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Sport

Ripresa degli allenamenti anticipata per le squadre di Lazio e Sardegna

Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è la ripresa degli allenamenti anche per le squadre laziali. Anche la Sardegna dà l’ok, ma il Cagliari non intende tornare in campo. Ora Spadafora medita sulla riapertura anticipata

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Altre aperture regionali per lo sport che anticipa il Governo. Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è l’ok alla ripresa degli allenamenti per altre due regioni.

Ripresa degli allenamenti per le squadre laziali a partire dal 6 maggio

Nella serata di ieri, il governatore Nicola Zingaretti ha firmato l’ordinanza che dà il via libera a Roma e Lazio per tornare in campo, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Si legge nell’ordinanza (punto 1.4): “Con riferimento alle attività sportive, sono consentite a decorrere dal 6 maggio 2020” le attività di allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali.

Quindi a partire da mercoledì, seppur in modalità limitate, Lazio e Roma potranno tornare a Formello e a Trigoria, ascoltando l’appello pervenuto nei giorni scorsi da parte delle società e di giocatori come Immobile, Acerbi e Dzeko.

Anche la Sardegna dà il via libera, ma il Cagliari non intende riprendere

Nella serata di ieri è arrivato l’ok alla ripresa degli allenamenti anche nella Regione Sardegna. Da domani possono rientrare in campo sia il Cagliari Calcio che la Dinamo Sassari di basket. Il governatore sardo Christian Solinas, ha spiegato che “potranno riprendere individualmente gli allenamenti all’interno di centri sportivi e strutture a porte chiuse ma all’aria aperta per quanto riguarda gli sport di gruppo riconosciuti dal CONI. Questo significa che il Cagliari potrà riprendere gli allenamenti ad Asseminello, prima in maniera individuale e poi collettiva”.

Nonostante ciò però la società rossoblu ha deciso di posticipare ancora il rientro in campo, nell’attesa di avere maggior chiarezza sul protocollo sanitario da mettere in atto.

La “palla bollente” passa a Spadafora, che scrive al Cts

Con 8 squadre su 20 che, sulla carta durante la prossima settimana potranno tornare ad allenarsi, il messaggio sembra essere chiaro. “Si riparte, a prescindere dal Governo o meno” per quanto riguarda gli allenamenti. Così queste quattro ordinanze regionali (di cui tre di matrice PD) fanno vacillare il ministro Spadafora che, come riporta l’ANSA, pare aver chiesto al comitato tecnico-scientifico di “tornare a valutare la possibilità che le linee guida sullo svolgimento da lunedì degli allenamenti per gli atleti di interesse nazionale dei soli sport individuali vengano applicate anche a quelle degli atleti degli sport di squadra, anticipando così la data del 18 maggio.

Sport

Calcio e Covid, dopo Juventus-Napoli la serie A ha abdicato alle Asl

Non c’è solo la mancata chiarezza dei protocolli alla base della pagliacciata dello Stadium, ma l’incompetenza di un’intera classe dirigente. Inclusi i membri del Governo che se ne sono lavati le mani

Mirko Ciminiello

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calcio e covid: asl napoli 1
La Asl Napoli 1

Il binomio tra calcio e Covid è definitivamente diventato sinonimo di un caos senza fine. Merito, si fa per dire, anche delle autorità (in)competenti che non sono riuscite a stilare delle regole chiare e inequivocabili. Con un rimpallo delle prerogative che ha contribuito notevolmente a trasformare una partita di cartello come Juventus-Napoli in una pagliacciata.

Calcio e Covid, il caso Juventus-Napoli

Alle 21.30 di domenica 4 ottobre è terminato ufficialmente l’incontro mai iniziato. Come da regolamento, l’arbitro Daniele Doveri ha atteso i canonici 45 minuti dal (presunto) fischio d’inizio, per poi sancire la non regolarità di Juventus-Napoli. Un atto dovuto dopo che i partenopei, com’è ormai universalmente noto, non si sono presentati all’Allianz Stadium.

La decisione ha prodromi antichi benché recenti, risalendo alla precedente giornata di campionato, in cui gli azzurri hanno affrontato il Genoa. Subito dopo il match è scoppiato il focolaio rossoblù, con 22 tesserati trovati positivi al coronavirus nel corso della settimana.

I Campani hanno quindi effettuato tre giri di tamponi, che hanno evidenziato in successione che i due calciatori Piotr Zieliński ed Elijf Elmas avevano evidentemente mangiato ostriche. Stessa cosa per un dirigente non facente parte del gruppo squadra.

È da qui che la situazione ha assunto i contorni di un giallo, tra scambi di e-mail, dichiarazioni, lettere e note. E, soprattutto, le interpretazioni più disparate di un protocollo che sarebbe dovuto essere scritto in modo da evitare qualsivoglia ambiguità. È il numero 21463 del Ministero della Salute, che lo scorso 18 giugno recepiva l’accordo tra Federcalcio e Comitato tecnico scientifico. E dava alle Asl la possibilità di disporre la cosiddetta “quarantena soft”, che i giocatori negativi possono interrompere per disputare allenamenti e gare.

La circolare è stata poi integrata nel Consiglio di Lega del 30 settembre – 1° ottobre, volto a coprire il buco normativo relativo a un’eventuale pluripositività. La norma impone di giocare se si hanno a disposizione almeno 13 giocatori, con un’unica possibilità di rinvio in presenza di 10 o più positivi. In caso contrario, scatta la sconfitta 3-0 a tavolino.

C’è però una postilla. «Fatti salvi eventuali provvedimenti delle Autorità statali o locali».

Juventus-Napoli, la cronistoria

È il pomeriggio di sabato 3 ottobre quando la società di Aurelio De Laurentiis, come da legge e da regolamento, contatta le Asl di riferimento. La Napoli 2 Nord, che fornisce una risposta molto breve. In cui, fra l’altro, accenna all’isolamento fiduciario bisettimanale e alla necessità di non lasciare il territorio nazionale. E la Napoli 1 Centro che, seppure in modo più prolisso, ribadisce il concetto.

La circolare della Asl Napoli 1 Centro

In nessuno dei due documenti viene esplicitato il divieto di lasciare la Regione, né l’obbligo per il gruppo squadra di restare nel proprio domicilio.

AdL però interpreta le circolari in senso restrittivo, e comunica con una Pec l’impossibilità di raggiungere Torino. In quel momento, però, l’unica autorità a essersi espressa in tal senso è il Gabinetto della Regione Campania.

La Vecchia Signora non ci sta, e anticipa l’intenzione di scendere in campo ugualmente. «La Juventus, come sempre, si attiene ai regolamenti» avrebbe poi punto il numero uno bianconero Andrea Agnelli. Evidenziando che la Asl può intervenire solo in caso di inosservanza del protocollo. Questa, però, è di nuovo un’interpretazione, anche se successivamente la Procura Federale aprirà effettivamente un’inchiesta sulla corretta applicazione dei protocolli sanitari da parte del Napoli.

Segue quindi la presa di posizione ufficiale della Lega Serie A, che esclude il rinvio della gara. «Non sussistono provvedimenti di Autorità Statali o locali che impediscano il regolare svolgimento della partita» afferma la nota.

Solo due ore dopo (dunque decisamente fuori tempo massimo), le due Asl napoletane precisano che il provvedimento andava inteso come impossibilità di spostarsi dal luogo dell’isolamento. «Noi non abbiamo mai espresso alcun divieto di partire o giocare, non è nelle competenze. È chiaro che sia una cosa consequenziale», sostiene Ciro Verdoliva, DG dell’ASL Napoli 1 Centro.

Calcio e Covid, l’incompetenza al potere

Questa la cronistoria del pasticciaccio brutto tra calcio e Covid, scevra da indiscrezioni che rimangono non confermate. Come quella secondo cui Dela avrebbe sollecitato il Governatore campano Vincenzo De Luca, suo amico, a fare pressioni sulla Asl perché confermasse la sua versione.

Rimarrà da capire se il giudice sportivo disporrà realmente (come dovrebbe) il 3-0 a tavolino, su cui il Napoli è già pronto alla battaglia legale. Per gli azzurri, infatti, l’assenza è giustificata da cause di forza maggiore.

Altro aspetto che resterà indelebile è l’atteggiamento pilatesco dei membri del Governo. A partire dal Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che, in pieno bailamme, si è limitato a fare spallucce. «Spetta ora agli organismi sportivi decidere sugli aspetti specifici del campionato» la sua surreale nota.

Idem per l’altro Ministro nomen omen, quello della Sanità Roberto Speranza, che ha svicolato con un laconico: «Si sta parlando troppo di calcio e troppo poco di scuola. La priorità è la salute delle persone». Nel merito ha ragione, naturalmente, ma il giusto inquadramento delle priorità non significa che se ne possa lavare le mani.

