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Politica

Lockdown-bis, l’ipotesi che divide la politica (e anche gli scienziati)

Un centinaio di esperti scrive a Mattarella e Conte chiedendo subito misure drastiche. Tuttavia il Premier, consapevole delle ripercussioni sul piano economico, si dice contrario, e l’immunologa Viola gli dà ragione

Mirko Ciminiello

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nuovo dpcm di ottobre
Nuovo Dpcm

Lo spauracchio che maggiormente agita le nostre giornate è senza dubbio quello del lockdown-bis. Dapprima escluso categoricamente, poi riapparso all’orizzonte come ipotesi remota, ora incubo ricorrente, forse imminente e, in Campania, già concreto.

Si sa che il bi-Premier Giuseppe Conte vorrebbe evitarlo a ogni costo, perché dei costi – soprattutto economici – è ben consapevole. Anche se questa sua presa di posizione, secondo i beninformati, è causa di scontro con quella parte della maggioranza rosso-gialla che preme per misure ancora più restrittive. La spaccatura nel Governo, comunque, è comprensibile, soprattutto se si pensa che la questione, chiaramente molto delicata, divide anche la scienza.

Lockdown-bis o semi-lockdown

«Siamo ancora dentro la pandemia e il costante aumento dei contagi ci impone di tenere l’attenzione altissima». Così il fu Avvocato del popolo durante l’informativa urgente alla Camera per illustrare il Dcpm del 18 ottobre. Aggiungendo che «stavolta però, forti dell’esperienza della scorsa primavera, dovremo adoperarci, rimanendo vigili e prudenti e pronti a intervenire nuovamente se necessario».

Decisivi, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbero essere i prossimi dieci giorni, che permetteranno di valutare l’efficacia delle recenti disposizioni. Se la curva dei casi positivi dovesse continuare a crescere, Palazzo Chigi potrebbe decidere di imporre nuove limitazioni. Che potrebbero andare oltre il semplice coprifuoco.

Probabilmente non si chiuderebbero tutte le attività produttive, ma si potrebbe uscire di casa solo per ragioni essenziali quali lavoro, salute, scuola o la spesa. Con il corollario del ritorno delle autocertificazioni, che ha già scatenato l’ironia social.

Più che un lockdown-bis, dunque, sarebbe un semi-lockdown. Ipotesi che ha già suscitato qualche perplessità.

Lockdown-bis, le divisioni tra gli scienziati

«Chiediamo di intervenire ora in modo adeguato, nel rispetto delle garanzie costituzionali, ma nella piena salvaguardia della salute dei cittadini». Questo l’appello che un centinaio di esperti ha lanciato a Giuseppi e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Invocando «provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni» onde impedire che nelle prossime settimane si arrivi a «centinaia di decessi al giorno».

La catastrofica prospettiva fa riferimento alle stime diffuse da Giorgio Parisi, fisico e presidente dell’Accademia dei Lincei. Si tratta di una proiezione, nondimeno non può essere presa troppo alla leggera.

I firmatari dell’esortazione conoscono comunque le possibili ripercussioni, ma ritengono che «prendere misure efficaci adesso serve proprio per salvare l’economia e i posti di lavoro. Più tempo si aspetta, più le misure che si prenderanno dovranno essere più dure, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore».

Non tutti gli studiosi, però, la pensano allo stesso modo. Tra chi non condivide quest’impostazione c’è Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova – nonché colei che ha umiliato la protervia del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Il lockdown è sbagliato”

«Il lockdown è sbagliato» ha scritto la dottoressa in un post Facebook successivamente rimosso – non prima, però, di essere ripreso da vari organi di informazione. «Perché i ragazzi non smetteranno di vedersi e si organizzeranno per dormire tutti insieme (ci si trova a casa di uno alle 21 e si sta insieme fino all’alba)». E anche perché «non possiamo pensare di affrontare 7 mesi» agli arresti domiciliari.

Per la scienziata, occorre «agire su trasporti, test, tracciamento, personale sanitario». E, con buona pace della titolare del MI(UR), serve la didattica a distanza. «Dad in università (i giovani lascerebbero le grandi città). Laddove necessario, Dad alternata a presenza nelle ultime due classi delle superiori. Mascherina obbligatoria sempre in tutti i luoghi chiusi, incluse le scuole. E controlli nei locali!»

Ricette diverse, dunque, che non possono non tener conto di esigenze a volte contrastanti, ma tutte ugualmente imprescindibili. Perché, altrimenti, la cura potrebbe essere peggiore della malattia. Un rischio che, si converrà, non ci possiamo assolutamente permettere.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Curva epidemiologica, se l’Avvento è un tradizionale tempo di Speranza…

I contagi per fortuna diminuiscono, ma sulla strada del prossimo Dpcm restano i nodi relativi a vaccino, impianti sciistici, scuola e trasporti, E sullo sfondo, nonostante le smentite, resta l’ipotesi di un rimpasto di Governo

Mirko Ciminiello

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curva epidemiologica al 30 novembre
La curva epidemiologica al 30 novembre

Test per l’esame di giornalismo sulla curva epidemiologica che, Deo gratias, continua a flettere. Il candidato consideri che:

a) Il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza si è espresso contro l’obbligo di vaccinazione. L’obiettivo, piuttosto, è «una grande campagna in grado di convincere gli Italiani che il vaccino è la strada giusta per uscire dall’emergenza Covid». Tu chiamale, se vuoi, persuasioni…

b) «Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali» avrebbe invece affermato il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, «riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata». E, se tanto ci dà tanto, bisognerà attendere che si sia fatta pure due settimane di auto-isolamento.

c) Il bi-Premier Giuseppe Conte ha riferito di essere stato «a consulto con gli esperti per valutare la curva epidemiologica». E il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha precisato che tale valutazione non verrà espressa in voti, bensì in giudizi.

d) A proposito della scuola, il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli ha proposto che gli studenti entrino in aula anche il sabato e la domenica. Inoltre, ha sostenuto che i mezzi pubblici non «sono la principale ragione della crescita della curva» dei contagi. E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

Non c’è solo la curva epidemiologica

e) L’ex Avvocato del popolo vorrebbe poi guidare la cabina di regia a nove teste che si occuperà della realizzazione del Recovery Plan italiano. Dovrebbero affiancarlo i Ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, oltre a un comitato esecutivo composto da sei manager. Praticamente, l’idra funesta.

f) Non si placano intanto, malgrado le smentite, le voci relative a un possibile rimpasto di Governo. Il Signor Frattanto in persona ha respinto l’ipotesi, dichiarando che «non possiamo rincorrere le ambizioni di qualcuno». Bastano e avanzano già le sue.

g) Il rimpasto, comunque, potrebbe nuovamente regalare un dicastero a Maria Elena Boschi, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, e alla senatrice dem Valeria Fedeli. Che così assurgerebbero al ruolo di Ministre riscaldate.

h) Apprendiamo inoltre che Barbara D’Urso ora pretenderebbe di sindacare sui contenuti delle omelie dei sacerdoti. Dunque, dopo Giuseppi e Boccia che si credono rispettivamente Conte-fice e Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ecco a voi Barbonarola.

i) Restando in argomento, il TG5, nella sua rubrica “Gusto”, ha presentato una ricetta a base di mozzarella di bufala. Ma Twitter ha subito bollato il piatto come controverso.

Ciò posto, il candidato approfondisca, prescindendo per quanto possibile da gesti apotropaici, l’ingresso nel periodo di Avvento, tradizionale «tempo di Speranza».

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Politica

“Gesù Bambino può pure nascere 2 ore prima”. Così Boccia irride i cattolici

Il Ministro offende milioni di fedeli per difendere il coprifuoco che impedirebbe la Messa di mezzanotte. Ma l’aspetto più sconcertante è che la Cei sembra incline a collaborare col Governo, cedendo a Cesare quel che è di Dio

Mirko Ciminiello

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per boccia gesù bambino può nascere due ore prima
Il Ministro Francesco Boccia e la querelle sulla Messa di mezzanotte

Gesù Bambino nel mirino del Governo rosso-giallo, naturalmente per superiori esigenze covidiche. Sembra una barzelletta – e in un certo senso lo è -, ma rischia di avere risvolti fin troppo concreti nelle vite di milioni di fedeli. Che, oltre al danno, devono subire anche una doppia beffa, targata non solo Palazzo Chigi, ma anche (una volta di più) Conferenza Episcopale Italiana.

