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Calcio: i giornali vendono più copie durante i sogni estivi dei tifosi che durante il Campionato

Francesco Vergovich

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Terminato uno dei Campionati di Serie A tra i più soporiferi e dagli esiti da subito scontati… aprite una scatola di Simmenthal, non ci troverete di certo degli spaghetti ai frutti di mare… pronti via è partito il valzer delle panchine in Serie A. I quotidiani sportivi vendono più copie durante gli scabrosi sogni estivi dei tifosi che dopo le cronache invernali, ma la realtà di queste settimane non ha offerto colpi di scena per il momento.

Rimettete la leva antincendio al suo posto, falso allarme. Inzaghi proseguirà senza colpi di scena con la Lazio accontentando il figlio si racconta – e parco di un miglioramento/adeguamento del contratto con Lotito; la Roma parrebbe ancora un filo indecisa tra De Zerbi o Paulo Fonseca, mentre il Milan cambia binario in fretta ma senza alcuno scintillio dal fedelissimo Ringhio Gattuso ad un apatico Giampaolo e spifferano voci da uno spogliatoio spesso depresso. Il tutto senza scosse di terremoto o grande appeal. Se non fosse per la firma di Conte per l’Inter, ma già annunciata da tempo sullo scalpo di Spalletti (12 milioni netti all’anno per tre anni) e quella in arrivo di Sarri che starebbe per liberarsi dalla zarina feroce di un Chelsea che non l’ha mai amato veramente per raggiungere la vecchia rivale Juventus.

Poco, meglio che niente.

L’ingaggio di Conte all’Inter, lungo passato alla nemica giurata di sempre Juventus, palmares invidiabile sia da giocatore che da allenatore, viene visto da parte di alcune frange della tifoseria interista come un tradimento. Moratti non è di certo saltato sul dondolo dove sverna sui ricordi dei mille miliardi di lire versati nella pancia della sua vecchia creatura. Il ricordo del fallimento di Lippi – altro juventino traslocato a suo tempo sulla panchina interista brucia ancora. L’arrivo dell’allenatore salentino – per i più estremi e radicali tra i nerazzurri – assomiglierebbe a un pugno di sale gettato sulla ferita ancora e perennemente aperta nelle diatribe tra Juventus e Inter. Nota bene: Conte era il polmone bianconero in campo in quel lontano Aprile del 1998 in cui la Juventus supero’ l’Inter 1-0, giorno del clamoroso episodio del presunto fallo da rigore di Juliano contro Ronaldo e scudetto che prese per l’ennesimo anno la strada asfaltata di Torino.

Ancora in nome del guardiamo avanti, della Borsa forse e del bel gioco che deve prevalere su tutto e tutti, sulla sponda bianconera hanno pensato a Sarri per sostituire Allegri. Non proprio un vecchio amico uno che solo due anni fa, prima della pausa neutralizzante al Chelsea di Londra, da allenatore del Napoli del focoso anti juventino De Laurentis – non le mandò di certo a dire alla squadra di Torino: totale rivalità Sud contro Nord, dita medie indirizzate ai tifosi juventini, affermazioni polemiche assai sul fatturato della Juventus, sui calendari apparentemente favorevoli alla vecchia signora, e sull’atteggiamento poco sportivo della famiglia Agnelli & Company nell’affare del passaggio di Higuain alla vecchia signora. 

Possibile che questi episodi siano stati digeriti e dimenticati al volo come una sforbiciata in area di rigore – in nome della professionalità dei nostri eroi del football? Conte su una sponda e Sarri dall’altra – non rappresentano di certo due simboli stra-cittadini sullo stile di un Totti (inimmaginabile, intollerabile, inaccettabile un passaggio di quest’ultimo a qualsiasi altra società in Italia, da giocatore o Dirigente) – ma entrambi gli uomini hanno effettivamente ricoperto un ruolo sportivo di protagonisti con un passato di sostanza proprio contro le società verso cui oggi si apprestano a virare.

E’ giusto ricordare che negli anni ottanta il Trap sconfinò dalla Juve all’Inter, dopo una carriera pazzesca a Torino (il buon Giovanni raccolse un solo Scudetto con la beneamata, i cambi Torino Milano non portano bene all’Inter), e poi che Eriksson allenò prima la Roma dove perse uno scudetto all’ultima giornata con il già retrocesso Lecce e poi si consolò alla grande vincendone uno con la Lazio … Il mondo del calcio è denso di corsi e ricorsi storici, chi si illude ancora di tenerlo imbottito e protetto nel comfort delle bandiere è un illuso. Smettiamola con questo romanticismo da stadio: oggi ciò che conta è possedere un abbonamento su Sky o Dazn, e vincere davanti alla tivvù, non partecipare ad un evento di sport.

Un punto sia chiaro: se all’arrivo del prossimo inverno, Conte e Sarri si troveranno avanti, comodi su una tavola imbandita ad affettarsi il panettone, potremo dire che l’alta classifica fa bene – spurga e depura incrostazioni- e a differenza dell’alta marea allaga d’amore anche i cuori più ostili. Magari non in eterno, ma si sa,  “..si alza il vento… bisogna tentare di vivere” come scriveva Paul Valéry uno che ai moduli tre-quattro-tre, alla VAR e al rigore che forse c’era o non c’era non ci pensava davvero.

 

Francesco Di Pisa

Sport

Tennis, Tsitsipas vince il Masters 2019 nell’indifferenza dei media italiani

Il greco sconfigge Thiem al termine di un torneo spettacolare, purtroppo ignorato dai nostri organi di informazione: per cui le Finals si sono concluse con l’eliminazione del pur bravissimo Berrettini

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito di Eurosport

A Londra è calato il sipario sulle ATP Finals 2019, il torneo tennistico più importante dell’anno dopo le quattro prove del Grande Slam. Se in Italia la notizia è per lo più arrivata alle orecchie dei soli appassionati è perché i media nostrani, come accade fin troppo spesso, hanno pensato bene di spegnere i riflettori anticipatamente, in coincidenza con la (fin troppo prevedibile) eliminazione di un comunque straordinario Matteo Berrettini.

Peccato, perché si sono persi – e hanno fatto perdere ai potenziali spettatori – un’edizione davvero spettacolare del Masters, che potrebbe segnare l’inizio di quel cambiamento generazionale di cui si parla tanto, spesso con timore, ormai da anni. Vero è che si tratta di un evento molto particolare, non foss’altro perché arriva a fine stagione, quando i tradizionali Grandi, di norma meno supportati dalla condizione fisica, tendono un po’ a tirare i remi in barca. Non a caso, questo è praticamente l’unico torneo importante che Rafa Nadal non ha mai vinto.

In questa edizione l’iberico è tornato a vincere un match dopo quattro anni di digiuno, senza però riuscire ad accedere alle semifinali a causa del quoziente set, dopo aver chiuso il round robin con lo stesso record (due vittorie e una sconfitta) del futuro vincitore Stefanos Tsitsipas, debuttante assoluto alle Finals, e del campione uscente Alexander Zverev. Stessa sorte è capitata, nell’altro girone, a Novak Djokovic che, dopo aver liquidato il nostro Berrettini e aver sbattuto su Dominic Thiem, ha capitolato anche di fronte a Roger Federer in quella che era una gara da dentro o fuori, avendo l’elvetico ugualmente sconfitto l’azzurro e perso contro la quinta testa di serie.

King Roger ha poi pagato dazio contro il greco, mentre l’austriaco eliminava senza troppi patemi il tedesco di origini russe in una sorta di derby mitteleuropeo. Bellissimo infine l’atto conclusivo tra due specialisti del rovescio a una mano (una goduria per i puristi), che ha visto il 21enne ateniese, vincitore delle Next Gen Finals 2018, prevalere sul 26enne di Wiener Neustadt 6-7 (6) 6-2 7-6 (4).

Quest’ultima parte, come detto, è stata pressoché ignorata dai nostri mezzi di comunicazione, il cui campanilistico interesse è scemato con il termine della prima fase del Masters: che peraltro ha visto Berrettini prendersi lo scalpo del futuro finalista (comunque già sicuro del primo posto nel girone), in quella che è stata la prima, storica vittoria di un italiano alle ATP Finals – nessun successo, infatti, era stato conseguito da Adriano Panatta, nel 1975, né da Corrado Barazzutti, nel 1978.

«Sto già pensando alla preparazione in vista del prossimo anno, voglio sentirmi più forte» ha dichiarato il 23enne romano dopo il suo ultimo match, confermando di considerare questo importante traguardo un punto di partenza. «Voglio arrivare ancora qui ed essere ancora più competitivo».