Non se lo può permettere nessuno degli organismi che hanno contribuito al caos, anche a causa dell’abdicazione (almeno parziale) in favore delle Asl. Che rischiano di fungere da Tar del Lazio clinico-calcistico, mettendo a rischio, come ha sottolineato il presidente genoano Enrico Preziosi, il regolare svolgimento della stagione.

Poi c’è un ulteriore strascico destinato a permanere impietosamente, quello relativo alla (ennesima) figuraccia del nostro calcio. Che il mondo social aveva già commentato con la fulminante ironia che gli è propria.

Ora manca solo il comunicato del Covid-19 in cui dice che non vuole aver nulla a che fare con questa pagliacciata.#JuveNapoli

Pubblicato da Unfair Play su Sabato 3 ottobre 2020

Calcio e Covid, d’altronde. Perché i tempi del virus non sono, ahinoi, gli stessi di un pallone nel pallone.

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Cronaca

Caso Suarez, ora i Pm di Perugia vogliono verificare il ruolo della Juventus

La Procura umbra, come quella della Figc, valuta l’eventuale coinvolgimento della società, che comunque non dovrebbe rischiare molto. Ascoltati i legali bianconeri, poi Cantone ferma l’inchiesta, indignato per la fuga di notizie

Mirko Ciminiello

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caso suarez: logo juventus
Il logo della Juventus

Man mano che i giorni passano, il cosiddetto “caso Suarez” diventa sempre più intricato. Ormai è arrivato a lambire, in maniera più o meno concreta, anche la Juventus, la società a cui era stato accostato l’attaccante uruguagio Luis Suarez. Con tutto ciò, resta comunque poco probabile che la vicenda possa avere delle ripercussioni dirette sui Campioni d’Italia. Intanto si è già registrato uno sviluppo eclatante, con la Procura di Perugia che ha bloccato l’inchiesta dopo l’ennesima anticipazione mediatica delle attività d’indagine.

La ricostruzione del caso Suarez

Com’è ormai arcinoto, il caso Suarez riguarda il test di italiano sostenuto dal calciatore lo scorso 17 settembre presso l’Università per Stranieri di Perugia. Test che è finito sotto la lente di ingrandimento della Procura guidata dall’ex presidente dell’ANAC Raffaele Cantone in seguito alle intercettazioni a carico dei vertici dell’ateneo. Che hanno portato alla luce una serie di violazioni e irregolarità tali da spingere gli inquirenti a parlare senza mezzi termini di «esame farsa».

Le ricostruzioni, in primis quella del Corriere della Sera, hanno in effetti evidenziato che il Pistolero, come minimo, ha potuto godere di un trattamento privilegiato. Attraverso la piattaforma di messaggistica Teams, infatti, la professoressa Stefania Spina, incaricata di prepararlo per la prova, gli ha fornito in anticipo domande e risposte. La pistola fumante è un pdf recuperato dai finanzieri, che la docente aveva inviato anche al futuro esaminatore Lorenzo Rocca. Un file i cui contenuti corrispondono esattamente al copione inscenato la settimana scorsa, e a cui il giocatore si è attenuto pedissequamente. Non a caso, entrambi i docenti sono sotto inchiesta.

La farsa, peraltro, è ulteriormente ingigantita dai quesiti, imbarazzanti, rivolti al giocatore allora blaugrana – e nel frattempo passato all’Atletico Madrid. Per il quale il livello B1 era necessario per l’ottenimento della cittadinanza italiana, a sua volta essenziale per l’eventuale trasferimento alla Vecchia Signora. La quale non può tesserare extracomunitari, avendo già esaurito i due slot a propria disposizione.

L’esame di Suarez

Questa la prima domanda del test: “Come ti chiami?” Risposta: “Mi chiamo Luis Alberto Suarez Diaz e sono uruguaiano”. Strano che non gli abbiano dato una nota di merito, avendo perfino aggiunto un’informazione non richiesta…

A seguire, al centravanti della Celeste sono state mostrate le immagini di un cocomero e di un supermercato, che lui ha denominato correttamente. Non esattamente un’impresa, visto che erano presenti nel pdf che aveva già ricevuto.

Poi gli è stato chiesto di immaginare una città italiana, al che Suarez ha indicato Torino. Infine, alle domande sulla sua famiglia e la sua professione ha risposto: “Faccio il calciatore e sono da sei anni a Barcellona”.

Tempo totale, dodici minuti. Non stupisce quindi che, visti i trascorsi, i social abbiano ironizzato sull’esame mordi e fuggi.

Il caso Suarez e la Juventus

La Procura di Perugia sta ora cercando di capire se la società torinese possa aver avuto un ruolo attivo nell’organizzazione della sceneggiata – pardon, prova. In particolare, i Pm stanno approfondendo la posizione di alcune figure: nessuna delle quali, va precisato, è attualmente iscritta nel registro degli indagati.

Questi i fatti. A inizio settembre, Federico Cherubini, Ds della Juventus e vice del Chief Football Officer Fabio Paratici, contatta Maurizio Oliviero, rettore dell’Università Statale del capoluogo umbro. Questi lo rimanda all’omologa dell’Università per Stranieri, Giuliana Grego Bolli, e al quasi omonimo Simone Olivieri, direttore generale di Palazzo Gallenga – entrambi accusati di corruzione.

Olivieri ha già il telefono sotto controllo per un buco nel bilancio di circa 3 milioni di euro, anche se naturalmente non ne è consapevole. Gli investigatori captano almeno tre sue telefonate con l’avvocatessa Maria Turco, che lavora nello studio dell’avvocato Luigi Chiappero, storico legale della Juventus. Lo stesso Chiappero ha certamente assistito ad almeno uno dei colloqui. La leguleia si sarebbe poi impegnata con Olivieri: in caso di esito positivo della vicenda, «vi porteremo altri stranieri».

Potrebbe comunque essere una rodomontata, come quella dello stesso Olivieri che si vantava con Rocca: «Mi ha chiamato Paratici, è più importante di Mattarella». Di questo contatto però non c’è traccia.

Il direttore dell’area tecnica è stato comunque citato anche dal rettore Oliviero. «Qualche giorno dopo l’esame sostenuto da Suarez sono stato contatto da Paratici che voleva dirmi che l’entourage del giocatore era rimasto molto soddisfatto dell’accoglienza ricevuta e voleva ringraziarmi. Una telefonata di cortesia».

Nulla di strano, ma occhio alla tempistica. Perché è il 20 settembre quando il dirigente bianconero esclude l’arrivo di Suarez per le difficoltà burocratiche.

Quali rischi per la Juventus?

«Abbiamo ribadito la trasparenza del nostro operato professionale e contribuito in maniera positiva alla ricostruzione dei fatti in un incontro positivo e costruttivo». Così Chiappero dopo essere stato ascoltato come testimone, assieme alla Turco, dai Pm perugini: aggiungendo inoltre che la Juventus è estranea al caso Suarez.

È la prima delle audizioni programmate per accertare eventuali responsabilità penali, fermo restando che anche la Procura Federale della Figc ha aperto un’inchiesta indipendente. La giustizia sportiva, infatti, riceverà gli atti della magistratura ordinaria per la valutazione di possibili illeciti.

Le Zebre sono tranquille, soprattutto per l’evidenza di non aver ingaggiato l’attaccante uruguaiano, avendo infine virato sull’ex Alvaro Morata. La situazione potrebbe complicarsi se si accertasse il coinvolgimento dei quadri societari, ma anche in questa eventualità i rischi per i detentori dello scudetto sarebbero minimi.

Certo, non si possono escludere a priori sanzioni gravi come una penalizzazione in termini di punti, la retrocessione all’ultimo posto o addirittura l’esclusione dal campionato. Ma si tratta di ipotesi molto remote, mentre quella più verosimile sarebbe un’ammenda.

A complicare poi ulteriormente il quadro è arrivata anche la clamorosa decisione di Cantone, che ha annunciato l’interruzione delle attività investigative sullo sconcertante episodio. «Sono indignato per quanto successo finora» ha tuonato il Procuratore di Perugia, puntando il dito contro le ripetute violazioni del segreto istruttorio.

Eppure, nihil sub sole novum, verrebbe da commentare, considerando che le fughe di notizie sono una sorta di incresciosa costante nella vicenda. Tanto da rappresentare il vero filo rosso, o per meglio dire bianconero, dell’intero caso Suarez.

