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Cronaca

Roma, Torre Maura e Casal Bruciato: segnalate decine di persone per odio razziale

Francesco Vergovich

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A seguito delle indagini effettuate dalla Digos di Roma sui gravi episodi di violenza verificatisi il 2 aprile scorso a Torre Maura, in occasione del trasferimento di alcune famiglie rom in una struttura di accoglienza, il citato ufficio investigativo ha depositato quest’oggi un’informativa con la quale sono state segnalate all’autorità giudiziaria, a vario titolo, 41 persone tra residenti ed esponenti dell’estrema destra, che nell’occasione si resero responsabili dei disordini. Le ipotesi di reato vanno dalla manifestazione non preavvisata all’incendio doloso, al danneggiamento, istigazione all’odio razziale, all’apologia del fascismo e all’interruzione di pubblico servizio. Individuati in particolare coloro che sottrassero, in concorso, la cesta del pane che stava per essere consegnata alle famiglie rom, che dovranno rispondere dell’ipotesi di rapina. Per i più recenti fatti di Casal Bruciato, è stata depositata dalla Digos una prima informativa dove sono state definite le prime responsabilità, mentre si stanno vagliando le ulteriori posizioni.

Cronaca

Scienza, quell’assurdo scetticismo da webeti verso il vaccino anti-Covid…

Secondo vari sondaggi, all’incirca un italiano su due diffida dell’antidoto, ascoltando le sirene dei social che trattano gli incompetenti alla pari degli esperti. Fortunatamente, la ricerca continua a fare progressi

Mirko Ciminiello

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scienza e vaccino anti-coronavirus
Vaccino anti-Covid

È ufficiale, la scienza ha ceduto il passo agli “stregoni della Rete”. Diversamente non si spiegherebbero i risultati di alcuni sondaggi che hanno mostrato come un Italiano su due (all’incirca) diffidi del vaccino anti-coronavirus. Per fortuna, però, la ricerca non si ferma, anzi continua a fare enormi passi avanti. Tanto che Anthony Fauci, immunologo della Casa Bianca, ha azzardato che «potremmo essere abbastanza vicini a una qualche sorta di normalità» entro il prossimo autunno.

La scienza e gli “stregoni della Rete”

«Sono esterrefatta» si è sfogata sui suoi profili social la presentatrice Myrta Merlino. «Pensavo avessimo tutti una gran voglia di avere quanto prima il vaccino anti-Covid! E invece con l’approfondimento di Gerardo Greco scopriamo che abbiamo un piccolo incredibile problema: una persona su tre non si vaccinerebbe!»

La conduttrice de L’Aria di Domenica si riferiva all’esito di una rilevazione diffusa nel corso della sua trasmissione. Dalla quale emergeva che solo il 42% del campione intende sottoporsi alla vaccinazione, a fronte di un 34% di contrari e un 24% di indecisi.

Statistiche che, peraltro, ricalcano abbastanza fedelmente quelle di altre indagini demoscopiche condotte nel recente passato. Una, diffusa da poco dalla stessa emittente, ha evidenziato come il 16% degli intervistati rifiuterebbe l’antidoto se sarà disponibile nel 2021. Più un altro 42% che «aspetterà per capirne l’efficacia».

A ottobre, invece, un’altra ricerca aveva appurato che oltre il 48% degli Italiani esitava di fronte alla possibilità di assumere in futuro il siero protettivo. E aveva indagato anche sull’eziologia di questo scetticismo, svelando in realtà uno scenario che, come la “lettera rubata” di Poe, era sotto gli occhi di tutti.

L’eziologia dello scetticismo verso la scienza

Per un Italiano su tre, i vaccini sarebbero «una manovra di arricchimento delle case farmaceutiche», come se invece tale percentuale lavorasse gratis per il bene dell’umanità. «Mentre il 23% pensa che siano una mossa politica e il 35% teme che vaccinarsi possa avere effetti collaterali gravi».

Quest’ultima spiegazione è l’unica che ha almeno una parvenza di razionalità, anche se poi bisognerebbe indagarne le motivazioni profonde. Perché in tanti – troppi – danno credito a quella pseudo-cultura che dà agli incompetenti, come denunciò Umberto Eco, «lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel». Succede anche con l’ambientalismo – altra disciplina a cui i moderni Torquemada di Twitter e Facebook dovrebbero dedicare più tempo e bollini, anziché censurare il libero pensiero.

In questo, comunque, ha forti responsabilità anche la politica – o perlomeno una parte di essa. Quella che corre dietro agli sproloqui di chi, per esempio, farnetica che i vaccini provochino l’autismo – che in realtà è una sindrome genetica.

Un aspetto paradossale, poi, è che gli stessi webeti ignorano dei dettagli che – almeno per certuni – dovrebbero essere assai più significativi. Tipo che alcuni candidati vaccini contro il Covid-19 – tra cui quelli di AstraZeneca e della Johnson&Johnsonsono stati sviluppati a partire da cellule di bambini abortiti. Il che li rende ipso facto eticamente inaccettabili, con buona pace dei contorsionismi del quotidiano della Cei.

Houston, abbiamo un problema, quindi. E pensare che l’ex Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ebbe a bollare la radio come «strumento perfetto di imbecillimento dell’umanità»! Pensate se avesse conosciuto i social network

I progressi della ricerca

Fortunatamente, la ricerca scientifica non si ferma, anzi prosegue imperterrita sulla strada del progresso. È di pochi giorni fa, per esempio, l’annuncio che l’antidoto sviluppato dalla società statunitense Moderna ha il 94,5% di efficacia.

Adesso il duo Pfizer-BioNTech ha comunicato i dati definitivi dei test di fase 3 sul proprio siero, che sono perfino migliori di quelli intermedi già anticipati. Il candidato vaccino è infatti risultato efficace al 95% nel prevenire la comparsa dei sintomi, oltre a non aver provocato effetti collaterali gravi durante la sperimentazione.

Non a caso la Commissione europea, che sta creando un portafoglio di antidoti che include già quello della partnership tedesco-americana, ha avviato delle contrattazioni anche con Moderna. Lo ha dichiarato Stefan De Keersmaecker, uno dei portavoce di Bruxelles. Anche se la biotech d’Oltreoceano ha fatto sapere che la priorità l’avranno i Paesi con cui è già stato firmato un contratto. In primis, gli Stati Uniti.

Intanto, però, per Fauci siamo «oltre le aspettative», anche se ora occorre «convincere le persone a vaccinarsi». La prospettiva di una vita in mascherina e distanziamento sociale dovrebbe essere sufficiente, in realtà. Ma aspettiamo pure fiduciosi l’illuminazione degli specialisti di scienza da tastiera.

In fondo, in un modo o nell’altro, l’immunità di gregge potrebbe essere dietro l’angolo. E non dite che Checco Zalone non ci aveva avvisati…

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Cronaca

“La pandemia progetto satanico”. Radio Maria e il lockdown del pensiero

Padre Livio Fanzaga osa riferire il virus all’azione diabolica, che per un sacerdote è un’ovvietà ma gli è valsa un’ignobile censura. Dagli stessi che ignorano un’inchiesta del NYT sugli insabbiamenti cinesi e la condiscendenza dell’Oms

Mirko Ciminiello

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la pandemia e padre livio fanzaga
Il direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga

La pandemia da Covid-19 e la Cina tornano a far discutere, anche se non nel modo in cui dovrebbero. Una recente inchiesta ha infatti evidenziato una serie di torbidi legami tra il Paese del Dragone e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma il Giornale Unico preferisce concentrare le proprie attenzioni su alcune dichiarazioni – controverse ma legittime – di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

La pandemia e il j’accuse di padre Livio

«Vi dico come la penso. Ho allargato le mie conoscenze e allargato i miei orizzonti: questa epidemia è un progetto, ben preciso, per colpire l’Occidente. Io l’ho sempre attribuito al demonio, che agisce attraverso gli uomini e quindi delle menti criminali, che l’hanno realizzato con uno scopo ben preciso: creare un passaggio repentino per attuare una specie di colpo di Stato sanitario».

