere.

Ma questo domani è ritardato, ancora per molto tempo: la corsa alla storia continua.

Photo Credits: motogp.com

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Il ruggito di Vettel, l’arroganza di Leclerc: a Singapore un nodo da sciogliere per il futuro

La vittoria di Marina Bay restituisce un team Ferrari mai così forte quest’anno (ma anche un po’ più diviso)

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All’indomani del tripudio di Monza, due settimane fa, la Ferrari aveva visto passare in testa alle gerarchie Charles Leclerc, quantomeno per i risultati in pista. Ma il Gran Premio di Singapore, culminato con la sorprendente vittoria (con doppietta) da parte di Maranello, ha fornito tanti elementi per valutare la gestione dei piloti. Il lavoro per Mattia Binotto, sotto questo aspetto, è ancora molto lungo.

Aggiornamenti determinanti come mai prima d’ora

Un excursus la merita la vittoria di squadra della Ferrari, con una doppietta che mancava da due anni. Le vittorie di Spa e Monza, vista la power unit rossa superiore a quella Mercedes quest’anno, erano un obiettivo concreto per salvare una stagione a limiti del fallimentare per la prima metà. Il trionfo di Vettel in un circuito molto diverso come quello della città-stato asiatica è stato in questo senso, piuttosto inaspettato: al netto delle strategie e delle Safety Car, la Ferrari è apparsa molto più stabile e performante nelle curve a medio-bassa percorrenza. Merito degli aggiornamenti portati da Maranello alla parte anteriore, soprattutto al musetto. Così la SF90 ha potuto archiviare la terza vittoria consecutiva, che mancava addirittura dalla primavera del 2008 (filotto di 4 vittorie in Malesia-Bahrain-Spagna-Turchia con Massa e Raikkonen).

Vettel ritrovato, dopo 392 giorni

L’immagine più bella è l’ultima, con Seb sul podio con occhi lucidi durante l’inno prima tedesco poi italiano. Ci sono vittorie che valgono più di altre in una carriera, e se possibile questa vale ancora di più. L’ultima vittoria, targata Spa 2018, sembrava lontanissima: non tanto per la distanza temporale (392 giorni, 23 gare fa), quanto per la mole di errori in pista e critiche fuori che ne avevano minato la fiducia in se stesso. La gara di Monza forse è stata la spallata peggiore, con il giovane compagno di squadra in trionfo a Monza e idolatrato dai tifosi, mentre lui nelle retrovie con il grave testacoda alla Ascari. Il tutto dopo l’incomprensione al sabato, in cui Leclerc non gli ha dato la scia per il giro di qualifica. 

Seb domenica è stato autore di una gara perfetta, bravo nell’undercut e solido mentalmente durante le due ore di gara e le tre Safety Car. Proprio nella gestione sotto pressione, tallone d’Achille nell’ultimo periodo, è stato esemplare, per una vittoria che serviva come il pane per ritrovare il sorriso e la consapevolezza che un quattro volta campione del mondo deve avere.

I team radio di Leclerc, un ragazzo che vuole tutto e subito

Dall’altra parte del box, il predestinato diventato realtà a Monza che, dopo due vittorie e la pole al sabato – conquistata con un giro pazzesco – si era fatto ingolosire dalla terza vittoria di fila, come pochi nella storia del Cavallino Rampante. Ma la strategia della Ferrari di far fermare un giro prima Vettel non ha premiato il monegasco che, per tutta la restante parte del GP, ha continuamente chiesto spiegazioni in radio al muretto, chiedendo anche di poter attaccare con la promessa che “non avrebbe fatto danni”. Proprio le conversazioni alla bandiera a scacchi sono state indicative, con Binotto intervenuto in prima persona e calmare Charles dicendogli “Vai sul podio, sii felice e sorridi. Dopo parliamo”. Nelle parole del post-gara, pur spiegando le strategie della squadra ed essere contento della vittoria di Vettel, non è sembrato credere molto alle parole che diceva “a freddo”. Segni di irrequietezza che sono nella stimmate di un campione sì, ma che deve crescere ancora molto sotto questo aspetto: non tutto può venire tutto e subito, e la squadra viene prima del singolo.

