Roma scossa dalla mobilitazione per la Flotilla: Termini bloccata, 10 mila in marcia

All’alt alle navi della Flotilla, la mobilitazione già in atto ha permesso una risposta immediata e coordinata: Roma è diventata il fulcro centrale della protesta nazionale
Di Lina Gelsi
Flottilla e manifestazioni Pro Gaza

Quando le navi della Global Sumud Flotilla hanno ricevuto l’alt dalle autorità israeliane a poche decine di miglia nautiche da Gaza, la risposta non si è fatta attendere: a Roma, in poche ore, è nato un corteo spontaneo che ha paralizzato il centro cittadino, con la stazione Termini blindata e la metropolitana chiusa. Dietro lo scenario di cronaca emergono tensioni geopolitiche, proteste che attraversano l’Italia e interrogativi sul ruolo del governo. Questo pezzo offre un quadro ricco di dettagli, numeri e voci dalla piazza.

La Flotilla e la rotta della provocazione umanitaria

La Global Sumud Flotilla è un’iniziativa civile e internazionale lanciata nel 2025 con l’obiettivo di rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza. Comprende più di 40 imbarcazioni con oltre 500 partecipanti provenienti da oltre 44 paesi.

Negli ultimi giorni le navi si sono avvicinate progressivamente alla costa palestinese, entrando nella cosiddetta “zona rossa” (entro 150 miglia nautiche), area nella quale in passato altre flottille sono state intercettate o attaccate.

Secondo le testimonianze degli attivisti a bordo, le motovedette israeliane hanno effettuato manovre pericolose, disturbato le comunicazioni e minacciato l’avvicinamento. In uno scenario così carico, l’alt da parte di Tel Aviv non è parso una sorpresa: ma l’eco mediatico e la risposta delle piazze hanno gradualmente trasformato quella che avrebbe potuto restare una notizia internazionale in un evento che irrompe nelle strade italiane.

La mobilitazione nazionale: “100 piazze per Gaza” e lo sciopero generale

L’azione romana si inserisce in un contesto di mobilitazione già avviato a livello nazionale. Nei giorni precedenti, il sindacato Usb ha promosso l’iniziativa “100 Piazze per Gaza”, finalizzata a mantenere costante l’attenzione sul conflitto in Medio Oriente. In più di cento città italiane si sono svolti presidi, manifestazioni, volantinaggi e azioni simboliche.

Un passo decisivo è stato lo sciopero nazionale del 22 settembre 2025, indetto da Usb e Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, che ha paralizzato strade, porti e presidi produttivi con lo slogan “Blocchiamo tutto”. In molti casi, i portuali hanno rifiutato di caricare merci destinate a Israele.

In parallelo, le autorità locali e le forze di polizia si sono preparate ad eventuali scenari di tensione: Roma, Milano, Napoli tra le città citate nelle cronache giornaliere per i blocchi ai trasporti, occupazioni simboliche, presidi in stazione.

Quando è sopraggiunto l’alt alle navi della Flotilla, la mobilitazione già in atto ha permesso una risposta immediata e coordinata: Roma è diventata il fulcro centrale della protesta nazionale.

Roma, cronaca di una serata turbolenta

Termini sotto assedio

Intorno alle 20:30-21:00, decine di persone si sono radunate davanti alla stazione Termini, dove già sorgeva un presidio permanente conosciuto come “piazza Gaza”. Il flusso è cresciuto rapidamente, fino a trasformarsi in un corteo.
Le autorità hanno immediatamente disposto la chiusura degli ingressi alla stazione: permesso solo l’accesso in uscita per i treni in arrivo, e ingresso solo per chi era già munito di biglietto. La fermata della metropolitana A-B/B1 è stata chiusa su disposizione del Campidoglio.

Le vie circostanti sono state “cinturate”, con transenne e massa di forze dell’ordine schierata: lo scopo dichiarato era contenere il movimento dei manifestanti e impedire devianze. Scatti di slogan – “Blocchiamo tutto!”, “Palestina libera!” – hanno scandito il presidio.

Il corteo verso Barberini, via del Tritone e Piazza San Silvestro

Inizialmente il corteo intendeva dirigersi verso palazzo Chigi. Dopo lunghe mediazioni con la Questura, è stato concordato un percorso alternativo: dirigersi in piazza Barberini e poi su via del Tritone per arrivare a Piazza San Silvestro.
Durante il tragitto si sono aggiunti altri gruppi, portando le prime stime ufficiali a indicare 10 mila partecipanti, con alcune stime non ufficiali che parlano di numeri anche superiori.

All’arrivo in piazza Barberini, l’atmosfera era carica ma relativamente pacifica: il corteo ha chiesto di proseguire verso palazzo Chigi, ma le autorità hanno gestito la situazione indicando piazza San Silvestro come destinazione concordata.

Voci dalla piazza

Tra i manifestanti c’erano studenti universitari, attivisti pro Palestina, sindacalisti Usb, appartenenti della comunità palestinese residente in Italia e cittadini semplici volenterosi di esprimere solidarietà.
Una studentessa di Lettere ha detto: “Siamo qui perché Gaza non può essere dimenticata, e perché l’Europa non ha il diritto di lavarsi le mani”. Un militante Usb ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è spingere le istituzioni a prendere posizione, non solo assistere”.

Alcuni residenti del centro hanno raccontato disagi: “Ho dovuto deviare a piedi, ci sono state chiusure improvvise di strade che non mi aspettavo”. Un turista straniero, venuto a visitare Roma, ha descritto la scena come “surreale”: “Termini non sembrava più una stazione, ma un campo di battaglia simbolico”.

È da sottolineare che la protesta, pur imponente, non ha registrato episodi gravi di violenza: nessun ferimento significativo è stato segnalato dalle fonti ufficiali fino a tarda sera.

Numeri storici e precedenti mobilitazioni pro Palestina

Mobilitazioni recenti in Italia

Le proteste per la causa palestinese non sono un fenomeno nuovo in Italia. Nel corso del 2023 e 2024 si sono registrate decine di manifestazioni, presidii universitari, occupazioni simboliche e cortei in molte città.

Nel 2024 la Coalizione internazionale Freedom Flotilla aveva progettato di trasportare 5.500 tonnellate di aiuti a Gaza, coinvolgendo centinaia tra medici, giornalisti e osservatori internazionali.

L’eredità della Mavi Marmara / Freedom Flotilla

Un precedente noto e doloroso è l’incidente della Mavi Marmara (o Freedom Flotilla), avvenuto il 31 maggio 2010: una flottiglia di attivisti pro-palestinesi che tentava di rompere il blocco israeliano fu attaccata dalle forze navali israeliane in acque internazionali. Nell’azione morirono decine di persone, generando un’ondata di condanna internazionale.

La memoria di quell’episodio ha accompagnato le nuove campagne marittime: ogni flottiglia oggi viene vista non solo come una missione umanitaria, ma come atto simbolico e provocazione politica, con il potenziale di generare reazioni diplomatiche forti.

 
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Cronaca

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