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Economia

Recovery Fund, tutte le insidie della proposta franco-tedesca

Merkel e Macron d’accordo su un fondo da 500 miliardi. Ma, se per l’Eliseo devono essere finanziamenti a fondo perduto, il Governo di Berlino parla di un “piano di rimborso vincolante”. E in Italia c’è chi ha il coraggio di esultare…

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La Cancelliera tedesca Merkel e il Presidente francese Macron nella conferenza stampa sul Recovery Fund

Sul Recovery Fund, il Fondo europeo per la Ripresa dalla crisi da Covid-19, si è improvvisamente riaperta la partita. Non a caso, i media nostrani hanno dato grande risalto all’intervento congiunto gallo-prussiano che l’ha riportato sotto i riflettori. Ma, come sempre quando c’è di mezzo l’Europa, non è tutto oro quel che luccica.

Il nuovo Recovery Fund franco-tedesco

Un fondo da 500 miliardi di euro nel quadro del prossimo bilancio settennale dell’Unione Europea. È quanto hanno proposto la cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo omologo francese Emmanuel Macron.

Un compromesso tra i Paesi dell’Europa meridionale – i più colpiti dall’emergenza coronavirus -, che avevano chiesto almeno il triplo delle risorse. E i “rigoristi”del Nord che a quanto pare fanno una fatica enorme a comprendere il significato del termine “solidarietà”.

L’idea di Berlino e Parigi è proprio quella di mediare tra le due diversissime posizioni. Il Recovery Fund avrebbe infatti una potenza di fuoco minore di quanto auspicato, ma finanziata attraverso debito comune Ue e con trasferimenti a fondo perduto.

Un’idea, appunto. O, per dirla con le parole del bi-Premier Giuseppe Conte, «un primo passo importante». Anche se, ha chiarito il Signor Frattanto, occorrerà una proposta più ambiziosa da parte della Commissione Europea.

Chi invece ha accolto favorevolmente il progetto germano-transalpino è quella parte di politica italiana usa a recitare il ruolo di utile idiota di Bruxelles. A cominciare dal Pd, il cui segretario Nicola Zingaretti ha esaltato la «giusta direzione». Aggiungendo inoltre lepidezze su «una nuova UE della crescita, del lavoro e della giustizia sociale».

La proposta di Francia e Germania sul #RecoveryFund è un passo avanti importante, così come la riflessione di Lagarde su…

Pubblicato da Nicola Zingaretti su Martedì 19 maggio 2020

A riportare i sognatori coi piedi per terra ci ha pensato il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Che, dopo aver consultato i Primi Ministri di Danimarca, Olanda e Svezia, ha precisato che «la nostra posizione non cambia. Siamo pronti ad aiutare i Paesi più colpiti», ma solo «con prestiti». Non con sussidi.

E non è nemmeno l’unica trappola che, al solito, la “solidale” Europa sta predisponendo.

Le trappole del Fondo per la Ripresa

«Quando arriveranno questi soldi? Fonti diplomatiche dicono che la data potrebbe essere la fine dell’anno. C’è rischio di implosione: serve che i fondi arrivino al più presto». Così il neo-direttore de La Repubblica Maurizio Molinari, sottolineando in diretta tv il cruciale fattore tempo.

Ha ragione, naturalmente. Infatti Giuseppi, quando ancora fingeva di poter rodomonteggiare con le istituzioni comunitarie, voleva che il Fondo per la Ripresa fosse attivo già entro l’estate. Ma, come sempre, dum herba crescit equus moritur.

C’è comunque dell’altro. Ed è nascosto in una frasetta che fa capolino dal documento ufficiale del Governo teutonico, un’affermazione piccola ma dagli effetti dirompenti. «Il Recovery Fund» sarà «legato a un piano di rimborso vincolante». Che significa bye bye ai finanziamenti a fondo perduto. Una postilla che ha scatenato le ire e le ironie dell’opposizione.

Anche il M5S, comunque, è scettico. «I contorni sono ancora poco chiari, e i testi scritti raccontano scenari meno solidali», ha avvertito per esempio il deputato Pino Cabras. «Segno che ai piani alti in Europa l’accordo non c’è ancora».

Quel che è già certo, invece, è che as usual per l’Italia la strada è in salita. E che, sempre as usual, dell’Europa – soprattutto finché a decidere sarà l’asse franco-tedesco – non ci si può mai fidare. Nemmeno quando, come i Danai cantati da Virgilio, porta doni.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Economia

Gas, l’Italia – o meglio, l’Eni – si avvia a scegliere il condizionatore acceso?

L’azienda governativa avvia le procedure per aprire due conti (di cui uno in rubli) presso Gazprombank e ottemperare alle richieste russe: una mossa che indispettisce Bruxelles, malgrado la conferma dei pagamenti in euro

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Mario Draghi con la mano sul viso, Ucraina
Il Premier Mario Draghi

Da www.romait.it

Casomai ci fossero stati dubbi in proposito, la pretesa unità dell’Europa di fronte al conflitto in Ucraina è (di nuovo) finita in gas. E stavolta a sancirlo è stata l’Italia, per interposto (ex) Ente Nazionale Idrocarburi – per gli amici Eni. Che contestualmente è riuscito anche a smentire, in modo piuttosto paradossale, lo stesso Governo da cui dipende.