Le strategie del muretto: determinanti e chiare

In ultima analisi occorre ragionare sul pomo della discordia tra i piloti, ovvero la strategia del muretto. In una gara lunga, nervosa e imprevedibile come quella di Singapore spesso sono le scelte degli ingegneri a fare la differenza. La decisione di fermarsi prima e di fermare prima Vettel è stata azzeccata, sia per difendersi da Verstappen, sia per attaccare Hamilton. Il rientro in pista in una zona senza piloti di metà classificia ha consentito alle Rosse di guadagnare sull’inglese, che nel momento clou di spingere al massimo ha subìto il crollo delle gomme. In più la vittoria “data” a Seb, nonostante fosse stato Leclerc a partire in pole, è stata fondamentale per ritrovare a pieno un Vettel che nella sua testa non si sente ancora affatto un secondo pilota.

Queste ultime gare (Sochi in primis) potrebbero essere importanti per questo motivo: con le classifiche piloti e costruttori ormai compromesse, in casa Ferrari potrebbe decidersi la prima guida della stagione 2020. 

Photo Credits: Scuderia Ferrari Official Facebook Page

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A Marquez il presente, a Quartararo il futuro

Nell’ultimo palpitante giro di Misano la sfida tra presente e futuro della MotoGP

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Ultimo giro del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. Fabio Quartararo davanti a Marc Marquez: il primo vicinissimo alla prima vittoria in carriera in MotoGP, il secondo pronto a mettere il sigillo al suo sesto titolo mondiale nella classe regina. Obiettivi molto diversi, per ora.

Il duello si è risolto in favore del Cabroncito, con un sorpasso da manuale alla staccata della Quercia: lo spagnolo, dopo due sconfitte brucianti all’ultimo giro in Austria e Gran Bretagna, non voleva perdere ancora una volta al fotofinish. Inoltre, il qui pro quo di sabato in qualifica è stato uno stimolo in più (come ha affermato nell’intervista dopo-gara) per vincere a casa Rossi.

Marquez ha fatto valere la maggior esperienza a questi livelli, e nonostante non avesse il passo gara dell’avversario, è riuscito a rimanere attaccato, lo ha studiato per un’intera gara prima di sferrare l’attacco decisivo. Una risposta per le rime da parte di Quartararo non è stata sufficiente.

Ma è solo un altro tassello nella costruzione di un campione: venerdì, intervistato da Guido Meda per Sky Sport, lo stesso Valentino Rossi ha dichiarato che “è una bella bega: ha un talento fuori dal comune. Nessuno si aspettava che potesse andare così veloce”. La gara di oggi ha ricordato quella di Charles Leclerc in Austria quando, dopo una gara solida, all’ultimo giro gli è stata negata la vittoria dalla manovra di forza di Max Verstappen. “È questione di tempo, la vittoria arriverà”. Ed effettivamente abbiamo visto l’esplosione del monegasco, chiamato non a caso “predestinato”. Parallelamente anche Fabio Quartararo è destinato ad un futuro simile.

A fine gara Giacomo Agostini, un’altra leggenda di questo sport, ha detto che prima della fine della stagione, El Diablo conquisterà una vittoria. Non sarà facile, ma è questione di tempo per la prima vittoria. Tra qualche anno, all’ultimo giro di un Gran Premio, Marc Marquez e Fabio Quartararo potrebbero contendersi non una semplice vittoria, ma un Campionato del Mondo. La sfida tra presente e futuro della MotoGP è appena cominciata.

Credits Photo: motogp.com

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Nel Gran Premio d’Italia il definitivo passaggio di consegne in casa Ferrari

Nel tripudio dell’Autodromo di Monza la dimostrazione che Leclerc da “predestinato” è già diventato “caposquadra”

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Passato in archivio il Gran Premio di Monza, la Ferrari è tornata a festeggiare in casa propria dopo 9 anni, quando Fernando Alonso nel 2010 tenne la posizione in uscita dai box su Button e si involò per una festa sul podio a fare da cameraman alla marea rossa. E domenica quella stessa marea ha celebrato definitivamente Charles Leclerc, alla seconda vittoria in carriera, a soli 8 giorni dalla prima.

