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Politica

Crisi, Mattarella gioca la carta Fico per provare a uscire dall’impasse

Il Capo dello Stato affida al Presidente della Camera un mandato esplorativo per verificare (entro martedì prossimo) l’esistenza di una maggioranza politica. Cade il veto M5S su Renzi, ma la (pur debole) apertura fa infuriare Di Battista

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crisi di governo: sergio mattarella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

È il Presidente della Camera Roberto Fico la carta che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha giocato per uscire dalla crisi di Governo. A consultazioni terminate, e con la strada verso il Conte-ter divenuta sempre più impervia, il Quirinale ha infatti optato per il mandato esplorativo alla terza carica dello Stato.

Si tratta di un incarico informale che consente a chi ne è investito di avviare proprie consultazioni per approfondire una possibilità o valutarne di nuove. E, in base alle “regole d’ingaggio”, può anche riguardare una personalità non destinata a ricevere poi il compito di dar vita a un esecutivo.

Potrebbe essere questo il caso dell’esponente del Movimento 5 Stelle. Che è stato chiamato a «verificare la possibilità di una maggioranza politica» basata sui «gruppi che sostenevano il Governo precedente», e dovrà riferire entro martedì 2 febbraio.

Non è stato chiarito se si tratti di una sorta di pre-incarico oppure di un ruolo da mediatore. In entrambi i casi, comunque, Fico dovrà fondamentalmente capire se esistano i margini per ricucire l’alleanza appena andata in frantumi. Con particolare riferimento allo strappo tra il bi-Premier dimissionario Giuseppe Conte e il leader italovivo Matteo Renzi, che per ora sta vincendo su tutta la linea.

La carta Fico per uscire dalla crisi

Della (ex) maggioranza del BisConte dimezzato, tre partiti – M5S, Pd, e LeUavevano indicato con decisione al Presidente della Repubblica il nome di Giuseppi. Unico bastian contrario era stato il Rottamatore, che aveva invocato proprio un mandato esplorativo, a condizione che non venisse affidato al leguleio volturarese. E a quanto pare, come nel più perfetto scenario da Prima Repubblica, chi ha meno voti detta legge.

Peraltro, dal Colle era filtrato che quella di Pittibimbo veniva interpretata come una chiusura definitiva. E non poteva non saltare all’occhio come il numero uno di Montecitorio fosse tra i papabili alla successione dell’ex Avvocato del popolo – anche con un incarico pieno. Che en passant fa tornare alla mente la storia della vecchia siracusana che pregava per il tiranno Dionisio I per timore che gli subentrasse un governante peggiore.

Non che i nostri rappresentanti istituzionali brillino per originalità, visto che in Europa c’è già stata la Slovacchia ad avere un Premier Fico (Robert, oltretutto). In ogni caso, questa via d’uscita dalla crisi resta stretta, perché passa attraverso la necessità che il MoVimento appiani ogni contrasto con Italia Viva. Non a caso, l’idea di un Presidente del Consiglio pentastellato aleggiava già nei giorni scorsi, anche in riferimento al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

La strada resta stretta

Chiaramente, anche al Nazareno dovrebbero dare il placet all’operazione, e in questo caso la maggioranza rosso-gialla resterebbe invariata. Vale a dire, in balia degli umori del senatore di Rignano. Che succederà, per esempio, nel momento in cui il Nostro tornerà a pretendere l’uso del Mes, inviso ai Cinque Stelle – incluso lo stesso Fico? O quando riesploderanno le tensioni sulla giustizia, con la perenne dicotomia tra il garantismo renziano e il giustizialismo grillino?

Oltretutto, già a priori la riuscita del tentativo fichiano di risolvere la crisi non è affatto scontata. «Senza Conte non daremo la fiducia a un nuovo Governo» aveva fatto trapelare una quindicina di senatori M5S, alcuni dei quali vicini ad Alessandro Di Battista. Il battitore libero che di «rimettersi nelle mani di un “accoltellatore” professionista» non vuole neppure sentir parlare.

Ancora più a monte, si potrebbe anche notare che un incarico pieno al Presidente della Camera presupporrebbe l’abbandono del Signor Frattanto da parte dell’attuale minoranza di Governo. Ovvero, da parte di quelle forze che fino a ieri gli giuravano fedeltà eterna.