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Cronaca

Luis Suarez, per la Procura di Perugia il test di italiano è stato una truffa

Sotto inchiesta i vertici dell’Università per Stranieri, inchiodati dalle intercettazioni. “Non spiccica una parola di italiano, ma prende 10 milioni, deve passare”. L’esame concordato, ma il calciatore non è indagato

Mirko Ciminiello

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luis suarez a perugia il giorno dell'esame di italiano
Luis Suarez a Perugia il giorno dell'esame di italiano

Il calciatore Luis Suarez potrebbe aver superato l’esame di italiano, indispensabile per ottenere la nostra cittadinanza, grazie a una truffa. È ciò su cui sta indagando la Procura di Perugia, che ha notificato una serie di avvisi di garanzia ai vertici dell’Università per Stranieri del capoluogo umbro. L’attaccante del Barcellona sembrava a un passo dalla firma con la Juventus, anche se alla fine l’affare non è più andato in porto.

Le intercettazioni

Luis Suarez «non spiccica ‘na parola» di italiano, «ma te pare che lo bocciamoCosì parlava, senza sapere di essere intercettata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza perugina, Stefania Spina. La docente dell’Università per Stranieri incaricata di preparare il giocatore uruguagio per il test svolto il 17 settembre scorso. La quale ora è sotto inchiesta insieme, tra l’altro, al Rettore dell’Ateneo Giuliana Grego Bolli, al direttore generale Simone Olivieri e all’esaminatore Lorenzo Rocca. Tutti accusati, a vario titolo, di rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

«Gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato» ha comunicato la Procura umbra, e «il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa».

Lo ha rivelato, suo malgrado, proprio la professoressa Spina, che oltretutto dirige il Centro universitario per la valutazione e certificazione linguistica, discorrendo col suo collega Emidio Diodato. «Per dirtela tutta, oggi ho chiamato Lorenzo Rocca che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame!»

Una precauzione apparentemente indispensabile, visto che era stata «riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana». Così il comunicato della Procura diretta dall’ex presidente dell’ANAC Raffaele Cantone.

Fatto, peraltro, di cui la tutor di Suarez appariva perfettamente consapevole. «Non coniuga i verbi. Parla all’infinito» rideva, disquisendo con un anonimo interlocutore che le chiedeva se il Pistolero dovesse passare il livello B1. «Non dovrebbe. Deve. Passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1» faceva pragmaticamente spallucce l’insegnante. «Cioè, voglio di’, fa ride no?»

Non i magistrati, a quanto pare.

Luis Suarez, la sentenza dei social

Paradossalmente, il centravanti della Nazionale uruguaiana non è indagato, perché secondo gli inquirenti non c’è evidenza che fosse consapevole della farsa. Anche se comunque potrebbe essere ascoltato dai Pm come persona informata sui fatti.

Per completezza, poi, bisogna precisare che Palazzo Gallenga Stuart respinge ogni addebito. «In relazione agli accertamenti in corso l’Università per Stranieri di Perugia ribadisce la correttezza e la trasparenza delle procedure seguite per l’esame sostenuto dal calciatore Luis Suarez e confida che ciò emergerà con chiarezza al termine delle verifiche in corso».

Chi ha già emesso la propria sentenza sono i social, che per lo più fanno riferimento all’episodio dei Mondiali 2014. Quando il bomber della Celeste morse il difensore azzurro (e juventino) Giorgio Chiellini.

Non manca però neppure chi ricorda proprio che Suarez sembrava destinato alla Juventus, lasciando maliziosamente intendere che l’urgenza dell’esame fosse motivata dalla trattativa coi bianconeri. I quali non possono tesserare extracomunitari, avendo già esaurito i due slot a disposizione.

Luis Suarez, un “caso italiano”

È però un fatto che, già da qualche giorno, Fabio Paratici, Chief Football Officer della società torinese, aveva chiuso all’arrivo dell’attaccante blaugrana. «Non è nella lista degli obiettivi a causa dei tempi burocratici necessari per ottenere il passaporto» le sue parole. E, infatti, la Vecchia Signora ha ingaggiato l’ex Alvaro Morata, punta spagnola dell’Atletico Madrid, che potrebbe invece diventare la prossima squadra proprio di Luis Suarez.

Restano comunque alcune considerazioni generali sulla vicenda, che qualcuno ha subito strumentalizzato per straparlare di ius soli. Lasciati comunque gli intelliggenti con-due-gi agli usati deliri, è però condivisibile il pensiero di quanti stigmatizzano la mentalità alla base dell’episodio. Che molti, in maniera stereotipata, qualificano come paradigmatica del Belpaese. Rendendo quindi quello di Luis Suarez, ahinoi, un vero e proprio “caso italiano”.

A dirla tutta, è difficile pensare a una vicenda più italiana di questa.#Suarez

Pubblicato da Unfair Play su Martedì 22 settembre 2020

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Cronaca

De Laurentiis positivo, la mancanza di rispetto e la livella del Covid-19

Il Presidente del Napoli nella bufera dopo aver partecipato all’assemblea della Lega Serie A pur avendo già i sintomi del coronavirus. Apprensione e irritazione tra i colleghi presidenti, soprattutto dopo la storia dell’indigestione di ostriche

Mirko Ciminiello

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aurelio de laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

È l’imprenditore Aurelio De Laurentiis l’ultima vittima illustre del Covid-19. Una positività che sta destando molto scalpore, soprattutto per l’atteggiamento del diretto interessato, a metà strada tra sottovalutazione del rischio e delirio di onnipotenza. Un comportamento già poco edificante in sé, che diventa del tutto censurabile nel momento in cui mette addirittura a repentaglio la salute altrui.

La positività di De Laurentiis

Qualche giorno fa ironizzavamo sul corona(virus) che dà alla testa alle teste pensanti, e a quanto pare De Laurentiis non fa eccezione. Mercoledì scorso, il presidente del Napoli era a Milano, all’hotel Hilton, per l’assemblea della Lega Serie A.

Aveva già i sintomi del SARS-CoV-2 ma, stando alle ricostruzioni, li ha attribuiti a un’indigestione di ostriche. Eppure, qualche dubbio doveva averlo avuto, visto che aveva fatto il tampone ed era in attesa del risultato.

Ciononostante, non indossava nemmeno la mascherina e, anche se durante l’incontro il distanziamento è stato rispettato, non si può dire lo stesso per le successive interviste. Con reporter e cameramen che si sono accalcati attorno al gotha del calcio italiano, incluso lo stesso AdL. Il quale solo a sera ha avuto l’esito del test, e si è finalmente deciso ad avvisare i suoi colleghi.

I numeri uno del football nostrano hanno naturalmente espresso al produttore cinematografico la propria solidarietà, ma anche preoccupazione e irritazione. Soprattutto la Roma, che era stata deferita proprio dopo che i partenopei ne avevano denunciato il presunto, mancato rispetto dei protocolli anti-Covid.

Il sentimento prevalente resta comunque l’apprensione, tanto che vari protagonisti del meeting hanno scelto di mettersi in auto-isolamento o sottoporsi al tampone. Tra gli altri, Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A, che ha optato per la quarantena volontaria. Ma anche i dirigenti di società come Juventus, Inter e Milan hanno scelto la linea della prudenza. E non è tranquillo neppure il cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che aveva abbracciato De Laurentiis proprio di recente.

La Procura Federale ha preannunciato la possibile apertura di un’inchiesta se il contagio si dovesse diffondere. Intanto, però, gli Azzurri hanno disputato la prevista amichevole con il Pescara, a cui vanno i nostri auguri. E non per il risultato.

‘A livella

«Una persona che sta male dovrebbe rimanere a casa, specie in queste situazioni. Una persona come lui dovrebbe dare l’esempio, avendo una elevata visibilità». Non le ha mandate certo a dire, secondo il suo usuale stile senza peli sulla lingua, il virologo Andrea Crisanti, che ha bollato AdL come un «irresponsabile».

Più o meno lo stesso giudizio dei social, che però lo hanno per lo più condito con il consueto sarcasmo. Per esempio, paragonando i molluschi di Dela all’ormai celeberrima prostatite di Flavio Briatore.

+++ CONFERMATO, SONO STATE LE OSTRICHE +++#DeLaurentiis #COVID19

Pubblicato da Unfair Play su Giovedì 10 settembre 2020

Non è però mancato neppure chi ha stigmatizzato la condotta di De Laurentiis in quanto paradigmatica di quella di molti nostri connazionali. Il riferimento, neanche tanto velato, è alla recrudescenza delle infezioni attribuita soprattutto alle vacanze e alla movida.

E così si è tornati a parlare di noncuranza del pericolo, di arroganza, di quell’illusione di immortalità che caratterizzerebbe due categorie perennemente nel mirino (social)mediatico. I giovani, per ragioni meramente anagrafiche, e i Vip.

Tutto è possibile, naturalmente, ma quest’ultima prospettiva sarebbe davvero desolante. Non foss’altro perché ci si aspetterebbe che personaggi di una certa levatura ed esperienza siano coscienti che ricchezza e potere non danno l’immunità.

In effetti, la vera colpa di De Laurentiis non è nemmeno la protervia, bensì la mancanza di rispetto. Per il coronavirus anzitutto, ma ancora di più per quanti sono venuti in contatto con lui, ignari del pericolo a cui si stavano esponendo.