La festa sul podio di Monza (© F1 Pagina Ufficiale Facebook)

Ed una “celebrazione”, è probabile che possa avvenire anche dentro il box Ferrari, perché per il secondo anno di fila, il weekend brianzolo ha riservato sorprese all’interno delle gerarchie della Casa di Maranello.

Se l’anno scorso teneva banco l’addio di Raikkonen (e di conseguenza l’arrivo di Leclerc), con ordini di scuderia che in partenza non sarebbero stati rispettati in pieno da parte del finlandese (cosa mai completamente chiarita), quest’anno il misunderstanding è avvenuto al sabato.

In Q3, dopo che Vettel aveva dato la scia a Leclerc le parti si dovevano invertire nella fila (quasi da tangenziale) dell’ultimo tentativo. Il monegasco ha indugiato nel giro di lancio e così Seb non è riuscito a passare in tempo sotto la linea del traguardo per poter fare il giro veloce. Il tedesco non ha nascosto la sua contrarietà al termine delle qualifiche.

Ma questa rabbia non si è tramutata in una gara coraggiosa, anzi: dopo aver perso al via la posizione dalla Renault di Hulkenberg (poi riconquistata il giro successivo), il patatrac al sesto giro in mezzo alla variante Ascari, con il tentativo scellerato di rientrare in pista mentre passava Stroll. 

Dall’altra parte, in testa, Leclerc è stato autore della gara che tutti abbiamo visto: ha tenuto a bada le Mercedes per 53 giri di fila, con Hamilton in zona DRS per più di metà gara e con il tentativo di undercut fallito per poco (bravi nell’occasione anche il muretto e i meccanici in rosso). Una prova di piede (nel ruota a ruota con Hamilton), testa e soprattutto nervi. Una gara simile a quella di Vettel in Canada, senza la discussa sanzione finale. Una vittoria che avrebbe potuto sbloccare il 4 volte campione del mondo che da Hockenheim 2018 commette errori pesantissimi.

Nel trionfo di domenica (prima “vera” vittoria per Charles vista la dedica di Spa ad Antoine Hubert) c’è la sensazione che l’apprendistato in un Top Team sia agli sgoccioli, per un quasi 22enne che da “predestinato” è diventato primo pilota della Ferrari.

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Il primo (mezzo) sorriso di Charles Leclerc e della Ferrari nel giorno più brutto

A meno di 24h dalla scomparsa di Anthoine Hubert, il monegasco conquista la sua prima vittoria in Formula 1 dopo una gara che ha visto una Ferrari lucida su tutti i fronti

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“Da un lato, un sogno da quando ero bambino che si è stato realizzato. Dall’altro lato, è stato un fine settimana molto difficile da ieri. Prima di tutto abbiamo perso un amico. È molto difficile in queste situazioni, quindi vorrei dedicare la mia prima vittoria a lui.

Siamo cresciuti insieme. La mia prima gara in assoluto, l’ho fatta con Anthoine quando eravamo più giovani, c’erano Esteban [Ocon] e Pierre [Gasly]. È solo un peccato quello che è successo ieri, quindi non posso godermi appieno la mia prima vittoria, ma sarà sicuramente un ricordo che terrò per sempre”.

Queste le parole di Charles Leclerc appena sceso dalla sua Ferrari: ha appena vinto il suo primo Gran Premio di Formula 1, il terzo più giovane della storia, ma non è la “prima volta” che avrebbe voluto. 

Inevitabile la dedica ad Anthoine Hubert, in un weekend che doveva essere una festa per il ritorno della F1 dopo la pausa estiva, ma che si è trasformato in una tragedia nella gara di Formula 2 di sabato pomeriggio. Il minuto di silenzio prima e i modesti festeggiamenti dopo la gara sono stati emblematici dei sentimenti dell’intero circus, ma per Charles Anthoine era qualcosa di più. Un amico con cui aveva cominciato la carriera, alla ricerca di un sogno che li accomunava. Ovviamente il sogno era quello di vincere in Formula 1, e segno del destino proprio oggi Charles lo ha avverato, mentre Hubert non lo potrà mai realizzare.

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I can't believe it. Rest in peace.