Mario Draghi con la mano sul viso, gas
Mario Draghi

Il comunicato di Eni

«Eni […] ha avviato in via cautelativa le procedure relative all’apertura presso Gazprom Bank dei due conti correnti denominati K, uno in euro ed uno in rubli». Così, attraverso un comunicato stampa, l’azienda guidata da Claudio Descalzi ha annunciato l’imminente ottemperanza alle richieste giunte dalla Russia.

Tale decisione è stata «condivisa con le istituzioni italiane» e presa «nel rispetto dell’attuale quadro sanzionatorio internazionale», poiché i versamenti verranno ancora eseguiti in euro. Un escamotage che, come ricorda l’ANSA, è già stato posto in essere da numerose società del Vecchio Continente.

In merito, occorre precisare che le linee guida emanate da Bruxelles affermano solamente che il saldo va effettuato con la valuta comunitaria o americana. Tant’è che il cane a sei zampe ha dichiarato che «l’adempimento degli obblighi contrattuali si intende completato con il trasferimento in euro». Benché secondo il francese Eric Mamer, portavoce-capo della Commissione Europea, l’apertura di un secondo conto in rubli vada «oltre le indicazioni date agli Stati membri».

Le conseguenze della “guerra del gas”

In ogni caso, la mossa del gruppo energetico del Belpaese nella “guerra del gas” ha anche altre conseguenze, di natura più culturale. Per esempio, conferma che avevamo ragione quando scrivevamo che le misure imposte dalla Ue sotto dettatura degli Usa si sarebbero rivelate inefficaci, se non proprio controproducenti.

Un concetto espresso peraltro dallo stesso Vladimir Putin che, come riferisce TGCom24, ha preconizzato che l’Occidente stia per realizzare «una sorta di suicidio energetico». In caso di embargo al petrolio di Mosca, ha continuato lo Zar, «l’Europa sarà la regione con il più alto costo dei prezzi dell’energia».

E in qualche modo Christian Lindner, Ministro delle Finanze tedesco, gli ha già dato ragione. Avvisando, in un’intervista al Corsera, che uno stop immediato alle forniture di gas russo «provocherebbe gravi danni all’economia» della Germania.

Per restare invece nel nostro orticello, si può tornare con la mente all’ormai celeberrimo dilemma del Premier Mario Draghi: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»

Un aut aut a cui, a quanto pare, l’ente governativo ha fornito una risposta indiretta. Perché davanti alla propaganda (anche a quella “buona”), alla fine la realtà, o almeno la realpolitik finisce sempre per vincere.

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Economia

Benzina, le misure del Governo sono utili come un cerotto su un’emorragia

Lo sconto di 30 cent/l per un mese sarà largamente insufficiente, CGIA di Mestre e Confindustria vanno all’attacco: “Serve un taglio strutturale delle accise, basta pagare per l’alluvione di Firenze”

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Caro benzina
Caro benzina

Da www.romait.it

È scattata la riduzione del prezzo alla pompa di benzina e gasolio decisa dall’esecutivo del Premier Mario Draghi. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei relativi Decreti, infatti, sono subito entrate in vigore le disposizioni governative contro il caro carburanti. Che però, secondo varie analisi, rischiano di risultare utili come un cerotto su un’emorragia.

Le misure contro il caro benzina

Sono stati dunque ratificati il Decreto Ministeriale e il Decreto Legge recanti “Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”. Misure che includono una mini-sforbiciata alle famigerate tasse di scopo, valida 30 giorni e destinata a far calare di conseguenza il costo del propellente. Più precisamente, come rileva TGCom24, il ribasso ammonterà a 30,5 cent/l per benzina e diesel, e 10,37 cent/l per il Gpl.

Il provvedimento, scrive il Corsera, vale in totale 4,4 miliardi. E, come ha spiegato il Ministro dell’Economia Daniele Franco, verrà sovvenzionato mediante un’imposta del 10% sugli extraprofitti delle società energetiche.

È stata invece accantonata l’idea, lanciata dal titolare della Transizione ecologica Roberto Cingolani, di un auto-finanziamento attraverso il meccanismo delle accise mobili. Il beneficio, infatti, sarebbe stato di soli 10-15 centesimi al litro.

Le critiche al provvedimento

L’intervento del Governo ha comunque attirato numerose critiche. Tra cui quelle dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre che, come riferisce l’ANSA, auspicava un taglio delle tasse di scopo di almeno il 50%. Anche perché, ricorda l’associazione veneta, «tra i “beneficiari” di questa straordinaria situazione c’è anche l’erario», che da gennaio 2021 ha incassato «un extragettito di oltre 1,5 miliardi».

Severo anche, come riporta Il Sole 24 Ore, il giudizio di Confindustria, che ha espresso «perplessità» e «delusione». Nel mirino c’è anzitutto il calcolo dei succitati extraprofitti, basato, come illustra Il Messaggero, sull’aumento del saldo tra operazioni attive e passive ai fini dell’Iva. Ovvero, nell’interpretazione dell’organizzazione presieduta da Carlo Bonomi, non su veri e propri utili, bensì su «indici presuntivi».

Viale dell’Astronomia ha inoltre lamentato l’assenza di «misure strutturali» che, come RomaIT sostiene da tempo, avrebbero dovuto riguardare soprattutto le tasse di scopo. «Non si possono continuare a pagare accise sulla crisi di Suez del 1956 o sulla ricostruzione dell’alluvione di Firenze del 1966, per limitarsi ad alcuni esempi».

