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Cronaca

Cinema. Si è spento a Roma Carlo Delle Piane, attore culto di Pupi Avati

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La moglie, la cantante napoletana Anna Crispino, ha dato la notizia della morte dell’attore romano che iniziò giovanissimo lavorando con alcuni tra i più grandi attori del nostro tempo e in età matura fu valorizzato da Pupi Avati. Molti lo ricordano compagno di avventure di Alberto Sordi in Un americano a Roma, altri ancora prima in Guardie e Ladri con Totò e Aldo Fabrizi. Carlo Delle Piane, in realtà, aveva iniziato la sua lunga carriera nel cinema giovanissimo, all’età di 12 anni, scelto da Vittorio De Sica e Duilio Coletti, tra i ragazzi di alcune scuole medie di Roma, per interpretare un ruolo nel film Cuore. E poi ancora una serie di pellicole nelle quali Delle Piane interpretava personaggi riuscitissimi, mai da proragonista, ma che lasciavano sempre il segno. Caratterista, con una faccia che lo rendeva buffo e indimenticabile e sempre efficace. Fino a quando l’incontro con il regista Pupi Avati gli consegna ruoli drammatici e lo fa apprezzare per la profondità delle sue interpretazioni. Film come Regalo di Natale, Una gita scolastica, La rivincita di Natale ci hanno fatto conoscere un grande attore e hanno portato a Carlo Delle Piane elogi e importanti riconoscimenti. Aveva 83 anni.

Cronaca

I mezzi pubblici a Roma e il disastroso venerdì nero di Atac

Prima la Procura certifica i sabotaggi delle scale mobili, poi arrivano il black out e il treno guasto in galleria: e per salvare un disabile sono dovuti intervenire i vigili del fuoco.

Mirko Ciminiello

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Nella Capitale gira una battuta: che l’acronimo ATAC (la partecipata del Comune di Roma per i trasporti) sia in realtà un acrostico che significa “Arrivi Tardi A Casa”. Ma anche al lavoro, se si è particolarmente sfortunati – e se c’è in agguato un venerdì 13…

Dacci oggi il nostro guasto quotidiano, insomma. Anche se, a onor del vero, le 24 ore horribiles dell’azienda capitolina erano iniziate già da prima, con la chiusura delle indagini della Procura sugli incidenti alle scale mobili nelle due stazioni della metropolitana di Repubblica (il 23 ottobre 2018) e Barberini (lo scorso 21 marzo). Indagini che si sono chiuse con l’arresto di tre dipendenti Atac e dell’amministratore unico di Metroroma scarl, e con undici indagati: tutti accusati di frode nelle pubbliche forniture e di lesioni personali colpose gravi.

Durissimo il gip Massimo Di Lauro, che nella sua ordinanza ha parlato di una «indegna gestione degli impianti» e di un totale disinteresse per la manutenzione. Come ha amaramente commentato il Procuratore Aggiunto per i reati contro la pubblica amministrazione Paolo Ielo: «L’importante era che i treni andassero e che le stazioni rimanessero aperte, anche a scapito della sicurezza».

In effetti, gli indagati non solo avevano falsificato i libretti di manutenzione, ma erano arrivati addirittura a manomettere i freni delle scale mobili, bloccandone il cuneo con delle fascette di plastica: questo per evitare che entrassero in funzione in caso di problemi minori che avrebbero però aumentato le spese a carico della società di manutenzione Otis.

In tutto ciò, il sindaco di Roma Virginia Raggi ha perso l’ennesima occasione per ricordarsi che il silenzio è d’oro, arrivando a vantarsi di aver interrotto «il contratto di manutenzione con la ditta privata». Come se lei non c’entrasse niente, come se fosse una vispa Teresa che grida a distesa “L’ho presa! L’ho presa!”, anziché un primo cittadino con la piena responsabilità oggettiva (come minimo) di quanto avviene sul territorio da lei amministrato. Ma ormai siamo abituati a vederla cadere sempre dal pero, perciò in fondo non ci aspettavamo le sue (doverose) scuse.

Ma i problemi erano appena iniziati. Di primo mattino, la stazione più importante della Capitale, Termini, è rimasta al buio per quasi due ore per un guasto all’impianto di illuminazione. Risolto il black out, un’avaria a un treno in una galleria della linea B ha bloccato mezza tratta per circa tre ore, con centinaia di passeggeri costretti a scendere dal convoglio e a percorrere a piedi i binari per raggiungere la fermata più vicina. Per salvare un disabile, la cui carrozzina non passava attraverso il corridoio di emergenza, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco.

Insomma, una giornata da horror, e non solo per l’hashtag scherzoso (ma forse folgorante) con cui un deputato del M5S ha salutato la composizione definitiva del Governo rosso-giallo, in seguito alla nomina dei famigerati 42 sottosegretari/viceministri. Roma, in fondo, resta sempre la Capitale d’Italia, e ciò che vi accade riecheggia in tutto il mondo.

A proposito, in caso qualcuno se lo stesse domandando, ATAC significa “Azienda per i Trasporti Autoferrotranviari del Comune”. Un nome anticheggiante, benché in realtà piuttosto recente. Proprio come i mezzi pubblici gestiti dall’azienda. Ahinoi.

