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Troppo forte per tutti questa Juventus. Pure per Conte

La Juve sbanca San Siro col solito sicario: Gonzalo Higuain. Non basta Conte all'Inter cinese.

Derby d’Italia alla Juventus. La musica non cambia nemmeno quest’anno, le mille e una aspettative sui seggiolini della San Siro nerazzurra con la speranza in braccio e il fiato sospeso, settancinquemila spettatori per sei milioni e mezzo di Euro d’incasso record e se non bastasse, l’ex bianconero Conte a parti invertite, seduto proprio sulla panchina dell’Internazionale.

Ha vinto la squadra che ha saputo far rotolare la palla sul prato meglio dell’altra, giocando al football, col pressing asfissiante sino quasi alla linea di porta di Handanovic, che ha colpito con precisione meticolosa ai fianchi di un’Inter lontana (per buona parte del match) dal bel gioco libero, spensierato e spumeggiante di Barcellona, anche a causa di un Sensi che esce dopo mezz’ora per infortunio muscolare. Il piccolo magico albero, come è stato soprannominato il folletto nerazzurro, si presenta ormai come la vera luce d’ispirazione del gioco di Conte. Esce lui, svanisce ogni magia dalla lampada di Conte Aladino.

Per l’Inter due sconfitte su due, una dietro l’altra, con l’identico punteggio, durante le due ultime, Champions e Campionato, le più importanti sino ad ora. Un campanello d’allarme per i nerazzurri. Chissà cos’avrà pensato Icardi a vedere in TV la sua quasi ex squadra. Per davvero Maurito avrebbe sfigurato al posto di uno come Lukaku? Il belga appare ancora troppo pesante per far decollare i sogni dell’Inter, ieri sera è stato solo Lautaro Martinez a scuotere la difesa della Juventus. Una Juventus da par suo che, partita favorita, se non altro per gli otto scudetti consecutivi che le riempiono il pancione di per sè ancora incredibilmente affamato, sino a ieri due punti dietro l’Inter, ora scavalca l’acerrimo nemico di sempre affacciandosi con la tranquillità dei forti al primo posto, in vetta alla classifica – solitaria. Sarri si trova in mano un patrimonio di due squadre, a Torino esiste solo l’imbarazzo della scelta se esce un Dybala qualunque ed entra un Higuain. Da otto a nove, e via verso il record pazzesco di dieci scudetti consecutivi, il passo è breve. Non crederci – con queste munizioni – sarebbe da pazzi. E pazza è solo l’Inter. Anzi, ora non più nemmeno lei, visto che a San Siro hanno pure tolto l’inno, Pazza Inter amala.

Conte, alla Pinetina, oggi farà il suo discorso pieno di buoni propositi ai suoi ragazzi, scuro in volto, in parte avvilito e avvelenato per aver sfigurato…“è solo l’inizio, c’è ancora molta strada da fare, nulla è perduto alla rincorsa, dobbiamo crescere, dalle sconfitte s’impara…” etc etc-.

Sarri invece andrà beato a coccolarsi i suoi campioni, la sua filosofia di gioco in campo si comincia a vedere in tutto il suo splendore.

A Milano invece, avanti così, a testa bassa, lavorando, anche se la botta di domenica sera è stata davvero pesante e la sosta – da oggi alla prossima partita per ributtarsi nella mischia – renderà più lunga la digestione per l’amarezza della sconfitta contro una Juventus che al Real Madrid ha rubato l’aggettivo del secolo: galattica.