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Economia

Le colline del Prosecco diventano Patrimonio dell’Unesco

Francesco Vergovich

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Da Baku, capitale dell’Azerbaijan, dove è in corso l’incontro annuale del Comitato per il Patrimonio Mondiale che ha il compito di valutare l’iscrizione dei nuovi siti candidati per il registro Unesco dei Patrimoni dell’Umanità, arriva una notizia molto benaugurante per uno dei prodotti vinicoli italiani più apprezzati e i primi a commentarla sono i due vice premier. Luigi Di Maio: “Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono da oggi patrimonio mondiale dell’Umanità. Il riconoscimento dell’Unesco è una bella notizia per tutto il sistema-Paese. Un grazie va in particolare ai grandi professionisti, di ogni settore, che ogni giorno lavorano per fare del Prosecco uno dei vini più apprezzati e bevuti al mondo. Viva le eccellenze! Viva il Made in Italy!”. Matteo Salvini: “Baku, poco fa le colline del Prosecco diventano Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco! Evviva!!!”. L’Italia è rappresentata dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia, (il Prosecco si produce a Conegliano e Valdobbiaddene, entrambi i comuni in provincia di Treviso), e dall’ambasciatore italiano presso l’Unesco, Massimo Riccardo. Da oggi le Colline di Conegliano e Valdobbiadene sono un nuovo sito italiano “Patrimonio dell’Umanità”, il sito numero 55.

Economia

Salva-Stati, le fibrillazioni nella maggioranza spaventano il Premier Conte

Il Capo del Governo prende ancora tempo sul Mes e chiede aiuto all’omologo olandese Rutte. Intanto è ancora scontro tra Pd e M5S, e alcuni senatori grillini si dicono pronti a far cadere il Governo

Mirko Ciminiello

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governo del faremo: giuseppe conte
Il Premier Giuseppe Conte

Ultimamente, uno dei pochi temi in grado di infiammare davvero il dibattito è il Fondo salva-Stati, o Mes, o comunque lo si voglia chiamare adesso. In effetti, è un argomento così spinoso da riuscire a rimescolare gli schieramenti politici. Suggerendo al bi-Premier Giuseppe Conte una cautela perfino maggiore del solito.

Conte e il Fondo salva-Stati

Lo chiamano signor Frattanto in riferimento ai tempi biblici delle sue deliberazioni. Come da stoccata del leader di Azione, Carlo Calenda, «Conte non dice e non decide mai niente». Figurarsi su una materia così delicata e divisiva come il Fondo salva-Stati.

Era dunque quasi inevitabile che il fu Avvocato del popolo si esibisse nella specialità della casa – la procrastinazione. Soprattutto considerando che in ballo non c’è soltanto una bazzecola come il futuro dell’Italia ma – cosa ben più importante – la tenuta del Governo rosso-giallo. E che la discussione si incrocia con un’altra importantissima partita comunitaria – quella sul Recovery Fund e il Bilancio pluriennale dell’Unione Europea.

«Dovete darmi il tempo che ci vuole» avrebbe detto infatti Giuseppi ad alcuni Ministri dem in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. «Il tempo di completare il quadro europeo, chiudere l’accordo con la Ue al prossimo Consiglio, poi farò il possibile per convincere il M5S».

I grillini, infatti, sono l’unica forza di maggioranza recisamente contraria all’uso dello strumento finanziario di Bruxelles, proprio come, tra le opposizioni, Lega e FdI. D’altra parte, Forza Italia sarebbe disposta a votare con Partito Democratico, Italia Viva e LeU, ma i numeri non sarebbero sufficienti per il via libera.

In questa cornice di (ulteriori) forti fibrillazioni, gli occhi sono puntati, come spesso accade, sul Movimento 5 Stelle. Nel cui muro ha appena iniziato a formarsi qualche sottile crepa.

Il dibattito sul Fondo salva-Stati

L’attivazione del Fondo salva-Stati renderebbe disponibile una linea di credito pari a 36-37 miliardi di euro. Un prestito con un tasso d’interesse leggermente superiore allo 0,1% annuo, e l’unico vincolo di usare i fondi per le spese sanitarie legate all’emergenza Covid-19.

Risorse a cui sarebbe folle rinunciare, affermano i sostenitori del Mes quali Nicola Zingaretti, segretario del Pd, o Matteo Renzi, leader di Iv. Secondo cui «i Cinque Stelle stanno prendendo un po’ di tempo, poi diranno di sì, come è ovvio e come è logico».

I pentastellati, però, sono sulle barricate, come il resto degli oppositori del Meccanismo Europeo di Stabilità. Per cui pesano soprattutto i rischi legati all’assenza di un provvedimento chiaro sulle famigerate condizionalità che potrebbero scatenare la trojka e attentare alla sovranità nazionale. Lacci e lacciuoli la cui esclusione, allo stato attuale, non è che un gentlemen’s agreement mai ratificato.

Il trattato che ha istituito il Fondo salva-Stati è infatti ancora in vigore, e oltretutto le tempistiche di un’eventuale modifica non sarebbero brevi. Servirebbero infatti l’unanimità del Consiglio europeo (compresi i solidalissimi Quattro frugali) e la successiva ratifica di tutti i Parlamenti nazionali. Nel frattempo, nulla vieterebbe a Bruxelles di rimangiarsi la promessa, soprattutto se nel frattempo l’Italia dovesse dotarsi di un esecutivo meno gradito all’Europa.

Ipotesi, quest’ultima, che nessuno può escludere categoricamente. «Finiamola con il no ideologico al Mes, altrimenti il Governo rischia davvero» ha ammonito per esempio il senatore grillino Primo Di Nicola. E anche il sottosegretario al Ministero dell’Interno Carlo Sibilia ha concesso una timida apertura, purché si sia certi che i fondi non costituiscano «una trappola».

La sensazione, cioè, è che il MoVimento finirà per abdicare ancora una volta alle proprie pretese ideologiche per ragioni, diciamo, di realpolitik. Stavolta, però, potrebbe non essere così semplice.

Il Fondo salva-Stati e la crisi del M5S

I nipotini del presunto comico, infatti, sono in piena crisi. Di voti, di nervi e di identità. Nonché di leadership, visto che, dal momento delle dimissioni di Luigi Di Maio, non c’è un vero capo politico, bensì un reggente – Vito Crimi.

In questo contesto, i Cinque Stelle si apprestano ad avviare la campagna elettorale per le Regionali di settembre con lo spettro di dover ammainare l’ennesima bandiera. Circostanza che potrebbe riverberarsi non solo sul gradimento degli elettori – per cui sarebbe un altro boccone amaro da digerire – ma anche sulla sopravvivenza del Conte-bis.

Secondo i rumours, infatti, almeno trenta parlamentari pentastellati sarebbero pronti a negare l’appoggio al Fondo salva-Stati. Tra cui sette senatori, che potrebbero risultare determinanti visto che a Palazzo Madama i rosso-gialli sono già sul filo del rasoio.