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Cronaca

Il terrorismo islamico si riaffaccia: è ora che l’Occidente ritrovi l’orgoglio delle proprie radici

Dieci arresti in Abruzzo, tra cui un imam già condannato: a conferma di quanto fossero corretti i moniti di Oriana Fallaci

Mirko Ciminiello

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Photo credit: https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/abruzzo/terrorismo-10-arresti-in-abruzzo-c-e-anche-un-imam-del-teramano_3230447-201902a.shtml

Ogni tanto il fondamentalismo islamico torna ad affacciarsi nelle pagine della cronaca. Con una voce, in realtà, sempre più flebile – almeno in Italia, dove per fortuna non è mai stata esattamente stentorea. Un po’ come se i jihadisti avvertissero l’esigenza di ricordare al mondo la propria esistenza. Una galassia quiescente ma che, alla stregua di un vulcano, potrebbe prima o poi tornare ad eruttare.

Un piccolo segnale è venuto dall’Abruzzo, dove un’indagine quadriennale coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo aquilana ha portato a 10 ordinanze di custodia cautelare e 17 iscrizioni nel registro degli indagati (oltre al sequestro di un milione di euro): tutti per reati tributari e di autoriciclaggio, con finalità di terrorismo. Dei dieci arrestati, otto sono tunisini e due italiani, tra cui una commercialista.

Secondo l’accusa, gli indagati si servivano di società intestate a prestanome per distrarre ingenti somme di denaro (in parte frutto di evasione fiscale) verso la Turchia, dove venivano utilizzate per finanziare l’attività dell’organizzazione radicale islamica Al-Nusra in Siria; ma parte di questi fondi foraggiava anche le iniziative di alcuni imam residenti in Italia, tra cui quello della moschea Dar Assalam di Martinsicuro, nel teramano, che figura tra gli arrestati ed era già stato condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

È in qualche modo interessante, pur nel suo delirio, la motivazione addotta in un’intercettazione da uno degli indagati per spiegare il proprio comportamento criminale: «Con loro che uccidono i nostri figli, noi uccidiamo i loro figli, con loro che uccidono le nostre donne, noi uccidiamo le loro donne».

Una dichiarazione d’intenti significativa non tanto per la farneticazione in sé, quanto perché c’è una parte di Occidente affetta da cupio dissolvi che la pensa esattamente allo stesso modo. È quell’Occidente che ha rinnegato le proprie radici e i propri valori annegandoli in un terzomondismo ridicolo perché centrato solo sugli aspetti che si scontrano con la grande tradizione della civiltà europea, greco-romana, giudaico-cristiana.

L’Occidente di Carola Rackete, che considera un merito essere un migrante e una colpa essere ricca, colta e tedesca. Un Occidente che sta fagocitando se stesso, nutrendo nel suo seno i germi che potrebbero decretarne la distruzione.

Quell’Occidente contro cui si era scagliata una grandissima dei nostri tempi come Oriana Fallaci, moderna cassandra le cui scomode verità vennero schernite dagli antropologicamente superiori salvo poi rivelarsi fin troppo tangibili. Perché la crisi in cui versa l’Occidente è soprattutto una crisi d’identità, che non si può superare se non tornando a quell’orgoglio per i princìpi fondanti della nostra cultura a cui continuano a richiamare le opere della scrittrice fiorentina – pena la nefasta trasformazione in Eurabia.

Il vuoto valoriale, infatti, è proprio lo spazio in cui prospera l’estremismo islamico: il quale, dal canto suo, gli ideali (benché malati) in cui crede li tiene sempre, costantemente, minacciosamente innalzati.

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Cronaca

I valori dello Sport ci ripagano dalle delusioni della Politica

Mirko Ciminiello

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Mentre politici e politicanti stanno dando il peggio di sé in un teatrino del (semi)assurdo che si potrebbe liquidare come “poltronificio”, c’è un’altra Italia che ci rende tutti, indistintamente, orgogliosi. È l’Italia dello sport – anzi degli sport, perché le recenti soddisfazioni azzurre hanno coperto un arco ampio quasi come quello costituzionale.

A partire dal trionfo della Ferrari nello storico circuito belga di Spa-Francorchamps. Ci ha messo un bel po’, il Cavallino Rampante, in un’annata in cui ha dovuto fare i conti non solo con la bravura degli avversari ma anche con la sfortuna: stavolta, però, ha potuto gioire per il predestinato Charles Leclerc, che è riuscito a tenersi alle spalle il pluricampione del mondo Lewis Hamilton. La ciliegina sulla torta è stata il giro record stampato da Sebastian Vettel, che forse, senza i vistosi problemi di degrado alle gomme, sarebbe addirittura riuscito a regalare alla scuderia di Maranello un’indimenticabile doppietta.

