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Willy: ucciso da balordi, ignorato da troppi

Sulla morte di Willy Monteiro Duarte, il giovane di 21 anni ucciso a Colleferro, si indaga per omicidio preterintenzionale, ma alcuni elementi potrebbero trasformare il capo di imputazione a carico almeno di uno degli assalitori, in omicidio…

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Nella storiaccia infame della disperata morte del povero Willy c’e’ un po’ tutto di questa giovane Italia nostra.

Il vuoto abissale che circonda la spavalderia incosciente e brutale di tanti ragazzi senza via e senza regole eppur ancora difesi, leccati e laccati da mamma e papa’, dall’altra parte il coraggio e la perseveranza di un giovane extracomunitario che crede nelle proprie passioni, si fa in quattro per emergere dal nulla del sottoscala della vita, e tutto attorno un sostrato abulico di indifferenza umana che pensa solo a filmare con lo smartphone di ultima generazione un pestaggio fuori una discoteca, come pure la morte in diretta tra i corridoi di un supermercato di Roma Est.  A Roma Est e’ accaduto un paio di settimane fa. A Colleferro l’altra sera.

E cosi’ via. E’ questo oggi il palco dove giriamo le scene.

L’accanimento gelido contro la vera sostanza della vita, contro il fare il proprio dovere da parte di ognuno di noi e il misurarsi da uomini con quella morale che (per fortuna) ancora sopravvive in qualche angolo sperduto di questa dannata Terra che ci lascia senza parole, senza fiato davanti all’omicidio di Colleferro, comune italiano di 21.261 abitanti della provincia metropolitana di Roma, capitale lei, bombardata, incustodita e trascurata, ma per una sera, solo spettatrice a braccia conserte.

Perche’ di un omicidio a Colleferro, vero e proprio la legge dovra’ indagare, e non di un modesto preterintenzionale.

Un omicidio che nasce dietro alla telefonata di un vigliacco che chiama i propri fratelli camerati a precipitarsi col SUV e compiere finalmente il tanto atteso programmato massacro contro il Willy di turno, per mettere in pratica tutta quella barbara violenza (fino ad allora) solo assaporata durante le lezioni di Mixed Martial Arts intramezzate da quei criminali videogame di morte dove i computer arrivano a sputare sangue vivo fuori dai monitor.

Lotta del Male contro il Bene. Da quel lato oscuro della vita solo precedenti per lesioni, spaccio, servizi fotografici patinati tra lusso e finte guerre organizzate, spedizioni punitive, serate violente, minacce, atti di aggressione contro pubblici ufficiali e non: da quello di Willy tante serate a lavorare e faticare per aspirare ad un posto da cuoco.

Due modi inconciliabili di intendersi, nel gioco talvolta brutale della vita.

Nel mare attorno una cloaca di spettatori inermi e riluttanti ad intervenire e sedare l’orrore, numeri di un’umanita’ abituata a chattare o navigare tra le oceaniche folle virtuali di Facebook, Instagram che ignorano la morte (vera) di un ragazzo di appena 21 anni. Oggi tutto ‘ disponibile online: dal sesso violento, al crimine genuino.

Poi ci si sveglia – e si realizza che e’ tutto vero. Willy non c’e’ piu’, punto.

Ma in tanti stanno ora li’ a piangerlo, a raccogliere fondi per supporto alla famiglia, a riposare maglie della A.S Roma sulla bara di Willy, passando con un cero in mano e facendosi il segno della croce, a difendere la vita sana di una provincia che (giurano) non sia mai un quartieraccio di Roma. E quei quattro o cinque balordi si faranno quattro o cinque anni di galera – se va bene.

Poi, con un permesso premio rispunteranno sulle cronache assieme ai loro tatuaggi di morte e una velina trasparente di scuse alla famiglia.

Gente, mettiamo mano al cervello, nostro ed altrui, ma non a calci e pugni come a Colleferro, provincia del Mondo, accendiamo quel che ne resta o il mondo finira’ inesorabilmente per assomigliare ovunque a una sola ed identica Colleferro.

Francesco Di Pisa è Dottore in Giurisprudenza con Master in Scienza delle Comunicazione. Libero professionista, dopo la Spagna, la Gran Bretagna, si occupa di politiche Marketing, consumo, comunicazione e scrive di politica, attualità e costume.

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