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Cronaca

Ancona, sette persone in manette per la strage di Corinaldo

Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale

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I carabinieri del comando provinciale di Ancona hanno arrestato sette persone nell’ambito delle indagini per la strage di Corinaldo. La notte dell’8 dicembre 2018 in una discoteca dove si sarebbe dovuto tenere un concerto di Sfera Ebbasta, morirono 6 persone, cinque giovani tra i 14 e i 16 anni di età e una madre che accompagnava la figlia.

I sette arrestati sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine, mentre sei di loro sono accusati anche di omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di rapine e furti con strappo.

Nell’inchiesta erano già indagate a vario titolo diciassette persone. Sono state chiamate in causa per l’ipotesi di omicidio colposo plurimo nove persone tra gestori, proprietari e un addetto alla sicurezza, mentre altre otto persone dovranno rispondere rispondere, a vario titolo, di concorso in omicidio colposo, disastro colposo e falsità ideologica per le presunte irregolarità riscontrate nei locali della discoteca in cui avvenne la tragedia.

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Andrea Pranovi è giornalista e conduttore radiofonico. Dal lunedì al sabato dalle ore 7 alle 10 è in diretta con "Buongiorno Roma" su Radio Roma Capitale. Dottore di Ricerca in Scienze della Comunicazione, è Cultore della materia in Innovazione e analisi dei modelli di giornalismo presso il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza. È autore del volume "Informazione capitale. L’agenda setting nei media locali romani" (Aracne, 2016) e di diversi saggi pubblicati in riviste scientifiche.

Cronaca

Soumahoro, la gogna è insopportabile come la pretesa di impunità

Un caso gonfiato da opposti estremismi, quando già gli antichi sostenevano che in medio stat virtus: al netto delle gaffe del deputato, che comunque non è indagato

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Aboubakar Soumahoro
Aboubakar Soumahoro

Da www.romait.it

Il nome di Aboubakar Soumahoro campeggia da giorni su tutti i principali giornali e telegiornali del Belpaese. Colpa dell’ormai arcinota vicenda relativa alle due cooperative “di famiglia” (dirette in realtà dalla moglie e dalla suocera). E che, a ben guardare, è stata gonfiata a dismisura da una serie di opposti estremismi sia politici che mediatici.

Aboubakar Soumahoro
Aboubakar Soumahoro

Il caso Soumahoro

Il caso Soumahoro è uno di quelli che, da qualunque prospettiva li si consideri, sembrano quasi impossibili da osservare senza i paraocchi dell’ideologia. E l’aspetto forse più ironico è che, se ci si limitasse ad analizzare i crudi fatti, sarebbe invece relativamente semplice da trattare.

Come sintetizza l’Agenzia Dire, tutto ruota intorno alla gestione poco limpida di due coop che davano lavoro a migranti (anche minorenni). Alcuni dei quali hanno denunciato di essere stati maltrattati, privati di acqua e luce, di operare in nero o di non ricevere lo stipendio da due anni.

Tuttavia, gli accertamenti della Procura di Latina riguardano la moglie e la suocera del deputato che, come ricorda tra gli altri Il Giornale, non è indagato. Eppure, rileva La Repubblica, si è autosospeso (chissà quanto volontariamente) dal gruppo parlamentare in cui era stato eletto da indipendente, Alleanza Verdi e Sinistra.

Opposti estremismi

Nel frattempo c’è chi, da un lato, pare aver già condannato a prescindere l’onorevole, reo soprattutto di “aver fatto carriera” difendendo i diritti degli immigrati. E, dall’altro, c’è chi invece pretenderebbe per il Nostro una sorta di immunità totale legata proprio alla sua attività da sindacalista. Senza rendersi conto – in entrambi i casi – che la gogna è insopportabile tanto quanto l’atteggiamento di chi, come Il Riformista, straparla di «giornalismo razzista».

Buonsenso vorrebbe che si aspettasse la fine dell’inchiesta prima di procedere con giudizi tranchant dal forte sapore di manicheismo. A oggi, al massimo si può affermare che il tentativo di Soumahoro di difendere la moglie appellandosi a un inesistente «diritto all’eleganza» è una caduta di stile. O che sostenere di aver comprato una villa da 450.000 euro grazie ai proventi di un libro, come riporta Il Messaggero, suona quantomeno poco attendibile. Ma, anche se di clamoroso autogol si trattasse, sarebbe comunque materia unicamente per la Guardia di Finanza.

La verità è che, per il momento, l’ex bracciante non è né un santo né un mostro, piuttosto è in una sorta di limbo. E, d’altronde, dicevano già gli antichi che in medio stat virtus: e siamo piuttosto certi che non si riferissero al dito.

