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Cassazione: “Stop cannabis light, è reato”

Cassazione, si decreta che la distribuzione della cannabis light è reato.

Cassazione, si decreta che la distribuzione della cannabis light è reato

Ieri, giovedì 30 maggio con una sentenza della Corte di Cassazione, viene deciso che  “È reato commercializzare i prodotti derivati della cannabis light”. La Procura generale della Cassazione, rappresentata dal pg Maria Giuseppina Fodaroni, aveva chiesto alle sezioni unite della Corte Suprema di inviare gli atti alla Consulta, ma i giudici della Cassazione hanno deciso di emettere subito il loro verdetto.

La sentenza della Corte di Cassazione

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”, compresi l’olio, le foglie, la resina e le inflorescenze. “Integrano il reato” previsto dal Testo unico sulle droghe (articolo 73, commi 1 e 4, dpr 309/1990) infatti, “le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”.

Di volta in volta saranno i giudici a valutare quale sarà la soglia di “droga” che rientra nei “parametri” del legale. Il verdetto emesso quindi giovedì 30 maggio si è concluso con l’annullamento con rinvio della revoca di un sequestro di prodotti derivati dalla cannabis, come chiesto dal Pg della Corte. Nelle prossime settimane seguirà il deposito della sentenza che illustrerà quali sono le motivazioni che hanno portato i giudici a questa decisione.

Ad attendere di conoscere le motivazioni complete, l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che assiste il commerciante di Ancona denunciato che l’ha portato a sedersi di fronte la Corte. Così Zaina commenta “Per come è scritta la massima della Cassazione non scioglie alcuni nodi, come quello della definizione dell’efficacia drogante. Aspetto la motivazione completa per capire di più di quello che ha portato alla decisione”.