Questo il durissimo j’accuse lanciato nell’etere da padre Livio Fanzaga – per tutti semplicemente padre Livio. Il quale, dai microfoni dell’emittente da lui guidata, non le ha mandate a dire. «Un progetto volto a fiaccare l’umanità, metterla in ginocchio, per poi instaurare una dittatura sanitaria, cybernetica. Creare un mondo nuovo. È un progetto criminale portato avanti dalle élites mondiali per costruire un mondo nuovo senza Dio».

Il presbitero ha anche avanzato dubbi sull’origine “cinese” del virus. «Questa epidemia è un progetto non casuale, che non viene dai pipistrelli o dal mercato di Wuhan. Si è sviluppata come un progetto ben preciso per colpire l’Occidente, forse non solo dalla Cina. Partiva dal Brasile, causando 60 milioni di morti, con una simulazione della Fondazione Gates. E poi infatti è arrivata esattamente così». Con l’obiettivo finale di «eliminare tutti quelli che non stanno a questo gioco, per realizzare questo mondo nuovo che è il mondo di Satana, dove noi saremo tutti degli zombie».

Affermazioni chiaramente inaccettabili per i megafoni del pandemicamente corretto, da cui è immediatamente partito l’immancabile fuoco di fila contro il sacerdote. Come se non fosse ovvio, e perfino banale che un uomo di Chiesa scorga l’azione di Dio (o del diavolo) nella Storia. E, soprattutto, come se nelle sue parole non vi fosse un oggettivo fondo di verità.

La pandemia e l’inchiesta del NYT

Partiamo dall’inizio, da quel Paese ai confini del mondo che da sempre, a livello economico, pare un misto tra un rapace e un saprofago. E a cui la pandemia non solo non ha causato troppi danni, ma ha portato addirittura benefici. Perlomeno nella misura in cui, devastando le economie occidentali, ha fatto crollare il valore degli asset rendendoli terreno di caccia per un regime predatorio.

Guarda caso, il microrganismo è partito proprio da questa Nazione e, con buona pace di qualunque bollino social, sulla sua eventuale origine naturale non ci sono prove. Lo si dà più o meno per scontato, ma nessuna autorità sanitaria indipendente può dimostrarlo perché Pechino sta ostacolando qualsiasi indagine.

Come ha sottolineato un’inchiesta del New York Times, volta a ricostruire gli avvenimenti dalla fine di dicembre 2019. Quando il mercato di Wuhan venne sanificato in fretta e furia per impedire, si disse, lo scoppio di un’epidemia. Distruggendo così i campioni che avrebbero potuto svelare la verità sulla genesi del virus.

Di lì a poco, sul posto si recarono anche gli esperti del Centro cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, il China CDC. Il cui responsabile, George F. Gao, tre settimane dopo dichiarò che il suo team non aveva fatto in tempo a condurre una ricerca approfondita del veicolo animale del contagio.

Questa è tuttora la versione ufficiale di Pechino. Tuttavia, un resoconto ufficiale di quei giorni affermò che gli esperti del China CDC avevano prelevato campioni sia ambientali che dai prodotti in vendita. E lo stesso Gao, nel marzo 2020, si lasciò sfuggire in televisione che i saggi animali provenienti dal mercato di Wuhan non contenevano tracce del virus. Che significherebbe che questi campioni esistono, come le relative analisi. A cui però, a oggi, nessuno ha mai avuto accesso.

L’ennesima genuflessione dell’Oms alla Cina

Nel frattempo – udite, udite! – è stato annunciato l’avvio di un’inchiesta congiunta tra Cina e World Health Organization, concernente proprio la pandemia. Con due piccoli e insignificanti dettagli. Il primo è che i lavori, al momento, procederanno solo per via telematica, visto che la pandemia rende impossibile – ovviamente – una ricerca sul campo. E chissà se e quando mai la permetterà.

Il secondo particolare emerge da alcuni documenti riservati che il NYT ha potuto visionare. E che mostrano come l’Oms abbia di fatto già ceduto a Pechino il totale controllo dell’indagine. Per esempio, accettando che gli studi sui primi pazienti ricoverati e sugli animali vivi venduti al mercato di Wuhan vengano condotti esclusivamente da scienziati cinesi.

Non che sia una grande sorpresa, considerando l’atteggiamento remissivo (eufemismo) tenuto in questi mesi dalla WHO. Il cui Direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, a fine gennaio incontrò il numero uno cinese Xi Jinping. E riuscì nell’impresa di congratularsi per «la serietà con cui la Cina sta affrontando questo focolaio e la trasparenza che ha dimostrato». Che è come lodare il bi-Premier Giuseppe Conte per la brevità e la semplicità delle sue conferenze stampa a reti unificate.

Proprio queste continue genuflessioni al Dragone da parte dell’agenzia sanitaria dell’Onu avevano mandato su tutte le furie il Presidente Usa Donald Trump. Che prima aveva sospeso i fondi all’organizzazione, bollata come «burattino della Cina», e poi aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’ente.

Curiosamente, il candidato democratico alle Presidenziali Joe Biden aveva immediatamente anticipato che, da Presidente, avrebbe annullato tale decisione. E, sempre curiosamente, la Cina ha plaudito alla (presunta) elezione dell’ex vicepresidente di Barack Obama alla Casa Bianca. Elezione in realtà solo mediatica, ma anche questo è meglio non dirlo ai manutengoli del politicamente corretto.

Il lockdown del pensiero

Strano quindi che, con tutta questa carne al fuoco, i giornaloni preferiscano irridere le idee di un religioso, alla faccia della democrazia e della libertà di espressione. Come se il libero arbitrio fosse una patologia da estirpare a sua volta mediante il pensiero unico.

Le prime avvisaglie, del resto, si erano già avute con la Commissione Segre e la pdl Zan. Che, col pretesto di aggiungere tutele a minoranze fortunatamente già protette, si propongono in realtà di censurare le opinioni sgradite.

Tipo, appunto, quella di padre Livio, sbeffeggiato gratuitamente – dunque vigliaccamente e ignobilmente – dall’odierno Minculpop. Intollerante a qualsiasi parere che diverga rispetto a quello della “cultura” dominante.

È il lockdown del pensiero, l’ultima deriva di un politically correct che concepisce il Diritto e i diritti solo a rovescio. Benvenuti in 1984 di George Orwell.

Il simbolo dell’Oms con il nome dell’ente in cinese

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Cronaca

Vaccino anti-coronavirus, lo scatto di Pfizer: “Oltre il 90% di efficacia”

L’annuncio dell’azienda farmaceutica americana, che col partner tedesco BioNTech chiederà alla FDA l’autorizzazione a produrre l’antidoto. 50 milioni di dosi dovrebbero essere pronte entro l’anno, all’inizio per le categorie a rischio

Mirko Ciminiello

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scienza e vaccino anti-coronavirus
Vaccino anti-coronavirus

La buona notizia di oggi viene direttamente dal fronte del vaccino anti-coronavirus, e più precisamente dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer. Il cui Presidente e Amministratore Delegato, Albert Bourla, ha dato l’annuncio che tutto il mondo attendeva. Il farmaco sviluppato assieme alla tedesca BioNTech si è rivelato efficace nel prevenire oltre il 90% delle infezioni da SARS-CoV-2 durante la fase 3 della sperimentazione.

Si tratta di un livello di protezione paragonabile a quello degli antidoti contro malattie come il morbillo. Tanto che l’immunologo della Casa Bianca Anthony Fauci ha parlato di efficacia «straordinaria». E non va dimenticato che l’americana Food and Drug Administration e l’Organizzazione Mondiale della Sanità richiedevano una percentuale minima di efficacia del 50%.

I trials clinici andranno comunque avanti, e nuovi dati dovrebbero essere disponibili entro la terza settimana di novembre. Quelli preliminari evidenziano intanto l’assenza di seri effetti collaterali, limitati a qualche linea di febbre in alcuni dei volontari. Non a caso, le due società hanno già anticipato l’intenzione di chiedere alla FDA l’autorizzazione alla produzione.

Dichiarazioni che hanno fatto esultare il Presidente Usa Donald Trump, in un cinguettio stranamente risparmiato dalla censura dei Torquemada contemporanei di Twitter. «La Borsa è in forte rialzo, il vaccino arriverà presto. Report sull’efficacia al 90%. Grandi notizie!»

