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Politica

Speranza contro il Covid, il Ministro a tutto campo su Dpcm, vaccini e Mes

Il titolare della Salute anticipa che a Natale resteranno proibiti gli spostamenti tra Regioni, con deroghe per i ricongiungimenti familiari, e che slitterà il coprifuoco. Presto, poi, un piano per distribuire l’antidoto

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trasporti pandemici: roberto speranza
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Segni di Speranza contro il Covid echeggiano nell’etere. Parliamo naturalmente di Roberto, il Ministro nomen omen della Salute, che ha rilasciato una serie di dichiarazioni. Nelle quali ha toccato vari temi, dal piano vaccini al Meccanismo Europeo di Stabilità, concedendo anche delle importanti anticipazioni sul nuovo Dpcm di Natale.

Segni di Speranza contro il Covid

«Da qualche settimana vediamo un segnale che va nella direzione giusta, l’Rt si sta abbassando: due settimane fa era 1,7, poi 1,4 ora è 1,2 e sta scendendo. Questo significa che le misure che abbiamo adottato iniziano a dare i loro effetti». Così parlò il titolare della Sanità, aggiungendo che, «se vogliamo sperare di trasformare tutta l’Italia in zona gialla, dobbiamo continuare a rispettare le misure anti-Covid».

Quelle attuali scadranno il 3 dicembre, ma il Governo rosso-giallo è già al lavoro sul nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Che dovrebbe arrivare a giorni, per poi entrare in vigore a partire dal prossimo 4 dicembre.

Rispetto alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, l’esponente di LeU ha fornito delle conferme e qualche smentita. A cominciare dalla vexata quaestio degli impianti sciistici, destinati a restare chiusi. Occorre infatti «evitare le tantissime aggregazioni che possono svilupparsi e i tanti trasferimenti di persone che vanno in vacanza nelle località sciistiche. Dobbiamo stare molto attenti e ricordare quanto è successo la scorsa estate».

La parola d’ordine è dunque cautela, e proprio per questo durante le festività «saranno autorizzati soltanto gli spostamenti strettamente necessari». Non ci si potrà dunque muovere tra Regioni, anche se è ammessa la possibilità di rientrare nel proprio luogo di residenza o domicilio.

Verosimilmente, l’esecutivo autorizzerà comunque i ricongiungimenti familiari – anche se solo tra genitori e figli, coniugi e partner conviventi. D’altronde, la raccomandazione (qualunque significato giuridico abbia il termine) è quella di limitare il cenone della Vigilia e il pranzo natalizio «agli affetti più stretti». Perfino per le famiglie numerose, il suggerimento è che alla stessa tavola siedano al massimo 6-8 persone.

Le altre disposizioni di dicembre

In vista del Santo Natale, poi, il bi-Premier Giuseppe Conte vorrebbe «consentire l’apertura» dei negozi «fino a orari che ci permettano di evitare gli assembramenti». Si pensa al limite delle 21 o delle 22, e allo studio è anche la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei festivi. Parrebbero escluse, invece, le aperture serali per bar, ristoranti e locali pubblici.

Questa rimodulazione temporale si ripercuoterebbe immediatamente sugli arresti domiciliari, che slitterebbero almeno di un’ora, dalle 22 alle 23. «Il coprifuoco dopo le 22 c’è anche per la Messa» ha affermato il titolare del Dicastero di Lungotevere Ripa. Che poi, forse rendendosi conto di ciò che aveva detto, ha parzialmente corretto il tiro, specificando che «sarà fatta una nuova valutazione relativa al Natale». Si sta infatti valutando una deroga per la Vigilia e il 31 dicembre, quando potrebbe essere consentito rincasare per l’una di notte. Ipotesi che, per quanto giunta troppo tardi per evitare che i social si scatenassero, resta comunque dignum et iustum.

Permangono comunque alcuni rebus, il più importante dei quali riguarda la scuola. Anche per via delle pressioni di Italia Viva, col Ministro della Famiglia Elena Bonetti, e del M5S, col Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

«Faremo il possibile per riaprire in dicembre» ha assicurato il Ministro libero e uguale. «Dobbiamo vedere il quadro epidemiologico, valutandolo giorno per giorno. Le scuole sono e restano una priorità assoluta per il Governo. Valutazioni in questo senso sono previste nei prossimi giorni».

Il D-Day per il sospirato rientro in presenza, secondo i rumours, potrebbe essere il 9 dicembre. Augurandosi, ça va sans dire, che il coronavirus non metta i bastoni fra le rotelle.

banchi a rotelle
Banchi a rotelle

Speranza contro il Covid, il piano vaccini

«Abbiamo presentato al Parlamento, sia alla Camera che al Senato, un piano che potrà essere finanziato con tutte le leve di cui disponiamo» ha annunciato Speranza. Ovvero, «con il Bilancio dello Stato, il Recovery fund e il Mes, che per me è uno strumento a cui bisogna guardare con assoluta serenità».

Probabilmente il Ministro voleva tenere fede al suo cognome, visto che il Fondo salva-Stati continua a essere terreno di scontro all’interno della maggioranza. Con Pd, Iv e LeU favorevoli all’uso dello strumento pandemico, laddove i grillini sono da sempre decisamente contrari.

Sembrerebbe esserci invece accordo sul provvedimento a cui accennava Speranza, il programma per la distribuzione degli antidoti contro il Covid-19. «Io sarò in Parlamento il 2 dicembre per presentare il piano strategico dei vaccini che stiamo costruendo» ha continuato il Ministro nomen omen. Precisando che l’acquisto dei sieri «sarà centralizzato e gestito dallo Stato», non dagli enti locali come solitamente accade. All’inizio le aziende produttrici forniranno alcuni milioni di dosi, che saranno riservate alle categorie a rischio, come anziani, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Il titolare della Salute ha anche ribadito la propria fiducia nelle agenzie preposte alla valutazione dei medicinali, l’Ema a livello europeo e l’Aifa per l’Italia. «Quando avranno completato il percorso, il vaccino reso disponibile sarà un vaccino sicuro, e noi dovremo lavorare per costruire una campagna di vaccinazione molto larga nel nostro Paese».

