Contattaci

Politica

Nave Eleonore arriva a Pozzallo, Mare Jonio autorizzata allo sbarco

Nel frattempo il segretario Pd Nicola Zingaretti si rivolge al Premier Giuseppe Conte in una nota riguardo al tema immigrazione e alla gestione degli sbarchi.

Avatar

Pubblicato

il

La Guardia di Finanza ha sequestrato la nave Eleonore, della ONG tedesca Mission Lifeline. Il capitano Claus Peter Reisch, ha notificato la violazione del divieto di ingresso in acque italiane in seguito al respingimento sia da parta di Malta e dell’Italia: “La situazione pericolosa per la vita delle persone a bordo mi costringe a dirigere verso il porto più vicino”. Dichiarando lo stato di emergenza, con più di 100 migranti a bordo, la nave è entrata nel porto di Pozzallo. A breve sono previste le operazioni di attracco e lo sbarco dei migranti. Pozzuoli ha visto anche l’arrivo della nave della Marina militare Cassiopea con a bordo 29 migranti, il cui sbarco è stato posticipato proprio a causa dell’arrivo della Eleonore.

Lampedusa è invece stata protagonista di due sbarchi questa notte. I 21 migranti di nazionalità tunisina, individuati dalla polizia quando già si trovavano a terra, sono stati collocati nel centro di accoglienza. I migranti hanno riportato solamente piccole ferite, dovute probabilmente allo sbarco in zona rocciosa.

Circa 100 magrebini sono invece sbarcati a Cala Spugne. Egualmente individuati dalle forza dell’ordine, sono stati condotti al punto di raccolto in contrada Imbriacola per l’identificazione.

Rimane critica la sorte della nave Mare Ionio che a cinque giorni dall’operazione di salvataggio, rimane bloccato fuori dalle acque territoriali di Lampedusa. “È sempre più dura, anche se si resiste insieme. Alcune delle persone soccorse hanno smesso di bere e di mangiare” comunica Mediterranea saving humans “Ieri si è dovuta imbarcare e rimanere a bordo una psichiatra per dare tutta l’assistenza possibile”.  

[AGGIORNAMENTO] “Ci hanno appena comunicato che tra poco la Guardia Costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo della Mare Jonio. La loro odissea è finita ed all’orizzonte si intravede un po’ di umanità. Benvenuti in Europa!”. Comunica Mediterranea.

Nel frattempo il segretario Pd Nicola Zingaretti si rivolge al Premier Giuseppe Conte in una nota. “Quanto sta avvenendo in queste ore nel Mediterraneo, tra sbarchi continui sulle nostre coste e divieti disumani, conferma che le politiche in materia di immigrazione di questi mesi non hanno risolto nulla. Torno a chiedere al presidente Conte di affrontare immediatamente la situazione delle persone bloccate in mare in condizioni di emergenza umanitaria e, ovviamente, continuiamo a chiedere che ci si prepari a una svolta radicale nelle politiche su questi temi”.

Politica

Draghi ha ottenuto la fiducia, ma pare di assistere a una serie tv

Come previsto, il Parlamento accorda al nuovo Governo un’ampia maggioranza, ma restano forti tensioni nei singoli partiti e nella maggioranza: e Palazzo Chigi ricorda molto il Trono di Spade

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

draghi ha ottenuto la fiducia: meme sergio mattarella
Meme sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e "Il Trono di Spade"

Test per l’esame di giornalismo dopo che il Premier Mario Draghi ha ottenuto la fiducia, ampia e ampiamente prevista, di entrambe le Camere. Il candidato consideri che:

a) SuperMario si è detto in disaccordo con l’idea che «questo Governo è stato reso necessario dal fallimento della politica». Solo da quello del suo predecessore Giuseppe Conte.

b) Nel suo discorso programmatico, l’economista romano è incappato in un piccolo lapsus “pandemico” sulle terapie intensive, citando in modo erroneo i numeri dei ricoveri. Speriamo non si ripeta con quelli del Recovery.

c) A una domanda sul proprio futuro, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha risposto che «intanto mi rilasso per qualche settimana. Ora il volante ce l’ha uno che sa guidare e questo mi tranquillizza». Il settimo giorno, anche Pittibimbo si riposò.

d) A proposito di metafore automobilistiche, l’ex Governatore della Bce ha dato una sterzata anche a livello comunicativo. Non tanto nominando Paola Ansuini propria portavoce, bensì raccomandando alla propria squadra di parlare solo se c’è qualcosa di concreto da dire. Non vorremmo essere nei panni del consulente del Ministero della Salute Walter Ricciardi.

e) Il neo-Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha bagnato il suo esordio con un paio di gaffe grammaticali. In particolare, riferendosi al momento della propria designazione, gli è sfuggito un «l’ho imparato ieri» in luogo del corretto “l’ho appreso ieri”. Poi sotto la mascher(in)a è apparsa l’ex titolare del dicastero Lucia Azzolina.

Draghi ha ottenuto la fiducia, implosioni tra i partiti

f) Il capo politico pentastellato Vito Crimi ha annunciato via social che «i 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi» dal M5S. I dissidenti, però, hanno già invocato il Var.

g) Sembra peraltro che la ribelle Barbara Lezzi, di professione impiegata, avesse dichiarato che «Draghi non ha né la preparazione né le conoscenze internazionali per guidare l’Italia». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

h) Anche Sinistra Italiana (una costola di LeU), per bocca del segretario Nicola Fratoianni, aveva preannunciato il niet al costituendo esecutivo. Gli altri due parlamentari, però, avevano subito preso le distanze, annunciando il proprio voto favorevole e attuando in pratica la mini-scissione della mini-scissione. E niente, anche questa fa già abbastanza ridere di suo.

i) D’altra parte, ancora prima del passaggio parlamentare c’erano state polemiche all’interno della maggioranza, in particolare sulla gestione dell’emergenza coronavirus e sulle conseguenti misure restrittive. Ma ci si può davvero sorprendere se Draghi… infiamma il dibattito?

Ciò posto, commenti il candidato se proprio le tensioni insite in questo Governo ecumenico permettano di andare oltre Palazzo Chigi. Rendendo dunque lecito parlare (come auspicato da molti fan di Game of Thrones) di… Draghi sul Trono di Spade.

