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‘Ndrangheta in Canada: maxi operazione e 14 fermi

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La maxi operazione "Canadian 'ndrangheta connection" ha portato al fermo di 14 persone e scoperto i rapporti con le organizzazioni canadesi.

La ‘Ndrangheta ha da molto tempo espanso i suoi interessi oltreoceano ed è sempre stato evidente che fra i territori più prolifici ci fosse il Canada, tuttavia oggi per la prima volta, grazie alla maxi operazione denominata “Canadian ‘ndangheta connection” è stato possibile documentare  l’esistenza di un organismo stabile nel paese nordamericano, abilitato ad occuparsi degli affari non solo sul territorio, ma anche in Calabria.

Nel mirino di questa operazione congiunta con le autorità canadesi, si sono ritrovate 14 persone appartenenti al clan Muja, affiliate del potente clan Commisso stanziato nella città di Siderno.

Le persone fermate sono accusate a vario titolo di  associazione mafiosa transnazionale ed armata, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo del credito, usura e favoreggiamento personale.

L’operazione portata avanti dal procuratore aggiunto Lombardo e dai pm Simona Ferraiuolo e Giovanni Calamita, aveva come punto d’interesse proprio le proiezioni territoriali ed internazionali del clan Commisso, che pur rimanendo fortemente legato alla Calabria e alla città di Siderno, difesa in passato anche con faide sanguinose, è stato fra i primi ad espandere i propri interessi oltreoceano.

Per la prima volta quindi è stato possibile ricostruire le dinamiche e i rapporti attualmente in atto tra le organizzazioni internazionali e le famiglie stanziate nella zona Jonica, arrivando alla conclusione che questi siano cambiati nel corso del tempo.

Da quando negli anni ’50 la ‘ndrangheta aveva iniziato a mettere radici in Canada infatti, i rapporti con la terra d’origine erano sempre stati di sudditanza. 

Anche il cosiddetto Siderno Group of Crime, un comitato d’affari criminali che aveva in gestione contatti e traffici tra Canada, Stati Uniti, Sud America, Australia e Italia, ha sempre dovuto rispondere alle autorità residenti in patria.

Ora questo sembra essere almeno in parte mutato, in quanto è stato possibile provare l’esistenza di un comitato autorizzato a riunirsi anche in territorio estero e prendere decisioni non solo per gli interessi internazionali, ma anche per affari riguardanti la Calabria.