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Ed ecco che il primissimo pensiero è stato per lui. Ci era andato vicinissimo in Bahrain (tradito dalla Power Unit) e in Austria (duello all’ultimo sangue con il rimontante Verstappen) e anche questa volta c’è stato un momento in cui sembrava non farcela, con Hamilton che negli ultimi giri si è avvicinato pericolosamente. Ma stavolta no, stavolta toccava a Leclerc, ed il destino beffardo ha voluto così.

Ma c’è da dire che questa prima vittoria stagionale per la Ferrari è stata meritata per Maranello, che per la prima volta in questa stagione è stata perfetta in ogni uomo e ruolo. Leclerc ha finalizzato un lavoro ottimo di muretto (con una strategia che prevedeva il “sacrificio” di Sebastian Vettel, calcoli poi riusciti), meccanici (con pit stop veloci) e lo stesso Seb che, dopo essere rientrato in anticipo, si è messo a completa disposizione della squadra, “stoppando” Hamilton con le gomme finite per 4 giri, un’azione che si è rivelata fondamentale a fine gara.  

Insomma, la vittoria che serviva a tutto l’ambiente Ferrari, seppur attutita nella memoria di Hubert. A sette giorni dalla marea rossa di Monza, dove il tifo Ferrari darà un’ulteriore spinta a Vettel e Leclerc, con l’obiettivo di trovare una vittoria in casa che manca dal 2010 e di rimettere in sesto una stagione fino a ieri del tutto fallimentare.

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Cronaca

Formula 2: a Spa-Francorchamps muore Anthoine Hubert

Il pilota francese, 22enne, non è sopravvissuto ad un terribile incidente avvenuto nel secondo giro della gara.

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Tragedia a Spa-Francorchamps. Questo pomeriggio, a seguito di un gravissimo incidente durante la gara di Formula 2, è morto Anthoine Hubert, pilota francese di 22 anni.

L’incidente è avvenuto al secondo giro di Gara 1 della serie cadetta della Formula 1, andato in scena pochi minuti dopo le qualifiche della categoria maggiore. La dinamica, ripresa solamente da telecamere amatoriali nei primi momenti, è stata chiarita dopo molti replay: in uscita da curva 4 (la curva Radillon), Giuliano Alesi ha è andato in testacoda e Hubert, che lo seguiva, per non tamponarlo è scartato bruscamente verso destra, andando a sbattere contro le barriere di protezione. Tornato però in pista dopo l’urto, è stato centrato in pieno dallo statunitense Juan Manuel Correa, causando la distruzione di entrambe le vetture, la bandiera rossa e poco dopo l’annullamento della gara.

Intuita immediatamente la gravità della situazione, i soccorsi si sono precipitati sul luogo dell’incidente, ma non c’è stato niente da fare. Secondo il comunicato emesso dalla FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile), il pilota della BWT Arden è morto alle 18:35, mentre Correa è stato portato all’ospedale di Liegi cosciente, ma con la possibile rottura dei piedi.

Questo il comunicato della FIA :

Statement: Incident during FIA Formula 2 Feature Race, Spa Francorchamps

The Federation Internationale de l’Automobile (FIA) regrets to advise that a serious incident involving cars #12, #19 and #20 occurred at 17:07 on 31/08/19 as a part of the FIA Formula 2 Feature Race at Spa-Francorchamps, round 17 of the season.

The scene was immediately attended by emergency and medical crews, and all drivers were taken to the medical centre.

As a result of the incident, the FIA regrets to inform that the driver of car #19, Anthoine Hubert (FRA), succumbed to his injuries, and passed away at 18:35.

The driver of car #12, Juan-Manuel Correa (USA), is in a stable condition and is being treated at the CHU Liège hospital. More information on his condition will be provided when it becomes available.

The driver of car #20 Giuliano Alesi (FRA) was checked and declared fit at the medical centre.

The FIA is providing support to the event organisers and the relevant authorities, and has commenced an investigation into the incident.

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Motori

In Austria il capolavoro di Andrea Dovizioso, l’unica kryptonite di Marquez

Nella rivincita di due anni fa il risultato non è cambiato: il forlivese è lo spauracchio dello spagnolo nel corpo a corpo dell’ultimo giro

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Un capolavoro. Un Gran Premio tirato come non mai quest’anno in MotoGP, ci riconsegna i picchi massimi che può regalare solo questo sport: i sorpassi, i controsorpassi, le derapate e le staccate “a vita persa” negli ultimi giri e nelle ultime curve, alla ricerca di vittorie che hanno sempre un sapore speciale.