All’inizio il vaccino anti-coronavirus non basterà per tutti

In realtà, per una commercializzazione su vasta scala del vaccino anti-coronavirus bisognerà ancora attendere. Pfizer e BioNTech prevedono infatti di consegnare 50 milioni di dosi nel mondo entro quest’anno, e 1,3 miliardi nel 2021. La Commissione europea se ne è già assicurata preventivamente 200 milioni, che il Presidente Ursula von der Leyen vorrebbe aumentare a 300. Da ripartire però fra tutti gli Stati membri della Ue in base alla popolazione.

Va da sé che le prime dosi non basteranno per tutti, perciò verranno inoculate prioritariamente alle categorie a rischio: anziani, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Anche così, comunque, resta comprensibile l’ottimismo del Ministro della Salute teutonico Jens Spahn. Secondo cui «allo stato attuale è probabile che si possa arrivare velocemente come mai prima nella storia dell’umanità a un vaccino contro un nuovo virus». Anche se «alla domanda su quali quantità di dosi e da quando saranno a disposizione non possiamo ancora rispondere».

Come funziona il vaccino anti-coronavirus

Il vaccino anti-coronavirus messo a punto dalla partnership tedesco-americana si basa sull’Rna messaggero. Si tratta di una tecnica innovativa, che evita di dover ricorrere a una versione depotenziata dell’agente patogeno, come nei preparati “classici”.

In pratica, nell’organismo viene introdotta una sequenza artificiale di mRNA, che è l’interprete biologico tra DNA e ribosomi – le particelle che sintetizzano le proteine. Un po’ come se una fabbrica ricevesse via e-mail l’ordine di avviare la produzione in una lingua straniera. Non è un caso che il processo di sintesi delle proteine prenda il nome di “traduzione”.

Nello specifico, le cellule vengono indotte a creare una proteina specifica della corona del Covid-19 – non l’intero virus. È come una foto segnaletica in grado di suscitare la risposta del sistema immunitario – i soldati che difendono il corpo umano. In questo modo, in caso di attacco da parte del vero microrganismo i nostri cecchini biologici saranno già preallertati, e potranno intervenire prontamente per debellare la minaccia.

La principale incognita è la durata dell’immunizzazione, che dovrebbe essere di 6-12 mesi. Allo stato attuale, però, non vi è alcuna certezza in merito.

La ricerca non si ferma

La ricerca comunque non si ferma. Per la fine del mese, o al massimo a dicembre, dovrebbero arrivare le analisi relative a due altri preparati. Quello dell’americana Moderna, che sfrutta la stessa metodologia basata sull’mRNA. E quello del colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca, messo a punto a Oxford e le cui dosi sono prodotte a Pomezia dalla società IRBM. Inoltre, entro il termine dell’anno dovrebbe terminare anche la sperimentazione dell’antidoto dell’altra azienda statunitense Johnson&Johnson.

Insomma, la vittoria nella guerra contro il coronavirus potrebbe davvero essere vicina. E anche per l’attesissimo ritorno alla normalità possiamo forse, cautamente, avviare finalmente il sospirato conto alla rovescia.

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Cronaca

Caso Suarez, ora i Pm di Perugia vogliono verificare il ruolo della Juventus

La Procura umbra, come quella della Figc, valuta l’eventuale coinvolgimento della società, che comunque non dovrebbe rischiare molto. Ascoltati i legali bianconeri, poi Cantone ferma l’inchiesta, indignato per la fuga di notizie

Mirko Ciminiello

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caso suarez: logo juventus
Il logo della Juventus

Man mano che i giorni passano, il cosiddetto “caso Suarez” diventa sempre più intricato. Ormai è arrivato a lambire, in maniera più o meno concreta, anche la Juventus, la società a cui era stato accostato l’attaccante uruguagio Luis Suarez. Con tutto ciò, resta comunque poco probabile che la vicenda possa avere delle ripercussioni dirette sui Campioni d’Italia. Intanto si è già registrato uno sviluppo eclatante, con la Procura di Perugia che ha bloccato l’inchiesta dopo l’ennesima anticipazione mediatica delle attività d’indagine.

La ricostruzione del caso Suarez

Com’è ormai arcinoto, il caso Suarez riguarda il test di italiano sostenuto dal calciatore lo scorso 17 settembre presso l’Università per Stranieri di Perugia. Test che è finito sotto la lente di ingrandimento della Procura guidata dall’ex presidente dell’ANAC Raffaele Cantone in seguito alle intercettazioni a carico dei vertici dell’ateneo. Che hanno portato alla luce una serie di violazioni e irregolarità tali da spingere gli inquirenti a parlare senza mezzi termini di «esame farsa».

Le ricostruzioni, in primis quella del Corriere della Sera, hanno in effetti evidenziato che il Pistolero, come minimo, ha potuto godere di un trattamento privilegiato. Attraverso la piattaforma di messaggistica Teams, infatti, la professoressa Stefania Spina, incaricata di prepararlo per la prova, gli ha fornito in anticipo domande e risposte. La pistola fumante è un pdf recuperato dai finanzieri, che la docente aveva inviato anche al futuro esaminatore Lorenzo Rocca. Un file i cui contenuti corrispondono esattamente al copione inscenato la settimana scorsa, e a cui il giocatore si è attenuto pedissequamente. Non a caso, entrambi i docenti sono sotto inchiesta.

La farsa, peraltro, è ulteriormente ingigantita dai quesiti, imbarazzanti, rivolti al giocatore allora blaugrana – e nel frattempo passato all’Atletico Madrid. Per il quale il livello B1 era necessario per l’ottenimento della cittadinanza italiana, a sua volta essenziale per l’eventuale trasferimento alla Vecchia Signora. La quale non può tesserare extracomunitari, avendo già esaurito i due slot a propria disposizione.

L’esame di Suarez

Questa la prima domanda del test: “Come ti chiami?” Risposta: “Mi chiamo Luis Alberto Suarez Diaz e sono uruguaiano”. Strano che non gli abbiano dato una nota di merito, avendo perfino aggiunto un’informazione non richiesta…

A seguire, al centravanti della Celeste sono state mostrate le immagini di un cocomero e di un supermercato, che lui ha denominato correttamente. Non esattamente un’impresa, visto che erano presenti nel pdf che aveva già ricevuto.

Poi gli è stato chiesto di immaginare una città italiana, al che Suarez ha indicato Torino. Infine, alle domande sulla sua famiglia e la sua professione ha risposto: “Faccio il calciatore e sono da sei anni a Barcellona”.

Tempo totale, dodici minuti. Non stupisce quindi che, visti i trascorsi, i social abbiano ironizzato sull’esame mordi e fuggi.

Il caso Suarez e la Juventus

La Procura di Perugia sta ora cercando di capire se la società torinese possa aver avuto un ruolo attivo nell’organizzazione della sceneggiata – pardon, prova. In particolare, i Pm stanno approfondendo la posizione di alcune figure: nessuna delle quali, va precisato, è attualmente iscritta nel registro degli indagati.

Questi i fatti. A inizio settembre, Federico Cherubini, Ds della Juventus e vice del Chief Football Officer Fabio Paratici, contatta Maurizio Oliviero, rettore dell’Università Statale del capoluogo umbro. Questi lo rimanda all’omologa dell’Università per Stranieri, Giuliana Grego Bolli, e al quasi omonimo Simone Olivieri, direttore generale di Palazzo Gallenga – entrambi accusati di corruzione.

Olivieri ha già il telefono sotto controllo per un buco nel bilancio di circa 3 milioni di euro, anche se naturalmente non ne è consapevole. Gli investigatori captano almeno tre sue telefonate con l’avvocatessa Maria Turco, che lavora nello studio dell’avvocato Luigi Chiappero, storico legale della Juventus. Lo stesso Chiappero ha certamente assistito ad almeno uno dei colloqui. La leguleia si sarebbe poi impegnata con Olivieri: in caso di esito positivo della vicenda, «vi porteremo altri stranieri».

Potrebbe comunque essere una rodomontata, come quella dello stesso Olivieri che si vantava con Rocca: «Mi ha chiamato Paratici, è più importante di Mattarella». Di questo contatto però non c’è traccia.