Continua a leggere

Politica

Nuova Ricostruzione e unità, le parole d’ordine del Governo Draghi

Il Premier illustra le linee guida del proprio esecutivo davanti al Senato, che gli accorda la prevista larga fiducia. Tra le priorità spiccano Recovery Plan, campagna vaccinale, scuola e lavoro

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

nuova ricostruzione: mario draghi in senato
Il Premier Mario Draghi

È sulla Nuova Ricostruzione che il Premier Mario Draghi ha focalizzato il discorso programmatico che ha tenuto in Senato. Un’espressione che rievoca il Dopoguerra, instaurando un forte legame con la lotta alla pandemia da Covid-19 su cui s’impernierà il nuovo Governo. E che contiene anche un importante richiamo a quella concordia discors che non può non avere come bussola suprema il benessere dell’Italia e del popolo italiano.

La Nuova Ricostruzione

«Oggi noi abbiamo, come accadde ai Governi dell’immediato Dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità di avviare una Nuova Ricostruzione. L’Italia si risollevò dal disastro della Seconda Guerra Mondiale con orgoglio e determinazione, e mise le basi del miracolo economico grazie a investimenti e lavoro. Ma soprattutto grazie alla convinzione che il futuro delle generazioni successive sarebbe stato migliore per tutti. A quella Ricostruzione collaborarono forze politiche ideologicamente lontane. Sono certo che anche a questa Nuova Ricostruzione nessuno farà mancare il proprio apporto».

Questo il cuore delle comunicazioni con cui l’ex Governatore della Banca Centrale Europea ha illustrato i capisaldi del proprio costituendo esecutivo. Che «sarà convintamente europeista e atlantista» e avrà a suo presupposto «l’irreversibilità della scelta dell’euro». Un vago avviso al Capitano Matteo Salvini che, in un botta e risposta col segretario dem Nicola Zingaretti, aveva affermato che di irreversibile «c’è solo la morte».

Al centro dell’azione governativa ci sarà dunque, non sorprendentemente, il Recovery Plan, la cui governance sarà incardinata al Ministero dell’Economia. E che porta con sé le riforme invocate a gran voce da Bruxelles, cominciando da quelle della giustizia, della Pubblica Amministrazione e del fisco. D’altronde, come ha dichiarato l’economista romano citando Camillo Benso, Conte di Cavour, «le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano».

Le altre priorità della Nuova Ricostruzione

Tra le priorità, naturalmente, anche il contrasto al coronavirus, con particolare enfasi sulla campagna vaccinale, per cui SuperMario ha confermato il coinvolgimento di esercito e Protezione Civile. «Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso non ancora pronti» ha aggiunto, dando l’auspicato benservito alle ridicole “primule” del supercommissario Domenico Arcuri. «Abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private».

Oltre a Der Kommissar, poi, dovrebbe essere ridimensionato anche il Cts, sia nelle dimensioni che nelle esternazioni. Mentre dovrebbe restare in vigore la divisione clinico-cromatica del Belpaese.

Focus pure sulla scuola, con la necessità di «tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie». E sul lavoro, con la distinzione tra gli occupati da «proteggere» e le attività economiche, alcune delle quali «dovranno cambiare, anche radicalmente».

In quest’ambito rientra anche la vexata quaestio della parità di genere, che per il Capo del Governo non può equivalere alle quote rosa. Occorre invece puntare a «un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di» superare «la scelta tra famiglia o lavoro».

Spazio poi anche a temi come quello dell’immigrazione, su cui l’ex numero uno della Bce si è posto nel solco comunitario. Sottolineando l’urgenza di costruire «una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati». Una posizione accolta favorevolmente anche dal Carroccio, con l’ex Ministro dell’Interno che ha parlato di «ottimo punto di partenza».

Chiusura poi con la (immancabile) concessione ai deliri ambientalisti sul riscaldamento del pianeta che, come già argomentato, non si deve (se non in minima parte) all’uomo. A cui spetta comunque la responsabilità di tutelare il Creato – non “l’ambiente”.

(Molte) luci e (poche) ombre

Nel complesso, quindi, le dichiarazioni d’intenti hanno mostrato (molte) luci e (poche) ombre. Tanto da essere state salutate, prevedibilmente, dalla standing ovation di Palazzo Madama.

Nessuna sorpresa neppure dal voto finale notturno, che ha semplicemente sancito l’ampia maggioranza già annunciata da tempo. D’altra parte, come ha proclamato solennemente il Presidente del Consiglio, «oggi l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia».

Certo, resta il fatto che quello che sta per nascere è un Governo ecumenico ed eterogeneo generato da una sorta di fusione politica fredda. Se sia dunque qualcosa di positivo o meno, “lo scopriremo solo vivendo”. Intanto però si riparte, e con fiducia. In tutti i sensi.

Continua a leggere

Politica

Strategia anti-Covid, il (piccolo) cambio di passo del Governo Draghi

Il nuovo esecutivo sembra intenzionato a mantenere la divisione in fasce evitando il lockdown chiesto da Ricciardi. Però dovrebbe ridimensionare Arcuri, che dovrà solo trovare i vaccini di cui poi si occuperanno militari e Protezione Civile

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

strategia anti-covid: mario draghi
Il Premier Mario Draghi

Non ci sarà, quantomeno adesso, nessun deciso cambio di rotta sulla strategia anti-Covid. Il nascente Governo di Mario Draghi sembrerebbe infatti intenzionato a confermare la divisione clinico-cromatica dell’Italia, puntando eventualmente su chiusure mirate a livello locale.

Almeno per il momento, quindi, sarebbe escluso il nuovo lockdown totale paventato dal medico e consulente del Ministero della Salute Walter Ricciardi. Un’ipotesi che aveva subito acceso le polemiche, soprattutto da parte di Lega e Italia Viva.

«Prima di terrorizzare gli Italiani, fai il favore di parlarne con il Presidente del Consiglio» aveva attaccato il segretario del Carroccio Matteo Salvini. «Non ci sta che un consigliere una domenica mattina si alzi e senza dire nulla al suo Ministro o al Presidente del Consiglio parli di una chiusura totale. Io credo che la gente più lavora e meno parla e meglio è».