Un patogeno, infatti, non fa alcuna distinzione fra i suoi bersagli. Parafrasando un grandissimo napoletano come Totò, è una livella.

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Sport

Il calendario della Serie A 2020/2021: partenza a razzo, rush finale con Juve-Inter e Derby di Roma

Svelate le tappe del nuovo campionato: via il 19 settembre e arrivo il 23 maggio 2021. Derby milanese alla quarta. Tutti i big match

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Serie A 2020/2021

Con lo svelamento del nuovo calendario della Serie A riparte la caccia alla Juventus. Il prossimo 19 settembre, a solo 6 settimane dalla fine del tormentatissimo 2019/2020, scatta il campionato numero 119 con l’obiettivo di interrompere la Vecchia Signora a caccia del 10° scudetto consecutivo.

Calendario Serie A 2020/2021: le date

Causa Covid e l’Europeo nel giugno dell’anno prossimo, il calendario sarà più che mai compresso, con l’inserimento di ben 6 turni infrasettimanali e riducendo a 10 giorni la sosta natalizia (dal 23 dicembre al 3 gennaio).

  • Prima giornata: 20 settembre 2020
  • Ultima giornata: 23 maggio 2021
  • Turni infrasettimanali: 16 dicembre 2020, 23 dicembre 2020, 6 gennaio 2021, 3 febbraio 2021, 21 aprile 2021, 12 maggio 2021.
  • Soste: 11 ottobre 2020, 15 novembre 2020, 28 marzo 2021.

Mese di settembre che vede già partite interessantissime, come lo scontro diretto tra le rivelazioni dello scorso anno (Lazio-Atalanta però rinviata a data da destinarsi, così come l’esordio dell’inter con la neopromossa Benevento per il protrarsi dei loro impegni europei) e alla seconda giornata il primo banco di prova per Andrea Pirlo e la nuova Juventus, a Roma contro i giallorossi della nuova era del presidente Dan Friedkin.

Inizio complicato per i bianconeri che subito dopo, alla terza giornata, affronteranno il Napoli, mentre nella stessa giornata ci sarà anche Lazio-Inter. Inter che affronterà subito dopo il Derby della Madonnina, mentre il Milan affronterà dopo i cugini la Roma a San Siro.

Altre giornate fondamentali, con più big match, sono la settima (Atalanta-Inter e Lazio-Juventus, scontri tra le prime quattro della stagione scorsa) e la dodicesima (Inter-Napoli e Juventus-Atalanta). Forse decisiva per lo Scudetto la penultima giornata, con il Derby d’Italia (Juventus-Inter) ed il Derby di Roma (Roma-Lazio). A proposito di stracittadine, alla sesta Sampdoria-Genoa e alla decima Juventus-Torino.

Serie A 2020/2021: tutti i big match

1° giornata20/09 – 31/01Lazio-Atalanta
2° giornata27/09 – 07/02Roma-Juventus
3° giornata04/10 – 14/02Juventus-Napoli
Lazio-Inter
4° giornata18/10 – 21/02Inter-Milan
5° giornata25/10 – 28/02Milan-Roma
6° giornata01/11 – 03/03Sampdoria-Genoa
7° giornata08/11 – 07/03Atalanta-Inter
Lazio-Juventus
8° giornata22/11 – 14/03Napoli-Milan
9° giornata29/11 – 21/03Napoli-Roma
10° giornata06/12 – 03/04Juventus-Torino
12° giornata16/12 – 18/04Inter-Napoli
Juventus-Atalanta
13° giornata20/12 – 21/04Lazio-Napoli
14° giornata23/12 – 25/04Juventus-Fiorentina
Milan-Lazio
16° giornata06/01 – 09/05Milan-Juventus
17° giornata10/01 – 12/05Roma-Inter
18° giornata17/01 – 16/05Inter-Juventus
Lazio-Roma
19° giornata24/01 – 23/05Milan-Atalanta

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Sport

La peggiore gara della Ferrari: alla vigilia di Monza e Mugello, il rischio di macchiare 1000 GP di storia

La “disfatta delle Ardenne” è il simbolo della crisi della Rossa. Il rischio concreto ora è quello di fare figuracce in casa propria

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Che questa fosse un’annata complicata lo si era capito fin dall’inizio. Nonostante il podio alla prima gara (GP d’Austia) di Charles Leclerc, già nel replay della settimana successiva (GP di Stiria) si erano viste le grandi falle nella SF1000. In sei gare due podi in totale (quello ancora del monegasco a Silverstone) ma a Spa-Francorchamps, nella cosiddetta “università dell’automobilismo” della Formula 1, la Ferrari ha toccato il fondo.

Non due ritiri per incidente, come successo in Stiria o in Brasile l’anno scorso, ma un weekend dove, tra qualifiche e gara, la Rossa di Maranello è stata, prestazioni alla mano, la settima macchina in pista. Al sabato un record negativo ritoccato dopo oltre 10 anni, ossia quello di non aver passato il Q2 con entrambe le macchine in condizioni standard (senza pioggia o problemi tecnici); poi in gara l’onta di essere sverniciati da macchine come Alpha Tauri (la sorella minore della Red Bull) e addirittura dal team “clienti”, ossia l’Alfa Romeo, in possesso della stessa motorizzazione.

Un disastro, considerando che solo un anno fa la Ferrari a Spa monopolizzava la prima fila in qualifica e che in gara otteneva la prima vittoria in carriera di Charles Leclerc. Un passo indietro evidente anche rispetto alle prestazioni stagionali, che vedevano le Ferrari ai limiti della Top 10 al sabato e leggermente migliore nel passo gara alla domenica. Solo un grande sussulto di Charles Leclerc al via ha consentito al monegasco di guadagnare 4 posizioni al primo giro, prima di avere problemi di potenza e tornare indietro. 13° e 14° posizione al via, 13° e 14° posizione al traguardo. È mancato tutto: potenza, gestione gomme, grip, carico aerodinamico: oltre ai problemi di motore dopo l’accordo segreto con la FIA, anche evidenti defezioni a livello di set-up nel weekend belga. Il tutto concentrato nel team radio sfuggito a Leclerc dopo il pit stop (“Putain de sa race”) al quale Charles ha chiesto scusa.

Così, dopo la “disfatta delle Ardenne”, con un calendario così compresso (17 gare in poco più di 5 mesi), arrivano immediatamente due tra le gare più attese, il Gran Premio d’Italia a Monza ed il millesimo GP della Ferrari, nella pista di proprietà al Mugello. L’incubo di finire disintegrati nelle gare di casa (e di festa) è più vivo che mai, visto il periodo di crisi tra i peggiori nel terzo millennio. Parola ‘crisi’ che non viene presa in considerazione da parte di Mattia Binotto, che parla di tempesta non risultando molto credibile in quanto a metafore.

Stamattina nei social della scuderia è apparso un messaggio che invita ai tifosi a sostenere la squadra, ma la pazienza è al lumicino e si attende presto un forte segnale dall’alto, un messaggio da parte di una dirigenza che sembra più tenere d’occhio l’animo commerciale rispetto a quello sportivo.

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Sport

Messi-novela, perché la “Pulce” in Italia è solo una suggestione mediatica

Il fenomeno argentino lascerà (forse) il Barcellona, ma l’approdo all’Inter è solo un’illusione. In caso di divorzio dai catalani, in pole c’è il Manchester City del mentore Guardiola, più staccati i vicecampioni d’Europa del Psg

Mirko Ciminiello

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leo messi e la messi-novela
Lionel Messi

Si chiama Messi-novela il vero tormentone di fine estate 2020. E non è un brano musicale, ma il caso calcistico del momento. Il più forte giocatore al mondo lascerà davvero la società dov’è nato e cresciuto – il Barcellona? E, se sì, dove si accaserà? Chi può davvero legittimamente sognare di schierare tra i propri ranghi il fenomeno argentino nella stagione che verrà? Tutte le ipotesi sono aperte, a differenza del calciomercato iberico – e anche italiano, così tanto per dire. Ma questo non sembra essere affatto un problema.

La Messi-novela

I prodromi risalgono perlomeno all’umiliante 8-2 subito nei quarti di Champions League dai futuri campioni del Bayern Monaco. Tuttavia, la soap opera della stagione è partita ufficialmente martedì scorso, quando Lionel Messi ha inviato ai vertici del Barça l’ormai celeberrimo burofax. Il documento formale e ufficiale – ancorché freddo e distaccato – con cui la “Pulce” ha comunicato la propria decisione di lasciare il club blaugrana.