È vero che i voti mancanti verrebbero rimpiazzati da quelli degli Azzurri, ma a quel punto si aprirebbe un enorme problema politico. Perché il Mes verrebbe approvato da una maggioranza diversa rispetto a quella che sostiene l’esecutivo.

Il Meccanismo Europeo di Instabilità del Governo

Ecco il motivo per cui, malgrado le sue rodomontate, il Capo del Governo non ha alcuna intenzione di affrontare a breve il giudizio dell’Aula. Addirittura, secondo alcune ricostruzioni avrebbe chiesto aiuto al suo omologo olandese Mark Rutte, capofila del “blocco del nord Europa”, per riuscire a prendere tempo. Ricevendo però una replica non esattamente incoraggiante.

«È cruciale che la prossima volta l’Italia sia in grado di rispondere a una crisi da sola» le parole del tulipano. A cui il Presidente del Consiglio ha fatto sapere laconicamente che sì, «l’Italia ce la farà da sola». Anche perché sui suoi cosiddetti alleati comunitari difficilmente potrà contare.

Intanto, il BisConte punta a superare l’estate, sperando che, alla fine, prevalga (as usual) l’istinto di autoconservazione dei grillini. I cui valori, finora, non hanno mai retto alla prova della poltrona.

Di certo c’è che, per il momento, il Fondo salva-Stati pare più un Meccanismo Europeo di Instabilità. Per il Governo italiano, almeno.

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Economia

Meccanismo Europeo di Stabilità, così il Premier Conte è giunto a un bivio

Il segretario del Pd Zingaretti sollecita l’uso del Fondo salva-Stati, trovando ancora la netta chiusura dei grillini. Il Presidente del Consiglio in bilico, e in Europa sono scintille con la Cancelliera tedesca Angela Merkel

Mirko Ciminiello

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meccanismo europeo di stabilità

Test per l’esame di giornalismo sul Meccanismo Europeo di Stabilità, per gli amici (e soprattutto i nemici) Mes. Il candidato consideri che:

a) Il leader dem Nicola Zingaretti è tornato a sollecitare l’uso del Fondo salva-Stati affermando che si tratta di «risorse mai viste prima». E che infatti non vedremo nemmeno adesso.

b) Sempre il Governatore del Lazio ha lanciato un monito contro «la danza immobile delle parole». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

c) Il segretario leghista Matteo Salvini, invece, ha nuovamente criticato lo strumento finanziario messo a punto dall’Europa: «quelli del Mes sono i soldi del Monopoli». Ci sentiamo di dissentire, in quanto il denaro del Monopoli non va restituito a Bruxelles, né tantomeno a Berlino.

Bruxelles e il Meccanismo Europeo di Stabilità

d) Frattanto, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che la decisione di utilizzare il Mes spetta all’Italia, ma «non lo abbiamo attivato perché rimanga inutilizzato». Stizzita la reazione del bi-Premier Giuseppe Conte: «A far di conto per l’Italia sono io, col Ministro Gualtieri, i Ragionieri dello Stato e i Ministri». Non a caso sono Conti in rosso.

e) Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha avvisato gli Stati membri dell’Unione Europea a proposito del negoziato sul Recovery Fund. «Non possiamo permetterci una pausa estiva» finché il pacchetto di aiuti non sarà pronto. Quindi alla fine qualcuno subirà un recovery per stanchezza.

Ciò posto, il candidato commenti il fatto che il segretario del Pd Zinga ha sciorinato «dieci ragioni per dire sì» al Meccanismo Europeo di Stabilità. Talmente valide che i grillini hanno prontamente ribattuto che «ad oggi la posizione del Movimento 5 Stelle sul Mes non cambia. È la stessa di ieri, di una settimana fa e di un mese fa».

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Economia

Recovery Italia, il piano per la ripresa del Premier Conte slitta a settembre

In vista di un Consiglio Ue “solo consultivo”, informativa del Capo del Governo che evita le trappole sul Mes. Ma sull’economia c’è l’ennesimo rinvio, e il presidente di Confindustria Bonomi attacca durante gli Stati Generali

Mirko Ciminiello

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Il Premier Giuseppe Conte

La nuova frontiera dell’economia si chiama Recovery Italia. Lo ha annunciato il bi-Premier Giuseppe Conte, forse nella speranza di ravvivare degli Stati Generali fin qui molto deludenti. Più del nome, però, bisognerebbe preoccuparsi delle tempistiche. Questione di cui, se non altro, lo stesso Presidente del Consiglio ha mostrato di essere ben consapevole.

Il cavallo di Trojka

«Una decisione tardiva sarebbe già di per sé un fallimento» ha sottolineato il Signor Frattanto che, stante il soprannome, di dilazioni se ne intende parecchio. Si riferiva al Recovery Fund o Recovery Plan o Next Generation Eu o comunque si voglia chiamare il piano europeo che dovrebbe sostenere la ripresa.

Ha ragione, naturalmente, solo che gli auspici sono una cosa, la realtà un’altra. Per istituire o anche modificare un trattato internazionale, infatti, serve l’unanimità del Consiglio Ue – che si riunirà venerdì 19. E poi la ratifica di tutti i Parlamenti nazionali.

Al momento, però, anche solo l’accordo in sede comunitaria è lontanissimo, considerate le forti resistenze dei “quattro frugali” nordici e del blocco orientale di Visegrád. I quali spingono per l’eliminazione dei sussidi, l’imposizione di severe condizionalità sui prestiti e la riduzione della dotazione e della durata del fondo.

Sono gli stessi motivi per cui tre quarti delle Camere italiane diffidano del Mes, su cui infatti l’inquilino di Palazzo Chigi continua a mostrare cautela. Perché è chiaro che, se davvero l’Europa mettesse a disposizione 36-37 miliardi, anche con l’obbligo di destinarli alle spese sanitarie, sarebbe folle non servirsene. Ma non è sufficiente un gentlemen’s agreement per cambiare le regole del Fondo salva-Stati, che può sempre essere un cavallo di Trojka. E i nostri cosiddetti partner europei hanno dimostrato in più occasioni di non essere il massimo dell’affidabilità.

A settembre il Recovery Italia

Non è un caso che il Capo del Governo abbia ammesso che l’imminente appuntamento di Bruxelles sarà solo un incontro interlocutorio. Non foss’altro perché manca ancora «la proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale da parte del presidente del Consiglio europeo Charles Michel».

Giuseppi ne ha parlato durante un’informativa a Montecitorio che, in qualche modo, aveva un analogo valore consultivo, nel senso che non prevedeva una deliberazione parlamentare. Come invece sarebbe accaduto nel caso in cui il fu Avvocato del popolo avesse tenuto una comunicazione. Era un mero tecnicismo, e tuttavia anche una questione di sopravvivenza. Pare infatti che alcuni grillini siano così allergici al Meccanismo Europeo di Stabilità da essere disposti a votare contro l’esecutivo a costo di farlo cadere.

Eppure, un po’ in contraddizione, sul Recovery Italia il BisConte ha assicurato che l’ultima parola spetterà alle Camere. D’altronde ha anche precisato che il piano arriverà a settembre, quasi a smentire (ulteriormente) se stesso dopo il monito sui ritardi.