“Gesù Bambino può nascere due ore prima”

«Seguire la Messa due ore prima, o far nascere Gesù Bambino due ore prima, non è eresia». Così ragliò Francesco Boccia, Ministro dem per gli Affari regionali, evidentemente ansioso di assicurarsi un certo ruolo nel Presepe. Nonché nella gerarchia ecclesiastica, magari da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, come da frecciata di Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia.

D’altronde, Boccia non è l’unico membro della compagine governativa a essere uscito dal seminato senza essere uscito dal seminario. Solo qualche settimana fa, per dire, era stato il bi-Premier Giuseppe Conte a improvvisare un’omelia sul Natale. Che, «a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale», e «il raccoglimento spirituale… farlo con tante persone non viene bene».

Da Fra-ttanto a Conte-fice, quindi, e poi magari si farà anche San Giuseppi, così avrà un posto in primissima fila. Non tanto per l’Evento in sé, quanto per controllare che gli Angeli abbiano la mascherina e i pastori non creino assembramenti. Sempre che ci si ricordi di avvisarli, come ha ironizzato Osho.

Boccia, a quanto pare, ha ambizioni più modeste del fu Avvocato del popolo. Così, «da cattolico» (adulto, dunque sedicente) si accontenta di ridefinire il concetto di eresia come il «non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre». Questioni che c’entrano come i cavoli a merenda, ma che il Nostro deve considerare parte di un’arguta argomentazione volta a dimostrare l’esigenza del coprifuoco anche alla Vigilia.

La “nascita anticipata di Gesù Bambino” è l’ennesimo sopruso verso i cattolici

Rispetto alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, pare che l’esecutivo pensi all’anticipazione della Messa di mezzanotte tra le 18 e le 20. Disposizione priva di qualsivoglia motivazione clinica visto che, presumibilmente, chi intende(rebbe) partecipare alla funzione notturna non rinuncerà a quella vespertina. A meno che non si creda davvero che il Covid-19 colpisca preferenzialmente al calar delle tenebre, neanche fosse un Draculavirus.

Insomma, continuano i soprusi nei confronti dei cattolici, oltretutto irrisi dal BisConte e dal suo Ministro di culto. Che vorrebbero pure spacciare quest’ultima prevaricazione per gentile concessione, dopo il precedente della Messa di Pasqua abolita per lockdown.

La sensazione, però, è che la corda della pazienza stia per rompersi. Conseguenza inevitabile – e prevedibile – di un’applicazione erronea del principio chomskyano della rana bollita, efficace solo se si riscalda il recipiente a poco a poco. Stavolta, invece, il batrace è stato gettato direttamente nell’acqua bollente, e non la sta prendendo benissimo.

Un riverbero si trova nelle dure reazioni dei leader di FdI, Giorgia Meloni, e del Carroccio, Matteo Salvini. Quest’ultimo, per esempio, si è chiesto se sia normale «proporre la nascita anticipata di Gesù Bambino».

La vera domanda, però, è un’altra, e riflette l’insofferenza che continua a montare nei cittadini a ogni livello. Quousque tandem abutere patientia nostra?

Un’irritazione che sarebbe bene non sottovalutare. Da parte dei rappresentanti di tutte le istituzioni.

Cesare insidia ciò che è di Dio

Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”, ammonisce il dettato evangelico. I sinottici, almeno, perché come detto il Vangelo secondo Giuseppe parrebbe implicare che Cesare possa avanzare pretese su ciò che è di Dio. La clericalizzazione dello Stato dopo la secolarizzazione della Chiesa. Il ciclo non poteva chiudersi diversamente.

Che vi sia affinità tra le diverse istanze lo dimostra l’intenzione del Governo di trattare con la Cei, la quale a sua volta sembrerebbe bendisposta. Anzi, secondo alcuni rumours potrebbe perfino farsi più realista del re, e «aprire alla possibilità di anticipare la Messa di Natale» per venire incontro all’esecutivo. Segno che l’esperienza aprilina non ha insegnato proprio niente.

A Boccia fermo, infatti, i Vescovi dovrebbero ragionare su un aspetto che è ancora più grave del fatto in sé, perché ne è a monte. Nel momento in cui prendono in considerazione l’ipotesi secolare, infatti, le danno automaticamente dignità. E quest’assurda legittimazione dal sapore di connivenza è perfino più sconcertante della possibilità che sia la burocrazia a decidere quando dovrebbe nascere Gesù Bambino.

Sconcertante per il popolo cristiano, pecorelle viepiù smarrite di fronte alle scelte sempre più incomprensibili dei loro pastori. I quali, dal canto loro, delle pecore perseverano nell’assumere i panni. E, per essere chiari, non è un complimento.

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Economia

Di troppo sovranismo morirà l’Europa: ecco perché ha ragione Berlusconi

Il Cav lancia un monito contro i nazionalismi che ostacolano la collaborazione inter-europea, come sta avvenendo per il Recovery Fund. Di questo passo Bruxelles imploderà, ma non sarebbe necessariamente un male

Mirko Ciminiello

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silvio berlusconi: di troppo sovranismo...
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi

È vero, di troppo sovranismo si muore, o se non altro si mettono i bastoni tra le ruote comunitarie. In questo ha ragione l’ex Premier Silvio Berlusconi, che della coalizione di centrodestra in Italia rappresenta la “gamba” europeista. Fatta la diagnosi, resta però sospeso un interrogativo cruciale: e se la patologia fosse proprio Bruxelles, e le spinte identitarie i globuli bianchi che la combattono?

Il voto sullo scostamento di Bilancio

«Il sovranismo non è una cosa negativa se significa orgoglio della propria identità e dei propri valori» ha affermato il leader di Forza Italia. «Lo diventa se è un ostacolo alla collaborazione fra i Paesi, specie fra quelli dell’Europa che hanno valori e interessi comuni».

Ragionamento condivisibile, soprattutto alla luce della pantomima in atto da tempo sul programma Next Generation Eu, che infatti è al centro dell’argomentazione del Cavaliere. «Oggi alcune spinte sovraniste in Europa ostacolano per esempio il Recovery Fund e, quindi, gli aiuti di fronte all’emergenza Covid dei quali l’Italia ha un drammatico bisogno».

Tanto drammatico che, per una volta, è riuscito nell’impresa di unire Governo e opposizione nel voto sul nuovo scostamento di Bilancio. Che le Camere hanno approvato quasi all’unanimità, e che includerà anche le proposte del centrodestra. In particolare, lo stanziamento di risorse per lavoratori autonomi, professionisti, commercianti, artigiani e partite Iva, oltre all’istituzione del cosiddetto “semestre bianco”. Ovvero la «sospensione di tutti i pagamenti verso lo Stato per queste categorie almeno fino al 31 marzo 2021».

Soddisfazione è stata espressa da tutti i leader della maggioranza rosso-gialla, nonché dal bi-Premier Giuseppe Conte. Che ha giudicato la votazione «un ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà che sta attraversando il Paese».

D’altronde, come ha tenuto a precisare il Cav, «sempre, che fossimo al Governo o all’opposizione, abbiamo messo l’interesse del Paese prima delle convenienze di partito». Concetto espresso anche da Giorgia Meloni, leader di FdI.

Non vuol dire comunque che queste reciproche aperture siano il preludio a un sostegno all’esecutivo. «Significa collaborare con le istituzioni, come chiede il Capo dello Stato» Sergio Mattarella, ha ribadito il numero uno azzurro. Che magari parlava a nuora italica perché (anche) suocera europea intendesse.