La speranza è che le sue orme possano ben presto essere seguite da altri giovani. A partire da Jannik Sinner che, dopo aver trionfato nell’equivalente under 21 del Masters, ha dominato anche il torneo di casa, il Challenger di Ortisei, innalzandosi al numero 78 al mondo, suo best ranking, dopo aver guadagnato quasi 500 posizioni in una sola annata.

Il prossimo banco di prova, per la linea verde del tennis mondiale, saranno gli Australian Open nel prossimo gennaio. La speranza è che, tra i Maestri di questo sport, possano fare capolino, sempre più prepotentemente, anche alcuni dei nostri alfieri.

Così, forse, neppure gli organi di informazione locali potranno far finta di niente. Perché il futuro potrebbe essere già ora. E sarebbe bello che ci fosse qualcuno a cantarlo.

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Politica

Razzismo, il caso Bernardo Silva è l’emblema dei rischi della Commissione Segre

Il calciatore del Manchester City sanzionato per un tweet scherzoso sul compagno e amico Mendy, che i più realisti del re hanno giudicato razzista. In barba a tutte le libertà fondamentali

Mirko Ciminiello

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Il tweet incriminato, dal sito di FP-News

Il binomio calcio-razzismo è sempre stato un filone molto florido per i media, soprattutto per quelli che hanno bisogno di creare – o enfatizzare – dei casi che possano distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà (eufemismo) governative. Involontariamente aiutati, in questo disegno, da quel pugno di ignoranti artatamente moltiplicati per giustificare allarmismi che non hanno in realtà alcuna ragion d’essere se non quella – appunto – di essere funzionali a certe strategie sinistre: come quella che ha partorito la “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, per gli amici Commissione Segre.

Questa lunga premessa serve a inquadrare un caso che a un primo sguardo può sembrare completamente alieno da questo discorso (e nei fatti lo è) ma che, in realtà, è figlio della stessa mentalità distorta: che a sua volta affonda le proprie radici ideologiche nell’unione tra libido censoria e politicamente corretto d’assalto.

Il caso in questione arriva dall’Inghilterra, e ha per protagonista Bernardo Silva, talentuoso centrocampista del Manchester City, che per i profani è fondamentalmente la squadra più importante del calcio britannico contemporaneo. Un paio di mesi fa, il giocatore portoghese aveva pubblicato un tweet scherzoso che accostava alla mascotte di un noto snack iberico (consistente in arachidi ricoperte di cioccolata) una foto da bambino dell’amico e compagno di squadra Benjamin Mendy, francese di origini senegalesi.

Il cinguettio aveva subito scatenato polemiche, tanto che il calciatore lo aveva rimosso dopo neanche un’ora, lamentando che al giorno d’oggi non si può più nemmeno scherzare con un amico. Il buonsenso avrebbe voluto che la questione si chiudesse qui, ma non aveva fatto i conti con i più realisti del re che avevano già segnalato la goliardata alla Football Association (la Federcalcio inglese). La quale ha ora deciso di comminare a Bernardo Silva un turno di squalifica (e ne rischiava sei), una multa da 50.000 sterline e l’obbligo di svolgere alcune ore di lavori socialmente utili. Il tutto malgrado il nazionale lusitano fosse stato scagionato dallo stesso Mendy attraverso una lettera assolutoria indirizzata alla FA.

Niente da fare: la Commissione disciplinare della Federazione, che anche il tecnico dei Citizens Pep Guardiola aveva esortato a occuparsi di problemi più seri, ha sentenziato che, non trattandosi di una conversazione privata, il post avrebbe potuto offendere qualcuno. E sulla base di questa pura e semplice congettura sono scattati gogna, sanzione e rieducazione.

Ora, qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entra in tutto ciò la Commissione Segre: c’entra, perché segue la stessa (il)logica che sta dietro a questo esempio di follia albionica. Per cui una commissione autoproclamatasi depositaria della verità può imporre bavagli che, essendo dettati da mera appartenenza ideologica, scatteranno puntualmente e indubitabilmente in maniera unidirezionale: facendo oltretutto strame delle fondamentali libertà di pensiero, parola ed espressione ancora tutelate (almeno per il momento) dall’articolo 21 della nostra Costituzione.

Di fatto, i fenomeni che la Commissione Segre intende combattere sono già perseguibili penalmente nel malaugurato caso che si traducano in atti concreti: il che rende questo istituto, come minimo, superfluo, a meno che non lo si consideri alla luce della tattica sopracitata e dello scopo non dichiarato di silenziare le opinioni non allineate.

Perché, altrimenti, escludere dal testo di una mozione sull’antisemitismo la parola “Israele”, si è ad esempio chiesta la leader di FdI Giorgia Meloni? Perché cassare qualsiasi riferimento all’integralismo islamico, che è il vero e principale veicolo dell’odio anti-ebraico anche nella vecchia Europa?

E perché fondare la necessità di una simile commissione sui 200 messaggi d’odio vomitati ogni giorno via social contro Liliana Segre, salvo poi scoprire che la senatrice non ha alcun account social, e che i messaggi (197 in tutto, per la precisione) erano stati rilevati dall’Osservatorio antisemitismo nell’intero anno 2018 (non nell’arco di 24 ore) ed erano riferiti solo in minima parte all’ex bambina sopravvissuta agli orrori di Auschwitz? Ancora, perché questi ultimi dati non hanno meritato gli stessi titoli a nove colonne che erano stati riservati alle fake news che andavano a smentire?

La risposta a tutte queste domande l’ha data, senza nemmeno rendersene conto, Giovanni Floris, affermando in diretta tv, di fronte al leader della Lega Matteo Salvini, che c’è differenza tra le minacce ricevute dal Capitano e quelle rivolte alla stessa senatrice Segre. Farneticazione che fa capire benissimo il rischio che correrebbe il libero pensiero nel caso fosse sottoposto al vaglio e alla censura di un nuovo Minculpop rosso-giallo. Anche se istituito in buona fede.

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Cagliari-mania e non solo: tutto sulla 13° di serie A

Immobile e la sua Lazio che corrono, ma anche Juve e Inter che non si fermano e la tensione di Napoli.

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Arriva la terza sosta per le nazionali con la conclusione del primo terzo di campionato, momento di qualche piccolo bilancio. In testa due non sorprese, in terza posizione un sorpresone, ma anche dietro c’è molto di cui discutere.

Il magico momento del Cagliari, mai così bene dai tempi di Gigi Riva

Entusiasmo alle stelle in Sardegna, dove la squadra rossoblu è terza insieme alla Lazio al termine di una manita, quella contro la Fiorentina, che sembrava firmata dal Barcellona. Gol di pregevole fattura (primo gol dopo 3 tocchi di prima centrali), un Nainggolan monumentale che detta legge (un gol e tre assist), ma nel complesso una squadra che gira a pieno regime e che solo nel finale ha lasciato campo alla Viola (in gol due volte nell’ultimo quarto d’ora con il giovane Vlahovic). I numeri parlano chiaro: terza vittoria di fila e 10° risultato utile consecutivo. È dal 1969/1970, anno dello scudetto con Gigi Riva trascinatore, che i sardi non partivano così bene in Serie A. Lo stesso epilogo ora è quasi impossibile, ma un posto in Europa non sembra essere così utopistico.

Juve e Inter alla sosta col fiatone ma sempre con la vittoria

Davanti al super Cagliari di Maran, Juventus ed Inter continuano la loro marcia in coppia verso la fuga scudetto. Come spesso è successo nelle ultime settimane, l’Inter si porta virtualmente in testa e la Juventus poche ore dopo replica e risupera i nerazzurri. Conte ha dovuto ancora una volta sudare le sette camicie per battere a San Siro un Verona che in questo inizio di stagione ha creato grattacapi a molte big. Stavolta è stato Nicolò Barella a togliere le castagne dal fuoco alla beneamata, con un bolide da lontano al minuto 83, dopo che per quasi tutta la partita l’Inter ha bersagliato la porta gialloblu.

La Juventus, nella serata di domenica, ha battuto un Milan determinato e volitivo, ma che si è arreso alle parate di Szczesny e ad un dato di fatto: ai rossoneri mancano i campioni. Sarri ha vinto la partita anche stavolta con un cambio: dopo Douglas Costa a Mosca è toccato a Dybala, subentrato a CR7, a decidere. Non brillano i bianconeri, ma l’Allianz Stadium si mostra un fortino e ad oggi, la Juventus non ha ancora perso in una gara ufficiale. Estetica ancora da aggiustare, ma l’efficacia è quella di sempre. 