Di fatto, date le premesse è un percorso obbligato, il che tuttavia non ha fatto scemare l’irritazione delle opposizioni, che invocano strumenti economici totalmente differenti. Per la Lega, ad esempio, «la via maestra sarebbe un incremento degli acquisti di titoli di stato da parte della Bce». Così il presidente dei deputati del Carroccio Riccardo Molinari, secondo cui il Premier «da avvocato degli Italiani si è trasformato nel commissario liquidatore».

Tra gli Stati Generali e il Recovery Italia

Un clima, quindi, ben lontano da quella coesione nazionale che Conte si augurava. E che non ha trovato neppure a Villa Pamphilj, dove Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, è andato pesantemente all’attacco.

Ça va sans dire, la posizione del leader degli industriali è diametralmente opposta rispetto a quella espressa precedentemente dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Il quale aveva garantito al Governo rosso-giallo l’appoggio del sindacato a patto che non ascoltasse «altre sirene». Istanze dunque contrapposte, e non sono le uniche.

Se poi c’è curiosità per le fantomatiche “menti brillanti”, hanno declinato l’invito i giovani sciopera(n)ti che preferiscono allo studio le favole scandinave. O meglio, morettianamente protesteranno all’esterno, nel dubbio che li si possa notare di più se vanno e se ne stanno in disparte. Inoltre, per completare la pagliacciata vestiranno abiti settecenteschi e si doteranno di una ghigliottina, che in qualche modo misterioso ritengono «simbolo della crisi climatica».

Magari potrebbe anche essere un macabro riferimento a Luigi XVI, l’ultimo Re di Francia a convocare i veri Stati Generali nel 1789. Oltre a essere l’ennesima conferma che, più che a un Recovery Italia, siamo di fronte a un’Italia da ricovero.

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Economia

Stati Generali, così la politica si divide anche sul nulla (o quasi)

I contenuti ancora non ci sono, ma i partiti litigano comunque sull’evento voluto dal Premier Conte. Che si spera non si trasformerà nella solita, futile, autoreferenziale passerella

Mirko Ciminiello

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Il Premier Giuseppe Conte

Non sono ancora partiti, eppure sono giorni che gli Stati Generali dell’Economia agitano il dibattito. È bastato infatti l’annuncio del bi-Premier Giuseppe Conte perché scattassero i distinguo, le minimizzazioni, i malumori di chi pare si sia sentito scavalcato. Discussioni serrate, perfino aspre a volte. Discussioni che però – e sarebbe l’aspetto comico se non fossimo immersi in una crisi tragica – hanno per oggetto il nulla, o quasi.

La vigilia degli Stati Generali

Alla vigilia degli Stati Generali, l’evento che Giuseppi ha concepito come prodromo della fase 3, la grande novità è che dureranno più del previsto. Anziché limitarsi al fine settimana, infatti, andranno avanti fino al prossimo 21 giugno. E il fatto che questa sia la breaking news dà già la misura della futilità della tenzone pubblica.

I battibecchi infatti non vertono sulle misure necessarie per far ripartire l’economia dopo la lunga emergenza coronavirus – e come potrebbero, ante litteram? Con la sfera di cristallo?

Così ci si accontenta – soprattutto il Partito Democratico – di fare gli offesi per non essere stati preventivamente consultati. Salvo poi affrettarsi a collaborare «in nome della collegialità», che tradotto dal politichese significa non voler lasciare l’esclusiva dell’iniziativa al Presidente del Consiglio. Tutto questo mentre si stigmatizza il metodo ricordando «che è il Parlamento il luogo dove si discutono ed approvano le leggi». Come ha fatto il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci.

Fin troppo ovvio, naturalmente. Però non appare molto saggio criticare un progetto governativo quando non è neppure allo stato embrionale. Perfino se lo facesse l’opposizione sarebbe probabilmente poco elegante, figuriamoci quando lo fa la maggioranza.

Il piano Colao e l’insofferenza bipartisan

Ha più senso, per dire, l’insofferenza (bipartisan) mostrata nei confronti del cosiddetto piano Colao. Il documento stilato dalla task force che doveva occuparsi di fase 3 e ripresa economica, di cui Pd e M5S contestano «l’impostazione liberista». Anche perché suggerisce di fare a pezzi un provvedimento bandiera dei pentastellati come il Decreto Dignità.

Viceversa, al centrodestra non vanno giù la proposta di una “tassa sul contante” e il capitolo dedicato «all’emersione del risparmio privato nelle cassette di sicurezza». Che, tradotto dal burocratese, sarebbe il prelievo forzoso dai conti correnti dei cittadini.

Invece di pensare ad abbattere la burocrazia e a togliere tutti gli odiosi obblighi che rallentano la nostra economia, i…

Pubblicato da Giorgia Meloni su Martedì 9 giugno 2020

Come farneticazione, non è nemmeno originale, visto che l’aveva già attuata nel 1992 l’allora Capo del Governo Giuliano Amato. E dubitiamo s’intendesse questo quando si auspicava che il Premier fosse più Amato.

La storia degli Stati Generali

Gli Stati Generali erano un’assemblea del Regno di Francia pre-rivoluzionario, che si riuniva in caso di minaccia incombente e poteva limitare le prerogative monarchiche. Vi erano rappresentati i tre ceti sociali allora esistenti, Clero, Aristocrazia e Terzo Stato (la popolazione urbana e rurale).

Questo spiega l’analogia con il progetto del Signor Frattanto, che ha convocato nella sala degli Stucchi di Villa Pamphilj i delegati di varie categorie. Venerdì prossimo, nella giornata di apertura, sarebbe dovuta intervenire l’opposizione, che però ha declinato l’invito.

Poi sarà la volta dei vertici internazionali, rigorosamente in videoconferenza. Tra gli altri, dovrebbero partecipare Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, David Sassoli, presidente dell’Europarlamento, e Kristalina Georgieva, presidente del Fmi.

Da lunedì sarà invece il turno di imprenditori, parti sociali e delle mitologiche «menti brillanti», che pare includeranno le archistar Renzo Piano, Massimiliano Fuksas e Stefano Boeri. Incontri che dovrebbero protrarsi per più giornate.

Storicamente, l’ultimo Sovrano d’Oltralpe a convocare gli Stati Generali fu Luigi XVI nel 1789, e tutti sappiamo com’è andata a finire. Perciò, non foss’altro per scaramanzia, se non per ragioni di opportunità, l’ex Avvocato del Popolo avrebbe anche potuto evitare il parallelismo.

Ma la denominazione estemporanea e pomposa è certamente un peccato veniale. Ben più grave sarebbe trasformare l’appuntamento nella solita, vuota passerella.

«Non possiamo sbagliare» ha infatti ammonito nei giorni scorsi il segretario dem Nicola Zingaretti. Se c’è infatti qualcosa che nessuno può permettersi è un esecutivo che perda la testa. In senso figurato, ça va sans dire.