Di troppo sovranismo morirà Bruxelles

A onor del vero, in cima alla graduatoria di chi avversa il Fondo per la Ripresa figurano i Paesi Frugali. Però è indubbio che al momento, soprattutto a livello mediatico, nell’occhio del ciclone stazionino per lo più i Governi nazionalisti di Ungheria e Polonia. Il che è paradossale, perché né il magiaro Viktor Orbán né il baltico Mateusz Morawiecki si sognerebbero mai di rinunciare ai finanziamenti Ue.

In effetti, le rimostranze del duo di Visegrád riguardano esclusivamente il meccanismo che condiziona l’erogazione degli aiuti al rispetto dello stato di diritto. Espressione dalle nobili parvenze che tuttavia cela ciò che la Meloni ha definito «clausola di asservimento all’eurosistema». Un cavallo di Troia finalizzato a «piegare Nazioni che vogliono difendere le loro radici, la loro identità, i loro confini».

Solo che il veto è possibile solo sugli altri due termini dell’euro-intesa. Il Bilancio settennale della Ue e la Recovery and resilience facility, il fulcro da 672,5 miliardi del Next Gen Eu.

Ricatto e controricatto, dunque. E di certo non aiuta a stemperare le tensioni l’atteggiamento di altezzosa sufficienza di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue. La quale ha esortato l’accoppiata ribelle a rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che praticamente è un invito a scavarsi la fossa con le proprie mani.

Inoltre non si capisce perché soltanto il blocco orientale sarebbe da biasimare, come da propaganda mainstream. A meno che non si scopra che esistono anche ritorsioni politically correct – e dunque, orwellianamente, più uguali delle altre.

Se anche di troppo sovranismo morirà l’Europa, sarebbe davvero un male?

Rebus sic stantibus, uno scenario che porti all’implosione dell’Unione Europea non si può escludere a priori, benché resti poco probabile. Molte forze centrifughe sono all’opera, tanto che non è neppure detto che sarà di troppo sovranismo che si spegnerà l’illusione comunitaria. Ma sarebbe davvero un male?

Sarebbe un male sottrarsi all’abbraccio mortale di un carrozzone genuflesso alle élites – e per ciò stesso inviso e avversario dei popoli? Un carrozzone segnato dal peccato originale del miope rifiuto delle proprie radici giudaico-cristiane, senza le quali non esisterebbe la civiltà occidentale? E che oltretutto, perfino nel mezzo di una gravissima crisi sanitaria, insegue voli pindarici come le eco-balle, il buonismo, le ideologie genderiste e nichiliste?

L’Europa, cioè, è la cura oppure la malattia? E, di conseguenza, l’identitarismo sarebbe un virus o piuttosto il sistema immunitario? Ciò che farà nascere un nuovo sogno dalle ceneri di questa Ue malata? Dopotutto, da fenice a felice è un attimo!

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Politica

Speranza contro il Covid, il Ministro a tutto campo su Dpcm, vaccini e Mes

Il titolare della Salute anticipa che a Natale resteranno proibiti gli spostamenti tra Regioni, con deroghe per i ricongiungimenti familiari, e che slitterà il coprifuoco. Presto, poi, un piano per distribuire l’antidoto

Mirko Ciminiello

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speranza contro il covid
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Segni di Speranza contro il Covid echeggiano nell’etere. Parliamo naturalmente di Roberto, il Ministro nomen omen della Salute, che ha rilasciato una serie di dichiarazioni. Nelle quali ha toccato vari temi, dal piano vaccini al Meccanismo Europeo di Stabilità, concedendo anche delle importanti anticipazioni sul nuovo Dpcm di Natale.

Segni di Speranza contro il Covid

«Da qualche settimana vediamo un segnale che va nella direzione giusta, l’Rt si sta abbassando: due settimane fa era 1,7, poi 1,4 ora è 1,2 e sta scendendo. Questo significa che le misure che abbiamo adottato iniziano a dare i loro effetti». Così parlò il titolare della Sanità, aggiungendo che, «se vogliamo sperare di trasformare tutta l’Italia in zona gialla, dobbiamo continuare a rispettare le misure anti-Covid».

Quelle attuali scadranno il 3 dicembre, ma il Governo rosso-giallo è già al lavoro sul nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Che dovrebbe arrivare a giorni, per poi entrare in vigore a partire dal prossimo 4 dicembre.

Rispetto alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, l’esponente di LeU ha fornito delle conferme e qualche smentita. A cominciare dalla vexata quaestio degli impianti sciistici, destinati a restare chiusi. Occorre infatti «evitare le tantissime aggregazioni che possono svilupparsi e i tanti trasferimenti di persone che vanno in vacanza nelle località sciistiche. Dobbiamo stare molto attenti e ricordare quanto è successo la scorsa estate».

La parola d’ordine è dunque cautela, e proprio per questo durante le festività «saranno autorizzati soltanto gli spostamenti strettamente necessari». Non ci si potrà dunque muovere tra Regioni, anche se è ammessa la possibilità di rientrare nel proprio luogo di residenza o domicilio.

Verosimilmente, l’esecutivo autorizzerà comunque i ricongiungimenti familiari – anche se solo tra genitori e figli, coniugi e partner conviventi. D’altronde, la raccomandazione (qualunque significato giuridico abbia il termine) è quella di limitare il cenone della Vigilia e il pranzo natalizio «agli affetti più stretti». Perfino per le famiglie numerose, il suggerimento è che alla stessa tavola siedano al massimo 6-8 persone.

Le altre disposizioni di dicembre

In vista del Santo Natale, poi, il bi-Premier Giuseppe Conte vorrebbe «consentire l’apertura» dei negozi «fino a orari che ci permettano di evitare gli assembramenti». Si pensa al limite delle 21 o delle 22, e allo studio è anche la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei festivi. Parrebbero escluse, invece, le aperture serali per bar, ristoranti e locali pubblici.

Questa rimodulazione temporale si ripercuoterebbe immediatamente sugli arresti domiciliari, che slitterebbero almeno di un’ora, dalle 22 alle 23. «Il coprifuoco dopo le 22 c’è anche per la Messa» ha affermato il titolare del Dicastero di Lungotevere Ripa. Che poi, forse rendendosi conto di ciò che aveva detto, ha parzialmente corretto il tiro, specificando che «sarà fatta una nuova valutazione relativa al Natale». Si sta infatti valutando una deroga per la Vigilia e il 31 dicembre, quando potrebbe essere consentito rincasare per l’una di notte. Ipotesi che, per quanto giunta troppo tardi per evitare che i social si scatenassero, resta comunque dignum et iustum.

Permangono comunque alcuni rebus, il più importante dei quali riguarda la scuola. Anche per via delle pressioni di Italia Viva, col Ministro della Famiglia Elena Bonetti, e del M5S, col Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

«Faremo il possibile per riaprire in dicembre» ha assicurato il Ministro libero e uguale. «Dobbiamo vedere il quadro epidemiologico, valutandolo giorno per giorno. Le scuole sono e restano una priorità assoluta per il Governo. Valutazioni in questo senso sono previste nei prossimi giorni».

Il D-Day per il sospirato rientro in presenza, secondo i rumours, potrebbe essere il 9 dicembre. Augurandosi, ça va sans dire, che il coronavirus non metta i bastoni fra le rotelle.

banchi a rotelle
Banchi a rotelle

Speranza contro il Covid, il piano vaccini

«Abbiamo presentato al Parlamento, sia alla Camera che al Senato, un piano che potrà essere finanziato con tutte le leve di cui disponiamo» ha annunciato Speranza. Ovvero, «con il Bilancio dello Stato, il Recovery fund e il Mes, che per me è uno strumento a cui bisogna guardare con assoluta serenità».

Probabilmente il Ministro voleva tenere fede al suo cognome, visto che il Fondo salva-Stati continua a essere terreno di scontro all’interno della maggioranza. Con Pd, Iv e LeU favorevoli all’uso dello strumento pandemico, laddove i grillini sono da sempre decisamente contrari.