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Cronaca

Ambientalismo, ancora un folle attacco contro un’opera d’arte

In Germania imbrattato un Monet, come la settimana scorsa un Van Gogh a Londra: la madre dei gretini è sempre incinta, ma la vera colpa è di chi (dai media alla politica) fa allarmismo ingiustificato sul clima

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Ambientalismo, purè sul quadro di Monet
Ambientalisti lanciano purè sul quadro di Monet

Da www.romait.it

Dagli “attacchi d’arte” resi celebri a livello di televisione italiana da Giovanni Muciaccia, il peggior ambientalismo è passato a dei folli e ignobili attacchi all’arte. È successo questa settimana in Germania, come già quella precedente in Inghilterra. Ma la vera colpa è di chi (dalla politica ai media ad alcuni sedicenti “scienziati”) nutre da tempo l’ingiustificato eco-catastrofismo climatico.

Ambientalismo, purè sul quadro di Monet
Ambientalisti lanciano purè sul quadro di Monet

Le follie dell’ambientalismo

Che l’ecologismo sia una delle peggiori ideologie del nostro tempo lo sosteniamo da parecchio. E siamo anche in buona compagnia – per esempio, del grande fisico e matematico britannico Freeman Dyson. Secondo cui «l’ambientalismo ha sostituito il socialismo come la principale religione laica», il che lo rende per sua stessa natura incline ai più oscuri fanatismi.

Basta questo a spiegare la (pessima) moda che sta prendendo piede tra i giovani affermazionisti del climate change (di origine antropica, ça va sans dire). I quali, come riporta TGCom24, dapprima hanno pensato male di lanciare salsa di pomodoro contro l’opera di Vincent Van Gogh “I Girasoli”, esposta a Londra. E poi, come riferisce Rai News, hanno scagliato del purè di patate contro il dipinto “Il pagliaio” di Claude Monet a Potsdam. E se nel primo caso il quadro era fortunatamente protetto da un vetro, nel secondo caso l’entità dei danni è ancora in corso di valutazione.

La colpa è degli allarmisti

A monte, però, la reale responsabilità di questi atti vandalici è di quanti fanno allarmismo pretestuoso su quella che è solo una «congettura non dimostrata». Come avevano brillantemente argomentato gli scienziati italiani autori dell’importante documento “Clima, una petizione controcorrente”.

A furia di gridare Al lupo! Al lupo!, infatti, prima poi qualcuno finisce inevitabilmente per crederci. E non bisogna dimenticare che, parafrasando il grande Ennio Flaiano, la madre dei gretini è sempre incinta.

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Cronaca

Nord Stream, gli Usa e quel “buco nell’acqua…”

Per Antony Blinken il sabotaggio del gasdotto è una “straordinaria opportunità” per l’Europa, di cui intanto gli Stati Uniti sono divenuti il primo fornitore di GNL: cui prodest?

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Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico
Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico

Da www.romait.it

Si tinge sempre più di giallo l’affaire del danneggiamento dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 (che d’altronde aveva destato delle perplessità fin dall’inizio). Il “merito”, stavolta, è del Segretario di Stato americano Antony Blinken, e in particolare di alcune sottili allusioni “sfuggitegli” durante una conferenza stampa. E, come affermava il Divo Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico
Perdita dai gasdotti Nord Stream nel Baltico

Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream

Sul sabotaggio dei due metanodotti Nord Stream, la vera domanda che aleggia fin dallo scoppio del caso (e non solo) è: cui prodest? In merito, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, come riferisce l’Adnkronos, era stato chiaro fin da subito. «Le ipotesi che la Federazione russa sia coinvolta nell’incidente sono semplicemente stupide», perché i danni «rappresentano un problema anche per noi». Anzi, il funzionario moscovita aveva ribaltato le accuse (flebili, per la verità), dando a intendere che non fosse piuttosto da escludere un coinvolgimento degli Usa.

Un’idea che, per lo più, era stata liquidata come una provocazione o, al massimo, una boutade. Ma che appare clamorosamente più concreta se si legge attentamente tra le righe di un recente intervento riportato sul sito ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense.

Le allusioni di Blinken

Protagonista è il Ministro degli Esteri Blinken, che ha definito il disastro «una straordinaria opportunità [per l’Ue, N.d.R.] per sbarazzarsi una volta per tutte della dipendenza dall’energia russa». E ha aggiunto che «ora siamo il primo fornitore di GNL per l’Europa».

Questi dati fanno il paio con la strenua opposizione comunitaria al price cap generalizzato sul metano, che nuocerebbe proprio agli esportatori di gas naturale liquido. Che dunque verrebbe dirottato su altre rotte (letteralmente, visto che si trasporta via nave). Corollario finale sono le ripercussioni sull’industria della Germania, forse il Paese del Vecchio Continente meno allineato (perché più perplesso) sulle sanzioni atlantiste contro la Russia.