Tra queste possiamo collocare il successo di ieri di Andrea Dovizioso, autore di un sorpasso magistrale all’ultima curva su Marc Marquezche è ha ricordato l’epilogo del 2017 in cui Dovi ha incrociato in uscita per rispondere all’attacco del Cabroncito, sempre all’ultima curva del Red Bull Ring.

Il paragone tra l’ultima curva del 2017 e quella del 2019 (Credits: MotoGp Official Twitter Page)

E questa vittoria, la 14° in MotoGP, potrebbe tranquillamente esse inserita come una delle più belle per il ducatista. Vuoi perché Marquez nelle ultime settimane sembrava imbattibile, vuoi perché alcune prestazioni della Desmosedici non erano state all’altezza (come ad Assen e al Sachsenring). Insomma, il binomio Honda-Marquez era pronto a conquistare anche l’Austria, che da quando è tornata nel calendario del motomondiale è stata sempre terreno fertile di vittorie Ducati, con i successi di Iannone, Dovizioso e Lorenzo.

Fin dalle libere lo spagnolo aveva fatto vedere un passo invidiabile, con tanto di pole position al sabato. Appena spenti i semafori però, Dovizioso ha risposto colpo su colpo a qualsiasi accelerazione del fenomeno di Cervera, in un corpo a corpo che si era capito si sarebbe risolto all’ultimo giro. E per la quinta volta su 6, il forlivese ne è uscito vincitore con un sorpasso pieno di cattiveria, istinto e pazzia, aggiungendo particolarità: in tutti i duelli finiti al fotofinish tra i due, questa è la prima volta che chi era dietro all’ultima curva è riuscito a spuntarla.

Si conclude con un trionfo un weekend non semplice per Andrea, visti i rumours di paddock che vedevano un incontro tra Lorenzo e Dall’Igna per un ritorno di Jorge a Borgo Panigale. Ma alla fine le voci più belle sono quelle proprio del Dovi – “la vittoria più bella della carriera” – e di Valentino Rossi, che sanno di stima, ammirazione e consacrazione:

Secondo me è un campione, perché ha vinto tante gare, anche in MotoGP. Gli manca il mondiale in MotoGP, però negli ultimi anni è sempre riuscito a lottare con Marquez. Dovizioso è un grande.

Valentino Rossi su Andrea Dovizioso

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F1, il post-Hockenheim: la maturità di Verstappen, il ritorno di Vettel, l’umanità di Hamilton

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Al termine di un’ora e 44 minuti di follia in una giornata autunnale tedesca, il Gran Premio di Hockenheim consegna ai tifosi e agli addetti ai lavori temi di discussione che potrebbero durare settimane.

“Formula Noia”? Macché

Il primo tema è quello che riguarda tutti gli appassionati, sulle sensazioni finali: possiamo parlare senza troppi giri di parole di una gara tra le più imprevedibili della storia della Formula 1, con colpi di scena fino all’ultima curva. Dopo le ultime tre gare ci vuole coraggio a definirla “Formula Noia”: in Austria la lotta fino all’ultimo giro tra i due talenti del presente e del futuro, a Silverstone battaglie all’ultimo sangue con manovre al limite ma corrette. Infine Hockenheim, con l’imprevedibilità della pioggia (caduta all’inizio e a metà gara), gli errori, le Safety Car (ben 4 più 2 Virtual) e anche la favola del piccolo team sul podio, con la Toro Rosso di Danil Kvyat e il primo punto della Williams. Gli highlights proposti in basso sono della durata di 7 minuti e mezzo, ma forse non ne sarebbero bastati 15.