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Economia

Fase 3, eppur non si muove niente, con la sola eccezione della Bce

Dall’Europa al Governo si moltiplicano piani e progetti, che però finora non hanno portato a risultati concreti. Intanto da noi si riesce a polemizzare sul nulla (l’immagine dell’app Immuni), ma anche sui morti da coronavirus

Mirko Ciminiello

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La presidente della Bce Christine Lagarde

Test per l’esame di giornalismo sul pallido accenno di ripresa auspicato nella presunta fase 3. Il candidato consideri che:

a) Christine Lagarde, presidente della Bce, comunicando il potenziamento del “Programma pandemico di acquisti in emergenza” per ulteriori 600 miliardi, si è soffermata sul Recovery Fund. Ovvero il piano della Commissione Europea che al momento, come sottolineato dalla numero uno della Banca Centrale Europea, è allo stadio di proposta. L’istituzione del nuovo strumento non avverrà infatti a breve, così come non saranno rapidi i tempi di distribuzione delle sovvenzioni. Perfino i prestiti per finanziare il fondo saranno restituiti solamente tra il 2028 e il 2058. Che probabilmente è il motivo per cui hanno ribattezzato il progetto Next Generation Eu, nel senso che il conquibus lo vedrà (forse) la prossima generazione comunitaria.

b) Il bi-Premier Giuseppe Conte ha affermato che «il Governo è già al lavoro per un ambizioso Recovery Plan». Avrebbe potuto chiamarlo “piano per la ripresa”, ma in fondo perché mai il Presidente del Consiglio italiano dovrebbe usare la lingua di Dante?

c) Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha criticato le lungaggini bancarie nell’erogazione dei prestiti previsti dal Dl Liquidità. «Potrei cavarmela dicendo cambiate banca, andate da quella più rapida. Suggerirei di andare in quella che fa tutto in 48 ore». Fosse vissuto nel Settecento, avrebbe potuto soffiare il premio per la battuta dell’anno alla Regina Maria Antonietta. Di cui si dice che abbia suggerito al popolo francese in rivolta per la mancanza di pane di mangiare brioche.

d) Proseguendo con i parallelismi in salsa transalpina, il Signor Frattanto ha annunciato gli Stati Generali dell’Economia che dovrebbero riunire «le migliori forze del Paese». L’idea di Giuseppi è convocare «parti sociali, associazioni di categoria e singole menti brillanti» per riuscire «a raccogliere le idee più efficaci». Visti i precedenti, sarà già tanto se saranno Stati caporali.

Fase 3, la ripresa oltre l’economia

e) Nel frattempo, pare che Giuseppi, per non farsi mancare niente, voglia fondare un suo partito che, con una callidità che farebbe invidia all’eroe Ulisse-dal-multiforme-ingegno, dovrebbe chiamarsi Con-te. E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

f) Il virologo Andrea Crisanti ha affermato che «dovremmo avere un’estate relativamente tranquilla» perché il virus «è sensibile alla temperatura». Un dato che, combinato con la raccomandazione (sic!) della Ue a promuovere gli investimenti green, fa curiosamente pensare alla Scandinavia… Ma sarà sicuramente colpa della corona svedese.

Il tempo delle polemiche

g) Intanto in Italia è montata una ridicola polemica sulla bellissima e tenerissima immagine dell’app Immuni che gli intelliggenti con-due-g hanno bollato come stereotipata. Tra coloro che l’hanno cavalcata spicca l’ex Premier Enrico Letta, che ha descritto la figura chiosando: «Non credo ci sia da aggiungere nessun commento». Come se il suo intero tweet non fosse già sufficiente a riempire tutte le caselle dell’ultroneità.

h) In un secondo momento, poi, il nipote-di ha lamentato che in molti – troppi – commentavano difendendo l’immagine. In effetti, i social si sono chiesti ironicamente se la prostata fosse un’opinione come un’altra o magari un concetto antropologico. E pure questa fa già abbastanza ridere di suo.

i) Un’altra diatriba l’ha innescata Pierluigi Bersani, già segretario del Pd, dicendo del centrodestra: «viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri». Immediate e durissime le reazioni, con il segretario leghista Matteo Salvini che ha stigmatizzato le dichiarazioni come «disgustose, squallide, vomitevoli» e «da cretini». Gargamella però ha rincarato la dose, sostenendo che era stato il Capitano a esporsi a un simile giudizio e precisando di aver usato un’iperbole. Che è la dizione radical chic per “farneticazione”.

Ciò posto, illustri il candidato la fase 3 tenendo presente la curiosa assonanza tra il termine inglese recovery e quello italico ricovero.

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Economia

Fondo per la Ripresa, dal “falco” Dombrovskis arriva l’ennesima beffa

Il lettone vicepresidente della Commissione Ue ammette che i finanziamenti arriveranno solo in cambio di riforme. Ha ancora senso per l’Italia restare in questa Europa?

Mirko Ciminiello

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Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis

Test per l’esame di giornalismo sull’ormai mitico (nel senso di favolistico) Fondo per la Ripresa. Il candidato consideri che:

a) Il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis ha gettato la maschera. «Gli Stati membri che vogliono le risorse dal fondo dovranno presentare dei piani» per «incentivare la crescita e rafforzare le loro economie contro le crisi». Ça va sans dire, «se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi». Bontà comunitaria, gli obiettivi saranno proposti dalle singole Nazioni, ma sulla base delle «priorità stabilite dall’Ue», pena la perdita di una rata di finanziamento. L’ex Primo Ministro lettone viene spesso etichettato come “falco”: probabilmente per sottolineare che non è un’aquila.

b) Il Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni ha affermato che il Recovery Fund «non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles». Contemporaneamente, però, ha ammesso che i Paesi che chiederanno le sovvenzioni «dovranno presentare il piano nazionale di investimenti». E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

c) Come abbiamo già discusso, lo strumento dovrebbe avere una potenza di fuoco di 750 miliardi. All’Italia ne dovrebbero spettare 82 come sussidi – da cui però andranno scalati i circa 55 miliardi che Roma dovrà versare nella cassa comune. E 90 sotto forma di prestiti, che però verranno rimborsati ai Paesi sottoscrittori tra il 2028 e il 2058. Non avranno preso troppo alla lettera la dizione – così tanto rivendicata dall’esecutivo rosso-giallo – di “fondo perduto”?

Af-Fondo per la Ripresa

d) Tra le raccomandazioni dell’Unione Europea è compreso un intervento sulle pensioni. Si potrebbe cominciare da quelle degli euroburocrati.

e) Ancora l’ex Premier Gentiloni ha liquidato le critiche dell’opposizione – e anche di parte della maggioranza: «nessuna Troika, non diciamo cose ridicole». Si spera non ne arrivino neppure gli epigoni, i ben noti figli di Troika.

f) In piena crisi da Covid-19, il leader leghista Matteo Salvini aveva avvertito l’Europa. «Finita l’emergenza sanitaria, occorrerà ripensare e ricostruire tutto, a partire da Bruxelles». Che finora ha decisamente fatto i Conte senza l’oste.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da espressioni quali “ospedale psichiatrico”, la seguente dichiarazione di Gentiloni. Secondo cui il Fondo per la Ripresa rappresenta «un’occasione irripetibile per rimettere in moto l’economia italiana».