Sembrerebbe esserci invece accordo sul provvedimento a cui accennava Speranza, il programma per la distribuzione degli antidoti contro il Covid-19. «Io sarò in Parlamento il 2 dicembre per presentare il piano strategico dei vaccini che stiamo costruendo» ha continuato il Ministro nomen omen. Precisando che l’acquisto dei sieri «sarà centralizzato e gestito dallo Stato», non dagli enti locali come solitamente accade. All’inizio le aziende produttrici forniranno alcuni milioni di dosi, che saranno riservate alle categorie a rischio, come anziani, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Il titolare della Salute ha anche ribadito la propria fiducia nelle agenzie preposte alla valutazione dei medicinali, l’Ema a livello europeo e l’Aifa per l’Italia. «Quando avranno completato il percorso, il vaccino reso disponibile sarà un vaccino sicuro, e noi dovremo lavorare per costruire una campagna di vaccinazione molto larga nel nostro Paese».

Se gli umori sono quelli di cui parlavamo qualche giorno fa, facciamo un grosso in bocca al lupo al Ministro. Che in ogni caso ha mostrato l’autoreferenziale ottimismo. «Dobbiamo resistere ancora per alcuni mesi, ma il Covid verrà sconfitto grazie alla ricerca scientifica».

La parola d’ordine è prudenza

Certo, «guai a scambiare i primi segnali che vanno nella direzione giusta per uno scampato pericolo», è stato il monito. Vero, ma lo stesso esponente di Liberi e Uguali ha parlato di una curva dei contagi che sta flettendo.

Prudenza, quindi, e magari lungimiranza, una volta tanto. Ma i segni di Speranza contro il Covid ci sono, e anche vividi. Scusate se è poco.

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Politica

Pandemia da Covid-19, dal Governo affiorano accenni di ottimismo

Il Ministro Speranza apre cautamente agli spostamenti tra Regioni a Natale e mostra fiducia per i dati sui vaccini, che fanno esultare anche l’Oms. Intanto l’esecutivo pensa allo scostamento di Bilancio e prepara il Dpcm di dicembre

Mirko Ciminiello

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pandemia da covid-19: giuseppe conte e roberto speranza
Il Premier Giuseppe Conte e il Ministro della Salute Roberto Speranza

Test per l’esame di giornalismo sugli sviluppi più recenti della lotta alla pandemia da Covid-19. Il candidato consideri che:

a) Il bi-Premier Giuseppe Conte, nel suo messaggio al G20, ha parlato della fantomatica emergenza climatica e ambientale. Affermando che «l’impatto della pandemia sui nostri sistemi sociali ed economici non dovrebbe influenzare la nostra determinazione ad affrontare» tali sfide. Non sia mai che questa determinazione debba fare il tampone.

b) Frattanto, da parte del Ministro della Salute Roberto Speranza è arrivata una vaga apertura nei confronti degli spostamenti natalizi fuori dal proprio territorio. Che comunque saranno consentiti «solo se tutte le Regioni andassero in zona gialla». E il premio per la banalità del mese va a…

c) Sempre il titolare della Sanità ha dichiarato che «le notizie provenienti da Oxford sul vaccino anti-Covid sono incoraggianti». Si tratta dell’antidoto di AstraZeneca che, anche ignorandone le implicazioni etiche, ha un’efficacia del 70,4%, che diventa del 90% se si somministra una dose e mezza. Laddove i sieri sviluppati dalla statunitense Moderna e dalla partnership tedesco-americana Pfizer-BioNTech arrivano, rispettivamente, al 94,5% e al 95% di efficacia. Evidentemente, però, il Ministro nomen omen ci teneva a tener fede al suo cognome.

d) Ci informa poi il Televideo Rai che, con il nuovo scostamento di Bilancio, il Governo rosso-giallo garantirà «più aiuti a chi perde a Natale». E il M5S ha subito chiesto di estendere la misura alle prossime elezioni amministrative.

La pandemia da Covid-19 oltre l’azione del Governo

e) A proposito delle Comunali primaverili, dopo il successo delle Presidenziali Usa l’accoppiata poliptotica radicali-radical chic ha proposto il voto postale anche in Italia – naturalmente causa virus. Pare comunque che il presunto Presidente eletto americano Joe Biden abbia consigliato ai suoi emuli di non disdegnare neppure… le urne!

f) È notizia di questi giorni che Ayman al-Zawahiri, il numero uno di Al Qaeda, è morto per cause naturali. Pare che al ricercatissimo medico egiziano sia stato fatale un attacco d’asma, benché qualcuno ipotizzi che il coronavirus ci abbia messo lo zampino. Nel dubbio, la Cina si è già fatta avanti per rivendicare la taglia da 25 milioni di dollari.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da qualsivoglia formula di scongiuro, la presa di posizione del Direttore Generale dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il quale, dall’alto di un’impeccabile gestione della pandemia da Covid-19, ha assicurato che «la luce in fondo a questo tunnel lungo e buio sta diventando più splendente».

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Politica

Dpcm di dicembre, le novità allo studio e i dieci giorni per salvare il Natale

La curva epidemiologica continua a flettere e il Governo pensa ad allentare la stretta, soprattutto su attività di ristorazione e centri commerciali. Cambierà anche il coprifuoco, e Arcuri non esclude un patentino per i vaccinati

Mirko Ciminiello

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dpcm di dicembre: shopping natalizio
Shopping natalizio

L’attesa è quasi terminata, il Dpcm di dicembre è in arrivo. Lo diciamo soprattutto per tranquillizzare quanti fossero in crisi di astinenza rispetto all’abituale sovraesposizione mediatica del bi-Premier Giuseppe Conte. E non è tutto: il grafico dei contagi, infatti, continua a flettere. E, per effetto di questa discesa, Palazzo Chigi sta pensando a un allentamento delle restrizioni, volto anche e soprattutto a “salvare” i consumi natalizi.

In arrivo il Dpcm di dicembre

Dopo il varo dell’ultimo (in senso cronologico) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, quello del 3 novembre scorso, Striscia la Notizia aveva “avvisato” l’Italia. To be continued, aveva cinguettato la trasmissione satirica, facendo vestire al fu Avvocato del popolo i panni del croupier di una tombola.

Detto, fatto – o, perlomeno, in corso d’opera. La data cruciale, in effetti, secondo indiscrezioni sarà quella di venerdì 27 novembre, quando si valuterà l’efficacia delle disposizioni più recenti. Verifica che dovrebbe essere più semplice ora che ci si è preso il tempo necessario a capire l’effetto dei provvedimenti, anziché adottarne di nuovi ogni tre giorni.

In particolare, il vaglio dovrebbe riguardare la divisione clinico-cromatica del Belpaese in base alle famigerate aree di criticità. Modello che qualcuno ha definitoa semaforo” – un po’ impropriamente in realtà, vista la totale assenza del colore verde. E che dovrebbe comunque restare in vigore fino al 3 dicembre, quando scadranno le attuali limitazioni.

La divisione dell’Italia in fasce di rischio (aggiornata al 20 novembre)

Dal 27 novembre, però, gli enti locali potranno cambiare tinta, stavolta anche con la possibilità di “indossarne” una più tenue. Piemonte e Lombardia, per esempio, dovrebbero passare dalla fascia rossa a quella arancione, che altre Regioni potrebbero invece abbandonare in favore della fascia gialla.

Tutto dipende, ça va sans dire, dall’andamento della curva epidemiologica. E, da questo punto di vista, i segnali sono incoraggianti.

La Fondazione GIMBE, infatti, aveva già rilevato «una stabilizzazione nell’incremento del trend dei nuovi casi» nella settimana 11-17 novembre. Ora la tendenza è stata confermata anche dall’Istituto Superiore di Sanità, che nel consueto bollettino settimanale ha evidenziato «una riduzione nella trasmissibilità» del virus.

Dpcm di dicembre, le regole sotto l’albero

In dettaglio, l’indice Rt – quello che misura, appunto, la trasmissione del patogeno – a livello nazionale è sceso a 1,18, in forte calo rispetto all’1,43 della settimana precedente. E in quattro Regioni – Lazio, Liguria, Molise e Sardegna – il parametro è già inferiore a quel valore 1 che costituisce anche una soglia psicologica.