In precedenza vi era stato l’esordio scoppiettante dell’Ital-basket ai Mondiali cinesi, 13 anni dopo l’ultima apparizione iridata in Giappone. A conferma che l’Estremo Oriente porta bene ai nostri cestisti, la sfida contro le Filippine è stata poco più di una formalità, al punto che il 108-62 finale ha rappresentato la vittoria azzurra più ampia in un Campionato del Mondo. Gigi Datome & co. sono ora attesi dalla non irresistibile Angola in un match che potrebbe già garantirci il passaggio del turno, prima dello scontro con la temibilissima Serbia da cui si inizierà a parere la nostra nobilitate.

La speranza è che questo avvio spumeggiante rappresenti un buon viatico anche per un altro debutto, quello della Nazionale di rugby nella rassegna iridata che tra una ventina di giorni si aprirà non troppo lontano dalle location della pallacanestro – in quel del Sol Levante. Il percorso di avvicinamento ha fatto registrare una battuta d’arresto contro la fortissima Francia, dopo il travolgente successo contro la Russia: ma, se bisogna subire delle lezioni anche severe, meglio in un test match che alla Coppa del Mondo vera e propria. Gli Azzurri, capitanati da Sergio Parisse (al quinto Mondiale della carriera), sono subito attesi da due incontri importantissimi contro Namibia e Canada, prima della sfida da dentro o fuori contro il Sudafrica e della chiusura monstre contro i maestri neozelandesi.

Chi invece sta già viaggiando a vele spiegate è la Nazionale di volley femminile, che a Bratislava ha travolto le padrone di casa della Slovacchia agli ottavi degli Europei, pur senza offrire una prestazione brillantissima. In effetti è stato un match complicato per le ragazze di coach Davide Mazzanti, che però sono riuscite a restare più lucide nei momenti chiave, volando così ai quarti di finale dove ad attenderle troveranno la Russia.

Merita poi una menzione Matteo Berrettini, che ha replicato la bella prova di Wimbledon giungendo agli ottavi di finale degli U.S. Open (a 23 anni, è il più giovane tennista italiano di tutti i tempi a spingersi così avanti in due Slam diversi): il suo prossimo avversario sarà il Next Gen russo Andrej Rublëv, uno sfidante da prendere con le molle considerando che, un paio di settimane fa, ha spazzato via King Roger Federer nel Masters 1000 di Cincinnati.

Conclusione obbligata con il nostro sport nazionale, il calcio, nobilitato nell’ultima giornata dai big match dell’Allianz Stadium e dell’Olimpico. Gol e tantissimo spettacolo a Torino, con una Juventus arrembante per un’ora in cui il Napoli, come ha ammesso Carlo Ancelotti, non ha fatto nulla, salvo rimontare in un quarto d’ora uno svantaggio di tre reti per poi capitolare, in piena zona Cesarini (che tra l’altro militava nella Vecchia Signora), per una sfortunata e beffarda autorete di Kalidou Koulibaly.

Meno gol ma ugualmente grandi emozioni e tanta intensità nel derby capitolino, che ha visto andare a segno Kolarov su rigore per la Roma e Luis Alberto per la Lazio, ma nel quale sono stati anche colpiti complessivamente sei legni – quattro dai biancocelesti e due dai giallorossi -, con tanto di rete annullata (sacrosantemente) a Lazzari a un soffio dal triplice fischio.

Ecco, forse i rappresentanti delle nostre istituzioni potrebbero prendere esempio dai nostri atleti. Magari perderebbero qualcosa in termini puramente pratici e materiali. Ma è fuor di dubbio che ne guadagnerebbero in simpatia e rispetto. E allora sì che potremmo finalmente avere un vero Governo di svolta.

La foto di Charles Leclerc dal sito ufficiale Ferrari

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Cronaca

Formula 2: a Spa-Francorchamps muore Anthoine Hubert

Il pilota francese, 22enne, non è sopravvissuto ad un terribile incidente avvenuto nel secondo giro della gara.

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Tragedia a Spa-Francorchamps. Questo pomeriggio, a seguito di un gravissimo incidente durante la gara di Formula 2, è morto Anthoine Hubert, pilota francese di 22 anni.

L’incidente è avvenuto al secondo giro di Gara 1 della serie cadetta della Formula 1, andato in scena pochi minuti dopo le qualifiche della categoria maggiore. La dinamica, ripresa solamente da telecamere amatoriali nei primi momenti, è stata chiarita dopo molti replay: in uscita da curva 4 (la curva Radillon), Giuliano Alesi ha è andato in testacoda e Hubert, che lo seguiva, per non tamponarlo è scartato bruscamente verso destra, andando a sbattere contro le barriere di protezione. Tornato però in pista dopo l’urto, è stato centrato in pieno dallo statunitense Juan Manuel Correa, causando la distruzione di entrambe le vetture, la bandiera rossa e poco dopo l’annullamento della gara.

Intuita immediatamente la gravità della situazione, i soccorsi si sono precipitati sul luogo dell’incidente, ma non c’è stato niente da fare. Secondo il comunicato emesso dalla FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile), il pilota della BWT Arden è morto alle 18:35, mentre Correa è stato portato all’ospedale di Liegi cosciente, ma con la possibile rottura dei piedi.