Sembra dunque che SuperMario stia davvero scherzando col fuoco (in senso letterale). Anche perché l’effetto delle deliberazioni chigiane «sul prezzo finale al consumo è ben inferiore agli aumenti in corso». Tanto che, come argomenta Libero, sono già «bruciati gli sconti di Draghi».

Una condizione che i social hanno già fotografato con folgorante ironia. Sottolineando che, se una volta si aveva paura del vuoto, adesso si ha paura del pieno. Sipario.

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Economia

Benzina, Cingolani lancia le accise mobili (come la “donna” di Verdi)

La misura potrebbe valere 10-15 centesimi al litro, ma l’Unione Nazionale Consumatori chiede di più. Intanto la Russia blocca (di nuovo) i flussi del gasdotto Yamal-Europe

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Roberto Cingolani, benzina
Il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani

Da www.romait.it

Il Governo sta valutando le misure da adottare per mitigare gli effetti del caro benzina. Lo ha anticipato il titolare del MiTE Roberto Cingolani durante un’informativa al Senato, che ha toccato anche l’altra vexata quaestio relativa al gas. Rispetto a cui non arrivano esattamente buone notizie dalle parti di Mosca.

L’informativa di Cingolani

Attualmente il flusso di metano dalla Russia «è il più alto registrato in tempi recenti» e «la fornitura è costante in tutta Europa». Lo ha assicurato il Ministro della Transizione ecologica Cingolani, affermando che nel breve periodo la situazione delle forniture non desta alcuna preoccupazione.

Una dichiarazione abbastanza paradossale, considerando che, come ha scoperto la Reuters, l’approvvigionamento di gas russo al Vecchio Continente attraverso il gasdotto Yamal-Europe si è interrotto. Non è nemmeno la prima volta, anche se per contro restano fortunatamente stabili i volumi trasportati da altri metanodotti, come il Nord Stream 1.

Intanto però lo stoccaggio costa già cinque volte di più rispetto al 2021, come da j’accuse del Superministro. Che ha anche ricordato come tutti gli aumenti siano correlati, visto che l’energia usata nelle raffinerie «impatta sul costo finale» del Brent, cioè in ultima analisi dei carburanti.

Le misure contro il caro benzina

A questo proposito, come riporta l’ANSA il fisico bestiale ha confermato che l’esecutivo del Premier Mario Draghi sta lavorando per abbassare i prezzi alla pompa. E la chiave potrebbe stare, come RomaIT sostiene da tempo, nelle vetuste e odiatissime accise. Come infatti rileva TGCom24, «c’è stato un maggior gettito Iva» che «potrebbe essere utilizzato per ridurre» le tasse di scopo. Senza le quali – lo ricordiamo – benzina e gasolio costerebbero all’incirca la metà.

Tuttavia, secondo i calcoli del Corsera il beneficio per i consumatori ammonterebbe a soli 10-15 centesimi al litro. Una quota che Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ritiene largamente insufficiente, insistendo che il calo dev’essere «di minimo 50 cent».

Una particolarità è che il meccanismo ipotizzato si chiama “accisa mobile”, come la donna del Rigoletto. D’altronde, da Verdi (Giuseppe) a verde (in tutte le accezioni) è un attimo!

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Economia

Benzina, Cingolani attacca i mercati (e dimentica le “colpe” del Governo)

Il fisico attacca gli speculatori parlando di colossale truffa a spese di cittadini e imprese: “L’aumento dei prezzi è immotivato”. Ma anche le accise, senza le quali il costo di produzione del carburante sarebbe la metà

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Roberto Cingolani
Il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani

Da www.romait.it

La fiammata del costo della benzina ha fatto esplodere il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Che ha accusato i mercati di aver dato il via a un’operazione speculativa responsabile dell’attuale, immotivata crescita dei prezzi dei carburanti. Dimenticandosi però che neppure i vari Governi (incluso quello di cui fa parte) sono del tutto esenti da colpe.

Cingolani e il caro benzina

«Siamo in presenza di una colossale truffa» fatta «a spese delle imprese e dei cittadini». Questo il durissimo j’accuse lanciato, attraverso i microfoni di Sky TG24, dal titolare del MiTE Roberto Cingolani. Secondo cui «stiamo assistendo ad un aumento del prezzo dei carburanti ingiustificato, non esiste motivazione tecnica di questi rialzi» che non sia l’assurda «spirale speculativa» in essere.

Molto probabilmente il fisico ha ragione, tant’è che la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’impennata dei costi di benzina, gas ed energia. Così come ha senz’altro ragione quando afferma che, nell’immediato, la soluzione più ragionevole è sfruttare al massimo i giacimenti di metano autoctoni. Mentre a lungo termine occorre investire «ora in ricerca e sviluppo in modo almeno da preparare il futuro».

Dimostra invece un’irragionevole brevimiranza quando sostiene che «adesso non avrebbe senso costruire centrali nucleari», che invece sarebbero la chiave per l’indipendenza energetica. Ma, soprattutto, sbaglia quando manda la palla esclusivamente nel campo di Bruxelles, come se l’esecutivo del Premier Mario Draghi fosse del tutto impotente.

Il Governo elimini subito le accise

Per esempio, come ha scoperto Il Sole 24 Ore, del metano che parte per il Belpaese il 4% viene disperso prima di giungere a destinazione. Si tratta di 3-3,5 miliardi di metri cubi di gas svaporati attraverso giunture e valvole difettose, una quantità che corrisponde all’intera produzione nazionale.