Una bomba che è immediatamente deflagrata, soprattutto a livello dei media, da subito freneticamente impegnati a cercare di capire la possibile destinazione dell’asso di Rosario. C’è però una domanda preliminare che in pochi hanno considerato: è proprio vero che, dopo vent’anni, s’interromperà la storia d’amore tra Messi e il Barcellona? Probabile, ma non del tutto scontato.

La prima perplessità riguarda proprio il burofax di martedì 25 agosto. Il campionissimo albiceleste ha annunciato l’intenzione di risolvere unilateralmente il contratto che lo lega(va) alla squadra catalana fino al 2021. Secondo i suoi avvocati, questa mossa sarebbe legittimata da una clausola valida nei venti giorni prima del termine di un’annata calcistica – normalmente, il 30 giugno. Tuttavia, secondo i legali barçelonisti tale formula è applicabile sempre e solo fino al 10 giugno, pertanto per l’anno in corso è già scaduta. Chi volesse ingaggiare Messi dovrebbe perciò versare l’intera clausola rescissoria da 700 milioni.

«Pensiamo a costruire il futuro del Barcellona insieme al miglior giocatore della Storia come Leo Messi» ha infatti affermato Ramón Planes, segretario tecnico azulgrana. Che ha aggiunto: «Non prevediamo alcuna uscita di Leo a livello contrattuale».

Nel dubbio, intanto, lunedì prossimo il Numero Dieci si presenterà regolarmente al primo allenamento della nuova stagione dei vicecampioni di Spagna. Non foss’altro per evitare di fornire pretesti per cause legali o sanzioni che inaspriscano ulteriormente le già altissime tensioni.

Chi può permettersi Messi?

Per i tifosi culès, infatti, la misura è già ampiamente colma, e in molti sui social hanno bollato la Pulga come ingrato e traditore. Il bersaglio principale, però, è il numero uno Josep Maria Bartomeu, che rischia seriamente di passare alla storia come il presidente che ha perso Lionel Messi. E infatti sembrerebbe disposto a dimettersi, se questo servisse a garantire la permanenza in Catalogna del fuoriclasse sudamericano.

Se però si dovesse arrivare comunque alla rottura, alla finestra vi è soprattutto il Manchester City dello sceicco Manṣūr bin Zāyed Āl Nahyān. Una delle poche franchigie a potersi permettere l’ingaggio dell’erede di Diego Armando Maradona, che al Barça guadagna 50 milioni di euro netti l’anno. E perfino il pagamento del suo cartellino in caso la società blaugrana dovesse vincere la battaglia legale.

Certo, potrebbero verificarsi problemi con lo spauracchio Fair Play Finanziario, la regola (comunque “ammorbidita” causa Covid-19) secondo cui si può investire solo quanto si incassa. Ma il “lato blu” di Manchester ha dimostrato che è solo un optional – almeno per i club ricchi e potenti. Inoltre, nei Citizens Messi ritroverebbe l’allenatore Pep Guardiola, suo mentore in Spagna, e l’amico fraterno (nonché connazionale) Sergio Kun Agüero, attaccante della squadra inglese.

Più staccato nella Messi-novela il Paris Saint-Germain di Nasser Al-Khelaïfi, recente finalista (sconfitto) in Champions. Nel club francese milita il fantasista brasiliano Neymar, altro amico di Messi dai tempi in cui giocava anch’egli nel Barça. Tuttavia, i Parigini sono alle prese con seri problemi di bilancio dovuti alla pandemia da coronavirus. Difficilmente potrebbero sostenere un terzo stipendio “pesante” oltre a quelli dello stesso Neymar e dell’altra stella della rosa, l’attaccante transalpino Kylian Mbappé.

Messi-novela, e l’Italia?

Poi ci sono i sogni italiani, o meglio le illusioni veicolate dai media. I quali, non avendo evidentemente nulla di concreto di cui parlare, vendono suggestioni – o, in termini più prosaici, fumo.

Nell’ambito della Messi-novela, il club maggiormente sponsorizzato è l’Inter, anche perché quello tradizionalmente pompato in questi casi – la Juventus – è off limits. La presenza dell’arcinemico Cristiano Ronaldo rende infatti pressoché impossibile accostare la “Pulce” alla Vecchia Signora.

Per quanto riguarda i nerazzurri meneghini, da tempo si parla di presunti indizi che in realtà sono operazioni commerciali o vere e proprie boutade. Dall’acquisto di una casa in città da parte del padre di Messi all’immagine del fenomeno di Rosario proiettata sul Duomo.

La realtà è che l’unica carta che la società di Steven Zhang può giocare è quella della fiscalità agevolata. Infatti, grazie a un particolare bonus definito “acchiappa-ricchi”, gli oneri tributari sui salari degli sportivi che si trasferiscono in Italia sono alleggeriti del 50%. Ciò significa che i 50 milioni netti che Messi percepisce attualmente per l’Inter si tradurrebbero in “appena” 65,5 milioni lordi.

Poco. Troppo poco. Soprattutto a fronte dell’appeal e delle ambizioni enormemente più alte dei concorrenti. Senza contare che la Beneamata potrebbe essere solo un “parcheggio” in vista di un’operazione molto più ambiziosa. Lo sbarco del capitano del Barcellona in Cina, favorito da Zhang Jindong, patron del gruppo Suning, padre di Steven Zhang e vero proprietario dell’Inter.

Destinazioni estemporanee

Certo, sarebbe fantastico poter ammirare in Serie A quello che è probabilmente il secondo calciatore più forte di tutti i tempi. Ma, al momento, le chance di vedere Messi agli ordini di Antonio Conte sono pressoché le stesse che hanno Sampdoria, Virtus Entella e Carrarese. Tre società che, attraverso i rispettivi profili Twitter, hanno scherzato sul possibile trasferimento della Pulga.

Prima però di sparare sulla deontologia professionale, è bene tener presente che c’è un’Inter che potrebbe sperare in un esito positivo della Messi-novela. È l’Inter Miami presieduta dall’ex calciatore David Beckham, che ha dalla sua il fascino degli U.S.A. cui hanno già ceduto altri big del pallone. Dallo svedese Zlatan Ibrahimović allo spagnolo David Villa, dall’ivoriano Didier Drogba al britannico Wayne Rooney.

Naturalmente, è un’ipotesi ben più remota di quelle sopracitate. Ma di fronte alle bombe di Mosca (nel senso di Maurizio) così sovente propalate, perché mai dovrebbe essere meno fantascientifica?

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Sport

AS Roma, è fatta per il passaggio tutto americano tra Pallotta e Friedkin

“Città e club iconici”, le prime parole da proprietario del magnate texano dopo l’ufficializzazione dell’accordo da 591 milioni di euro. Unica nota stonata, l’eliminazione dall’Europa League dei giallorossi, battuti 2-0 dal Siviglia

Mirko Ciminiello

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James Pallotta e Dan Friedkin

Con qualche mese di ritardo a causa della pandemia da Covid-19, l’AS Roma ha un nuovo proprietario. È stato infatti ufficializzato il passaggio del club nelle mani del tycoon di Houston Dan Friedkin. Un avvicendamento che ha chiuso dunque l’era di James Pallotta, ma non quella a stelle e strisce. E che è stato rovinato solamente dall’eliminazione della squadra dall’Europa League per mano del Siviglia.

AS Roma, da Pallotta a Friedkin

Le firme sono giunte in piena notte, a suggellare il felice esito di una trattativa lunga e sfibrante. Un corteggiamento durato mesi, che probabilmente sarebbe andato a buon fine molto prima se non ci avesse messo lo zampino il coronavirus.

Alla fine, però, è arrivato il comunicato ufficiale indirizzato dal club alla CONSOB (la Commissione di vigilanza sulle società quotate in Borsa). Una nota in cui si annunciava «la sottoscrizione di un accordo vincolante di acquisto di azioni con The Friedkin Group, Inc.». E si precisava che «l’operazione è valutata in circa 591.000.000 di Euro» e «dovrebbe concludersi entro la fine di agosto 2020».

È quindi terminata dopo nove anni (di cui otto da numero uno), ma senza trofei vinti, l’esperienza di Jim Pallotta alla guida dei giallorossi. E, al proprio commiato, l’imprenditore bostoniano ha unito il benvenuto al suo successore Dan Friedkin e a suo figlio Ryan. Il quale, sulla scia di quanto ha fatto Steven Zhang all’Inter, si stabilirà nell’Urbe per assicurare la presenza fisica della nuova proprietà.

«Negli ultimi mesi, Dan e Ryan Friedkin hanno dimostrato totale dedizione nel voler finalizzare questo accordo e nel guidare il club positivamente. Sono certo che saranno dei grandi futuri proprietari per l’AS Roma», le ultime parole da presidente di Pallotta. Cui hanno fatto da specchio le prime del nuovo proprietario. «Noi tutti al Friedkin Group siamo felici di aver fatto i passi necessari a diventare parte di questa città e club iconici. Non vediamo l’ora di chiudere l’acquisto il prima possibile e di immergerci nella famiglia dell’AS Roma».

