La morte di Enrica Bonaccorti, avvenuta oggi 12 marzo a Roma a 76 anni, chiude una stagione molto precisa della televisione italiana. Non se ne va soltanto una conduttrice popolare: scompare una figura che ha accompagnato la trasformazione del piccolo schermo dal servizio pubblico degli anni Settanta alla tv commerciale e poi alla lunga stagione della presenza mediatica diffusa. Sabato 14 marzo i funerali saranno celebrati nella Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo.
La scomparsa della conduttrice e il valore pubblico della notizia
La notizia ha un peso che supera il perimetro dello spettacolo. Bonaccorti è stata una delle rare professioniste capaci di restare riconoscibili in contesti molto diversi: il varietà, il preserale, la radio, la scrittura giornalistica, il teatro. In un sistema mediatico spesso costruito su figure fortemente identitarie o urlate, lei ha rappresentato per anni una forma di autorevolezza morbida, fondata sulla parola e sul controllo dei toni. È anche per questo che la sua morte viene letta oggi come la fine di un modo di stare in video che appartiene alla storia culturale del Paese.
Dai programmi Rai a Non è la Rai: il percorso di una protagonista
Nata a Savona il 18 novembre 1949, Bonaccorti aveva costruito la sua notorietà passando da teatro, cinema e radio. Il grande pubblico la consacra in Rai con “Italia sera”, uno dei programmi che negli anni Ottanta contribuiscono a rendere più discorsivo e quotidiano il racconto televisivo dell’attualità. Poi arriva “Pronto, chi gioca?”, altra tappa decisiva nella costruzione della sua popolarità. Nel 1991 inaugura anche la stagione Fininvest conducendo la prima edizione di “Non è la Rai”, prova di una versatilità che le consentiva di spostarsi senza perdere identità. Non era una semplice presenza televisiva: era una firma riconoscibile nel modo di porgere contenuti e relazioni.
Radio, giornalismo e scrittura: il profilo meno raccontato di Bonaccorti
C’è poi un secondo livello, spesso meno ricordato nel racconto pubblico di queste ore. Bonaccorti è stata anche autrice, giornalista e voce radiofonica di lungo corso. Le fonti Rai richiamano esperienze come “Chiamate Roma 3131” e “Tornando a casa”, segno di un legame profondo con la radio, il mezzo che più di altri mette a nudo la qualità della parola. A questo si aggiungono collaborazioni giornalistiche e una produzione narrativa che negli anni Duemila e successivi ha consolidato la sua immagine di professionista completa. Questa parte della sua traiettoria aiuta a capire perché il suo profilo resti difficile da rinchiudere nel solo ruolo di conduttrice tv.
La malattia, il racconto pubblico e il rapporto con gli spettatori
Nel 2025 aveva reso noto di essere malata di tumore al pancreas e, nei mesi successivi, aveva parlato più volte delle cure e delle difficoltà del percorso. Anche in questo caso il rapporto con il pubblico è rimasto diretto, senza sovrastrutture. La sua scelta di raccontare la malattia ha avuto un effetto preciso: ha riportato nell’arena mediatica un tema delicato con parole accessibili e senza retorica. Non a caso, dopo la notizia della morte, sono arrivate numerose reazioni pubbliche che non si limitano al ricordo professionale, ma insistono sulla sua umanità e sul modo in cui aveva condiviso l’ultimo tratto della sua vita.
Cosa resta oggi della sua eredità nella televisione italiana
L’eredità di Enrica Bonaccorti non coincide solo con i titoli più noti della sua carriera. Riguarda piuttosto uno stile. Un modo di condurre e di raccontare che teneva insieme precisione, ironia, ascolto, misura. In anni in cui la tv generalista cercava di tenere unite classi sociali, generazioni e linguaggi diversi, figure come la sua avevano una funzione quasi civile: rendevano accessibile il discorso pubblico, senza banalizzarlo. Nel frattempo il sistema dei media è cambiato, si è frammentato, ha moltiplicato voci e piattaforme. Proprio per questo la sua scomparsa pesa oggi più del semplice dato anagrafico. Segna il distacco da una stagione in cui il volto popolare non era per forza gridato e in cui la familiarità non escludeva qualità, preparazione e autonomia.
I funerali a Roma e il saluto del Paese
L’ultimo saluto si terrà sabato 14 marzo alle 15 nella basilica di Santa Maria in Montesanto. Prima, la camera ardente sarà allestita nella clinica romana in cui è morta. Sono informazioni pratiche, ma raccontano anche il carattere pubblico dell’addio. L’Italia dello spettacolo, della radio e del giornalismo saluta una protagonista che ha attraversato decenni diversi senza diventare mai una figura intercambiabile. È la differenza che resta, quando finisce la cronaca del giorno e inizia la memoria.