D’altronde, se l’unica alternativa ai veti è il voto, per i demo-grillini diventa una questione di sopravvivenza. E qualcuno si stupirebbe davvero se la coerenza politica si confermasse uno degli ossimori maggiormente gettonati?

crisi: roberto fico
Il Presidente della Camera Roberto Fico

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Bamba della settimana, se è un’estate a (Cinque) stelle e strisce…

La nuova edizione dell’anti-premio ideato da Vittorio Feltri, come spesso accade, “pesca” soprattutto dagli Stati Uniti: ma c’è spazio anche per topiche di casa nostra

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Torna, dopo una pausa, il “Bamba della settimana”, l’anti-premio con cui l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri omaggiava ironicamente il meglio del peggio del periodo. Per l’occasione sono stati selezionati dei casi a forti tinte yankee: ma c’è spazio anche, as usual, per le topiche di casa nostra.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Il “Bamba della settimana”

È inevitabilmente un “Bamba della settimana” estivo quello assegnato in questa nuova edizione di fine luglio. Che si apre con l’epic fail dell’ex Ministro grillino delle Infrastrutture Danilo Toninelli, colto, come riferisce il Corsera, a dare i numeri – letteralmente. Il Nostro, infatti, è tornato sulla votazione online sulla piattaforma Rousseau che aveva dato via libera all’esecutivo del Premier (ora dimissionario) Mario Draghi. E ha affermato che in quella circostanza «il 48% ha votato contro la fiducia a Draghi e il 58% a favore». Tanto per far capire come il M5S poteva fare bene i suoi conti sulla recente crisi di Governo.

Se alle Stelle (qualcuna più di Cinque) aggiungiamo le Strisce, il pensiero non può che correre a Joe Biden. Il quale, scrive Sky TG24, parlando della presunta emergenza climatica ha dichiarato di avere il cancro, costringendo il suo ufficio stampa all’ennesima, frettolosa smentita. Senza nemmeno poter dare la colpa al caldo che dà alla testa.

Anche perché, appena un paio di giorni dopo, come riporta Libero la gaffe machine ha tenuto ulteriormente fede al suo soprannome. Facendosi ritrarre in pieno isolamento per il Covid accanto a un pastore tedesco, e cinguettando di aver «risposto ad alcune chiamate assieme al miglior collega dell’uomo».

Magari è un lapsus freudiano, che la direbbe lunga sul lavoro di Sleepy Joe. Di certo, si merita senza esitazione il “Bamba della settimana”.

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Politica

La Meloni sarà la prima donna Premier? E il politically correct…

A quanto pare, per media e affini i tanto decantati primati “di genere” sono condizionati all’appartenenza partitica: in ogni caso, gli unici criteri (soprattutto per Palazzo Chigi) dovrebbero essere merito e competenza

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Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

La possibilità che Giorgia Meloni, leader di FdI, diventi Capo del Governo dopo le prossime Politiche ha già avuto un curioso risvolto, diciamo, culturale. Ha infatti innescato un (ennesimo) cortocircuito politically correct, che per l’occasione vede protagonisti i paladini dell’anti-sessismo. I quali hanno dimostrato che, a quanto pare, l’importanza della “questione femminile” non è assoluta, bensì condizionata all’appartenenza partitica.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

L’attenzione mediatica verso i primati “di genere”

Solo negli ultimi 2-3 giorni, Sport Mediaset ha annunciato che Alison Brittain diventerà Presidente della Premier League, prima donna nella storia del calcio inglese. Il Gazzettino ha dato notizia che, per la prima volta, Treviso avrà un Questore donna, Manuela De Bernardin. E La Nazione ha scritto che, nel film “Black Panther: Wakanda Forever”, per la prima volta la Pantera Nera potrebbe essere stata interpretata da un’attrice, Letitia Wright.

Tutto questo per rimarcare come media e affini siano sempre attentissimi a decantare i primati “di genere”. Certe volte lo sono anche troppo, come quando definirono un «evento storico» la candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca. Dimenticandosi che, come sottolineava Giuliano Guzzo, già nel tanto vituperato Medioevo avevano ricoperto ruoli apicali figure del calibro di Matilde di Canossa e Bianca di Castiglia.

La Meloni potrebbe essere il primo Premier donna in Italia

Fatte queste premesse, era lecito attendersi che anche solo l’ipotesi di una prima volta del “potere rosa” a Palazzo Chigi sarebbe stata salutata con altrettanto tripudio. Invece, ora che l’agognato traguardo potrebbe essere vicino, il fatto che la diretta interessata sia Giorgia Meloni ha improvvisamente spento ogni ardore (para)femminista.

Per il Presidente di Fratelli d’Italia, i peana vengono sostituiti con la “solita” reductio ad Ducem. Come ha fatto La Repubblica, “argomentando” che anche il cognome di Mussolini iniziava con la lettera M.

Naturalmente agli intelliggenti con-due-gi continua a sfuggire che, in un incarico come quello chigiano, gli unici criteri da prendere in considerazione dovrebbero essere merito e competenza. In ogni caso è interessante appurare che, di colpo, la prospettiva di un Premier donna in Italia sembri non contare più nulla. Evidentemente, anche tra le istanze del politicamente corretto ce ne sono alcune, per parafrasare George Orwell, “più uguali di altre”.