Stesso concetto, quest’ultimo, che del resto aveva espresso anche SuperMario, raccomandando sostanzialmente alla sua squadra di comunicare solo i fatti. E che ha ripreso, in un cinguettio ironico, anche Davide Faraone, capogruppo italovivo in Senato.

D’altronde, la prospettiva di un nuovo confinamento divide perfino gli esperti. Concordano infatti con l’ex attore, tra gli altri, il microbiologo Andrea Crisanti e il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta. Più prudenti invece Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, l’infettivologo Matteo Bassetti e il virologo Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Secondo i quali sono sufficienti le misure in vigore, «rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture».

I gestori dei locali pubblici restano comunque in attesa, al pari dei comparti dello sport e dello spettacolo. Ma l’allentamento della strategia anti-Covid passa necessariamente per il successo della campagna vaccinale.

Strategia anti-Covid, la priorità sono i vaccini

Proprio nell’ambito delle vaccinazioni si registra qualche novità. A cominciare dal ruolo di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, che potrebbe essere drasticamente ridimensionato. Anche se è improbabile che andrà a «raccogliere le margherite» come auspicava qualche tempo fa il Capitano.

Il nuovo Governo dovrebbe coinvolgere Protezione Civile e militari per supportare le Regioni in difficoltà per mancanza di personale e di luoghi adatti alla somministrazione dell’antidoto. Su quest’ultimo punto, l’idea è quella di utilizzare caserme, palestre e hangar, com’è avvenuto nella Capitale, dove si è adattata un’ala dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Con tanti saluti alle ridicole “primule” di Der Kommissar, cui resterebbe l’unico incarico di garantire l’approvvigionamento delle dosi.

«Noi non chiediamo niente, ma un cambio di passo sì», aveva del resto dichiarato il leader leghista, riferendosi anche a Ricciardi. E la musica sta effettivamente cambiando, anche se solo un po’. La speranza (con la “s” rigorosamente minuscola) è che sia sufficiente.

Continua a leggere

Politica

Il nuovo Governo parte già col piede, o meglio con gli sci sbagliati

Il Ministro Speranza inguaia subito il Premier Draghi richiudendo gli impianti a poche ore dalla prevista ripartenza. I gestori sono sul piede di guerra, e in Piemonte qualcuno, esasperato, decide di aprire lo stesso

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

il nuovo governo: impianti aperti nella piana di vigezzo
Impianti aperti nella Piana di Vigezzo

Piovono, o per meglio dire nevicano dal nord i primi problemi per il nuovo Governo di Mario Draghi. Che, pur non avendo nemmeno chiesto la fiducia delle Camere, si trova già a dover affrontare l’ira di operatori del turismo invernale ed enti locali.

“Colpa” dell’ultimo provvedimento del Ministro della Salute, il riconfermato nomen omen Roberto Speranza, il cui bis in Lungotevere Ripa non aveva mancato di suscitare perplessità. La sua ordinanza domenicale ha sancito l’ennesimo stop alle attività sciistiche amatoriali, fermate almeno fino al 5 marzo. Di fatto, però, a quel punto «saremo ormai entrati nella bassa di una stagione ormai devastata», come ha sottolineato Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto. E il blocco rischia di essere tragicamente definitivo.

L’esponente di LeU ha assicurato che il nuovo Governo «si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori». Tuttavia, per il Governatore in quota Carroccio «il danno è colossale», e stavolta occorreranno dei veri e propri indennizzi.

«Il Veneto oggi è in ginocchio» il j’accuse. «Nonostante il blocco dei licenziamenti, ha già perso 65mila posti di lavoro, di cui 35mila nel turismo». Il tutto mentre si stanno disputando i Mondiali di sci alpino a Cortina d’Ampezzo, che nel 2026 ospiterà, assieme a Milano, anche le Olimpiadi invernali.

Già questi freddi dati basterebbero a illustrare i motivi per cui i gestori degli impianti sciistici sono sul piede di guerra. Di fatto, però, c’è anche di più: perché, non bastando il danno, dai “migliori” è arrivata anche la beffa.

Il nuovo Governo e la beffa dopo il danno

«Le Regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti». Non le ha certo mandate a dire l’inquilino di Palazzo Balbi, ricordando inoltre che l’ultimo Dpcm del Governo Conte-bis «consentiva di riaprire il 15 febbraio. E dunque, il provvedimento in “zona Cesarini” qualche dubbio lo lascia».

Stesso concetto espresso dal suo omologo dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che è anche Presidente della Conferenza delle Regioni. E che ha parlato di «un cambio repentino di orientamento da parte del Cts, che spiazza totalmente i gestori degli impianti e quanti avevano già prenotato». Tanto più che ristoranti e rifugi avevano già ordinato materiale deperibile, e in modo simile i negozi specializzati si erano riforniti di abiti e materiale tecnico.

Che poi l’argomento sia incendiario (ironia della sorte) lo dimostrano anche le parole dell’altro leghista Massimo Garavaglia, neo-Ministro del Turismo. Secondo cui nell’atto del suo omologo della Sanità «è mancato il rispetto per i lavoratori della montagna».

Durissimo anche il commento dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari (ANEF). «Siamo furiosi, sembra una presa in giro», ha tuonato il numero uno Valentina Ghezzi. E in effetti c’è chi, nella piemontese Piana di Vigezzo, ha aperto ugualmente a dispetto della disposizione ministeriale.

Un gesto in cui, probabilmente, sulla sfida prevale l’esasperazione, e che se non altro evidenzia come il nuovo Governo sia già scivolato sulle piste da sci. Decisamente, quindi, l’inizio non è stato dei migliori. Fortuna che lo è l’esecutivo, verrebbe da dire.

Continua a leggere

Politica

Spine di Draghi, le fibrillazioni nel M5S preoccupano il Premier incaricato

Nel giorno degli incontri (positivi) dell’ex Governatore della Bce con le parti sociali, tiene banco il rischio spaccatura nel MoVimento: con Grillo che rinvia il voto su Rousseau malgrado l’urgenza dovuta a pandemia ed economia

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

strategia anti-covid: mario draghi
Il Premier incaricato Mario Draghi

Com’era facilmente prevedibile, è arrivato il giorno delle (prime) spine di Draghi. Inteso come il Premier incaricato Mario, i cui incontri con le parti sociali sono stati offuscati dalle turbolenze registrate in casa grillina. Il M5S resta infatti una polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro. E le cui scosse telluriche si riverberano, inevitabilmente, sul tentativo dell’ex numero uno della Banca Centrale Europea di formare il nuovo esecutivo.