Certo, gli esperti continuano a raccomandare cautela e a caldeggiare il mantenimento dei divieti anche nel periodo delle feste. La loro prospettiva, però, è limitata all’ambito sanitario, laddove l’esecutivo deve necessariamente avere una visione a 360 gradi, che non può permettersi di trascurare alcun aspetto della crisi.

Per questo motivo, è già allo studio una serie di deroghe all’attuale stretta. A cominciare da una finestra di dieci giorni, a ridosso del Santo Natale, per consentire lo shopping e dare un po’ di respiro all’economia. All’uopo, il Governo rosso-giallo ipotizza di ripristinare l’apertura dei centri commerciali nei weekend, e dei negozi fino alle 22. Che per il sottosegretario dem alla Salute Sandra Zampa sarebbe un «orario lungo», ma tant’è.

Considerato poi che il Dpcm di dicembre dovrebbe prevedere anche l’apertura serale per bar, pub, ristoranti e pasticcerie, diventerebbe impossibile rispettare il coprifuoco. Che, infatti, potrebbe slittare alle 23 o alle 24.

Permarrebbero, invece, gli altri divieti, a partire da quello relativo all’ingresso e all’uscita dai territori in zona rossa o arancione. Resterebbero interdetti anche sport di contatto, palestre e impianti sciistici, anche se su questo punto gli amministratori locali sono sul piede di guerra. E, naturalmente, rimarrà il veto su assembramenti e feste, con tanto di raccomandazione – qualunque cosa significhi a livello giuridico – per le abitazioni private.

Per la normalità bisognerà ancora aspettare

Queste le regole che dovremmo trovare sotto l’albero con il Dpcm di dicembre. Ma solo se tutte le Regioni avranno un Rt minore di 1.

In ogni caso, bisognerà ancora attendere per una vera normalità che, con buona pace di “stregoni della Rete” e webeti, si avrà solo con il vaccino. Non a caso Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, sta pressando le Regioni affinché presentino in fretta i piani per distribuire, conservare e somministrare l’antidoto. A gennaio vi saranno dosi sufficienti per immunizzare 1,7 milioni di Italiani, e l’auspicio è quello di arrivare in pochi mesi alla somministrazione su larga scala.

Arcuri ha inoltre dichiarato che «per ora non è previsto l’obbligo» di vaccinazione. Aggiungendo al contempo che si sta pensando a un patentino per i vaccinati, di cui si dovrebbe occupare il Ministero della Salute.

Sarebbe di certo un passo avanti sia rispetto alle autocertificazioni che – ai fini della tracciabilità sul territorio – all’app Immuni. Come a dire che vi sono segni di Speranza. E non era scontato che fosse necessariamente una buona notizia.

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Economia

Manovra 2021, spuntano 1,3 miliardi per le mancette dei parlamentari

Dalla Finanziaria emergono misure sconcertanti, come il Fondo per le onorevoli esigenze a cui, forse per l’imbarazzo, è già stato cambiato nome. E mentre l’Europa ci bacchetta per le coperture, il Mef dà per incassati i mitologici fondi Ue

Mirko Ciminiello

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manovra 2021: la cicala e la formica
La cicala e la formica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la Manovra 2021 e, maliziosamente, verrebbe da chiedersi se l’abbia anche letta o se, più semplicemente, si sia rassegnato. Perché anche stavolta i conti, anzi i Conte non tornano. Né nel giardino dell’Europa, che ci ha già bacchettati per la mancanza di almeno parte delle coperture. Né nell’orticello dell’Italia, dove alcune scelte finanziarie lasciano, come minimo, sconcertati.

Manovra 2021, i dubbi di Bruxelles

Bruxelles ha comunicato le proprie considerazioni sul Documento Programmatico di Bilancio, che sarebbe la bozza della Finanziaria da trasmettere obbligatoriamente entro il 15 ottobre.La Commissione europea ha giudicato che il piano è «in linea con le raccomandazioni» adottate dal Consiglio Ue del 20 luglio. Tuttavia, «alcune misure non sembrano temporanee o finanziate da coperture adeguate».

Nel dettaglio, i provvedimenti ritenuti transitori corrispondono allo 0,3% del Prodotto Interno Lordo. Mentre quelli che sembrerebbero permanenti ma privi di una compensazione appropriata ammontano all’1,1% del Pil. Queste ultime «in particolare includono il taglio nella contribuzione sociale nelle regioni povere, l’estensione della detrazione d’imposta sui redditi da lavoro, l’introduzione del bonus famiglia e risorse più alte ai Ministeri e altri servizi pubblici».

Un placet con riserva, dunque – e ci si può scorgere una certa ironia della sorte, visto che la Manovra 2021 all’inizio era stata approvatasalvo intese”. In più, oltre a essere costitutivamente precaria, la Legge di Bilancio è finanziata in buona parte in deficit. Senza contare che il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha già anticipato di voler ricorrere a un nuovo scostamento di Bilancio.

I contenuti della Manovra 2021

La Legge di Stabilità, però, va anche oltre, perché include l’istituzione presso il Mef di un Fondo che anticipa gli stanziamenti del mitologico Recovery Fund. La dotazione, triennale, è pari a oltre 120 miliardi di euro, il che ne fa un azzardo notevole. Almeno nel momento contingente, in cui il programma Next Generation Eu è shakespearianamente fatto “della stessa materia di cui son fatti i sogni”.

Intanto, però, i 38 miliardi del ddl di Bilancio andranno a finanziare i più disparati capitoli di spesa. E ce n’è uno in particolare che non ha mancato di far discutere, fin da quando ha fatto capolino dalle pieghe della bozza della Manovra 2021. Qui equivaleva all’articolo 195, che nella versione definitiva è diventato il numero 209. Nel frattempo ha anche cambiato denominazione, tanto che ora figura come «Fondo per le esigenze indifferibili». In origine, però, si chiamavaEsigenze Parlamento”, e serviva proprio allo scopo facilmente intuibile: foraggiare le onorevoli regalie – pardon, iniziative -, senza timori di bocciature da parte della Ragioneria dello Stato. Al punto che i maligni lo hanno prontamente soprannominato “fondo markette”.

Il Fondo Esigenze Parlamento nella bozza della Manovra 2021

Inizialmente, il tesoretto doveva ammontare a 800 milioni di euro per il 2021 e 400 milioni l’anno dal 2022. Cifre notevoli, visto che valgono la metà dell’intero costo annuale delle due Camere. Poi, però, qualcuno deve aver avuto un ripensamento: nel testo bollinato dalla Ragioneria, infatti, l’appannaggio dal 2022 è lievitato a 500 milioni annui.

Per fare un paragone, la tanto sbandierata riforma del taglio dei parlamentari porterà a un risparmio di 82 milioni di euro l’anno. Diviso per il numero di abitanti dell’Italia, fa circa 1,30 euro a testa, il prezzo di un cappuccino.

Qui, invece, sono stati erogati 1,3 miliardi. Tanto, come sempre, paga Pantalone.

Le sconcertanti compensazioni

Anzitutto, il fondo Covid quello «per il sostegno delle attività produttive maggiormente colpite dall’emergenza epidemiologica», è stato decurtato di 200 milioni. Dai 4 miliardi indicati nelle bozze, si è infatti passati ai 3,8 che campeggiano all’articolo 207 della Manovra 2021. Una mossa davvero oculata, in piena seconda ondata della pandemia.

A ciò si aggiunga anche che il Decreto Ristori bis ha sì prorogato al 30 aprile 2021 il versamento della seconda rata degli acconti Irpef e Irap. Ma solo per quanti hanno domicilio fiscale o sede operativa in una “Regione rossa”, o gestiscono un ristorante in una “Regione arancione”. Come se invece gli esercenti delle “zone gialle” non fossero stati interessati dalle misure restrittive e non avessero problemi a pagare le tasse.

In compenso, l’articolo 68 va a incrementare il Reddito di Cittadinanza di 196,3 milioni di euro per il 2021. Cifra che sale a oltre 473 milioni l’anno a partire dal 2022, per poi cristallizzarsi su 477,3 milioni annui a decorrere dal 2029 – e, supponiamo, ad infinitum.