Questo il comunicato della FIA :

Statement: Incident during FIA Formula 2 Feature Race, Spa Francorchamps

The Federation Internationale de l’Automobile (FIA) regrets to advise that a serious incident involving cars #12, #19 and #20 occurred at 17:07 on 31/08/19 as a part of the FIA Formula 2 Feature Race at Spa-Francorchamps, round 17 of the season.

The scene was immediately attended by emergency and medical crews, and all drivers were taken to the medical centre.

As a result of the incident, the FIA regrets to inform that the driver of car #19, Anthoine Hubert (FRA), succumbed to his injuries, and passed away at 18:35.

The driver of car #12, Juan-Manuel Correa (USA), is in a stable condition and is being treated at the CHU Liège hospital. More information on his condition will be provided when it becomes available.

The driver of car #20 Giuliano Alesi (FRA) was checked and declared fit at the medical centre.

The FIA is providing support to the event organisers and the relevant authorities, and has commenced an investigation into the incident.

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Cronaca

Ponte Morandi, ad un anno dalla tragedia la cerimonia di commemorazione

Alle 11.36, l’ora fatale del crollo, la cerimonia si è interrotta mentre le sirene delle navi e i clacson dei tassisti risuonavano nell’aria per unirsi alla commemorazione.

Giulia Marilungo

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Un anno fa a Genova crollava il ponte Morandi. Oggi il sindaco Marco Bucci ha dato appuntamento alle 10 per la cerimonia di commemorazione delle 43 vittime nel capannone sotto la nuova pila 9 del viadotto. L’arcivescovo della città il cardinale Angelo Bagnasco ha celebrato la messa. Alle 11.36, l’ora fatale del crollo, la cerimonia si è interrotta mentre le sirene delle navi e i clacson dei tassisti risuonavano nell’aria per unirsi alla commemorazione.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è mostrato molto vicino alle famiglie delle vittime che lo hanno accolto con un applauso. Alcuni familiari hanno però scelto di non partecipare alla commemorazione, considerata nient’altro che una passerella per politici.

“Ad un anno dalla tragedia del Ponte Morandi, il Cda di Autostrade per l’Italia, quello di Atlantia e i lavoratori di tutto il gruppo rinnovano il cordoglio e la compassione più sincera per le vittime del crollo e per il dolore dei loro familiari”. Ha scritto Autostrade per l’Italia nella lettera pubblicata su alcuni quotidiani nazionali e sui giornali liguri. “Siamo consapevoli e profondamente rammaricati per la gravità delle sofferenze e dei disagi causati all’intera comunità genovese dal crollo del Ponte Morandi”.

Erano infatti presenti alla commemorazione l’amministratore delegato di Atlantia ed ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, tra gli indagati per il crollo. Presente anche l’attuale ad di Aspi Roberto Tomasi. Con Castellucci sono arrivati anche Gianni Mion presidente di Edizione e Giuliano Mari, presidente di Aspi. La delegazione non è stata però bene accolta dai familiari delle vittime che ne hanno chiesto l’allontanamento. 

“Genova oggi è simbolo della volontà di rinascita.” ha detto il premier Giuseppe Conte “La ricostruzione è cominciata. Il nuovo ponte dovrà essere percorribile nell’aprile dell’anno prossimo. Ringrazio tutti per il lavoro fatto insieme. Il ponte rappresenta il simbolo della rinascita”.

 “È un momento di ricordo e commemorazione. Genova vuole crescere, si merita delle infrastrutture di primo livello, la città è unita e sta collaborando.”  Ha detto il sindaco Commissario Marco Bucci. “Sia sul lato ovest che est del ponte anche oggi stiamo lavorando, non abbiamo interrotto i lavori, la nuova pila 9 è quasi a 20 metri, abbiamo già 11 pile con fondamenta. stiamo rispettando il piano dei lavori, sono convinto che a fine aprile 2019 inaugureremo il ponte.” Ha poi aggiunto: “Ho parlato con il premier Conte che si associa ai sentimenti della giornata di oggi con la volontà di commemorare chi ha perso la vita e allo stesso tempo di continuare a supportare gli investimenti di cui abbiamo bisogno per far tornare Genova una grande città. La prossima primavera Genova avrà il nuovo ponte, venite in macchina e ci passerete sopra”.

A rappresentare le famiglie delle vittime è Egli Possetti che dice : “Vogliamo giustizia. Se manca giustizia, uno Stato democratico non ha senso. Abbiamo perso un pezzo del nostro cuore, che non ci potrà più essere restituito la loro è stata una morte assurda che non possiamo rassegnarci ad accettare. Stiamo sopravvivendo da un anno e vorremmo tornare a vivere ma è come una montagna da scalare. Non possiamo più pensare di abbracciarli e vedere il loro sorriso. Quanto accaduto è inaccettabile. Per la loro memoria dobbiamo accertare la verità”. 

 

 

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Cronaca

Migranti: Richard Gere e Chef Rubio sulla Open Arms e Salvini sale nei consensi

Mirko Ciminiello

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Chef Rubio

Povero Chef Rubio, continua a non andargliene una dritta. E sì che ormai dovrebbe esserci abituato, considerando che è più famoso (si fa per dire) per i lucidi e argomentati ragionamenti via social che per l’abilità culinaria.