Soprattutto, però, Palazzo Chigi potrebbe, anzi dovrebbe eliminare all’istante le imposte sui propellenti, cominciando dalle odiatissime accise. Tasse di scopo che magari servono davvero «a far funzionare lo Stato», come ha dichiarato Cingolani, ma dacché dovevano essere una tantum sono invece diventate eterne. Ancora oggi, infatti, paghiamo per i terremoti di Belice (1968), Friuli (1976) e Irpinia (1980), per l’alluvione di Firenze (1966) e perfino per la Guerra d’Etiopia (1935-36).

Lo stesso Dicastero della Transizione ecologica, poi, ha rilevato un dato estremamente interessante, riportato ancora dal principale quotidiano economico nostrano. Lunedì 7 marzo la benzina costava in media 1,95 euro al litro, di cui 1,08 euro di penalizzazione fiscale e 87 centesimi di prezzo industriale. Il gasolio 1,82 euro al litro, di cui circa 94 centesimi di disincentivo fiscale e 88 centesimi di prezzo industriale. Significa che i balzelli pesano per il 55% sul costo finale della benzina, con accisa pari a 72,8 centesimi (più 35,2 centesimi di IVA). E per il 51% su quello del diesel, con accisa pari a 61,7 centesimi (con 32,9 centesimi di IVA).

Vuol dire anche, en passant, che senza gabelle il gasolio costerebbe più della verde. Che si conferma una volta di più, almeno in questo particolare periodo storico, un colore decisamente infausto in tutti i sensi.

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Economia

Nucleare, aggiornato il piano di rischio (ma può pure essere una risorsa)

Il Governo aggiorna (dopo 12 anni) la strategia per fronteggiare incidenti in impianti esteri: eppure l’atomo, come una sorta di Giano bifronte, è anche la nostra migliore possibilità contro il caro energia

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Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, nucleare
Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari

Da www.romait.it

Il Governo ha approvato la nuova strategia di intervento in caso di incidente a una centrale nucleare estera. Un provvedimento non direttamente correlato alla guerra in Ucraina, anche se non è da escludere che l’attacco russo all’impianto di Zaporizhzhia gli abbia impresso un’accelerazione. Cosa che, en passant, rende l’atomo una sorta di Giano bifronte: da un lato un potenziale problema, dall’altro la possibile soluzione a un altro problema.

Il Piano emergenziale del Governo

Dopo 12 anni, forse per evitare un bis del piano pandemico, l’esecutivo ha aggiornato il “Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari”. Lo riferisce Il Sole 24 Ore, aggiungendo che lo schema di Decreto è stato firmato da Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.

Le linee guida 2.0, la cui revisione era stata avviata mesi fa, servono a «fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati “oltre frontiera”». E, come spiega Sky TG24, individuano tre possibili scenari (legati alla distanza della struttura) e le relative misure di sicurezza da adottare.

In particolare, come illustra il Corsera, si indicherebbe ai cittadini di restare al chiuso nelle proprie abitazioni per due giorni al massimo. Contestualmente, verrebbero bloccati in via precauzionale la circolazione stradale e il «consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte)».

Inoltre, dal momento che lo iodio-131 (che induce il carcinoma tiroideo) può essere emesso in caso di incidente nucleare, vengono fornite indicazioni per la iodoprofilassi. Da effettuare somministrando pillole di iodio stabile «fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione» (oltre le 24 ore i danni supererebbero i benefici). Sarebbe interessata la popolazione da 0 a 40 anni (oltre, il rischio per la tiroide è praticamente nullo), oltre alle donne in stato di gravidanza e allattamento.

Nucleare bifronte

L’aspetto bizzarro è che l’atomo, pur costituendo una minaccia oggettiva, contemporaneamente rappresenta la migliore chance che abbiamo contro un’altra crisi – quella energetica. RomaIT lo sostiene da tempo, e ora anche il MiTE, secondo quanto riporta Il Foglio, starebbe valutando la ripresa delle attività nell’ex centrale di Trino Vercellese.

Per ora il titolare del Dicastero, Roberto Cingolani, glissa, ma i nodi stanno già venendo al pettine. Per esempio perché Dario Franceschini, Ministro della Cultura, e alcune Regioni (Puglia in testa) gli stanno paralizzando il progetto relativo alle rinnovabili (benché inutili, come abbiamo spesso argomentato). Ma anche perché lo stesso fisico, come scrive l’ANSA, si ostina colpevolmente a escludere la riapertura degli impianti a carbone.

Intanto, però, il caro bollette galoppa, e non si può più ignorare ideologicamente che il nucleare può essere sì una malattia, ma anche una cura. Paradossi… centrali.

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Economia

Guerra ucraina, dall’Italia all’Europa impera il tafazzismo sul gas

Il Ministro Cingolani afferma che la Russia guadagna 1 miliardo al giorno: ma a Putin non mancano acquirenti per il metano, mentre Bruxelles sa solo sfornare libri dei sogni

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Guerra in Ucraina
Bombardamenti in Ucraina

Da www.romait.it

Che la guerra ucraina, tra le altre catastrofiche conseguenze, avrebbe pure fatto (ulteriormente) impennare le bollette non era certo un mistero. E infatti da un paio di settimane i leader europei (compreso il Premier italiano Mario Draghi) insistono sulla necessità di raggiungere l’indipendenza dalle forniture russe. Che però, alla luce dei piani che si vorrebbero attuare, nel breve periodo sarebbe un atto di puro autolesionismo.

