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Politica

Lockdown leggero, l’ulteriore pericolo dopo l’Italia a tre colori

Il Governo si dà fino al 15 novembre per valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm, ma è già pronto a chiudere bar, ristoranti ed esercizi commerciali pressoché ovunque. Per fortuna, però, la curva dei contagi sta finalmente flettendo

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lockdown leggero
La divisione dell'Italia in tre fasce a partire dall'11 novembre

È il lockdown leggero l’ultima trovata – o, per meglio dire, “minaccia” – partorita negli ambienti governativi. Che sembrano per lo più perseguire la tattica politically correct di edulcorare i concetti nella (vana) speranza di renderli meno sgraditi all’opinione pubblica. Nello specifico, si tratterebbe di arresti domiciliari soft, che strangolerebbero l’economia, senza però darle il colpo di grazia. Peraltro con un tempismo eccezionale, visto che negli ultimi giorni dal grafico dei contagi sono arrivati dei segnali (debolmente) incoraggianti.

Il lockdown leggero

«Lavoro per evitare il lockdown totale», che «va scongiurato». Così il bi-Premier Giuseppe Conte, aggiungendo che Palazzo Chigi «ha una strategia» che non prevede la chiusura totale, se non come extrema ratio.

È questa la logica alla base dei provvedimenti via via più restrittivi varati dall’esecutivo. Ultimo dei quali la creazione di un tricolore alternativo a quello della bandiera italiana. Che ha già scatenato un putiferio cromatico, tra Regioni che si sono sentite penalizzate e altre che non hanno apprezzato (eufemismo) il successivo cambio di casacca. Per non parlare del caso della Campania, inspiegabilmente zona gialla malgrado sia uno dei territori più colpiti – tanto che i Nas hanno deciso di riesaminarne i dati.

Frattanto l’orizzonte resta quello, già paventato, del 15 novembre. Data limite per capire se le misure varate con il Dpcm del 3 novembre avranno avuto l’effetto sperato.

In caso contrario, ecco appunto l’idea del lockdown leggero. Che chiuderebbe bar, ristoranti ed esercizi commerciali quasi ovunque, consentendo però a imprese, fabbriche e professioni di proseguire l’attività. Allo studio ci sarebbe anche lo stop ai negozi nel fine settimana, come già avviene per i centri commerciali.

Negli auspici della maggioranza, al piano dovrebbero partecipare attivamente gli enti locali, forse anche per condividere il ruolo di “cattivo”. Non a caso, i rumours parlano di un pressing asfissiante del Ministro nomen omen della Sanità Roberto Speranza e del suo omologo agli Affari regionali Francesco Boccia.

«Il nostro obiettivo è un Natale dove non si mortifichino né i consumi né gli affetti» ha assicurato Giuseppi. Precisando che «la curva sta salendo, ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere».

Solo che dum loquimur fugerit invida aetas. “Mentre parliamo, il tempo invidioso già fugge”. Perché è quanto sta già accadendo.

Il Governo e le rane bollite

«La curva epidemiologica sta deflettendo, perché sta aumentando meno delle scorse settimane». Lo ha rilevato Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute. E lo hanno confermato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e Silvio Brusaferro, numero uno dell’Istituto Superiore di Sanità. I quali, seppur mantenendo l’abituale prudenza, hanno sottolineato come il famigerato indice Rt – quello che misura la trasmissione del virus – sia in fase di stabilizzazione.

Una buona notizia che non è neppure isolata. Da un lato ci sono i dati incoraggianti sul candidato vaccino messo a punto dalla partnership tedesco-americana Pfizer-BioNTech, di cui parlavamo nei giorni scorsi.

Inoltre, c’è anche il quadro positivo relativo alla sintomatologia dei contagiati. «La quota degli asintomatici rimane costante, un po’ sotto il 50-60%» ha evidenziato il presidente dell’Iss. Percentuale a cui va aggiunta quella di chi è paucisintomatico o mostra sintomi lievi, che porta il totale al 94,1%. Per contro, solo il 5% presenta sintomi severi, e appena lo 0.8% ha un quadro clinico critico. Questo l’incoraggiante scenario fotografato dall’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 7 novembre.

Ecco, alla luce di questi fatti, si fa onestamente fatica a capire l’allarmismo propalato dal Governo rosso-giallo. Piuttosto, la sensazione è che si stia applicando il principio chomskyano della “rana bollita”. Secondo cui un batrace, che fuggirebbe se gettato in una pentola d’acqua bollente, soccombe invece al suo destino se si riscalda il recipiente poco a poco. Un misto, cioè, di assuefazione e rassegnazione.

Il principio della rana bollita e il lockdown

Si vedrà, tenendo conto che sullo sfondo c’è uno spettro perfino peggiore di quello rappresentato dal lockdown leggero. È il lockdown del pensiero, contro cui non ci sarebbe vaccino né cura.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Dl Sostegni bis: ai lavoratori stagionali di turismo, spettacolo e sport indennità di 1.600 euro

Il pacchetto lavoro include anche misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti

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Dl sostegni, mario draghi

Per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport sarà riconosciuta un’indennità una tantum di 1.600 euro. E’ quanto emerge dalla bozza del dl Sostegni bis. Il pacchetto lavoro include anche una serie di misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti. Si cercherà di tutelare l’occupazione concedendo l’esonero contributivo al 100% per le aziende con il contratto di rioccupazione e incentivi nel settore del turismo e del commercio in favore dei dipendenti in uscita dalla cig Covid.

