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Felice Gimondi, l’anti-Merckx che ha fatto sognare una generazione di italiani

La storia di Nuvola Rossa, uno dei grandi del ciclismo mondiale che ci ha lasciato da poco

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“Stavolta perdo io. Perdo prima di tutto un amico e poi l’avversario di una vita. Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l’un contro l’altro ma siamo diventati amici a fine carriera. L’avevo sentito due settimane fa così come capitava ogni tanto. Che dire, sono distrutto. Felice è stato prima di tutto un grande uomo, un grande campione, purtroppo ce lo hanno portato via. È una grande perdita per il ciclismo. Mi vengono in mente tutte le lotte che abbiamo fatto insieme… Un uomo come Gimondi non nasce tutti i giorni, con lui se ne va una fetta della mia vita. È stato tra i più grandi di sempre”.

Eddy Merckx su Felice Gimondi (fonte Ansa)

Parola del “Cannibale”, il più grande di tutti i tempi. Spesso nel mondo dello sport la grandezza di alcuni personaggi si costruisce in base alla grandezza (e alla riconoscenza) dei rispettivi avversari.

Felice Gimondi, spentosi ieri a seguito di un malore nel mare di Giardini Naxos, in Sicilia, può essere considerato uno dei grandissimi del ciclismo, italiano e non solo. Dopo Alfredo Binda negli anni ’20-’30, Coppi, Bartali e Magni negli anni pre e post Guerra, Gimondi è stato il campione che ha fatto appassionare migliaia di italiani a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Il palmarès parla chiaro, soprattutto una statistica lo fa rientrare nell’èlite del ciclismo: Gimondi è uno dei sette corridori ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri – insieme ad Anquetil, Merckx, Contador, Hinault, Nibali e Froome. Tra questi solo lui, il belga e Hinault hanno vinto anche il Mondiale.

Ma il bergamasco della Val Brembana, professionista dal 1965 al 1979, è stato un corridore completo, capace di vincere in salita, a cronometro e anche in volata. Ne sono una prova le vittorie nelle classiche monumento conquistate: una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e due Giri di Lombardia, per un totale di 118 vittorie tra i professionisti.

Tutto ciò negli anni contrassegnati dal dominio del rivale poi amico Eddy Merckx. Il Cannibale ha avuto in Gimondi il suo principale avversario per gran parte della carriera. E se possibile, sono ancora più belle le vittorie sul belga, come il Mondiale di Barcellona nel ’73 in volata su Freddy Maertens, lo stesso Merckx e Luis Ocana. 

In un’Italia che si riversava nelle strade ogni mese di maggio, Nuvola Rossa (epiteto dato da Gianni Brera) era l’uomo su cui i tifosi italiani facevano affidamento e che, con le sue imprese, ha fatto appassionare migliaia di bambini. Come nel ’65, quando a soli 23 anni e al suo primo Tour de France da professionista, resistette a Poulidor e conquistò il suo primo successo in un grande giro; nel ’67, in cui nella tappa con il Tonale, l’Aprica e l’arrivo a Tirano, ha sfilato a Jacques Anquetil la maglia rosa; oppure nel ’76, dato per sfavorito all’età di 33 anni vince il suo terzo ed ultimo Giro d’Italia davanti a giovani rampanti come Moser e De Muynck.

Detentore di alcuni record ancora imbattuti, come quello del numero di podi al Giro (9), è rimasto nel cuore degli italiani per l’acume tattico, la voglia di attaccare sempre e di non mollare mai, come nel Mondiale di Mendrisio nel ’71, dove ottenne l’argento, battuto in una volata a due da Merckx: in quell’occasione per resistere agli attacchi del belga si slogò la mandibola.

Grazie Felice, l'”eterno secondo” più vincente della storia che ha fatto appassionare al ciclismo un’intera generazione.