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Le donne del Futurismo non erano da disprezzare: Giordano Bruno Guerri ribalta un mito

Una donna audace, libera, veloce, ribelle. Esattamente come la donna di oggi. Non la donna angelo del focolare, ma una figura alla pari dell’uomo

Il Futurismo continua a dividere, a distanza di oltre un secolo. Amato, criticato, spesso semplificato. Nel suo ultimo libro Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani, Giordano Bruno Guerri torna su uno dei movimenti più controversi del Novecento e smonta alcuni dei luoghi comuni più resistenti, a partire da quello sul presunto “disprezzo della donna”. In questa intervista, Guerri racconta un Futurismo più libero, meno ideologico e sorprendentemente attuale, capace di parlare anche alle donne di oggi.

Guerri, partiamo da una scelta che colpisce: aprire il libro dalle conclusioni. È un omaggio allo spirito futurista o una dichiarazione d’intenti?

«Entrambe le cose. I futuristi rovesciavano i modi di vedere consueti, quelli logori. Partire dalle conclusioni significa fare subito il punto e ripartire. Il Futurismo ha sofferto una vera damnatio memoriae per i suoi legami col fascismo, ma va ricordato che ha prodotto le sue opere più importanti prima, dal 1909 al 1919, e anche dopo ha continuato a incidere. Ha persino impedito che in Italia si arrivasse alla guerra all’arte contemporanea come nella Germania di Hitler o nella Russia di Stalin. Questo lo dobbiamo a Marinetti, che era un genio, e ai futuristi che gli sono stati accanto.»

A proposito di Marinetti: uno dei punti più controversi è il celebre “disprezzo della donna” del Manifesto del 1909. Davvero i futuristi erano misogini?

«Questo è uno dei grandi equivoci sul Futurismo. E, lasciamelo dire, una vera diffamazione. I futuristi disprezzavano la donna succube dell’uomo, quella senza diritti, senza autonomia economica, senza libertà di scelta. Disprezzavano la donna costruita per piacere al maschio, fatta di ninnoli, profumi, riccioli, senza volontà. Non la donna in quanto tale.»

E quale donna immaginavano, allora?

«Una donna audace, libera, veloce, ribelle. Esattamente come la donna di oggi. Non la donna angelo del focolare, ma una figura alla pari dell’uomo. Non a caso ci sono state molte futuriste che hanno prodotto opere importanti e che hanno partecipato al movimento senza ruoli subalterni.»

Un ribaltamento che cambia molto la prospettiva storica. Ma restano altri pregiudizi: il rapporto fra Marinetti, D’Annunzio e il fascismo. Come stanno davvero le cose?

«Marinetti e D’Annunzio sono due storie diverse. Marinetti attaccò D’Annunzio sin dall’inizio del Novecento perché rappresentava il mito da abbattere, il vate. Gli rivolgeva insulti memorabili. D’Annunzio gli rispose con uno straordinario “cretino fosforescente”, che trovo geniale e che uso spesso anch’io.»

Se dovesse indicare l’intuizione di Marinetti più attuale oggi, quale sarebbe? E quale invece la più pericolosa?

«Marinetti capì che il futuro sarebbe stato dominato dalla velocità. Previde un mondo interconnesso, rapidissimo. In qualche modo anticipò perfino il computer e l’intelligenza artificiale. L’aspetto più controverso resta l’elogio della guerra, ma va letto nel contesto del 1909, quando non esistevano le devastazioni che abbiamo conosciuto dopo. Non a caso, dopo la Prima guerra mondiale, Marinetti cambiò posizione e nel manifesto politico futurista del 1918 arrivò a proporre la smobilitazione dell’esercito.»

Nel libro c’è anche un dialogo sorprendente con Marinetti “ricreato” dall’intelligenza artificiale. Perché questa scelta?

«Un giornale inglese ha scritto che il Futurismo aveva previsto l’intelligenza artificiale. Io ho voluto prendere sul serio questa idea. Ho concluso il libro con un’intervista a Marinetti, interpretato dall’IA. Le risposte sono strepitose, ed erano l’unico modo per chiudere un libro che parla di futuro.»

Guardando all’attualità geopolitica, come avrebbero giudicato i futuristi leader come Trump?

«I futuristi erano internazionalisti. Amavano l’Italia, certo, ma erano aperti al mondo. L’idea di “America First”, dell’arroganza di un capo di Stato che pensa solo ai propri interessi, non sarebbe piaciuta affatto.»

E a lei, personalmente, cosa suscita questo scenario?

«Timore. La politica internazionale richiede prudenza e misura. Qui si va avanti con presunzione, e questo è pericoloso. Trump non è un caso isolato: Putin fa di peggio, la Cina usa strumenti meno violenti ma altrettanto incisivi. L’indipendenza dei popoli è messa seriamente alla prova.»

Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani non è soltanto un libro di storia culturale. È un invito a rileggere il Futurismo senza filtri ideologici, scoprendo un movimento che, anche sul tema delle donne, si rivela molto più moderno di quanto si sia raccontato per decenni. Un libro che costringe a rimettere in discussione certezze comode e che, come il Futurismo stesso, continua a disturbare e a far pensare.