A Roma è partita una sperimentazione che potrebbe diventare un modello per molte altre città italiane. Atac ha introdotto le body-cam per il personale impegnato nei controlli dei titoli di viaggio e nei servizi a contatto con il pubblico.
Atac introduce telecamere per proteggere i controllori
L’obiettivo è affrontare in modo più efficace le aggressioni ai danni del personale, i borseggi e le situazioni di rischio sempre più frequenti nel trasporto pubblico urbano. La fase di prova dura 90 giorni e prevede l’utilizzo di tre modelli di dispositivi diversi, così da valutarne le caratteristiche e l’impatto operativo.
Body-cam Atac: una misura che segue un trend internazionale
Telecamere indossabili per gli operatori del trasporto pubblico esistono già in altri Paesi europei e in varie città degli Stati Uniti. I risultati mostrano riduzioni significative delle aggressioni e miglioramenti nella gestione dei comportamenti antisociali. Roma è la prima grande città italiana a testare questa tecnologia su larga scala nei servizi di trasporto, con un progetto strutturato e integrato con le forze istituzionali.
Le telecamere verranno attivate solo in presenza di situazioni rischiose per passeggeri o operatori e le immagini verranno trattate con procedure conformi alla normativa sulla privacy. La geolocalizzazione in tempo reale, unita alle registrazioni video, permette un intervento più rapido in caso di emergenza.
Le ragioni della scelta: un fenomeno in crescita in molte città italiane
Secondo i dati raccolti da numerose aziende del trasporto pubblico locale, negli ultimi anni si è registrato un aumento delle aggressioni ai danni del personale e dei tentativi di furto a bordo dei mezzi. Anche in città come Milano, Napoli, Torino e Firenze il problema è più diffuso di quanto appaia.
Roma, con la rete Atac, è spesso teatro di episodi che coinvolgono verificatori, autisti e passeggeri. La decisione di testare le body-cam rappresenta un tentativo di affrontare in modo più efficace un fenomeno che non riguarda solo la capitale. L’esperimento potrebbe diventare un esempio da seguire per altre amministrazioni locali.
Collaborazione istituzionale e ruolo dei sindacati
La sperimentazione non è un’iniziativa isolata di Atac, ma un progetto costruito attraverso un percorso condiviso con Prefettura, Regione Lazio, Roma Capitale e organizzazioni sindacali. L’obiettivo è creare strumenti che migliorino la sicurezza senza compromettere diritti e tutele.
I sindacati, spesso chiamati a denunciare episodi di violenza contro il personale, hanno accolto positivamente il test, considerandolo un passo avanti significativo. La fase sperimentale servirà anche a capire in che modo integrare le body-cam in un sistema più ampio di misure per la sicurezza del trasporto pubblico.
Un possibile modello per altre aziende di trasporto
Se i dati raccolti a Roma dovessero confermare l’efficacia delle body-cam, è probabile che altre città italiane seguano l’esempio. Aziende come ATM Milano, GTT Torino o ANM Napoli hanno già espresso negli ultimi anni interesse verso strumenti tecnologici utili alla protezione del personale.
La sperimentazione romana potrebbe quindi rappresentare un punto di riferimento per definire standard, linee guida e protocolli condivisi. Il trasporto pubblico italiano si trova in una fase in cui sicurezza, digitalizzazione e gestione dei flussi sono diventati temi centrali. Le body-cam potrebbero entrare in questo scenario come una risposta concreta e immediatamente applicabile.
