Milano, sgomberato il Leoncavallo: fine di 31 anni di occupazione in via Watteau

Espressione di creatività, cultura alternativa e militanza, il Leoncavallo esce di scena, ma entra nel pantheon delle memorie cittadine
Di Alessandra Monti
Sgombero Leoncavallo
Dalla pagina Fb Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito

Nelle prime ore di giovedì 21 agosto 2025, in anticipo rispetto alla data fissata per il 9 settembre, la polizia e i carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento di sfratto del centro sociale Leoncavallo, occupato dalla metà degli anni Novanta in via Watteau. L’operazione è avvenuta senza resistenza né tensioni, ma non senza lasciare un segno nel dibattito pubblico milanese.

Un blitz anticipato: cronaca di una mattina che doveva essere normale

Alle 7:30 del 21 agosto, polizia, carabinieri e un ufficiale giudiziario si sono presentati in via Watteau 7, zona Greco, dando avvio allo sgombero del centro sociale Leoncavallo prima della data prevista del 9 settembre. Lo stabile, occupato dal 1994 dopo il trasferimento dalla sede originaria in via Leoncavallo, era deserto all’arrivo delle forze dell’ordine. Le operazioni si sono svolte senza incidenti: i portoni sono stati sigillati da operai incaricati dai proprietari, la famiglia Cabassi, mentre un presidio pacifico di attivisti si è formato nelle immediate vicinanze.

Una lunga battaglia legale e simbolica

Lo sfratto era atteso dal 2003, ma rinviato oltre 130 volte. La Corte d’Appello di Milano, lo scorso 29 ottobre 2024, aveva condannato il ministero dell’Interno a risarcire la proprietà per oltre 3,3 milioni di euro per i ritardi nell’esecuzione. La Prefettura di Milano ha sottolineato che il rilascio dell’immobile «consentirà di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato». L’operazione, definita «anomala» dall’avvocato difensore del centro, è stata decisa dall’ordinanza del Questore, con un’anticipazione che alcuni ritengono dovuta a pressioni politiche.

Le reazioni: Governo, Comune e realtà consolidate

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato: “Lo sgombero segna la fine di una lunga stagione di illegalità… lo Stato ristabilisce la legalità”. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha rilanciato: «La legge è uguale per tutti».

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è dichiarato sorpreso: «Non sono stato avvertito, stavamo valutando altre soluzioni». Il Comune afferma che per un’operazione così delicata sarebbe stata richiesta una comunicazione preventiva.

Leoncavallo: storia, simbolo, memoria collettiva

Dal 1975, il Leoncavallo ha rappresentato una delle esperienze più longeve e significative della scena autogestita italiana. Sorto in via Leoncavallo, spostatosi in via Salomone prima di approdare in via Watteau nel 1994, è stato un punto di riferimento per musica, teatro, iniziative politiche e culturali non convenzionali. È stato luogo di incontri, innovazione, resistenze pacifiche e conflitti simbolizzati, ad esempio, dall’uso delle “tute bianche” come simbolo di identità collettiva.

Che cosa succede ora — e cosa resta del Leoncavallo

Le operazioni di sgombero proseguiranno per tutta la mattinata: gli attivisti potranno recuperare il materiale custodito, dopodiché l’immobile verrà consegnato definitivamente alla proprietà. Il presidio nei pressi di via Watteau resta pacifico, ma simbolico: testimonianza di una storia che resiste nella memoria, anche se forse l’esperienza è finita. Lo sgombero del Leoncavallo è avvenuto in anticipo rispetto al 9 settembre, dopo oltre trent’anni di occupazione e centinaia di rinvii. L’operazione, condotta senza violenza e con locale deserto, segna il ritorno della legalità per la proprietà e pone fine a una delle esperienze simbolo dell’autogestione milanese. Espressione di creatività, cultura alternativa e militanza, il Leoncavallo esce di scena, ma entra nel pantheon delle memorie cittadine.

 
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Cronaca

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