Continua a correre la Lazio, continua a frenare il Napoli. Stop Roma

Anche la Lazio di Simone Inzaghi arriva alla sosta da terza in classifica, in coabitazione con il Cagliari. Problemi europei a parte, i biancocelesti sono alla quarta vittoria consecutiva, mostrando tutto l’arsenale offensivo a disposizione contro il Lecce che, mai domo, si dimostra squadra da trasferta. Con Correa imprendibile, Milinkovic di nuovo brillante, ma soprattutto Immobile infallibile (il pallottoliere del capocannoniere continua a correre), la Lazio copre anche qualche problemino difensivo e si candida fortemente al quarto posto.

Ciò anche in virtù degli stop di Napoli, Roma e Atalanta, ma si tratta di situazioni diverse. Per il Napoli c’è aria di depressione, in un ambiente nebuloso e teso che ora più che mai si riverbera nelle prestazioni della squadra. I fischi al termine del pareggio a reti bianche contro il Genoa la dicono tutta sull’atmosfera che si respira dalle parti di Castel Volturno. La sosta arriva nel momento giusto, per fare chiarezza nello spogliatoio e ai tavoli della società. 

Così come al momento giusto arriva la sosta per la Roma, reduce da due sconfitte in 72 ore. La squadra di Fonseca non ha difeso il terzo posto a Parma, al cospetto dei crociati determinati, compatti e ben messi in campo da D’Aversa. Demerito del tecnico portoghese non aver fatto riposare qualche titolarissimo (fa discutere la sesta panchina consecutiva di Florenzi), ma così come a Gladbach i giallorossi si sono svegliati solo nella ripresa: il palo di Kolarov e le belle parate di Sepe non sono tuttavia sufficienti per una prova che nel complesso è stata sottotono, con la speranza di recuperare energie e uomini in queste due settimane.

Ci Piace e Non Ci Piace: Giovanni Simeone e Cristiano Ronaldo

Abbiamo parlato del Cagliari, ma il match contro la Fiorentina verrà ricordato anche per il commovente ricordo di Davide Astori, giocatore di entrambe le squadre. Al minuto 13 (suo numero di maglia) l’intera Sardegna Arena si è fermata ad applaudire per una scomparsa che ancora oggi si fa fatica a credere. Per questo, abbiamo voluto premiare Giovanni Simeone, che dopo aver segnato, anziché esultare ha alzato le mani al cielo con le lacrime agli occhi per il suo amico e compagno di squadra che non c’è più.

Invece nota negativa per Cristiano Ronaldo, e non perché è a secco da tre partite. Il portoghese non sta attraversando il miglior momento, sia dal punto di vista realizzativo, sia soprattutto da quello fisico, e le due sostituzioni di Mosca mercoledì e di ieri sera ne sono una prova: l’anno scorso è stato sostituito due volte nell’intera stagione. Ma ciò per cui lo si inserisce qui è l’atteggiamento al momento della sua uscita, quando non solo è andato direttamente negli spogliatoi, ma pare sia uscito dallo stadio già prima del triplice fischio finale. Rabbia con se stesso? Con Sarri? I motivi non sono certi, ma ciò che è sicuro è che un campione come CR7 non dà il buon esempio di leadership e di rispetto verso i propri compagni con atteggiamenti del genere. Che la sosta riporti un po’ di sereno anche a lui.

Photo Credits: ACF Fiorentina Official Facebook Page

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Siamo tutti con Jannik Sinner, il giovane tennista azzurro che vince e conforta

Mirko Ciminiello

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Jannik Sinner, Tennis

Come i meno sapranno, si è appena conclusa la terza edizione delle Next Gen ATP Finals, il torneo tennistico che mette di fronte i migliori otto under 21 della stagione. La formula è la stessa del Masters dei “grandi” che si tiene a Londra, di cui improvvisamente si sono accorti anche i media perché, dopo oltre quattro decadi, vedrà di nuovo la partecipazione di un italiano – Matteo Berrettini. Il che, senza voler minimamente sminuire la bravura del 23enne romano, qualifica subito il panorama giornalistico nostrano che, salvo campanilismi, ignora bellamente il più importante evento tennistico mondiale dopo i quattro tornei dello Slam.

Tennis, fenomenologia di Berrettini, potenziale campione da non rovinare

Le Next Gen Finals si tengono a Milano, motivo per cui – a proposito di campanilismi – una wild card deve necessariamente andare a un azzurro. Nei due anni precedenti il fortunato è stato deciso attraverso un pre-torneo di qualificazione: per questa edizione la scelta è stata invece imposta dall’alto, ed è ricaduta su Jannik Sinner.

Grazie al cielo, potremmo aggiungere, perché il neo 18enne altoatesino, nell’ordine, è stato il primo atleta di casa a vincere un match alle Next Gen Finals; ha dominato un girone che vedeva la presenza del numero 2 del seeding, l’americano Frances Tiafoe; si è inerpicato fino alla finale dopo aver rimontato in semi il serbo Miomir Kecmanovic; e per buona misura ha alzato il trofeo della vittoria dopo aver schiantato la prima testa di serie e numero 18 al mondo, l’australiano Alex De Minaur (che già nell’annata scorsa aveva ceduto all’atto conclusivo, contro il greco Stefanos Tsitsipas), diventando così il più giovane vincitore nella – pur breve – storia delle Next Gen Finals e il più giovane italiano a vincere un torneo del circuito maggiore.

4-2 4-1 4-2 alla fine il punteggio a favore del ragazzo di San Candido – numeri decisamente insoliti per un incontro di tennis. In effetti, non è l’unica peculiarità delle Next Gen Finals che, oltre ai set da quattro games (con tie-break sul 3-3), prevede tra l’altro l’assenza dei giudici di linea (sostituiti da occhio di falco), la possibilità di comunicare col proprio allenatore (coaching), e il killer point sul 40-40 (anziché andare ai vantaggi, chi vince il punto successivo conquista anche il gioco).

Tecnicismi a parte, comunque, si può esultare per il trionfo del nostro alfiere anche perché segna un punto di partenza e riflette anche una grande, grandissima speranza. Sinner, infatti, è il talento più puro che l’Italtennis abbia prodotto da decenni, perla di un movimento in grande salute che può contare anche su giovani in rampa di lancio come Giulio Zeppieri (riserva delle Next Gen Finals dopo aver vinto il pre-torneo di qualificazione) e Lorenzo Musetti (campione degli Australian Open junior a soli 16 anni).

Il futuro, insomma, potrebbe essere roseo – e anche il presente non è poi così male. Berrettini sta infatti per esordire alle ATP Finals e, chiuso il sipario sulla competizione under 21, è a lui che spettano le luci della ribalta – e tutto il tifo di cui siamo capaci. Sapendo che, così come sarebbe stato per Jannik, anche per Matteo non conta il risultato, ma le emozioni che ci vengono regalate. E che rendono quelle di questi atleti, comunque vadano a finire, delle imprese da applausi.

*Foto dal profilo Instagram di Jannik Sinner

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Sconfitte brucianti e caos negli spogliatoi

Bottino di 1 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitte

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Per le italiane il bottino finora peggiore: 1 vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte. Juventus qualificata agli ottavi, Napoli, quasi, Roma e Inter ancora in corsa, Lazio e Atalanta appese ad un filo. Ma oltre ai risultati ci sono dei periodi di alcune squadre che fanno discutere.

Juventus ancora in extremis, ma ancora vincente: è già agli ottavi

Il massimo risultato con il minimo sforzo, così si può riassumere la prestazione della Juventus a Mosca, nel risultato e nella prestazione. Sonnecchiando fino agli ultimi minuti, quando una vera e propria magia di Douglas Costa ha deciso la sfida, così come i 120 secondi di Dybala nella partita di due settimane fa. Nelle due partite sulla carta più agevoli del girone, la Vecchia Signora ha sofferto più del previsto e ne è venuta a capo prevalentemente con i colpi dei singoli: è già matematicamente agli ottavi di finale con buone probabilità di essere prima nel girone, vista l’inattesa sconfitta dell’Atletico a Leverkusen. Onore al merito a Sarri, che ha avuto il coraggio di sostituire Ronaldo (cosa che in Europa non accadeva dal 2016) e di vincere anche senza di lui. Servirà qualcosa in più da febbraio in avanti, intanto tra tre settimane c’è già un buon test, contro Simeone, per blindare il primo posto.

La dolorosa sconfitta dell’Inter a Dortmund, ma polemiche a parte nulla è perduto

Dopo la convincente prova di due settimane fa San Siro, l’Inter si giocava a Dortmund la possibilità di mettere in discesa il suo cammino verso gli ottavi di finale. E così è sembrato dopo un primo tempo fantastico per i nerazzurri con il gol (ancora una volta) di Lautaro e la splendida azione che ha portato in rete Vecino. Ma dopo l’intervallo la partita ha cambiato completamente spartito ed il Borussia ha potuto ribaltare la situazione grazie a Hakimi, autore di una doppietta in fotocopia. Un’Inter sulle gambe ed difensivamente in difficoltà ha fatto infuriare un Antonio Conte che, in conferenza stampa, si è rivolto senza mezzi termini verso la società lamentando la scarsa profondità della rosa. Un “lavare i panni sporchi” in pubblico che sa di piagnisteo: dalle parole del tecnico salentino è sembrato che i meriti del primo tempo fossero suoi, mentre le colpe del secondo della società.