Reazioni “di pancia” alla guerra ucraina

“Quali alternative al gas russo ha l’Europa?” È il titolo (tradotto dall’inglese) di un’analisi condotta da Statista, un portale tedesco che raccoglie dati di mercato e di opinione. E ha evidenziato come nel 2020 Mosca abbia esportato quasi 200 miliardi di metri cubi di gas naturale, fornendo al Vecchio Continente il 40% dell’euro-approvvigionamento.

Al netto delle reazioni “di pancia” alla guerra ucraina, pensare di poter rimpiazzare di punto in bianco un quantitativo simile è semplicemente utopistico. E infatti la Commissione Ue ha sfornato un nuovo libro dei sogni, pomposamente battezzato REPowerEU (ripotenziamento europeo). Un pacchetto di misure che, come spiega Il Sole 24 Ore, includono tra l’altro il calmieramento dei prezzi dell’elettricità e una maggior flessibilità sugli aiuti di Stato. Nonché una tassa temporanea sugli extra-profitti delle aziende del settore energetico, che chissà su chi si rivarranno.

Inoltre, come aggiunge In Terris, Bruxelles auspica acquisti e stoccaggi congiunti di gas – e il precedente coi vaccini anti-Covid non fa esattamente dormire sonni tranquilli. E propone di diversificare fonti e consumi, che in sé sarebbe dignum et iustum. Se non fosse che l’orizzonte (risibile, come abbiamo più volte argomentato) è quello delle rinnovabili. Anche se queste, come ha ammesso Valdis Dombrovskis, vicepresidente dell’esecutivo comunitario, non sostituiranno il metano russo in «un anno o due». E nemmeno in cinque o dieci, se è per questo.

Nel frattempo il falco lettone ha riferito che la principale società norvegese di gas ha dato la propria «disponibilità al 100% per colmare le carenze». Che però non equivale minimamente a colmare le carenze al 100%.

Tafazzismo istituzionale

Da questo tafazzismo istituzionale non è poi immune nemmeno il Governo nostrano. A partire dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani che, come riferisce l’ANSA, ritiene che l’Italia possa diventare autonoma «ragionevolmente in 24-30 mesi».

Per il fisico è comunque improbabile che il Cremlino decida di chiudere i rubinetti, visto il guadagno di «quasi un miliardo di euro al giorno». Forse, ma è un fatto che il Presidente russo Vladimir Putin non se ne stia con le mani in mano. A inizio febbraio, infatti, come riporta l’Agi Gazprom ha chiuso un accordo con Pechino per realizzare un mega-gasdotto che reindirizzi il metano verso la Cina.

Forse, dopotutto ci toccherà veramente ridurre il riscaldamento di 1°C, come ha raccomandato l’altro vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans. Ma per i costi abnormi delle tariffe, non certo per le folli istanze dell’affermazionismo ambientalista.

Guarda caso, il titolare del MiTE ha evocato la possibilità di (ulteriori) sacrifici, come d’altronde aveva fatto qualche giorno prima anche SuperMario. Con una piccola e insignificante incognita. Sicuri che i cittadini, già stremati da due anni di pandemia e relative restrizioni, le accetteranno di buon (è il caso di dirlo) grado?

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Economia

La guerra tra Russia e Ucraina fa subito impennare i costi dell’energia

Con lo scoppio del conflitto vanno alle stelle i prezzi di gas, elettricità, petrolio e materie prime. Draghi si dice pronto a riaprire le centrali a carbone, ma per una vera soluzione occorre dire basta all’ideologia green

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caro bollette, guerra
Caro bollette

Da www.romait.it

Come ampiamente preconizzato, la guerra tra Russia e Ucraina si è subito riverberata oltre il campo di battaglia. Facendo schizzare ulteriormente verso l’alto i costi dell’energia e delle materie prime, destinati a ripercuotersi a loro volta sulle relative imposte. E la ricetta proposta da Palazzo Chigi, se da un lato va nella direzione giusta, dall’altro è contrassegnata (una volta di più) da un’incomprensibile brevimiranza.

Guerra e bollette, le due crisi

Dalla crisi bellica alla crisi tariffaria il passo è stato brevissimo, e non certo inatteso. In poche ore, infatti, come riporta l’Adnkronos benzina e gasolio sono cresciuti dell’equivalente di 5 centesimi al litro. Quotazioni comunque instabili, tant’è che, scrive l’ANSA, dopo una parziale discesa sono tornate a salire di nuovo.

Come poi ha rilevato il Corsera, hanno fatto registrare picchi altissimi pure elettricità e gas, in rialzo rispettivamente del 30,3% e 53,4% secondo Assoutenti. Che ha evidenziato anche i rialzi su grano, mais e soia, che potrebbero far lievitare la pasta e il pane a +30% e +10% in un anno.

La preoccupazione italiana

Per quanto concerne l’Italia, la principale fonte di preoccupazione è il metano, visto che, come sottolinea Il Giornale, compriamo il 90% di quello che consumiamo. E, come ha ricordato il Premier Mario Draghi, «circa il 45% del gas che importiamo proviene» dalla Russia. La quale intanto, precisano da via Negri, per ritorsione ha nuovamente limitato il gasdotto Yamal-Europe, che convoglia il metano nella Ue.

L’ex Presidente della Bce, come riferisce l’Huffington Post, ha deplorato l’atavica riluttanza del Belpaese nel diversificare «le nostre fonti di energia e i nostri fornitori». Aggiungendo che l’esecutivo «è al lavoro inoltre per aumentare le forniture alternative», senza escludere la riapertura delle centrali a carbone «per colmare eventuali mancanze nell’immediato».