Ragionando a stelle e strisce, sarebbero almeno tre o quattro piccioni con una fava. Ma l’Occidente continui pure a dare la colpa a Vladimir Putin: anche a costo di fare nuovamente (è il caso di dirlo) un… buco nell’acqua.

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incidenti

Marmolada, gli ecocatastrofisti riescono a speculare perfino su un dramma

Lo scioglimento dei ghiacciai è ciclico, non dipende dall’uomo (come il clima in genere): ma per gli affermazionisti ogni pretesto è buono, e le istituzioni, colpevolmente, si accodano

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Valanga in Marmolada
Valanga in Marmolada

Da www.romait.it

La strage della Marmolada, con il crollo del seracco che ha causato (al momento) sette decessi, ha segnato l’Italia intera, cominciando dai vertici delle istituzioni. Eppure, nel coro di cordoglio sono spuntate pure delle note parecchio stonate. Quelle degli ecologisti (o meglio ecocatastrofisti), che stanno cercando di strumentalizzare la tragedia per i loro pretestuosi e infondati teoremi anti-umani.

Valanga in Marmolada
Valanga in Marmolada

La strage della Marmolada

«Bisogna prendere dei provvedimenti affinché quanto accaduto sulla Marmolada non accada più in Italia». Queste le parole pronunciate in loco, come riporta l’ANSA, dal Premier Mario Draghi. Il quale ha aggiunto che «gli Italiani si stringono con affetto» attorno alle vittime, agli otto feriti e ai cinque dispersi.

Il dramma è già passato alla storia come il più grave della montagna del Belpaese. E spiace molto dover constatare che gli affermazionisti del climate change vi stanno lucrando coi soliti fini propagandistici. Influenzando perfino le più alte cariche dello Stato, considerando che sia SuperMario che Sergio Mattarella hanno ripetuto a pappagallo la favoletta della responsabilità antropica del disastro.

Accuse pretestuose e infondate

Come però fa notare Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena, i ghiacciai avanzano e si ritirano ciclicamente. Il fisico Walter Kutschera, dell’Università di Vienna, ha ricostruito l’estensione di quelli alpini negli ultimi 10.000 anni. Evidenziando tra l’altro il minimo corrispondente al cosiddetto “Periodo caldo romano”. Quando, come spiegò il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia già nel 2014, le temperature erano più alte di adesso (nonostante la minor concentrazione di CO2).

Un concetto simile l’ha espresso anche Nicola Scafetta, docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università Federico II di Napoli. Che, intervistato dal Mattino, ha illustrato l’esistenza di cicli millenari che influenzano il clima e dipendono quasi esclusivamente dall’attività solare. Non a caso, come rileva La Verità, già nel 2018 il suo gruppo aveva previsto l’attuale crisi idrica.

Questi dati, d’altronde, sono in linea con quelli spesso sottolineati da un luminare come il professor Antonino Zichichi. Secondo cui «attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico». L’uomo incide al massimo «al livello del 5%: il 95% dipende da fenomeni naturali legati al Sole».

Sarebbe dunque bonum et iustum abbandonare approcci ideologici che, soprattutto in una catastrofe come quella della Marmolada, non ci si può proprio permettere. Con buona pace delle “iene climatiche”, se permettete.

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Cronaca

Covid, team italiano scopre un super-anticorpo che batte tutte le varianti

È una proteina derivata dal sangue di alcuni operatori sanitari di Bergamo e modificata tramite ingegneria genetica: riesce a impedire che il virus si leghi alle cellule, ed è stata sviluppata tra Roma e Pomezia

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Covid in trappola
Covid-19 in trappola

Da www.romait.it

È un (altro) piccolo passo per la ricerca scientifica, ma (potenzialmente) un grande balzo per la lotta al Covid. È stato infatti sviluppato un super-anticorpo che potrebbe proteggere contro tutte le varianti del SARS-CoV-2, e in più si somministrerebbe per via intranasale. Risultati che presto saranno sottoposti al vaglio della sperimentazione umana, ma intanto possono già renderci orgogliosi: perché sono a fortissime tinte azzurre.

Covid in trappola
Covid-19 in trappola

Un super-anticorpo contro il Covid

Un nuovo anticorpo “definitivo”, capace di rendere inoffensiva qualsiasi mutazione del Covid. È quello descritto in uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Therapy, che un po’ ricorda il supervaccino giapponese efficace contro tutti i coronavirus.