Una sconfitta che fa male, ma il sorprendente pareggio a reti bianche al Camp Nou tra Barcellona e Slavia Praga lascia apertissimo un girone dove tutte possono ancora sperare nella qualificazione e la stessa Inter, a patto di un ricompattamento necessario, è artefice del proprio destino: facendo 6 punti si qualificherebbe matematicamente.

Il Napoli vicino alla qualificazione, nonostante l’ammutinamento

A proposito di ambiente da ricompattare. Il pareggio per 1-1 del San Paolo contro il Salisburgo ha solo rimandato la qualificazione del Napoli agli ottavi che, a meno di debacle clamorose, dovrebbe arrivare comunque (basta una vittoria o due pareggi nelle partite restanti).

Ma il problema vero è l’aria, pesantissima, che si respira dalle parti di Castel Volturno: squadra che non va in ritiro contro i voleri della società, Ancelotti ed il suo staff in ritiro ma in silenzio, De Laurentiis furioso e silenzio stampa fino a data da destinarsi,  tifosi che fischiano i giocatori all’allenamento del San Paolo. Una situazione tesissima che potrebbe tra non molto far entrare in gioco gli avvocati. Una partita che doveva stemperare gli animi ha fatto esplodere gli attriti creati. Contro il Genoa non sarà una semplice partita di campionato.

Il primo storico punto dell’Atalanta, che ha fatto sudare Pep Guardiola

Dopo tre sconfitte, di diversa fattura ma tutte pesanti, è arrivata la prima (mezza) gioia per la Dea in Champions League. Nel palcoscenico dei sogni (il Meazza), contro la squadra più quotata del girone (il Manchester City, tra le candidate alla vittoria finale), c’è anche un pizzico di rammarico per gli ultimi minuti. Un primo tempo ad incassare colpi, una ripresa a sferrare pugni: l’Atalanta non ha perso la sua identità ed è andata vicina al colpaccio, dopo l’espulsione di Bravo e con Walker improvvisato portiere. Il primo storico punto che potevano essere zero ma che alla fine, con un tiro in porta preciso, si potevano trasformare in tre: ma è la prova d’orgoglio ed il fatto di aver fermato la corazzata di Pep Guardiola hanno prevalso e adesso la rincorsa a (quantomeno) la qualificazione in Europa League non è più un’utopia.

Ultimo minuto amaro per Roma e Lazio in Europa League: la qualificazione si complica

Minuto 95 fatale per le romane in Europa League, uscite entrambe sconfitte con enorme rammarico. Ma se per la Roma non tutto è perduto, per la Lazio la corsa ai sedicesimi è pesantemente compromessa. Acerbi alla vigilia aveva detto “come una finale”, a rimarcare l’importanza di una partita da vincere. Purtroppo una Lazio sciupona e sciagurata, a 50 secondi dalla fine col gol di Ntcham ha perso non solo la partita ma anche un pezzo enorme di qualificazione. Sciupona, perché ha sprecato nel corso della partita davvero molte occasioni per raddoppiare dopo la rete del solito Immobile al 7′. Sciagurata, perché due topiche difensive (Milinkovic-Savic per il pareggio di Forrest, Berisha per il gol-vittoria) hanno regalato due occasioni che il Celtic ha sfruttato cinicamente. La squadra di Inzaghi ha ora un piede e mezzo fuori dall’Europa League: deve vincere le sfide con Rennes e Cluj e deve sperare in combinazioni favorevoli.

Come detto, la situazione per la Roma è migliore, ma la sconfitta rimediata in extremis al Borussia Park è ugualmente bruciante. Nel segno di Federico Fazio, che prima ha causato l’autogol poi si è riscattato siglando il pareggio, una Roma ingolfata nel primo tempo ma molto più convincente nella ripresa non meritava la sconfitta. Per gol subiti all’ultimo minuto i giallorossi nelle due partite con i tedeschi hanno raggranellato 1 punto anziché 4. Ora la Roma è seconda a pari punti proprio col Moechengladbach (ma terza per gli scontri diretti) e dovrà sudarsi la qualificazione più che con il Wolfsberger, in Turchia contro il Basaksehir: non sarà affatto una passeggiata di salute.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Twitter Page

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Le candidature di Roma e Cagliari, la vergogna di Verona: l’analisi dell’11° di Serie A

In una giornata piena di scontri diretti, tanti responsi per la parte alta della classifica: sale la Lazio, scendono Napoli e Atalanta.

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Giornata fondamentale per le ambizioni di molte squadre di Serie A, ed alcuni risultati sono stati molto indicativi, con candidature a sorpresa e crisi che sono ufficialmente avviate.

La settimana da incorniciare di Roma, Cagliari e Lazio

9 punti in 7 giorni per le romane, 7 per il Cagliari che però ha vinto lo “scontro diretto per i sogni” di Bergamo. Squadre che sulla carta dovevano essere dietro alle favorite si ritrovano a lottare per la Champions (Roma terza a 22, Lazio e Cagliari quarte a 21 con l’Atalanta). Se la Roma e la Lazio possono sorprendere fino ad un certo punto, per il Cagliari di Maran si tratta di un vero e proprio exploit.

La vittoria di sabato della Roma contro il Napoli è frutto di un gruppo che ha saputo far fronte alle molteplici assenze, di un allenatore che sta conquistando l’Italia e di giocatori trovati e ritrovati, come Mancini mediano, Pastore e Zaniolo. Per la Lazio di Inzaghi una vittoria storica (non vinceva in trasferta contro il Milan in Serie A dal 1989) sintomo di una crescita in alcuni uomini chiave. Se Ciro Immobile, al suo 100° gol con la maglia biancoceleste, è l’uomo più in forma del campionato, le prestazioni di Luis Alberto, Lazzari e del match winner di San Siro Correa sono la marcia in più per una squadra che senza cali di tensione mostra un livello di gioco altissimo.

Discorso a parte merita il Cagliari. Visto il calciomercato (e l’arrivo di Olsen, Rog, Nainggolan e Simeone su tutti) si pensava ai sardi come una squadra che potesse salvarsi agevolmente guardando con interesse alla parte sinistra della classifica. Ma la squadra di Maran sta andando oltre ogni aspettativa, con 9 risultati utili consecutivi (dopo le prime due partite non ha più perso) e prestazioni di grande livello con big come Roma e Inter più la vittoria al San Paolo. Ma con la vittoria al Gewiss Stadium contro l’Atalanta i sardi possono spiccare il volo ed essere in zona Champions dopo quasi un terzo di campionato. Dove arriveranno i rossoblu?

Inter e Juve faticano ma non sbagliano: sono già in mini-fuga

Il +6 sulla Roma terza non è ancora un margine netto, ma i rallentamenti recenti di Napoli e Atalanta hanno permesso a Inter e Juventus di prendere il largo in classifica. Il motivo è semplice: le grandissime squadre sanno soffrire e alla fine, quasi sempre, vincono. L’Inter incerottata di Bologna ne è un esempio: sotto nel punteggio fino ad un quarto d’ora dalla fine non ha perso la calma, e grazie ancora una volta alla coppia gol Lautaro-Lukaku è riuscita a spuntarla: il primo come lottatore ed ispiratore del primo gol, il secondo come infallibile goleador (lo straniero con l’impatto più forte nel campionato italiano nel terzo millennio). Una vittoria in stile Conte, ma con qualcosa in più che al momento può sopperire ad alcune assenze pesanti.

Anche la Juventus fatica oltremodo nel Derby della Mole, contro un Torino in crisi di risultati che ha fatto una partita coraggiosa fino al gol di De Ligt. La rete in girata su assist di Higuain può essere l’episodio della svolta per la prima stagione italiana dell’olandese, ancora troppo incerto nella sua area (soprattutto con il vizietto di allargare le braccia). Dopo la vittoria all’ultimo respiro contro il Genoa, ancora tre punti sofferti per Sarri, che sembra far salire l’intensità della sua squadra solo contro avversari di rango.

Le crisi diverse di Napoli, Milan e Torino

È l’argomento più caldo: il Napoli, autore della partenza di campionato peggiore degli ultimi anni, non riesce (quanto meno in Italia) ad innestare le marce che già conosce bene. Per Ancelotti, che ha ottenuto due punti nelle ultime tre partite, un enigma da risolvere al più presto: la zona scudetto è già lontana 10 punti, la zona Champions 4. E non è il più facile dei rebus, visto che il problema non sembra essere la sterilità offensiva. La coppia Manolas-Koulibaly sta deludendo le attese ed il centrocampo azzurro, senza Allan, perde di mordente.