Il direttore dell’area tecnica è stato comunque citato anche dal rettore Oliviero. «Qualche giorno dopo l’esame sostenuto da Suarez sono stato contatto da Paratici che voleva dirmi che l’entourage del giocatore era rimasto molto soddisfatto dell’accoglienza ricevuta e voleva ringraziarmi. Una telefonata di cortesia».

Nulla di strano, ma occhio alla tempistica. Perché è il 20 settembre quando il dirigente bianconero esclude l’arrivo di Suarez per le difficoltà burocratiche.

Quali rischi per la Juventus?

«Abbiamo ribadito la trasparenza del nostro operato professionale e contribuito in maniera positiva alla ricostruzione dei fatti in un incontro positivo e costruttivo». Così Chiappero dopo essere stato ascoltato come testimone, assieme alla Turco, dai Pm perugini: aggiungendo inoltre che la Juventus è estranea al caso Suarez.

È la prima delle audizioni programmate per accertare eventuali responsabilità penali, fermo restando che anche la Procura Federale della Figc ha aperto un’inchiesta indipendente. La giustizia sportiva, infatti, riceverà gli atti della magistratura ordinaria per la valutazione di possibili illeciti.

Le Zebre sono tranquille, soprattutto per l’evidenza di non aver ingaggiato l’attaccante uruguaiano, avendo infine virato sull’ex Alvaro Morata. La situazione potrebbe complicarsi se si accertasse il coinvolgimento dei quadri societari, ma anche in questa eventualità i rischi per i detentori dello scudetto sarebbero minimi.

Certo, non si possono escludere a priori sanzioni gravi come una penalizzazione in termini di punti, la retrocessione all’ultimo posto o addirittura l’esclusione dal campionato. Ma si tratta di ipotesi molto remote, mentre quella più verosimile sarebbe un’ammenda.

A complicare poi ulteriormente il quadro è arrivata anche la clamorosa decisione di Cantone, che ha annunciato l’interruzione delle attività investigative sullo sconcertante episodio. «Sono indignato per quanto successo finora» ha tuonato il Procuratore di Perugia, puntando il dito contro le ripetute violazioni del segreto istruttorio.

Eppure, nihil sub sole novum, verrebbe da commentare, considerando che le fughe di notizie sono una sorta di incresciosa costante nella vicenda. Tanto da rappresentare il vero filo rosso, o per meglio dire bianconero, dell’intero caso Suarez.

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Cronaca

Luis Suarez, per la Procura di Perugia il test di italiano è stato una truffa

Sotto inchiesta i vertici dell’Università per Stranieri, inchiodati dalle intercettazioni. “Non spiccica una parola di italiano, ma prende 10 milioni, deve passare”. L’esame concordato, ma il calciatore non è indagato

Mirko Ciminiello

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luis suarez a perugia il giorno dell'esame di italiano
Luis Suarez a Perugia il giorno dell'esame di italiano

Il calciatore Luis Suarez potrebbe aver superato l’esame di italiano, indispensabile per ottenere la nostra cittadinanza, grazie a una truffa. È ciò su cui sta indagando la Procura di Perugia, che ha notificato una serie di avvisi di garanzia ai vertici dell’Università per Stranieri del capoluogo umbro. L’attaccante del Barcellona sembrava a un passo dalla firma con la Juventus, anche se alla fine l’affare non è più andato in porto.

Le intercettazioni

Luis Suarez «non spiccica ‘na parola» di italiano, «ma te pare che lo bocciamoCosì parlava, senza sapere di essere intercettata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza perugina, Stefania Spina. La docente dell’Università per Stranieri incaricata di preparare il giocatore uruguagio per il test svolto il 17 settembre scorso. La quale ora è sotto inchiesta insieme, tra l’altro, al Rettore dell’Ateneo Giuliana Grego Bolli, al direttore generale Simone Olivieri e all’esaminatore Lorenzo Rocca. Tutti accusati, a vario titolo, di rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

«Gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato» ha comunicato la Procura umbra, e «il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa».

Lo ha rivelato, suo malgrado, proprio la professoressa Spina, che oltretutto dirige il Centro universitario per la valutazione e certificazione linguistica, discorrendo col suo collega Emidio Diodato. «Per dirtela tutta, oggi ho chiamato Lorenzo Rocca che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame!»

Una precauzione apparentemente indispensabile, visto che era stata «riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana». Così il comunicato della Procura diretta dall’ex presidente dell’ANAC Raffaele Cantone.

Fatto, peraltro, di cui la tutor di Suarez appariva perfettamente consapevole. «Non coniuga i verbi. Parla all’infinito» rideva, disquisendo con un anonimo interlocutore che le chiedeva se il Pistolero dovesse passare il livello B1. «Non dovrebbe. Deve. Passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1» faceva pragmaticamente spallucce l’insegnante. «Cioè, voglio di’, fa ride no?»

Non i magistrati, a quanto pare.

Luis Suarez, la sentenza dei social

Paradossalmente, il centravanti della Nazionale uruguaiana non è indagato, perché secondo gli inquirenti non c’è evidenza che fosse consapevole della farsa. Anche se comunque potrebbe essere ascoltato dai Pm come persona informata sui fatti.

Per completezza, poi, bisogna precisare che Palazzo Gallenga Stuart respinge ogni addebito. «In relazione agli accertamenti in corso l’Università per Stranieri di Perugia ribadisce la correttezza e la trasparenza delle procedure seguite per l’esame sostenuto dal calciatore Luis Suarez e confida che ciò emergerà con chiarezza al termine delle verifiche in corso».

Chi ha già emesso la propria sentenza sono i social, che per lo più fanno riferimento all’episodio dei Mondiali 2014. Quando il bomber della Celeste morse il difensore azzurro (e juventino) Giorgio Chiellini.

Non manca però neppure chi ricorda proprio che Suarez sembrava destinato alla Juventus, lasciando maliziosamente intendere che l’urgenza dell’esame fosse motivata dalla trattativa coi bianconeri. I quali non possono tesserare extracomunitari, avendo già esaurito i due slot a disposizione.

Luis Suarez, un “caso italiano”

È però un fatto che, già da qualche giorno, Fabio Paratici, Chief Football Officer della società torinese, aveva chiuso all’arrivo dell’attaccante blaugrana. «Non è nella lista degli obiettivi a causa dei tempi burocratici necessari per ottenere il passaporto» le sue parole. E, infatti, la Vecchia Signora ha ingaggiato l’ex Alvaro Morata, punta spagnola dell’Atletico Madrid, che potrebbe invece diventare la prossima squadra proprio di Luis Suarez.

Restano comunque alcune considerazioni generali sulla vicenda, che qualcuno ha subito strumentalizzato per straparlare di ius soli. Lasciati comunque gli intelliggenti con-due-gi agli usati deliri, è però condivisibile il pensiero di quanti stigmatizzano la mentalità alla base dell’episodio. Che molti, in maniera stereotipata, qualificano come paradigmatica del Belpaese. Rendendo quindi quello di Luis Suarez, ahinoi, un vero e proprio “caso italiano”.

A dirla tutta, è difficile pensare a una vicenda più italiana di questa.#Suarez

Pubblicato da Unfair Play su Martedì 22 settembre 2020

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Cronaca

Venere, nell’atmosfera un gas che potrebbe indicare la vita (microbica)

Rilevata la presenza della fosfina, che sulla Terra è il prodotto dell’attività dell’uomo o di batteri, ma potrebbe comunque essere il risultato di processi naturali sconosciuti. E nei prossimi giorni saremo “sfiorati” da due asteroidi

Mirko Ciminiello

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l'atmosfera di venere ai raggi uv
L'atmosfera di Venere ai raggi UV

L’atmosfera di Venere potrebbe nascondere tracce di vita. È stata infatti rilevata una sostanza, la fosfina (PH3), che sulla Terra è il prodotto di un’attività di tipo biologico, antropica oppure microbica. Peraltro, si tratta di un gas piuttosto instabile, che in un ambiente come quello venusiano dovrebbe trasformarsi in molecole diverse. «Il fatto che persista per tanto tempo è un’ulteriore indicazione che c’è una sorgente di fosfina su Venere» ha commentato John Robert Brucato, astrobiologo dell’osservatorio INAF di Arcetri.