Inoltre viene ridotta la soglia del contratto di espansione ai 100 dipendenti. Vengono rifinanziati con un totale di 1,6 miliardi gli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. Nel provvedimento in uscita dal Cdm dovrebbe entrare una norma anti licenziamenti voluta dal ministro Andrea Orlando. Per le aziende che chiedono la cig Covid entro fine giugno il blocco dei licenziamenti è prorogato al 28 agosto. Dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali a condizioni che non licenzino. (Lum/ Dire)

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Politica

Commissione d’inchiesta, la mossa bipartisan che spaventa Speranza

Il centrodestra e Italia Viva chiedono di indagare su gestione della crisi, piano pandemico e report dell’Oms, in parallelo con la Procura di Bergamo: mettendo nel mirino soprattutto l’operato del Ministro della Sanità

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commissione d’inchiesta: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Superato lo scoglio della mozione di sfiducia individuale, appare già all’orizzonte l’iceberg della commissione d’inchiesta sulla pandemia da Covid-19. Spauracchio che si fa sempre più concreto, vista la duplice mossa di Italia Viva e di pressoché tutte le forze del centrodestra. Insomma, il Ministro nomen omen della Sanità Roberto Speranza può stare sereno. Nel senso renziano dell’espressione, ça va sans dire.

“Se hai salute hai speranza”

Dice un proverbio arabo che “se hai salute hai speranza”, un adagio che il Premier Mario Draghi deve aver preso fin troppo alla lettera. E questo nonostante un anno di chiusurismo anti-scientifico che non ha affatto bloccato il virus, mentre ha causato danni enormi al tessuto economico e sociale.

Dobbiamo però dare al Ministro libero e uguale quel che è del Ministro libero e uguale, plaudendo alla tempestiva decisione di vietare gli ingressi dal subcontinente indiano. Una misura certamente condivisibile, anche se l’operato del “rosso di sera” resta largamente insufficiente.

Il Nostro ha comunque superato indenne le mozioni di sfiducia presentate in Senato da FdI, ItalexitAlternativa C’è. Il che non è una sorpresa, considerando la composizione dell’attuale maggioranza ecumenica. Neppure la Lega, per dire, ha votato con il partito di Giorgia Meloni, ritenendo più produttiva l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. E questo nonostante il segretario di Articolo Uno avesse frignato che «non si fa politica su un’epidemia», perché anche le strumentalizzazioni sono a senso unico alternato. Non solo, però, gli aperturisti non hanno lasciato, ma anzi hanno raddoppiato.

La spada di Damocle della commissione d’inchiesta

Sono due, infatti, i ddl depositati allo scopo di formare altrettante bicamerali – e in maniera bipartisan. La prima richiesta è arrivata da Italia Viva, che ha messo nel mirino «la gestione dell’emergenza pandemica» e le conseguenti misure anti-Covid.

Più specifica la proposta del centrodestra, che vorrebbe concentrarsi sul piano pandemico non aggiornato dal 2006, e sul dossier scomodo dell’Oms scomparso ventiquattr’ore dopo la pubblicazione. Che, en passant, sono anche l’oggetto dell’indagine della Procura di Bergamo – una sorta di spada di Damocle che pende da mesi sulla testa dell’esponente di LeU. D’altronde, perfino Pierpaolo Sileri, sottosegretario pentastellato alla Salute, ha rivelato che il “suo” Dicastero gli aveva garantito che il dossier fosse stato revisionato.

La stessa rassicurazione era arrivata da Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed ex collaboratore del Ministro più nefasto dell’esecutivo. Nonché l’uomo al centro dell’affaire internazionale sul rapporto della World Health Organization che denunciava «la famosa risposta improvvisata, caotica e creativa» degli ospedali italiani. Come ha ricordato, con un filo di ironia, Robert Lingard, consulente dei legali dei familiari delle vittime orobiche. Ma, soprattutto, colui che ha ripescato il documento rimosso e che da Lungotevere Ripa spergiuravano di non conoscere. Salvo essere smentiti dalle e-mail divulgate dal programma Report.

Anche su questi aspetti l’eventuale commissione d’inchiesta – oltre alla magistratura – dovrà far luce. Intanto però si può già affermare, senza tema di smentita, che ora può davvero esserci Speranza per tutti. Finalmente.

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Politica

Lega slegata, le incognite del Salvini “di lotta e di Governo”

Il Capitano disinnesca le “provocazioni” dell’alleata di opposizione Meloni e degli alleati di maggioranza Pd-M5S su coprifuoco e sfiducia al Ministro Speranza. Prima o poi, però, dovrà decidere cosa vuol fare da grande

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lega slegata: matteo salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini

Pare proprio che vi sia una Lega slegata dal resto della maggioranza (fin troppo) eterogenea che sostiene il Premier Mario Draghi. Il che non è una sorpresa, considerando l’abissale divario ideologico tra il partito di via Bellerio e il resto dei frenemies governativi.

«Il centrodestra di Governo» ha tuonato il segretario Matteo Salvini, «non cederà alle provocazioni di chi sogna un esecutivo tutto tasse e sbarchi a trazione Pd-5S». I bersagli dell’ex Ministro dell’Interno erano il fu bi-Premier Giuseppe Conte, leader grillino in pectore, e il segretario dem Enrico “stai sereno” Letta. I quali lo hanno più volte esortato a «scegliere da che parte stare», probabilmente memori delle trame dell’altro Matteo, il leader italovivo Renzi.

«Non si può stare allo stesso tempo al Governo e all’opposizione» ha incalzato per esempio il Nipote-di in riferimento alla vexata quaestio del coprifuoco. La cui conferma alle 22 ha indotto il Carroccio ad astenersi in Cdm e poi a lanciare una petizione per abolire il provvedimento.