Insomma, per parafrasare il favolista greco Esopo, mentre con una mano si strangolano le formiche, con l’altra si dispensano sussidi a pioggia alle cicale. E viene da domandarsi: era proprio così necessario ribadire che il Governo è contrassegnato dalla brevimiranza?

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Cronaca

“La pandemia progetto satanico”. Radio Maria e il lockdown del pensiero

Padre Livio Fanzaga osa riferire il virus all’azione diabolica, che per un sacerdote è un’ovvietà ma gli è valsa un’ignobile censura. Dagli stessi che ignorano un’inchiesta del NYT sugli insabbiamenti cinesi e la condiscendenza dell’Oms

Mirko Ciminiello

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la pandemia e padre livio fanzaga
Il direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga

La pandemia da Covid-19 e la Cina tornano a far discutere, anche se non nel modo in cui dovrebbero. Una recente inchiesta ha infatti evidenziato una serie di torbidi legami tra il Paese del Dragone e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma il Giornale Unico preferisce concentrare le proprie attenzioni su alcune dichiarazioni – controverse ma legittime – di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

La pandemia e il j’accuse di padre Livio

«Vi dico come la penso. Ho allargato le mie conoscenze e allargato i miei orizzonti: questa epidemia è un progetto, ben preciso, per colpire l’Occidente. Io l’ho sempre attribuito al demonio, che agisce attraverso gli uomini e quindi delle menti criminali, che l’hanno realizzato con uno scopo ben preciso: creare un passaggio repentino per attuare una specie di colpo di Stato sanitario».

Questo il durissimo j’accuse lanciato nell’etere da padre Livio Fanzaga – per tutti semplicemente padre Livio. Il quale, dai microfoni dell’emittente da lui guidata, non le ha mandate a dire. «Un progetto volto a fiaccare l’umanità, metterla in ginocchio, per poi instaurare una dittatura sanitaria, cybernetica. Creare un mondo nuovo. È un progetto criminale portato avanti dalle élites mondiali per costruire un mondo nuovo senza Dio».

Il presbitero ha anche avanzato dubbi sull’origine “cinese” del virus. «Questa epidemia è un progetto non casuale, che non viene dai pipistrelli o dal mercato di Wuhan. Si è sviluppata come un progetto ben preciso per colpire l’Occidente, forse non solo dalla Cina. Partiva dal Brasile, causando 60 milioni di morti, con una simulazione della Fondazione Gates. E poi infatti è arrivata esattamente così». Con l’obiettivo finale di «eliminare tutti quelli che non stanno a questo gioco, per realizzare questo mondo nuovo che è il mondo di Satana, dove noi saremo tutti degli zombie».

Affermazioni chiaramente inaccettabili per i megafoni del pandemicamente corretto, da cui è immediatamente partito l’immancabile fuoco di fila contro il sacerdote. Come se non fosse ovvio, e perfino banale che un uomo di Chiesa scorga l’azione di Dio (o del diavolo) nella Storia. E, soprattutto, come se nelle sue parole non vi fosse un oggettivo fondo di verità.

La pandemia e l’inchiesta del NYT

Partiamo dall’inizio, da quel Paese ai confini del mondo che da sempre, a livello economico, pare un misto tra un rapace e un saprofago. E a cui la pandemia non solo non ha causato troppi danni, ma ha portato addirittura benefici. Perlomeno nella misura in cui, devastando le economie occidentali, ha fatto crollare il valore degli asset rendendoli terreno di caccia per un regime predatorio.

Guarda caso, il microrganismo è partito proprio da questa Nazione e, con buona pace di qualunque bollino social, sulla sua eventuale origine naturale non ci sono prove. Lo si dà più o meno per scontato, ma nessuna autorità sanitaria indipendente può dimostrarlo perché Pechino sta ostacolando qualsiasi indagine.

Come ha sottolineato un’inchiesta del New York Times, volta a ricostruire gli avvenimenti dalla fine di dicembre 2019. Quando il mercato di Wuhan venne sanificato in fretta e furia per impedire, si disse, lo scoppio di un’epidemia. Distruggendo così i campioni che avrebbero potuto svelare la verità sulla genesi del virus.

Di lì a poco, sul posto si recarono anche gli esperti del Centro cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, il China CDC. Il cui responsabile, George F. Gao, tre settimane dopo dichiarò che il suo team non aveva fatto in tempo a condurre una ricerca approfondita del veicolo animale del contagio.

Questa è tuttora la versione ufficiale di Pechino. Tuttavia, un resoconto ufficiale di quei giorni affermò che gli esperti del China CDC avevano prelevato campioni sia ambientali che dai prodotti in vendita. E lo stesso Gao, nel marzo 2020, si lasciò sfuggire in televisione che i saggi animali provenienti dal mercato di Wuhan non contenevano tracce del virus. Che significherebbe che questi campioni esistono, come le relative analisi. A cui però, a oggi, nessuno ha mai avuto accesso.

L’ennesima genuflessione dell’Oms alla Cina

Nel frattempo – udite, udite! – è stato annunciato l’avvio di un’inchiesta congiunta tra Cina e World Health Organization, concernente proprio la pandemia. Con due piccoli e insignificanti dettagli. Il primo è che i lavori, al momento, procederanno solo per via telematica, visto che la pandemia rende impossibile – ovviamente – una ricerca sul campo. E chissà se e quando mai la permetterà.

Il secondo particolare emerge da alcuni documenti riservati che il NYT ha potuto visionare. E che mostrano come l’Oms abbia di fatto già ceduto a Pechino il totale controllo dell’indagine. Per esempio, accettando che gli studi sui primi pazienti ricoverati e sugli animali vivi venduti al mercato di Wuhan vengano condotti esclusivamente da scienziati cinesi.

Non che sia una grande sorpresa, considerando l’atteggiamento remissivo (eufemismo) tenuto in questi mesi dalla WHO. Il cui Direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, a fine gennaio incontrò il numero uno cinese Xi Jinping. E riuscì nell’impresa di congratularsi per «la serietà con cui la Cina sta affrontando questo focolaio e la trasparenza che ha dimostrato». Che è come lodare il bi-Premier Giuseppe Conte per la brevità e la semplicità delle sue conferenze stampa a reti unificate.

Proprio queste continue genuflessioni al Dragone da parte dell’agenzia sanitaria dell’Onu avevano mandato su tutte le furie il Presidente Usa Donald Trump. Che prima aveva sospeso i fondi all’organizzazione, bollata come «burattino della Cina», e poi aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’ente.

Curiosamente, il candidato democratico alle Presidenziali Joe Biden aveva immediatamente anticipato che, da Presidente, avrebbe annullato tale decisione. E, sempre curiosamente, la Cina ha plaudito alla (presunta) elezione dell’ex vicepresidente di Barack Obama alla Casa Bianca. Elezione in realtà solo mediatica, ma anche questo è meglio non dirlo ai manutengoli del politicamente corretto.

Il lockdown del pensiero

Strano quindi che, con tutta questa carne al fuoco, i giornaloni preferiscano irridere le idee di un religioso, alla faccia della democrazia e della libertà di espressione. Come se il libero arbitrio fosse una patologia da estirpare a sua volta mediante il pensiero unico.

Le prime avvisaglie, del resto, si erano già avute con la Commissione Segre e la pdl Zan. Che, col pretesto di aggiungere tutele a minoranze fortunatamente già protette, si propongono in realtà di censurare le opinioni sgradite.

Tipo, appunto, quella di padre Livio, sbeffeggiato gratuitamente – dunque vigliaccamente e ignobilmente – dall’odierno Minculpop. Intollerante a qualsiasi parere che diverga rispetto a quello della “cultura” dominante.

È il lockdown del pensiero, l’ultima deriva di un politically correct che concepisce il Diritto e i diritti solo a rovescio. Benvenuti in 1984 di George Orwell.