AS Roma, chi è Dan Friedkin

54 anni, texano (ma di origine californiana), Dan Friedkin ha l’esclusiva della distribuzione e vendita della Toyota in cinque stati U.S.A. È soprattutto grazie a questo business che può vantare un patrimonio stimato da Forbes in 4,1 miliardi di dollari. Cifra che lo colloca al 187° posto tra gli uomini più ricchi d’America e in 504° posizione a livello mondiale.

Friedkin è attivo anche nei settori del turismo e della cinematografia (nel 2017 il suo The Square ha vinto la Palma d’Oro a Cannes). Inoltre, ha la passione dell’aviazione, tanto da possedere la licenza per il volo acrobatico – e da aver pilotato un aereo durante le riprese del kolossal Dunkirk. E, per non farsi mancare niente, è anche impegnato in progetti filantropici, come quello teso a salvaguardare i territori incontaminati della Tanzania.

Naturalmente, però, le aspettative dei tifosi della Maggica sono legate al piano sportivo, su cui però, al momento, vi sono solo indiscrezioni. A cominciare dalla carica di Ds, per cui i nomi si sprecano. Dall’ex difensore romanista Nicolás Burdisso al ritorno di Walter Sabatini, fino al clamoroso reintegro di Gianluca Petrachi. Non è neppure escluso che della nuova dirigenza possa far parte il Capitano per antonomasia, Francesco Totti, con un ruolo operativo oltre che di rappresentanza.

Per quanto riguarda invece la squadra, l’intenzione è blindare i gioielli come Nicolò Zaniolo e Lorenzo Pellegrini. Nelle speranze dei supporter, dovrebbe essere il primo tassello di una campagna di rafforzamento, che il campo ha dimostrato essere più che necessaria.

Siviglia-Roma 2-0

L’AS Roma è stata eliminata dal Siviglia, vittorioso 2-0 negli ottavi di finale di Europa League disputati in gara unica nella città tedesca di Duisburg. Partita mai in discussione, con gli andalusi in costante controllo e in rete al 21’ con Reguilón dopo aver già colpito una traversa. Soltanto nella parte finale del primo tempo i giallorossi hanno provato a rendersi pericolosi, soprattutto con un tiro murato di Zaniolo.

Al crepuscolo della frazione, però, è arrivato il raddoppio degli Spagnoli con il marocchino En-Nesyri. Doppio vantaggio meritato, benché l’azione fosse viziata da un evidente fallo su Edin Džeko, non ravvisato dall’arbitro Björn Kuipers.

Non è stato peraltro l’unico errore dell’indisponente fischietto olandese, che ha all’attivo anche la ridicola espulsione di Gianluca Mancini al 98’, per interposto Var. Sarebbe però eccessivo dire che queste pecche abbiano condizionato il risultato, su cui hanno influito piuttosto la miglior condizione e la maggior esperienza degli Iberici. I quali, dopo l’intervallo, si sono limitati a controllare, sfiorando però la terza marcatura più di quanto i capitolini siano andati vicini al gol della speranza.

Sono dunque terminati così il cammino europeo e la travagliata stagione dell’AS Roma, nel match di transizione tra vecchia e nuova proprietà americana. Vi si potrebbe anche leggere un certo simbolismo, in effetti. A Dan Friedkin e al suo gruppo l’onere e l’onore di mantenere le promesse: incluse quelle scritte solo nel vento.

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Sport

In Stiria il weekend più triste della Ferrari, tra macchina sbagliata ed errori dei piloti

Nel “replay” del Gran Premio d’Austria la disfatta completa per di Maranello: qualifica e gara disastrose in cui non si salva nessuno. E non c’è tempo per rimediare…

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Doveva essere un weekend importantissimo per la Ferrari a Spielberg. Dopo i gravi problemi aerodinamici malcelati dal podio miracoloso di Leclerc di domenica scorsa, la Rossa aveva portato a tempi di record aggiornamenti alla SF1000 per correre ai ripari ed essere più competitivi. Il risultato? Non è dato saperlo. Ed è questo uno dei tanti punti negativi di un weekend, quello del Gran Premio di Stiria, che definire disastroso è riduttivo.

Nel sabato bagnato, Ferrari 6° macchina del lotto

Il secondo fine settimana della stagione non era cominciato malissimo a dire il vero. Nelle libere del venerdì la Ferrari aveva fatto diverse prove comparative e sembrava aver migliorato il bilanciamento della monoposto, con effetti positivi nelle simulazioni di passo gara. La 9° posizione di Leclerc e la 16° di Vettel si spiegavano col fatto che la Rossa non aveva provato il giro secco. Ma il diluvio nella giornata di sabato, con le FP3 del mattino cancellate e le qualifiche completamente bagnate, ha messo in difficoltà una macchina che era ancora da rodare.

L’eliminazione di Leclerc nel Q2 e la decima piazza di Vettel hanno evidenziato come la SF1000 patisce a livello di carico aerodinamico. Il fatto che avessero l’assetto d’asciutto non spiega tutto: la prima Ferrari in classifica è venuta dopo due Mercedes, due Red Bull, due Renault, due McLaren e un’Alpha Tauri (con la delusione della Racing Point, finora sempre davanti alla Ferrari). La penalità comminata a Lelcerc poi ha peggiorato il quadro: quinta e settima fila in qualifica. E partire così indietro può portare problemi in partenza…

In gara la disfatta al completo, con Leclerc stavolta sul banco degli imputati

Con le prime tre curve molto lente, il circuito di Spielberg spesso si presta ad incidenti nelle prime fasi di gara. La Ferrari, che ambiva di risalire posizioni in gara, doveva uscire indenne dal primo giro e poi impostare una gara all’attacco. È mancato il primo elemento: Seb che parte male con la mescola più dura e Charles che in curva tre prova un sorpasso azzardato verso il compagno di squadra. Crash inevitabile e distruzione dell’alettone posteriore per Vettel, dell’anteriore e del fondo per Leclerc. Gara praticamente finita dopo tre curve.

Le facce atterrite al muretto e dei due piloti, la delusione esplosa via social dei tifosi, fino all’ammissione dell’errore da parte del monegasco. Il predestinato, l’unica nota lieta nella gara di domenica scorsa in cui aveva trovato il secondo posto dal nulla, ha sbagliato completamente l’approccio alla gara. Sette giorni fa l’attendismo aveva premiato, oggi è partito con la gomma soft per una gara d’attacco e recuperare velocemente dal 14° posto in griglia. Un attacco ottimista e rischioso, considerando il primo giro e il compagno di squadra. L’ammissione senza segna un punto in più su un processo di crescita che non è ancora completo, ma alla voce punti c’è un doppio zero pesantissimo.

E tempo per riflettere non c’è: domenica prossima spazio all’Hungaroring, pista completamente diversa con aggiornamenti arrivati sì in anticipo ma di cui non conosce ancora il potenziale. Tanto lavoro da fare in pochissimo tempo. Ma in momenti di crisi, nel momento più buio da 13 anni a questa parte, vengono fuori le parole di Mattia Binotto. In particolare due dichiarazioni sono emblematiche: “Non ci sono colpevoli da trovare: dobbiamo lavorare uniti” e “Non è una situazione banale, non è all’altezza del nome della Ferrari”. Un’ammissione amarissima da parte di una delle figure più sotto pressione: urge un cambio di passo per risollevare una stagione breve nata già storta.

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Sport

Gol, lotta per l’Europa e problemi con il Var: tutto sulla 28° giornata di Serie A

40 gol in un solo turno, tante emozioni ma in testa vincono tutte tranne una Roma uscita a pezzi da San Siro, così come la Samp in zona salvezza

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Lazio

Prosegue la tendenza di questa altalenante Serie A post-Covid: in mancanza dei tifosi sugli spalti le emozioni non mancano tra gol, ribaltoni e, come sempre, polemiche arbitrali. Nonostante tutto, le prime quattro vincono conservando l’una sull’altra un margine di 4 punti.

Juve sul velluto, la Lazio tiene affannosamente la scia

I bianconeri chiamano, i biancocelesti rispondono (seppur all’ultimo). La banda Sarri, che a fine stagione saluterà Pjanic e troverà Arthur, risolve la pratica Lecce nel secondo tempo, favorita dall’espulsione di Lucioni a fine primo tempo. Dopo gol mangiati e parate di Gabriel, nella ripresa segna e diverte con i tre diamanti. I grandi gol di Dybala e Higuain, più un Ronaldo che, oltre ad aver trasformato il rigore, ha brillato anche in versione assistman. Il poker firmato da De Ligt ha completato una serata che doveva essere tranquilla e così è stato.