Se gli umori sono quelli di cui parlavamo qualche giorno fa, facciamo un grosso in bocca al lupo al Ministro. Che in ogni caso ha mostrato l’autoreferenziale ottimismo. «Dobbiamo resistere ancora per alcuni mesi, ma il Covid verrà sconfitto grazie alla ricerca scientifica».

La parola d’ordine è prudenza

Certo, «guai a scambiare i primi segnali che vanno nella direzione giusta per uno scampato pericolo», è stato il monito. Vero, ma lo stesso esponente di Liberi e Uguali ha parlato di una curva dei contagi che sta flettendo.

Prudenza, quindi, e magari lungimiranza, una volta tanto. Ma i segni di Speranza contro il Covid ci sono, e anche vividi. Scusate se è poco.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

PNRR, il j’accuse della Meloni contro il reato di abuso d’ufficio

Il Premier contro la “paura della firma” che inchioda la Nazione, col rischio di perdere i fondi europei. Plaudono i Sindaci, certi che il reato ne paralizzi l’attività

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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Da www.romait.it

No, il Governo non si è affatto dimenticato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per gli amici PNRR. Lo ha assicurato il Premier Giorgia Meloni, sottolineando al contempo la necessità di modifiche regolamentari volte a evitare rallentamenti e addirittura blocchi degli appalti. Con particolare riferimento al reato, contestatissimo dagli amministratori locali, di abuso d’ufficio.

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

L’abuso di ufficio

«È necessario definire meglio, a partire dall’abuso d’ufficio, le norme penali che riguardano i pubblici amministratori», che attualmente danno troppo spazio a interpretazioni discrezionali. Così, come riferisce Il Foglio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo con un video-messaggio all’assemblea dell’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Il reato in questione è disciplinato dall’articolo 323 del Codice Penale. Semplificando, punisce un pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, nell’esercizio delle sue funzioni, produce un danno o un vantaggio patrimoniale in violazione della legge.

Il perimetro del lecito e dell’illecito, però, è considerato troppo nebuloso dagli stessi primi cittadini. Talmente spaventati dalla possibilità di essere processati (anche se il 93% delle indagini, afferma la Meloni, «si risolve con assoluzioni o archiviazioni») da preferire l’inazione.

Ma l’aspetto più assurdo è che neppure questa forma di ignavia fa dormire sonni tranquilli, come ha rivelato al Messaggero Dario Nardella, Sindaco dem di Firenze. «Siamo al paradosso che un amministratore rischia sia se firma un atto, per abuso d’ufficio, sia se non lo firma, per omissione».

Da cui l’urgenza, da parte dell’esecutivo, di «modificare una serie di reati contro la Pubblica Amministrazione». Che potrebbero altrimenti produrre effetti nefasti ben oltre i confini dell’Italia.

Il Governo Meloni e il PNRR

Il j’accuse chigiano, come illustra Il Giornale, ruotava attorno a un bersaglio ben preciso, di nome PNRR. Che, pur non essendo stato inserito nella Manovra appena approvata, resta «al primo posto dell’agenda di Governo» e sarà inserito in un apposito Decreto.

Qui però si innesta quella «paura della firma» che inchioda la Nazione, contro la quale, scrive La Repubblica, ha puntato l’indice la leader di Fratelli d’Italia. Troppe regole, troppi vincoli, troppa burocrazia frenano l’avvio di cantieri e riforme, laddove occorre «accelerare l’iter di approvazione dei progetti». Pena il pericolo concreto di perdere i fondi europei, «un appuntamento che l’Italia non può fallire».

E se, per Re Enrico IV di Francia, Parigi valeva bene una Messa, Bruxelles varrà bene una mossa. Perché non è questo il momento di andare… Piano.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

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Politica

Migranti, il piano Piantedosi è un fallimento sia giuridico che umano

Per il Ministro dell’Interno, chi arriva via nave dev’essere preso in carico dal Paese di cui il natante batte bandiera: ma è impossibile senza accordi bilaterali o europei, e intanto “ci si dimentica” che a bordo ci sono degli esseri umani…

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Matteo Piantedosi, Migranti
Matteo Piantedosi

Da www.romait.it

Le cosiddette “navi umanitarie” tornate a far capolino al largo delle coste siciliane hanno riportato in primo piano la questione migranti. Rispetto alla quale, anche in considerazione del conseguente braccio di ferro internazionale, il Governo Meloni ha reso nota la strategia elaborata dal neo-Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Che però, per usare un sottile eufemismo, lascia estremamente perplessi sotto vari punti di vista.

Matteo Piantedosi, Migranti
Matteo Piantedosi

Il piano Piantedosi sui migranti

Fare accordi con i Paesi d’origine dei migranti «per governare i flussi» e considerare ogni natante come un’estensione territoriale dello Stato di cui batte bandiera. Sono questi, scrive Il Giornale, i capisaldi del piano Piantedosi per contrastare gli sbarchi irregolari nel Belpaese. Insieme al principio per cui i profughi dovrebbero chiedere asilo direttamente a bordo delle imbarcazioni.

Tutto questo non comporterebbe comunque lo stop ai soccorsi italiani in mare. Nel mirino del titolare del Viminale, infatti, ci sono “solo” le navi private delle Ong, alle quali verrà vietata la sosta nelle acque territoriali nostrane. Come ha cinguettato il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, co-firmatario del provvedimento assieme allo stesso Piantedosi e al Ministro della Difesa Guido Crosetto.