Highlights completi Gran Premio di Germania (F1 Official Youtube Page)

Verstappen e la maturità raggiunta, a differenza di Leclerc

Il primo spazio “personale” è da dedicare al vincitore, Max Verstappen. Nella gara degli errori non è stato il migliore (con un’altra bruttissima partenza e un pizzico di fortuna in quel 360° a metà gara), ma una volta presa la testa non l’ha più lasciata, guidando con autorità e giudizio fino alla bandiera a scacchi. Settima vittoria in carriera, la seconda negli ultimi 3 GP, ma soprattutto quella sensazione che abbia messo definitivamente alle spalle i “bollenti spiriti” dei suoi primi anni in Formula 1: a 22 anni ha probabilmente ultimato il processo di maturazione. Discorso diverso per Charles Leclerc, che ieri ha fatto vedere una volta di più come il manico c’è eccome, ma manca l’esperienza che non ti possono dare solamente 30 gare in questa categoria – non a caso Verstappen è alla sua quarta stagione nonostante la giovane età. Sono errori che ci stanno nel processo di crescita del monegasco, la prima vittoria è sfuggita un’altra volta ma non tarderà ad arrivare.

La rimonta di Vettel: ha chiuso il suo “annus horribilis”?

E così quest’anno un’altra Ferrari è andata a muro ad Hockenheim. Proprio qui dove 365 giorni fa aveva iniziato il suo ciclo negativo (con il Mondiale sfuggito di mano accumulando gli errori di Monza, Austin e Suzuka), Sebastian Vettel conclude al secondo posto una gara tra le più belle della sua carriera. Detto ad un 4 volte campione del mondo può suonare strano, ma il tedesco è stato l’unico a non fare errori pesanti, al contrario dei suoi diretti rivali. Nonostante un ritmo non superlativo sul bagnato, è stato attento e sull’asciutto ha messo in pista tutto il potenziale di cui disponeva questo weekend la Rossa, non sfruttato nel disastroso sabato di qualifiche.

A Seb serviva una gara di questo genere come il pane e dire che la rimonta dal 20° posto al secondo sa di vittoria non è avventato, anche alla luce del mancato trionfo del Canada. Adesso è necessaria una vittoria completa, vera, anche per far tornare alto il morale nella scuderia, che non è riuscita a cogliere le poche occasioni concesse dalla Mercedes.

Anche Hamilton può sbagliare

Chi esce ridimensionato dal weekend tedesco sono proprio le Frecce d’Argento, nella gara delle ricorrenze (i 200 Gran Premi della scuderia ed i 125 anni nel motorport) ed in particolare Lewis Hamilton. L’inglese non ha minato la rincorsa verso il sesto titolo mondiale (grazie anche al sanguinoso errore di Bottas) ma ha commesso più errori in una gara che nelle 10 precedenti messe insieme, andando in tilt sulla pista umida con le gomme slick. È davvero raro vedere The Hammer buttare via una gara mentre si trova al comando, le difficili condizioni fisiche tra mal di gola e febbre sono solo giustificazioni parziali.

Accuserà il colpo tra 7 giorni a Budapest? La Ferrari riuscirà a vincere il primo Gran Premio stagionale? Verstappen continuerà nel suo ottimo periodo di forma? Per fortuna lo scopriremo già dal prossimo weekend, con una certezza: non è più la “Formula Noia”.

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La crisi di Valentino Rossi: difficoltà tecniche che possono portare al ritiro?

Un ottavo posto ieri dopo tre ritiri consecutivi, un compagno di box competitivo, 40 anni sulla carta d’identità: il Dottore sta attraversando un buio passeggero o è avviato sul viale del tramonto?

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In questo weekend non sono andato abbastanza forte. In queste gare abbiamo sofferto davvero tanto, non mi trovo bene con la moto e non sono veloce quanto vogliamo“, queste sono le parole di Valentino Rossi al termine della gara di ieri, in cui il Dottore ha raccolto un anonimo ottavo posto.

Non era il risultato atteso, dopo tre ritiri consecutivi (tra Mugello, Barcellona e Assen). Davanti a lui tre moto diverse (Honda, Ducati e Suzuki) ma soprattutto il compagno di squadra, Maverick Vinales, che dopo la vittoria di 7 giorni fa in Olanda ha archiviato un altro podio alle spalle di Marquez.

Ma forse il numero più emblematico è rappresentato dalla tabella in basso: in 20 anni di MotoGP, Rossi non ha mai conquistato così pochi punti nelle prime 9 gare. Un bottino peggiore anche rispetto a quello del 2010, in cui ha saltato 4 gare a causa della brutta caduta del Mugello.