Allo stesso tempo, però, il Capitano ha rifiutato di votare l’odg di Giorgia Meloni, leader di FdI, che prevedeva proprio la cancellazione dei divieti serali. Impegnando piuttosto Palazzo Chigi a rivalutare la misura intorno a metà maggio, sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico.

La Lega slegata sia dalla maggioranza che dall’opposizione

In effetti, l’ex titolare del Viminale sta rivendicando uno spazio di indipendenza anche dagli altri alleati di centrodestra, in primis proprio da Fratelli d’Italia. Prova ne è la decisione di non votarne la mozione di sfiducia contro Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Sanità. Non tanto per un improvviso ripensamento sulle politiche chiusuriste dell’inquilino di Lungotevere Ripa, quanto per divergenze strategiche. Viene infatti ritenuta più produttiva «una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia da parte del Ministero della Salute», su cui può convergere anche Iv.

Sarebbe tuttavia riduttivo parlare di un Salvini di lotta e di Governo. Come ha fatto Enrico Mentana, direttore del Tg La7, azzardando un paragone col Pci di Enrico Berlinguer.

Quella attuale, in effetti, è una Lega slegata sia dalla maggioranza che dall’opposizione, il che per il momento può anche essere una tattica redditizia. Alla lunga, però, l’ex vicepremier dovrà capire cosa vuol fare da grande, pena il rischio di diluire la propria identità in un processo alla Zygmunt Bauman. Sempre che, naturalmente, il popolo verde sia disposto a “morire liquido”!

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Economia

PNRR, il disco verde delle Camere e la lezione di Spider-Man

Il Parlamento approva il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che verterà soprattutto su giovani, donne e sud: ma “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, che nel caso specifico riguardano la crescita economica…

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draghi presenta il pnrr
Il Premier Mario Draghi

Senza alcuna sorpresa, il Parlamento ha approvato in maniera plebiscitaria il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza noto ai meno anche come Recovery Plan. L’elenco dei progetti italiani che verranno finanziati con il tesoretto stanziato da Bruxelles attraverso il Recovery Fund. Che certamente rappresenta una straordinaria opportunità, ma al contempo rischia di risultare – nel lungo periodo – un’arma a doppio taglio.

Le misure del PNRR

«Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi». Così aveva esordito il Premier Mario Draghi a Montecitorio, aggiungendo che «nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese».

Guardava e guarda al futuro, l’ex Governatore della Banca Centrale Europea: alla prospettiva di un Paese più moderno da «consegnare alle nuove generazioni». Non a caso, d’altronde, l’euro-programma si chiama Next Generation Eu.

«Nel complesso potremo disporre di circa 248 miliardi di euro» ha dichiarato SuperMario, precisando che a queste risorse si sommeranno «fondi per ulteriori 13 miliardi». Che serviranno tra l’altro ad attuare le quattro grandi riforme del fisco, della giustizia, della Pubblica amministrazione e della concorrenza.

Il 40% del totale sarà «destinato agli enti locali», con un occhio di riguardo per il Sud, che riceverà 82 miliardi. Ammonta invece a quasi 70 miliardi la tassa da pagare, da eco-diktat della Commissione europea, alle farneticazioni ambientaliste – pardon, alla “rivoluzione verde”. Cifra assurda in termini assoluti, ma che oltrepassa il ridicolo se confrontata con i soli 18,5 miliardi assegnati alla sanità.

Altri capitoli di spesa riguardano poi infrastrutture e alta velocità, digitalizzazione e cultura, reti ultraveloci e banda larga, e il welfare per le famiglie. Con un’attenzione particolare alle donne e ai giovani, che «hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media».

Il rovescio della medaglia

Il PNRR, però, presenta anche il rovescio della medaglia, grossolanamente riassumibile nel fatto che il Fondo per la Ripresa consiste per quasi 2/3 di prestiti. Che, sebbene andranno restituiti in tempi lunghi e con tassi agevolati, vengono guardati con sospetto anche da economisti filo-europeisti quali Tito Boeri e Luigi Zingales. La questione fondamentale, sottolineata anche dal Presidente del Consiglio, è la crescita: «se l’economia cresce il debito si ridurrà».

Non a caso, l’ex numero uno della Bce ha voluto lanciare un monito dai connotati escatologici. «Nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio».

Come sostiene il fumetto di Spider-Man, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e stavolta è tutto nelle nostre mani. Non è dunque sbagliato affermare che le Camere, dando il via libera al PNRR, hanno voluto fare un atto di fiducia. In tutti i sensi.

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Politica

Trasporti pandemici, gli assembramenti e gli orari delle città “da ripensare”

Mentre c’è chi organizza gite online col pranzo al sacco, “boutade” del Ministro Giovannini che rallenta ulteriormente il PNRR con una “Consulta” per le opere: non è un caso che i piani vadano piano…

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trasporti pandemici: autobus affollati
Autobus affollato

Test per l’esame di giornalismo su quelli che si potrebbero definire “trasporti pandemici”. Il candidato consideri che:

a) Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue, dopo una telefonata con il Premier Mario Draghi ha dato il via libera al Recovery Plan italiano. Inaugurando così il fantomatico certificato verde di Bruxelles.

b) Il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza ha vietato l’ingresso in Italia a quanti provengano o siano stati in India negli ultimi 14 giorni. E, per buona misura, anche a chi fa l’indiano.

trasporti pandemici: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

c) Il titolare delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini ha istituito una Consulta sulle opere del PNRR. Non a caso si chiama “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

d) Il suo (non immediato) predecessore, l’ex titolare grillino del Mit Danilo Toninelli, ha annunciato di aver quasi ultimato la stesura di un libro. Suscita già grande curiosità il capitolo sul tunnel del Brennero.

e) L’istituto comprensivo di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, ha organizzato una gita online con pranzo al sacco «per rendere l’esperienza più verosimile». E, come bonus, c’è pure lo spostamento gratuito.

