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Lazio locomotiva d’Italia con il PIL a +0,6%, UGL: “Ora più lavoro, salari e produttività”

Una regione che cresce più del Paese dispone di maggiori possibilità di investimento e contemporaneamente deve affrontare i problemi che ancora limitano la distribuzione dei benefici economici

Il Lazio avanza nel 2025 dello 0,6% in termini reali, un ritmo leggermente superiore alla media italiana che consolida il ruolo della regione nel sistema economico nazionale. Dietro il dato ci sono consumi privati, investimenti, esportazioni e una forte spinta delle opere pubbliche collegate al PNRR e al Giubileo. Ora il confronto si sposta sull’utilizzo di questa crescita e sulla capacità di trasformarla in occupazione stabile, salari più solidi e maggiore produttività.

Lazio sopra la media nazionale, il sindacato chiede di trasformare il PIL in occupazione

Armando Valiani, segretario regionale dell’UGL Lazio, indica una prospettiva che supera la lettura del semplice dato congiunturale. Una regione che cresce più del Paese dispone di maggiori possibilità di investimento e contemporaneamente deve affrontare i problemi che ancora limitano la distribuzione dei benefici economici.

«La ricchezza prodotta deve trasformarsi in buona occupazione, salari, sicurezza, servizi e qualità della vita», afferma Valiani.

Il richiamo riguarda alcuni dei temi che interessano l’intero sistema economico italiano: perdita di potere d’acquisto, difficoltà dei giovani nell’accesso a lavori stabili, divari territoriali, necessità di aumentare la produttività e crescente domanda di competenze digitali.

Il Lazio rappresenta da questo punto di vista un laboratorio particolarmente significativo. Nella stessa regione convivono la Capitale, grandi gruppi industriali, multinazionali della farmaceutica, poli aerospaziali, automotive, distretti agroalimentari, logistica, università, ricerca pubblica e un vasto sistema di piccole e medie imprese.

Intelligenza artificiale e transizione digitale cambiano il mercato del lavoro laziale

Una delle priorità indicate dall’UGL riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sulle professioni.

Per Valiani, la formazione dovrà diventare uno degli strumenti principali della politica regionale. Migliaia di lavoratori saranno chiamati ad aggiornare competenze e mansioni, mentre molte aziende dovranno introdurre tecnologie capaci di modificare processi produttivi, organizzazione e rapporto con il mercato.

La disponibilità nel Lazio di università, centri di ricerca e imprese tecnologiche può facilitare questa trasformazione, a condizione che formazione professionale, politiche occupazionali e investimenti industriali vengano programmati in maniera coordinata.

Il tema interessa anche la transizione energetica. Industria, mobilità, infrastrutture e produzione di energia richiederanno nuove figure professionali e investimenti consistenti, con conseguenze dirette sull’occupazione e sulla competitività delle aziende.

Oltre 3,4 miliardi di fondi europei per lo sviluppo regionale

Il Lazio dispone di circa 3,4 miliardi di euro attraverso FESR e FSE+, una delle principali leve finanziarie per accompagnare la trasformazione dell’economia regionale.

Il programma FESR conta su circa 1,82 miliardi, mentre il FSE+ dispone di circa 1,60 miliardi. A queste cifre vanno aggiunti gli altri fondi destinati a sviluppo rurale, pesca, coesione e ulteriori programmi nazionali ed europei.

Per l’UGL questa disponibilità deve essere inserita in una programmazione unitaria insieme al bilancio regionale, al DEFR, alle politiche industriali, alla formazione, alle infrastrutture, al welfare e al lavoro.

La richiesta assume particolare rilevanza nella fase finale del ciclo europeo 2021-2027, quando aumenterà la necessità di trasformare rapidamente gli stanziamenti in interventi realizzati e contemporaneamente inizierà il confronto sul nuovo periodo finanziario dell’Unione Europea.

Dall’automotive alla farmaceutica, i settori su cui punta il Lazio

L’elenco dei comparti ritenuti strategici restituisce la complessità dell’economia regionale: farmaceutica, aerospazio, automotive, agroindustria, economia del mare, turismo, logistica, cultura, ricerca e nuove tecnologie.

Alcuni di questi settori stanno attraversando profonde trasformazioni. L’automotive, con il polo di Cassino e il relativo indotto, necessita di una prospettiva industriale capace di accompagnare l’evoluzione tecnologica e produttiva del settore.

La farmaceutica rappresenta invece uno degli asset più competitivi del Lazio, grazie alla presenza di grandi aziende e stabilimenti concentrati soprattutto nella parte meridionale della regione. Anche aerospazio e ricerca dispongono di competenze che possono attrarre nuovi investimenti ad alto valore aggiunto.

Per Valiani queste filiere devono essere inserite in una politica industriale regionale capace di collegare investimenti privati, infrastrutture, formazione e fondi pubblici.

Roma e province, il nodo del riequilibrio territoriale

L’altro grande tema è geografico. Roma concentra una quota molto elevata di attività economiche, servizi, turismo, amministrazioni, università e investimenti. Una programmazione regionale efficace dovrà utilizzare la forza della Capitale per sostenere anche il resto del territorio.

Frosinone e Latina hanno una forte vocazione industriale; Rieti e Viterbo presentano esigenze legate maggiormente alle aree interne, ai collegamenti, alla disponibilità di servizi e al contrasto dello spopolamento.

La proposta dell’UGL prevede politiche differenziate in base alle vocazioni locali, con una maggiore capacità di attrarre imprese e creare occupazione stabile nelle province.

Una cabina di regia per decidere investimenti e verificare i risultati

Valiani propone l’apertura di un confronto con il presidente della Regione Francesco Rocca e con la Giunta per costituire una cabina di regia permanente sulla programmazione economica, sociale ed europea.

Sindacati e imprese dovrebbero partecipare alla definizione delle priorità prima dell’approvazione delle principali scelte finanziarie. La stessa impostazione dovrebbe essere applicata alla verifica dei risultati.

Per ogni programma, sostiene l’UGL, dovrebbero essere monitorati stanziamenti, bandi, risorse impegnate, spesa effettuata, investimenti generati, aziende coinvolte e occupazione creata o stabilizzata.

Il Lazio arriva a questa fase con un dato economico migliore della media nazionale e con risorse finanziarie importanti già disponibili. La capacità di trasformarle in maggiore produttività, migliori retribuzioni, occupazione stabile e investimenti rappresenterà il vero banco di prova della prossima programmazione regionale.