Una misura che peraltro non è certo senza precedenti, sempre perché c’è una cosetta chiamata realtà che prima o poi presenta il proprio conto. Qualcosa che SuperMario dovrebbe tenere a mente, per esempio quando afferma che «la risposta più valida nel lungo periodo» sarebbe un «maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili».

Un’idea che, come RomaIT puntualizzava qualche giorno fa, rispetto a un’emergenza come quella in essere equivarrebbe a voler fermare un’emorragia gravissima con dei cerotti. In tempo di guerra, l’ideologia (soprattutto quella verde) è qualcosa che non ci si può assolutamente permettere.

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Economia

Gas, “benefici dalle nuove estrazioni sul caro bollette solo in 2-3 anni”

Il monito dell’AD di Eni Descalzi, mentre siamo in piena greenflazione. Eppure le soluzioni ci sono (dal nucleare alle trivelle), ma occorrono una strategia strutturale e l’abbandono delle follie ideologiche

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Bolletta del gas
Bolletta del gas

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Il CdM ha approvato un ulteriore pacchetto di misure contro l’impennata delle tariffe di luce e gas, la cui produzione crescerà ma senza nuove trivellazioni. Un provvedimento che, pur andando nella giusta direzione, non è certamente sufficiente, come ha sottolineato anche Claudio Descalzi, Amministratore Delegato dell’Eni. Anche se va precisato che, a monte, la responsabilità è sempre del peggior affermazionismo ambientalista – e dell’Europa che s’inchina a questi deliri.

Il monito di Descalzi sul gas

Il Governo guidato da Mario Draghi ha stanziato altri 5,8 miliardi di euro contro il caro bollette, come riferisce TGcom24. Aggiungendo che il nuovo Decreto prevede tra l’altro l’incremento della produzione di gas autoctono, ma senza aumentare gli impianti di estrazione (facile immaginare a causa di chi).

L’esecutivo ha già avuto rassicurazioni in tal senso dall’AD dell’ex Ente Nazionale Idrocarburi, Descalzi. Lo ha confermato lui stesso in un’intervista a La Stampa, lanciando però contestualmente un avviso ai naviganti. «L’attuale situazione andrà avanti fin quando l’offerta di gas resterà scarsa rispetto alla domanda». E, per quanto concerne lo sfruttamento dei giacimenti nostrani, «potremmo avere una scaletta di crescita interessante in 2-3 anni, non in sei mesi».

Nessuna illusione, insomma, anche perché l’obiettivo, come riporta Il Giornale, è «arrivare a circa cinque miliardi di metri cubi» di gas estratto dagli attuali 3,2 miliardi. Lo ha affermato Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, ricordando però contestualmente che il totale di consumi nazionali è pari a «circa 70 miliardi». Altro, quindi, che le misure strutturali auspicate dallo stesso fisico.

Ma il vero paradosso è che proprio il MiTE ha recentemente pubblicato il “Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee” (PiTESAI). Che, come ha illustrato Panorama, sarebbe la «mappa dei tesori del sottosuolo italiano», approvata da tutte le Regioni – incluse quelle No-triv.

Trivellazione di gas in Italia
Trivellazione di gas in Italia

Tanto per ribadire che le soluzioni alla crisi esistono (c’è anche il nucleare, per dire, come sa bene il Presidente francese Emmanuel Macron). Tuttavia, per poterle adottare bisogna prima liberarsi della zavorra rappresentata dall’ideologia eco-catastrofista.

La greenflazione

Peraltro, quanto a brevimiranza, Bruxelles è la proverbiale Sparta che non ride. Per esempio perché, come ha puntualizzato l’accademico danese Bjørn Lomborg su Tempi, soddisfa oltre l’80% del proprio fabbisogno energetico primario mediante combustibili fossili. E solo il 3% attraverso le rinnovabili, oltretutto penalizzate da un’estate poco ventosa.

In compenso ci sono i venti di guerra russo-ucraina a introdurre un nuovo fattore di destabilizzazione. Soprattutto per i Ventisette, che importano i due terzi del gas naturale e ne acquistano il 41% proprio da Mosca. Superfluo specificare cosa accadrebbe in caso di chiusura (forzata o meno) dei rubinetti.

La vera colpa comunitaria, però, va sotto il nome di European Green Deal. Perché non è certo la prima volta che il Vecchio Continente affronta un’emergenza energetica, che in passato veniva risolta ricorrendo al vituperato carbone. Ora però l’Unione Europea ha pensato male di raddoppiare i prezzi dei permessi di emissione della CO2, da 30 a 63 euro a tonnellata. E, conclude l’Economist, «se viene bruciato più carbone per compensare la mancanza di gas naturale», c’è un effetto valanga che compromette il potere d’acquisto dei cittadini. E nessuno è disposto a tollerarlo.

Vale su questo lato dell’Atlantico, dove un importante politico ha avvertito anonimamente il Financial Times del rischio di avere gilet gialli ovunque, ma anche negli Usa. Dove un sondaggio del Washington Post ha rilevato che la maggioranza degli Americani non accetterebbe neanche 2 dollari di rincaro tariffario annuo per finanziare politiche verdi. E per i traguardi della Casa Bianca ne occorrerebbero 11.300 pro capite l’anno.

Con buona pace – ça va sans dire – della già altissima inflazione. O, come la chiamano sarcasticamente da quelle parti, la greenflazione.