Oltre i trasporti pandemici

f) Franco Locatelli, coordinatore del Cts e numero uno del CSS, ha affermato che «nessuno ha il gusto sadico di restringere i movimenti». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

g) Aleksander Čeferin, Presidente della UEFA, ha tuonato ancora contro i secessionisti della Superlega, in particolare contro i co-fondatori Real Madrid e Juventus (oltre al Barcellona). Parafrasando Woody Allen, Uefa e Agnelli dormiranno insieme, ma l’Agnelli dormirà ben poco.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da termini quali “ospedalizzazione”, l’amenità del Ministro Giovannini secondo cui, per evitare assembramenti sui mezzi pubblici, «occorre ripensare gli orari delle città».

Il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini

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Politica

Pacta sunt servanda, ripete la politica: ma quali patti, esattamente?

Scambi di accuse reciproche sul coprifuoco tra Lega e Pd, e tra Regioni e Governo: così, come ha ammonito l’azzurro Tajani, si creano difficoltà all’esecutivo, a esclusivo detrimento del benessere degli Italiani

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metodo draghi
Il Premier Mario Draghi

Dicevano gli antichi Romani che pacta sunt servanda, ovvero i patti devono essere rispettati. Un adagio che l’agone politico sta oggi rispolverando in varie declinazioni, a conferma dell’infinito valore della saggezza popolare. A cui forse sarebbe opportuno che molti protagonisti delle cronache odierne tornassero a fare riferimento.

Pacta sunt servanda

Pacta sunt servanda, dunque: ma quali patti, esattamente? Per esempio, Enrico “stai sereno” Letta, segretario del Pd, ha evocato un “Patto per la Ricostruzione” che dovrebbe coinvolgere l’intera maggioranza che sostiene l’esecutivo Draghi. Sul modello di quanto fece l’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi nel luglio 1993.

Nell’avanzare la sua proposta, il Nipote-di non ha mancato di lanciare frecciate al leader del Carroccio Matteo Salvini. Accusato di dover decidere «se sta al Governo o se sta all’opposizione», in riferimento alle polemiche sulla conferma del coprifuoco nel recente Dl Covid. Con la conseguente astensione della Lega in CdM al momento del voto sul provvedimento.

La diatriba, però, ha i connotati di un Giano bifronte – e quindi, potenzialmente, di un boomerang. Almeno stando a Massimiliano Fedriga, Presidente della Conferenza delle Regioni, che proprio sul rientro serale ha lanciato un j’accuse durissimo contro il Premier Mario Draghi.

«In Consiglio dei Ministri è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave», ha attaccato il Governatore del Friuli-Venezia Giulia. Aggiungendo che «l’aver cambiato un accordo siglato con Regioni, Comuni e Province incrina la leale collaborazione tra Stato e Regioni».

La malattia infantile del Governo ecumenico

Il problema di fondo però, è la “malattia infantile” dell’esecutivo ecumenico, ovvero l’estrema eterogeneità della sua maggioranza. Ai cahiers de doléances del Nazareno, per esempio, il Capitano ha replicato che la fiducia è stata accordata «al Governo Draghi, non al Governo Speranza o dei chiusuristi».

In modo simile, il coordinatore azzurro Antonio Tajani ha fatto appello alla concordia discors. «Sollevare questioni etiche divisive, come legge Zan e ius soli, non serve a rafforzare questo patto fra Italiani di buona volontà che non è una maggioranza politica». Ma solo a «mettere in difficoltà l’esecutivo e minarne la ragion d’essere», facendo esplodere tutte le contraddizioni insite in questo fragile accordo.

Pacta sunt servanda, dunque – nessuno escluso, però. Per il bene degli Italiani, s’il vous plaît.

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Politica

Sfiducia e commissione d’inchiesta, il Ministro Speranza sotto assedio

Il 28 aprile il voto sulla mozione di FdI, che però non dovrebbe creare problemi: il vero spauracchio sarebbe l’indagine sullo scoppio della pandemia, condivisa con la Procura di Bergamo al pari del caso sul report Oms scomparso

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commissione d’inchiesta: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Sono mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta a turbare il sonno del Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza. La seconda più della prima, che pure è decisamente più concreta. Ma potrebbe rivelarsi un boomerang che si ritorcerebbe contro i suoi promotori, finendo paradossalmente per rinsaldare la posizione dell’esponente di LeU.

Tra mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta

È stato calendarizzato per mercoledì 28 aprile il voto in Senato sulle tre mozioni di sfiducia contro l’inquilino di Lungotevere Ripa. Una presentata da Fratelli d’Italia, le altre da Italexit (la formazione di Gianluigi Paragone) e Alternativa C’è (il gruppo dei dissidenti pentastellati).

Sulla carta è uno scoglio, soprattutto alla luce dei frequenti attacchi rivolti al Ministro libero e uguale dal “centrodestra di Governo”, in modo particolare dalla Lega. Tuttavia, lo stesso Carroccio, per bocca del capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo, ha già dichiarato di non voler mettere in difficoltà l’esecutivo. Ribadendo però al contempo che la linea rigorista del campione delle chiusure «deve cambiare», come d’altronde aveva affermato lo stesso segretario Matteo Salvini.

«Non mi interessa se cambia o no Speranza, mi interessa di più se cambiano le politiche di Speranza» le parole del Capitano. Che, in una diversa occasione, aveva anche sottolineato che «le mozioni di sfiducia rafforzano chi le subisce». Specialmente quando vengono respinte, potremmo aggiungere. E il pallottoliere parlamentare garantisce che per il titolare della Sanità sarà una… passeggiata di salute.