Le spine di Draghi

Un occhio alle consultazioni con industriali, sindacati, associazioni ed enti locali, un occhio a quel che accadeva sotto il cielo (penta)stellato. Le spine di Draghi sarebbero dovute spuntare con la cosiddetta società civile, invece perfino dalla Triplice è arrivata un’apertura. Con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini che ha parlato di «disponibilità al confronto e al coinvolgimento».

Tutt’altra questione erano le fibrillazioni interne al Movimento 5 Stelle, in gran parte (ma non del tutto) riconducibili al battitore libero Alessandro Di Battista. Il quale, anticipando il proprio niet al costituendo Governo, di fatto è stato la causa del rinvio del voto online degli attivisti sulla piattaforma Rousseau.

«Vi chiedo un attimo di pazienza» si era giustificato il Garante Beppe Grillo, aggiungendo di voler aspettare che SuperMario delineasse ufficialmente il proprio programma. Visto che però, nel frattempo, i dissidenti annunciavano l’iniziativa online “V Day, No governo Draghi”, la dilazione sapeva molto di panico da spaccatura. Come d’altronde l’assurdo veto sulla Lega e la farneticazione su un fantomatico “Super-Ministero per la Transizione Ecologica” suonavano come armi di distrazione di massa.

Il problema è che la pandemia e l’economia hanno tempi diversi rispetto a quelli del MoVimento. Che pure l’ex Governatore della Bce parrebbe ritenere indispensabile anche se, da un punto di vista strettamente numerico, per l’eventuale maggioranza sarebbe pleonastico.

Con tutto ciò, sembra che l’economista romano abbia confidato a Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, che «purtroppo siamo in ritardo con la tabella di marcia». Lasciando trasparire una preoccupazione palpabile e piuttosto comprensibile.

Il destino del nascente esecutivo, infatti, è scritto nelle (Cinque) Stelle. Non vorremmo essere nei panni – o nelle squame – di Draghi.

Continua a leggere

Politica

Governo ecumenico, così i diktat incrociati rischiano di paralizzare Draghi

Le consultazioni del Premier incaricato prefigurano una maggioranza amplissima, che però paradossalmente può essere un problema. E Grillo, citando Platone, afferma sibillino che “la via per l’insuccesso è accontentare tutti”

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

Il Premier incaricato Mario Draghi

Al termine delle consultazioni, perlomeno di quelle politiche, pare proprio che quello che Mario Draghi dovrebbe varare sarà un Governo ecumenico. Il sostegno al Premier incaricato, infatti, in pratica copre trasversalmente l’intero arco costituzionale, con la sola eccezione di FdI – e forse di una parte del M5S. Un (quasi) unicum nella storia dell’Italia repubblicana, che però rischia clamorosamente di risultare un’arma a doppio taglio.

Verso un Governo ecumenico

«Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti». Così, citando un aforisma attribuito a Platone, il Garante pentastellato Beppe Grillo commentava sibillinamente, qualche giorno fa, il primo incontro con l’ex Governatore della Bce. Sottolineando il rovescio della medaglia di quello che già si andava delineando come un Governo ecumenico – vale a dire l’ingovernabilità. Conseguenza diretta e inevitabile del paradossale problema dei troppi “sì”.

L’alleanza che dovrebbe sostenere l’esecutivo Draghi è infatti troppo ampia e troppo eterogenea per essere non già strutturalmente, ma neppure minimamente coesa. Una «maggioranza sgangherata, un’ammucchiata che finirà per costringere il Premier a continue mediazioni al ribasso», l’aveva definita la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

D’altronde, il Presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte aveva avuto il suo bel daffare a tenere a bada quattro partiti (nel Conte-bis) e perfino due soli (nel Conte-semel). Anche per questo Gaetano Quagliariello, numero uno di IDeA, aveva argomentato che «un Governo di salvezza nazionale ha un programma essenziale con pochi punti». Che nel caso specifico pare andranno dal Recovery Plan alla campagna vaccinale, dal blocco dei licenziamenti alle riforme della giustizia e del fisco, fino alla scuola (con l’ipotesi di allungare il calendario).

Temi anche divisivi, su cui tutte le singole forze politiche hanno ricette diverse, perfino all’interno delle coalizioni “tradizionali”. Col serio pericolo che, tra diktat incrociati e rivendicazioni antitetiche, il Governo ecumenico finirà per rivestire l’amaro ruolo dell’anatra zoppa.

Il paradossale problema dei troppi “sì”

«Altri mettono veti e fanno capricci, noi abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo» accogliendo «l’appello del Presidente della Repubblica» Sergio Mattarella. Così il segretario del Carroccio Matteo Salvini annunciava l’appoggio senza condizioni della Lega all’esecutivo guidato dall’economista romano, che dunque prosegue la propria collezione di miracoli.

Con questa mossa, il Capitano ha completamente sparigliato le carte della ex maggioranza rosso-gialla, gettando nel panico e nello psicodramma LeU e, soprattutto, il Pd. I quali, per amor di poltrona e terrore delle urne, dovrebbero ingoiare il rospo di condividere il Governo ecumenico con l’arcinemico da sempre demonizzato. E, dettaglio affatto trascurabile, dovrebbero farlo ingoiare alle rispettive basi che sono già sul piede di guerra.

Non a caso, il segretario dem Nicola Zingaretti dichiarava pochi giorni or sono che sull’europeismo «Salvini ha dato ragione al Partito Democratico». Farneticazione ad usum delphini che gli vale di slancio la medaglia d’oro mondiale in arrampicata sugli specchi.

L’ex Ministro dell’Interno, infatti, sta solo utilizzando l’identica tattica del leader italovivo Matteo Renzi. A partire dalla necessità di discutere non «di ruoli o Ministeri, ma di progetti concreti», con la possibilità (o forse l’intenzione) di far riemergere i cavalli di battaglia al momento opportuno.