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Economia

Economia ed Europa, la beffa degli aiuti con quattro “raccomandazioni”

La Commissione Europea annuncia il “Next Generation Ue”, un piano da 750 miliardi, di cui 500 a fondo perduto, ma sempre con alcune condizioni. Così, mentre Governo e Pd esultano, la ripresa ancora non si vede, il fondo sì

Mirko Ciminiello

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La presidente della Commissione Europea Von der Leyen e il Premier Conte

Economia ed Europa sono un po’ come quei tarli di cui non ci si riesce mai a sbarazzare. Possono restare silenti e quiescenti ma, quando meno te lo aspetti, rispuntano fuori. E sempre in veste di latori di notizie spiacevoli.

Economia ed Europa, il nuovo Recovery Fund

Un atteggiamento tipico di certa politica è quello di cambiare nome a strutture, apparati et similia nell’illusione di riacquistare la verginità perduta. Stavolta lo ha fatto la Commissione Europea che, presentando il “nuovo” Recovery Fund (il mitologico Fondo per la Ripresa), lo ha ribattezzato Next Generation Ue.

Secondo la presidente Ursula von der Leyen, dovrebbe consistere in un pacchetto da 750 miliardi, 500 dei quali a fondo perduto. Le sovvenzioni mirano a sostenere la ripresa, aiutare gli investimenti privati e agevolare la prevenzione di nuove crisi – ad esempio rafforzando i sistemi sanitari. Con una particolare attenzione al digitale e – ça va sans dire – all’ambiente.

Nel valzer delle quote, all’Italia dovrebbero spettare 172,7 miliardi di euro, di cui 81,807 miliardi come sussidi e 90,938 miliardi in forma di prestiti. Non sarà la fantomatica potenza di fuoco tanto evocata, ma è pur sempre più di quanto intendeva mettere in campo il duo delle meraviglie franco-tedesco. Forse anche per questo, as usual, il Pd ha cominciato a esultare ad annuncio ancora in corso.

L’esultanza di Pd e Governo

Il Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, per esempio, ha twittato giulivo che si tratta di «una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti». Certo, un mese fa rodomonteggiava avvisando (sic!) che «la dimensione ragionevole deve essere attorno ai 1.500 miliardi e il tempo deve essere ora». Ma c’è la crisi – e senza precedenti…

L’ex Presidente del Consiglio è comunque in buona compagnia nei festeggiamenti precoci. Tra gli altri, anche il suo immediato e attuale successore, il bi-Premier Giuseppe Conte, ha espresso soddisfazione via social.

«Ottimo segnale da Bruxelles, va proprio nella direzione indicata dall’Italia. Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto dall’inizio. 500 mld a fondo perduto e 250 di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo su negoziato e liberiamo presto le risorse».

Certo, rigettare l’epiteto di visionario per una dichiarazione improntata al futuro non è esattamente il massimo. D’altronde, anche il nuovo nome scelto per lo strumento richiama molto Star Trek. E, magari, non è un caso.

Economia ed Europa, la solita presa in giro

Tanto per cominciare, i finanziamenti sono solo sulla carta. Come non ha mancato di sottolineare l’Olanda, uno dei “quattro frugali” che da sempre hanno problemi con la comprensione semantica del termine solidarietà.

«Le posizioni sono lontane e questo è un dossier che richiede l’unanimità, quindi i negoziati richiederanno tempo. È difficile pensare che questa proposta potrà essere il risultato finale di quei negoziati». Così fonti diplomatiche de L’Aja, incrinando i facili entusiasmi. Anche perché, come se tutto ciò non bastasse, il progetto dovrà anche passare al vaglio dell’Europarlamento.

Ma la vera presa in giro è un’altra. E sta nel fatto che la Commissione europea aveva rivolto a Roma quattro raccomandazioni specifiche.

Il Belpaese deve intervenire sul sistema sanitario e sul mondo del lavoro, in particolare per garantire un’adeguata protezione dei lavoratori. Deve rafforzare l’insegnamento e le competenze a distanza. Deve applicare le misure che immettono liquidità nell’economia reale, inclusi autonomi e Pmi. Infine, deve migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e della Pubblica Amministrazione.

L’ultimo punto è più che altro una chimera comunitaria. Il problema è che il Governo Conte-bis dovrà tener conto di tutti questi ambiti nell’elaborazione del piano che dovrà essere approvato dalla Ue.

A ennesima conferma che economia ed Europa continuano a essere un’accoppiata nefasta per l’Italia, come dimostra emblematicamente proprio il Recovery Fund. Della ripresa, infatti, non si vede neppure l’ombra. In compenso, al Fondo ci siamo già arrivati da un pezzo.

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Economia

Recovery Fund, tutte le insidie della proposta franco-tedesca

Merkel e Macron d’accordo su un fondo da 500 miliardi. Ma, se per l’Eliseo devono essere finanziamenti a fondo perduto, il Governo di Berlino parla di un “piano di rimborso vincolante”. E in Italia c’è chi ha il coraggio di esultare…

Mirko Ciminiello

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La Cancelliera tedesca Merkel e il Presidente francese Macron nella conferenza stampa sul Recovery Fund

Sul Recovery Fund, il Fondo europeo per la Ripresa dalla crisi da Covid-19, si è improvvisamente riaperta la partita. Non a caso, i media nostrani hanno dato grande risalto all’intervento congiunto gallo-prussiano che l’ha riportato sotto i riflettori. Ma, come sempre quando c’è di mezzo l’Europa, non è tutto oro quel che luccica.

Il nuovo Recovery Fund franco-tedesco

Un fondo da 500 miliardi di euro nel quadro del prossimo bilancio settennale dell’Unione Europea. È quanto hanno proposto la cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo omologo francese Emmanuel Macron.

Un compromesso tra i Paesi dell’Europa meridionale – i più colpiti dall’emergenza coronavirus -, che avevano chiesto almeno il triplo delle risorse. E i “rigoristi”del Nord che a quanto pare fanno una fatica enorme a comprendere il significato del termine “solidarietà”.

L’idea di Berlino e Parigi è proprio quella di mediare tra le due diversissime posizioni. Il Recovery Fund avrebbe infatti una potenza di fuoco minore di quanto auspicato, ma finanziata attraverso debito comune Ue e con trasferimenti a fondo perduto.

Un’idea, appunto. O, per dirla con le parole del bi-Premier Giuseppe Conte, «un primo passo importante». Anche se, ha chiarito il Signor Frattanto, occorrerà una proposta più ambiziosa da parte della Commissione Europea.

Chi invece ha accolto favorevolmente il progetto germano-transalpino è quella parte di politica italiana usa a recitare il ruolo di utile idiota di Bruxelles. A cominciare dal Pd, il cui segretario Nicola Zingaretti ha esaltato la «giusta direzione». Aggiungendo inoltre lepidezze su «una nuova UE della crescita, del lavoro e della giustizia sociale».