L’ex Ministro dell’Interno ha piuttosto esortato «le altre forze di centrodestra a chiedere, d’intesa con Renzi, la commissione d’inchiesta sulla pandemia». Che «aiuterà a far luce sulle responsabilità, comprese quelle di Speranza», e sulla quale «i numeri ci sono». E che, en passant, potrebbe saldarsi con le indagini faticosamente condotte dalla Procura di Bergamo.

Le indagini della Procura di Bergamo

Da mesi, come abbiamo già raccontato, il Procuratore aggiunto orobico Maria Cristina Rota sta cercando di vederci chiaro sullo scoppio dell’emergenza coronavirus. Nel mirino, in particolare, il piano pandemico mai aggiornato dal 2006 e il conseguente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità scomparso a ventiquattr’ore dalla pubblicazione.

Un affaire in cui, come ha svelato il programma Report, sarebbe coinvolto lo stesso Ministro più nefasto del Governo. Che venne avvertito da Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms e suo ex consulente, della divulgazione del rapporto incriminato poche ore prima del ritiro dello stesso.

Non è naturalmente scontato che ci sia un nesso causale tra gli eventi, anche perché il segretario di Articolo Uno è titolare del Dicastero dal settembre 2019. Difficile, dunque, potergli addebitare qualche responsabilità per il dossier obsoleto.

Comunque le prospettive giudiziarie fanno capire benissimo perché, tra reale mozione di sfiducia e commissione d’inchiesta potenziale, per il Nostro è quest’ultima il vero spauracchio. Che peraltro fa tornare alla mente il vaso di Pandora, la mitologica donna che scoperchiò lo scrigno di tutti i mali facendoli riversare nel mondo. Sul fondo del contenitore rimase solamente la speranza. Vi ricorda qualcosa?

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Politica

Semi-aperture, ecco tutte le luci e le ombre del nuovo Decreto anti-Covid

Tornano le zone gialle, e con esse ripartono scuola, sport, spettacolo, spostamenti tra Regioni e ristorazione (anche di sera nei dehors), ma resta il coprifuoco alle 22. Un grande balzo per l’esecutivo, un piccolo passo per i cittadini

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semi-aperture: ristoranti chiusi
Ristoranti chiusi

Non una ripartenza vera e propria, ma delle semi-aperture. È questa la ratio del nuovo Dl Covid appena approvato dal Consiglio dei Ministri, che sarà valido a partire dal prossimo 26 aprile. Frutto, come sempre, di un faticoso compromesso tra le diverse anime (e istanze) della maggioranza ecumenica che sostiene il Premier Mario Draghi. E che ha generato delle disposizioni che, se ancora non sono sufficienti, perlomeno vanno nella giusta direzione.

Il nuovo Dl Covid e le semi-aperture

Da aprìle ad àprile, in fondo, cambia solo la posizione dell’accento. Forse anche per questo si potrà presto iniziare ad assaporare quel «gusto del futuro» che il Presidente del Consiglio aveva evocato poco prima di Pasqua. Come ampiamente anticipato, infatti, il miglioramento del quadro epidemiologico e il lento avanzamento della campagna vaccinale consentiranno un primo allentamento delle restrizioni.

La prima conseguenza sarà il ritorno delle zone gialle (sia pure in tinta “rafforzata”), fin qui ostracizzate a tavolino. In questa fascia cromatica si potrà tornare al cinema e in teatro e sarà possibile ricominciare a fare sport all’aperto. Gli studenti potranno inoltre tornare a seguire le lezioni in presenza, e ripartiranno gli spostamenti tra Regioni con il “certificato verde”. Che indicherà l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid-19 o un test antigenico rapido o molecolare con esito negativo.

Potranno riprendere anche le attività di ristorazione, inclusi i consumi serali limitatamente ai dehors – ed è qui che iniziano le dolenti note. Come infatti ha denunciato Lino Stoppani, presidente della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, «il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non è dotato di spazi all’aperto». Ma, soprattutto, a penalizzare gli esercenti c’è il coprifuoco alle 22, confermato malgrado il pressing degli enti locali.

Le dolenti note

I Governatori chiedevano almeno uno slittamento di un’ora, spalleggiati da Matteo Salvini, leader della Lega che sul provvedimento ha deciso di astenersi. Per contro, Ministri come il pentastellato Stefano Patuanelli (Politiche agricole) e l’azzurra Mariastella Gelmini (Affari regionali) insistevano sul mantenimento dello status quo, avendo «ascoltato il Cts». Che però ha fatto sapere di non essere mai stato consultato su questo specifico aspetto, che è di natura squisitamente politica. Non a caso è stato appena ripristinato il giallo…

Alla fine, comunque, ha vinto ancora la linea chiusurista impersonata dal Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza, nonché da esperti come l’infettivologo Massimo Galli. Personaggi i cui pareri di solito sono utili per fare il contrario di quanto suggeriscono. Basti pensare che perfino Michele Emiliano, Presidente della Puglia ideologicamente affine all’inquilino di Lungotevere Ripa, ha voluto avvertire sui rischi di esplosione delle tensioni sociali.

Nel caso specifico, però, il giudizio era condiviso da quello che forse è il membro più equilibrato del Governo, il sottosegretario alla Sanità Pierpaolo Sileri. Uno che si destreggia tra gli opposti estremismi, senza farsi problemi nel dire le cose come stanno. Per esempio, affermando che «le riaperture sono irreversibili», ma anche – appunto – che per ritardare il coprifuoco «aspetterei le prossime due settimane».