Lo ha evidenziato Federico Fornaro, capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, in riferimento alla vexata quaestio dell’immigrazione. «Non si può far finta che il problema non esista, perché alla prima occasione si riproporrà». Basta quest’unico caso a far capire che la strada di SuperMario è disseminata di mine, come e più di quella di Giuseppi. E la tuta da idraulico, stavolta, potrebbe anche non bastare

Continua a leggere

Politica

Nuovo Governo, il Premier incaricato Draghi riceve delle aperture inattese

Anche dal M5S arriva un (parziale) endorsement all’ex Governatore della Bce, che la retorica dei media ha già iniziato a santificare. Il miracolo di san Sergio (Mattarella) e il Draghi

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

nuovo governo: sergio mattarella e mario draghi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a colloquio con il Premier incaricato Mario Draghi

Test per l’esame di giornalismo sul nuovo Governo che Mario Draghi, il Premier incaricato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sta cercando di varare. Il candidato consideri che:

a) Dopo la netta chiusura iniziale, il reggente grillino Vito Crimi ha parzialmente corretto il tiro in seguito alla riunione con Pd e Leu. Da cui è emersa «la volontà di non disperdere il patrimonio comune» fatto di «temi e interventi già realizzati, di misure sulle quali abbiamo condiviso impostazioni e obiettivi». Insomma, dopo il Conte bis, siamo ufficialmente al Governo Conte Mascetti.

b) A tal proposito, secondo il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio il MoVimento dovrebbe ascoltare l’ex Governatore della Bce prima di assumere una posizione. «È proprio in queste precise circostanze» ha spiegato Giggino, «che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese». Tanto matura che il suo (presunto) leader Giuseppe Conte è appena caduto.

c) Nel frattempo, Davide Casaleggio, figlio del cofondatore del M5S Gianroberto, ha anticipato l’intenzione «di chiedere agli iscritti su Rousseau» un parere su Draghi. Ci si aspetta che la maggioranza risponderà che esistono.

Non c’è solo il M5S verso il nuovo Governo

d) Il leader italovivo Matteo Renzi, dopo aver rottamato Giuseppi, ha assicurato che Italia Viva sosterrà il nuovo Governo di SuperMario senza condizioni. Aggiungendo che «chi mette veti sbaglia». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

e) Il segretario dem Nicola Zingaretti ha affermato che spetta all’ex numero uno della Banca Centrale Europea «definire il perimetro» della maggioranza. Lui proprio non è riuscito a ritrovare i suoi vecchi quaderni di matematica…

f) Intanto i grandi media ci informano che l’economista romano fa addirittura la spesa, e pare abbia fatto sorridere i busti di Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi. Peccato si siano persi i momenti in cui ha camminato sulle acque e moltiplicato pani e pesci…

Ciò posto, commenti il candidato se, viste anche le numerose aperture all’eventuale nuovo Governo, si stia assistendo a un miracolo, stile San Sergio e il Draghi.

Continua a leggere

Politica

Consultazioni ter, è nel manico il difetto che può far affondare Draghi

Maggioranze eterogenee sono destinate a implodere, e in più il Premier incaricato avrà a che fare con un Parlamento bizzoso. Per questo, con buona pace del Capo dello Stato Mattarella, l’unica vera soluzione per la crisi è il voto

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

strategia anti-covid: mario draghi
Il Premier incaricato Mario Draghi

Le consultazioni ter, quelle del Premier incaricato Mario Draghi dopo i precedenti del Capo dello Stato Sergio Mattarella e del Presidente della Camera Roberto Fico, sono entrate nel vivo. Le prime audizioni sono state quelle dei “piccoli”, il cui peso specifico, però, è spesso inversamente proporzionale alle dimensioni. Come ha ricordato a tutti – soprattutto al Presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte – il leader italovivo Matteo Renzi. Evidenziando ulteriormente, casomai ce ne fosse stato bisogno, che il vero difetto di tutta l’attuale legislatura sta nel manico.

Fibrillazioni tra i partiti

Un primo risultato il gestante Governo Draghi lo ha già ottenuto: ha completamente sparigliato le carte della politica. Al punto che le varie coalizioni, e perfino i singoli partiti sono attraversati da smottamenti che difficilmente potranno evitare di lasciare il segno.

A partire dal M5S, che ha già iniziato a smussare gli spigoli originariamente evocati dal reggente Vito Crimi. Il quale, subito dopo la designazione quirinalizia dell’ex Governatore della Bce, aveva affermato che il MoVimento «non voterà per la nascita di un Governo tecnico presieduto da Mario Draghi».

Ma la situazione potrebbe cambiare se l’economista romano varasse un esecutivo politico, o anche misto (tecnico-politico) come quello guidato nel 1993 da Carlo Azeglio Ciampi. Lo dimostrano la richiesta di apertura del sindaco di Roma Virginia Raggi, e l’appello lanciato dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «In questa fragile cornice, il MoVimento 5 Stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione» ha scritto Giggino.

Posizione che si scontra però con quelle di Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia, e dell’(ex) Guardasigilli Alfonso Bonafede. Nonché con la fronda del battitore libero Alessandro Di Battista, secondo cui qualsiasi sostegno a Draghi «diventerebbe un NO Conte Presidente del Consiglio e Sì a Renzi».

D’altronde, pare che anche il Garante Beppe Grillo sia fermo sulla linea della lealtà a Giuseppi. Ma fino a un paio di giorni fa lo era anche il Pd, che ora invece intende «contribuire al successo» del tentativo di SuperMario. Di qui al Conte-chi? il passo può essere breve – e avrebbe anche una vaga reminiscenza da Rottamatore.

Al via le consultazioni ter

Se Atene piange, Sparta non ride. Il centrodestra ha infatti ufficializzato che si presenterà diviso alle consultazioni ter, perché «è meglio che ognuno dica liberamente quello che ha in testa». Così il segretario leghista Matteo Salvini, aggiungendo che «Draghi dovrà scegliere tra le richieste di Grillo e le nostre che sono il contrario. Meno tasse o più tasse. Noi siamo liberi. Meno tasse e meno burocrazia». Con una postilla: «Se qualcuno a sinistra ha in mente la riedizione del Governo Conte, cambiando Conte con Draghi, non ci interessa».

