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Cultura

La propaganda ha sempre una data di scadenza: a conferma…

Due vicende molto significative: in Italia viene smontato (dagli stessi Pm) il caso dei presunti fondi illeciti alla Lega; e in Ucraina un consigliere di Zelensky smentisce la narrazione ufficiale e viene costretto a dimettersi

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Da www.romait.it

La propaganda, a quanto pare, ha le gambe corte anche quando è “buona”. Questo, se non altro, è quanto sembra suggerire l’attualità, con due vicende tra loro diversissime ma con un comune denominatore. Entrambe, infatti, in qualche modo chiamano in causa la Russia “cattiva”: che però, al dunque, almeno in queste circostanze non è poi così brutta come la si dipinge.

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Il “Russiagate alla cassoeula”

La prima di queste vicende è il cosiddetto “caso Metropol”, anche noto come “Russiagate alla cassoeula”. Ovvero l’indagine della Procura di Milano (che prende il nome da un hotel moscovita) sui presunti finanziamenti illeciti del Cremlino alla Lega. Presunti, appunto, perché dopo tre anni e mezzo di accertamenti gli stessi Pm meneghini, come riferisce l’ANSA, hanno chiesto infine l’archiviazione dell’inchiesta.

Il fascicolo, ricostruisce Sky TG24, concerneva una fantomatica trattativa per una compravendita di petrolio russo destinata a portare nelle casse del Carroccio 65 milioni di dollari. Di cui però, semplicemente, non c’è traccia, con buona pace dei fiumi di inchiostro versati dalla maggior parte della stampa nostrana. Non a caso il segretario leghista Matteo Salvini, secondo un’indiscrezione riportata dall’Adnkronos, ha commentato che «il tempo è sempre galantuomo».

La propaganda ha le gambe corte

Ciò vale a maggior ragione per l’altro fronte, inteso in senso letterale perché è quello della guerra in Ucraina. Riguardo alla quale i media insistono da giorni sulla tragedia di Dnipro, dove un missile ha colpito un palazzo residenziale causando la morte di almeno 45 persone.

Il Governo di Kiev ha subito puntato l’indice contro Mosca, salvo essere clamorosamente smentito da Oleksij Arestovyč, un fedelissimo dello stesso Presidente Volodymyr Zelensky. Il quale, scrive Il Tempo, non ha escluso che ad abbattersi sul condominio siano stati i detriti di un razzo della contraerea ucraina. Non sarebbe nemmeno la prima volta, se si pensa che a novembre, come notava Avvenire, un analogo frammento cadde sul territorio polacco facendo due vittime.

La differenza è che in quest’occasione, come rileva Il Manifesto, il consigliere dell’Ufficio Presidenziale kievita dapprima ha ritrattato, poi ha rassegnato le proprie dimissioni. E lo ha fatto, aggiunge l’Agenzia Nova, mediante un post Facebook in cui attribuiva il suo passo indietro a «un errore di principio». Perifrasi che molto probabilmente è la nuova definizione di verità – che notoriamente fa male, soprattutto in presenza di una narrazione ufficiale.

Per fortuna, però, la propaganda è un po’ come gli alimenti: può essere a lunga conservazione, ma ha sempre una data di scadenza. Oltrepassata la quale si può star certi che la realtà si prenderà puntualmente e inesorabilmente la sua rivincita.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.