Per il Milan di Pioli ancora una battuta d’arresto, ed il calendario parla chiaro, con Napoli e Juventus all’orizzonte che potrebbero far scivolare ancora più indietro in classifica il Diavolo. Crisi di risultati alternata ad un gioco che giustamente non può arrivare da un giorno all’altro col nuovo allenatore. Mentre per il Torino si tratta di un Mazzarri in bilico: anche qui, visto il Derby coraggioso dei granata, si tratta di una questione di risultati – 2 punti nelle ultime 5 giornate – ma dopo il gol di De Ligt la squadra ha mostrato tutte le sue debolezze mentali. Urge un cambio di rotta: la 14° posizione in classifica non lascia tranquilli, viste anche le ambizioni di fine agosto.

Ci piace e Non Ci Piace: Luca Gotti e tutto l’Hellas Verona

Dopo 11 gol presi in due partite, l’esonero di Tudor e la difficile trasferta a Genova contro una rivale diretta, l’Udinese sbanca Marassi e ritrova tranquillità. Grazie a Luca Gotti, il “mister per un giorno” vincitore del premio umiltà di questa giornata: 

“Io resto e rimango un collaboratore. Sono contento della vittoria, ma è tutto merito dei ragazzi e del gruppo. Spero di essere utile al club come vice”

Luca Gotti dopo Genoa-Udinese

Invece per quanto riguarda gli aspetti negativi si potrebbe fare un articolo a parte. A metà dei secondi tempi di Roma-Napoli e Verona-Brescia l’arbitro è stato costretto a fermare la partita per cori di discriminazione territoriale da un lato e ululati razzisti dall’altro. La prima sensazione è quella che una festa, come dev’essere una partita di calcio, non può essere fermata per dei “tifosi” che vanno oltre il semplice sfottò andando a calpestare la dignità di persone che non sono colpevoli di essere meridionali o di colore. 

Ma ancora più grave è stato il post partita del Bentegodi, con l’allenatore ed il presidente dell’Hellas che hanno smentito l’esistenza di cori razzisti verso Balotelli, mentre un video amatoriale ripreso proprio dalla curva gialloblu mostra il contrario. 

Gli insulti razzisti mi fanno schifo, prendo continuamente dello zingaro di m***a. Ma oggi non c’era nulla di nulla. Non pochi, neanche uno. Dire che Balotelli ha ricevuto  insulti razzisti è una bugia. Il clima in Italia va verso quello, dai colpa allo straniero che è più semplice.

Ivan Juric dopo Verona-Brescia

Ci sono stati esempi recenti di società, intransigenti quando si parla di razzismo, che in prima persona vanno contro alcuni propri sostenitori. Così facendo, tifosi e società dell’Hellas Verona hanno toccato un punto davvero basso.

Photo Credits: Cagliari Calcio Official Facebook Page

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Sport

Tennis, Berrettini al Masters, ora allontanate le telecamere

Troppi potenziali campioni sono stati rovinati da distrazioni mediatiche. Ma la speranza è che l’impresa del 23enne romano non sia che un punto di partenza

Mirko Ciminiello

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Photo credit: https://www.ubitennis.com/blog/2019/11/01/speedy-berrettini-irrompe-nella-storia-del-tennis-italiano/

Passata la sbornia dei media che si accorgono di certi sport solo se emergono motivi campanilistici, è venuto il momento di decantare le lodi di Matteo Berrettini. Un nome che fino a qualche settimana fa poteva infiammare al massimo i cuori degli addetti ai lavori e degli appassionati, ma che si è prepotentemente preso le luci della ribalta nel momento in cui ha ottenuto un risultato che finora era stato conseguito solo da altri due tennisti italiani – anche se sarebbe più corretto parlare di mostri sacri: Adriano Panatta, nel 1975, e Corrado Barazzutti, nel 1978.

Si tratta della partecipazione al Masters di fine anno – o, per essere più precisi, alle ATP Finals -, il torneo più importante della stagione dopo le quattro prove del Grande Slam, che attualmente si disputa a Londra (ma dal 2021 si giocherà a Torino) ed è riservato ai primi otto atleti delle classifiche mondiali. Quest’anno, degli otto Maestri farà parte anche il 23enne romano, che in stagione vanta tra l’altro la semifinale agli U.S. Open: il che, en passant, la dice lunga sulla competenza di certuni, visto che il risultato di Flushing Meadows è decisamente più prestigioso del pur importante traguardo appena raggiunto.

Traguardo che, si badi, non è un exploit isolato (tipo, per capirci, la semifinale di Marco Cecchinato al Roland Garros 2018), bensì il culmine di un percorso di crescita che – si spera – potrà regalare altre soddisfazioni all’Italia intera: che peraltro può contare, per il futuro, su un vivaio tennistico che forse non è mai stato così florido.

Se infatti in rampa di lancio ci sono Giulio Zeppieri e Lorenzo Musetti (quest’anno campione agli Australian Open Juniores a soli 16 anni), il grande salto lo sta già compiendo Jannik Sinner, il più giovane italiano della storia a essere entrato in Top 100 e ad aver vinto un torneo Challenger, e uno degli undici tennisti al mondo ad averne vinti almeno due prima di compiere i 18 anni: come un certo Rafael Nadal e più del GOAT (Greatest Of All Time) Roger Federer, mentre a quota tre ci sono Novak Djokovic, Juan Martín Del Potro e l’altro giovanissimo Félix Auger-Aliassime – cinque titoli li ha invece in bacheca il recordman Richard Gasquet.

Il nostro movimento tennistico scoppia quindi di salute (finalmente), e la speranza è che non sia l’improvvisa attenzione mediatica a rovinare le carriere dei potenziali campioni sopracitati. Abbiamo infatti fin troppi esempi di atleti che hanno gettato alle ortiche il proprio talento, sacrificandolo sull’altare della televisione e della facile – ma effimera – popolarità: tipo, nella scherma, Aldo Montano che, pur essendo stato Campione olimpico, mondiale ed europeo nella sciabola, avrebbe potuto vincere molto di più senza le distrazioni del piccolo schermo.

Guarda caso, proprio Berrettini, il giorno dopo la matematica qualificazione al Masters (arrivata grazie alla sconfitta del rivale Gaël Monfils nei quarti di finale a Parigi-Bercy), è stato puntualmente raggiunto dalle telecamere di RaiSport.

«Non potevo mai immaginare di arrivare a Londra» ha confessato l’azzurro, «poi sono successe un po’ di cose pazzesche e mi sono catapultato in questa situazione. Ho provato con tutte le mie forze a raggiungere l’obiettivo delle Finals e ora sono qui a vivere il mio sogno».

Realismo, quindi, ma anche consapevolezza dei propri mezzi e tanta voglia di non recitare un ruolo di semplice comparsa. Difficile, perché probabilmente è ancora troppo eccessivo il divario con dei grandissimi come l’attuale numero uno al mondo Nadal, il suo immediato predecessore Djokovic, e Sua Maestà Federer; ma anche con il campione uscente Alexander Zverev, con Daniil Medvedev (il giocatore che vanta più vittorie nel 2019), con Stefanos Tsitsipas (il più giovane tra i primi dieci al mondo) e con Dominic Thiem, che poco più di una settimana fa ha battuto proprio l’azzurro nel torneo casalingo di Vienna.

In ogni caso, a prescindere dall’esito del Masters quella di Berrettini resta senza dubbio un’impresa, e forse non è un caso che Panatta (ultimo tennista italico a vincere un Major, nel 1976 a Parigi) lo abbia indicato come proprio erede. «Se recupera energie prima di Londra, stacca con il tennis per un paio di giorni e si presenta a Londra senza nulla pretendere, farà bella figura» ha profetizzato il mitico Adriano.

Intanto Berrettini ha già raggiunto l’ottava posizione in classifica, suo best ranking, nell’anno in cui anche Fabio Fognini, grazie soprattutto al trionfo nel Master 1000 di Montecarlo, ha sfondato il muro della Top 10. Sono il terzo e il quarto italiano della storia a riuscirci, e quella di Berrettini è la terza miglior posizione per un tennista italiano (sempre dietro Panatta e Barazzutti) da quando, nel 1973, venne introdotto l’attuale sistema computerizzato.

La speranza è che si tratti di un punto di partenza, e non di arrivo. E allora ci sarà da divertirsi. Per il momento, semplicemente, forza Matteo!