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Politica

Campagna elettorale, dal Governo di unità nazionale si passa alle divisioni

Questa prima fase di avvicinamento alle Politiche è all’insegna dei litigi, il che è indice di puro tafazzismo politico: perché con l’attuale legge elettorale le alleanze sono semplicemente inevitabili

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Campagna elettorale per le Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

Da www.romait.it

È entrata immediatamente nel vivo la campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Che, dopo il Governo del Premier Mario Draghi, notoriamente di unità nazionale, per contrasto sembra essere all’insegna delle divisioni. Il che, considerando anche un piccolo e insignificante dettaglio di nome Rosatellum, rappresenta l’ennesima conferma dell’attitudine al tafazzismo che domina la politica nostrana.

Campagna elettorale per le Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

Una campagna elettorale all’insegna delle divisioni

In principio, proprio all’indomani della caduta dell’esecutivo ecumenico di SuperMario, era stato il segretario dem Enrico “stai sereno” Letta. Che, scrive Il Sole 24 Ore, dopo la crisi innescata dal M5S aveva sepolto il “campo largo”, ormai sempre più simile a un camposanto.

Poi era stato il turno del centrodestra, terremotato, come riporta l’ANSA, dalla questione della Premiership. «Senza accordo» aveva avvertito Giorgia Meloni, Presidente di FdI e grande favorita per Palazzo Chigi, «l’alleanza per governare insieme è inutile».

Facile a dirsi, molto meno a farsi. Colpa dell’attuale legge elettorale, che prende il nome dal deputato italovivo Ettore Rosato e, senza entrare in troppi tecnicismi, tende a premiare le coalizioni. Questo perché si tratta di un sistema misto, in cui la quota maggioritaria, pur non preponderante, ha un peso notevolissimo. E i seggi assegnati con questo meccanismo vanno al candidato che, nel singolo collegio, prende anche un solo voto più degli avversari.

Le alleanze sono praticamente inevitabili

Rebus sic stantibus, si capisce perfettamente perché, per esempio, i leader azzurro, Silvio Berlusconi, e leghista, Matteo Salvini, si siano affrettati a cercare di ricomporre la frattura. Col segretario del Carroccio che ha confermato che «chi avrà un voto in più avrà l’onore e l’onere di indicare il Premier». Mentre il Cav ha affermato che il tema della candidatura chigiana non lo appassiona, e assicurato che la Meloni sarebbe «un Premier autorevole».

Anche il Nipote-di, in un’intervista a La Repubblica, è voluto tornare sulla questione “unione”. Nome che richiama volutamente l’alleanza eterogenea a guida Romano Prodi, che andava dal centro all’estrema sinistra. Analogamente, il Serenissimo vorrebbe congiungere i Ministri Luigi Di Maio (IpF) e Roberto Speranza (LeU), e i leader di Azione, Carlo Calenda, e Italia Viva, Matteo Renzi. Anche se questi ultimi non sembrano proprio volerne sapere, con l’ex Rottamatore che si è già detto pronto a correre da solo.

Con delle premesse del genere, probabilmente sarà già tanto se da questa campagna elettorale balneare non nascerà un (ennesimo) Governo balneare. Parafrasando il grandissimo Lucio Battisti, tu chiamale, se vuoi, elezioni.

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Politica

Elezioni, dai “poteri forti” è già partito l’assalto alla dirigenza italiana

Con la Meloni favorita per le prossime Politiche, dal NYT alla Ue alla grande finanza è un misto di allarmismo e reductio ad Ducem: ma, nonostante le ingerenze, la sovranità appartiene solo al popolo italiano

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I poteri forti cercano di condizionare le elezioni italiane
Poteri forti

Da www.romait.it

Con le Elezioni Politiche ormai fissate al prossimo 25 settembre, è scattata immediatamente la campagna elettorale. E con essa, le ingerenze delle élites internazionali che tentano, ancora una volta, di condizionare l’opinione pubblica italiana. Un vero e proprio assalto alla dirigenza, per parafrasare un celeberrimo modo di dire.

I poteri forti cercano di condizionare le elezioni italiane
Poteri forti

Le ingerenze delle élites internazionali nelle Elezioni Politiche italiane

Qualche giorno fa, il New York Times ha pubblicato un articolo sulle Elezioni Politiche italiane dal titolo “Il futuro è l’Italia, ed è tetro”. Uno sfoggio di ottimismo dovuto al fatto che, secondo i sondaggi, la grande favorita per Palazzo Chigi è Giorgia Meloni, Presidente di FdI.

L’opinione del quotidiano della Grande Mela, naturalmente, è del tutto legittima. Però non si può non notare come essa si inscriva in una più ampia campagna che mira a orientare il voto degli elettori del Belpaese. Una macchina del fango guidata dalla neo-trojka politica-grande finanza-media lungo una “selva oscura” fatta di allarmismo e reductio ad Ducem.

In principio era stato il ritorno nel dibattito pubblico, dopo oltre un decennio, dell’odiatissimo spread. Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi che nel 2011 era stato usato come euro-grimaldello per il golpe bianco ai danni dell’ultimo Governo di Silvio Berlusconi. Che, en passant, resta tuttora l’ultimo Presidente del Consiglio designato dagli Italiani.