Con le nuove linee guida, per fare un esempio pratico, la gestione delle persone raccolte dalla Humanity 1, che batte bandiera tedesca, spetterebbe alla Germania. L’Italia, al massimo, si farebbe carico dei soggetti fragili (come minori e donne incinte) e di quanti si trovano in condizione di oggettiva emergenza sanitaria.

Una strategia utopistica

Tuttavia, queste direttive sono fortemente utopistiche. Per esempio, perché i comandanti degli scafi appartenenti a Organizzazioni non governative si rifiutano di identificare gli stranieri che imbarcano. Ma soprattutto perché, come ricorda Il Riformista, la normativa che regola la presentazione delle domande di protezione internazionale è il Regolamento di Dublino III. Che stabilisce che lo Stato Ue competente a esaminare le richieste di asilo è quello in cui i naufraghi mettono piede per la prima volta. Nessun criterio fa riferimento alla Nazione di cui batte bandiera un’imbarcazione soccorritrice.

La Convenzione irlandese sarà inefficiente quanto si vuole – e a Bruxelles ne sono perfettamente consapevoli. Ma, finché non si riuscirà a riformarla, resta in vigore. E dunque l’unico, flebilissimo appiglio dell’ex Prefetto di Roma riguarda la possibilità di accordi bilaterali con Paesi “volenterosi”, eventualmente anche per ripartire le domande di protezione internazionale. Visti i precedenti di euro-solidarietà, tanti auguri.

I migranti sono persone in carne e ossa

Fin qui gli aspetti tecnico-giuridici, utili per capire l’(in)efficacia della misura viminalizia: a monte, però, c’è qualcosa di molto più importante. Spesso, infatti, si tende a “dimenticare” che i migranti non sono numeri o entità astratte, bensì esseri umani in carne e ossa. Con le loro vite, le loro storie, sovente i loro drammi. E che vengano usati come pedine in uno squallido gioco di potere (al netto degli ignobili interessi dei trafficanti) è semplicemente vergognoso.

Poi, magari, il protocollo di Piantedosi finirà per essere modificato come si prospetta per il Decreto anti-rave party – che ha lo stesso autore. Ma intanto, visto il tema in oggetto, c’è davvero da stupirsi se… fa acqua da tutte le parti?

Barca con migranti
Barca con migranti

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Politica

Rave, il Dl della discordia e l’ipocrisia di chi (ora) pensa alla libertà

Verrà introdotto un riferimento allo spaccio e uso di droghe, e abbassata la durata massima della pena: ma chi critica la norma sosteneva provvedimenti davvero liberticidi come il ddl Zan e le restrizioni anti-Covid

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Rave party a Modena
Rave party a Modena

Da www.romait.it

Com’è ormai universalmente noto, il cosiddetto Decreto anti-rave party del Governo Meloni ha scatenato una ridda di polemiche, anche all’interno dello stesso esecutivo. Tanto che si prospettano già delle modifiche in relazione almeno ad alcune delle criticità. Per quanto la maggior parte delle accuse rivolte al testo non sembrino solo infondate, ma del tutto incoerenti.

Rave party a Modena
Rave party a Modena

Il Dl anti-rave party

E dunque la maggioranza di centrodestra, come riporta TGCom24, starebbe già studiando dei correttivi al Dl contro i rave party. Che tecnicamente punta a sanzionare «l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica», commessa da oltre 50 persone. Fattispecie che potrebbe applicarsi anche all’occupazione di una scuola, ma che dovrebbe essere circoscritta, come ha anticipato il Premier Giorgia Meloni, mediante un riferimento allo «spaccio e uso di droghe» tipici di queste adunate.

L’altro aspetto spinoso su cui probabilmente interverrà il Parlamento è la durata massima della pena – 6 anni di reclusione per organizzatori e promotori dell’evento. Una soglia che in linea di principio permetterebbe di intercettare anche dei ragazzini, e che dovrebbe essere opportunamente abbassata a 4 anni.

L’ipocrisia di chi parla di norma liberticida

Poi ci sono le problematiche denunciate, come scrive il Corsera, dal centrosinistra. Secondo cui il Decreto che ha introdotto l’art. 434-bis del Codice penale sarebbe una «norma liberticida» potenzialmente utilizzabile «per reprimere altro tipo di manifestazioni».

Tale allarme appare completamente ingiustificato, purché le manifestazioni in questione non siano ricettacoli di illegalità. Come appunto i rave party, i quali non hanno nulla in comune col diritto di riunione sancito dall’art. 17 della Costituzione. Come infatti spiega il Centro Studi Rosario Livatino, «propongono problemi di sicurezza e di tutela dell’incolumità individuale del tutto peculiari».

A monte, comunque, lascia perplessi che autori di questi cahiers de doléances siano le forze politiche che sponsorizzavano il ddl Zan (che liberticida lo era veramente). E che gongolavano per le restrizioni dei Governi Conte-bis e Draghi (e dell’ex Ministro della Salute Roberto Speranza) che impedivano davvero le riunioni – pardon, gli assembramenti.

Tanto per sottolineare come queste contestazioni suonino profondamente ipocrite. E in qualche modo – è il caso di dirlo – assolutamente… stupefacenti.