Stavolta però è stato particolarmente sfortunato. Gli era riuscito un bel colpo quando aveva persuaso Richard Gere a salire a bordo della Open Arms, nave dell’omonima Ong spagnola che da nove giorni vagava per il Mediterraneo con 121 migranti e che, non contenta, ha pensato bene di caricarne altri 39. Era finalmente riuscito a guadagnarsi un po’ di attenzione, Chef Rubio, anche grazie all’inattesa presenza di giornalisti e telecamere (però, questi cronisti, chissà come riescono a sapere sempre tutto…). E quel furbacchione di Matteo Salvini che ha fatto? Gli è andato a rovinare i piani facendo cadere il Governo.

Son mica cose che si fanno, signor Ministro? C’è lì «un autentico fenomeno televisivo», come l’ex rugbista si autodefinisce sul suo sito web (e chi siamo noi per storcere il naso davanti a un’autodefinizione?), e Lei lo va a derubare del suo tanto sospirato quarto d’ora di celebrità? Viene quasi da pensare che forse hanno ragione quelli che La accusano di essere cattivo con chi, in fondo, non fa che violare tutte le leggi del mare e dello Stato italiano sapendo di avere le spalle coperte da magnati straricchi e giudici che tendono a interpretare le normative, anziché applicarle.

La responsabile della missione, Ani Montes Mier, in qualche modo ha anche ammesso di essere una trafficante: vuole forse che la magistratura non tenga conto di cotanta sincerità? Suvvia, una ramanzina, un bel buffetto, il plauso dei competenti e via, di nuovo a solcare le onde alla ricerca di qualche disperato da sequestrare – pardon, salvare – per giorni sul suo taxi a vela nell’attesa spasmodica di un porto sicuro. Che naturalmente dovrà scegliere lei, perché com’è noto ci sono porti sicuri più sicuri di altri, e pazienza se lo Stato di cui il natante batte bandiera sarebbe pure lì a due passi, certamente bendisposto e pronto ad accogliere tante risorse a braccia aperte – tenendo così fede al nome dell’imbarcazione, che poi chissà perché è inglese se l’Ong è iberica. Sì, vabbè, ci sarà qualche schiavista moderno che ci guadagnerà qualcosa, ma pure loro terranno famiglia.

Non le pare, onorevole Vicepresidente del Consiglio? Allora forza, non si faccia pregare, si unisca agli applausi per l’ufficiale e gentiluomo – così in un colpo solo i battimani raddoppieranno. Inneggi anche Lei all’attore che ha distribuito sullo scafo viveri e beni di prima necessità, ché magari la prossima volta ci capitano Leonardo Di Caprio e Angelina Jolie, e forse elargiranno anche le prelibatezze di Chef Rubio – che stavolta non aveva fatto in tempo a preparare un menù stellato, ma la prossima volta…

Che poi sicuramente daranno anche il buon esempio, queste star, e senza dubbio si porteranno a casa loro tutti questi poveri bisognosi. Hanno spazio, hanno i soldi, e si sono pure fatti toccare il cuore! Vedrà che non faranno come i radical chic che sono tanto solidali mentre sbirciano i loro Rolex sonnecchiando sulle spiagge di Capalbio. Sono acuti e intelligenti, loro: per questo Lei, senatore, ha sempre più chance di arrivare al 60%!

*Foto Ag. Dire

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Cronaca

Malattia e infortunio del professionista: una proposta di legge per la tutela dei commercialisti

Mauro D'Ambrogio

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commercialista, fiscale

Mercoledì 7 agosto, presso la Sala dei Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, si è svolta la conferenza stampa organizzata dalla Consulta dei parlamentari commercialisti per illustrare il disegno di legge avente primo firmatario il Sen. Andrea De Bertoldi, per la sospensione della decorrenza dei termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio. A questa iniziativa non poteva mancare l’Associazione Nazionale Commerciali che da oltre due lustri chiede alla politica di sanare un vuoto normativo che lede gravemente il diritto dei
professionisti alla tutela della salute, con la compromissione della qualità della loro vita e della possibilità di svolgere il proprio lavoro con la dovuta tranquillità. “La storia dell’impegno dell’ANC su questo aspetto di fondamentale importanza per tutti i liberi professionisti – spiega il Presidente ANC Marco Cuchel, intervenuto alla conferenza insieme ai
consiglieri nazionali Miriam Dieghi e Luciano Olivieri – è lunga ed è segnata dalle numerose proposte di legge e risoluzioni che si sono susseguite nel corso delle legislature e che hanno fatto proprie quelle istanze che l’ANC ha ripetutamente rappresentato a tutte le principali
forze parlamentari, per sancire il riconoscimento di un diritto che dalla Costituzione è garantito a tutti i cittadini.”. Dalla proposta dell’On. Alberto Fluvi presentata alla Camera per la prima volta nel 2004, poi nel 2006 e nuovamente nel 2008, è seguita la proposta di legge a firma dell’On. Gioacchino Alfano nel 2010 e nel 2013, anno della presentazione anche di una ulteriore proposta sulla materia a firma dell’On. Marco Causi.