Né poteva mancare, come scrive il Corsera, l’intromissione di Bruxelles. Che avrebbe sommessamente fatto sapere che una figura come Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, rassicurerebbe contro una «possibile deriva sovranista e populista».

La sovranità appartiene al popolo

Ciò che ai cosiddetti “poteri forti” sembra continuare a sfuggire è che loro non hanno – e non devono avere – nessuna voce in capitolo. Se gli Italiani vogliono affidare l’esecutivo alla Meloni o a Enrico Letta, a Matteo Salvini o a Roberto Speranza è questione di loro esclusiva competenza.

Almeno finché resta in vigore – e fino a prova contraria lo è ancora – l’articolo 1 della nostra Costituzione. Quello che, per gli smemorati, recita tra l’altro che “la sovranità appartiene al popolo” – italiano, se non vi spiace.

Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

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Politica

Mattarella ha sciolto le Camere, le Politiche si terranno il 25 settembre

Il Capo dello Stato prende atto che le dimissioni di Draghi segnano la fine della legislatura, e il Consiglio dei Ministri stabilisce la data del voto: ecco come ci si è arrivati

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Campagna elettorale per le Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

Da www.romait.it

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dissolto il Parlamento, aprendo ufficialmente la campagna elettorale per il voto anticipato (di qualche mese). Lo ha fatto in seguito alle nuove (e irrevocabili) dimissioni dell’ormai ex Premier Mario Draghi, e dopo aver incontrato le più alte cariche dello Stato. E il Consiglio dei Ministri ha deliberato di ridare la parola agli Italiani domenica 25 settembre.

Mattarella indice le nuove Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

Mattarella ha sciolto le Camere

SuperMario, come riporta TGCom24, ha dunque ufficializzato la caduta del proprio Governo, dopo che il Senato aveva già sancito la disgregazione della sua maggioranza ecumenica. Il Quirinale ha dovuto prenderne atto, così come del fatto che questo sviluppo segnava anche la fine della legislatura. E, dopo i colloqui di prammatica coi Presidenti del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e della Camera, Roberto Fico, ha (finalmente) sciolto le Camere.

A quel punto sono scattati i “calcoli (pre)elettorali” relativi, stavolta, al giorno delle elezioni anticipate che, rileva l’ANSA, va stabilito in base a rigidi paletti. Alcuni dei quali fissati dalla Costituzione, altri invece da leggi ordinarie e regolamenti internazionali.

Elezioni anticipate il 25 settembre

Le urne vanno necessariamente riaperte in un intervallo compreso tra 45 e 60 giorni dopo lo scioglimento delle Camere. La nostra Carta fondamentale, in realtà, definisce una deadline di 70 giorni, abbassata però di una decade a causa delle disposizioni concernenti gli Italiani all’estero. Come poi aggiunge l’Adnkronos, il limite inferiore è determinato da una norma elettorale. Secondo la quale il Decreto che fissa la data delle elezioni va pubblicato in Gazzetta Ufficiale «non oltre il 45/mo giorno antecedente quello della votazione».

Nel caso specifico, poi, c’era un ulteriore incrocio riguardante il Documento Programmatico di Bilancio (sostanzialmente, l’ossatura della Finanziaria). Che, come ricorda il Ministero dell’Economia, dev’essere trasmesso alla Commissione Europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre di ogni anno. La Legge di Bilancio vera e propria, invece, va presentata al Parlamento entro il 20 ottobre.

La rapida decisione di Mattarella aveva immediatamente escluso l’eventualità che le nuove Politiche potessero aver luogo il prossimo 2 ottobre. Restava in ballo il 18 settembre, ma il CdM ha optato invece per il 25. Forse anche perché, scrive Rai News, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha precisato che la coincidenza col Capodanno ebraico «non pone ostacoli».

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

En passant, solamente il giorno prima gli attuali parlamentari matureranno i requisiti per incassare le “onorevoli” pensioni. Come si dice a Roma, mai ‘na gioia.

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Politica

Draghi “perde la fiducia”, il Senato sancisce la fine del Governo ecumenico

A Palazzo Madama, sulle comunicazioni del Premier si sfilano anche Lega e FI, oltre al M5S che ha innescato la crisi: è il de profundis del Governo, adesso si può solo votare (probabilmente in autunno)

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Mario Draghi
Mario Draghi

Da www.romait.it

Il Premier Mario Draghi ha perso la fiducia. La drammatica seduta del Senato susseguente alla crisi di Governo innescata dal suo predecessore Giuseppe Conte ha infatti certificato la dissoluzione della sua maggioranza ecumenica. È il de profundis per l’esecutivo dell’ex numero uno della Bce: a questo punto l’unica strada possibile è quella delle elezioni anticipate.