Condizioni che rimarcano il vero problema che, come abbiamo illustrato, dovrà affrontare l’ex numero uno della Banca Centrale Europea: l’assenza di una maggioranza coesa in Parlamento.

È facile infatti parlare di un ampio supporto al Governo Draghi, ma i numeri che dovrebbero garantire la governabilità vanno trovati in Aula. Al momento non ci sono e, viste le succitate fibrillazioni, non è scontato che si trovino.

Per ora, hanno assicurato la fiducia all’eventuale esecutivo le formazioni minori che hanno aperto le consultazioni ter, quali Europeisti, Cambiamo!, Azione e Noi con l’Italia. Disponibilità è arrivata poi da Partito Democratico, Italia Viva e, verosimilmente, Forza Italia. Se si aggiungessero LeU e i grillini (e nell’improbabile ipotesi che non vi siano defezioni), ci sarebbe da ridere – ma solo per non piangere. Come infatti ha insegnato l’ultimo tratto del Conte-bis, alleanze eterogenee sono destinate a implodere.

Per questo, come abbiamo già argomentato, l’unica soluzione definitiva sarebbe una nuova tornata elettorale che garantirebbe, secondo i sondaggi, una solida maggioranza parlamentare.

L’inquilino del Colle ha spiegato di vedere dei rischi in un prolungato periodo in cui il Governo non sarebbe nel pieno delle sue funzioni. Ma un esecutivo paralizzato da veti e litigi non sarebbe forse altrettanto nefasto?

Continua a leggere

Politica

Governo Draghi, l’asso di Mattarella dal sapore di ultima spiaggia

L’ex Governatore della Bce accetta con riserva l’incarico di formare un nuovo esecutivo, ma per la governabilità il vero problema è questo Parlamento: e la soluzione è quella che il Quirinale cerca strenuamente di evitare, il voto anticipato

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

governo draghi: sergio mattarella e mario draghi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Premier incaricato Mario Draghi

Alla fine, senza alcun coup de théâtre, Governo Draghi sarà. O meglio, dovrebbe essere, visto che la strada dell’ex Governatore della Bce è impervia almeno quanto quella che ha portato alla rovinosa caduta di Giuseppe Conte. Non a caso il Premier designato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella ha accettato con riserva il compito di formare un esecutivo istituzionale. Extrema ratio prima dell’eventuale scioglimento delle Camere, che il Quirinale vorrebbe evitare ma che rappresenterebbe invece la vera e definitiva soluzione di questa crisi.

Il tentativo di Governo Draghi

«Con grande rispetto mi rivolgerò al Parlamento, espressione della sovranità popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile».

Così Mario Draghi, Presidente del Consiglio incaricato, annunciava l’avvio delle consultazioni con le forze politiche che dovrebbero sostenere il suo esecutivo. Che, in realtà, rischia di morire prima ancora della nascita o, qualora riuscisse a venire alla luce, di vivere un’esistenza da anatra zoppa.

La nomina dell’ex numero uno della Banca Centrale Europea non ha infatti ricevuto un’accoglienza particolarmente calorosa. In particolare, il reggente grillino Vito Crimi ha subito affermato che il M5S «non voterà per la nascita di un Governo tecnico presieduto da Mario Draghi».

Una posizione che però ha spaccato (di nuovo) i Cinque Stelle, aprendo un dibattito interno dagli esiti difficilmente prevedibili. Il capo politico ad interim ha comunque registrato dapprima l’appoggio del battitore libero Alessandro Di Battista, che ha bollato l’ex banchiere come «apostolo delle élite». E poi quello del Garante Beppe Grillo che, secondo i rumours, avrebbe raccomandato ai big del MoVimento di restare leali a Giuseppi.

Il gran rifiuto pentastellato potrebbe poi fare il paio con quello di Sinistra Italiana. Il cui segretario Nicola Fratoianni, deputato di LeU, ha dichiarato che «mi pare molto difficile sostenere un Governo di questo tipo».

Infine c’è il centrodestra, che va dal possibilismo di Forza Italia al niet di FdI. In mezzo c’è la Lega, il cui segretario Matteo Salvini non ha chiuso al Governo Draghi, ma ha posto una serie di condizioni. «Le parole chiave sono lavoro, tasse e pensioni», ma anche l’apertura dei cantieri e «un serio piano salute».

La vera soluzione sono le urne

L’orizzonte, però, resta sempre quello delle elezioni anticipate. «Per noi» ha chiarito il Capitano, «si possono approvare rapidamente i decreti su queste priorità, e poi andare al voto a maggio o giugno. Entro l’11 aprile si può concludere il lavoro di approvazione delle misure urgenti per il Paese».

Una prospettiva che non fa fare salti di gioia al Presidente della Repubblica, alfiere di un Governo «nella pienezza delle sue funzioni». Soprattutto in un periodo in cui entrerà nel vivo la campagna vaccinale, scadrà il blocco dei licenziamenti e si dovrà definire il Recovery Plan.

A maggior ragione, però, sarebbe opportuno non sprecare altro tempo. Come ha ricordato il leader del Carroccio, «i Ministri di Renzi si sono dimessi il 13 gennaio. Significa che nel mezzo della pandemia abbiamo perso tre settimane». Inoltre, in aprile si terranno già le Regionali in Calabria, e in primavera le amministrative in 1.300 Comuni, tra cui Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna. Non sarebbe un’impresa aggiungere la scheda delle Politiche

Ancora più a monte, poi, si dovrebbe tener presente che la governabilità è legata alla composizione delle Aule. E che, secondo i sondaggi, dal voto anticipato uscirebbe una solida maggioranza di centrodestra, capace di esprimere un esecutivo forte e coeso.

Con l’attuale Parlamento, e con un’alleanza che sarebbe più ampia – e, dunque, più litigiosa – dell’ultima, l’economista romano dovrebbe davvero trasformarsi nell’alter ego SuperMario. E dal Governo Draghi ci si potrà anche aspettare molto, ma forse per i miracoli deve ancora attrezzarsi.

