Nelle prime ore di giovedì 21 agosto 2025, in anticipo rispetto alla data fissata per il 9 settembre, la polizia e i carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento di sfratto del centro sociale Leoncavallo, occupato dalla metà degli anni Novanta in via Watteau. L’operazione è avvenuta senza resistenza né tensioni, ma non senza lasciare un segno nel dibattito pubblico milanese.
Un blitz anticipato: cronaca di una mattina che doveva essere normale
Alle 7:30 del 21 agosto, polizia, carabinieri e un ufficiale giudiziario si sono presentati in via Watteau 7, zona Greco, dando avvio allo sgombero del centro sociale Leoncavallo prima della data prevista del 9 settembre. Lo stabile, occupato dal 1994 dopo il trasferimento dalla sede originaria in via Leoncavallo, era deserto all’arrivo delle forze dell’ordine. Le operazioni si sono svolte senza incidenti: i portoni sono stati sigillati da operai incaricati dai proprietari, la famiglia Cabassi, mentre un presidio pacifico di attivisti si è formato nelle immediate vicinanze.
Una lunga battaglia legale e simbolica
Lo sfratto era atteso dal 2003, ma rinviato oltre 130 volte. La Corte d’Appello di Milano, lo scorso 29 ottobre 2024, aveva condannato il ministero dell’Interno a risarcire la proprietà per oltre 3,3 milioni di euro per i ritardi nell’esecuzione. La Prefettura di Milano ha sottolineato che il rilascio dell’immobile «consentirà di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato». L’operazione, definita «anomala» dall’avvocato difensore del centro, è stata decisa dall’ordinanza del Questore, con un’anticipazione che alcuni ritengono dovuta a pressioni politiche.
Le reazioni: Governo, Comune e realtà consolidate
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato: “Lo sgombero segna la fine di una lunga stagione di illegalità… lo Stato ristabilisce la legalità”. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha rilanciato: «La legge è uguale per tutti».
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è dichiarato sorpreso: «Non sono stato avvertito, stavamo valutando altre soluzioni». Il Comune afferma che per un’operazione così delicata sarebbe stata richiesta una comunicazione preventiva.
Leoncavallo: storia, simbolo, memoria collettiva
Dal 1975, il Leoncavallo ha rappresentato una delle esperienze più longeve e significative della scena autogestita italiana. Sorto in via Leoncavallo, spostatosi in via Salomone prima di approdare in via Watteau nel 1994, è stato un punto di riferimento per musica, teatro, iniziative politiche e culturali non convenzionali. È stato luogo di incontri, innovazione, resistenze pacifiche e conflitti simbolizzati, ad esempio, dall’uso delle “tute bianche” come simbolo di identità collettiva.
Che cosa succede ora — e cosa resta del Leoncavallo
Le operazioni di sgombero proseguiranno per tutta la mattinata: gli attivisti potranno recuperare il materiale custodito, dopodiché l’immobile verrà consegnato definitivamente alla proprietà. Il presidio nei pressi di via Watteau resta pacifico, ma simbolico: testimonianza di una storia che resiste nella memoria, anche se forse l’esperienza è finita. Lo sgombero del Leoncavallo è avvenuto in anticipo rispetto al 9 settembre, dopo oltre trent’anni di occupazione e centinaia di rinvii. L’operazione, condotta senza violenza e con locale deserto, segna il ritorno della legalità per la proprietà e pone fine a una delle esperienze simbolo dell’autogestione milanese. Espressione di creatività, cultura alternativa e militanza, il Leoncavallo esce di scena, ma entra nel pantheon delle memorie cittadine.