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Sport

Spettacolo all’Olimpico, la Roma batte il Napoli 2-1

Bellissimo il Derby del Sud, che regala anche due rigori, tre legni e un espulso. Zaniolo e Veretout decisivi, al Napoli non basta Milik

Mirko Ciminiello

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Foto presa dal sito dell'AS Roma

Dopo oltre tre anni e mezzo, la Roma è tornata a espugnare l’Olimpico contro il Napoli. Può sembrare paradossale, ma i partenopei venivano da tre vittorie consecutive in casa dei giallorossi, il cui ruolino di marcia nei Derby del Sud è nettamente migliore al San Paolo. Le statistiche, che comunque contano fino a un certo punto, sono state ribaltate al termine di un match spettacolare, che i capitolini hanno dominato per larghi tratti ma che per ben due volte hanno rischiato di vedersi sfuggire di mano.

Fonseca, anche a causa dell’emergenza infortuni, sceglie ancora Mancini centrale di centrocampo e Pastore trequartista, mentre il posto dello squalificato Fazio viene preso dal giovane Çetin. Azzurri con Ancelotti in panchina – non però Carlo, la cui squalifica era stata confermata dalla Corte d’Appello Federale, bensì il figlio e vice-allenatore Davide, che ripropone l’ex Manolas a fianco dell’intoccabile Koulibaly e sostituisce l’infortunato Allan con Zielinski.

I partenopei, troppo timidi in avvio, vengono puniti al 19’ da un sempre più decisivo Nicolò Zaniolo, al quarto gol consecutivo (Europa League compresa), a segno stavolta con un missile mancino sotto la traversa. Il Napoli accusa il colpo, e i padroni di casa rischiano di dilagare con una rasoiata di Kolarov deviata in angolo da Meret e, soprattutto, grazie a un rigore concesso con l’ausilio del Var per un fallo di mano di Callejon: dal dischetto va lo stesso terzino serbo, ma il portiere ex Spal si supera ipnotizzandolo al 26’.

Potrebbe essere uno sliding door, con la Roma che subisce il contraccolpo psicologico e gli Azzurri che prendono coraggio: Di Lorenzo vede il suo colpo di testa a botta sicura salvato sulla linea da Smalling, mentre Milik e Zielinski colpiscono traversa e palo nella stessa azione al 41’. La Maggica però tiene botta, e arriva in vantaggio a un intervallo che serve soprattutto a resettare la seconda parte della prima frazione di gioco.

Nel secondo tempo è tutta un’altra musica, o meglio l’orchestra riprende a suonare come a inizio partita. Al 55’ l’arbitro Rocchi assegna un secondo rigore ai giallorossi per un fallo di mano nettissimo di Mario Rui su cross di un rinato Pastore: stavolta dagli undici metri si presenta Jordan Veretout che non sbaglia – anche se Meret aveva intuito nuovamente.

Il raddoppio mette le ali ai piedi dei capitolini, che al 59’ colpiscono una clamorosa traversa con Kluivert al termine di un’azione da manuale del calcio, molto simile a quella che a Udine aveva portato al gol lo stesso olandese.

I partenopei non riescono a scuotersi, ma al 68’ Rocchi diventa protagonista inventandosi la sospensione dell’incontro per presunti cori di discriminazione territoriale. La pausa, di circa due minuti, spezza il ritmo ai giallorossi e, al 72’, Arkadiusz Milik approfitta di un bello spunto del neo-entrato Lozano e di una fatale indecisione di Çetin per battere Pau Lopez e riaprire la partita.

Diventa quindi più questione di nervi, anche se non mancano le occasioni. Džeko segna su azione d’angolo, ma la rete viene annullata per un fuorigioco evidente. Dall’altra parte, è Zielinski a spaventare il pubblico di casa con un destro largo di un soffio.

Per le emozioni più forti, però, bisogna aspettare la fine dei 6 minuti di recupero. Çetin commette un’altra grave ingenuità, atterrando Llorente al limite dell’area di rigore: rosso diretto per il turco e occasione d’oro per Milik, il cui calcio di punizione viene però deviato dalla foltissima barriera.

È l’ultimo brivido, il triplice fischio di Rocchi fa esplodere l’Olimpico e dà il via alla festa della Roma, provvisoriamente terza in attesa che scenda in campo l’Atalanta. Per il Napoli un altro passo falso che dovrà essere assorbito in fretta: martedì c’è infatti il Salisburgo in Champions League, e una vittoria potrebbe risultare decisiva per il passaggio del turno.

I giallorossi sono invece attesi dalla trasferta tedesca di EL contro il Borussia Mönchengladbach, con l’obiettivo riscatto dopo la beffa dell’andata, in cui i teutonici hanno pareggiato grazie a un rigore inesistente. La classifica europea è meno brillante, ma l’umore dei capitolini è altissimo dopo la terza vittoria consecutiva in campionato.

A tutte le nostre portacolori, un sincero in bocca al lupo per la tre-giorni continentale!

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Mentre le big rallentano, l’Atalanta fa la voce grossa: tutti i temi della nona di Serie A

Le vittorie delle romane, la Samp sempre più giù, il Genoa che risale: emozioni e sorprese in questo turno

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Con la Lazio corsara a Firenze in serata, si chiude questo nono turno (per fortuna, senza monday night). Dopo aver corso in tutta questa prima parte di stagione, le grandi rallentano per la gioia delle piccole, e nel frattempo una piccola ormai è diventata una grande a tutti gli effetti, che mentre gioca in Champions è terza in campionato. Andiamo a vedere tutto nel dettaglio.

Pari per Juve, Inter e Napoli: la Champions lascia scorie?

Merito di Lecce, Parma e Spal certo, ma le tre big di questo campionato hanno faticato più del previsto. La Juventus in Salento non ha mostrato lo smalto dei giorni migliori, ma deve questo pareggio agli errori sotto porta (come quello clamoroso di Bernardeschi a porta spalancata), considerando anche statistiche come 71% di possesso palla, 25 tiri e 14 corner. Oltre al cinismo ci sono alcuni dettagli da aggiustare per Sarri,  come per esempio l’ennesimo mani di De Ligt in area.

Tre ore dopo l’1-1 di Lecce, l’Inter non ne approfitta per tornare in testa alla classifica. Un po’ a corto di uomini e di fiato, i nerazzurri si fanno rimontare dal Parma con degli errori difensivi e di disimpegno mai visti quest’anno, e trovano il pareggio solo con il gol di Lukaku, oggetto di contestazione per il presunto fuorigioco dell’assistman Candreva. Conte a fine partita ha chiesto rinforzi: forse le energie spese per la Champions cominciano a farsi sentire.

Sensazione simile anche per il pari del Napoli, domenica pomeriggio a Ferrara, al cospetto di una coriacea Spal. Anche qui qualche occasione di troppo sciupata, come le conclusioni di Fabian Ruiz: per Ancelotti sono due punti che potevano essere recuperati alla coppia di testa.

La devastante Dea del Gasp, in Italia oramai una big

Sembrava un pomeriggio difficile, con il gol di Okaka al 12′ su errore da circoletto rosso di Kjaer, ma per l’Atalanta è stata una passeggiata di salute. Da 0-1 a 7-1, con prestazioni stellari su tutti i fronti: la quantità di Castagne in mezzo al campo, Gomez tornato a fare il rifinitore eccellente, Ilicic e Muriel letali sotto porta; il tutto senza Zapata davanti. La Dea diverte e fa divertire la nuova curva nord del Gewiss Stadium, dimenticando il pokerissimo rimediato all’Etihad di Manchester. Se in Europa stenta ancora, in Italia l’Atalanta fa il bello e il cattivo tempo, e approfittando del rallentamento generale e si porta a sole tre lunghezze dalla Juventus capolista. Provinciale a chi?

La risposta delle romane, il rammarico di Milan e Fiorentina

I posticipi domenicali restituiscono il contraccolpo opposto tra Europa e Italia per le romane, che così come l’Atalanta, in campionato rispondono presente. Per la Roma, nella sfida tra chi doveva entrare ufficialmente in crisi, è stata una vittoria a fatica, che toglie i 4 pareggi di fila ma che lascia ancora qualche ombra. Contro un Milan troppo disattento, in fase d’impostazione così come sulle palle inattive, la squadra di Fonseca è ancora ad ampi tratti lenta e imprecisa, ma ci sono giocatori che fanno la differenza, come Dzeko e Zaniolo, che i rossoneri non hanno. Per Pioli un passo indietro rispetto alla sfida con il Lecce ed un calendario prossimo che in questo senso non aiuta.