Anche in questo caso, viene presa di mira la cosiddetta proteina Spike, che il patogeno usa per legarsi alle cellule ospite. In particolare, l’obiettivo è un tratto «essenziale alla funzione di ingresso del virus nelle cellule», come ha spiegato al Giornale una delle ricercatrici, Maria Gabriella Santoro. Aggiungendo che la molecola riesce a «riconoscere e contrastare, anche a dosi molto basse, tutte le varianti della Spike note al momento dello studio».

Inoltre, questo anticorpo può essere inalato come se fosse aerosol, una metodologia certamente meno invasiva della tradizionale iniezione. È dotato di alta efficienza, notevole stabilità e basso costo di produzione. Neutralizza l’infezione sia in vitro che in vivo, su due modelli animali indipendenti – criceti e topi transgenici. E, come ciliegina sulla torta, ha il “marchio DOC” del Belpaese.

Orgoglio italiano (ancora una volta)

Innanzitutto, perché è un progetto congiunto del Laboratorio di Biotecnologia centro polifunzionale Labio 4.0 Marino Golinelli di Pomezia e del Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata di Roma. E poi perché i campioni ematici originari sono stati forniti da dieci operatori sanitari dell’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII, subito dopo essere guariti dal Covid.

Inizialmente il team ha identificato i donatori con la risposta immunitaria più valida. Poi, come hanno raccontato a La Repubblica le scienziate Rita De Santis e Olga Minenkova, «abbiamo individuato un panel di sei anticorpi». E da qui, tramite ingegneria genetica, ne è stato selezionato uno – il più forte – per avviare la fase sperimentale.

Nei prossimi mesi dovrebbero partire i test sull’uomo, l’ultimo passo prima della commercializzazione del farmaco. Che, una volta di più, può far sventolare alta e fiera la bandiera italiana.

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Cronaca

Bamba della settimana, l’Italia alla frutta, gaffe politiche e politically correct

La nuova edizione dell’anti-premio di Feltri è dominata dall’imbarazzante eliminazione dell’Italia dai Mondiali di calcio di Qatar 2022: ma c’è spazio anche per topiche pentastellate ed epic fail internazionali

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Torna ancora il “Bamba della settimana”, l’ironico omaggio al meglio del peggio del periodo ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri. Il quale tipicamente assegnava il surreale anti-premio in ambito sportivo. Il che significa che l’edizione odierna cade proprio a fagiolo.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

L’Italia alla frutta

Nuova puntata, quindi, del “Bamba della settimana”, che si apre (come spesso accade) con una vicenda hors catégorie. Non poteva infatti che essere contrassegnata così la clamorosa eliminazione della Nazionale di calcio da Qatar 2022 per piede della “piccola” Macedonia del Nord. Anche se, a ben vedere, nel caso specifico il vero epic fail lo ha fatto il C.T. azzurro Roberto Mancini. Il quale, appena tre giorni prima della disfatta, assicurava dalle colonne del Corsera che «l’obiettivo non è andare al Mondiale ma vincerlo». E ora, tra inevitabili meme e battute sulla Macedonia indigesta, siamo proprio alla frutta.

Lo sport non è comunque l’unico settore in cui l’Italia non se la passa proprio benissimo, come dimostra il sottosegretario pentastellato all’Interno Carlo Sibilia. Il quale, lo scorso 17 marzo, ha voluto cinguettare i propri «auguri alla nostra Repubblica». Peccato che, come ricorda Il Giornale, quel giorno si celebri l’Unità d’Italia, laddove la Festa della Repubblica ricorre il 2 giugno. Che il Belpaese abbia qualche problema con le… parate?

Rimanendo in casa (ex) grillina, non poteva essere da meno il battitore libero Alessandro Di Battista. Il quale, intervenendo alla trasmissione DiMartedì su La7 a proposito della guerra in Ucraina, ha affermato che la Russia ha usato «missili supersonici». Che in realtà sono ipersonici, come il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, esponente di +Europa, gli ha spiegato subito – o meglio, a razzo.

Il “Bamba della settimana”

È però riuscita a fare anche peggio Ketanji Brown Jackson, giudice americano nominato dalla Casa Bianca alla Corte Suprema. Donna, progressista, di colore, sostenitrice dell’ideologia woke, della cancel culture, dell’aborto e del gender, è praticamente il prototipo del candidato politically correct. Lo è al punto da non riuscire a definire la parola “donna”, come le era stato chiesto durante un’audizione presso il Senato Usa. «Non sono una biologa» è stata la sconcertante risposta, come riferisce Fox News.

Un cortocircuito tanto assurdo e a livelli così alti non si era davvero mai visto. E si merita tutto il “Bamba della settimana”.

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Cronaca

Dopo il vaccino anti-Covid regredisce il tumore di una 61enne americana

L’annuncio di alcuni ricercatori di Houston, che ipotizzano che l’iniezione abbia stimolato la risposta del sistema immunitario: una nuova frontiera per l’immunoterapia?

