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Masochismo, sigmatismo, zetacismo e cataclisma

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Per chi si ricorda di un programma televisivo andato in onda su Mediaset negli anni novanta Mai dire Goal, Tafazzi era un personaggio ideato da Carlo Turati e interpretato da Giacomo Poretti, componente del trio con Aldo e Giovanni: la sua caratteristica principale: il masochismo. Tafazzi possedeva una stazza abbastanza robusta, amava il wrestling, indossava sempre una tuta a calzamaglia nera con un sospensorio bianco e saltellando ritmicamente si colpiva l’inguine con una bottiglia di plastica vuota.

La figura corrisponde alla Sinistra italiana che l’innocua bottiglia di plastica vuota di Tafazzi l’ha da anni sostituita con una solida mazza di ferro tra le mani dei vari Segretari e reggenti che dal 2007 al 2020 hanno regnato al Nazareno: Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi, Orfini reggente, Renzi, Martina reggente, e infine Zingaretti. Una lista lunga e degna di una squadra di calcio che ad ogni mazzata ha cambiato disperatamente allenatore e strategia.

A dire il vero, diamone atto, il PD e’ stato in questi anni partito di Governo, assumendosi un notevole numero di responsabilita’, oneri e onori che talvolta, sul punto di vincere a mani basse (vedi Renzi), e’ miracolosamente riuscito a buttare all’aria.

L’ultimo Tafazzi del PD – in ordine cronologico e’ appunto Nicola Zingaretti, senza meno un onesto geometra della politica, ma niente piu’, mai vero Architetto di strategie a lungo termine, e mai leader di carattere, soprannominato piuttosto Er Zeppola per il difetto di pronuncia delle lettere S e Z, due tipi di dislalie sotto il profilo logopedico: si parla rispettivamente di sigmatismo e zetacismo.

Triplete letale dunque: masochismo, sigmatismo e zetacismo, prima di buttarsi nelle braccia di Conte, O con Conte o elezioni subito e poi in quelle di Draghi con Salvini & Company, L’Italia su tutto, Nicola Zingaretti e’ riuscito a far risalire nei sondaggi persino quei Cinque Stelle gia’ dati per spacciati, al contempo riducendo il PD a cifre da secondo lato della classifica. Zona retrocessione.

Sulla platea nazionale di Sanremo, tra infermiere, attrici che scendono le scale, calciatori, buffoni e persino qualche cantante ed ex tale, Fiorello, a cui, se non avesse gia’ preso poteri il nuovo Governo Draghi,  il Presidente Mattarella avrebbe assegnato Ministero degli Interni e degli Esteri accorpandolo con Amadeus, ha affermato che Zingaretti avrebbe a questo punte due sole strade dinanzi a se’: o proporsi come Sindaco di Roma o fare l’opinionista in tv con la Barbara D’Urso, memore del In un programma che tratta argomenti diversi tra loro, Barbara hai portato la voce della politica alle persone. Ce n’è bisogno!

Nonostante la popolarita’ di una tale massima che passera’ tra quelle piu’ di successo del PD di questi ultimi anni, con tutto l’affetto e la stima possibile, al Zingaretti Nicola converrebbe piuttosto di seguire l’onda lunga del successo del fratello Luca, sdoppiandosi nel ruolo del Commissario Montalbano, quello sarebbe uno scoop.

In un periodo in cui in Italia a causa del Covid vanno di moda i colori, per il PD si supera persino il rosso, e all’orizzonte si profila un nero cosi’ cupo da far orrore persino ad una Meloni di turno.

E dato che regna Sanremo, mettiamo su per il PD una bella marcia funebre.

Francesco Di Pisa è Dottore in Giurisprudenza con Master in Scienza delle Comunicazione. Libero professionista, dopo la Spagna, la Gran Bretagna, si occupa di politiche Marketing, consumo, comunicazione e scrive di politica, attualità e costume.

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