Vittoria preziosa anche per la Lazio, dopo il ko di Glasgow. Stavolta, passata in vantaggio con Correa, non si è fatta ribaltare, e dopo il pareggio di Chiesa ha cercato con più insistenza la vittoria, arrivata all’89’ ancora con Ciro Immobile (10° gol nelle prime 9 di campionato). Stavolta Inzaghi ha azzeccato la mossa di inserire Lukaku, che non giocava da gennaio, autore dell’assist vincente. La Viola recrimina per il fallo di quest’ultimo ad inizio azione, ma deve fermarsi dopo 6 risultati utili consecutivi.

Ci Piace e Non Ci Piace: Thiago Motta e Franck Ribéry

Esordio da sogno per il neoallenatore del Genoa Thiago Motta. Al netto della vittoria scacciacrisi contro il Brescia con una prestazione positiva, chi non vorrebbe inserire tre giocatori dalla panchina e vederli segnare tutti e tre? Adesso il Grifone ha messo nella provvisoria zona retrocessione il Brescia, e potrebbe essere proprio Corini il prossimo allenatore a rischio esonero.

Passando alla nota dolente, evitiamo di parlare dell’Udinese (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa) e della Sampdoria (sempre più ultima), ma ci concentriamo su uno degli uomini copertina di questo campionato, Franck Ribéry. Incensato per le sue prestazioni (tanto da essere stato nominato dalla Lega “giocatore del mese” di settembre), ieri al fischio finale di Fiorentina-Lazio è andato a muso duro contro l’assistente di Guida, il signor Passeri, spintonandolo due volte. Parola al Giudice Sportivo per una probabile squalifica, ma gesti così sono inqualificabili, soprattutto per un campione come lui.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Facebook Page

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Il parziale riscatto delle italiane in Europa

Tra Champions ed Europa League un turno mediamente positivo, con Inter, Juve e Napoli che sorridono, e Lazio, Atalanta e Roma che masticano amaro

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Va in archivio il terzo turno di coppe europee: il bilancio, il migliore finora, parla di 3 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte. Andiamo a vedere nel dettaglio chi può essere soddisfatto e chi meno.

Le fondamentali vittorie di Inter e Napoli: ottavi e primo posto possibili

Erano le sfide più importanti in ottica qualificazione, e non le hanno fallite. Inter e Napoli vincono rispettivamente contro Borussia Dortmund e Salisburgo e sono ora più che mai in lizza per gli ottavi (i nerazzurri) e il primo posto del girone (i partenopei).

Per la squadra di Conte, dopo aver conquistato solo un punto in due partite, si trattava di una sorta di spareggio per continuare a sperare nella qualificazione. Ci si chiedeva quale fosse la versione europea dell’Inter, se quella contratta vista con lo Slavia, o quella garibaldina del Camp Nou. E mai risposta è stata più forte, con una prestazione coraggiosa che, non senza qualche brivido, ha permesso alla Beneamata di raggiungere i neroverdi a quota 4 nel girone: merito sopratutto di Martinez (anche se pesa il rigore sbagliato sul finale) e Handanovic, autore di due interventi provvidenziali.

Vince e convince anche il Napoli, nella delicata trasferta di Salisburgo. Nel segno di Dries Mertens, che in una serata ha prima raggiunto e poi superato Maradona per gol con la maglia azzurra (a quota 115), anche qui non è passata inosservata la prestazione del portiere, Alex Meret, che sta crescendo partita dopo partita dopo una prima stagione di ambientamento. Agli austriaci non è bastato il baby-fenomeno Haaland, autore di un’altra doppietta (a 19 anni capocannoniere della Champions). Alla Red Bull Arena, dove il Salisburgo non perdeva da 70 partite, la squadra di Ancelotti ha archiviato una preziosa vittoria che ne consolida il primo posto, con un uomo ritrovato: Lorenzo Insigne, entrato e subito decisivo, che dopo il gol-vittoria è andato subito ad abbracciare il suo allenatore. Anche queste sono notizie positive per il prosieguo della campagna europea.

Brividi per la Juve, ma con un Dybala così…

Doveva essere sulla carta la partita più facile del girone, ma una Juventus ingolfata ha dovuto sudare oltremodo per battere la Lokomotiv Mosca all’Allianz Stadium. Come spesso succede in queste occasioni, sono i campioni che levano le castagne dal fuoco. Ed in questa categoria di giocatori non c’è solo CR7, ma anche un argentino che è tornato ad essere importantissimo alla causa bianconera, ovvero Paulo Dybala. Dopo 77 minuti di tensione, in 120 secondi due grandi giocate hanno ribaltato la situazione, e così Sarri mantiene la testa del girone in coabitazione con l’Atletico Madrid.

Atalanta, la campagna europea continua a creare incubi

Premessa: la missione per la Dea era in partenza complicata. Ma dopo l’illusione del rigore di Malinovski, la banda Guardiola si è scatenata come temuto e da lì in poi non c’è stata partita. Al netto del risultato, alcuni numeri sono pesanti: 0 punti, 3 sconfitte, 11 gol subiti. Mai un’italiana ha esordito così male in Champions. È riduttivo dire “è tutta esperienza”: Gasperini dovrà analizzare attentamente la partita dell’Etihad per poter giocarsi al meglio il ritorno a San Siro e tenere viva la speranza della qualificazione.

Roma e Lazio: in EU rimpianti e proteste

Per motivi differenti, le romane escono sconfortate dal giovedì di Europa League. Per una Roma che continua l’emergenza infortuni – a tal punto che Fonseca è stato costretto ad impiegare Mancini come mediano – si era messa bene nel diluvio dell’Olimpico, con il sontuoso colpo di testa di Zaniolo alla mezz’ora del primo tempo. Nonostante un Borussia Moechengladbach più propositivo e pericoloso, i giallorossi stavano per chiudere positivamente la sfida, ma l’errore di Florenzi a campo aperto ed il rigore inesistente fischiato da Collum al 92′ ha condannato la Roma ad un altro pareggio, il quarto di fila tra campionato e coppa. A nulla sono valse le proteste di tutta la panchina: la Roma rimane sì in testa al proprio girone, ma con un margine rispetto alle rivali che poteva essere più ampio.

Discorso leggermente diverso per la Lazio, che dopo la partita del Celtic Park vede in serio pericolo la qualificazione ai sedicesimi. Così come in Romania, anche a Glasgow un 2-1 subito in rimonta ha condannato Inzaghi, ma stavolta i rimpianti sono molti, vista la prestazione meritevole dei biancocelesti. Spesso in questo tipo di partite, fanno la differenza gli episodi, e diversi di questi sono andati contro: dal colpo di testa di Julien al minuto 88 (lasciato tuttavia colpevolmente solo in area da corner), alla splendida demi-volée di Cataldi con super parata di Forster a 15 secondi dal termine. Per la Lazio, ferma a quota 3, sarà necessario battere gli scozzesi all’Olimpico per potersi rimettere in carreggiata.

Photo Credits: Official SSC Napoli (Twitter Page)

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Le big accelerano, la Roma incerottata, il Cagliari quinto: tutto sull’ottava di Serie A

In attesa di Brescia-Fiorentina, tutto il meglio del campionato appena ripreso, con Juve e Inter che vincono non senza brividi e il Milan di Pioli convalescente

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Dopo la seconda sosta per le nazionali e prima del turno di coppe europee, la Serie A riparte con partite scoppiettanti, bomber sugli scudi e alcuni episodi al limite dell’inverosimile. Andiamo a riverede tutto nel dettaglio.

Juve e Inter avanti col brivido, Napoli ok

In testa le big non sbagliano e proseguono nella loro marcia, ma non è stato così facile. Ne sa qualcosa la Juventus che, in casa col Bologna, deve ringraziare i riflessi del 41enne Buffon, che al 92′ vola ad una mano sulla  rovesciata di Santander come 13 anni fa a Berlino sull’incornata di Zidane. I coriacei gialloblu di Mihajlovic (presente in panchina per buona parte del match) hanno pareggiato subito il vantaggio iniziale di CR7 ed hanno provato a tenere testa alla squadra di Sarri che, complice poca cattiveria sotto porta, non ha chiuso la partita in anticipo. Testa della classifica mantenuta con San Gigi: ad averne secondi portieri così…

Anche l’Inter, nell’anticipo della domenica, ottiene una sporca ma meritata vittoria a Reggio Emilia. Contro una della sue bestie nere ha funzionato al meglio la coppia del gol Lautaro-Lukaku, con una doppietta ciascuno (El Toro è in stato di grazia, mentre è tornato a segnare dopo un mese). Ma anche qui un Sassuolo mai domo, con Berardi trascinatore, ha tenuto la partita in bilico fino alla fine, con gli ultimi 10 minuti pieni di pathos. Risultato, un 3-4 scoppiettante che ha fatto infuriare Conte sì, ma che esce da una delle trasferte più insidiose comunque con il bottino pieno.