La perfetta sintesi di un Decreto anti-coronavirus che presenta dunque, come sempre, luci e ombre. Perché le semi-aperture saranno anche un grande balzo per l’esecutivo, ma sono ancora un piccolo passo per molti cittadini.

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Politica

Open Arms, il rinvio a giudizio di Salvini segna la fine dello stato di diritto

Col processo all’ex Ministro dell’Interno si certifica che la magistratura può decidere sull’azione politica di un Governo (alla faccia della separazione dei poteri). Ma i giustizialisti esultano…

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open arms
La nave Open Arms

Il segretario del Carroccio Matteo Salvini andrà alla sbarra per il caso Open Arms. Il Tribunale di Palermo, infatti, accogliendo la richiesta della Procura ha deciso di rinviare a giudizio l’ex Ministro dell’Interno. Facendo così strame di un principio cardine della democrazia liberale che risale a Montesquieu, e producendo al contempo un vulnus gravissimo nell’intera architettura costituzionale.

Salvini a processo per il caso Open Arms

Inizierà il 15 settembre prossimo il processo a carico del leader della Lega per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. Per il Gup del capoluogo siciliano Lorenzo Jannelli, l’allora titolare del Viminale trattenne in mare, «per sei giorni, 147 migranti salvati dall’Ong Open Arms, nell’agosto 2019». La vicenda sarebbe stata successivamente sbloccata da Luigi Patronaggio, Procuratore di Agrigento, che sequestrò l’imbarcazione permettendo lo sbarco di quanti si trovavano a bordo.

L’affaire si sarebbe poi legato anche allo scandalo Magistratopoli, come emerso dalle intercettazioni a carico di Luca Palamara, ex presidente dell’Anm. Che, oltre a esprimere vicinanza alla toga girgentina, affermò che l’allora vicepremier aveva ragione, ma bisognava comunque attaccarlo.

Proprio il tonno espiatorio potrebbe essere chiamato come testimone, assieme all’ex bi-Premier Giuseppe Conte e all’allora Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dalla difesa del Capitano. Secondo cui «non c’è alcun reato. Ma, se lo si ravvisa, va addebitato a tutti quelli che hanno contribuito ad adottare una certa strategia», ovvero l’intero esecutivo giallo-verde.

Diversa la visione del Procuratore palermitano Francesco Lo Voi (che peraltro l’ex Pm romano ha dichiarato di aver “piazzato” anche se non aveva i titoli). Per cui la concessione del porto sicuro alla nave spagnola era un atto amministrativo che competeva al Ministro dell’Interno.

Un precedente pericolosissimo

Il pre-verdetto giunto dalla Trinacria ha suscitato, prevedibilmente, reazioni di segno contrario. Partendo proprio da quella di Open Arms, entusiasta al pari di partiti come LeU e Verdi. I delicati equilibri di Governo hanno invece suggerito il silenzio ai frenemies di Pd, M5S e Italia Viva.

Diametralmente opposto il commento del diretto interessato, secondo cui c’è chi «usa il tribunale per fare politica», bypassando così le sconfitte elettorali. Argomentazioni simili sono arrivate pressoché da tutto il centrodestra, che ha evocato la giustizia a orologeria e il “metodo Berlusconi”.

Il punto focale della questione, però, lo ha evidenziato Maurizio Lupi, leader di Noi con l’Italia. «È incredibile che si usino i tribunali per contestare scelte politiche, oltretutto creando un precedente gravissimo e pericolosissimo che deve preoccupare tutti», le sue parole.

In effetti, a prescindere dall’opinione sul caso in sé, resta che ora la magistratura ha facoltà di sindacare e sentenziare sull’azione politica di un Governo. Alla faccia della separazione e dell’indipendenza tra poteri costituzionali.

Per questo, al massimo possono esultare i giustizialisti, la cui colpevole brevimiranza ormai è talmente proverbiale da non far più neppure notizia. Non foss’altro perché la ruota può sempre girare, e con essa il «tintinnar di manette» di scalfariana memoria.

Un tempo vigeva lo stato di diritto. Oggi tocca solo sperare che vi sia ancora il diritto nello Stato.

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Politica

Zona gialla rafforzata dal 26 aprile, il Premier Draghi conferma le riaperture

Nelle zone a basso contagio ripartiranno sport, spettacolo, scuole e ristoranti (anche di sera), poi le piscine a metà maggio e le palestre a giugno. Molto dipenderà dalla campagna vaccinale, e anche qui ci sono buone notizie

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Dl sostegni, mario draghi
Il Premier Mario Draghi

Dopo l’arancione rinforzato, è in arrivo a partire dal prossimo 26 aprile la “zona gialla rafforzata”. Lo ha ufficializzato direttamente il Premier Mario Draghi, dando la notizia che tutti attendevano. Perché, tecnicismo a parte, la nuova tinta ha il sapore di quel «gusto del futuro» evocato proprio dall’ex Governatore della Bce un paio di settimane fa. Il gusto della ripartenza.

Draghi e la zona gialla rafforzata

Stavolta il tanto agognato cambio di passo pare proprio essere realtà. Il Governo ha infatti aperto alle riaperture delle attività all’aperto, a partire da lunedì 26 aprile. Le indiscrezioni trapelate dalla cabina di regia mattutina hanno trovato conferma nelle parole dello stesso SuperMario. «Si può guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia» ha dichiarato il Presidente del Consiglio. Aggiungendo che l’esecutivo ha deciso di prendere «un rischio ragionato, fondato sui dati» in miglioramento.

Paradossalmente, non si riferiva all’aver ribadito la propria stima a Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Salute. Il quale, in aggiunta al resto, in piena crisi sanitaria ha firmato un provvedimento per risparmiare sulle cure degli animali domestici. Tanto per dimostrare una volta di più di aver chiaro il senso delle priorità.