Mario Draghi
Mario Draghi

La fine del Governo Draghi

Fine corsa per l’esecutivo Draghi, abbattuto a Palazzo Madama dopo il voto sulle comunicazioni rese in seguito all’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. SuperMario, come riporta TGCom24, aveva in pratica tenuto un nuovo discorso programmatico, insistendo sull’esigenza di avere un Governo che «può davvero governare». E dunque rispondere alle sfide dell’attualità, quali – rileva Il Sole 24 Ore – la riforma della concorrenza, il nuovo Dl Aiuti, il sostegno militare all’Ucraina.

Come però ha notato Il Giornale, non erano mancate stoccate non solo all’indirizzo dei ribelli del M5S, ma anche del Carroccio. Che infatti non avevano applaudito al termine dell’intervento, facendo già presagire l’imminente tempesta.

Da via Bellerio come da Forza Italia, in realtà, avrebbero poi aperto al rinnovo del sostegno all’esecutivo. Condizionandolo, scrive La Stampa, alla discontinuità «sia per le scelte politiche sia nella composizione» della maggioranza, che tradotto significava escludere il MoVimento. Ipotesi che però l’economista romano non ha voluto prendere in considerazione.

Alla fine, come riferisce Sky TG24, i grillini e il cosiddetto centrodestra di Governo hanno deciso di non partecipare al voto. La mozione filo-chigiana è passata con appena 95 sì (e 38 no), sancendo de facto il game over per l’esecutivo, nonché per l’intera legislatura.

Verso il voto in autunno

Domani, giovedì 21, il Presidente del Consiglio salirà dimissionario al Quirinale che, malgrado l’idiosincrasia per le urne, dovrà prendere atto che non c’è altra strada percorribile. Sarà dunque inevitabile lo scioglimento delle Camere, cui seguiranno, dopo 45-60 giorni, le elezioni anticipate (di qualche mese). Le quali, come calcola l’Adnkronos, potrebbero aver luogo tra l’11 settembre e il 2 ottobre – quest’ultima considerata la data più probabile assieme al 25 settembre.

Nel frattempo è già partito il rimpallo inter-partitico sulle responsabilità della caduta della Governo Draghi. Con Lega e il Pd che si accusano reciprocamente, e tutti che puntano l’indice contro il Movimento 5 Stelle. Con il voto pressoché certo in autunno, la campagna elettorale è già entrata nel vivo.

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Crisi di Governo, pure le élites premono su Draghi (per interposto Letta)

Nel lessico politico-mediatico rispunta l’odiatissimo spread, e la Bce si dice pronta alle contromisure: ma l’istituto guidato da Christine Lagarde – precisa il segretario dem – aiuterà l’Italia solo se rimarrà Premier Draghi

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Mario Draghi con la mano sul viso, Ucraina
Mario Draghi

Da www.romait.it

Che nell’ambito dell’attuale crisi di Governo scendessero in campo anche i cosiddetti “poteri forti” non era esattamente qualcosa di inatteso. Così come non sorprende che la loro preferenza vada in modo spiccato – ancorché non sempre ortodosso – all’attuale Premier Mario Draghi. Sconcerta invece che uno dei principali partiti nostrani si faccia megafono delle loro istanze, soprattutto visto che sanno di velata minaccia all’Italia.

Mario Draghi con la mano sul viso, Ucraina
Mario Draghi

La crisi di Governo

Eravamo stati facili profeti quando, non più tardi di un mese e mezzo fa, avevamo preconizzato l’imminente ritorno dell’odiatissimo spread. Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi che, in piena crisi di Governo, dopo un decennio è prontamente tornato a far capolino nel lessico economico-politico-mediatico. Tant’è che, come riporta l’ANSA, la Banca Centrale Europea dovrebbe varare un apposito “scudo” nella riunione di domani, giovedì 21 luglio.

Lo ha cinguettato anche il segretario dem Enrico “stai sereno” Letta, aggiungendo però un’inquietante postilla in riferimento all’attesissimo discorso dell’economista romano alle Camere. Se «in Parlamento non siamo noi a tirarci su da soli sarà più difficile poi chiedere agli altri di salvarci». Che, tradotto dal politichese, significa che l’istituto guidato da Christine Lagarde userà la sua “potenza di fuoco” solo se a Palazzo Chigi rimarrà l’attuale inquilino.

Gli avvertimenti dei “poteri forti”

Ora, che le élites internazionali tifino per qualcuno a loro vicino (lo scriviamo senza nessun intento polemico) non è certo qualcosa di scandaloso. A maggior ragione se si tratta della Bce, che dal Nostro è stata presieduta.

Allo stesso modo, checché ne dica Giorgia Meloni, presidente di FdI, non c’è alcun vulnus istituzionale nell’appello dei mille sindaci in favore di SuperMario. Almeno fintantoché non pretendono che la loro posizione sia rappresentativa dell’orientamento di tutti i cittadini che amministrano.