Invece il Napoli dimostra di aver approfittato della sosta per riassestarsi, e la vittoria col Verona permette ad Ancelotti di tenere il quarto posto ed avvicinare l’Atalanta. Per il tecnico emiliano note positive sia in termini generali ma anche e soprattutto per aver ritrovato Arkadiusz Milik, match-winner sabato pomeriggio. Dopo aver passato queste prime partite come sesto attaccante, il polacco si è sbloccato in zona gol, con due reti da attaccante puro, e adesso scalpita per un posto da titolare anche in Champions League. Nota a margine le tre parate in 5 secondi di Alex Meret, un giocatore che in questa stagione sta crescendo esponenzialmente.

Lazio e Atalanta genio e sregolatezza, Roma avanti zoppicando, cura Pioli in atto

90 minuti di calcio champagne, in una partita prima chiusa poi improvvisamente riaperta, con gol, colpi di scena e anche un pizzico di polemica: sabato pomeriggio, tra Lazio e Atalanta, non è mancato nulla. Merito di due delle più belle squadre italiane, di giocate come quelle di Correa per il 2-3 e campioni come Muriel (che non fa pesare l’assenza di Zapata), Gomez (che sta tornando più goleador e meno assistman) e Immobile (bravo e astuto per i rigori che hanno risollevato i biancocelesti). Né vincitori né vini alla fine, ma le due si candidano ancora di più ad un ruolo di assolute protagoniste, sperando di migliorare in campo europeo.

Chi invece fatica è la Roma, che a Marassi conquista un punto con la nuova Sampdoria dell’ex Claudio Ranieri. Ma al netto del pari contro l’ultima in classifica, rasentano il tragicomico gli ulteriori due infortuni, occorsi nel primo tempo a Cristante e Kalinic: siamo a quota 15 per i giallorossi. In più l’espulsione di Kluivert, oltre a far boccheggiare la squadra di Fonseca (assente in panchina per la squalifica) negli ultimi minuti, causa un’ulteriore assenza in vista della sfida con il Milan di domenica prossima.

Ed è un Milan quantomeno rivitalizzato quello proposto nel posticipo di ieri sera da Stefano Pioli, alla sua prima uscita con i rossoneri dopo l’esonero di Giampaolo. Sette nitide occasioni nel primo tempo, di cui una sola sfruttata da un Cahlanoglu stellare, non sono bastate per battere un Lecce molto concreto. Infatti, dopo il rigore di Babacar ed il primo gol su azione di Piatek, ci ha pensato l’eroe per un giorno Marco Calderoni con un tiro da fuori al 92′ a fissare il punteggio sul 2-2. Ma ci sono forti segni di vita da parte dei rossoneri, che recriminano per le opportunità sciupate da Leao.

Cagliari avanti tutta, crisi Torino, capolinea Andreazzoli

La sorpresa del momento è però il Cagliari, che batte 2-0 la Spal ed è al quinto posto solitario: sono 6 le partite senza sconfitte per la banda Maran. Con un Nainggolan in versione deluxe (missile balistico da cineteca per il gol del vantaggio) i sardi vanno a mille e possono presentare una seria candidatura quantomeno per la parte sinistra della classifica.

Chi doveva essere in grado di navigare in quelle zone era il Toro, che con la sconfitta ad Udine ha aperto una mini-crisi: 4 punti in 5 partite suonano come un forte campanello d’allarme per Mazzarri. Ma chi se la passa ancora peggio è il Genoa, sprofondato a Parma (5-1) e con Andreazzoli alla porta per essere esonerato: l’ulteriore fiducia concessagli durante la pausa non è bastata.

Bomber di razza alla riscossa, con una sorpresa

Muriel, Immobile, Milik, Lautaro Martinez e Lukaku. Sono 5 le doppiette messe a segno in questa giornata. Ma se spiccano i 9 gol stagionali dell’attaccante della Lazio, e le prestazioni a tutto tondo del colombiano e dell’argentino. La scena della domenica se l’è presa Andreas Cornelius, autore della tripletta che ha strapazzato il Genoa: l’attaccante danese è stato il protagonista inaspettato, vistoche è dovuto entrare in campo per sotituire l’infortunato Inglese ed ha segnato tre gol. Nella storia della Serie A solo altri tre giocatori, da subentrati ha fatto una tripletta: Anastasi nel ’75, Boateng nel 2011 e Ilicic l’anno scorso. Per Cornelius, dopo 4 gol nelle prime 28 presenza in Italia, la svolta con 3 reti in 11 minuti.

Ci Piace e Non Ci Piace: ancora il problema razzismo, ma forse c’è una soluzione

Tutti e due gli episodi in Sampdoria-Roma, sponda giallorossa. In quella che sembra essere diventata una stupida moda, i tifosi ospiti hanno fatto cori razzisti nei confronti del blucerchiato Vieira. La società, resasi conto del brutto gesto, ha preso le difese del centrocampista avversario, dichiarando pugno duro verso i responsabili. Seguendo la tendenza che ha visto il Pescara esporsi pubblicamente verso tifosi propri, l’augurio è quello di aver trovato un fronte compatto pronto per debellare una piaga che affligge i nostri stadi e che, anzi sta tornando sempre più forte.

Photo Credits: Parma Calcio 1913

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Troppo forte per tutti questa Juventus. Pure per Conte

La Juve sbanca San Siro col solito sicario: Gonzalo Higuain. Non basta Conte all’Inter cinese.

Francesco Di Pisa

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Derby d’Italia alla Juventus. La musica non cambia nemmeno quest’anno, le mille e una aspettative sui seggiolini della San Siro nerazzurra con la speranza in braccio e il fiato sospeso, settancinquemila spettatori per sei milioni e mezzo di Euro d’incasso record e se non bastasse, l’ex bianconero Conte a parti invertite, seduto proprio sulla panchina dell’Internazionale.

Ha vinto la squadra che ha saputo far rotolare la palla sul prato meglio dell’altra, giocando al football, col pressing asfissiante sino quasi alla linea di porta di Handanovic, che ha colpito con precisione meticolosa ai fianchi di un’Inter lontana (per buona parte del match) dal bel gioco libero, spensierato e spumeggiante di Barcellona, anche a causa di un Sensi che esce dopo mezz’ora per infortunio muscolare. Il piccolo magico albero, come è stato soprannominato il folletto nerazzurro, si presenta ormai come la vera luce d’ispirazione del gioco di Conte. Esce lui, svanisce ogni magia dalla lampada di Conte Aladino.

Per l’Inter due sconfitte su due, una dietro l’altra, con l’identico punteggio, durante le due ultime, Champions e Campionato, le più importanti sino ad ora. Un campanello d’allarme per i nerazzurri. Chissà cos’avrà pensato Icardi a vedere in TV la sua quasi ex squadra. Per davvero Maurito avrebbe sfigurato al posto di uno come Lukaku? Il belga appare ancora troppo pesante per far decollare i sogni dell’Inter, ieri sera è stato solo Lautaro Martinez a scuotere la difesa della Juventus. Una Juventus da par suo che, partita favorita, se non altro per gli otto scudetti consecutivi che le riempiono il pancione di per sè ancora incredibilmente affamato, sino a ieri due punti dietro l’Inter, ora scavalca l’acerrimo nemico di sempre affacciandosi con la tranquillità dei forti al primo posto, in vetta alla classifica – solitaria. Sarri si trova in mano un patrimonio di due squadre, a Torino esiste solo l’imbarazzo della scelta se esce un Dybala qualunque ed entra un Higuain. Da otto a nove, e via verso il record pazzesco di dieci scudetti consecutivi, il passo è breve. Non crederci – con queste munizioni – sarebbe da pazzi. E pazza è solo l’Inter. Anzi, ora non più nemmeno lei, visto che a San Siro hanno pure tolto l’inno, Pazza Inter amala.

Conte, alla Pinetina, oggi farà il suo discorso pieno di buoni propositi ai suoi ragazzi, scuro in volto, in parte avvilito e avvelenato per aver sfigurato…“è solo l’inizio, c’è ancora molta strada da fare, nulla è perduto alla rincorsa, dobbiamo crescere, dalle sconfitte s’impara…” etc etc-.

Sarri invece andrà beato a coccolarsi i suoi campioni, la sua filosofia di gioco in campo si comincia a vedere in tutto il suo splendore.

A Milano invece, avanti così, a testa bassa, lavorando, anche se la botta di domenica sera è stata davvero pesante e la sosta – da oggi alla prossima partita per ributtarsi nella mischia – renderà più lunga la digestione per l’amarezza della sconfitta contro una Juventus che al Real Madrid ha rubato l’aggettivo del secolo: galattica.

 

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