Claudio Descalzi
Claudio Descalzi

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Economia

Caro energia, per Cingolani il costo potrebbe superare l’importo del PNRR

I timori del Ministro della Transizione ecologica chiamano in causa direttamente l’Europa e i suoi deliri ambientalisti. Intanto gli Usa si inseriscono nelle tensioni Mosca-Kiev facendo i potenti con le crisi degli altri

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caro energia
Caro energia

Da www.romait.it

Secondo il Ministero della Transizione ecologica, il caro energia potrebbe “mangiarsi” l’intero importo del Recovery Fund. Prospettiva che, una volta di più, la dice lunghissima sulla brevimiranza di un’Europa che, lungi dall’essere la cura, funge piuttosto da concausa della malattia. Almeno alla pari dei venti di guerra che soffiano sempre più forte sui suoi confini orientali.

Gli allarmi sul caro energia

«L’aumento del costo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del PNRR». A lanciare l’allarme, come riferisce l’ANSA, è stato il Ministro Roberto Cingolani, nell’ambito dell’iniziativa governativa “Italia Domani: dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Uno scenario che chiama in causa direttamente Bruxelles, inclusa quella sorta di economia circolare che ha creato col programma Next Generation Eu. Fondi prelevati sotto forma di imposte che poi gli euro-burocrati danno agli Stati membri per finanziare la genuflessione comunitaria al peggior affermazionismo ambientalista. Che, come RomaIT ha più volte argomentato, è alla base del salasso tariffario assieme all’impennata dei prezzi delle materie prime e, ora, al possibile conflitto russo-ucraino.

A questo proposito, come se i vaneggiamenti del Vecchio Continente non fossero più che sufficienti, hanno voluto farneticare la loro pure gli Stati Uniti. Che, secondo La Repubblica, vorrebbero che, in caso di attacco di Mosca, saltasse il gasdotto Nord Stream 2 (che trasporta il metano russo principalmente in Germania). Poi, come riporta Askanews, gli stessi Usa dovrebbero compensare la «perdita immediata di gas in Europa», anche se al momento nessuno sa come. Ma tanto è facile fare i potenti con le crisi degli altri.

Lo scenario italiano

Come sottolineava il titolare del Mite in un’intervista a La Stampa, «una transizione giusta deve essere sostenibile» anche sul piano sociale. Famiglie e imprese, però, sono già in ginocchio, come ha evidenziato Leggo. Tanto che il leader leghista Matteo Salvini è tornato ad auspicare «un sostanzioso Decreto per limitare gli aumenti di luce e gas». Anche se, come ricorda Il Giornale, il Ministro dell’Economia Daniele Franco resta contrario all’idea di intervenire facendo nuovo deficit.

A margine, ancora Cingolani ha avvertito che pure la svolta green è a rischio. Segno che, incredibilmente, qualcosa di buono lo fa perfino il caro energia.

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Economia

Gas, il blocco russo e le possibili ripercussioni sul caro bollette

Dopo un breve tentativo di ripartenza, i flussi del gasdotto Yamal-Europe si sono fermati: si spera temporaneamente, perché il calo delle consegne è una delle cause dell’impennata delle tariffe

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bolletta del gas
Bolletta del gas

Da www.romait.it

La Russia ha interrotto di colpo le forniture di gas destinate all’Europa nord-orientale attraverso il gasdotto Yamal-Europe. Nella mattinata di oggi, mercoledì 2 febbraio, dopo un breve tentativo di ripartenza i flussi che attraverso la Polonia raggiungono la Germania si sono nuovamente arrestati.

Lo riferisce la Reuters, citando i dati preliminari pubblicati dal gestore della rete di distribuzione tedesca Gascade. Che attestano come, rispetto a una capacità di transito di 16,2 milioni di chilowattora garantiti dal gigante russo Gazprom, l’erogazione è stata pari ad appena 16.318 kWh.

Le ripercussioni sulla bolletta del gas

Al momento non è chiara l’eziologia di questo blocco, che c’è da augurarsi sia solamente temporaneo, viste le ripercussioni pressoché certe sul caro bollette. Di cui, come RomaIT ripete da tempo, il calo dell’offerta rispetto alla domanda è una delle principali cause, assieme all’euro-genuflessione alle follie affermazioniste green.

Peraltro, come ricorda la stessa Reuters, c’è un precedente estremamente recente, che risale allo scorso dicembre. Quando Mosca decise di dirottare verso l’est parte degli approvvigionamenti, e il prezzo del gas salì ai massimi storici in tutto il Vecchio Continente.

Per quanto ora vadano di moda i bis, questo in particolare ce lo eviteremmo volentieri. Anche in caso di… cattive condotte.

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Economia

Bollette, la CGIA lancia l’allarme: il Governo copre solo il 6% dei rincari

Intanto i deliri green, che sono alla base del salasso, vengono sconfessati in Madagascar, la cui crisi alimentare è dovuta alla povertà, non ai cambiamenti climatici: a ennesima conferma che la realtà batte sempre l’ideologia

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caro bollette, guerra
Caro bollette

Da www.romait.it

Sul caro bollette, e soprattutto sull’impegno di Palazzo Chigi è arrivato anche l’allarme dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, meglio conosciuta col (vecchio) acronimo di CGIA. Che ha calcolato come le risorse stanziate dall’esecutivo non bastino minimamente a rimediare ai danni causati – lo ricordiamo – dall’euro-genuflessione ai deliri green. A cui se non altro la (vera) scienza ha imposto un’altra dura battuta d’arresto.