A essere irrituale, semmai, è l’ennesima euro-ingerenza, e soprattutto il fatto che quest’ultimo sibillino “avvertimento” sia stato lanciato per interposto Pd. Il cui Serenissimo segretario avrà anche (comprensibilmente) paura delle elezioni anticipate. Ma intanto assomiglia sempre di più (absit iniuria verbis) a uno “scendi-Letta” dei poteri forti.

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Politica

Biden, quando l’epic fail si fa “fallimento epico” in senso letterale…

Sleepy Joe continua a dimostrarsi una vera “gaffe machine”, collezionando topiche imbarazzanti anche e soprattutto in occasione della visita in Israele. E pure la moglie Jill non sembra essere da meno…

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Joe Biden confuso
Joe Biden

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo su Joe Biden, alias la “gaffe machine”. Il candidato consideri che, solamente nell’ultima settimana, Sleepy Joe:

Joe Biden confuso
Joe Biden

a) Durante una conferenza stampa, come riferisce Fox News, ha involontariamente letto anche le istruzioni indicategli sul “gobbo”: «End of quote. Repeat the line». Vale a dire, “fine della citazione, ripeti la frase”.

b) Ha collocato nel 1918, scrive il New York Post, la tragica sparatoria in un liceo di Parkland, in Florida, in realtà avvenuta nel 2018, cent’anni dopo.

c) In occasione della visita in Israele, racconta l’Express, appena sceso dall’Air Force One si è chiesto, spaesato: «What am I doing now?». Ovvero, “E adesso cosa devo fare?

d) Proprio dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, come riporta Sky News Australia, ha inavvertitamente affermato che occorre «tenere vivi la verità e l’onore dell’Olocausto».

e) Inoltre, come ha impietosamente rilevato il sito del conduttore americano Joe Pagliarulo, al termine di una cerimonia ha cercato – di nuovo – di stringere la mano… all’aria.

Ma è tutta la famiglia Biden…

f) Nel frattempo, Jill Biden, moglie del Nostro, ha partecipato a una conferenza di UnidosUS, un’importante Ong statunitense che si batte per i diritti dei latinoamericani. E, come ci informa l’Agi, ha pensato male di paragonare la comunità ispanica ai tacos.

Ciò posto, il candidato ha due ore per illustrare cosa succede quando un epic fail diventa, in senso letterale, un vero fallimento epico (o epocale).

Jill Biden
Jill Biden

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Politica

Draghi “ghigliottinato” da Conte, ma Mattarella congela le sue dimissioni

Il M5S non vota la fiducia sul Dl Aiuti (che passa comunque), e il Premier rimette il mandato: ma il Quirinale lo invita a verificare l’esistenza di una maggioranza in Parlamento il prossimo mercoledì 20 luglio

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Mario Draghi, Giuseppe Conte e Sergio Mattarella
Mario Draghi, Giuseppe Conte e Sergio Mattarella

Da www.romait.it

Il Premier Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni, ma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha congelate. È accaduto al termine di una giornata convulsa che ha visto come co-protagonista – o meglio, antagonista – il M5S. E sta già diventando spasmodica l’attesa per il discorso che l’ex numero uno della Bce terrà davanti alle Camere tra cinque giorni.

Mario Draghi, Giuseppe Conte e Sergio Mattarella
Mario Draghi, Giuseppe Conte e Sergio Mattarella

Draghi rassegna le dimissioni, Mattarella le congela

Nell’anniversario della presa della Bastiglia, come ha ricordato il leader italovivo Matteo Renzi, è stato metaforicamente ghigliottinato il Presidente del Consiglio Draghi. Caduto in Senato per mano della formazione ora guidata dal suo predecessore chigiano Giuseppe Conte che, come ampiamente anticipato, non ha votato la fiducia sul Dl Aiuti. Che comunque, sottolinea Il Sole 24 Ore, è stato approvato a larghissima maggioranza, con 172 suffragi favorevoli e 39 contrari.

Con l’astensione, di fatto il MoVimento si è posto fuori dal perimetro della maggioranza ecumenica. Ciò che, come avevano preannunciato i segretari leghista, Matteo Salvini, e dem, Enrico “stai sereno” Letta, significava aprire ipso facto la crisi di Governo.

Draghi ne ha preso atto e, pur non essendo stato sfiduciato, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Capo dello Stato. Che però lo ha invitato «a presentarsi al Parlamento», il prossimo mercoledì 20 luglio, «affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione» della situazione creatasi. La sensazione, però, è che il redde rationem sia solo slittato di qualche giorno.

I possibili scenari

Se infatti SuperMario si mostrerà coerente con quanto affermato appena due giorni prima, non potrà formare un esecutivo de-grillinizzato. «Non ci sarà un Governo senza i 5 Stelle» aveva ammonito lui stesso, come riporta Il Riformista, e «non ci sarà un altro Governo Draghi». Concetto che peraltro avevano espresso pure Lega, Pd e Forza Italia, benché adesso dal Nazareno si siano affrettati a cambiare registro comunicativo.