“Purtroppo – aggiunge il Presidente Cuchel – fino ad oggi, alla soddisfazione per aver visto accolte le nostre istanze è seguita sempre la delusione per la mancata approvazione di un testo normativo, nonostante il Jobs Act Autonomi (legge 81/2017) abbia modificato alcuni aspetti della disciplina della maternità, della malattia e dell’infortunio per i lavoratori autonomi, ampliando tutele di natura previdenziale, nessuna norma riconosce oggi al professionista che si ammala o che si infortuna gravemente la sospensione dei termini stabiliti a favore della Pubblica Amministrazione per gli adempimenti da espletare per conto dei propri clienti”. Appena lo scorso maggio, nell’ambito del convegno nazionale a Scicli, l’ANC era tornata nuovamente sul tema sollecitando l’approvazione di una legge e il Sen. De Bertoldi, presente ai lavori, aveva dato la sua disponibilità a farsi promotore di una nuova proposta, promessa che, con soddisfazione, rileviamo essere stata mantenuta.

L’ANC plaude alla presentazione del disegno di legge da parte dei Senatori firmatari De Bertoldi, Fenu, Romeo, Pichetto Fratin e Marino, la cui natura, per la prima volta bipartisan, fa ben sperare sull’esito dell’iter parlamentare che ci si augura abbia tempi ridotti e si concluda positivamente. Di certo la presenza alla conferenza di oggi anche del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti testimonia la condivisione dell’iniziativa da parte dell’intera categoria.

“Ciò che invochiamo da anni – conclude Cuchel – è una legge di buon senso, che riconosca il diritto costituzionalmente garantito alla salute, un segno di civiltà per affermare la dignità dei professionisti e del loro lavoro.”.

(ANC Comunicazione)

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Cronaca

Sotto accusa i genitori anche per il caso del ragazzo che ha lanciato il cassonetto

Mirko Ciminiello

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C’è un ragazzino francese di dodici anni in prognosi riservata al Gaslini di Genova per un grave trauma cranio facciale, dopo essere stato colpito nel sonno da un bidone dell’immondizia di circa dieci chili. E c’è un ragazzo di appena cinque anni più grande denunciato per lesioni gravi per aver lanciato quel cassonetto da un’altezza di circa venti metri.

E poteva andare molto peggio. La sorella della vittima, infatti, dormiva nel punto esatto dell’impatto, ma per fortuna si era da poco spostata per ragioni di comodità. Se non lo avesse fatto, sarebbe rimasta schiacciata. Il fratellino, invece, è stato colpito “di rimbalzo” all’interno della tenda eretta dalla sua famiglia sulla spiaggia ligure di Bergeggi, e grazie al cielo le sue condizioni sono in lento miglioramento.

I carabinieri di Savona sono partiti da una testimonianza molto precisa, che però «non conteneva elementi utili all’identificazione del responsabile» come ha illustrato in conferenza stampa il Comandante del Reparto Investigativo Dario Ragusa. I militari hanno allora iniziato a interrogare tutti i giovani che, la notte del misfatto, avevano partecipato a una festa nella vicina discoteca La Kava. I sospetti si sono concentrati sul diciassettenne, il cui racconto presentava delle contraddizioni: dopo aver tentato di negare il proprio coinvolgimento, alla fine il ragazzo ha ammesso le sue responsabilità.

Secondo la ricostruzione degli avvenimenti, il giovane era uscito dalla discoteca attorno alle 3 del mattino, probabilmente ubriaco, e si è fermato al chiosco dei panini, che però era chiuso. «A quel punto ha pensato di lanciare il cassonetto in spiaggia, convinto di lanciarlo direttamente in mare» ha spiegato Ragusa. Il ragazzo ha affermato di non essersi accorto della presenza di persone sulla spiaggia, e di essere molto dispiaciuto. L’unica sua (estremamente minima) attenuante è il fatto che la spiaggia in questione è situata in un’area marina protetta, e i campeggiatori che vi stavano dormendo – una quindicina – erano abusivi.

Ma la tragedia poteva assumere proporzioni perfino peggiori. Da quanto ha potuto appurare l’Arma, infatti, un secondo minore, uscito dal locale, ha scaraventato nella scarpata un altro cassonetto, che però fortunatamente è rimasto impigliato fra gli arbusti e non ha raggiunto l’arenile.

E tuttavia, senza diminuire di uno iota né di un apice la gravità degli atti dei ragazzi, c’è un fattore ulteriore che solitamente, in questi casi, si tende a dimenticare: il fatto che il problema è a monte.

A 17 anni, infatti, non è ancora completamente sviluppata la corteccia prefrontale, la zona del cervello da cui dipendono tra l’altro i processi di pianificazione, il ragionamento e la presa di decisione. È la ragione per cui gli adolescenti non sono in grado di valutare le conseguenze delle proprie azioni allo stesso modo di un adulto.