Più complicato era l’ostacolo della Lazio, costretta a vincere sabato contro una Fiorentina arcigna. La Viola, passata in vantaggio con un grande gol di un ritrovato Frank Ribéry, ha tenuto bene il campo rischiando un paio di volte di raddoppiare. I biancocelesti hanno mostrato la versione appannata apparsa nel lungo periodo a Bergamo ed hanno provato a rimettere le cose a posto più con la tenacia che con le idee, prima dell’arrivo di un pizzico di fortuna. Il rigore su Caicedo, che sembra cadere prima del contatto con Dragowki, ha spianato la strada all’Aquila, prima con la trasformazione di Immobile e poi con il match-winner Luis Alberto, con progressione da metà campo e tiro da fuori su rimpallo di Igor.

L’Inter la risolve con la testa, ma deve guardarsi dall’Atalanta

Discorso molto simile per l’Inter, che nel posticipo di ieri sera al Tardini ha ottenuto una vittoria non meritatissima ma pesante. Il gol di Gervinho, che ricorda quello di Ribéry di 24 ore prima, ha messo l’Inter sotto pressione. Si sono così creati i binari migliori per il Parma, vera scheggia impazzita di questa Serie A, molto pericoloso in contropiede in una ripresa che ha visto i nerazzurri stabili nella metà campo avversaria ma senza quelle combinazioni giuste viste contro la Sampdoria.

Nell’ultimo quarto d’ora l’Inter ne è venuta a capo grazie alla testa: prima da calcio d’angolo De Vrij, dopo 120 secondi un indisturbato Bastoni su cross al bacio di Moses. Per Conte (in tribuna al Tardini) una vittoria preziosa, venuta fuori anche grazie ai cambi. Ma la sensazione è che da ora in poi ogni punto fatto non sia per avvicinare le prime due ma per tenere a distanza la lanciatissima Atalanta.

La Dea è l’unica squadra che non sembra essersi fermata con il lockdown, e detto alla squadra di Bergamo fa un certo effetto. La sesta vittoria consecutiva lancia definitivamente i nerazzurri al quarto posto, ora con 9 punti di vantaggio sulla Roma. È stata sbancata anche la Dacia Arena di Udine grazie ad una panchina stellare, con Luis Muriel che quando entra a partita in corso il più delle volte è disarmante: punizione capolavoro sotto l’incrocio e botta da fuori all’angolino, per un totale di 9 gol da subentrato, record in Serie A. Per Gasperini non è tutto oro quel che luccica, perché c’è una difesa da registrare (5 gol subiti nelle 3 giornate post-Covid), ma con un attacco così…

Zona Europa: la presenza del Milan, l’assenza della Roma, la rincorsa del Napoli

A 10 giornate dalla fine, sembra chiaro il quadro delle 4 italiane qualificate alla prossima Champions League. Per questo la bagarre si accende dietro grazie alla vittoria del Milan nello scontro diretto contro la Roma. I rossoneri hanno ripreso il campionato al meglio con due vittorie su due e, anche senza Ibrahimovic, sembrano muovere passi importanti dal punto di vista della personalità. Vittoria dal peso specifico enorme, la prima contro una big quest’anno, soprattutto al termine di un secondo tempo dominato. La Roma, in partita solo per un tempo e poi sparita dal campo, deve ringraziare Mirante per essere rimasta in partita fino agli ultimi minuti. Un passo indietro preoccupante rispetto al match infrasettimanale con la Samp, in virtù di ritmi bassissimi (il caldo del pomeriggio milanese è una giustificazione solo parziale) e pochissime idee, con un Zappacosta disastroso ed un Dzeko che, se appannato, penalizza tutta la squadra. Per Fonseca la corsa al quarto posto termina qui, anzi: il Napoli (-3) e lo stesso Milan (-6) sono le rivali su cui fare la corsa e mantenere il quinto posto.

Napoli che prosegue la sua marcia sulla scia della Coppa Italia: quinta vittoria consecutiva in Serie A per Gattuso che batte una Spal volenterosa, alla ricerca di punti salvezza, che non ha potuto colmare il gap tecnico presente. È evidente come le due squadre, rispetto al match di andata di fine ottobre (terminato 1-1 al Mazza di Ferrara) sia completamente diverso. Insigne, Callejon, Mertens e Fabian Ruiz quando azzeccano tutte le geometrie ad alta velocità rendono il tutto più facile e gli azzurri mettono nel mirino la Roma.

Zona Salvezza: nell’immobilismo generale, il rimpianto (con polemica) del Brescia

Fiorentina 31
Torino 31
Udinese 28
Genoa 26
Sampdoria 26
Lecce 25
Brescia 18
Spal 18
La classifica

Se in testa vincono tutte, in coda, come prevedibile, scarseggiano punti. Era difficile fare punti in questo turno per Lecce (all’Allianz Stadium con la Juve) e Spal (al San Paolo di Napoli). Torino e Fiorentina, sconfitte rispettivamente a Cagliari e Roma, non si allontanano dalla zona rossa, distante 7 punti. Se a Marassi la Samp continua a perdere punti preziosi, con un Claudio Ranieri furioso per la gestione arbitrale, l’altra genovese era impegnata a Brescia per lo scontro salvezza della settimana. La vittoria era necessaria per entrambe ma in particolare per le rondinelle, passate in doppio vantaggio dopo nemmeno un quarto d’ora. Ma la rimonta su rigore di Iago Falque e Pinamonti condanna la squadra di Diego Lopez (anche lui contrariato per gli episodi arbitrali) ad un pareggio amaro: un’occasione persa, forse l’ultima per riavvicinare il quart’ultimo posto occupato proprio dal Grifone. Spal e Brescia, a -8 con 10 partite al termine, hanno un piede in B.

Ci Piace e Non Ci Piace: Sassuolo-Verona e il Var (ancora una volta)

Non catalogata come sfida salvezza, visto che il Verona è dalla parte sinistra della classifica ed il Sassuolo viaggia con 9 punti di vantaggio dal Lecce, la sfida più divertente della giornata. Dalle zero emozioni del primo tempo ai sei gol della ripresa, molti dei quali di pregevole fattura. La squadra di De Zerbi, con un andamento in questa stagione spesso da montagne russe, ha acciuffato il secondo 3-3 consecutivo dopo quello di San Siro contro l’Inter. E Boga cresce sempre di più, lievitando il valore di mercato. Per il Verona, avanti fino al 97′, il piccolo rammarico di non aver riavvicinato la zona Europa League.

Ennesimo giro sul banco degli imputati per il Var, reo di aver scatenato polemiche un po’ in ogni dove. Tre questioni su tutte: il rigore di Caicedo a Roma, il primo penalty concesso al Genoa e quello non concesso alla Sampdoria con la manata evidente su La Gumina. Episodi seppur non nettissimi a velocità naturale, facilmente smascherabili al Var, sia esso da chiamare oppure con l’arbitro “di sedia” che richiama quello in campo. Tre episodi che, a conti fatti, hanno cambiato la partita di tre sfide con punti pesanti in palio in testa e soprattutto in coda. Ancora una volta non ci siamo.

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Sport

Campionato di calcio, si va verso la ripartenza con ancora molte ombre

Al Consiglio Federale passa la linea di Gravina: in caso di stop play-off e play-out, con la sospensione definitiva algoritmo e niente Scudetto. Intanto in Serie C sono già pronti i primi ricorsi, e l’Italia si conferma un Paese nel pallone

Mirko Ciminiello

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Il Presidente della Figc Gabriele Gravina

In un’Italia che, soprattutto dal punto di vista dell’economia, fatica enormemente a riprendersi dal coronavirus, la certezza è che riparte il campionato di calcio. È ormai (semi)ufficiale, almeno per quanto riguarda le Serie A e B. Le quali si avviano quindi sempre più speditamente verso il secondo (e si spera ultimo) debutto stagionale, previsto per il 20 giugno – Coppe escluse. Tra (alcune) luci e (sempre troppe) ombre e incognite.

Riparte il campionato di calcio

Il Consiglio Federale della Figc non ha riservato grosse sorprese, malgrado il tentativo della Lega Serie A di cambiare all’ultimo le regole del gioco. In caso di stop definitivo, infatti, i rappresentanti del massimo torneo avevano suggerito il blocco delle retrocessioni, con effetti a cascata sulle serie inferiori. Le quali avevano da subito manifestato la propria contrarietà alla proposta, che è stata sonoramente bocciata con il solo voto favorevole dei diretti interessati.

È passata invece a stragrande maggioranza la delibera di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, volta a «chiudere i campionati regolarmente, privilegiando il merito sportivo». Auspicio del tutto condivisibile, vedremo quanto praticabile.

Intanto è sicuramente una buona notizia che si siano delineati i possibili scenari prima del riavvio, disinnescando così subito la minaccia di eventuali ricorsi. Che, al termine di una stagione tanto travagliata, suonerebbero come minimo di pessimo gusto.