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Politica

Calenda-Della Vedova, volano gli stracci sui soldi di Soros

Il leader di Azione rivela che il magnate ha elargito 1,5 milioni all’ex alleato +Europa, che reagisce duramente ma non smentisce: evidentemente alcuni finanziamenti esteri sono “più uguali” di altri…

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Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova
Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova

Da www.romait.it

Ormai, come si suol dire, volano gli stracci tra gli ex alleati Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova. Il leader di Azione, infatti, ha accusato il partito di Emma Bonino di aver ricevuto, in campagna elettorale, un importante finanziamento da George Soros. Anche se, per parafrasare una notissima canzone di Sabrina Salerno e Jo Squillo, oltre i soldi del magnate magiaro-americano c’è di più.

Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova
Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova

La querelle Calenda-Della Vedova

A dare fuoco alle polveri, come scrive La Verità, è stato dunque il j’accuse mosso da Calenda nell’ultimo libro di Bruno Vespa, La grande tempesta. In cui il leader del Terzo Polo è tornato sul momento della separazione dai dem, “colpevoli” di essersi accordati anche col connubio Verdi/Sinistra Italiana.

«Vedo che Della Vedova è totalmente schierato con il Pd» ha rivelato Calenda. «D’altra parte ne conosco le ragioni, non ultima quella che il finanziere George Soros ha sovvenzionato con 1,5 milioni di euro +Europa ponendo come condizione imprescindibile che si facesse un listone antifascista. Me lo disse ripetutamente Della Vedova prima della rottura».

Il diretto interessato, intervistato da La Repubblica, ha reagito duramente, minacciando querele. Tuttavia, al netto della precisazione che a essere foraggiati sono stati singoli candidati, non solo non ha smentito, ma anzi ha rivendicato il contributo. Venendo asfaltato dall’ex Ministro dello Sviluppo economico che, come riporta l’Adnkronos, via social ha definito la polemica francamente incomprensibile. Aggiungendo con fierezza che «per policy Azione e i suoi candidati non accettano finanziamenti diretti o indiretti da entità estere».

Oltre ai soldi di Soros c’è di più

Fin qui la diatriba, che in sé potrebbe anche essere derubricata a semplice baruffa tra ex amanti (politicamente parlando). Se non fosse che il campo diversamente largo di Enrico “stai sereno” Letta imputa da tempo agli avversari innumerevoli collusioni con la Russia di Vladimir Putin. Solo presunte, queste, a differenza di quelle di cui si è vantato l’esponente radicale. Per non parlare dei rubli che l’Unione Sovietica elargiva munificamente a quel Pci di cui il Partito Democratico è l’orgoglioso erede.

Tanto per dire che il Nipote-di dovrebbe probabilmente guardare in casa propria, per non dare l’impressione di considerare alcune ingerenze straniere orwellianamente “più uguali di altre”. O, per usare dei termini evangelici, prima di provare a togliere la pagliuzza dagli occhi altrui farebbe meglio a togliere la trave dal suo.

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Politica

Governo Meloni, ecco le linee guida del nuovo esecutivo

Dalla collocazione euroatlantica alla lotta al caro energia, dal patto fiscale al (semi)presidenzialismo: il neo-Premier elenca i dieci punti chiave del suo mandato

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Giorgia Meloni, Governo Meloni
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

E adesso il Governo Meloni è pienamente operativo. Senza grandi sorprese, infatti, dopo la Camera anche il Senato ha accordato la fiducia al piano enunciato dalla leader di Fratelli d’Italia nel suo discorso programmatico. Attraverso il quale il neo-Presidente del Consiglio ha delineato tutte le priorità del nuovo esecutivo di centrodestra.

Giorgia Meloni, Governo Meloni
Giorgia Meloni

Il discorso programmatico del neo-Premier

Commentare una dichiarazione d’intenti non è mai semplicissimo, non foss’altro perché, come insegna la saggezza popolare, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Le linee guida dell’ex Premier Mario Draghi, per esempio, avevano riguardato i temi economici, il PNRR e la crisi da Covid-19. Nessuno, naturalmente, poteva allora immaginare che poi sarebbe scoppiata la guerra in Ucraina, con tutte le imprevedibili conseguenze del caso.

In effetti, tutte queste istanze sono comprese, come spiega l’ANSA, nel manifesto con i dieci punti chiave del Governo Meloni. Che partono dalla riaffermazione della collocazione euroatlantica dell’Italia (ancorché rigettando la subalternità a Bruxelles) e l’urgenza di interventi contro il caro bollette e il caro carburante. Proseguendo quindi con la riduzione delle tasse, da realizzare riformando l’Irpef e ampliando la flat tax per le partite Iva da 65mila a 100mila euro di fatturato.

Per quanto concerne la pandemia da SARS-CoV-2, l’inquilino di Palazzo Chigi ha annunciato un deciso cambio di passo. Malgrado le restrizioni targate Roberto Speranza, infatti, il Belpaese «è tra gli Stati che hanno registrato i peggiori dati in termini di mortalità e contagi». Per questo «non replicheremo in nessun caso quel modello», e il Governo Meloni «non limiterà mai le libertà esistenti di cittadini e imprese». E neppure i diritti – veri o presunti che siano.

Le altre priorità del Governo Meloni

Nell’agenda di Giorgia Meloni figurano pure una «tregua fiscale», la lotta all’evasione e un «sistema pensionistico che garantisca anche le giovani generazioni». Accanto all’innalzamento del tetto al contante e a un taglio del cuneo fiscale di almeno «cinque punti».

Spazio poi al sostegno alla famiglia e alla natalità contro l’imperante «glaciazione demografica», e a un sistema scolastico che (finalmente) premi il merito. Nonché a un profondo restyling del Reddito di cittadinanza, che verrà mantenuto unicamente «per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare».

A livello di riforme istituzionali, la principale è senz’altro il presidenzialismo, partendo comunque «dall’ipotesi di semipresidenzialismo sul modello francese». In cui il potere esecutivo è condiviso da Capo dello Stato (eletto dal popolo) e Primo Ministro (nominato dal Presidente della Repubblica e ratificato dal Parlamento).