Per questo motivo assume un ruolo fondamentale l’educazione. E se a un ragazzo viene permesso di stare in discoteca fino a notte inoltrata, per di più ubriacandosi – alla faccia del divieto di somministrare alcolici ai minorenni -, la vera responsabilità è dei genitori.

La noia, la solitudine, il nichilismo non si combattono recitando la parte dei migliori amici dei propri figli, ma inculcando loro valori ben precisi. Non si sconfiggono fingendo che il dolore non esista – una pia illusione -, ma insegnando ai ragazzi ad affrontarlo. In poche parole, tornando a fare i genitori.

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Cronaca

Corinaldo: indagato incontra Sfera per caso la notte della tragedia

Gli inquirenti erano a conoscenza dell’incontro con il rapper ma ora e’ testimoniato anche da un video. E’ stato pubblicato dalla Gazzetta di Modena e di Porto stesso lo aveva postato sul suo profilo Instagram per poi toglierlo.

Giulia Marilungo

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La notte stessa della strage di Corinaldo nella discoteca Lanterna Azzurra tra il 7 e l’8 dicembre, il giovane indagato Ugo di Porto componente della banda dello spray, incontra casualmente il rapper Sfera Ebbasta in un autogrill lungo l’autostrada, di ritorno proprio dal locale in cui aveva appena provocato insieme al suo gruppo la morte di sei persone. 

Nei giorni scorsi, l’inchiesta di Ancona aveva portato all’arresto di sette persone. La banda di Modena usava spray al peperoncino per diffondere il panico e approfittando della situazione rapinava i presenti. Sotto arresto tutti ragazzi tra i 19 e i 22 anni. Di Porto e’ uno di loro. Gli inquirenti erano a conoscenza dell’incontro con il rapper ma ora e’ testimoniato anche da un video. E’ stato pubblicato dalla Gazzetta di Modena e di Porto stesso lo aveva postato sul suo profilo Instagram per poi toglierlo.

Sfera non ha nascosto il suo più profondo disprezzo per i membri della banda e ha commentato il video nelle sue Instagram Stories: “Incontro migliaia di persone ogni giorno che mi chiedono una foto, l’idea di aver incontrato anche uno di quei pezzi di merda mi fa davvero schifo, tanto quanto la disinformazione che viene fatta in questo Paese. Hanno provato e proveranno ad infangare il mio nome ma la cosa non mi disturba perché la soddisfazione di sapere che quei mezzi uomini (se così si possono definire) sono stati presi è l’unica cosa importante”.

Dopo la tragedia Sfera e’ stato colpito da una pioggia di accuse nonostante non c’entrasse nulla con il triste incidente. E’ stato infatti accusato di incitare all’uso di droga e alla violenza attraverso i suoi testi. Sfera dopo settimane di silenzio ha poi risposto in video alle accuse: “Se i ragazzini, invece che perdere tutto il tempo per strada, si dedicassero alla musica, come ho fatto io, troverebbe di sicuro una strada alternativa. I ragazzi mi prendono come esempio non perché fumo le canne, ma perché ce l’ho fatta”. Ha poi anche pubblicato il singolo “Mademoiselle” in cui attraverso la musica si difende dagli attacchi.

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Cronaca

Le stragi negli Usa e i politici che non perdono occasione di speculare sul dolore

30 morti in due eccidi in Texas e in Ohio, ma i Democratici non trovano di meglio che attaccare Trump

Mirko Ciminiello

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Parce sepulto. Perdona chi è seppellito. È questo il primo pensiero che invade la mente dopo la doppia strage che ha insanguinato, ancora una volta, gli Stati Uniti d’America.

30 morti, due terzi dei quali in un supermercato texano (compresi alcuni bambini), gli altri dieci in un locale in Ohio. Nel primo caso il killer è stato catturato, nel secondo ucciso.

Particolarmente odioso, se risulterà confermato il movente, è il primo atto delittuoso, compiuto a El Paso, città di confine a maggioranza ispanica. L’assassino, il ventunenne Patrick Crusius, americano di origine britannico-irlandese, aveva scritto un manifesto contro l’immigrazione ispanica sullo stesso forum di suprematisti usato da Brenton Tarrant, l’autore del massacro nelle moschee di Christchurch.

“Loro sono quelli che istigano” ha affermato, “e non io che sto semplicemente difendendo il mio Paese dalla sostituzione etnica e culturale portata da un’invasione”.

L’Fbi sta indagando per crimine d’odio, mentre il Presidente Donald Trump ha condannato la sparatoria definendola un atto di codardia. I Democratici U.S.A., invece, hanno perso l’ennesima occasione per tacere, attaccando i Repubblicani per le loro politiche sull’immigrazione e il controllo delle armi.

Ora, parliamoci chiaro. Si può essere d’accordo o meno con le politiche del tycoon. Ma affibbiare a The Donald la responsabilità del delitto non è solo pretestuoso, è del tutto ridicolo. Per esempio perché i pazzi ci sono sempre, a prescindere dal colore di un’amministrazione. Per dire, l’eccidio di Columbine – il peggiore della storia americana – è avvenuto sotto la presidenza del dem Bill Clinton.