Tracce di vita su Venere?

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Astronomy, è opera di un team dell’Università gallese di Cardiff, coordinato dalla professoressa Jane S. Greaves. Naturalmente, nulla esclude che su Venere la fosfina possa essere il risultato di processi naturali, chimici o geologici, esclusivi di questo corpo celeste.

Bisogna infatti tener conto che il nostro “pianeta gemello”, simile alla Terra per dimensioni e per massa, è un luogo decisamente inospitale. L’atmosfera, costituita principalmente da CO2, è responsabile di un impressionante effetto serra che rende il nostro vicino il pianeta più caldo del sistema solare. La temperatura media è infatti pari a 464°C, più alta di quella di Mercurio, che pure è il corpo celeste più vicino al Sole. Inoltre, la pressione sulla superficie di Venere è pari a quella presente a un chilometro di profondità nell’oceano terrestre.

Eppure, anche da noi «esistono batteri che vivono in condizioni estreme, in ambienti ad alta acidità, temperatura o in zone aride», ha continuato Brucato. Precisando però che «sostenere la presenza di vita solo su queste basi è troppo poco». Non si può dunque escludere nessuna ipotesi a priori, «ma bisognerebbe inviare una missione e analizzare direttamente» l’atmosfera venusiana.

Una è stata programmata dall’Agenzia spaziale russa Roscosmos, il cui Direttore Generale Dmitrij Rogozin ha affermato che Venere «è sempre stato un pianeta russo». I Sovietici sono infatti gli unici ad aver inviato sonde sul suolo venusiano. E, d’altronde, il sistema solare vanta già un pianeta rosso come Marte. Da qui a un pianeta russo è un attimo.

Visite dal cielo

Nel frattempo, la NASA ha comunicato che due asteroidi di dimensioni paragonabili alla Grande Piramide di Giza “sfioreranno” la Terra nei prossimi giorni. Ovviamente, il verbo va inteso in senso astronomico, cosa che ci fa stare abbastanza tranquilli.

Il primo asteroide, il più piccolo, dovrebbe infatti transitare il 25 settembre a una distanza di 6 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Il secondo, invece, passerà il 29 settembre a 2,8 milioni di chilometri da noi. Per dare un’idea, però, la distanza media tra la Terra e la Luna è pari a circa 384mila chilometri.

Ha maggiori possibilità di entrare in collisione con il nostro pianeta un altro asteroide che ci farà visita il 2 novembre, alla vigilia delle Presidenziali Usa. In ogni caso, la percentuale di impatto è appena dello 0,41%, e comunque questo corpo celeste ha una massa molto piccola. Significa che, se anche entrasse nell’atmosfera terrestre, con tutta probabilità verrebbe disintegrato.

Possiamo dunque continuare a dormire sonni tranquilli. Scenari alla Armageddon, alla Deep Impact o anche alla Guerra dei mondi sono infatti, fortunatamente, ben di là da venire.

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Cronaca

Ripresa della scuola, le (poche) luci, le (tante) ombre e la supercAzzolina

La ripartenza registra varie criticità, a partire dai docenti, i banchi e le mascherine. Per fortuna, oltre a casi incresciosi come quello dei bambini in ginocchio a Genova, fioccano anche esempi positivi che sono il segno di una nuova speranza

Mirko Ciminiello

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ripresa della scuola: bambini in ginocchio alla scuola caffaro di genova
Bambini in ginocchio alla scuola Caffaro di Genova

La ripresa della scuola era uno degli eventi più attesi in assoluto da mesi, dalla chiusura degli istituti imposta agli albori della pandemia di Covid-19. Non a caso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto presenziare all’inaugurazione dell’anno scolastico a Vo’, uno dei primissimi focolai dell’infezione. La ripartenza è stata prevedibilmente molto complicata, ma anche segnata da una nuova speranza. Che, nonostante tutto, riesce a dissipare perfino le (numerose) ombre.

La ripresa della scuola, più ombre che luci

«Il bilancio è buono, rispetto a una ripartenza che non era per niente scontata». Parola del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che certe volte fa davvero venire il dubbio che stia prendendo tutti per i fondelli.

Per rendersi conto del (solito) divario con la realtà, infatti, sarebbe stato sufficiente farsi un giro per l’Italia. A Pisa e Roma, per esempio, dove due bambini disabili non sono potuti entrare in classe per l’assenza di insegnanti di sostegno. O ad Amatrice, dove le scuole non hanno proprio potuto riaprire per la penuria di docenti.

Ne mancano tra 100 e 250mila, per inciso, oltre a 2 milioni di banchi. E a sciorinare le cifre sono stati Corsera e Repubblica, non il “gaglioffo” Matteo Salvini. Il segretario della Lega che, ancora una decina di giorni fa, la Azzolina accusava di fare disinformazione.

«I numeri che circolavano, come se 300mila docenti si rifiutassero di entrare a scuola, non corrispondono al vero», era stata la rodomontata del Ministro. Non siamo lontani, però. Soprattutto considerando che 60mila insegnanti hanno presentato un certificato medico come “soggetti a rischio”. Nessuna sorpresa, dunque, che il dibattito sulla ripresa della scuola – è il caso di dirlo – tenga banco.

I Conte che non tornano

Il colmo, però, si è raggiunto nella Capitale, più precisamente nel quartiere Prati, dove sorge l’istituto frequentato dal figlio del bi-Premier Giuseppe Conte. L’ex Avvocato del popolo ha dichiarato di aver accompagnato il ragazzo, studente di terza media, «fino all’ultimo miglio, poi è andato da solo».

Avrebbe fatto meglio ad avvicinarsi maggiormente, e non solo perché un miglio corrisponde a 1,6 chilometri – che pare quasi abbandono di minore. Ma, soprattutto, perché si sarebbe sentito dire dalla preside che anche la scuola del suo rampollo difetta di docenti e di banchi. Non tutti i Conte tornano, dunque.

Per non parlare poi della vexata quaestio delle mascherine. Vari esponenti del Governo rosso-giallo, a cominciare proprio da Giuseppi, avevano assicurato che sarebbero stati distribuiti 11 milioni di dispositivi protettivi al giorno.

Poi è arrivata la testimonianza della conduttrice Tiziana Panella, che ha scambiato dei messaggi in diretta con la figlia durante il proprio programma su La7. Appurando che, nella classe della ragazza, che frequenta il quarto liceo, c’erano mascherine sufficienti solo per metà degli alunni.

Peraltro, essendo stati imposti dispositivi monouso, «la mascherina è anche un costo che può essere problematico per chi ha più figli». Perciò, ha concluso la presentatrice, «è importante stabilire con certezza» se vengano fornite a scuola.

E non sarebbe male se distribuissero qualcuna anche nei palazzi del potere. Potrebbero sempre servire a nascondere qualche faccia di bronzo.

Il caso Genova

Naturalmente, il caso più eclatante resta quello dell’Istituto Castelletto di Genova, dove sono stati immortalati dei bambini che facevano lezione in ginocchio. Un’immagine, catturata da un’insegnante, divenuta virale dopo che l’aveva condivisa il Governatore della Liguria Giovanni Toti, scatenando subito una ridda di polemiche.

Cara Azzolina, questi sono gli alunni di una classe genovese, che scrivono in ginocchio perché non hanno i banchi che…

Pubblicato da Giovanni Toti su Lunedì 14 settembre 2020

La Azzolina, per esempio, ha affermato che «tutto si dovrebbe fare meno che strumentalizzare foto con bambini, tanto meno per tornaconto elettorale». Sulla stessa falsariga il dirigente scolastico dell’istituto genovese, Renzo Ronconi, che ha definito «grave» la strumentalizzazione dello scatto. Sottolineando inoltre come i piccoli alunni stessero «disegnando sereni in libertà», e l’insegnante volesse condividere coi genitori «la loro capacità di “adattamento”».