Il simbolo dell’Oms con il nome dell’ente in cinese

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Politica

L’emergenza Covid e le ultime amenità del Governo della brevimiranza

Dal terzo Dl Ristori ai deliri della Azzolina, sembra mancare una visione d’insieme. Lo dimostra anche il fatto che la distribuzione dei vaccini è stata affidata al Commissario Arcuri, corresponsabile del successone dei banchi a rotelle…

Mirko Ciminiello

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emergenza covid: giuseppe conte
Il Premier Giuseppe Conte

Test per l’esame di giornalismo concernente l’emergenza Covid e le ultime amenità governative. Il candidato consideri che:

a) Nunzia Catalfo, Ministro grillino del Lavoro, ha assicurato che «il Governo è pronto a stanziare altre risorse», eventualmente «anche con un Ristori Ter». E, se non dovesse ancora bastare, il passo successivo sarà il Dpcm “Elisa di Rivombrosa”.

b) Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha sostenuto che «la scuola è un formidabile strumento di tracciamento». Tanto da averla consigliata come alternativa alla app Immuni.

c) Ha fatto molto scalpore, soprattutto a livello social, un post con cui il bi-Premier Giuseppe Conte rendeva nota la Pec inviatagli, pare, da un bimbo di cinque anni. A cui, vista l’invidiabile maestria prosastica, è stato riservato per acclamazione un posto nel Comitato tecnico scientifico.

d) Nel frattempo, Giuseppi e il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza hanno nominato il manager Domenico Arcuri responsabile per la distribuzione dei futuri vaccini. Prepariamoci a baloccarci con un antidoto a rotelle.

e) Sempre il Commissario straordinario per l’emergenza Covid ha dichiarato che «la curva dei contagi» pare abbia iniziato «a raffreddarsi». Ora dovrà fare il tampone per capire se si tratti solo di influenza stagionale.

L’emergenza Covid oltre il Governo

f) A proposito dei test diagnostici, continua a tenere banco il caso riguardante i giocatori della Lazio positivi a laboratori alterni. In particolare, secondo indiscrezioni la Procura della Figc nutre delle perplessità sull’audizione del medico Ivo Pulcini, direttore sanitario del club biancoceleste. La cui ricostruzione avrebbe evidenziato dei buchi, con notifiche alla Asl assenti o non adeguate alle procedure del protocollo anti-coronavirus. Eppure i fact-checkers avevano garantito che gli invii via posta erano sicuri…

g) In tutto ciò, la cassandra scandinava dei deliri ambientalisti ha affermato che occorre fermare il virus, «poi lotteremo per il clima». In fondo, dal corona alla Corona è un attimo.

Ciò posto, illustri il candidato se siamo sempre, inesorabilmente, di fronte a un Governo del futuro (nel senso del tempo verbale).

letterina a conte
L’ironia social sulla lettera a Conte

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Economia

Next Gen Eu, Bruxelles annuncia l’intesa ma partono subito i distinguo

Accordo tra Eurocamera e Consiglio Ue per finanziare il Bilancio pluriennale dell’Unione, da cui dipende il Recovery Fund. Gli “euroinomani” però non fanno in tempo a gongolare, ché il programma subisce l’ennesima frenata

Mirko Ciminiello

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next gen eu
Next Generation Eu

Il programma Next Gen Eu – dove Gen sta per “Generation” – torna a far sognare. Letteralmente, nel senso che per l’ennesima volta i soliti noti hanno scambiato i loro (euro)desiderata per la realtà. La quale, come di consueto, non ci ha messo molto a riportarli con i piedi per terra.

Next Gen Eu, un’esultanza prematura (as usual)

Mentre in Italia si disquisiva di bazzecole come la divisione clinico-cromatica del Paese e la prospettiva di un lockdown (leggero), Bruxelles pensava alla prossima generazione. Che poi sarebbe quella che beneficerà realmente dei fondi del Next Gen Eu (cioè del Recovery Fund), ammesso che verranno mai effettivamente erogati. Non a caso, come abbiamo già abbondantemente ironizzato, lo strumento porta quel nome.

Un passo avanti, a dirla tutta, c’è stato, anche se da noi se ne sono accorti in pochi. Consiglio Ue ed Eurocamera hanno infatti trovato un’intesa preliminare sul finanziamento del Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione. Ovvero il Bilancio settennale della Ue, cui è legato il Fondo per la Ripresa.

Lo ha annunciato via social Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca di turno dell’assemblea degli Stati membri. Scrivendo che «i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sul budget Ue e sul pacchetto di rilancio. I principali elementi: un rafforzamento mirato dei programmi europei, nel rispetto delle conclusioni del vertice» di luglio. Ora saranno i due consessi a «dover dare l’ok definitivo».

Quest’ultima postilla avrebbe potuto far subodorare qualcosa, ma meglio non destare gli euroinomani dal loro “onanirismo”. Esemplificato dall’esultanza di risposta al cinguettio sopracitato da parte del Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni: «Fumata bianca per Recovery e Bilancio».

Bisogna ammettere che la volontà di credere all’immenso miraggio collettivo chiamato Europa è quasi encomiabile. Peccato che poi arrivi, as usual, l’ora del risveglio.

Illusioni e realtà

A dare nuovamente fuoco alle polveri è stato il Partito Popolare Europeo, ironicamente guidato da un altro rappresentante teutonico, Manfred Weber. Colpa, pare, dei “soliti” Paesi frugali ossessionati dall’idea di (re)introdurre condizionalità macro-economiche che trasformerebbero la sbandierata solidarietà pandemica nell’abituale farsa. I rigoristi nordici, infatti, continuano ad assaltare la Recovery and resilience facility, che con i suoi 672,5 miliardi di dotazione sarebbe il fulcro del piano Next Gen Eu.

Bisognerà comunque fare i conti anche con il Gruppo di Visegrád, le Nazioni dell’Est che frenano su un altro punto, lo stato di diritto. Eppure, il numero uno del Ppe ha chiesto un’unica votazione per le tre gambe dell’accordo. Che, sostanzialmente, significa mandarlo a gambe all’aria, visto che allo stato una convergenza sembra possibile solo sul QFP.

In realtà non tutti i mali vengono per nuocere, considerando per esempio che le risorse comunitarie dovrebbero derivare da una pletora di nuove tasse. Oltre al fatto che almeno il 30% dell’importo sarebbe ipotecato dalle farneticazioni ambientaliste del Green Deal e di un’Europa a impatto climatico zero.

Comunque sia, anche nell’improbabile evenienza che l’iter di approvazione del Recovery Fund si concluda entro l’anno, l’acconto (da 20 miliardi, per l’Italia) non dovrebbe arrivare prima della tarda primavera. Per quanto ci sia un orizzonte che pare decisamente più credibile: quello delle calende greche. Però non diciamolo agli eurofanatici, s’il vous plaît.

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Politica

Lockdown leggero, l’ulteriore pericolo dopo l’Italia a tre colori

Il Governo si dà fino al 15 novembre per valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm, ma è già pronto a chiudere bar, ristoranti ed esercizi commerciali pressoché ovunque. Per fortuna, però, la curva dei contagi sta finalmente flettendo

Mirko Ciminiello

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lockdown leggero
La divisione dell'Italia in tre fasce a partire dall'11 novembre

È il lockdown leggero l’ultima trovata – o, per meglio dire, “minaccia” – partorita negli ambienti governativi. Che sembrano per lo più perseguire la tattica politically correct di edulcorare i concetti nella (vana) speranza di renderli meno sgraditi all’opinione pubblica. Nello specifico, si tratterebbe di arresti domiciliari soft, che strangolerebbero l’economia, senza però darle il colpo di grazia. Peraltro con un tempismo eccezionale, visto che negli ultimi giorni dal grafico dei contagi sono arrivati dei segnali (debolmente) incoraggianti.

Il lockdown leggero

«Lavoro per evitare il lockdown totale», che «va scongiurato». Così il bi-Premier Giuseppe Conte, aggiungendo che Palazzo Chigi «ha una strategia» che non prevede la chiusura totale, se non come extrema ratio.