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Regressione tumorale spontanea dopo il vaccino anti-Covid
Regressione tumorale spontanea dopo il vaccino anti-Covid

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Il tumore con metastasi di una donna di 61 anni ha iniziato a restringersi dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid. Lo ha riportato un team di ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center di Houston. Una scoperta eccezionale, che potrebbe aprire una nuova frontiera per il trattamento delle patologie oncologiche.

Vaccino anti-Covid e cancro

È stata dunque osservata negli Usa la regressione spontanea di un cancro in seguito alla profilassi con un vaccino anti-coronavirus. Lo riferisce uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of ImmunoTherapy of Cancer.

Lo studio è stato condotto su una donna di 61 anni affetta da un carcinoma della parotide sinistra che aveva dato metastasi polmonari bilaterali. Vista la rapida crescita dei noduli, a inizio 2021 i medici hanno optato per una terapia sistemica all’interno di un trial clinico. Nel frattempo, tra il gennaio e il febbraio 2021 la paziente ha ricevuto le due dosi di antidoto contro il SARS-CoV-2 di Moderna.

Poi, nel marzo 2021, una TAC ha incredibilmente mostrato la riduzione del 13% dei noduli polmonari. Che si sarebbero ulteriormente contratti del 50%, 67% e 73%, rispettivamente a 3, 6 e 9 mesi dopo il richiamo.

Naturalmente una relazione temporale non implica che ve ne sia per forza anche una causale. Tuttavia, l’ipotesi degli scienziati è che il siero a mRNA abbia stimolato la risposta del sistema immunitario. Questo perché il gruppo americano ha rilevato l’infiltrazione nei tessuti metastatici di varie tipologie di cellule immunitarie. Tra le quali spiccano i linfociti T, che hanno un ruolo centrale sia contro la sindrome respiratoria grave da coronavirus che nella risposta anti-tumorale.

In effetti, il potenziamento della loro attività è una delle principali strategie nell’immunoterapia. Per la quale, come suggerisce Il Messaggero, la sinergia col vaccino contro il Covid-19 potrebbe ora aprire nuove frontiere. A quanto pare, non tutti gli effetti collaterali vengono per nuocere!

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Cronaca

De Zerbi racconta la guerra in Ucraina: “Siamo stati svegliati dalle bombe”

L’allenatore dello Shakhtar Donetsk è rimasto bloccato in un hotel di Kiev col suo staff di otto connazionali. “L’Ambasciata ci aveva detto di andarcene ma non potevo girare le spalle al club e ai tifosi”

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Bombardamenti in Ucraina, De Zerbi
Bombardamenti in Ucraina

Da www.romait.it

L’angoscia per lo scoppio della guerra in Ucraina è palpabile nelle parole di chi si trova in loco, come Roberto De Zerbi. L’allenatore bresciano del team locale dello Shakhtar Donetsk era rientrato domenica scorsa nel Paese ex sovietico dopo un lungo ritiro in Turchia. E ora non può più lasciare l’albergo di Kiev dove si trova insieme al suo staff composto da otto connazionali.

Il racconto di De Zerbi

«Me ne sto in camera, è una brutta giornata» ha confidato ai microfoni di Sportitalial’italiano d’Ucraina” Roberto De Zerbi. Aggiungendo che «stanotte ci hanno svegliato le esplosioni».

L’ex tecnico del Sassuolo avrebbe dovuto guidare la sua squadra, lo Shakhtar Donetsk, nella trasferta in casa del Metalist Kharkiv sabato, alla ripresa del campionato. Col precipitare della crisi con la Russia, però, la Federcalcio ucraina ha sospeso il torneo, come riferisce l’Adnkronos. E ora De Zerbi è rimasto bloccato in hotel perché l’aeroporto della Capitale è chiuso e le vie di fuga sono impercorribili, scrive la Gazzetta dello Sport.

«L’Ambasciata italiana ci aveva sollecitato ad andare via ma non potevo, io uomo di sport, girare le spalle al club» e ai tifosi. «Non potevo scappare» ha insistito il manager, affermando comunque di confidare «che l’Ambasciata e il Governo ci aiutino a tornare».

«Tornassi indietro rifarei la stessa scelta» la chiosa finale. Forza mister, vi aspettiamo tutti in Italia al più presto!