Peccato che abbia anche dovuto ammettere che i banchi non erano ancora arrivati. Peccato, inoltre, che a distanza di ventiquattr’ore sia stata diffusa una foto pressoché identica, scattata in un’altra classe della stessa scuola. Peccato, infine, che vi sia stato un caso identico sempre sotto la Lanterna, nell’Istituto Caffaro.

A tutti quelli che hanno scritto che la foto di ieri (quella dei bimbi costretti a scrivere inginocchiati davanti alle…

Pubblicato da Ilaria Cavo su Martedì 15 settembre 2020

Non si capisce dunque dove starebbe la strumentalizzazione, se non nella fantasia di un Ministro che del resto già farneticava di venire attaccata perché donna. Ribaltando la prospettiva, non è che il fatto di essere donna la esenti dal poter essere criticata. Ed è significativo che le valutazioni negative sull’operato della Azzolina provengano anche dai suoi compagni di maggioranza.

«È inaccettabile che, nonostante i mesi di tempo per preparare il ritorno nelle classi, i bambini della Liguria» si siano dovuti arrangiare «scrivendo sulle ginocchia». L’attacco è stato sferrato da Raffaella Paita, deputata ligure di Italia Viva, che ha chiesto di «rimediare quanto prima» all’incresciosa situazione.

E sì che non ci voleva granché. Sarebbe bastato, per dire, riutilizzare i banchi vecchi.

No, decisamente quella della titolare del MI non era una supercAzzolina. Ahinoi.

Ripresa della scuola, i segni di speranza

Per fortuna, nonostante l’impegno della titolare dell’Istruzione e del Governo tutto, la ripresa della scuola ha regalato anche dei luminosi segni di speranza. Come a Torino, dove un sedicenne ricoverato in rianimazione ha potuto seguire le lezioni grazie a un pc procuratogli dall’ospedale. O a Norcia, dove la campanella è finalmente tornata a suonare in istituti veri, dopo anni di didattica nelle tende e nei container.

Esempi positivi che ci rendono più ottimisti per il futuro, non foss’altro perché dimostrano come questi giovani abbiano già passato – a pieni voti – l’esame più importante. L’esame della vita.

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Cronaca

“Covid-19 creato in laboratorio”. Rivelazione choc di una scienziata cinese

La dissidente Li-Meng Yan afferma di avere le prove della manipolazione, che secondo l’epidemiologo Baric è possibile. La dottoressa subì pressioni da un ente collegato all’Oms, che mostra una volta di più la propria inadeguatezza

Mirko Ciminiello

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Coronavirus al microscopio elettronico

Periodicamente, l’ipotesi di un Covid-19 creato in laboratorio torna ad affacciarsi sulla scena mediatica. Di solito, tra lo scetticismo della comunità scientifica, che per lo più tende a escludere che il virus abbia un’origine non naturale. Ora, però, una virologa cinese in esilio ha affermato di avere le prove che il patogeno è stato assemblato a Wuhan. La città da dove poi sarebbe uscito per scatenare la pandemia che ancora tiene il mondo sotto scacco.

Il Covid-19 creato in laboratorio?

Il coronavirus «proviene dal laboratorio di Wuhan, e il laboratorio è controllato dal Governo cinese». È l’accusa, pesantissima, lanciata in diretta tv dalla dottoressa dissidente Li-Meng Yan, che parlava da una località americana non specificata per ragioni di sicurezza.

La scienziata, intervenendo a un talk show britannico, ha sostenuto che presto sarà in grado di fornire le prove scientifiche dell’origine artificiale del microrganismo. «Tutti, anche coloro che non hanno conoscenze di biologia», potranno capirle, ha assicurato.

Peraltro, sempre in questi giorni è intervenuto nel dibattito l’epidemiologo dell’Università della North Carolina Ralph S. Baric. Uno dei principali esperti mondiali di coronavirus, nonché della creazione di virus sintetici. I quali si possono “firmare”, come delle opere d’arte, attraverso delle mutazioni che indichino che sono frutto di ingegneria genetica. Tuttavia, in assenza di queste “firme” «non c’è nessun modo di distinguere un virus naturale da uno realizzato in laboratorio».

Una presa di posizione che smentisce seccamente la vulgata di questi ultimi mesi, secondo cui la manipolazione di un microrganismo in laboratorio sarebbe perfettamente riconoscibile. Invece, «si può ingegnerizzare un virus senza lasciare nessuna traccia» asserisce il professore.

ESCLUSIVA PRESADIRETTAQuesta sera 21.20 Rai3UN VIRUS CREATO IN LABORATORIO NON LASCIA NESSUNA TRACCIA “Si può…

Pubblicato da PresaDiretta su Lunedì 14 settembre 2020

Se è così, non si può dunque escludere a priori la possibilità di un Covid-19 creato in laboratorio. E sarebbe anche plausibile il retroscena che Li-Meng Yan ha raccontato a proposito della Hong Kong School of Public Health. L’istituto presso cui lavorava prima di essere costretta a lasciare la sua patria, e dove i suoi supervisori l’avrebbero messa a tacere.

Questa circostanza, se confermata, getterebbe poi una luce sinistra e inquietante a livello molto più alto. Perché la Hong Kong School of Public Health è uno dei laboratori di riferimento dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che già il Presidente U.S.A. Donald Trump aveva bollato come «burattino della Cina».

L’Oms e il coronavirus

Considerazioni politiche a parte, dell’inadeguatezza dell’agenzia Onu per la salute a proposito della gestione della pandemia abbiamo già parlato in varie occasioni. E, a quanto pare, la World Health Organization non perde occasione per rafforzare il giudizio.

Il direttore della sezione europea della WHO, il belga Hans Kluge, ha infatti dichiarato che ottobre e novembre saranno i mesi più duri sul fronte SARS-CoV-2. «Ci sarà un boom di casi e faremo i conti anche con un tasso di mortalità più alto». Se il tasso di avveramento delle previsioni resterà inalterato, siamo a cavallo.

Resta comunque l’insopprimibile libido dell’Oms per l’allarmismo. Che, in realtà, è più giustificato fuori che dentro il Vecchio Continente.

Il caso italiano è paradigmatico. È vero, infatti, che il trend dei contagi è in aumento, ma ciò si deve soprattutto al maggior numero di tamponi effettuati. Tanto è vero che, negli ultimi giorni, al calo dei test è corrisposta una diminuzione dei nuovi positivi.

Inoltre, la cifra dei decessi si mantiene molto bassa – fermo restando che pure uno solo sarebbe uno di troppo. E, come aveva già specificato l’Istituto Superiore di Sanità qualche settimana fa, oltre il 70% dei nuovi casi «sono asintomatici o paucisintomatici».

Significa che siamo divenuti più bravi a tracciare i contatti dei malati e a identificare quanti hanno contratto il virus anche se non presentano sintomi. E, fino a prova contraria, questa dovrebbe essere una buona notizia.

Nessuna inchiesta sul Covid-19 creato in laboratorio

Oltre a non avere il senso della misura, poi, la WHO non ha nemmeno quello delle priorità. E infatti il direttore, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha scelto di dichiarare guerra ai saluti con i gomiti rilanciando un tweet dell’economista spagnola Diana Ortega.

Avrebbe potuto decidersi ad aprire l’inchiesta sulla Cina, invocata da un centinaio di Paesi, proprio sull’ipotesi di un Covid-19 creato in laboratorio. Ma volete mettere quanto sia meglio discettare sul distanziamento sociale e il rischio di un’infezione attraverso la pelle? Rischio zero, per inciso, visto che il coronavirus non si trasmette per contatto. Ma diciamolo a bassa voce, dovessimo svegliare l’Oms…

"covid-19 creato in laboratorio": li-meng yan
La scienziata dissidente cinese Li-Meng Yan

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Cronaca

De Laurentiis positivo, la mancanza di rispetto e la livella del Covid-19

Il Presidente del Napoli nella bufera dopo aver partecipato all’assemblea della Lega Serie A pur avendo già i sintomi del coronavirus. Apprensione e irritazione tra i colleghi presidenti, soprattutto dopo la storia dell’indigestione di ostriche

Mirko Ciminiello

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aurelio de laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

È l’imprenditore Aurelio De Laurentiis l’ultima vittima illustre del Covid-19. Una positività che sta destando molto scalpore, soprattutto per l’atteggiamento del diretto interessato, a metà strada tra sottovalutazione del rischio e delirio di onnipotenza. Un comportamento già poco edificante in sé, che diventa del tutto censurabile nel momento in cui mette addirittura a repentaglio la salute altrui.