La proposta di Francia e Germania sul #RecoveryFund è un passo avanti importante, così come la riflessione di Lagarde su…

Pubblicato da Nicola Zingaretti su Martedì 19 maggio 2020

A riportare i sognatori coi piedi per terra ci ha pensato il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Che, dopo aver consultato i Primi Ministri di Danimarca, Olanda e Svezia, ha precisato che «la nostra posizione non cambia. Siamo pronti ad aiutare i Paesi più colpiti», ma solo «con prestiti». Non con sussidi.

E non è nemmeno l’unica trappola che, al solito, la “solidale” Europa sta predisponendo.

Le trappole del Fondo per la Ripresa

«Quando arriveranno questi soldi? Fonti diplomatiche dicono che la data potrebbe essere la fine dell’anno. C’è rischio di implosione: serve che i fondi arrivino al più presto». Così il neo-direttore de La Repubblica Maurizio Molinari, sottolineando in diretta tv il cruciale fattore tempo.

Ha ragione, naturalmente. Infatti Giuseppi, quando ancora fingeva di poter rodomonteggiare con le istituzioni comunitarie, voleva che il Fondo per la Ripresa fosse attivo già entro l’estate. Ma, come sempre, dum herba crescit equus moritur.

C’è comunque dell’altro. Ed è nascosto in una frasetta che fa capolino dal documento ufficiale del Governo teutonico, un’affermazione piccola ma dagli effetti dirompenti. «Il Recovery Fund» sarà «legato a un piano di rimborso vincolante». Che significa bye bye ai finanziamenti a fondo perduto. Una postilla che ha scatenato le ire e le ironie dell’opposizione.

Anche il M5S, comunque, è scettico. «I contorni sono ancora poco chiari, e i testi scritti raccontano scenari meno solidali», ha avvertito per esempio il deputato Pino Cabras. «Segno che ai piani alti in Europa l’accordo non c’è ancora».

Quel che è già certo, invece, è che as usual per l’Italia la strada è in salita. E che, sempre as usual, dell’Europa – soprattutto finché a decidere sarà l’asse franco-tedesco – non ci si può mai fidare. Nemmeno quando, come i Danai cantati da Virgilio, porta doni.

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Economia

Dl Rilancio, ecco ciò che non convince della maxi-Manovra da 55 miliardi

Il Premier Conte assicura che i fondi per imprese, lavoratori e famiglie arriveranno più rapidamente. Ma restano varie perplessità, anche sulle lacrime del Ministro Bellanova che suonano come un inquietante déjà-vu

Mirko Ciminiello

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Il Premier Conte annuncia il Decreto Rilancio

Test per l’esame di giornalismo sul Dl Rilancio. Il candidato consideri i seguenti dati estrapolati dall’usuale comizio serale del bi-Premier Giuseppe Conte, Capo di un «Governo che non lavora col favore delle tenebre»:

a) Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha affermato che «milioni di lavoratori hanno beneficiato e stanno beneficiando della cassa integrazione». Quelli a cui è stata concessa dai precedenti esecutivi.

b) Il Ministro renziano delle Politiche agricole Teresa Bellanova si è commossa illustrando la misura sulla regolarizzazione dei migranti. «Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Lo Stato è più forte del caporalato» le parole dell’esponente di Italia Viva. Dice un antico proverbio cinese: Ministlo che piange accanto a Plesidente del Consiglio non polta bene a cittadini.

c) Con il Dl Rilancio, è stato raddoppiato l’importo del bonus babysitter. Tanto 0 x 2 fa sempre 0.

d) Non poteva poi mancare la parte sul Reddito di Emergenza. Altresì detto fase Rem, onde sostituire le soporifere conferenze stampa del Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri.

La parte extra-economica del Dl Rilancio

e) Giuseppi, nel mentre assurto (si fa per dire) a “signor Frattanto”, ha ammesso che per varare il Decreto «abbiamo impiegato un po’ di tempo». Nello stesso modo in cui ci è voluto un po’ di tempo per innalzare le Piramidi o costruire Roma.

f) Ancora il fu Avvocato del popolo ha assicurato che «non ci sono sfuggiti i ritardi». Ora è pronto per sostituire Clint Barton nei panni del supereroe Marvel Occhio di Falco.

g) Sempre il BisConte, nel testo di un provvedimento puramente economico, ha prorogato per altri sei mesi lo stato di emergenza. Così da rendere chiaro a tutti che la vera emergenza è la sopravvivenza del Governo rosso-giallo.

Ciò posto, spieghi il candidato se il Dl Rilancio ha questo nome perché, come argutamente sottolineato dai social, a poker solitamente il rilancio precede il bluff.

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Economia

Decreto Rilancio, via libera del Governo agli aiuti alle imprese… e non solo

Approvata la maxi-Manovra da 55 miliardi per la ripresa delle attività produttive nella fase 2. Il Dl però prolunga anche lo stato di emergenza (e la vita dell’esecutivo) per altri sei mesi…

Mirko Ciminiello

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Il Premier Giuseppe Conte

Dopo quello che si potrebbe definire un parto politico, il Decreto Rilancio ha finalmente visto la luce. Un nome altisonante per un Dl ambizioso, che mira a tutelare imprese, famiglie, migranti – e costituisce anche una polizza sulla vita del Governo. E che si spera sia scritto meglio dei precedenti Dpcm.

I contenuti del Decreto Rilancio

L’accordo, come è capitato spesso, è stato raggiunto nella notte, che magari non porta consiglio ma porta buone nuove al Presidente del Consiglio. Giusto perché «questo Governo non lavora col favore delle tenebre», come diceva il fu Avvocato del popolo un mesetto fa.

Gli ultimi nodi da sciogliere riguardavano le norme sulla regolarizzazione dei migranti, sulle quali, as usual, ha capitolato il M5S. Decisivo, come avevamo preconizzato, l’intervento del bi-Premier Giuseppe Conte, posizionatosi sulla linea delle altre forze di maggioranza. Ma anche le rassicurazioni sull’esclusione dalla sanatoria dei datori di lavoro condannati per caporalato o per reati quali lo sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.

Quindi, con l’ulteriore precisazione del Mef che escludeva problemi di coperture, il Decreto Rilancio è stato approvato dal Cdm dopo una gestazione bimestrale. Tipo quella dei cani e dei gatti, per capirci. Non a caso, sembra che i parlamentari pentastellati abbiano soprannominato Giuseppisignor Frattanto”, con riferimento sarcastico all’avverbio che usa per le sue reiterate procrastinazioni.

In ogni caso, il Dl è venuto al mondo con una dote da 55 miliardi pensata per sostenere l’economia nella fase 2. Una somma finanziata in deficit nell’attesa, o meglio nella speranza che prima o poi giunga anche il supporto della Ue. Come il Recovery Fund tanto invocato – per esempio dal Commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni. Dum herba crescit equus moritur.

I contenuti del Decreto Rilancio

Tornando al Decreto Rilancio, esso tra l’altro stanzia fondi per far ripartire le attività produttive, cancellare il versamento dell’Irap e posticipare a settembre le scadenze fiscali. Ma anche per rifinanziare il congedo parentale e il bonus babysitter, oltre a fissare l’ormai celeberrimo incentivo per le vacanze in Italia. Inoltre, vengono prorogate la cassa integrazione e il bonus per lavoratori autonomi e partite Iva. Rispetto a cosa resta un mistero, visto che non sono molti coloro che ne hanno realmente e concretamente beneficiato.