Le buone notizie sul fronte dei vaccini

Il «rischio ragionato» riguarda comunque il comportamento dei cittadini, per quanto tale aspetto sia legato a doppio filo con l’andamento della campagna vaccinale. Anche da questo punto di vista, però, ci sono buone nuove. Come infatti ha annunciato il Generale Francesco Paolo Figliuolo, Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, sono in arrivo circa 6,8 milioni di dosi aggiuntive Pfizer entro giugno.

Bisogna comunque dare a Cesare quel che è di Cesare, e riconoscere che il merito – una volta tanto – è della Commissione europea. Che ha ottenuto dal colosso farmaceutico americano l’anticipo di 50 milioni di sieri da distribuire, «in rapporto alla popolazione, a tutti gli Stati membri» dell’Ue.

D’altronde, Ursula von der Leyen, Presidente dell’esecutivo comunitario, aveva anticipato l’intenzione di concentrarsi «sulle tecnologie che hanno dimostrato di meritarlo». Ovvero sugli antidoti a mRNA, sviluppati proprio da Pfizer e dall’altra Big Pharma statunitense Moderna. Il fatto che le aziende in questione (oltre ai loro preparati) si siano dimostrate enormemente più affidabili sarà certamente solo un dettaglio.

Le riaperture in zona gialla rafforzata

La road map di Palazzo Chigi prevede che dal 26 aprile ripartano sport, spettacoli e ristorazione all’aperto (anche a cena), nonché gli spostamenti tra Regioni gialle. Cinema e teatri potranno riaprire anche al chiuso, con limitazioni della capienza. Si tornerà inoltre alle lezioni in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, tranne che in fascia rossa dove si proseguirà con la didattica mista. Da metà maggio toccherà a spiagge e piscine, mentre a giugno sarà la volta delle palestre. Non è invece previsto, almeno per il momento, lo slittamento del coprifuoco, che resta fissato alle 22.

Le nuove norme andranno a modificare le misure stabilite con il Decreto dello scorso 7 aprile, come del resto era previsto dallo stesso Dl. È l’effetto della zona gialla rafforzata: che, parafrasando una celeberrima battuta di Apocalypse Now, profuma di libertà.

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Politica

Road map per la ripartenza, il piano delle Regioni per “l’uscita dall’incubo”

A maggio (o addirittura a fine aprile) bar e ristoranti, poi scuola, sport e spettacolo, fino alla “liberazione” dell’11 giugno. Apre alle riaperture perfino Speranza, che potrebbe venire indagato e ormai è praticamente sotto tutela

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road map per la ripartenza
Possibile road map per la ripartenza

Si fa sempre più consistente la prospettiva che il Governo Draghi si appresti a lavorare su una road map per la ripartenza. Come da tempo chiedono insistentemente le Regioni e, soprattutto, le categorie produttive vessate da oltre un anno e riunitesi sotto la sigla #IoApro. Dichiarazione d’intenti che potrebbe essere più vicina a concretizzarsi, visto che l’ala rigorista della maggioranza rischia di perdere a breve il proprio capofila.

La road map per la ripartenza

Secondo una strategia del marketing, in una trattativa si può formulare una prima proposta sproporzionata così che venga rigettata. Solo in un secondo momento verrà presentata la vera offerta, che a questo punto la controparte avrà più difficoltà a respingere nuovamente.

In qualche modo, sembra che ora questo approccio venga riproposto a livello politico dagli enti locali e dal centrodestra. La Conferenza delle Regioni ha infatti presentato una bozza di calendario che ipotizza riaperture progressive – un po’ come le “magnifiche sorti” di leopardiana memoria. Riaperture che dovrebbero partire dal mese prossimo, ma con richiesta di anticipo al 26 aprile nelle aree con i dati epidemiologici migliori.

I Governatori sono spalleggiati da Forza Italia e Lega, col Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (in quota Carroccio) che ha espresso grande fiducia. Azzardando che, se verrà confermato il decremento dei contagi, «già dalla settimana prossima un programma di aperture prudenziale ma ragionevole debba essere messo in campo».

Una più realistica road map per la ripartenza prevede invece che bar e ristoranti possano rialzare le saracinesche a inizio maggio, col concomitante slittamento del coprifuoco. Contestualmente, gli studenti delle superiori potrebbero tornare a seguire le lezioni in presenza. Poi, gradualmente, dovrebbe essere il turno di palestre, piscine, cinema, teatri e spettacoli dal vivo, nonché del ritorno agli spostamenti almeno tra zone gialle.

Potrebbe invece essere fissata all’11 giugno, data di inizio di Euro 2020,«l’uscita dall’incubo», secondo l’espressione del Ministro forzista per gli Affari regionali Mariastella Gelmini. Certo, per il momento è tutto solo sulla carta, ma vi sono buone ragioni per essere ottimisti. A cominciare dal fatto che il fronte chiusurista dell’esecutivo vacilla sempre più.

Senza Speranza c’è più speranza

Come avevamo riferito, da qualche giorno Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Salute, è letteralmente sotto assedio. E non mancano voci secondo cui anche il Premier Mario Draghi gradirebbe un suo passo indietro, che potrebbe diventare inevitabile se l’esponente di LeU finisse indagato. Prospettiva che il Procuratore aggiunto orobico Maria Cristina Rota, titolare delle inchieste sul piano pandemico e sul report dell’Oms scomparso a ventiquattr’ore dalla pubblicazione, non ha escluso.

Anzitutto, per l’atteggiamento, bollato come «reticente», dei vertici di via Lungotevere Ripa. E poi perché nell’affaire sul dossier dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parrebbe essere coinvolto Goffredo Zaccardi, capo di gabinetto del segretario di Articolo Uno.