Continua a leggere

Politica

Foglia di Fico, esplodono le tensioni: addio a Conte, Draghi sale al Colle

Troppe divisioni fanno fallire il mandato esplorativo del numero uno della Camera. Il Capo dello Stato Mattarella convoca l’ex Governatore della Bce per un Governo istituzionale, extrema ratio per evitare il voto anticipato

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

strategia anti-covid: mario draghi
L'ex Governatore della Bce Mario Draghi

Alla fine, quella della (ex) maggioranza rosso-gialla era solo una foglia di Fico, nel senso del Presidente della Camera Roberto. La carta che il Capo dello Stato Sergio Mattarella aveva giocato per provare a risolvere la crisi di Governo innescata da Italia Viva. E che, com’era ampiamente prevedibile, non ha potuto far altro che prendere atto che le divisioni tra ex alleati erano pressoché insormontabili.

L’esplosione delle tensioni

«Non stanno concedendo nulla». Italia viva è «favorevole a un accordo, ma» gli altri partiti «non accettano nessuna mediazione sui temi grossi e non vogliono neppure mettere nulla per iscritto».

Così parlò, durante l’assemblea dei suoi parlamentari, il leader italovivo Matteo Renzi, mettendo di fatto la pietra tombale sul tentativo di varare un terzo Governo Conte.

Casus belli, ancora una volta, era (soprattutto) la giustizia, e in particolare la vexata quaestio della prescrizione – parte della riforma del Guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede. Con il Rottamatore che aveva respinto il “lodo” dilatorio proposto dal vicesegretario dem Andrea Orlando, suscitandone un piccato cinguettio di risposta.

Da lì in poi era stata un’escalation di tensioni. Dapprima il rifiuto di Iv di firmare il verbale che avrebbe dovuto chiudere il tavolo programmatico. Poi il fallimento del vertice tra Pittibimbo, il reggente pentastellato Vito Crimi e i Ministri della Cultura, Dario Franceschini (Pd), e della Salute, Roberto Speranza (LeU). Infine, le accuse reciproche, con il senatore fiorentino che imputava la rottura ai «colleghi della ex maggioranza» e il M5S che gli rinfacciava di essere interessato unicamente alle poltrone.

Inevitabile è arrivato quindi quello che, parafrasando Alessandro Manzoni, si può definire l’addio ai Conte (ter). E il numero uno di Montecitorio l’ha sancita salendo al Quirinale alla scadenza del proprio mandato esplorativo. E confermando che «allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l’unanime disponibilità di dare vita ad una maggioranza».

La foglia di Fico

A questo punto, il Presidente della Repubblica ha preso l’iniziativa, annunciando di voler «conferire al più presto un incarico» per un «Governo di alto profilo». Poi, dopo aver richiamato tutte le forze politiche alla responsabilità, ha convocato al Colle Mario Draghi, ex Governatore della Bce. Per l’altro Matteo, che non aveva mai smesso di lavorare a questo obiettivo, è gioco, partita, incontro.

Un Governo istituzionale potrebbe essere sostenuto anche da Forza Italia e dai centristi, ma anche qui le incognite sono numerose. Come infatti aveva evidenziato il leader leghista Matteo Salvini, le forze in campo «la pensano all’opposto su tutto». Inoltre, finora la minoranza di Governo aveva indicato sempre e solo il nome di Giuseppi. Al punto che Loredana De Petris, senatrice di Liberi e Uguali, aveva lasciato intendere che difficilmente sarebbe potuto «accadere qualcosa di diverso dalle elezioni».

L’ipotesi del voto anticipato, peraltro, non è stata esclusa neppure dal Colle, che pure vorrebbe evitare un lungo periodo in cui l’attività governativa sarebbe ridotta al minimo. L’ex numero uno della Banca Centrale Europea rappresenterà dunque l’extrema ratio per evitare le urne. Foglia di Fico permettendo, ça va sans dire.

Continua a leggere

Politica

Conte ter, alla fine tutto cambierà affinché tutto rimanga com’è

Sulla difficile trattativa tra le forze di (ex?) maggioranza aleggiano gli spettri di Draghi e del voto anticipato: i “temi” lasciano quindi il posto alle poltrone, e la sopravvivenza richiama la lezione de Il Gattopardo

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

conte ter: giuseppe conte
Il Premier Giuseppe Conte

C’è una novità sulla strada erta e tortuosa che dovrebbe condurre al varo del Conte ter. Una novità che arriva direttamente dal tavolo di lavoro convocato dal Presidente della Camera Roberto Fico con le forze della (ex?) maggioranza rosso-gialla. Riunite, dopo i primi giri di consultazioni, per trovare un’intesa su un programma di Governo che dovrebbe costituire la bussola per il prosieguo della legislatura. Eppure, nonostante l’enfasi sui temi, alla fine, non sorprendentemente, è rispuntato il discorso avito sulle poltrone.

L’ennesimo affondo di Renzi

«Come sempre proverò a stravincere, ma potrei anche accontentarmi di vincere». La munifica concessione è arrivata da uno dei protagonisti più attesi, il leader italovivo Matteo Renzi. Che non ha preso parte al vertice di Montecitorio, ma riesce a essere presente anche quando è assente.

Il Rottamatore si è infatti manifestato per interposta E-news all’ora di pranzo, quasi fosse l’altro lato dello specchio rispetto a Giuseppi, uso a mandare di traverso le cene.

Per l’occasione, il senatore fiorentino ha rispolverato pressoché tutti i contenuti divisivi che il reggente pentastellato Vito Crimi aveva chiesto di accantonare. Dal Mes alla «politica giustizialista», dai vaccini alla scuola, dal Recovery Plan alla ridondante struttura di Domenico Arcuri, supercommissario per l’emergenza coronavirus.

«Queste cose vanno decise ADESSO» ha attaccato l’ex sindaco di Firenze. Rivendicando che «se non ci fosse stata Italia Viva questa discussione non l’avrebbe fatta nessuno».

Eppure, parallelamente alle diatribe concettuali, impazzava anche – perlomeno a livello mediatico – il toto-ministri. Che savà fovse più volgave ma, con buona pace degli antvopologicamente supeviovi, è ciò da cui potrebbe dipendere davvero il varo del Conte ter.

Conte ter, un discorso di poltrone?

Già prima dell’adunata fichiana, Pittibimbo aveva discretamente fatto sapere di volere le teste dei Ministri dell’Economia, il dem Roberto Gualtieri, e della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. Creando non pochi grattacapi al resto della coalizione, visto che il Pd non intende rinunciare al Mef, mentre il Guardasigilli è anche il capodelegazione M5S presso l’esecutivo.