Poi, naturalmente, c’è la parte sull’emersione del lavoro nero su cui Teresa Bellanova, Ministro renziano delle Politiche agricole, era arrivata a minacciare le dimissioni. «Viene regolarizzato chi ha un permesso di soggiorno scaduto, quindi milioni di badanti» oltre ai «lavoratori agricoli che hanno lavorato in agricoltura». Così l’esponente di Italia Viva, smentendo la cifra di 600.000 irregolari circolata dei giorni scorsi. Anche se nella direzione opposta rispetto a quella indicata spocchiosamente dalla conduttrice Myrta Merlino nel rimbrottare la leader di FdI Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI A "L'ARIA CHE TIRA" 13-05-2020

Poco fa sono intervenuta a L’Aria che Tira su La7. Per chi se la fosse persa, ecco la mia intervista. Collegatevi!

Pubblicato da Giorgia Meloni su Mercoledì 13 maggio 2020

Il Dl economico e lo stato di emergenza

Un capitolo a parte merita invece un altro piccolo articolo (il numero 16) apparso come d’incanto nelle ultime bozze del Decreto Rilancio. Una postilla che proroga lo stato di emergenza, in scadenza il prossimo 31 luglio, per altri sei mesi.

Un’inezia di cui francamente si fa fatica a comprendere la raison d’être. Salvo che non abbia la superiore finalità di garantire la sopravvivenza del traballante esecutivo rosso-giallo.

Oltretutto, probabilmente andrebbe cassata per estraneità di materia – e non sarebbe neanche il primo caso. Per dire, nell’altro Dl economico, il Decreto Liquidità, è stato inserito un emendamento prontamente ribattezzato salva-Davigo. Il riferimento è al membro del Csm che in ottobre, al compimento dei 70 anni, terminerebbe il proprio mandato come prevede la legge. il condizionale è d’obbligo perché, per l’appunto, un piccolo comma nel suddetto Dl aumenta di due anni l’età del pensionamento dei magistrati. Salvando così la poltrona del capo dell’icona antimafia Nino Di Matteo.

Lungi da noi pensar male della vicenda, benché «spesso ci si» azzecchi, come affermava il Divo Giulio Andreotti. Tuttavia, Piercamillo Davigo resta colui secondo il quale «non esistono innocenti, ma solo colpevoli che non abbiamo ancora scoperto». Solo per dire che un po’ di prudenza in più, forse, non avrebbe guastato.

Il burocratese e i lauti compensi dei funzionari

Come si è detto, si spera che il Decreto Rilancio sia scritto meglio dei documenti precedenti. A cominciare dal famigerato Dpcm sui congiunti che ha fatto sbellicare mezza Italia e inorridire l’altra metà.

Non è, comunque, solo una questione di stile. Un recente studio sulle retribuzioni nella PA, infatti, ha evidenziato come il piccolo esercito di autori governativi guadagni mediamente circa il doppio degli operatori sanitari.

Più precisamente, il personale non dirigente di Palazzo Chigi ha uno stipendio annuo medio lordo di 56mila euro, contro i 33mila del personale del SSN. A livello dirigenziale, invece, i medici percepiscono un salario medio di 82mila euro lordi l’anno, laddove i funzionari presidenziali incassano 149mila euro.

Sia chiaro, tali emolumenti non sono ascrivibili (solo) all’attuale Governo Conte, ma in periodo di emergenza coronavirus lasciano ugualmente perplessi. Perché da un lato ci sono quanti salvano vite mettendo a rischio (e a volte perdendo) la propria, dall’altro quanti non sanno neppure consultare un vocabolario.

Ecco, pur prescindendo da derive demagogiche, non sarebbe male se stavolta ci venissero risparmiati simili eccessi di burocratese. Non foss’altro, per garantire che il Decreto Rilancio abbia almeno un effetto positivo sicuro: sulla lingua italiana.

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Economia

Economia e fase 2, ultimi nodi da sciogliere per il Premier Conte

Governo verso il Decreto Rilancio, tra l’impazienza delle Regioni, i distinguo di Italia Viva e anche le rassicurazioni sulle vacanze. Ma la questione più delicata resta il Mes

Mirko Ciminiello

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Il Premier Giuseppe Conte

Test per l’esame di giornalismo su economia e fase 2. Il candidato consideri che:

a) Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha ostentato in televisione la bozza del nuovo Decreto che al momento consta di 434 pagine. Visto lo spessore sia testuale che finanziario, lo chiameranno Decreto Harry Potter.

b) Sempre il Cancelliere dello Scacchiere Gualtieri ha twittato giulivo che «il Mes potrà offrire finanziamenti per il 2% del Pil a tasso quasi zero». Inoltre «non potranno essere introdotte condizioni aggiuntive». Vale a dire che i solidali euroburocrati si accontenteranno delle condizionalità già esistenti e di interessi che, seppur ridotti, non saranno nulli. Bontà loro.

c) «Comprendo l’esigenza delle Regioni di avere un quadro che consenta loro di avviare le riaperture differenziate e condivido l’esigenza di averlo in tempi brevi». Così il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia dopo le veementi proteste di vari Governatori che vogliono poter gestire economia e fase 2. Solo che, se i tempi sono quelli del Decreto aprile divenuto già maggio e poi chissà, le linee guida arriveranno, forse, per la fase 3.

Economia e fase 2, le questioni tangenziali

d) A proposito della (presunta) fase 3, col nuovo Decreto si potrà fare il bagno in mare soltanto nuotando. Che è il corrispettivo post-lockdown dell’avviso del Comune sardo per cui era possibile portare fuori il cane, ma «l’animale deve essere necessariamente in vita».

CORONAVIRUS ULTERIORI CHIARIMENTI CITTADINANZA Le passeggiate Non c’è il divieto di passeggiare, non è previsto il…

Pubblicato da Comune di Mamoiada su Sabato 14 marzo 2020

e) In riferimento ai capricci dei renziani, tra l’altro, sulla regolarizzazione di 600mila migranti (pare), il bi-Premier Giuseppe Conte ha fatto spallucce. «Italia Viva pone delle questioni, a volte, con particolare vivacità. Ma sono convinto che da questo confronto ripartiremo più forti e coesi». Tradotto dal politichese: quel che non ammazza, ingrassa.

f) Sempre Giuseppi ha espresso la sua gioia per il rilascio di Silvia Romano. Rilascio avvenuto grazie «ai nostri servizi di intelligence, al lavoro investigativo dell’autorità giudiziaria e alla costante attenzione» dei Ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini. E a 4 milioni di buoni motivi.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da espressioni quali “presa in giro” e analoghi vernacolari, l’ultima (in ordine cronologico) rassicurazione del Capo del Governo. Che ha affermato che non sarà un’estate in quarantena e andremo tutti in vacanza.