La positività di De Laurentiis

Qualche giorno fa ironizzavamo sul corona(virus) che dà alla testa alle teste pensanti, e a quanto pare De Laurentiis non fa eccezione. Mercoledì scorso, il presidente del Napoli era a Milano, all’hotel Hilton, per l’assemblea della Lega Serie A.

Aveva già i sintomi del SARS-CoV-2 ma, stando alle ricostruzioni, li ha attribuiti a un’indigestione di ostriche. Eppure, qualche dubbio doveva averlo avuto, visto che aveva fatto il tampone ed era in attesa del risultato.

Ciononostante, non indossava nemmeno la mascherina e, anche se durante l’incontro il distanziamento è stato rispettato, non si può dire lo stesso per le successive interviste. Con reporter e cameramen che si sono accalcati attorno al gotha del calcio italiano, incluso lo stesso AdL. Il quale solo a sera ha avuto l’esito del test, e si è finalmente deciso ad avvisare i suoi colleghi.

I numeri uno del football nostrano hanno naturalmente espresso al produttore cinematografico la propria solidarietà, ma anche preoccupazione e irritazione. Soprattutto la Roma, che era stata deferita proprio dopo che i partenopei ne avevano denunciato il presunto, mancato rispetto dei protocolli anti-Covid.

Il sentimento prevalente resta comunque l’apprensione, tanto che vari protagonisti del meeting hanno scelto di mettersi in auto-isolamento o sottoporsi al tampone. Tra gli altri, Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A, che ha optato per la quarantena volontaria. Ma anche i dirigenti di società come Juventus, Inter e Milan hanno scelto la linea della prudenza. E non è tranquillo neppure il cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che aveva abbracciato De Laurentiis proprio di recente.

La Procura Federale ha preannunciato la possibile apertura di un’inchiesta se il contagio si dovesse diffondere. Intanto, però, gli Azzurri hanno disputato la prevista amichevole con il Pescara, a cui vanno i nostri auguri. E non per il risultato.

‘A livella

«Una persona che sta male dovrebbe rimanere a casa, specie in queste situazioni. Una persona come lui dovrebbe dare l’esempio, avendo una elevata visibilità». Non le ha mandate certo a dire, secondo il suo usuale stile senza peli sulla lingua, il virologo Andrea Crisanti, che ha bollato AdL come un «irresponsabile».

Più o meno lo stesso giudizio dei social, che però lo hanno per lo più condito con il consueto sarcasmo. Per esempio, paragonando i molluschi di Dela all’ormai celeberrima prostatite di Flavio Briatore.

+++ CONFERMATO, SONO STATE LE OSTRICHE +++#DeLaurentiis #COVID19

Pubblicato da Unfair Play su Giovedì 10 settembre 2020

Non è però mancato neppure chi ha stigmatizzato la condotta di De Laurentiis in quanto paradigmatica di quella di molti nostri connazionali. Il riferimento, neanche tanto velato, è alla recrudescenza delle infezioni attribuita soprattutto alle vacanze e alla movida.

E così si è tornati a parlare di noncuranza del pericolo, di arroganza, di quell’illusione di immortalità che caratterizzerebbe due categorie perennemente nel mirino (social)mediatico. I giovani, per ragioni meramente anagrafiche, e i Vip.

Tutto è possibile, naturalmente, ma quest’ultima prospettiva sarebbe davvero desolante. Non foss’altro perché ci si aspetterebbe che personaggi di una certa levatura ed esperienza siano coscienti che ricchezza e potere non danno l’immunità.

In effetti, la vera colpa di De Laurentiis non è nemmeno la protervia, bensì la mancanza di rispetto. Per il coronavirus anzitutto, ma ancora di più per quanti sono venuti in contatto con lui, ignari del pericolo a cui si stavano esponendo.

Un patogeno, infatti, non fa alcuna distinzione fra i suoi bersagli. Parafrasando un grandissimo napoletano come Totò, è una livella.

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Cronaca

Lotta al Covid, ecco il Daily Tampon, il test rapido per sapere se si è positivi

Prodotto da un’azienda lombarda, è più semplice e meno invasivo del tampone e dà il responso in tre minuti. Intanto il vaccino di AstraZeneca subisce una battuta d’arresto dopo che un volontario ha accusato una reazione avversa

Mirko Ciminiello

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lotta al covid: daily tampon
Il Daily Tampon

Nel giorno in cui il candidato vaccino di AstraZeneca subiva una battuta d’arresto, l’ingegno italiano ha sfornato una nuova arma per la lotta al Covid. È stato infatti approvato un nuovo test salivare, realizzato da un’azienda lecchese in collaborazione con l’Università del Sannio. Un test che in soli tre minuti rivela se si è stati contagiati dal coronavirus.

Si chiama Daily Tampon, e oltre a essere rapido è anche estremamente semplice. È sufficiente prendere un campione di saliva mediante un cotton fioc, e appoggiarlo sul tampone. Questo, grazie all’uso congiunto di tre reagenti, presenterà una striscia se si è negativi, e due se si è positivi. Una metodologia «più facile e meno invasiva rispetto al tampone. Ma ugualmente sicura», come aveva spiegato Eleonora Lalle, dirigente biologo del laboratorio di Virologia dello Spallanzani.

Il test è stato messo a punto da un’azienda che produce sistemi di illuminazione, la Allum di Merate. «Durante il lockdown ci siamo chiesti come potessimo aiutare il Paese a tornare alla normalità nel modo più veloce possibile» ha raccontato la titolare, Stefania Magni. Di qui l’idea di un «tampone giornaliero con risultato veloce», che ora è stato validato dal Ministero della Salute, così che possa partire la produzione.

È un tipo di esame che potrebbe risultare molto utile in contesti delicati come le scuole o gli ospedali. E potrebbe anche favorire la riapertura al pubblico di eventi sportivi e musicali.

Lotta al Covid, lo stop al vaccino di AstraZeneca

Una buona notizia che ci voleva, soprattutto dopo l’annuncio, da parte del colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca, della sospensione della sperimentazione sul vaccino anti-Covid. Le cui dosi, lo ricordiamo, sono prodotte a Pomezia dalla società IRBM.

Lo stop si è reso necessario dopo che uno dei volontari ha accusato una seria reazione avversa. Si tratta di una procedura standard, e secondo gli esperti non ha necessariamente delle connotazioni negative in relazione alle speranze di successo nella lotta al Covid.

«La battuta di arresto del vaccino AstraZeneca di Oxford è fisiologica e normale» ha commentato ad esempio il virologo Andrea Crisanti. Ricordando anche che, di norma, lo sviluppo di un vaccino richiede circa cinque anni, mentre ora i tempi sono molto più ristretti.

Questo, però, «è il segnale che le aziende stanno lavorando con serietà, trasparenza e controllando i dati» ha aggiunto l’infettivologo Matteo Bassetti. Cui ha fatto eco il collega Alberto Villani. «Quando si arriverà a disporre di un vaccino, sarà sicuro perché avrà superato tutte le prove che devono essere superate».

La lotta al Covid, insomma, si può rallentare, ma non bloccare. E ora ha una nuova freccia al proprio arco. Una freccia di cui, una volta di più, da Italiani possiamo andare fieri.

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Cronaca

Meraviglie spaziali, l’universo ci svela i nuovi segreti della Via Lattea

Il telescopio Hubble scopre che la nostra galassia “dà la mano” alla sua vicina Andromeda. E un nuovo tipo di buco nero potrebbe farci comprendere le origini dei giganti al centro delle galassie, come il “nostro” Sagittarius A*

Mirko Ciminiello

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meraviglie spaziali: l'alone della galassia di andromeda
L'alone attorno alla Galassia di Andromeda

Nuove meraviglie spaziali continuano a emergere dalle profondità dell’universo. Lo Hubble Space Telescope ha infatti osservato una caratteristica molto particolare della Galassia di Andromeda, la più vicina alla nostra Via Lattea. E i rilevatori gemelli Advanced Virgo e Advanced Ligo hanno colto un nuovo tipo di buco nero, finora praticamente solo ipotizzato.