L’allarme della CGIA sul caro bollette

«Sebbene il Governo» abbia erogato «5,5 miliardi di euro di aiuti a famiglie e imprese» contro «il caro bollette», l’importo rimane «del tutto insufficiente». Così la CGIA di Mestre, aggiungendo che il «rincaro di luce e gas» per il 2022 «ammonta complessivamente a 89,7 miliardi». A fronte dei quali «il tasso di copertura supera di poco il 6 per cento».

In effetti, come ricorda l’ANSA, considerando anche la seconda parte del 2021 lo sforzo chigiano sale in tutto a 10,2 miliardi di euro. E, come ha dichiarato il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, altri 10 miliardi circa dovrebbero essere messi in campo per finanziare delle misure strutturali.

Tali misure dovrebbero includere l’auspicato raddoppio della produzione di metano sul territorio nazionale. Che è certamente dignum et iustum ma non è una soluzione permanente, a meno che non gli si affianchi (finalmente) il nucleare.

Attualmente, com’è arcinoto, l’atomo è frenato dallo stesso tipo di eco-balle che, come RomaIT ha più volte argomentato, sono alla base del salasso tariffario per interposta Bruxelles. Per fortuna, però, anche i nodi dell’ideologia affermazionista stanno gradualmente venendo al pettine.

La realtà batte ancora l’ideologia affermazionista

Il Madagascar, importante Stato insulare dell’Africa sudorientale, è da tempo vittima di un’emergenza alimentare legata alla peggior siccità degli ultimi 30 anni. Una crisi che, nel novembre 2021, il World Food Programme, un’agenzia umanitaria dell’Onu, ha descritto come la «prima carestia mondiale dovuta ai cambiamenti climatici».

Peccato che ora sia stata sbugiardata, come riferisce il Guardian, da un report del World Weather Attribution, un progetto scientifico internazionale che studia gli eventi meteorologici estremi. E che ha certificato come la crisi sia stata provocata, in ultima analisi, dalla povertà, e segnatamente dalla mancanza di sistemi di raccolta dell’acqua piovana. A peggiorare il quadro ci hanno poi pensato la pandemia, che ha reso impossibile viaggiare per cercare lavoro, e le invasioni di parassiti (locuste e lafigme).

Altro, quindi, che climate change – a ennesima conferma che la realtà si può manipolare solo fino a un certo punto, prima che presenti il conto. Che può essere salato come e più delle bollette.

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Economia

PNRR, il disco verde delle Camere e la lezione di Spider-Man

Il Parlamento approva il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che verterà soprattutto su giovani, donne e sud: ma “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, che nel caso specifico riguardano la crescita economica…

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draghi presenta il pnrr
Il Premier Mario Draghi

Senza alcuna sorpresa, il Parlamento ha approvato in maniera plebiscitaria il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza noto ai meno anche come Recovery Plan. L’elenco dei progetti italiani che verranno finanziati con il tesoretto stanziato da Bruxelles attraverso il Recovery Fund. Che certamente rappresenta una straordinaria opportunità, ma al contempo rischia di risultare – nel lungo periodo – un’arma a doppio taglio.

Le misure del PNRR

«Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi». Così aveva esordito il Premier Mario Draghi a Montecitorio, aggiungendo che «nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese».

Guardava e guarda al futuro, l’ex Governatore della Banca Centrale Europea: alla prospettiva di un Paese più moderno da «consegnare alle nuove generazioni». Non a caso, d’altronde, l’euro-programma si chiama Next Generation Eu.

«Nel complesso potremo disporre di circa 248 miliardi di euro» ha dichiarato SuperMario, precisando che a queste risorse si sommeranno «fondi per ulteriori 13 miliardi». Che serviranno tra l’altro ad attuare le quattro grandi riforme del fisco, della giustizia, della Pubblica amministrazione e della concorrenza.

Il 40% del totale sarà «destinato agli enti locali», con un occhio di riguardo per il Sud, che riceverà 82 miliardi. Ammonta invece a quasi 70 miliardi la tassa da pagare, da eco-diktat della Commissione europea, alle farneticazioni ambientaliste – pardon, alla “rivoluzione verde”. Cifra assurda in termini assoluti, ma che oltrepassa il ridicolo se confrontata con i soli 18,5 miliardi assegnati alla sanità.

Altri capitoli di spesa riguardano poi infrastrutture e alta velocità, digitalizzazione e cultura, reti ultraveloci e banda larga, e il welfare per le famiglie. Con un’attenzione particolare alle donne e ai giovani, che «hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media».

Il rovescio della medaglia

Il PNRR, però, presenta anche il rovescio della medaglia, grossolanamente riassumibile nel fatto che il Fondo per la Ripresa consiste per quasi 2/3 di prestiti. Che, sebbene andranno restituiti in tempi lunghi e con tassi agevolati, vengono guardati con sospetto anche da economisti filo-europeisti quali Tito Boeri e Luigi Zingales. La questione fondamentale, sottolineata anche dal Presidente del Consiglio, è la crescita: «se l’economia cresce il debito si ridurrà».

Non a caso, l’ex numero uno della Bce ha voluto lanciare un monito dai connotati escatologici. «Nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio».

Come sostiene il fumetto di Spider-Man, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e stavolta è tutto nelle nostre mani. Non è dunque sbagliato affermare che le Camere, dando il via libera al PNRR, hanno voluto fare un atto di fiducia. In tutti i sensi.

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