Lo scenario principale è naturalmente quello in cui l’annata si conclude senza altri problemi (cioè, senza nuovi contagiati) entro il prossimo 20 agosto. Pare più che altro un’utopia. Per questo motivo sono stati ratificati anche i cosiddetti piani B e C.

I piani B e C

Il primo consiste nella disputa di «brevi play-off e play-out», il cui formato dovrà essere definito dallo stesso Consiglio Federale – possibilmente prima della ripartenza. Secondo i beninformati, l’eventuale formula per l’assegnazione dello Scudetto coinvolgerebbe quattro o sei squadre.

Se però la stagione dovesse essere interrotta definitivamente, entrerebbe in scena il famigerato algoritmo di cui tanto si è parlato in questi giorni. Un’espressione matematica che, oltre alla classifica corrente, terrà in considerazione i punti ottenuti in casa e in trasferta, “pesandoli” per il numero di gare disputate.

In questa eventualità, però, non sarebbe assegnato il titolo di Campione d’Italia, che al momento vede in lizza Juventus, Lazio e (più staccata) l’Inter. A detrimento personale del presidente biancoceleste Claudio Lotito, soprattutto in vista dell’eventuale corsa al Campidoglio su cui insistono alcuni rumours. Corsa che, en passant, per il centrodestra, che lo candiderebbe, sarebbe l’ennesimo autogol “Capitale”, considerato che la stragrande maggioranza dei cittadini dell’Urbe tifa Roma. Ma non divaghiamo.

Tornando al criterio sopracitato, precisiamo che l’attuale graduatoria non varierebbe più di tanto. Il principale scossone riguarderebbe il Milan, che perderebbe due posizioni a vantaggio di Verona e Parma, ma sarebbe più che altro una questione di prestigio. Le zone davvero calde, infatti, rimarrebbero invariate tanto ai piani alti che a quelli meno nobili.

Che poi questo schema sia davvero meritocratico è ancora tutto da stabilire.

Il campionato di calcio e le serie “inferiori”

L’algoritmo, per dire, è già stato usato per cristallizzare le classifiche delle cosiddette “serie inferiori”, per cui si è accertata l’impossibilità di proseguire il torneo. In Serie C hanno quindi potuto festeggiare la promozione tra i cadetti i tre team che, prima della sospensione, erano in testa ai rispettivi gironi. Vale a dire il Monza di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, il Vicenza e la Reggina – tutte con un buon vantaggio sulle inseguitrici.

Farà loro compagnia la vincitrice dei mega play-off a 28 che dovrebbero partire il 1° luglio. Se poi gli spareggi non si potessero disputare, verrebbe premiata «la migliore classificata dei tre gironi secondo la classifica» corretta – cioè la Reggio Audace.

Gli altri verdetti riguardano il fondo della graduatoria. Qui il Consiglio Federale ha decretato che le società piazzate agli ultimi posti in ciascun girone retrocedano direttamente in Serie D. Ad accompagnare Gozzano, Rimini e Rieti saranno le formazioni che usciranno sconfitte dai classici play-out.

Lo scrivente tifa spudoratamente per i biancorossi romagnoli, perciò si può facilmente arguire cosa pensi di tale deliberazione. Maturata con la compagine a pari punti con il Fano, lo scontro diretto ancora da giocare (in casa) e dieci partite in tutto da disputare. Oltre allo stesso identico numero di gol fatti e subiti.

I tre club succitati (e non solo) hanno già preannunciato il ricorso – stavolta sacrosanto. Perché è semplicemente vergognoso che si penalizzino d’ufficio delle squadre che non hanno ancora ricevuto il giudizio del campo – e senza regole condivise. Alla faccia del tanto decantato merito sportivo.

Per dovere di cronaca, segnaliamo poi che è stata sancita anche la conclusione anticipata dei campionati dilettantistici. Vale a dire Serie D, calcio a 5 e calcio femminile.

L’Italia nel pallone

Fin qui la cronaca degli eventi che stanno portando al riavvio del campionato di calcio. Un’industria che – è bene ricordarlo – è una delle principali del Paese, con un fatturato pari a 4,7 miliardi di euro nel 2018.

Unendo questo dato alla passione che da sempre lo sport suscita, se ne può facilmente comprendere l’importanza anche fuori dal dibattito da bar. Non foss’altro perché, come affermava il poeta latino Giovenale, a livello sociale contano parecchio panem et circenses. Eppure, incidenza sul Pil a parte, è difficile non notare la differenza di trattamento – anche mediatico – con altre istanze.

Per dire, era proprio necessario spingere così forte sul calcio quando le scuole sono chiuse da mesi e non si sa se riapriranno nemmeno a settembre? Quando le famiglie – cellule fondamentali della società – sono state lasciate a se stesse, prive di qualsivoglia supporto, per l’intera durata del lockdown? Quando ci sono imprenditori che non riescono a riaprire le proprie imprese, o settori vitali come il turismo che sperano al massimo di contenere le perdite?

Ecco, sommessamente ci permetteremmo di chiedere: non è questo il sintomo più evidente di un Paese costantemente nel pallone?

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Sport

Playoff e algoritmo in caso di stop alla Serie A e B. Stop agli altri campionati

Bocciata la proposta della Lega Serie A, che escludeva scudetto e retrocessioni se non già aritmetiche. Stessa procedura per la B, solo playoff e playout per la Lega Pro. Stop definitivo alla Serie A femminile

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Col Consiglio FIGC in via Po, sono ufficiali i cosiddetti piani B e C in caso di stop definitivo al campionato. Com’era prevedibile alla vigilia, sono state ribaltate le volontà votate in Lega Serie A la settimana scorsa. Ufficiali anche i destini di Lega Pro e LND, con 12 promozioni e 39 retrocessioni in totale.

Playoff e algoritmo: una vittoria di Gravina e della FIGC

Da calendario la Serie A ripartirà il prossimo 20 giugno, ma cosa succederà nel caso di un nuovo stop, tutt’altro che impossibile vista la quarantena obbligatoria ancora vigente? Nel Consiglio federale si sono decisi i piani B e C voluti da Gravina: playoff/playout (se ci saranno date utili per disputarli) e il famoso algoritmo. L’assemblea ha votato la decisione con 18 voti contro 3: in sostanza tutti gli organi del calcio italiano contro i rappresentanti della Serie A, che avevano proposto scudetto e retrocessioni solo se già aritmetici.

Una vittoria su tutta la linea per Gabriele Gravina che, alla stampa, spiega la deadline tra piano B e piano C. “Si parte per chiudere il campionato, la data ultima è il 2 agosto. Sappiamo benissimo che ci possono essere dei rischi, dobbiamo valutarli e tenere conto che compatibilmente con i tempi del 2 agosto, quindi fino al 10-15 luglio, nel momento in cui dovesse intervenire un blocco dei campionati e in assenza di condizioni per concluderlo, si ricorrerà ad un format diverso, ossia playoff e playout”.

Finita la stagione regolare in Lega Pro: Monza, Vicenza e Reggina in Serie B

Mentre la procedura per la serie B sarà la medesima della sorella maggiore, in Lega Pro sono finiti qui i campionati, e di conseguenza sono arrivati i primi verdetti ufficiali: salgono direttamente in Serie B le prime di ogni girone. Ossia il Monza di Berlusconi, più il ritorno di Vicenza e della Reggina, prima nel girone C davanti al Bari.

Contestualmente, scendono direttamente in Serie D le ultime in classifica, Gozzano, Rimini e Rieti. L’ultimo posto in palio per la cadetteria verrà deciso dai playoff, che vedranno 28 squadre affrontarsi dal primo al 22 luglio. I playout, con le sfide quintultima-penultima e quartultima-terzultima di tutti i gironi, si giocheranno tra il 27 ed il 30 giugno.

Stop Serie D e Serie A femminile: il Palermo torna tra i pro, per la Juventus in rosa niente scudetto

Chiusi invece definitivamente, senza playoff o playout, tutti gli altri campionati al di fuori dei professionisti. Così le prime di ogni girone di Serie D salgono direttamente in Lega Pro: si tratta del ritorno tra i pro di una nobile decaduta, il Palermo, insieme ad altre realtà importanti come Mantova e Grosseto, più Lucchese, Pro Sesto, Turris e le prime volte dei veneti del Campodarsego, i marchigiani del Matelica e i pugliesi del Bitonto. Retrocesse automaticamente le ultime 4.

Chiusa quindi anche la stagione della Serie A femminile, in attesa che la categoria arrivi al tanto ambito professionismo. Qui scudetto non assegnato per la prima in classifica, la Juventus, mentre la seconda in classifica, nonché alla Champions League, la Fiorentina, è stata decisa attraverso l’algoritmo. Retrocesse Orobica e Tavagnacco.

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