La prima delle meraviglie spaziali appena scoperte è stata catturata dallo Hubble Space Telescope, e riguarda la Galassia di Andromeda, anche nota come M31. È una galassia a spirale distante circa 2,5 milioni di anni luce, ed è l’oggetto celeste più lontano a essere visibile a occhio nudo.

Hubble si è concentrato sull’alone galattico di Andromeda, una regione pressoché sferica che circonda le componenti visibili delle galassie. Si pensa che gli aloni galattici siano formati da campi stellari, ammassi globulari, gas, e forse anche materia oscura.

Essi, però, non emettono luce, quindi non sono direttamente osservabili. Tuttavia, un team dell’Università americana di Notre-Dame, diretto dall’astrofisico Nicolas Lehner, è riuscito a ovviare al problema. Gli scienziati hanno analizzato la luce proveniente da 43 quasar apparentemente situati alle spalle di Andromeda – anche se in realtà sono enormemente più lontani. Le oscillazioni luminose dovute alla presenza del gas hanno permesso la mappatura dell’alone di Andromeda, eletta la scorsa settimana “foto astronomica del giorno”.

I dati, pubblicati sulla rivista The Astrophysical Journal, hanno evidenziato che Andromeda è molto più grande di quanto si pensasse. Il suo alone si estende infatti per 1,3 milioni di anni luce, oltre la metà della distanza che separa la Via Lattea dal cuore di M31. Questo significa che, con tutta probabilità, gli aloni delle due galassie sono in contatto. Ovvero, romanticamente, che la Via Lattea e Andromeda si danno la mano.

Meraviglie spaziali

L’altra grande scoperta è opera degli interferometri Advanced Virgo, situato in provincia di Pisa, e Advanced Ligo, ubicato negli stati di Washington e della Louisiana. I due rilevatori hanno registrato l’esistenza di un tipo di black hole finora solo teorizzato, un buco nero di massa intermedia.

Finora, infatti, di questi oggetti si conoscevano con certezza solo due sottocategorie. I buchi neri stellari, aventi una massa alcune decine di volte superiore a quella del Sole. E i buchi neri supermassicci, la cui massa è milioni o anche miliardi di volte quella solare. In mezzo, apparentemente, c’è solo ciò che gli astronomi chiamano “gap di massa”. Finora, almeno.

Adesso, infatti, i due avanzatissimi strumenti hanno captato un’onda gravitazionale, una perturbazione dello spaziotempo dovuta a fenomeni cosmici molto violenti. Il segnale, chiamato GW190521, è durato appena 0,1 secondi, sufficienti però a capire che era stato prodotto dalla fusione di due buchi neri stellari. Due black holes di massa pari a 66 e 85 masse solari, che hanno generato un buco nero di massa intermedia, 142 volte più grande rispetto al Sole. Una sorta di anello mancante cosmico.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Physical Review Letters, potrebbe migliorare la nostra comprensione di come si formino i buchi neri supermassicci. I mostri spaziali che si pensa dimorino al centro di ogni galassia – inclusa la nostra, che orbita attorno a un gigante di nome Sagittarius A*.

Entrambe le scoperte, quindi, sono come delle chiavi che, sia pure indirettamente, ci aprono le porte della conoscenza della nostra casa cosmica, la Via Lattea. Misteri ancestrali che si svelano anche grazie alla contemplazione delle straordinarie meraviglie spaziali che l’universo ci dona.

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Cronaca

Negazionisti e lager, il monito di Ruth Dureghello: “Basta svilire la Storia”

Dai “negazionisti” del Covid ai migranti nei “campi di concentramento”, si moltiplica l’uso inappropriato di termini legati all’Olocausto. E la presidentessa delle Comunità ebraiche di Roma lancia un forte appello a partiti e giornali

Mirko Ciminiello

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negazionisti e lager, appello di ruth dureghello
La presidentessa della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello

In questi giorni caldi sotto vari punti di vista, il dibattito pubblico ha rispolverato termini legati a un oscuro passato, come negazionisti e lager. Parole strappate al contesto originario da cui sono scaturite – quello drammatico della Shoah – per essere ammantate di un’aura meno tragica e inquietante. E, tuttavia, questa operazione non ha tenuto conto che il linguaggio è un’arma affilata, da usare con cautela. Perché è notoriamente in grado di uccidere più della spada.

Lo ha ricordato urbi et orbi Ruth Dureghello, la presidentessa della Comunità ebraica di Roma. Che ha lanciato un appello a politici e media affinché adoperino certi concetti nell’accezione che è loro propria, evitando così di svilire la Storia.

Ineccepibile. E all’elenco si potrebbero aggiungere anche termini quali fascista e antifascista, sempre più spesso utilizzati altrettanto a sproposito. La reductio ad Hitlerum, infatti, sarà pure efficace sul piano pratico – non certo su quello argomentativo -, ma di certo (s)qualifica quanti vi ricorrono. E, guarda caso, è una strategia retorica molto simile a quella adottata nelle discussioni sui temi di più stretta attualità.

Negazionisti e lager

Il caso paradigmatico riguarda il coronavirus, a proposito del quale la disputa ha probabilmente raggiunto il suo nadir. Si prenda, ad esempio, il convegno tenutosi in Senato a fine luglio, dal titolo “Covid-19 in Italia, tra informazione, scienza e diritti”.

Gli indignati speciali a senso unico e targhe alterne avevano subito bollato l’evento come un ricettacolo di negazionisti. Col risultato paradossale di affibbiare l’epiteto anche a personaggi che col virus hanno avuto direttamente a che fare. Al giornalista Nicola Porro che ne è stato affetto, per esempio. Ma, soprattutto, a quanti lo hanno combattuto in prima linea per mesi – come i dottori Alberto Zangrillo e Matteo Bassetti. Il quale si era infatti detto amareggiato e «schifato dalla macchina del fango», laddove il medico personale del leader di FI Silvio Berlusconi minacciava querele.

Ora, è chiaro che nessuno sano di mente può contestare l’esistenza di una pandemia che ha fatto quasi un milione di morti in tutto il mondo. Però si può criticare – fino a prova contraria – la gestione politica dell’emergenza sanitaria, e anche discettare sull’opportunità che abbia violato alcune libertà costituzionali. Come ha fatto, nell’occasione, il giurista e costituzionalista Michele Ainis.

Ma, ancora a monte, è sbagliato proprio l’accostamento tra una delle più grandi tragedie dell’umanità – l’Olocausto – e fenomeni neppure lontanamente comparabili. Che non includono solo l’epidemia, ma anche dei vaneggiamenti collettivi come i cambiamenti climatici – di origine antropica. E perfino, mutatis mutandis, la questione immigrazione.

L’immigrazione e gli eccessi verbali

Altrettanto sgradevole, infatti, è stato il paragone in cui si è lanciato il Governatore siciliano Nello Musumeci nel corso dell’ormai mitologica diatriba col Viminale. Casus belli era l’ordinanza con cui il Presidente della Sicilia aveva blindato l’isola e imposto lo sgombero degli hotspot per ragioni di tutela della salute pubblica. Compresa quella dei migranti, che erano stati ammassati in tendopoli prive dei minimi requisiti igienico-sanitari. Strutture che il numero uno della Trinacria, per attaccare il Governo rosso-giallo e il Ministero dell’Interno, ha equiparato a dei campi di concentramento.

Ecco, questo è esattamente ciò di cui parlava Ruth Dureghello. La banalizzazione del male, per parafrasare Hannah Arendt, una che Nazismo, negazionisti e lager – quelli veri – li ha purtroppo conosciuti fin troppo bene.

Per questo è il caso che prendiamo tutti un bel respiro e torniamo – tutti – a moderare le parole, restituendole al loro significato originario. Perché la lingua sa essere tagliente e, se magari non uccide, comunque può ferire.

Eppure, basterebbe un po’ di attenzione in più – da parte di tutti. Basterebbe tenere sempre a mente che chi porta nell’anima simili cicatrici non merita di soffrire ulteriormente: soprattutto a causa dell’incuria altrui.

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