La verità è che niente e nessuno può giustificare un omicidio, figuriamoci uno plurimo. E speculare su una carneficina per attaccare gli avversari è semplicemente squallido.

Per questo, torniamo a dire, perdona chi è seppellito. E perdona anche i vivi, perché (spesso e volentieri) non hanno davvero idea di quello che fanno.

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Cronaca

“L’unico vero bastardo, sei tu che l’abbandoni”

Cani, frigoriferi, automobili: in pieno Agosto condividono la stessa misera sorte…

Francesco Di Pisa

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L’immutabile senso civico dei romani, degli Italiani, ma sì, di certi romani e di certi Italiani ovviamente. Raggi o meno, le responsabilità del declino infinito di Roma Capitale, appartengono pure ai cittadini. Quelli magari stizziti, sdegnati, che la sera si lamentano del degrado della propria città, dell’asfalto appena gettato in una buca che due ore dopo salta come una cicala al ritmo di una zumba in spiaggia, o dell’autobus che appena lanciato in pista già giace esanime nel deposito, e poi, ad Agosto, popolo ostaggio dell’afa, preda dell’ansia da imbottimento di scorta di bottiglie di acqua minerale (consumi italiani da record mondiale, disastro ambientale ed economico, in cui l’industria fa i salti di gioia) sfasciano il frigo e alle prime luci dell’alba si trasformano da Dr Jekyll in Mr Hyde e non trovano di meglio da fare che abbandonarlo all’angolo sotto casa.

Con l’arrivo dell’estate sono scattate dai blocchi le pubblicità progresso sul senso di colpa in cui noi italiani siamo tanto avanti. Ironia della sorte.

Fanno pena entrambi. Un cane riverso e sbattuto lungo la piazzola di un’autostrada che ci porta dritta verso il mare, come pure un frigorifero appollaiato accanto ad un nasone di un centro storico: vite scaricate senza cuore come due di picche in una partita umanamente e ambientalmente  ormai strapersa.

Quando non riescono più a regalare compagnia o ristoro, ma impongono solo fastidio e ingombro, cani e frigoriferi condividono la stessa misera fine.

E’ la teoria dell’abbandono che qualcuno volgarmente semplifica in teoria del chi se ne fotte, che piuttosto elegantemente il teologo tedesco Meister Eckhart identifica invece con il processo stesso del distacco dalle cose materiali che deve essere assoluto – “Il punto più alto della realizzazione spirituale dell’uomo nell’unione dell’anima con Dio.”

Ecco, vedete, basta intendersi sul trittico della foto e sul significato delle parole.

Teoria alta quella del distacco dalle cose terrene, teoria a cui nemmeno un’elegante Mercedes Benz Silver Arrow, già protagonista di un eclatante passato, riesce purtroppo a scampare.

Avanti così, pubblicità progresso.

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Cronaca

I ragazzi della strage di Corinaldo e la bambina cocainomane. Dov’erano i genitori?

Storie di ragazzi lasciati troppo soli, i genitori tornino a essere i primi educatori

Mirko Ciminiello

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Forse è solo un segno dei tempi. Forse sono le storie ordinarie di giovani ordinari dall’ordinaria follia. Come i sei ragazzi arrestati per la tragedia di Corinaldo, avvenuta lo scorso dicembre. Hanno tra i 19 e i 22 anni, e farebbero parte di una banda dedita alle rapine nei locali con l’uso di spray al peperoncino. Un modus operandi applicato anche alla “Lanterna Azzurra” in occasione del concerto del trapper Sfera Ebbasta, quando nel panico e nella calca morirono cinque giovanissimi e una mamma.

Gli indagati avevano proseguito l’attività criminale anche dopo il dramma. Con loro è stato fermato anche un ricettatore con cui erano in contatto. Giovani come lo erano le vittime di quella notte maledetta. Giovanissimi fan di un “cantante” che inneggia alla droga e allo sballo – cattivo maestro di alunni troppo semplici per coglierne con adeguato spirito critico i messaggi estremamente negativi.

Dov’erano i genitori? Questi ragazzi hanno forse per surrogati di genitori smartphone, tv, computer e tablet? Ma, come ha detto anche Papa Francesco, “la libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino, e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà”. Parlava davanti a circa 5mila scout, adolescenti tra i 16 e i 21 anni.

Giovani. E giovane, anzi giovanissima era la bambina balzata suo malgrado agli onori della cronaca in Brianza. I genitori, che non riuscivano a spiegarsi né a controllare le sue reazioni violente, l’hanno portata in ospedale, dove i medici hanno accertato che era cocainomane. A dieci anni. Per colmare la solitudine dovuta alle assenze per lavoro di mamma e papà, avrebbe detto lei.

Gioventù bruciata? No, i giovani non sono mai perduti. Non completamente. Ma c’è bisogno che i genitori si riapproprino del loro ruolo di primi educatori. Non è detto, sia chiaro, che questa sia la panacea di tutti i mali. Ma l’alternativa ce l’abbiamo già di fronte. Ed è tutto, tranne che auspicabile.

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