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Il ruggito di Vettel, l’arroganza di Leclerc: a Singapore un nodo da sciogliere per il futuro

La vittoria di Marina Bay restituisce un team Ferrari mai così forte quest’anno (ma anche un po’ più diviso)

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All’indomani del tripudio di Monza, due settimane fa, la Ferrari aveva visto passare in testa alle gerarchie Charles Leclerc, quantomeno per i risultati in pista. Ma il Gran Premio di Singapore, culminato con la sorprendente vittoria (con doppietta) da parte di Maranello, ha fornito tanti elementi per valutare la gestione dei piloti. Il lavoro per Mattia Binotto, sotto questo aspetto, è ancora molto lungo.

Aggiornamenti determinanti come mai prima d’ora

Un excursus la merita la vittoria di squadra della Ferrari, con una doppietta che mancava da due anni. Le vittorie di Spa e Monza, vista la power unit rossa superiore a quella Mercedes quest’anno, erano un obiettivo concreto per salvare una stagione a limiti del fallimentare per la prima metà. Il trionfo di Vettel in un circuito molto diverso come quello della città-stato asiatica è stato in questo senso, piuttosto inaspettato: al netto delle strategie e delle Safety Car, la Ferrari è apparsa molto più stabile e performante nelle curve a medio-bassa percorrenza. Merito degli aggiornamenti portati da Maranello alla parte anteriore, soprattutto al musetto. Così la SF90 ha potuto archiviare la terza vittoria consecutiva, che mancava addirittura dalla primavera del 2008 (filotto di 4 vittorie in Malesia-Bahrain-Spagna-Turchia con Massa e Raikkonen).

Vettel ritrovato, dopo 392 giorni

L’immagine più bella è l’ultima, con Seb sul podio con occhi lucidi durante l’inno prima tedesco poi italiano. Ci sono vittorie che valgono più di altre in una carriera, e se possibile questa vale ancora di più. L’ultima vittoria, targata Spa 2018, sembrava lontanissima: non tanto per la distanza temporale (392 giorni, 23 gare fa), quanto per la mole di errori in pista e critiche fuori che ne avevano minato la fiducia in se stesso. La gara di Monza forse è stata la spallata peggiore, con il giovane compagno di squadra in trionfo a Monza e idolatrato dai tifosi, mentre lui nelle retrovie con il grave testacoda alla Ascari. Il tutto dopo l’incomprensione al sabato, in cui Leclerc non gli ha dato la scia per il giro di qualifica. 

Seb domenica è stato autore di una gara perfetta, bravo nell’undercut e solido mentalmente durante le due ore di gara e le tre Safety Car. Proprio nella gestione sotto pressione, tallone d’Achille nell’ultimo periodo, è stato esemplare, per una vittoria che serviva come il pane per ritrovare il sorriso e la consapevolezza che un quattro volta campione del mondo deve avere.

I team radio di Leclerc, un ragazzo che vuole tutto e subito

Dall’altra parte del box, il predestinato diventato realtà a Monza che, dopo due vittorie e la pole al sabato – conquistata con un giro pazzesco – si era fatto ingolosire dalla terza vittoria di fila, come pochi nella storia del Cavallino Rampante. Ma la strategia della Ferrari di far fermare un giro prima Vettel non ha premiato il monegasco che, per tutta la restante parte del GP, ha continuamente chiesto spiegazioni in radio al muretto, chiedendo anche di poter attaccare con la promessa che “non avrebbe fatto danni”. Proprio le conversazioni alla bandiera a scacchi sono state indicative, con Binotto intervenuto in prima persona e calmare Charles dicendogli “Vai sul podio, sii felice e sorridi. Dopo parliamo”. Nelle parole del post-gara, pur spiegando le strategie della squadra ed essere contento della vittoria di Vettel, non è sembrato credere molto alle parole che diceva “a freddo”. Segni di irrequietezza che sono nella stimmate di un campione sì, ma che deve crescere ancora molto sotto questo aspetto: non tutto può venire tutto e subito, e la squadra viene prima del singolo.

Le strategie del muretto: determinanti e chiare

In ultima analisi occorre ragionare sul pomo della discordia tra i piloti, ovvero la strategia del muretto. In una gara lunga, nervosa e imprevedibile come quella di Singapore spesso sono le scelte degli ingegneri a fare la differenza. La decisione di fermarsi prima e di fermare prima Vettel è stata azzeccata, sia per difendersi da Verstappen, sia per attaccare Hamilton. Il rientro in pista in una zona senza piloti di metà classificia ha consentito alle Rosse di guadagnare sull’inglese, che nel momento clou di spingere al massimo ha subìto il crollo delle gomme. In più la vittoria “data” a Seb, nonostante fosse stato Leclerc a partire in pole, è stata fondamentale per ritrovare a pieno un Vettel che nella sua testa non si sente ancora affatto un secondo pilota.

Queste ultime gare (Sochi in primis) potrebbero essere importanti per questo motivo: con le classifiche piloti e costruttori ormai compromesse, in casa Ferrari potrebbe decidersi la prima guida della stagione 2020. 

Photo Credits: Scuderia Ferrari Official Facebook Page