Sospensione alla preside del Pacinotti dopo il suicidio di Mendico: le crepe nel sistema di tutela a scuola

Sospensione alla preside del Pacinotti: il caso Mendico riaccende il dibattito nazionale su bullismo, controlli ministeriali e sostegno psicologico
Di Lina Gelsi
Suicidio Paolo Mendico, sospesa la preside

La sospensione di tre giorni alla dirigente dell’Itis “Pacinotti” di Fondi, Gina Antonetti, nel caso della morte di Paolo Mendico (14 anni, di Santi Cosma e Damiano, morto a settembre alla vigilia del primo giorno di scuola), è un provvedimento di portata limitata ma dal valore politico evidente. Arriva mentre la procura continua le indagini per istigazione al suicidio e mentre, da mesi, l’opinione pubblica chiede risposte su bullismo, fragilità adolescenziali, capacità di reazione della scuola e ruolo delle istituzioni.

Sospensione preside Pacinotti e caso Mendico: il doppio binario amministrativo-penale

Il provvedimento disciplinare nasce dal procedimento avviato dopo le ispezioni disposte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. A dare notizia della sanzione è la Flc Cgil, che la contesta nel merito e nel metodo: secondo il sindacato, il Ministero avrebbe cercato un responsabile mentre gli accertamenti penali sono ancora in corso, arrivando ad avviare contestazioni prima dell’effettivo avvio dell’indagine ispettiva.

Qui si vede il primo punto sistemico: la coesistenza di due binari. Il penale cerca eventuali responsabilità individuali e nessi causali; l’amministrativo valuta condotte, procedure, organizzazione, omissioni o ritardi nella gestione di segnalazioni e rischi. Il problema non è l’esistenza del doppio binario, prevista dall’ordinamento; il problema è la percezione pubblica, spesso portata a sovrapporre i piani. Se l’amministrazione procede con tempi e atti letti come “sentenza”, la fiducia nel percorso complessivo si indebolisce. Se invece non procede, viene accusata di inerzia.

I diari di Paolo Mendico e il tema dell’accesso ai supporti: disuguaglianza come fattore di vulnerabilità

Sul fronte narrativo e mediatico, continuano a emergere dettagli dal vissuto del ragazzo: secondo ricostruzioni di stampa, la famiglia ha affidato l’analisi dei diari a Marisa Aloia, psicologa e grafologa forense. Le pagine descriverebbero un adolescente sensibile, ferito da esperienze scolastiche percepite come umilianti, con riferimenti alla difficoltà economica nell’accesso a ripetizioni o doposcuola.

Al netto della necessaria cautela — un diario non è un atto giudiziario e va contestualizzato — l’elemento merita attenzione perché porta il tema su un terreno meno discusso: la disuguaglianza educativa. Quando il recupero sembra dipendere da risorse private, la scuola rischia di produrre un messaggio involontario: chi può pagare è avvantaggiato. In adolescenza, questa percezione può diventare vergogna, senso di esclusione, ritiro.

Caso Mendico, bullismo e numeri: il fenomeno che resta diffuso

Il caso di Fondi/Sud pontino si inserisce in un quadro nazionale in cui il bullismo e il cyberbullismo restano ampiamente presenti. Secondo un report ISTAT pubblicato nel 2025 (dati riferiti al 2023), il 68,5% degli 11-19enni dichiara di essere stato vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e/o violento online e/o offline nei 12 mesi precedenti; il 21% si colloca nella fascia di vittimizzazione più frequente e grave descritta nel documento.

Questi numeri non spiegano un singolo gesto estremo, né trasformano automaticamente la scuola in imputato. Indicano però una realtà: la maggioranza dei ragazzi sperimenta forme di aggressività relazionale, e una quota rilevante le subisce con intensità tale da avere effetti sul benessere psicologico. In un contesto simile, il tema non è soltanto “punire il colpevole”, ma costruire sistemi che intercettino per tempo.

Sospensione preside e politiche pubbliche: cosa manca nella filiera di prevenzione

Negli ultimi anni, molte scuole hanno introdotto sportelli di ascolto e iniziative antibullismo; in parallelo, cresce la domanda di supporto psicologico. Eppure l’efficacia dipende da due fattori spesso sottovalutati: continuità e fiducia. Uno sportello che cambia spesso figure professionali o che viene percepito come “collegato” a una logica disciplinare può non essere usato proprio dai ragazzi più a rischio. Inoltre, la prevenzione richiede coordinamento stabile con servizi sociali e sanitari, oltre a formazione che aiuti gli adulti a riconoscere segnali non clamorosi: isolamento, calo del rendimento, somatizzazioni, assenze ripetute.

In questo senso, la sospensione di tre giorni alla preside del Pacinotti diventa un simbolo ambiguo: può apparire come risposta, ma non è soluzione. La vera posta in gioco è la capacità del sistema di trasformare un caso in apprendimento istituzionale: procedure più chiare, strumenti accessibili, attenzione alla dimensione economica che incide sul percorso scolastico, tutela della dignità degli studenti.

 
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