Infine, il capitolo immigrazione. Rispetto a cui il Capo del Governo ritiene fondamentale «rimuovere le cause che portano i migranti, soprattutto i più giovani, ad abbandonare la propria terra». Il che non implicherà modifiche al diritto d’asilo, ma punterà a impedire che «la selezione di ingresso in Italia la facciano gli scafisti».

Entrambe le Camere, come rileva TGCom24, hanno approvato a larga maggioranza il progetto delineato dal Presidente di FdI. Che si è detta «pronta a fare quello che va fatto, a costo di non essere compresa, perfino non essere rieletta», per risollevare le sorti della Nazione. Un’affermazione da statista – figura che, come sosteneva James Freeman Clarke, «guarda alla prossima generazione», e non alle prossime elezioni. Se rimarranno solo parole vuote o si tradurranno in azioni concrete, lo scopriremo molto presto.

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Politica

Il Governo Meloni è nato, ecco la squadra del primo Premier donna

Mattarella conferisce l’incarico alla leader di FdI, che accetta senza riserva: già domattina, sabato 22 ottobre, il nuovo esecutivo presterà giuramento

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Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, Governo Meloni
Sergio Mattarella e Giorgia Meloni

Da www.romait.it

Il Governo Meloni è realtà. Senza alcuna sorpresa, infatti, dopo la due-giorni di consultazioni Sergio Mattarella ha conferito l’incarico di Premier al Presidente di FdI. La quale – e questo invece è più sorprendente – ha accettato senza riserva, presentando al contempo al Capo dello Stato la lista dei Ministri. E già domattina, sabato 22 ottobre, il nuovo esecutivo presterà giuramento.

Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, Governo Meloni
Sergio Mattarella e Giorgia Meloni

Nasce il Governo Meloni

È dunque Giorgia Meloni, come sottolinea TGCom24, il nuovo Premier della Repubblica italiana – il primo Capo del Governo donna nella Storia del Belpaese. L’esito delle consultazioni quirinalizie, infatti, ha inevitabilmente rispecchiato quello delle Politiche dello scorso 25 settembre, stravinte dall’alleanza Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia-Noi Moderati.

Se in merito qualcuno aveva avuto dei dubbi, a dissiparli ci aveva pensato il rendez-vous di Mattarella con le delegazioni della neo-maggioranza di centrodestra. Le quali, come riporta l’ANSA, avevano indicato la leader di FdI come Presidente del Consiglio «all’unanimità».

La diretta interessata, con un coup de théâtre, ha accettato immediatamente l’incarico, presentandosi quindi davanti alle telecamere per presentare la propria squadra. A tutto il Governo Meloni facciamo naturalmente i migliori auguri di buon lavoro perché, se Palazzo Chigi ha successo, non può che giovarsene l’Italia intera!

Tutti i Ministri del nuovo Governo

Di seguito l’elenco dei Ministri del nuovo esecutivo.

Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture: Matteo Salvini

Vicepremier e Ministro degli Esteri: Antonio Tajani

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio: Alfredo Mantovano

Ministro dell’Economia: Giancarlo Giorgetti

Ministro dell’Interno: Matteo Piantedosi

Ministro dello Sviluppo economico, delle Imprese e del Made in ItalyAdolfo Urso

Ministro della Giustizia: Carlo Nordio

Ministro della Difesa: Guido Crosetto

Ministro della Salute: Orazio Schillaci

Ministro delle Riforme: Maria Elisabetta Alberti Casellati

Ministro del Lavoro: Marina Elvira Calderone

Ministro dell’Istruzione e del Merito: Giuseppe Valditara

Ministro dell’Università e della Ricerca: Annamaria Bernini

Ministro degli Affari europei, le politiche di coesione e PNRR: Raffaele Fitto

Ministro della Pubblica amministrazione: Paolo Zangrillo

Ministro della Famiglia, Natalità e Pari opportunità: Eugenia Roccella

Ministro del Turismo: Daniela Santanchè

Ministro degli Affari regionali e delle Autonomie: Roberto Calderoli

Ministro della Cultura: Gennaro Sangiuliano

Ministro dello Sport e dei Giovani: Andrea Abodi

Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (ex ministro della Transizione ecologica): Gilberto Pichetto Fratin

Ministro delle Politiche del Mare e Sud: Sebastiano Musumeci

Ministro della Disabilità: Alessandra Locatelli

Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare: Francesco Lollobrigida

Ministro dei Rapporti con il Parlamento: Luca Ciriani

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Politica

Nuova legislatura, eletti i Presidenti dei due rami del Parlamento

A Palazzo Madama è stato eletto La Russa (FdI), a Montecitorio Fontana (Lega). Ma in Senato si registrano lo strappo di FI e il “soccorso” di parte dell’opposizione

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Il Parlamento, XIX legislatura

Da www.romait.it

Ha preso ufficialmente il via la diciannovesima legislatura della Repubblica italiana, che dovrebbe portare al varo del Governo Meloni. Il primo atto, come da copione, è stata l’elezione dei nuovi Presidenti dei due rami del Parlamento. Rispetto alla quale – e questo era decisamente meno scontato – non sono mancate delle sorprese piuttosto clamorose.

Il Parlamento, XIX legislatura
Il Parlamento

Al via la XIX legislatura

Entra dunque nel vivo la XIX legislatura, con le nomine della seconda e della terza carica dello Stato, che hanno avuto dinamiche abbastanza paradossali. Una, infatti, è stata più veloce ma al contempo assai laboriosa, l’altra un po’ meno tempestiva ma anche molto meno tempestosa.