Questo almeno raccontano le intercettazioni a carico del principale indagato, Ranieri Guerra, direttore vicario della WHO ed ex DG dell’Ufficio di Prevenzione proprio del Dicastero della Sanità. Addirittura, la World Health Organization si era spinta a chiedere alla Farnesina «che ci fosse una vigilanza sull’operato della Procura della Repubblica di Bergamo».

Sotto tutela, invece, potrebbe finire proprio il Ministro più nefasto del Governo (se non lo è già, considerando che intanto ha aperto alle riaperture). Scenario che ci porterebbe un passo più vicino alla sospirata «liberazione» dall’emergenza sanitaria, come l’ha definita Luca Zaia, Presidente del Veneto. Non foss’altro perché, com’è noto, senza Speranza c’è più speranza.

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Politica

Ripartenza, finalmente arrivano segnali che vanno nella giusta direzione

Il Premier Draghi potrebbe convocare una cabina di regia sulle riaperture entro la fine della settimana, e i Ministri rigoristi iniziano già a riposizionarsi: cominciando da Speranza, la cui poltrona sembra sempre più traballante

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ripartenza
Riaperture

La vexata quaestio della ripartenza è sempre più croce e sempre meno delizia tanto per il Governo Draghi che (soprattutto) per le categorie produttive. Ora, però, vi sono alcuni sintomi (è il caso di dirlo) che potrebbero indicare l’approssimarsi della tanto auspicata svolta. A cominciare dall’improvviso possibilismo di alcuni dei Ministri da sempre appartenenti alla cosiddetta ala rigorista.

Verso una cabina di regia sulla ripartenza

Il Premier Mario Draghi potrebbe convocare una cabina di regia per iniziare a studiare la strategia per la ripartenza entro la fine di questa settimana. Sarà una riunione interlocutoria, ma è comunque un inizio, che peraltro sa di quel «gusto del futuro» evocato da SuperMario poco prima di Pasqua.

Impossibile sapere se il potenziale cambio di passo abbia risentito di “influenze esterne”. Come il pressing sempre più asfissiante delle Regioni o le ormai quotidiane proteste dei commercianti in tutta Italia. È invece molto significativo il fatto che esponenti marcatamente chiusuristi dell’esecutivo abbiano subitaneamente aperto alle riaperture, come a volersi allineare a un eventuale nuovo corso.

Per esempio, il titolare della Cultura Dario Franceschini che, pungolato dai cantanti Max Gazzè e Daniele Silvestri, è passato da un estremo all’altro. Cercando di convincere il Cts che il settore dello spettacolo dovrebbe essere considerato «essenziale al pari della scuola». Oltre ad affermare (non a torto) che, se «si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti» e gli eventi culturali all’aperto.

La spia principale della possibile sterzata è però rappresentata da Roberto Speranza, Ministro nomen omen della Salute. Il quale, dopo oltre un anno passato a imporre la linea dura, ora a una domanda sulle riaperture ha risposto che è «lecito aspettarsele per maggio». Potenza (forse) di una poltrona che non è mai stata così traballante.

Speranza in bilico

Da qualche giorno si rincorrono rumours secondo cui il Capo del Governo sarebbe (già) stanco degli errori e dei ritardi dell’inquilino di via Lungotevere Ripa. Agli albori della pandemia era stata la sottovalutazione dell’importanza delle autopsie e delle mascherine (con la complicità, va ricordato, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Poi è arrivato il libro scritto e subito ritirato (“Perché guariremo”), in cui, sostanzialmente, sosteneva che l’emergenza sanitaria è un’occasione storica per la sinistra. Come ha ricordato il leader leghista Matteo Salvini, sul piede di guerra – come tutto il centrodestra – anche per lo sterile oltranzismo dell’esponente di LeU.

Più recenti sono le questioni vaccinali. Su tutte, la melina sul siero di AstraZeneca, che inizialmente era raccomandato fino a 55 anni di età, e ora solo per gli over 60. E poi la querelle sul richiamo posticipato degli antidoti Pfizer e Moderna, che ha fatto sbottare l’infettivologo Matteo Bassetti. Che ha precisato che si sapeva già da un mese che le seconde dosi in questione potessero essere somministrate dopo 42 giorni.

È pur vero che finora l’ex Governatore della Bce ha espresso fiducia nel suo Ministro più nefasto, ma potrebbe essere stata una difesa di circostanza. Anche perché il Presidente del Consiglio non può dimissionare i membri dell’esecutivo, tanto che si sussurrava di un possibile ricorso al principio promoveatur ut amoveatur. Nel caso specifico, il segretario di Articolo Uno dovrebbe rinunciare al proprio Dicastero per un incarico internazionale, magari da “ambasciatore” dell’Ue con i Big Pharma. Scenari esclusi categoricamente dal diretto interessato, almeno per ora. Eppur (qualcosa) si muove.

Speranza e ripartenza

La situazione potrebbe però cambiare radicalmente se il Nostro dovesse finire indagato. Prospettiva affatto peregrina, viste le inchieste della Procura di Bergamo sullo scoppio della pandemia e sul report dell’Oms scomparso ventiquattr’ore dopo la pubblicazione. Affaire in cui il Ministro libero e uguale sembrerebbe molto più impelagato di quanto inizialmente si credesse.

Non a caso si fanno già ipotesi sul suo possibile successore, che potrebbe essere Pierpaolo Sileri, attuale sottosegretario pentastellato proprio alla Sanità. Più che il nome, però, sarebbe importante il segnale di discontinuità. Visto che, com’è acclarato da tempo, finché c’è Speranza non c’è vita – né speranza.

ripartenza: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

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