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Economia

Mes e Bce, nella “solidale” Europa tornano a volare gli stracci

Doppio attacco del “blocco del nord”: l’Olanda chiede di porre condizioni all’uso del Fondo salva-Stati, e la Corte Costituzionale tedesca mette nel mirino il Quantitative Easing. E per l’Italia, as usual, non sono buone notizie

Mirko Ciminiello

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meccanismo europeo di stabilità
Il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes)

Mes e Bce, nuovo atto. Poiché anche certe avversioni «fanno dei giri immensi e poi ritornano», anche le due vexate quaestiones si sono riprese prepotentemente la scena. E, ancora una volta, per l’Italia non ci sono buone notizie.

Mes e Bce, altro che solidarietà europea

Com’è ormai arcinoto, sulle misure economiche anti-coronavirus l’Europa è spaccata in due. Da un lato il blocco del Nord, ferreo sostenitore del rigore, dall’altro gli Stati del Sud che da sempre invocano maggiore solidarietà.

L’ultimo Consiglio Ue aprilino aveva trovato un compromesso nella formula del Mes senza condizionalità. Significava – o doveva significare – che i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia avrebbero avuto la facoltà di attivare una linea di credito straordinaria. Una liquidità pari al 2% del Pil (che per l’Italia equivarrebbe a circa 37 miliardi), riservata esclusivamente alle spese sanitarie necessarie a combattere il Covid-19. E che, proprio per questo motivo, doveva essere libera dai pesantissimi vincoli (per gli amici, troika) che gravano su chi ricorre al Fondo salva-Stati.

Doveva, perché ora è spuntato un documento che il Ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra ha trasmesso al proprio Parlamento in vista dell’imminente Eurogruppo. Il testo esplicita l’intenzione dei tulipani di porre – tu guarda – una serie di condizioni per autorizzare la concessione degli aiuti contro il virus.

Condizioni nel Mes senza condizioni

Anzitutto, L’Aja vuole dagli eventuali Stati beneficiari la firma di un memorandum che li impegni a usare il finanziamento solo per l’esborso medico legato all’epidemia. Inoltre, chiede che la potenza di fuoco sia «disponibile solo per la durata della crisi Covid-19» e che le procedure «siano seguite in modo adeguato». Vale a dire, previa analisi sui rischi per la stabilità finanziaria, sulla sostenibilità del debito e sulle esigenze di finanziamento. Infine, la durata dei prestiti dovrebbe essere «inferiore rispetto ai precedenti programmi» del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Già, perché per l’Olanda si dovrebbe trattare sempre di prestiti, non degli auspicati trasferimenti a fondo perduto. Però, bontà loro, gli Oranje ritengono che i tassi d’interesse possano essere ridotti, purché restino superiori ai costi di finanziamento sostenuti sempre dal Mes.

In sostanza è il concretizzarsi, in tempi perfino più rapidi del previsto, dei timori espressi praticamente dall’intero arco costituzionale italiano. Cioè da tutti, meno i giulivi ingenuotti del Pd – cui poi si è accodato il M5S causa terrore di perdere le poltrone.

Noi stessi, in tempi non sospetti, avevamo definito inspiegabile l’esultanza del Governo rosso-giallo dopo le recenti riunioni comunitarie. Purtroppo o per fortuna, siamo stati buoni profeti.

L’Opa tedesca sulla Bce

Notoriamente, la legge di Murphy afferma che «se qualcosa può andar male, lo farà». Perciò, dato che il voltafaccia dei Paesi Bassi non era abbastanza, a far piovere sul bagnato ci ha pensato la Corte Costituzionale tedesca. La quale, sollecitata sull’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea a partire dal 2015, ha parzialmente accolto le “ragioni” dei ricorrenti.

Per i giudici di Karlsruhe, il programma di Quantitative Easing avviato dal rimpiantissimo Mario Draghi non si configura come finanziamento dei debiti pubblici statali. Tuttavia, ritengono che abbia deviato dal principio di proporzionalità, per esempio – guarda un po’ – nei confronti dell’Italia. La quale pesa per il 15,6% nel capitale della Bce, benché l’acquisto dei suoi titoli ammonti a oltre il 30% del totale. Ça va sans dire, il fatto che Berlino, a differenza di Roma, possa stampare moneta non è stato minimamente preso in considerazione.

C’è poi il piccolo dettaglio che, nel 2018, la Corte di Giustizia europea, interpellata proprio dalla Consulta teutonica, aveva sancito la legittimità delle azioni dell’istituto francofortese. Ora, però, gli stessi togati tedeschi hanno sprezzantemente rigettato la sentenza dei colleghi comunitari, accusandoli di un approccio metodologico inadeguato.

Diritto e rovescio

La reazione stizzita (eufemismo) di Bruxelles non si è fatta attendere. «Riaffermiamo il primato della legge europea e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le Corti nazionali». Così un portavoce della Commissione europea, ricordando che il diritto continentale è sovranazionale. Altrimenti, la giustizia comunitaria dovrebbe smetterla con le ingerenze – ma in tutti i Paesi membri, visto che la Germania non è più uguale degli altri.

Peraltro, i giudici federali di Karlsruhe hanno anche fatto insinuazioni (del tutto indimostrate) sull’utilità e l’impatto del QE. Che si riverberebbe sulla sopravvivenza di aziende, a loro dire, economicamente insostenibili.

Nient’altro che congetture, ma sufficienti, secondo la Corte teutonica, a dare alla Bce tre mesi di tempo per dimostrare che gli obiettivi di politica monetaria erano proporzionati. Curioso come proprio degli alfieri del diritto ignorino che l’onere della prova non spetta mai a chi si difende. A maggior ragione perché, in mancanza di questo (indebito) chiarimento, gli ermellini tedeschi potrebbero imporre alla Bundesbank di ritirarsi dai programmi della Bce. Una vera e propria Opa ostile sull’istituto di Francoforte.

Mes e Bce, verso un’Unione tedesca?

Una simile imposizione avrebbe effetti anzitutto sul programma principale della Banca Centrale Europea, l’acquisto dei bond sovrani. Ma si ripercuoterebbe anche sul piano di acquisti da 750 miliardi lanciato in risposta all’emergenza Covid-19.

L’Italia, come Francia e Spagna, potrebbe dunque avere molte difficoltà ad accedere a quel “bazooka” che ha salvato l’euro – e di cui c’è bisogno per debellare il coronavirus. E rischierebbe quindi di finire con tutte le scarpe nella brace del Fondo salva-Stati – che del resto penalizzerebbe anche i nostri vicini mediterranei. Questa, almeno, l’accusa rivolta dalla leader di FdI Giorgia Meloni alla cancelliera Angela Merkel.

Mes e Bce, quindi, come grimaldello dei Tedeschi, e a monte ciò che fa più specie è proprio la loro arroganza. Padronissimi, ci mancherebbe, di considerare l’Europa come una propria dépendance. Tuttavia, se l’Unione Europea dovesse esplicitamente trasformarsi in Unione teutonica, non si capisce perché l’Italia dovrebbe continuare a farne parte. E questo, a livello puramente economico, non converrebbe neppure alla Germania.

Lo sapremo presto. E altrettanto presto capiremo se c’è davvero un giudice a Berlino.

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