STAGIONEMOTOBOTTINO DOPO 9 GARE
2000*Honda92
2001*Honda170
2002Honda220
2003Honda187
2004Yamaha164
2005Yamaha211
2006Yamaha118
2007Yamaha164
2008Yamaha167
2009Yamaha 176
2010**Yamaha 90
2011Ducati98
2012Ducati82
2013Yamaha 125
2014Yamaha 121
2015Yamaha 179
2016Yamaha 109
2017Yamaha 119
2018Yamaha 119
2019Yamaha 80

* 2000 e 2001 categoria “500”

** nel 2010 ha disputato solo 5 gare a causa della caduta al Mugello

In più tanti altri brutti segnali: poche apparizioni in Q2, partenze spesso dalla quarta fila in poi, due cadute in gara causate da suoi errori più la carambola innescata da Jorge Lorenzo al Montmelò.

E con i suoi 40 anni e mezzo sul groppone, l’atroce dubbio si istilla anche tra i tifosi gialli più accaniti: è giunto il momento di ritirarsi?

La risposta migliore la dà proprio Rossi: “Chiudere adesso? Non mi piace non vincere, ma mi è capitato in passato. Potrei anche fermarmi qui con il numero di successi in carriera, di certo non ho perso la motivazione e non voglio mollare, ho sempre la stessa voglia di arrivare alle gare. È normale che tutti facciano riferimento alla mia età, me lo chiedo anche io, me lo chiedevo anche dieci anni fa se ero vecchio devo sapere io che sensazioni ho, certo che se continuo ad avere problemi dovrò valutare. Già in passato mi ero chiesto se lasciare da vincente, ma ho deciso di continuare. Contano i risultati, non altro, ma se penso che l’anno scorso sono stato più veloce di 20 secondi penso che la ragione dei problemi sia qualcos’altro”

Quindi niente problemi di età, ma una seria riflessione sul futuro tecnico rimane: nella speranza che la pausa estiva della MotoGP possa essere utile. Una prima risposta l’avremo solo il 4 agosto a Brno, in Repubblica Ceca.

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Rimandato il primo urrà di Leclerc e della Ferrari: vittoria confermata a Verstappen

Così come in Canada, un’altra sentenza ha tolto la vittoria alla Ferrari

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Un altro finale lunghissimo che non sorride alla Ferrari. Dopo le decisioni che hanno fatto discutere nel post gara di Montreal (con polemiche e rinvii a giudizio protratti per 10 giorni), un altro Gran Premio dal sapore amaro per la Rossa.

E l’amarezza si è vista nel viso di Leclerc prima sul podio, poi quando ha abbandonato il circuito, non appena gli è stato comunicato che per il contatto con Verstappen che ha deciso la gara, non è stata comminata alcuna penalità per l’olandese. 

Rimandata quindi la prima vittoria in carriera del monegasco e la prima gioia in questa stagione per la Ferrari, nella gara in cui le Mercedes hanno davvero faticato, chiudendo la striscia di 8 vittorie consecutive in questo 2019.

Infatti, dopo ciò che è avvenuto al 69° giro, i commissari hanno chiamato i due protagonisti per chiarire i fatti. Da lì una lunga e snervante attesa prima della decisione definitiva, alle 19:46, ben tre ore dopo la fine della gara: “no further action” per Verstappen, che quindi ha ufficialmente vinto il 32° Gran Premio d’Austria.

Il documento della decisione degli stewards: vittoria per Max Verstappen

Come riporta il documento qui in alto, nella curva “non c’era spazio per entrambe le vetture” e così il contatto tra l’olandese e Charles è stato considerato un’indicente di gara.

Sicuramente una scelta che farà ancora discutere: sia perché a malapena si erano placate le polemiche dopo Montreal, quando Vettel è stato penalizzato di 5 secondi per essere rientrato in maniera “pericolosa” davanti a Hamilton, sia perché il precedente del 2016, nella stessa pista e nella stessa curva, tra Hamilton e Rosberg, ha visto allora il pilota tedesco essere stato penalizzato per 10 secondi dalla commissione gara. Un episodio simile, che rischia di rinvigorire il dibattito recente sul “due pesi due misure” da parte della FIA nel giudicare gli incidenti di gara.

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