Il nuovo Presidente del Senato, come riporta l’ANSA, è Ignazio La Russa, esponente di Fratelli d’Italia. Già Ministro della Difesa, è stato designato con 116 voti al primo scrutinio, che a Palazzo Madama richiede subito la maggioranza assoluta dei componenti dell’emiciclo.

Tuttavia, come sottolinea TGCom24, al 75enne avvocato siciliano è mancato l’apporto di Forza Italia, che nelle parole di Silvio Berlusconi voleva «dare un segnale». Missione completamente fallita, visto che i senatori azzurri sono stati più che sostituiti da colleghi dell’opposizione rimasti naturalmente ignoti. Anche se sulla bocca di tutti c’era solo un nome – quello del leader italovivo Matteo Renzi.

Alla Camera, invece, come riferisce il Corsera, la scelta è ricaduta sul leghista Lorenzo Fontana, 42enne veneto, ed è stata sicuramente meno sofferta. A Montecitorio, nelle prime tre votazioni occorrono i due terzi dei componenti o dei votanti, e solo dalla quarta basta la maggioranza assoluta. E proprio nel quarto scrutinio l’ex Ministro della Famiglia ed eurodeputato ha ricevuto 222 preferenze, comprensive in questo caso di quelle di FI.

Le prossime tappe verso il Governo Meloni

La nuova legislatura proseguirà, come spiega La Repubblica, con alcuni passaggi più tecnici. Dall’iscrizione degli onorevoli nei rispettivi gruppi parlamentari alla scelta dei capigruppo, fino all’istituzione degli Uffici di Presidenza delle due Camere.

Si dovrebbe così arrivare al 19 ottobre, quando Sergio Mattarella potrebbe avviare le consultazioni, che saranno aperte proprio dai due neo-Presidenti e si annunciano molto rapide. Anche nell’ipotesi che slittino di 24 ore, dal 21 ottobre ogni momento sarà buono per il conferimento dell’incarico – a Giorgia Meloni, ça va sans dire.

La strada ormai è tracciata. Nell’attesa, facciamo al Presidente La Russa e al Presidente Fontana i nostri migliori auguri di buon lavoro!

Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, XIX legislatura
Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa

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Politica

Anche Draghi ha perso la pazienza: il duro sfogo contro la Ue

Dopo mesi di sterile retorica sulla solidarietà comunitaria, il Premier uscente si accorge (finalmente) che Bruxelles non è parte della cura, bensì della malattia: meglio tardi che mai

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Mario Draghi arrabbiato con l'Europa

Da www.romait.it

E al settimo mese – di guerra in Ucraina – si scatenò (finalmente) l’ira di Draghi contro l’Europa. A cui il Premier uscente imputa quell’atteggiamento egoistico alla base, tra l’altro, del ritardo nell’istituzione del tetto al prezzo del gas. Certo, è facile parlare ora che l’inquilino di Palazzo Chigi è a pochi giorni dal termine del proprio mandato: in ogni caso, meglio tardi che mai.

Mario Draghi arrabbiato con l'Europa
Mario Draghi

Lo sfogo di Draghi contro l’Europa

«Stiamo discutendo di gas da sette mesi. Abbiamo speso decine di miliardi dei contribuenti» comunitari «e non abbiamo ancora risolto nulla. Se non avessimo perso così tanto tempo ora non ci troveremmo sull’orlo della recessione». Così, secondo un retroscena rivelato da La Stampa, si è sfogato il Premier dimissionario Mario Draghi al Consiglio Europeo informale di Praga del 7 ottobre scorso.

In particolare, come aggiunge Open, erano tre i bersagli nel mirino di SuperMario. La prima era Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, accusata di immobilismo oltre che di eccessivo appiattimento sulle posizioni di Germania e Olanda. Gli altri erano proprio i due Paesi nordici – Berlino per lo scudo autarchico contro il caro energia e L’Aja per le reiterate resistenze al price cap sul metano.

Insomma, pare che perfino Draghi, sia pure (quasi) fuori tempo massimo, si sia accorto che Bruxelles è parte della malattia, non certo della cura. Che poi lo abbia fatto dopo aver a sua volta dilapidato mesi nella sterile retorica sull’unità e la solidarietà europea, naturalmente, è solo un dettaglio.

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Politica

Bamba della settimana, un anti-premio per degli habitués

Questa nuova edizione della surreale competizione ideata da Vittorio Feltri è dominata da alcune “vecchie conoscenze” politiche: sia in ambito italiano che in campo internazionale

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

Da www.romait.it

Riparte dopo la lunga pausa estivo-elettorale il “Bamba della settimana”. L’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del recente passato. E che, per l’occasione, si veste old fashion “richiamando sul palco” alcune vecchie conoscenze.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Un caso hors catégorie

Torna quindi il “Bamba della settimana” che, come spesso accade, si apre con un caso contrassegnato come hors catégorie per non falsare la surreale competizione. È la crociata donchisciottesca intrapresa, come riferisce Il Giornale, da Rula Jebreal contro il Premier in pectore Giorgia Meloni.

Rula Jebreal
Rula Jebreal

La giornalista italo-palestinese si è infatti sentita “in dovere” di avvisare i media internazionali che la leader di FdI, democraticamente eletta, rappresenterebbe una minaccia alla democrazia. Della quale, evidentemente, gli ultra-democratici continuano ad avere una concezione del tutto particolare.

Il “Bamba della settimana”

Da una sgrammaticatura metaforica a una letterale il passo è breve, e conduce direttamente a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Dove, come rileva Sky TG24, uno studente ha chiesto via social al sindaco Giorgio Zinno di chiudere le scuole perché «sta piovendo troppo assai». E si è guadagnato la fulminante (è il caso di dirlo) replica del primo cittadino: «Troppo assai? E come chiudo le scuole se scrivete così? Dovreste andarci anche il pomeriggio…» E senza “professoressa” di corsivo.

