Caldo e siccità, agricoltura in affanno: aumentano costi e perdite

Le aziende sono costrette a irrigare più spesso, consumano più gasolio ed energia e, nello stesso tempo, rischiano rese inferiori.
Di Luigi Sette
Agricoltura, lavoro nei campi
Lavoro agricolo (da "Il Nuovo Agricoltore")

Il caldo persistente, la scarsità di precipitazioni e l’aumento dei costi energetici stanno mettendo sotto forte pressione il settore agricolo, con effetti che dal Lazio raccontano un problema sempre più ampio per l’agricoltura italiana. Le aziende sono costrette a irrigare più spesso, consumano più gasolio ed energia e, nello stesso tempo, rischiano rese inferiori. Nel Lazio Coldiretti ha chiesto alla Regione un supplemento nell’assegnazione di gasolio agricolo ad accisa agevolata, ma la questione riguarda un equilibrio economico che interessa ormai molte aree produttive del Paese.

Caldo e poca pioggia, aumenta il fabbisogno d’acqua nelle campagne

Le temperature elevate accelerano l’evaporazione dell’acqua dal terreno e costringono gli agricoltori ad aumentare la frequenza degli interventi irrigui. Ogni passaggio in più significa energia, carburante, ore di lavoro e maggiore utilizzo degli impianti.

È una catena di costi che diventa particolarmente pesante quando le condizioni meteorologiche sfavorevoli durano settimane. Le colture devono essere difese dall’inaridimento e le aziende non possono sospendere l’irrigazione senza mettere a rischio il raccolto.

Nel Lazio la richiesta di un’assegnazione aggiuntiva di gasolio agevolato è stata avanzata all’assessorato regionale all’Agricoltura proprio per compensare almeno una parte di queste spese.

«Le nostre aziende agricole stanno affrontando una situazione particolarmente difficile», afferma il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri. «Il caldo mette sotto stress le colture e gli allevamenti e, nello stesso tempo, costringe gli agricoltori ad aumentare gli interventi irrigui per difendere le produzioni».

Il meccanismo è semplice: più caldo significa più acqua necessaria, più irrigazione comporta maggiori consumi e, alla fine, un costo più alto per ogni ettaro coltivato.

Ortofrutta, mais, foraggi e soia: le rese possono crollare

Le conseguenze non si limitano alle bollette e al carburante. Le temperature elevate possono ridurre direttamente le rese.

Nelle situazioni più esposte, ortaggi e frutta possono subire diminuzioni fino al 20%, mentre per i foraggi le perdite possono oscillare dal 20% al 30%. Ancora più pesante il quadro per la soia, con riduzioni che possono arrivare al 40%.

Anche il mais soffre quando il caldo diventa prolungato. Temperature molto elevate possono infatti compromettere la capacità della pianta di assorbire acqua, rendendo meno efficaci persino gli interventi irrigui.

Per un’impresa agricola questo significa affrontare un problema doppio: spendere di più per tentare di proteggere la produzione e, nello stesso momento, correre il rischio di raccogliere meno.

La questione assume un peso ancora maggiore considerando il ruolo di mais, soia e foraggi nella filiera zootecnica. Una riduzione delle rese può ripercuotersi anche sui costi dell’alimentazione animale, con effetti che si trasferiscono lungo tutta la catena produttiva.

Nelle stalle meno latte e più spese per raffrescare gli animali

Il caldo non colpisce soltanto i campi. Anche gli allevamenti devono fare i conti con temperature che incidono direttamente sulla produttività degli animali.

Nelle stalle del Lazio la produzione di latte può diminuire fino a tre litri al giorno per capo. Allo stesso tempo aumentano le spese necessarie per mantenere condizioni adeguate: ventilatori, sistemi di raffrescamento, nebulizzatori e impianti di refrigerazione devono funzionare per periodi più lunghi.

Sono costi che diventano difficili da assorbire quando si sommano a quelli dei mangimi, dell’energia e dei fertilizzanti.

Il problema è quindi economico oltre che produttivo. Un allevamento che produce meno latte e consuma più elettricità vede ridursi rapidamente il proprio margine, soprattutto quando il fenomeno si prolunga per diversi giorni.

Energia e fertilizzanti, fino a 200 euro in più per ettaro

Sui bilanci delle aziende agricole pesa anche l’andamento delle materie prime.

L’incremento dei costi di energia e fertilizzanti è stimato in circa 200 euro per ettaro, mentre nel comparto zootecnico l’aggravio può arrivare a circa 3.600 euro per allevamento.

L’urea aveva raggiunto quota 870 euro, rispetto ai circa 580 euro di partenza, per poi ridiscendere intorno ai 595 euro. Il gasolio agricolo è passato da 0,85 euro a 1,48 euro, per poi assestarsi intorno a 1,19 euro.

Il ridimensionamento rispetto ai massimi non riporta però automaticamente i costi ai livelli precedenti. Le aziende continuano a sostenere prezzi elevati proprio nel momento in cui l’irrigazione richiede maggiori consumi.

Inoltre, nuove tensioni internazionali potrebbero incidere ancora sui mercati energetici, rendendo più difficile prevedere quale sarà il costo del carburante nei prossimi mesi.

Gasolio agricolo agevolato, dal Lazio una richiesta che parla a tutto il settore

La richiesta avanzata nel Lazio assume così un significato che supera il livello regionale. Il gasolio agricolo agevolato rappresenta uno degli strumenti utilizzati per limitare il peso dei consumi legati alle attività produttive, in particolare nei periodi di maggiore utilizzo dei mezzi e degli impianti.

Un supplemento consentirebbe alle aziende di attenuare almeno una parte delle spese generate dall’aumento dell’irrigazione.

«Parliamo di cifre che incidono su margini aziendali già molto contenuti», spiega il direttore di Coldiretti Lazio, Carlo Picchi. «Il supplemento di gasolio agricolo agevolato consentirebbe alle imprese di affrontare almeno una parte dei maggiori costi legati all’irrigazione».

La questione riguarda però anche la programmazione futura. Se periodi di caldo intenso e piogge irregolari diventano più frequenti, il sistema agricolo deve poter contare su infrastrutture idriche più efficienti, sistemi di accumulo dell’acqua, reti irrigue adeguate e strumenti in grado di contenere i costi energetici.

Agricoltura italiana, il rischio è produrre meno spendendo di più

Il problema che emerge dal Lazio riguarda un principio economico molto semplice: produrre meno mentre aumentano i costi significa ridurre la capacità delle aziende di investire, assumere personale e programmare le stagioni successive.

Gli effetti possono arrivare anche ai consumatori. Quando una filiera affronta raccolti inferiori, maggiori spese energetiche e costi crescenti delle materie prime, aumenta la pressione sui prezzi finali.

La richiesta di più gasolio agevolato rappresenta dunque una misura immediata, utile per affrontare la fase più difficile dell’estate. Il tema più ampio riguarda invece la capacità dell’agricoltura italiana di adattarsi a condizioni meteorologiche sempre più impegnative senza scaricare tutto il peso economico sulle singole imprese.

Campi, allevamenti e filiere hanno bisogno di acqua, energia e carburante per continuare a produrre. Quando tutti questi fattori diventano contemporaneamente più costosi, la tenuta economica del settore diventa una questione che riguarda non soltanto gli agricoltori, ma l’intero sistema agroalimentare italiano.

 
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