Roberto De Zerbi
Roberto De Zerbi

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Cronaca

Giustizia, dai casi Ong, Renzi e Djokovic una lezione “anti-orwelliana”

La legge è davvero uguale per tutti? Un monito da tre vicende di attualità, dal Senato che dà ragione a Renzi sul caso Open alla polemica “romana” su Djokovic. all’avvocato della Corte Ue che giudica leciti i blocchi alle navi delle Ong

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La giustizia con la bilancia e la spada
La giustizia con la bilancia e la spada

Da www.romait.it

I tradizionali simboli della giustizia, com’è noto, sono la bilancia e la spada. E non a caso, perché i due strumenti indicano che la legge è uguale per tutti, anche se può essere dura. Come in parecchi dovrebbero ricordare, magari imparando da tre episodi (tra loro diversissimi) avvenuti proprio negli ultimi giorni.

La bilancia e la spada della giustizia

Alcune lezioni sembrano particolarmente difficili da apprendere. Per esempio, il rinvio a giudizio dell’ex magistrato Piercamillo Davigo avrebbe dovuto smentire l’aforisma orwelliano che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Nell’eventualità che non fosse sufficiente, però, l’attualità è tornata alla carica attraverso la cronaca, la politica e lo sport.

La prima notizia arriva dal Lussemburgo, dove la Corte di Giustizia dell’Unione Europea sta giudicando il ricorso dell’Ong Sea Watch contro il fermo italiano di due navi. Per ora si è espresso l’avvocato generale del tribunale, il greco Athanasios Rantos (le cui conclusioni non sono vincolanti ma generalmente indirizzano il verdetto). Il quale, come riferisce Il Giornale, ritiene legittime le ispezioni a bordo delle navi “buoniste”, cui è richiesta la stessa «conformità alle norme internazionali» delle altre. Taxi del mare colpiti e affondati.

Le regole devono essere uguali per tutti

Poi c’è l’indagine della Procura di Firenze contro Matteo Renzi, leader di Italia Viva, accusato di finanziamento illecito in relazione all’ormai celeberrima Fondazione Open. Pittibimbo ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Consulta contro i magistrati gigliati che lo hanno intercettato da parlamentare, senza chiedere l’autorizzazione al Senato.

«Che i Pm non abbiano seguito le regole lo ha stabilito la Cassazione, con cinque decisioni» ha tuonato in Aula, come riporta l’ANSA, l’ex Rottamatore. A cui Palazzo Madama ha dato ragione perché, checché ne pensi Il Fatto Quotidiano, le regole devono rispettarle pure le toghe.

L’ultima vicenda ha per protagonista (sempre suo malgrado) il tennista Novak Djokovic e la sua possibile partecipazione agli Internazionali di Roma. Che ha scatenato la polemica tra Valentina Vezzali, sottosegretario allo Sport, e Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, spalleggiato dal presidente del CONI Giovanni Malagò.

Questi ultimi, come scrive la Gazzetta dello Sport, sostengono in pratica che ammettere Nole al torneo capitolino equivarrebbe a lanciare un messaggio sbagliato. Ma l’ex schermitrice ha replicato che il tennis «è uno sport all’aperto e non di contatto e da noi non è previsto il Green pass rafforzato».

Come a dire che è una pura questione di princìpi. Che vanno socraticamente rispettati, anche quando non piacciono agli stessi che li hanno emanati.

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Cronaca

Davigo rinviato a giudizio, la legge (del contrappasso) è uguale per tutti

Il campione del giustizialismo rinviato a giudizio per rivelazione di segreto d’ufficio, proprio nell’anniversario di Mani Pulite. Lui si professa innocente, ma dice(va) anche che gli innocenti sono colpevoli non ancora scoperti

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Piercamillo Davigo
Piercamillo Davigo

Da www.romait.it

Piercamillo Davigo, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, andrà a processo per rivelazione di segreto d’ufficio. Una vera e propria nemesi per un conclamato campione del giustizialismo. Soprattutto perché, tanto per girare il coltello nella piaga, la notizia è arrivata nell’anniversario di Tangentopoli, di cui il Nostro fu notoriamente uno dei protagonisti.

“C’è sempre un puro più puro che ti epura”

Diceva Pietro Nenni, storico leader del Psi, che «a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». Un monito che il giornalista Piero Sansonetti ha perfidamente citato in occasione del rinvio a giudizio dell’ex giudice di Cassazione Piercamillo Davigo. Noto per ritenere che «non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti» o, in versione alternativa, «non esistono innocenti ma colpevoli che l’hanno fatta franca».

È quantomeno curioso, dunque, che il diretto interessato si professi innocente ora che Federica Brugnara, Gup di Brescia, ha deciso di mandare lui alla sbarra. Ed è un’ulteriore ironia della sorte il fatto che, nel trentennale di Mani Pulite, nel tritacarne giudiziario sia finito proprio un ex membro del pool.

Il procedimento, che scatterà il prossimo 20 aprile, ruota attorno alle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara, già legale esterno di Eni. Il quale ha rivelato l’esistenza di una presunta associazione massonica, la Loggia Ungheria, capace di condizionare la magistratura e altri apparati dello Stato.