Bamba della settimana, Sgrammaticatura di uno studente di San Giorgio a Cremano
Sgrammaticatura di uno studente di San Giorgio a Cremano

Rimanendo in ambito istituzionale, scrive Libero che l’ex bi-Premier Giuseppe Conte, attuale presidente del M5S, ha cinguettato il suo disappunto in merito al «nuovo esecutivo». Che appare troppo concentrato sul toto-Ministri, quando «dovrebbe preoccuparsi invece delle famiglie e delle imprese su cui gravano gli aumenti dei costi energetici». Peccato che, come gli ha fatto perfidamente notare Guido Crosetto, il Governo in carica sia ancora quello di Mario Draghi. Ma forse è solo che Giuseppi guarda già al… tempo dei Meloni.

Ha fatto però di peggio, come riporta Il Tempo, un altro habitué dell’anti-premio come Sleepy Joe Biden. Il quale, durante un evento in Indiana sulla malnutrizione, ha chiamato sul palco la deputata repubblicana Jackie Walorski, a lungo impegnata sulle tematiche legate all’alimentazione. Che però è tragicamente deceduta lo scorso agosto in un incidente stradale.

Non serve aggiungere altro. Se non che una gaffe del genere si merita senza esitazioni il “Bamba della settimana”.

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Politica

Nuovo Governo, quanto manca all’incoronazione della Meloni?

Sancita la vittoria del centrodestra a guida FdI, occorrerà aspettare la fine di ottobre per il varo del prossimo esecutivo: che è scontato verrà guidato dalla leader di Fratelli d’Italia

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Nuovo Governo, Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

Archiviati il voto per le Politiche 2022 e il relativo spoglio, si è aperto l’iter per la formazione del nuovo Governo. Che, alla luce dei risultati di queste elezioni, dovrebbe essere guidato da Giorgia Meloni, Presidente di FdI, che diventerà dunque il primo Premier donna d’Italia. Tuttavia, il rito laico dell’avvio della prossima legislatura (la XIX) segue una liturgia piuttosto rigida, che richiederà almeno un altro mese prima dell’effettivo varo dell’esecutivo.

Nuovo Governo, Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022
Giorgia Meloni festeggia la vittoria alle Politiche 2022

Tappe e tempi per la formazione del nuovo Governo

Che succede ora che è stata definitivamente sancita la vittoria del centrodestra a guida Fratelli d’Italia? I tempi per la costituzione del nuovo Governo non saranno immediati, perché dipendono da procedure di prammatica caratterizzate da scadenze ben precise.

La prima tappa, come scrive Sky TG24, è il 13 ottobre, quando si riunirà il nuovo Parlamento e verranno eletti i Presidenti delle due Camere. La seduta di Palazzo Madama, precisa il Corsera, verrà presieduta da Liliana Segre, membro più anziano dell’assemblea, quella di Montecitorio da Ettore Rosato, l’attuale vicepresidente più anziano.

Per designare l’erede di Maria Elisabetta Alberti Casellati, i primi due scrutini saranno a maggioranza assoluta dei componenti, il terzo a maggioranza assoluta dei senatori presenti. In caso di ulteriore fumata nera, si procederà al ballottaggio fra gli sfidanti più votati e, se persisterà la parità, sarà eletto il candidato più anziano.

Alla Camera, invece, come spiega Rai News nella prima votazione servono i due terzi dei componenti, nelle due successive i due terzi dei votanti. Dalla quarta occorre la maggioranza assoluta dei suffragi e si procede a oltranza – e non è mai successo che sia stato superato il quinto scrutinio. Questa fase dovrebbe dunque concludersi al massimo il 15 ottobre.

I passaggi successivi

Una volta costituiti anche i gruppi parlamentari, partiranno le consultazioni quirinalizie, probabilmente intorno al 24 ottobre. Questo passaggio porterà Sergio Mattarella a conferire l’incarico di Primo Ministro, che normalmente viene accettato con riserva.

È scontato che, stavolta, l’onere e l’onore ricadranno sulla trionfatrice della tornata elettorale, Giorgia Meloni, che condurrà a sua volta dei colloqui con i partiti. Se avranno esito positivo, il Presidente del Consiglio incaricato scioglierà la riserva e presenterà al Capo dello Stato la lista dei Ministri. I quali, in base all’articolo 92 della Costituzione, sono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta dell’inquilino di Palazzo Chigi.

Si dovrebbe essere a quel punto intorno al 27 ottobre, e il nuovo Governo sarà pronto per prestare giuramento al Colle. Concluderà il percorso la suggestiva “Cerimonia della campanella”, che segnerà il passaggio di consegne tra l’attuale Premier Mario Draghi e il suo successore.

L’atto di investitura diventerà così (è il caso di dirlo) esecutivo. Il lungo conto alla rovescia, ormai, è iniziato.

Palazzo Chigi
Palazzo Chigi

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Politica

Politiche 2022, gli esiti del voto: trionfano il centrodestra e la Meloni

L’alleanza FdI-Lega-Forza Italia-Noi Moderati ha la maggioranza assoluta in Parlamento, Fratelli d’Italia è il primo partito e la Meloni ipoteca Palazzo Chigi: ecco tutti i risultati delle elezioni

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Giorgia Meloni festeggia il trionfo alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Da www.romait.it

Il Viminale ha concluso lo spoglio relativo alle Politiche 2022, confermando di fatto il trend che era già emerso alla chiusura delle urne. La tornata elettorale ha visto il trionfo del centrodestra a guida Fratelli d’Italia, il cui Presidente Giorgia Meloni ha praticamente ipotecato Palazzo Chigi. Tra numeri cristallizzati, reazioni di segno opposto ed esclusioni “eccellenti”, ecco tutti i risultati di queste elezioni.

