“Prima Ravello”: una scuola di cittadinanza per avvicinare i giovani alla politica attiva

L’intento di "Prima Ravello" è ambizioso: rigenerare la fiducia verso la cosa pubblica, attivare giovani che finora percepiscono la scena politica come distante
Di Alessandra Monti
Ravello
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Con un manifesto pubblico l’annuncio è chiaro: “Prima Ravello” lancia un appello ai giovani, convinti che molti di loro si stiano progressivamente allontanando dalle pieghe della vita pubblica. Ma l’obiettivo non è una lista elettorale — piuttosto, un progetto formativo che prova a restituire senso, strumenti e consapevolezza civica.

Di seguito, il racconto dell’iniziativa, dei passaggi fin qui compiuti, delle contraddizioni e delle aspettative che si intrecciano nel contesto ravellese, con uno sguardo ai fatti già accaduti e alle sfide che attendono.

Il movimento “Prima Ravello” nasce da un’urgenza

Il movimento Prima Ravello è stato costituito nei mesi scorsi come uno spazio civico e propositivo, con l’intento di ricostruire il dialogo e mobilitare energie nel territorio. Nel comunicato fondativo del 31 maggio 2025 si legge che non si tratta di uno slogan vuoto: “Ravello viene prima di tutto. Prima degli interessi personali, prima delle divisioni, prima dell’immobilismo.”

I promotori chiariscono fin dall’inizio che non vogliono formare un gruppo chiuso, né un progetto già orientato a candidature: piuttosto, desiderano suscitare idee, confronto e responsabilità condivisa, accogliendo chi voglia contribuire senza ruoli prefissati.

Tuttavia, fin dal lancio, il movimento ha dovuto misurarsi con il difficile equilibrio tra idealismo e concretezza, tra la volontà di innovare e il rischio di restare un soggetto marginale. Le prime mosse già indicano dove intendono mettere mano: la valorizzazione dell’Auditorium Oscar Niemeyer e l’attivazione di dibattiti pubblici aperti sono tra le priorità segnalate.

Il manifesto e il progetto educativo per il 2026

Il 1° ottobre 2025 è stato diffuso un manifesto pubblico che formalizza un appello verso i giovani: “offrire strumenti di conoscenza e partecipazione”, scrivono i promotori.

Un anno di formazione

Il fulcro del progetto è un percorso di formazione della durata di dodici mesi, che si estenderà dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Le attività previste includono lezioni tenute da esperti nazionali e laboratori pratici, con partecipazione gratuita e, compatibilmente con i posti disponibili, apertura anche ai giovani dei comuni limitrofi: Atrani, Scala, Tramonti e Minori.

Tre direttrici principali

La proposta è articolata su tre assi strategici:

  1. Conoscenza del territorio — comprendere problemi, fragilità e potenzialità locali;
  2. Regole della cosa pubblica — diffondere la cultura del funzionamento amministrativo, della normativa, della trasparenza;
  3. Cittadinanza attiva — coltivare soggetti in grado di assumersi responsabilità collettive e agire da interlocutori consapevoli.

L’apertura ai comuni vicini non è un semplice passo logistico, ma esprime la convinzione che molte delle grandi sfide ravellesi – ambiente, sviluppo, infrastrutture – abbiano natura sovracomunale e richiedano visioni condivise.

Infine, i promotori hanno deciso di associare al manifesto i nomi di cinque sottoscrittori, rompendo con l’opzione dell’anonimato che finora aveva caratterizzato l’impostazione del progetto. L’obiettivo dichiarato è tutelare i giovani partecipanti da attacchi mediatici, preservando al contempo trasparenza circa l’identità dei promotori.

I dettagli del percorso formativo saranno pubblicati comunicando tramite la pagina Facebook “Prima Ravello”, mentre già è attiva la mail primaravello@libero.it per iscrizioni e richieste.

Prime azioni concrete e sperimentazioni

A poco più di qualche mese dalla nascita del movimento, Prima Ravello ha già mosso passi operativi:

  • Rilancio dell’Auditorium Oscar Niemeyer: nel mese di agosto 2025 è stata inviata al sindaco e al consiglio comunale un’ipotesi progettuale per la valorizzazione dell’auditorium, simbolo culturale e architettonico della città.
  • Dibattito pubblico online sull’auditorium: nel luglio 2025 è stato sperimentato un modello partecipativo interamente digitale, con invito aperto ai cittadini a inviare contributi via email, al fine di raccogliere proposte e riflessioni. Il tema scelto fu “Ravello e i suoi contenitori culturali – analisi e prospettive per una valorizzazione integrata”.
  • Proposta per il 2 novembre: durante l’estate, il movimento ha avviato una riflessione sull’uso dei lumini sulle tombe in occasione della commemorazione dei defunti, suggerendo che la spesa tradizionale (accensione occasionale di lampadine) possa convertire in donazione a favore dell’associazione “Stella Costa d’Amalfi”. Il ragionamento affronta il binomio memoria-solidarietà e invita a reindirizzare una ritualità in chiave sociale.

Le sfide davanti: coerenza, partecipazione, impatto reale

L’intento è ambizioso: rigenerare la fiducia verso la cosa pubblica, attivare giovani che finora percepiscono la scena politica come distante. Ma le difficoltà sono numerose.

  • Rischio di autoreferenzialità: senza un adeguato radicamento nel tessuto sociale e senza interlocuzione reale con istituzioni e associazioni locali, il progetto rischia di restare una proposta isolata.
  • Innovazione vs. retorica: il linguaggio delle “scuole civiche”, della “formazione”, del “cittadino attivo” è già ampiamente usato; per cogliere attenzione serve concretezza, calendari chiari, risultati misurabili.
  • Sostenibilità organizzativa: garantire un intero anno di attività gratuite richiede risorse (umane, logistiche, finanziarie), senza un’ossatura strutturata il progetto potrebbe incepparsi.
  • Coinvolgimento giovanile reale: lo slancio iniziale dev’essere accompagnato da modalità di partecipazione vicine ai giovani (forum digitali, stage, collaborazioni attive), non solo lezioni frontali.

Paradossalmente, la maggiore sfida sarà farsi capire come “movimento civico serio” e non come associazione di facciata. La presenza dei cinque sottoscrittori del manifesto è già un passo verso la trasparenza, ma dovranno seguire atti concreti che confermino l’intenzione dichiarata di non essere “contro qualcuno, ma a favore di qualcosa”.

Un orizzonte possibile per Ravello nel 2026

Se il progetto fosse portato avanti con coerenza e qualità, ecco alcuni scenari che potrebbero concretizzarsi:

  • Un calendario definito fin da inizio anno con workshop, conferenze, incontri pubblici e momenti di “apprendistato civico”
  • Collaborazioni con scuole medie e superiori locali per inserirsi nei percorsi formativi territoriali
  • Proposte partecipate sul bilancio comunale o su interventi ambientali, per dare forza al concetto di “amministrazione condivisa”
  • Piccoli progetti pilota nei cinque comuni coinvolti (es. iniziative ambientali, recupero spazi, eventi culturali)
  • Un report finale che quantifichi partecipanti, feedback e risultati concreti, da presentare in pubblico

Se questi passaggi fossero compiuti con rigore, Prima Ravello potrebbe essere più che un esercizio civico: diventare un’esperienza pilota replicabile in altri borghi con identità forte ma bisogno di rigenerazione civica.

 
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Cronaca

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