Il Dottor Sottile ricevette il dossier dal Pm milanese Paolo Storari, preoccupato di quello che gli pareva un eccessivo immobilismo da parte della “sua” Procura. E, come ricorda Il Foglio, ne parlò (almeno) con David Ermini, vicepresidente del Csm, Giovanni Salvi, Pg della Cassazione, e Nicola Morra, presidente pentastellato della Commissione antimafia.

Il piccolo particolare è che i verbali del faccendiere di Trinacria erano secretati, da cui l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. D’altronde, da caso Amara a casi amari è un attimo.

Le accuse contro Davigo

Storari ha scelto il rito abbreviato, e i Pubblici Ministeri bresciani hanno chiesto per lui sei mesi di condanna. L’idolo dei manettari, invece, è più che intenzionato a dare battaglia, anche perché la sua posizione è piuttosto controversa.

Per esempio perché un altro consigliere di Palazzo dei Marescialli (e suo ex amico), Sebastiano Ardita, si ritiene «danneggiato» dalla divulgazione dell’interrogatorio del leguleio siciliano. Il quale lo aveva tirato in ballo con delle illazioni già da tempo smentite attraverso prove concrete. Ardita, come riferisce Il Tempo, sospetta che Davigo abbia diffuso i documenti per «screditarlo» agli occhi dei colleghi. Tanto da essersi costituito, non sorprendentemente, parte civile contro entrambi i “loquaci” colleghi.

Come detto, però, la principale ipotesi di reato è un’altra. Nel capo d’imputazione si legge che Davigo rassicurò Storari «di essere autorizzato a ricevere copia degli atti». Come infatti ha sempre sostenuto, il segreto investigativo non è opponibile ai togati dell’organo di autogoverno dei giudici – come lui all’epoca – «per espressa circolare del Csm».

Davigo si riferisce alla Circolare n. 510 del 15 gennaio 1994. Che però, come aveva puntualizzato Italia Oggi, si applica ai procedimenti penali contro i magistrati – e non è questo il caso. Inoltre, è difficile pensare che possa aver luogo «fuori da ogni procedura formale», come ha scritto il Giudice dell’udienza preliminare.

Naturalmente, spetterà al Tribunale della Leonessa d’Italia stabilire la verità dei fatti. Intanto però è un sollievo sapere che la legge è davvero uguale per tutti. Anche quella del contrappasso.

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Cronaca

Giustizia, via libera alla riforma mentre esplodono i casi Conte-Renzi-Pittelli

Il testo del Ministro Cartabia prevede tra l’altro restyling del Csm e stop alle “porte girevoli”. Intanto continua lo scontro politica-magistratura, che dimostra che il rinnovamento è ormai indifferibile

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Bilancia della giustizia
Bilancia della giustizia

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Via libera all’attesa riforma della giustizia che include tra l’altro il restyling del Csm. Dopo un dibattito serrato, infatti, è stata raggiunta in CdM (e all’unanimità) la sospirata intesa tra le forze di maggioranza. Che era ormai assolutamente indifferibile, considerando anche che lo scontro tra politica e magistratura ha decisamente superato (di nuovo) il livello di guardia.

La riforma della giustizia

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio Superiore della Magistratura approntata dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia. Dopo quella che il Premier Mario Draghi ha definito «una discussione ricchissima» e «molto condivisa», sono state infatti superate le perplessità espresse da alcuni partiti.

I dubbi, come sottolineato da Il Giornale, riguardavano soprattutto la stretta sulla possibilità di tornare a vestire la toga dopo aver assunto un incarico elettivo. Si tratta delle cosiddette “porte girevoli”, che però, come aveva fatto notare Enrico Costa, deputato di Azione, di fatto erano «ancora in movimento». La misura iniziale, infatti, non si applicava ai magistrati che entrano in Governi e giunte in seguito a una nomina (anziché a un voto). Ostacolo ora rimosso, come hanno confermato all’ANSA fonti pentastellate.

La norma modifica inoltre il sistema elettorale di Palazzo dei Marescialli, che diventerà maggioritario binominale (cioè con due eletti a collegio) con una correzione proporzionale. Quest’ultima dovrebbe garantire seggi a candidati esterni alle correnti, come spiega Il Riformista, aggiungendo che occorrerà valutare la reale efficacia del provvedimento.

Non ci vorrà molto, visto che l’organo di autogoverno dei giudici dovrà essere rinnovato a luglio. Che, en passant, è una delle due ragioni che hanno spinto il Guardasigilli a dichiarare la riforma della giustizia «ineludibile». L’altra è la profonda crisi di credibilità in cui versano le toghe in seguito al Palamaragate. E su questo fronte c’è ancora parecchio da lavorare.