Giorgia Meloni festeggia il trionfo alle Politiche 2022
Giorgia Meloni

Gli esiti definitivi delle Politiche 2022

E ora sulle Politiche 2022 è arrivato anche il “bollino blu” del Ministero dell’Interno. Che, certificando definitivamente le percentuali emerse nella lunga notte elettorale, le ha anche tradotte in seggi, dando così la misura esatta del successo del centrodestra.

L’alleanza FdI-Lega-Forza Italia-Noi Moderati, come sintetizza il Corsera, è volata al 44,02% a Palazzo Madama, ottenendo così 112 senatori. E ha raggiunto il 43,79% alla Camera, conquistando 235 deputati. La coalizione avrà così la maggioranza assoluta in entrambi i rami del nuovo Parlamento – ma non i due terzi necessari per poter cambiare da sola la Costituzione.

A farla da padrone è stato Fratelli d’Italia, inerpicatosi fino al 26,01% in Senato e al 25,99% a Montecitorio. E il cui leader Giorgia Meloni è il nuovo Premier in pectore – il primo Presidente del Consiglio donna nella storia d’Italia. Hanno invece a malapena superato l’8% sia il Carroccio che gli Azzurri, mentre non hanno raggiunto nemmeno l’1% i centristi.

Il grande sconfitto però è il Pd, fermatosi al 19,07% alla Camera e al 18,96% al Senato, sotto dunque la soglia psicologica del 20%. Non a caso, Enrico “stai sereno” Letta ha già anticipato l’intenzione di non ricandidarsi alla segreteria dem. Complessivamente, il blocco di centrosinistra non è andato oltre uno striminzito 26%, che corrisponde a 80 deputati e 39 senatori.

Deludente anche il traguardo conseguito dal Terzo Polo, che aveva ambizioni ben più alte del 7,7% a cui lo hanno invece relegato gli Italiani. Gongola invece il M5S che, a dispetto delle previsioni funeree dei sondaggi, si è accreditato come terza forza del Paese, oltrepassando l’asticella del 15%. Una percentuale dovuta in larghissima parte ai percettori del Reddito di cittadinanza.

Gli “altri” risultati

Poi, naturalmente, c’erano gli “scontri diretti”, andati in scena nei collegi uninominali, che in certi casi hanno riservato grosse sorprese. Tra i “grandi nomi” che non sono stati rieletti, soprattutto a sinistra (come riporta Il Riformista), figurano Emma Bonino, Monica Cirinnà, Carlo Cottarelli ed Emanuele Fiano. Ma l’estromissione più fragorosa è certamente quella dell’ex grillino Luigi Di Maio, capo politico di Impegno Civico, punito – come sottolinea TGCom24 – nella “sua” Napoli.

Sky TG24 riferisce invece che l’elenco dei “Vip” premiati dagli elettori include Rita Dalla Chiesa, Claudio Lotito, Ilaria Cucchi e Marta Fascina, compagna di Silvio Berlusconi. Che a sua volta rientra in Senato, grazie al seggio maggioritario conseguito a Monza.

Questi, dunque, i dati del nuovo Parlamento, la cui maggioranza indicherà a Sergio Mattarella il nome di Giorgia Meloni come prossimo Primo Ministro. Perché, con buona pace di Bruxelles e dintorni, il popolo (italiano) ha parlato.

Elezioni Politiche 2022
Elezioni Politiche

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Politica

Politiche, chiude la campagna elettorale, vincerà l’astensione?

I partiti e le coalizioni che si contendono Palazzo Chigi sparano le ultime cartucce prima del silenzio pre-voto: ora la palla passa agli Italiani, che però secondo i sondaggi diserteranno in massa le urne

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Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sulla chiusura della campagna elettorale per le Politiche del 25 settembre. Il candidato consideri che:

Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

a) Giorgia Meloni, presidente di FdI e grande favorita di queste elezioni, ha affermato, come riporta Il Messaggero, che «costruiremo una Nazione fondata sul merito». Dopotutto, dalla Lega ai Lego è un attimo.

b) Ci informa il Corsera che il segretario dem Enrico «Letta punta sulla spinta dei sindaci del Pd». Perché è l’unico modo per far muovere il suo pulmino elettrico.

c) Carlo Calenda, leader di Azione e del Terzo Polo, come rileva Sky TG24 ha assicurato che «supereremo anche la Lega». E le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

d) Scrive Il Giornale che a Giuseppe Conte, presidente del M5S, è stato chiesto: «Rigassificatori a Piombino: sì o no?» Al che l’ex Avvocato del popolo ha risposto: «No, preferiamo quelli temporanei galleggianti». Proprio come il rigassificatore di Piombino.

Gli altri protagonisti della campagna elettorale per le Politiche

e) A proposito di Giuseppi, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha rivelato al Giornale che «averlo mandato a casa resterà per sempre uno dei più alti servizi che ho reso al mio Paese». Il che è tutto dire.

f) Il segretario del Carroccio Matteo Salvini, come riferisce l’ANSA, ha dichiarato che nell’eventuale futuro Governo di centrodestra «non vedo ruoli per Draghi». A parte come cavalcature in House of the Dragon.

g) Luigi Di Maio, numero uno di Impegno Civico, è tornato a spingere via social sul Salario Equo, «una misura da fare affinché ognuno venga pagato per quanto vale davvero». Bisogna riconoscere che è encomiabile la sua voglia di lavorare gratis.

Ciò posto, il candidato ha cinque secondi per spiegare come mai, secondo i sondaggi, alle Politiche 2022 il “primo partito” sarà l’astensionismo.

Elezioni Politiche
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