Peraltro, l’ex Presidente del Consiglio gradirebbe anche, per buona misura, il siluramento di Pietro Benassi, neo-sottosegretario ai Servizi segreti, e il reintegro dell’ex Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Nonché la sostituzione del titolare della Difesa Lorenzo Guerini con il presidente di Iv Ettore Rosato, che potrebbe entrare nel Governo assieme alla Capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi.

Poi, chiaramente, resta il nodo principale, quello relativo a Palazzo Chigi. A ribadire la prospettiva del Conte ter, infatti, sono stati il Partito Democratico, i Cinque Stelle e Liberi e Uguali. L’altro Matteo, invece, non ha mai fatto il nome del fu Avvocato del popolo, nemmeno quando ha aperto spiragli a una ricomposizione della frattura.

«Alla fine di questa settimana avremo, spero, il nuovo Governo. Dovrà essere all’altezza delle sfide di questo periodo. E dovrà essere un Governo di persone capaci e meritevoli», la sua timida apertura.

La strada verso il Conte ter, insomma, resta impervia e disseminata di ostacoli, il primo dei quali è il tempo. D’altra parte, l’antica lezione gattopardesca resta sempre valida. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».

Anche perché lo spettro di Mario Draghi, ex Presidente della Bce, continua ad aleggiare, così come il vero spauracchio – le elezioni anticipate. Da cui tutte le forze politiche in trattativa sono terrorizzate, in quanto il voto ne sancirebbe, verosimilmente, la fine. Non a caso, si chiamano anche… urne!

Continua a leggere

Politica

Crisi, Mattarella gioca la carta Fico per provare a uscire dall’impasse

Il Capo dello Stato affida al Presidente della Camera un mandato esplorativo per verificare (entro martedì prossimo) l’esistenza di una maggioranza politica. Cade il veto M5S su Renzi, ma la (pur debole) apertura fa infuriare Di Battista

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

crisi di governo: sergio mattarella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

È il Presidente della Camera Roberto Fico la carta che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha giocato per uscire dalla crisi di Governo. A consultazioni terminate, e con la strada verso il Conte-ter divenuta sempre più impervia, il Quirinale ha infatti optato per il mandato esplorativo alla terza carica dello Stato.

Si tratta di un incarico informale che consente a chi ne è investito di avviare proprie consultazioni per approfondire una possibilità o valutarne di nuove. E, in base alle “regole d’ingaggio”, può anche riguardare una personalità non destinata a ricevere poi il compito di dar vita a un esecutivo.

Potrebbe essere questo il caso dell’esponente del Movimento 5 Stelle. Che è stato chiamato a «verificare la possibilità di una maggioranza politica» basata sui «gruppi che sostenevano il Governo precedente», e dovrà riferire entro martedì 2 febbraio.

Non è stato chiarito se si tratti di una sorta di pre-incarico oppure di un ruolo da mediatore. In entrambi i casi, comunque, Fico dovrà fondamentalmente capire se esistano i margini per ricucire l’alleanza appena andata in frantumi. Con particolare riferimento allo strappo tra il bi-Premier dimissionario Giuseppe Conte e il leader italovivo Matteo Renzi, che per ora sta vincendo su tutta la linea.

La carta Fico per uscire dalla crisi

Della (ex) maggioranza del BisConte dimezzato, tre partiti – M5S, Pd, e LeUavevano indicato con decisione al Presidente della Repubblica il nome di Giuseppi. Unico bastian contrario era stato il Rottamatore, che aveva invocato proprio un mandato esplorativo, a condizione che non venisse affidato al leguleio volturarese. E a quanto pare, come nel più perfetto scenario da Prima Repubblica, chi ha meno voti detta legge.

Peraltro, dal Colle era filtrato che quella di Pittibimbo veniva interpretata come una chiusura definitiva. E non poteva non saltare all’occhio come il numero uno di Montecitorio fosse tra i papabili alla successione dell’ex Avvocato del popolo – anche con un incarico pieno. Che en passant fa tornare alla mente la storia della vecchia siracusana che pregava per il tiranno Dionisio I per timore che gli subentrasse un governante peggiore.

Non che i nostri rappresentanti istituzionali brillino per originalità, visto che in Europa c’è già stata la Slovacchia ad avere un Premier Fico (Robert, oltretutto). In ogni caso, questa via d’uscita dalla crisi resta stretta, perché passa attraverso la necessità che il MoVimento appiani ogni contrasto con Italia Viva. Non a caso, l’idea di un Presidente del Consiglio pentastellato aleggiava già nei giorni scorsi, anche in riferimento al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

La strada resta stretta

Chiaramente, anche al Nazareno dovrebbero dare il placet all’operazione, e in questo caso la maggioranza rosso-gialla resterebbe invariata. Vale a dire, in balia degli umori del senatore di Rignano. Che succederà, per esempio, nel momento in cui il Nostro tornerà a pretendere l’uso del Mes, inviso ai Cinque Stelle – incluso lo stesso Fico? O quando riesploderanno le tensioni sulla giustizia, con la perenne dicotomia tra il garantismo renziano e il giustizialismo grillino?

Oltretutto, già a priori la riuscita del tentativo fichiano di risolvere la crisi non è affatto scontata. «Senza Conte non daremo la fiducia a un nuovo Governo» aveva fatto trapelare una quindicina di senatori M5S, alcuni dei quali vicini ad Alessandro Di Battista. Il battitore libero che di «rimettersi nelle mani di un “accoltellatore” professionista» non vuole neppure sentir parlare.

Ancora più a monte, si potrebbe anche notare che un incarico pieno al Presidente della Camera presupporrebbe l’abbandono del Signor Frattanto da parte dell’attuale minoranza di Governo. Ovvero, da parte di quelle forze che fino a ieri gli giuravano fedeltà eterna.

D’altronde, se l’unica alternativa ai veti è il voto, per i demo-grillini diventa una questione di sopravvivenza. E qualcuno si stupirebbe davvero se la coerenza politica si confermasse uno degli ossimori maggiormente gettonati?

crisi: roberto fico
Il Presidente della Camera Roberto Fico

Continua a leggere

Primo Piano