È questa la logica alla base dei provvedimenti via via più restrittivi varati dall’esecutivo. Ultimo dei quali la creazione di un tricolore alternativo a quello della bandiera italiana. Che ha già scatenato un putiferio cromatico, tra Regioni che si sono sentite penalizzate e altre che non hanno apprezzato (eufemismo) il successivo cambio di casacca. Per non parlare del caso della Campania, inspiegabilmente zona gialla malgrado sia uno dei territori più colpiti – tanto che i Nas hanno deciso di riesaminarne i dati.

Frattanto l’orizzonte resta quello, già paventato, del 15 novembre. Data limite per capire se le misure varate con il Dpcm del 3 novembre avranno avuto l’effetto sperato.

In caso contrario, ecco appunto l’idea del lockdown leggero. Che chiuderebbe bar, ristoranti ed esercizi commerciali quasi ovunque, consentendo però a imprese, fabbriche e professioni di proseguire l’attività. Allo studio ci sarebbe anche lo stop ai negozi nel fine settimana, come già avviene per i centri commerciali.

Negli auspici della maggioranza, al piano dovrebbero partecipare attivamente gli enti locali, forse anche per condividere il ruolo di “cattivo”. Non a caso, i rumours parlano di un pressing asfissiante del Ministro nomen omen della Sanità Roberto Speranza e del suo omologo agli Affari regionali Francesco Boccia.

«Il nostro obiettivo è un Natale dove non si mortifichino né i consumi né gli affetti» ha assicurato Giuseppi. Precisando che «la curva sta salendo, ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere».

Solo che dum loquimur fugerit invida aetas. “Mentre parliamo, il tempo invidioso già fugge”. Perché è quanto sta già accadendo.

Il Governo e le rane bollite

«La curva epidemiologica sta deflettendo, perché sta aumentando meno delle scorse settimane». Lo ha rilevato Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute. E lo hanno confermato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e Silvio Brusaferro, numero uno dell’Istituto Superiore di Sanità. I quali, seppur mantenendo l’abituale prudenza, hanno sottolineato come il famigerato indice Rt – quello che misura la trasmissione del virus – sia in fase di stabilizzazione.

Una buona notizia che non è neppure isolata. Da un lato ci sono i dati incoraggianti sul candidato vaccino messo a punto dalla partnership tedesco-americana Pfizer-BioNTech, di cui parlavamo nei giorni scorsi.

Inoltre, c’è anche il quadro positivo relativo alla sintomatologia dei contagiati. «La quota degli asintomatici rimane costante, un po’ sotto il 50-60%» ha evidenziato il presidente dell’Iss. Percentuale a cui va aggiunta quella di chi è paucisintomatico o mostra sintomi lievi, che porta il totale al 94,1%. Per contro, solo il 5% presenta sintomi severi, e appena lo 0.8% ha un quadro clinico critico. Questo l’incoraggiante scenario fotografato dall’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 7 novembre.

Ecco, alla luce di questi fatti, si fa onestamente fatica a capire l’allarmismo propalato dal Governo rosso-giallo. Piuttosto, la sensazione è che si stia applicando il principio chomskyano della “rana bollita”. Secondo cui un batrace, che fuggirebbe se gettato in una pentola d’acqua bollente, soccombe invece al suo destino se si riscalda il recipiente poco a poco. Un misto, cioè, di assuefazione e rassegnazione.

Il principio della rana bollita e il lockdown

Si vedrà, tenendo conto che sullo sfondo c’è uno spettro perfino peggiore di quello rappresentato dal lockdown leggero. È il lockdown del pensiero, contro cui non ci sarebbe vaccino né cura.

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Politica

Mediacrazia, così il quarto potere vuol farsi potere politico e giudiziario

Dal caso della vittoria “prematura” di Joe Biden alle Presidenziali americane, a quello nostrano dei tamponi ballerini della Lazio: i mezzi di comunicazione sono in preda a un delirio di onnipotenza

Mirko Ciminiello

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mediacrazia
Mediacrazia

Dal quarto potere del grande e compianto Orson Welles alla contemporanea mediacrazia. Il passo non è stato breve, ma pare ormai si stia avviando verso la sua definitiva attuazione. Paradigmatici sono due casi, uno di matrice italiana e l’altro statunitense, in cui i mezzi di comunicazione abbandonano il tradizionale ruolo di servizio al pubblico. Con l’idea di condizionare – se non sostituire – nientemeno che i poteri politico e giudiziario.

Mediacrazia, il caso Biden

Il primo e più eclatante caso è quello delle recentissime Presidenziali Usa. Narrate dai media mainstream come una guerra all’ultimo voto vinta dallo sfidante democratico Joe Biden. Da cui i caroselli planetari per il defenestramento dell’attuale Potus Donald Trump, per i quali, en passant, i manutengoli del pandemicamente corretto transigono anche sul rispetto dell’amato distanziamento sociale. Evidentemente, c’è assembramento e assembramento.

C’è però un piccolo dettaglio: non è vero niente. E non solo perché The Donald, non riconoscendo l’esito del voto, ha già annunciato battaglia legale contro quella che ritiene una frode.

A monte, c’è che la designazione di Sleepy Joe è esclusivamente mediatica. Ed è significativo che il New York Times avesse cinguettato che sono gli organi di informazione che devono dichiarare il vincitore delle elezioni americane. Salvo poi vergognarsi del delirio di onnipotenza e tentare di rimediare alla gaffe.

Perché è il Congresso che ratifica la nomina, la quale è tutt’altro che ufficiale. Sia perché alcuni Stati sono ancora lungi dall’essere assegnati, tant’è vero che il ticket Biden-Harris non ha ancora raggiunto i fatidici 270 grandi elettori. Sia perché il Guardasigilli William Barr ha autorizzato il Dipartimento di Giustizia a indagare sulle accuse di irregolarità nella votazione.

«Malgrado la mancanza di prove» ci hanno tenuto ad aggiungere numerosissimi megafoni del pensiero unico. Ignorando che invece di indizi ce ne sono a bizzeffe, come noi stessi abbiamo documentato. Trascurando che l’indagine servirebbe anche per dissipare le pesantissime ombre di brogli dall’eventuale vittoria dell’ex vicepresidente di Barack Obama.

Ma, soprattutto, dimenticando che non spetta a loro sentenziare, bensì alla magistratura. Così come non spetta a un social network come Twitter ergersi a contemporaneo Torquemada e censurare qualunque pensiero non allineato alla sua verità. A cominciare da quelli del Presidente degli Stati Uniti. Mediacrazia, appunto.

Lo strano caso dei tamponi ballerini

Poi c’è il caso nostrano, quello all’amatriciana dei tamponi ballerini, vale a dire i test relativi ai tre calciatori della Lazio Immobile, Lucas Leiva e Strakosha. Negativi per il laboratorio irpino di riferimento della società biancoceleste, positivi per la Uefa che ha impedito ai giocatori di disputare due gare di Champions League.

In mezzo, però, c’è stata la partita di campionato contro il Torino, in cui Immobile e Leiva sono scesi in campo. Non solo: l’attaccante ha anche segnato, contribuendo in modo decisivo alla sofferta vittoria degli aquilotti. Per aggiungere confusione a confusione, il club di Claudio Lotito ha anche chiesto un parere “terzo” al Campus Biomedico di Roma, che ha confermato le tre positività.

Da giorni si rincorrono quindi ipotesi e smentite, ed è scesa in campo (è il caso di dirlo) anche la Procura della Repubblica di Avellino. Che è l’unica competente a determinare eventuali illeciti anche penali, laddove alla Procura della Figc pertengono le verifiche sul piano sportivo.

Giova ribadirlo, perché anche in quest’occasione la sensazione è che processi e verdetti attengano piuttosto ai mezzi di comunicazione di massa. I quali avrebbero bisogno di una cura di fosforo onde ricordare che il loro compito è informare il pubblico, non orientarlo. Come d’altronde dovrebbero decidersi a imparare i sondaggisti, specie quelli d’Oltreoceano.

Pare però che vada maggiormente di moda la mediacrazia, che ricorda in modo inquietante – per usare di nuovo termini cinematografici – i signori della truffa. Con tanti saluti al ruolo di cane da guardia del potere, sempre più svilito al rango di cagnolino da compagnia. Deontologia professionale, questa sconosciuta!

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