Ma se anche i pentastellati dovessero tornare a sostenere l’economista romano, chi potrebbe fare assegnamento su di loro come partner di maggioranza? Perfino il diretto interessato ha dichiarato in CdM che «è venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di Governo». Se dunque, alla fine, dovesse finire tutto “a tarallucci e vino”, sarebbe la sua credibilità a subire un duro colpo.

Nel caso invece in cui Draghi dovesse gettare definitivamente la spugna, prenderebbe corpo l’ipotesi di un esecutivo di transizione, che accompagnerebbe l’Italia al voto (magari a inizio 2023). E che potrebbe essere retto, secondo Open, dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, e secondo La Repubblica dal Presidente della Consulta Giuliano Amato.

Sullo sfondo resta anche la possibilità di un ritorno immediato alle urne, invocato soprattutto dal centrodestra. Che però, forse proprio per questo motivo, non sembra risultare particolarmente gradita al Quirinale. Sempre caro ci fu quest’ermo Colle…

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Bamba della settimana, l’anti-premio di Feltri sull’asse anglo-americano

Nella nuova edizione dell’anti-premio ideato da Vittorio Feltri la fanno da padrone le imbarazzanti gaffe di Joe Biden e del Principe Carlo d’Inghilterra: se questi sono i potenti della Terra…

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Ritorna ancora il “Bamba della settimana”, l’anti-premio con cui l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri usava omaggiare ironicamente il meglio del peggio del periodo. Anche in quest’occasione sono stati selezionati tre “casi amari”: in cui a farla da padrone (si fa per dire) è un ricostituito asse anglo-americano.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Un caso hors catégorie

Nuova edizione, dunque, del “Bamba della settimana” che, come da tradizione, si apre con una vicenda considerata hors catégorie per non falsare la surreale “competizione”. È l’epic fail di Elisa Esposito, sedicente “professoressa di corsivo” che di recente è stata invitata a una puntata della web radio RDS Next. Dove, scrive Il Fatto Quotidiano, ha candidamente affermato di non avere idea di chi avesse scritto il verso “Nel mezzo del cammin di nostra vita”. Ed è dura decidere se sia più sconcertante questa ammissione, oppure un’emittente che apre i propri microfoni a un’autoproclamata professoressa di corsivo.

Il “Bamba della settimana”

Ci fa uscire dall’Italia la trasferta rwandese del Principe Carlo d’Inghilterra, che doveva presiedere con la moglie Camilla Parker Bowles il vertice dei leader del Commonwealth. E che tuttavia, come riferisce Il Tempo, appena atterrato a Kigali si è voltato a stringere la mano… al nulla. Ma forse stava soltanto imitando Joe Biden.

Proprio Sleepy Joe, peraltro, non ha voluto essere “da più”. E, tanto per cominciare, in occasione dell’ultimo summit della NATO a Madrid, come riporta il Telegraph, ha confuso la Svezia con la Svizzera. E la misura non è ancora (Stoc)colma.

Ancora peggio, infatti, aveva fatto qualche giorno prima, durante un incontro pubblico alla Casa Bianca con i manager del settore dell’eolico. Quando, come rileva il New York Post, aveva inavvertitamente esibito a favor di telecamera un imbarazzante bigliettino con delle istruzioni più che dettagliate. Del tipo “Tu entri nella Stanza Roosevelt e saluti i partecipanti”, “Tu vai al tuo posto”, “Tu ringrazi i partecipanti”, “Tu te ne vai”.

Una gaffe inquietante per uno che fa parte dei (presunti) potenti della Terra, da cui dipendono i destini dell’umanità. E che merita senza ombra di dubbio il “Bamba della settimana”.

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Politica

Ucraina, se l’Occidente, più che la pace, pare voler provocare la Russia…

L’Ue, da BoJo al blocco di Kaliningrad allo status di candidato concesso a Kiev, non sembra proprio voler allentare le tensioni con Mosca: che, dal canto suo, risponde rafforzando l’alleanza con Cina e Africa

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Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina

Da www.romait.it

Qual è esattamente la strategia dell’Occidente per arrivare alla pace in Ucraina? Viene da chiederselo anche alla luce degli ultimi avvenimenti, che sembrano volti a inasprire, più che a stemperare le tensioni con la Russia. Spingendo, forse, il Presidente Vladimir Putin verso un pericoloso esaurimento nervoso, e sicuramente a tentare di ridisegnare l’intero quadro geopolitico internazionale vigente.

Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina

Qual è la strategia dell’Occidente riguardo alla guerra in Ucraina?

«Putin deve fallire» riguardo alla guerra in Ucraina. Questa è una delle diplomatiche dichiarazioni rilasciate, nel corso di un’intervista al Corsera, dal Premier britannico Boris Johnson. In linea, peraltro, con il blocco imposto, come ricorda l’Adnkronos, all’enclave russa di Kaliningrad da parte della Lituania. E, in misura minore, con lo status di candidato all’ingresso nella Ue accordato, come riporta RaiNews, a Kiev (e anche alla Moldavia) dal Consiglio Europeo.