L’ennesimo scontro politica-giustizia

Pochi giorni fa è stato scarcerato, dopo 15 mesi in attesa di giudizio, l’ex parlamentare azzurro Giancarlo Pittelli, imputato (tra l’altro) per partecipazione ad associazione mafiosa. Un’accusa che però, come ha illustrato il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, si basa anche (se non soprattutto) su intercettazioni manipolate. Tipo una in cui la moglie di un presunto appartenente a una cosca chiede se l’ex onorevole sia mafioso. Dagli atti però sono stati omessi sia il tono interrogativo della donna, sia la smentita del marito (“No, è avvocato”).

E questo è solo uno dei conflitti intercorsi nel recentissimo passato tra due dei principali poteri dello Stato. Conflitti che annoverano anche l’ordinanza del Tribunale di Napoli che azzera le cariche del M5S, cominciando da quella del presidente (ed ex bi-Premier) Giuseppe Conte.

Le accuse incrociate tra Renzi e la Procura di Firenze

Tuttavia, a finire sotto i riflettori è stato in modo particolare il rinvio a giudizio dell’altro ex Premier e senatore Matteo Renzi. Indagato, assieme a mezza Italia Viva, per finanziamento illecito ai partiti in relazione all’inchiesta sulla “sua” Fondazione Open. Che i Pm fiorentini considerano un po’ un mini-partito, un po’ una “cassaforte” per scalare il Pd (come se Pittibimbo non avesse ottenuto milioni di voti alle primarie).

«Sono cascati male» ha tuonato il leader italovivo, che ha reagito denunciando a sua volta il Procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e due suoi collaboratori. Gli inquirenti, infatti, avevano intercettato il fu Rottamatore senza chiedere l’autorizzazione di Palazzo Madama, violando così l’articolo 68 della Costituzione e la legge 140/2003. E l’altro Matteo contesta loro anche l’abuso d’ufficio in base all’articolo 323 del Codice Penale.

A monte di tutto, comunque, c’è lo strapotere di una parte delle toghe. Giunte ormai a sindacare perfino sulla natura di un ente o sui ruoli apicali di formazioni politiche. Un vulnus all’ordinamento costituzionale che dovrebbe portare a chiedersi: in base a cosa questi giudici si arrogano una tale onnipotenza? Chi ha dato loro questa autorità? O (è il caso di dirlo) chi gliene dà il diritto?

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Cronaca

Benedetto XVI si scusa per gli abusi, i media continuano a gettare fango

Non è certo la prima volta, ma il cosiddetto quarto potere accosta vigliaccamente la richiesta di perdono all’errore nella memoria difensiva relativa al vergognoso report tedesco. Mons. Gänswein: “Vogliono distruggerlo”

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Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

Da www.romait.it

Papa Benedetto XVI ha chiesto scusa alle vittime di abusi da parte di pedofili preti in seguito al rapporto relativo all’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Non è certo la prima volta, visto che, per esempio, lo aveva già fatto nel 2010 mediante una lettera pastorale indirizzata ai cattolici dell’Irlanda.

Non si capisce dunque dove starebbe esattamente la notizia, perlomeno a voler seguire i voli pindarici dei media mainstream. I quali, come spiega il collega Andrea Cionci su Libero, hanno “dimenticato” che Papa Ratzinger è il Pontefice che ha maggiormente combattuto gli abusi nella Chiesa. Preferendo piuttosto, come riflette il sociologo Giuliano Guzzo, accostare vigliaccamente la sua richiesta di perdono a una svista nel memoriale di difesa approntato dai suoi legali. Una vicenda oltretutto già abbondantemente chiarita da anni, come noi stessi spiegavamo all’indomani della presentazione del vergognoso dossier teutonico.

La macchina del fango contro Benedetto XVI

La macchina del fango contro Benedetto XVI però non si ferma, come ha confermato anche il Prefetto della Casa Pontificia, Monsignor Georg Gänswein. Il quale, come riferisce TGCom24, ha tuonato contro «una corrente» che vuole distruggere «la persona e l’operato» di Sua Santità attraverso attacchi ignobili e pretestuosi.

E viene da chiedersi: cui prodest? E perché proprio ora? Non ci sarà mica un collegamento, come già sosteneva RomaIT, con la Magna Quaestio relativa alle non-dimissioni di Papa Benedetto? Ovvero alla possibilità concreta che Joseph Ratzinger resti tuttora il Pontefice regnante, avendo attestato con la celeberrima Declaratio solamente la (Santa) Sede impedita?

A questo punto, tutto può essere. Però si sa già (e con assoluta certezza) che, parafrasando un noto proverbio arabo, gli agnelli rimangono agnelli e i lupi rimangono lupi.

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