Tatiana Tramacere ritrovata: il racconto di Dragos e i dubbi ancora aperti sul caso

Il ritrovamento di Tatiana Tramacere a Nardò e la versione di Dragos: dagli accertamenti dei carabinieri alle reazioni dei familiari e della città
Di Lina Gelsi
Tatiana Tramacere
Tatiana Tramacere

La vicenda di Tatiana Tramacere, la studentessa di psicologia scomparsa il 24 novembre e ritrovata nella mansarda dell’abitazione dell’amico Dragos Ioan Gheormescu, continua a sollevare interrogativi e a generare un acceso dibattito pubblico. La giovane, molto attiva sui social con il profilo “Parole in evoluzione”, è stata cercata per giorni da familiari, volontari e forze dell’ordine, fino al ritrovamento che ha ribaltato ipotesi e tempistiche dell’intera storia. Il racconto fornito da Dragos ai carabinieri, confermato secondo gli inquirenti anche dalla stessa Tatiana, ha aggiunto nuovi elementi, ma non ha cancellato del tutto le domande che l’inchiesta dovrà chiarire.

Il racconto di Dragos e il sentimento reciproco al centro del titolo

Secondo quanto riferito dal trentenne, sarebbe stata Tatiana a organizzare tutto e a chiedere il suo aiuto. Dragos ha parlato di una ragazza provata, desiderosa di staccare, convinta che solo lui potesse garantirle un luogo protetto. La versione consegnata ai carabinieri giovedì sera, prima e dopo la scoperta della giovane nascosta in casa sua a Nardò, delinea un rapporto intenso. «Il forte sentimento reciproco tra me e Tatiana, consolidato durante la convivenza di fatto, non mi ha fatto valutare con lucidità le conseguenze, anche pubbliche, di questa vicenda» ha dichiarato in una nota. Parole accompagnate da scuse rivolte ai genitori della ragazza, agli inquirenti e a tutta la città, per l’ansia generata in giorni caratterizzati da un susseguirsi di ipotesi e segnalazioni.

Dragos ha anche riferito di aver provato a convincere Tatiana a porre fine a questo isolamento, soprattutto quando l’attenzione mediatica si era fatta intensa. Al momento dell’arrivo dei carabinieri, però, la giovane non era in vista: si era nascosta in un abbaino raggiungibile dal terrazzo, al buio, scelta che ha contribuito a far crescere le preoccupazioni nelle prime fasi del sopralluogo.

Relazione confermata, indagini rafforzate dal lavoro degli investigatori

Gli investigatori avevano già raccolto diversi indizi utili. Le telecamere di parco Raho avevano ripreso Tatiana e Dragos mentre si scambiavano un bacio e successivamente mentre entravano nella palazzina in cui vive il ragazzo. Da quel momento la giovane non era stata più vista uscire. Un elemento che aveva portato gli inquirenti a concentrare le verifiche proprio sull’abitazione del trentenne e che, unito all’assenza di contatti con la famiglia, aveva alimentato timori concreti.

Durante le ore trascorse in caserma per l’interrogatorio, Dragos aveva raccontato che Tatiana stava affrontando una fase complessa anche dal punto di vista della salute. Ai carabinieri, una volta rintracciata, la ragazza avrebbe ripetuto: «Non ho fatto niente», frase pronunciata in evidente stato di agitazione. Un dettaglio che contribuisce a delineare la sua fragilità nelle settimane precedenti alla scomparsa.

La denuncia dei genitori, l’intervento di “Chi l’ha visto?” e l’ipotesi iniziale della Procura

Il caso aveva assunto, già dai primi giorni, una forte risonanza anche grazie all’appello dei genitori. Ornella e Rino avevano denunciato la scomparsa quattro giorni dopo l’ultimo contatto con la figlia, preoccupati dall’assenza di risposte e dalla mancata partenza per Brescia, dove Tatiana aveva manifestato il desiderio di rivedere l’ex fidanzato Mino. Dragos, durante la puntata di “Chi l’ha visto?”, aveva rivelato in diretta che gli inquirenti gli avevano sequestrato il telefono. Nello stesso programma, i genitori avevano spiegato che la ragazza aveva comprato i biglietti per la Lombardia ma non li aveva mai utilizzati.

In quel periodo, la Procura di Lecce aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, atto formale per consentire agli investigatori di eseguire perquisizioni e sequestri. Nel decreto di sequestro notificato a Gheormescu, erano riportate ipotesi gravissime: omicidio volontario e occultamento di cadavere. Accuse cadute immediatamente dopo il ritrovamento di Tatiana.

Il ritrovamento e la folla davanti alla palazzina

La sera del 4 dicembre, mentre Dragos veniva interrogato, i carabinieri hanno raggiunto il suo appartamento per una perquisizione. All’esterno si era radunata una folla convinta che la ragazza fosse stata uccisa. Minuti di forte tensione finché, poco dopo, è arrivata la comunicazione ufficiale: Tatiana era stata trovata viva, nascosta nella mansarda. Le sue condizioni sono state giudicate buone dal personale sanitario, che l’ha portata al “Vito Fazzi” di Lecce per accertamenti. La ragazza è rientrata a casa nella notte tra il 4 e il 5 dicembre.

Quando i familiari hanno potuto riabbracciarla, il padre ha pronunciato poche parole, semplici e immediate: «Per noi è come un regalo di Natale in anticipo». Il sollievo ha attraversato l’intera vicenda, segnando una svolta attesa da giorni.

Le prossime mosse degli inquirenti e gli interrogativi ancora aperti

Ora gli investigatori stanno ricostruendo ogni passaggio per comprendere le motivazioni che hanno portato la giovane a isolarsi per così tanti giorni, affidandosi esclusivamente a Dragos. Restano da chiarire le condizioni psicologiche di Tatiana, le dinamiche del rapporto con il trentenne e la scelta di non avvisare la famiglia, pur essendo consapevole dell’allarme che si sarebbe generato.

Il quadro, pur arricchito da nuovi particolari, dovrà essere definito con ulteriori verifiche, analisi dei dispositivi elettronici, testimonianze e riscontri. L’obiettivo della Procura è accertare se la vicenda sia interamente riconducibile alla volontà della giovane o se siano emerse pressioni o comportamenti in grado di influire sulle sue decisioni.

Il caso, rientrato dal punto di vista dell’emergenza, rimane oggetto di grande attenzione. La storia di Tatiana, costruita su sentimenti intensi, fragilità personali e incomprensioni, continua a interrogare una città che per giorni ha atteso un esito diverso e ora segue con apprensione l’evoluzione dell’inchiesta.

 
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Cronaca

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