Quest’ultima presa di posizione, scrive l’ANSA, è stata liquidata dal Cremlino come «un affare interno dell’Europa». Le altre suonano invece come delle provocazioni di cui non si sentiva minimamente la necessità (e non è certo la prima volta).

L’aspetto paradossale è che i leader comunitari sono realmente convinti che queste manovre possano ripristinare le «condizioni di pace» (vedasi alla voce Sergio Mattarella). Dimostrando così una volta di più, semmai ce ne fosse stato bisogno, la loro atavica, innata brevimiranza.

La Russia non resta a guardare

Lo Zar non è tipo da incassare senza reagire, e infatti ha reagito – secondo due direttrici. La prima delle quali, riferisce la Reuters, lo ha portato a incontrare il Presidente del Senegal Macky Sall. Il quale è anche Presidente di turno dell’Unione Africana, dunque il più alto rappresentante del Continente che, come raccontavamo, soffre maggiormente la crisi del grano.

Putin attribuisce questa emergenza alle sanzioni euro-americane e, come ha twittato il numero uno di Dakar, si è detto disponibile «a facilitare l’esportazione dei cereali ucraini». E poco importa, in questo caso, se sia verità o propaganda: a livello di realpolitik, conta di più che il leader senegalese creda all’omologo russo.

L’altra strada porta – e non a caso – verso la Cina che, come rileva QuiFinanza, da un lato acquista il petrolio e il gas di Mosca. E dall’altro collabora col Cremlino e con gli altri “BRICS” (Brasile, India e Sudafrica) per creare una nuova moneta finalizzata a rovesciare l’egemonia del dollaro.

D’altronde, non ci voleva molto a immaginare che la Russia non sarebbe rimasta a guardare. Bastava non essere… NATO coi paraocchi.

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Politica

Bamba della settimana, l’anti-premio di Feltri tra cadute vere e di stile

La nuova puntata della surreale competizione conferma che davvero “un bel tacer non fu mai scritto”: con particolare riferimento alla politica, ma non solo

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Nuova edizione del “Bamba della settimana”, l’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del recente passato. Per l’occasione sono stati selezionati tre casi all’insegna delle cadute – vere e di stile: con particolare riferimento al mondo della politica, ma non solo.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Cadute vere e di stile

Riparte dunque il “Bamba della settimana” che, come accade sovente, si apre con una vicenda considerata hors catégorie per non falsare la surreale “competizione”. È il tonfo (letteralmente) di Sleepy Joe Biden, scivolato dalla bicicletta perché, scrive il Corsera, ha avuto «problemi a sganciare le scarpe dai pedali». Curioso, per uno che di solito non ha difficoltà a “sganciare” (in tutti i sensi).

Ci riporta in Italia l’epic fail in cui è incappato il rapper Federico Lucia, in arte Fedez, ospite del podcast “Muschio Selvaggio” di Gerry Scotti. Quest’ultimo, come riporta Il Fatto Quotidiano, a un certo punto ha nominato il grandissimo regista teatrale e direttore artistico Giorgio Strehler. Al che il signor Ferragni ha chiesto: «Chi c***o è Strehler?» Quando la domanda giusta sarebbe: “Chi diavolo è Fedez?”

Una figura altrettanto barbina (mutatis mutandis) l’ha fatta Enrico “stai sereno” Letta in risposta a Giorgia Meloni, che via social aveva parlato di «abisso della morte». Il segretario del Pd, come riferisce Libero, aveva twittato una locandina del fumetto Dylan Dog, corredata dal commento: «È vero, è il mio mito. Lo confesso. Tutto torna». Ed è stato asfaltato dalla leader di FdI, che gli ha fatto presente che «il fumetto di Dylan Dog si chiama “Abisso del Male”. Per fortuna che era il tuo mito…». D’altronde, dall’investigatore dell’incubo all’incubo dell’investigatore è un attimo.

Il “Bamba della settimana”

Niente però può competere con il seguente post Facebook, citato da Il Giornale. «Se vieni eletto con il Movimento 5 Stelle e scopri di non essere più d’accordo con la sua linea, hai tutto il diritto di cambiare forza politica. Ma ti dimetti, torni a casa e ti fai rieleggere, combattendo le tue battaglie. Chi cambia casacca, tenendosi la poltrona, dimostra di tenere a cuore solo il proprio status, il proprio stipendio e la propria carica». Parola del Ministro degli Esteri (ex grillino) Luigi Di Maio, o almeno del Di Maio del 2017.

Cinque anni dopo, la filippica, anzi la gigginica è la dimostrazione più evidente che davvero “un bel tacer non fu mai scritto”. E si merita per distacco il “Bamba della settimana”.

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