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Politica

Passaporto vaccinale, se l’Europa continua a non aver chiare le priorità…

La von der Leyen lancia, in ottica riapertura, il “Certificato Verde Digitale”, che però sarà inutile finché non ci saranno abbastanza sieri. Nel frattempo, Bruxelles rinnega il pilastro della libera circolazione senza neppure avvedersene

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gestione della pandemia: ursula von der leyen
Il Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen

Con il solito eccezionale tempismo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha annunciato l’euro-proposta legislativa per istituire il passaporto vaccinale. O meglio, il “Certificato Verde Digitale” che dovrebbe servire a «ripristinare la circolazione in modo sicuro, responsabile e che dia fiducia a tutti».

Il Digital Green Certificate dovrebbe entrare in vigore a partire da metà giugno, e non si limiterà a garantire l’avvenuta vaccinazione. Potrà infatti attestare che il suo proprietario è guarito dal Covid-19 (attraverso la presenza di anticorpi), oppure ha ottenuto un risultato negativo al test – anche rapido.

«L’obiettivo è quello di riaprire» ha aggiunto la numero uno dell’esecutivo comunitario. Ribadendo contestualmente la speranza «di avere il 70% degli adulti vaccinati entro fine estate». Tutto molto bello, per carità, eppure (più di) qualcosa non torna.

Il passaporto vaccinale non può essere la priorità

In grammatica esiste una figura retorica chiamata hysteron proteron, che consiste nell’inversione cronologica di due eventi e (mutatis mutandis) si può applicare benissimo all’evento contingente.

Nello specifico, il Vecchio Continente farà anche bene a ragionare sul medio-lungo termine, ma nell’immediato deve dare la precedenza all’acquisizione dei sieri. Perché altrimenti il passaporto vaccinale sarà inutile proprio come le altre presunte priorità dell’Europa. Tipo la lotta donchisciottesca contro i cambiamenti climatici di origine antropica o la pretesa di imporre una neolingua politically correct che considera offensivi perfino “mamma” e “papà”.

Il tutto mentre gli euroinomani, in preda all’ennesimo cortocircuito, senza nemmeno rendersene conto stanno facendo strame di uno dei princìpi fondanti dell’Unione Europea. Ovvero la libera circolazione delle persone, che verrebbe a essere vincolata a un documento che però avrà senso solo quando la campagna di vaccinazione sarà a pieno regime. Il che, visti i ritardi epocali, per ora resta un’utopia – e il difetto, as usual, sta nel manico.

Eppure, attraverso l’attestato di immunizzazione questa Ue dello hysteron proteron sembra volersi deresponsabilizzare, facendo ricadere la propria inefficienza proprio sulle spalle dei cittadini comunitari. Quando, se c’è qualcosa che il passaporto vaccinale certifica, è che Bruxelles sa essere realmente infallibile: nei propri fallimenti.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.