Il derby della Capitale tra Lazio e Roma, in programma domenica 21 settembre allo stadio Olimpico, non si giocherà in notturna. L’orario fissato è quello delle 12:30, decisione presa su indicazione del Ministero dell’Interno e accolta dalla Lega Serie A.
Il motivo ufficiale è chiaro: ridurre i rischi legati all’ordine pubblico. Dopo i disordini dello scorso 5 gennaio, quando la partita si era disputata di sera e definita dal questore Roberto Massucci una “prova di maturità” non superata, le autorità hanno preferito agire con prudenza.
Onorato: “Un fallimento dello Stato il Derby alle 12:30″
Durissimo il giudizio dell’assessore allo Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma, Alessandro Onorato. «Giocare alle 12:30 è una resa imbarazzante – ha detto –. È il fallimento dello Stato, che dovrebbe garantire la sicurezza a chi vuole godersi lo spettacolo senza paura».
Onorato ha aggiunto di non sentirsi sereno a portare le figlie allo stadio, un messaggio simbolico che tocca la sensibilità di tante famiglie. Ha riconosciuto il lavoro di prefetto e questore, ma sottolineato la mancanza di risorse adeguate: «Le forze dell’ordine fanno il possibile, ma il problema è politico e riguarda l’intero Paese».
Abodi: “Scelta di prudenza, non di resa”
A replicare è stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha respinto l’accusa di arrendevolezza: «Non ci pieghiamo ai delinquenti, ma non possiamo ignorare i rischi. Le decisioni vengono prese sulla base di attività di intelligence che non sempre sono di dominio pubblico».
Per il ministro, l’obiettivo è tutelare la stragrande maggioranza dei tifosi, quelli che vanno allo stadio con spirito sportivo: «Serve responsabilità condivisa di club, Lega e Federazione, perché simili scelte restino eccezioni e non diventino regola».
Precedenti su Roma-Lazio
Non è la prima volta che un derby romano si disputa in orario di pranzo. Era già successo nella stagione 2016/2017, con la vittoria della Lazio per 3-1. Anche allora l’orario anticipato era stato deciso per ragioni di sicurezza.
E non è un fenomeno isolato. A Milano, Napoli, Torino e Genova, partite ad alto rischio sono state spesso soggette a divieti di trasferta, anticipo dell’orario o limitazioni negli ingressi. Il problema, dunque, non è circoscritto a Roma, ma riguarda l’intero sistema calcio italiano.
I numeri della violenza negli stadi
Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, nella stagione 2022/2023 si sono registrati 1.162 Daspo (divieti di accesso alle manifestazioni sportive), con un aumento del 17% rispetto alla stagione precedente. Nello stesso periodo sono stati 1.028 i feriti tra forze dell’ordine e tifosi, un numero che conferma come la violenza negli stadi sia in calo rispetto agli anni ’90 e 2000, ma tutt’altro che superata.
Il Viminale segnala anche che il 60% degli incidenti riguarda partite classificate come “a rischio elevato”, in particolare derby e incontri con storiche rivalità. Roma-Lazio, per tradizione e rivalità accesa, rientra stabilmente in questa categoria.
Un apparato di sicurezza straordinario
Ogni derby romano mobilita in media oltre 1.500 agenti, distribuiti tra stadio, vie di accesso, snodi ferroviari e metropolitani. L’anticipo alle 12:30 consente di ridurre la pressione sui trasporti e di limitare i rischi legati alle ore notturne, ma non elimina la necessità di un imponente apparato di sicurezza.
Il costo di queste misure straordinarie, che ricade in larga parte sulla collettività, è un ulteriore elemento del dibattito: quanto può reggere a lungo un modello che richiede interventi eccezionali a ogni derby o partita di cartello?
Il calcio come cartina di tornasole sociale
La decisione di anticipare il derby romano è molto più di una nota di calendario. È la rappresentazione plastica di un Paese che, pur avendo ridotto la violenza negli stadi rispetto al passato, non riesce ancora a liberarsi dal condizionamento di gruppi organizzati.
Per Onorato è la prova di un sistema che abdica al suo ruolo. Per Abodi è una misura di prudenza, necessaria per proteggere il “tifo sano”. In mezzo, migliaia di famiglie e tifosi che chiedono solo di poter vivere il calcio come spettacolo, senza orari imposti dalla paura.
